JOYCE CAROL OATES.
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Epopea americana. 1.
Il giardino delle delizie.
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Titolo originale: A Garden of Earthly Delights. 1967.
Traduzione di: Francesca Crescentini.
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2017. Editrice il Saggiatore, MILANO. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Campi di segale sotto il sole abbacinante dell'Arkansas. Le mani strappano i frutti dalla terra, la terra prude e si mangia le mani. I braccianti arrancano nel meriggio insieme ai cavalli e il sogno americano  un abbaglio nell'afa, una zacchera di fango sulla schiena, un canto di nostalgia e speranza spezzato dalle spighe del grano.
Clara  la figlia di due contadini e trascorre l'adolescenza a correre tra gli odori aspri ed erbosi delle piantagioni, e a rubacchiare oggetti insignificanti nei negozi per divertimento e noia. Vagheggia un futuro di emancipazione, ricchezza e amori idilliaci; fantastica di evadere dalla promiscua violenza del suo mondo provinciale gettandosi con abbandono in ogni avventura: prima con Lowry, fascinoso e ribelle apolide che la strappa alla famiglia e l'abbandona subito dopo averla ingravidata; poi con Revere, facoltoso uomo gi sposato che Clara seduce in cambio di una promessa di stabilit economica; infine con suo figlio Swan - l'ennesima speranza di riscatto, l'estrema illusione di una riscossa impossibile -, destinato per a diventare un uomo violento e autodistruttivo e a far naufragare anche gli ultimi sogni della madre.
Primo capitolo dell'Epopea americana di Joyce Carol Oates, Il giardino delle delizie racconta l'America proletaria degli anni cinquanta e sessanta, l'America white trash, avida di scalate sociali e rivincite, cianotica per i pugni incassati dai bastardi nelle bettole e dalla vita. Manescamente sordida, fumeggiante e sognatrice. Attraverso gli occhi di una ragazza fragile e bellissima, straziata dai desideri e dai demoni sociali ereditati - che ricorda nella sua tormentata grazia la Pamela di Samuel Richardson -, Oates tesse una storia di abusi e violenze, un ritratto impareggiabilmente realistico di quella impetuosa fiumana americana che travolge e annega i suoi figli, attirandoli ai margini dell'esistenza, senza possibilit di ritorno, nel miraggio di un paradiso terrestre, un giardino delle delizie che si rivela, alla fine, una terra desolata.
Questo ilprimo romanzo del ciclo che verr successivamente denominato: L'epopea americana.
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L'AUTRICE.
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Joyce Carol Oates  nata a Lockport, vicino a New York, Stati Uniti, il 16 giugno 1938. Dopo essersi laureata comincia la sua fertilissima attivit di autrice e si stabilisce con il marito a Detroit. Insegna quindi all'Universit di Windsor in Canada e dal 1978 al 2014 all'Universit di Princeton. Dal 1978  anche membro dell'American Academy of Arts and Letters nonch Professor Emerita in the Humanities col corso di Scrittura Creativa. Successivamente  professore alla University of California di Berkeley, dove insegna "short fiction".
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Gi nel 1970 venne consacrata come una delle massime scrittrici del suo paese con il National Book Award, il pi importante premio letterario degli Stati Uniti ed ha vinto anche numerosi altri premi letterari, inclusi due O. Henry Award, la National Humanities Medal e il Jerusalem Prize;  stata inoltre finalista del Premio Pulitzer.
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Autrice e intellettuale americana eclettica, tra le pi prolifiche della letteratura americana. Ha frequentato ogni genere letterario in prosa e in versi: romanzi, racconti, narrativa per l'infanzia, poesie, drammaturgie, saggi; ha pubblicato nell'arco di sessant'anni oltre cento libri. Come ha osservato lo scrittore John Barth "L'opera di Joyce Carol Oates copre ogni angolo della mappa estetica". Oggi  unanimemente annoverata tra i pi importanti autori mondiali.
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A mio marito, Raymond.
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parte prima Carleton.

1.

Arkansas. Quel giorno di molti anni fa uno sferragliante furgone Ford con a bordo ventinove braccianti e i loro figli colp di striscio un camion di qualcuno del posto che stava trasportando maiali a Little Rock su una statale di campagna viscida di pioggia. Era una giornata di fine maggio verde iridescente, il furgone Ford fin riverso su un fianco in un canale di scolo profondo tre piedi, e tutti quanti rimasero a vagare sulla strada sotto una pioggerellina nebulosa, tra i vetri rotti, il puzzo familiare della benzina e gli escrementi rovesciati dei maiali. Eppure, tra quelli che non si erano fatti male, il morale era piuttosto gioioso.
Carleton Walpole se ne sarebbe ricordato a lungo: la sbandata sull'asfalto bagnato, il rumore dei freni come lo strillo di una faraona, la sensazione nauseabonda di assenza di peso prima di un impatto. Le grida terrorizzate dei bambini e delle donne, seguite dalle urla furibonde degli uomini. Prima che il furgone si ribaltasse nel canale, la maggior parte dei braccianti pi giovani e agili si era levata di mezzo con un salto, mentre i pi vecchi, i pi lenti, quasi tutte le donne e i bambini pi piccoli dovettero lottare con la copertura di tela cerata e furono costretti a strisciare fuori, trascinandosi sulle mani e sulle ginocchia come bestie su per la riva di soffice argilla rossa. Un altro stramaledetto incidente: non era il primo da quando avevano lasciato la contea di Breathitt, Kentucky, qualche settimana prima, ma non era neanche il peggiore. Nessuno sembrava gravemente ferito, nessuno era svenuto o perdeva sangue.
Pearl? Dove diavolo sei?-Carleton era stato uno tra i primi a saltare gi dal furgone, ma era preoccupato per sua moglie; era incinta e il bambino, il loro terzo figlio, sarebbe dovuto nascere a breve. Pearl! Pearl! gridava Carleton. Il cuore gli batteva come qualcosa di intrappolato nella gabbia toracica. Era arrabbiato, agitato. Si prova sempre quel piccolo, meschino brivido di sollievo, tu non ti sei fatto niente... Anche se Carleton, una volta, qualcosa si era fatto. La prima stagione sulla strada, il naso rotto in un incidente simile e l'autista del camion che faceva anche da reclutatore glielo aveva rimesso a posto con le dita-Vedi, se un naso  rotto comincer a guarire subito. Mica  osso  cartilagine. Se non lo raddrizzi te lo ritroverai sformato come il naso di un pugile. Carleton aveva riso quando si era accorto che il suo nuovo naso era guarito un po' storto sul ponte, ma in un modo che gli pareva conferisse una certa personalit alla sua faccia, come se qualcuno l'avesse scolpita; per il resto, pensava, somigliava a tutti gli altri, alla maggior parte dei Walpole-visi lunghi e stretti, capelli chiari e sottili, menti ispidi e occhi pungenti di un azzurro slavato che sembravano riflettere il cielo, per sempre. Quando Carleton si muoveva rapidamente, a scatti, la sua faccia diventava affilata come un coltello a serramanico, ma era anche capace di muoversi lentamente; da qualcuno aveva ereditato la grazia-anche se in lui non era altro che un'opaca resistenza, come un uomo che avanza faticosamente nell'acqua. Non che a Carleton Walpole fregasse qualcosa del proprio aspetto. Aveva trent'anni, non era pi un ragazzino. Aveva delle responsabilit. La gente scherzava, diceva che con il naso rotto Carleton era migliorato, ora aveva un'aria spavalda come Jack Dempsey, il suo eroe.
Questa volta, Carleton non si era fatto assolutamente niente. Era un po' scosso, e incazzato nero, la sua dignit aveva arruffato le penne come un galletto preso a calci. Se ne stava seduto sui talloni sul retro del furgone con gli altri uomini, masticava tabacco e lo sputava sulla strada bitumata che si srotolava dietro di loro come una lingua sporca. Dov' che stavano andando?-Texarkana. Era soltanto una parola, un suono. Un posto su una mappa che Carleton poteva anche aver visto, ma che non riusciva a ricordare. Quante settimane mancano ancora, avrebbe dovuto chiedere. (Non a Pearl. Prima lo faceva, Pearl teneva traccia di dettagli simili, ora stava perdendo colpi come le altre donne.) C'erano comunque dei documenti-da qualche parte. Un contratto.
Carleton non voleva pensarci, non in quel momento. Ho un contratto, non riusciranno a farmela era gi una consolazione sufficiente, perch c'era stata una stagione in cui un contratto non lo aveva, ed era stato ingannato. Poter pensare Ho un libretto di risparmio era gi abbastanza, perch era vero, nel gruppo di bastardi derelitti su quel camioncino Carleton era certo di essere l'unico con un conto in banca, custodito dalla First Savings & Loan Bank di Breathitt, Kentucky. Non che Carleton sentisse il bisogno di parlarne, non lo faceva. Non era il tipo da darsi delle arie, nessun Walpole lo era. Ma il fatto restava, come un ruscello sotterraneo.
Aspettavano l'arrivo delle forze dell'ordine locali, aspettavano un carro attrezzi che tirasse fuori il furgone dal fosso, maledizione. Erano tutti su di giri, parlavano ad alta voce. Dove diavolo era finita Pearl? Carleton stava aiutando le donne a uscire dal camion. Una donna che sembrava giovane come se fosse stata anche lei una ragazzina gli pass il suo bambino di due anni; lui si butt il bambino sulla spalla con una risata e un grugnito, non pesava pi di un gatto. I muscoli delle braccia di Carleton erano forti, tesi come corde: aveva le spalle strette, ma robuste; la schiena e il collo stavano cominciando a dargli dei problemi a causa di tutto quel chinarsi e raccogliere, ma non si sarebbe certo abbandonato a lagne e lamenti da vecchio. Ehi, pa'. Ecco i figli di Carleton, erano ammaccati ma a posto. Sharleen ridacchiava e si agitava. Mike, appena tre anni, strillava come al solito, ma non sembrava ferito-la sua faccia non sanguinava. Carleton lo afferr e lo sollev che scalciava, poi lo mise a sedere in un posto sicuro, vicino a un paio di donne che potessero badare a lui. C'era odore di whiskey rovesciato, misto alla puzza di benzina e merda di maiale e fango e sembrava che ci si potesse sbronzare anche solo respirando, ascoltando il proprio cuore che batteva veloce. Carleton si tocc la faccia. Cristo, sanguinava un po'. O no? Caracoll gi per la sponda del canale di scolo per lavarsi le mani e bagnarsi la faccia. Forse aveva sbattuto il labbro inferiore. O si era morsicato il labbro inferiore. Era molto probabile che fosse andata proprio cos, quando i freni avevano cominciato a stridere e il furgone si era messo a slittare, quei secondi in cui non si ha idea di che cosa diavolo succeder dopo.
Davanti, l'autista del vecchio furgone Ford con la targa del Kentucky sbraitava contro l'autista del camion di maiali con la targa dell'Arkansas. Carleton li guard e si mise a ridere, erano due gran panzoni. Il loro autista si era tagliato sopra l'occhio. Carleton si spost sul davanti per controllare se ci fossero dei morti, riversi sulla strada sotto la pioggia. A volte, sul giornale, si vedevano foto del genere e lui ne aveva vista una di un negro lungo disteso sulla schiena da qualche parte in Mississippi, mentre i bianchi che facevano capannello attorno al cadavere sorridevano e salutavano in direzione dell'obiettivo. Erano cose che ti facevano star male ma ti mandavano anche su di giri e, comunque, il fratello piccolo dell'autista, un bastardo saccente che viaggiava sul sedile davanti ciucciando coca come un neonato attaccato alla tettarella, se ne andava in giro illeso, come Carleton pot constatare con un certo disappunto. Il ragazzino cominci a parlare con Carleton, come se Carleton fosse andato l ad accusarlo di qualcosa: Non  stata colpa nostra!  stato quel figlio di puttana!  sbucato da quella cazzo di curva in mezzo alla strada, chiedilo a Franklin, vai a chiederglielo, non guardare me, noi non c'entriamo proprio niente. Carleton spinse da parte il ragazzino. Era pi alto di lui e pi alto anche di quel culone di Franklin, e meno amichevole si dimostrava nei loro confronti, pi loro lo trattavano con rispetto, e forse con timore. Perch sembravano vedere qualcosa, nel viso di Carleton Walpole. L'altro autista stava insultando Franklin. Era un uomo grassoccio e tozzo con la testa pelata e gli occhi come due rognoni e parlava anche in modo strano, come se avesse una poltiglia in bocca. La cabina del suo camion si era accartocciata su se stessa, ma il retro sembrava intatto. Che peccato, pens Carleton, i maiali non erano scappati. Non ne era scappato neanche uno. Cristo, gli sarebbe piaciuto vederlo, maiali che si ammucchiano fuori dal camion sfondato e atterrano malamente su quei loro fragili zoccoletti (in realt non sono per niente fragili, ma duri e infidi come gli zoccoli dei cavalli), lanciando folli strida piene d'indignazione come fanno i maiali e poi scappando nei campi. E qualcuno di quei maiali pesava pi di duecento libbre quindi di maiale ce n'era in abbondanza. Carleton sorrideva, pensando a come sarebbe potuta andare, maiali che scappavano strillando invece di essere portati al macello dove erano attese le povere bestie. L'autista dei maiali imprecava e si lamentava e singhiozzava un po' stringendosi la pancia fra i gomiti come una donna incinta che si abbraccia. Il conducente era solo accanto al suo camion: avrebbero potuto accerchiarlo e lui lo sapeva e c'era questo fremito d'impazienza all'idea che potesse succedere davvero. Ma probabilmente sarebbe stato un errore, erano in Arkansas e non nel Kentucky e le forze dell'ordine locali erano dell'Arkansas e bisognava rendersene conto, bisognava tenerlo presente. Non sarebbe mai stata una possibilit vera e propria, come un fiammifero mai acceso lasciato cadere sulla paglia. Non quella volta.
Carleton si accorse con soddisfazione che il motore del camion dei maiali fumava sotto al cofano sfasciato, il paraurti sinistro era cos accartocciato sul copertone che per distenderlo ci sarebbe voluto un cavatappi. Nessuno poteva vedere quanto fosse malmesso il loro furgone, dato che era coricato su un fianco nel canale come un coleottero tramortito.
Pioveva anche l'ultima volta che si erano cacciati in un guaio simile: fuori da Owensboro, Kentucky. Ogni volta che c'era un incidente o un problema con il motore, tutti quanti si indignavano e si arrabbiavano e minacciavano di andarsene ma qualche ora pi tardi se ne dimenticavano. Non era facile ricordarsi qualcosa da un giorno all'altro. E se andavi avanti, dopo poche ore sulla strada ti scordavi che cos'era successo alle tue spalle in qualche altra contea o stato o tempo. Ora Franklin stava promettendo di comperare un nuovo camion, se fossero riusciti a raggiungere Texarkana si sarebbe fatto mandare i soldi con un bonifico, diceva, a voce pi alta e con pi sincerit di quando aveva promesso la stessa cosa l'ultima volta, e Carleton scosse la testa, Cristo!, ti veniva voglia di credergli anche se la sapevi lunga.
C'era una massima che diceva: pi incidenti ti capitano, meno ne hai in serbo.
Un po' come quell'altra massima attribuita a Jack Dempsey: Pi pugni prende un uomo, pi si avvicina alla fine. Perch un uomo, nel corso della sua vita, pu prendere solo una certa quantit di pugni.
Pa'? C' mamma che ti vuole.
Sharleen lo tirava per il braccio. Carleton, che ora era preoccupato, la segu sul retro del furgone. Che aveva Pearl? Ma ecco Pearl rannicchiata sul ciglio della strada, e cos accosciata somigliava a una creatura pronta a spiccare un balzo, persino con quell'anguria al posto della pancia. Una donna pi vecchia, una sua amica, la reggeva per il braccio. Le donne sollevarono lo sguardo verso di lui e Carleton si prepar a un rimprovero. Maledizione, non gli avrebbero dato la colpa anche di questo, vero? Di questo come di ogni altra maledetta cosa? Non si era mai voluto sposare. Con nessuna. E non aveva mai voluto essere il padre di nessuno come cazzo era potuto succedere tutto questo?
Tesoro, stai bene? Ho pensato-ti ho vista-e mi sembrava che stessi bene. Carleton non voleva far trapelare nessun segno d'ansia o preoccupazione per sua moglie di fronte all'altra donna che lo fissava a bocca spalancata.
Come se te ne fregasse qualcosa.
Pearl lo apostrof cupa. Il suo viso era pallido e grazioso come una luna piena: anzi, sarebbe stato grazioso senza quell'espressione da bulldog che Carleton detestava. Quando non ce l'aveva di fronte, Carleton riusciva a ricordare quanto era stata carina, e nemmeno troppo tempo prima. Incinta di Sharleen, con la pelle rosata come una pesca. E lo trattava amorevolmente, al tempo, persino quando la pancia aveva cominciato a gonfiarsi. Non come adesso.
Pearl era di tre anni pi giovane di Carleton. Ne aveva quindici quando si erano sposati, Carleton diciotto. Era timida con lui, certe volte bastava che la toccasse o le sfiorasse la guancia con la mascella ispida per farla fremere d'amore. Anche lui era stato pazzo di lei, gli sembrava di ricordare. Chiunque fosse stato a quel tempo.
Era strano, ma Cartleton non si era accorto di come Pearl stesse cambiando giorno dopo giorno. Una donna incinta, la pancia che lievitava. Finch all'ottavo e al nono mese aveva raggiunto una dimensione tale che per trasportarla, in pratica, sarebbe servita una carriola. Come facessero a reggerla le gambe, Carleton era costretto a domandarsi. Al solo pensiero si sentiva male, debole. Dove prima c'era Pearl Brody, una ragazzina con le tette sode e il culetto sodo con la quale amava rotolarsi, gridando e ansimando insieme a lei, ora c'era questa donna tetra con la faccia giallastra che non si lavava mai i capelli, le sue ascelle acide e stantie, il corpo molle come un cocomero marcio e la bocca piegata in una smorfia beffarda.
Come se te ne fregasse qualcosa. Ripetere le cose due volte era tipico di Pearl, e la seconda volta lo faceva con una certa enfasi, tanto per fargli intendere che la prima volta non aveva capito bene. Cercava di fargli fare la figura dello stupido davanti agli altri.
Prima che Carleton potesse borbottare delle scuse o, ancora meglio, dire a Pearl di chiudere il becco, lei l'aveva gi superato con uno spintone-Il bastardo si prende i nostri soldi e basta, non gliene frega un cazzo se ci ammazza. Voleva andare a dirne quattro a Franklin, gli occhi umidi e splendenti come benzina. Voi uomini dovreste fare qualcosa, che cazzo avete che non va? Non fate altro che bere, sbronzarvi.
Sbronzarsi?-Carleton non aveva bevuto niente, quel giorno.
Pearl arrivava alla spalla di Carleton e aveva la parte inferiore del corpo grossa il doppio del normale ma, che cazzo, se voleva starle dietro doveva camminare alla svelta. Merda!-Carleton si vergognava di lei, la sua giovane moglie, che in pubblico si comportava cos. Ultimamente, Pearl dava in escandescenze alla minima provocazione. Sharleen, che aveva cinque anni, a volte doveva implorarla-Mamma? Mamma no. Pearl indossava una salopette sformata che le aveva dato una sua amica grassa e, sopra, un camicione rosa con una fantasia di fenicotteri che sarebbe stato carino se solo non fosse stato cos sporco. Ai piedi portava delle scarpe da tennis malandate. Era furibonda, avvampava per la rabbia. Si sbarazz della mano di Carleton alla sua sinistra, e anche del piccolo Mike, alla sua destra, che piagnucolava e frignava per starle vicino. A voi uomini non frega un cazzo! E vi chiamate uomini! Vigliacchi! Si fece largo in un capannello di testimoni e raggiunse Franklin, lo prese per il braccio e continu a sbraitare in quel suo tono acuto e tremulo: Perch diavolo non guardi dove vai? Chi ti ha dato la patente? Lascia guidare mio marito e pagalo,  pi bravo di te, hai voglia. Carleton Walpole- guida meglio di te. E ci stai anche imbrogliando. Che mi dici del mio bambino? Dove avr il mio bambino?. Franklin cerc di placare la donna imbestialita, ma si vedeva che aveva paura di lei e il sangue che gli gocciolava dal sopracciglio tagliato lo faceva sembrare ancor pi spaventato; e il fratello minore di Franklin prov a intervenire ma Pearl si divincol dalla presa con uno sguardo pieno di disprezzo, poi si rivolse al tizio dell'Arkansas, il conducente dei maiali, che se ne stava dritto in piedi in mezzo alla strada coperta di vetri rotti a fissarla a bocca spalancata-Tu! Hai fatto apposta a venirci addosso! Volevi ucciderci! Ti far arrestare! E il mio bambino? Guarda qua, bastardo, il tono di Pearl, ora, era supplichevole, e lei sollevava il camicione rosa per far vedere il pancione: Che ne dici di questo? Pensi che l'abbia fatto apposta? Non  stato un uomo, forse? Pensi che non sia colpa di uno di voi? E vaffanculo anche a voi che mi guardate cos, pensate di avere il diritto di ammazzarci come vermi.
Arrivarono anche le altre donne. L'amica grassa di Pearl le circond protettivamente le spalle con un braccio e si mise a inveire contro Franklin e suo fratello. Quando le donne cominciano a strillare in quel modo non c' altro da fare che battere in ritirata, lanciare occhiate agli altri uomini e sorridere, nel tentativo di non scoppiare a ridere. Quello le fa infiammare ancora di pi. Qualsiasi manifestazione pubblica di rabbia femminile era emozionante e spaventosa: era comica, ma anche ammirevole. Un uomo si sarebbe vergognato a perdere le staffe in quella maniera, ma una donna come Pearl, quasi carina con quegli occhioni blu spalancati da bambola spaventata, che agitava le mani di qua e di l, faceva un'impressione diversa. Comunque, gli aveva dato del codardo e Carleton si sentiva punto sul vivo, se c'era una cosa che sapeva per certo, cazzo, era di non essere un codardo, e pi tardi, una volta rimasti soli, Pearl si sarebbe pentita di averlo insultato. Per ora, Carleton non sarebbe intervenuto. Pearl si stava calmando, c'era un'altra donna che urlava, ancora pi forte. Pi forte e con pi cattiveria. L'umore generale stava diventando festoso. Carleton fiut l'aroma del whiskey appena aperto. E aveva Sharleen, la sua bimba, aggrappata a un ginocchio-Pa'? Pa', guarda. Sharleen era fierissima del bernoccolo che aveva sulla fronte, grosso come una mela selvatica. Ci pass sopra le dita sporche di suo padre e Carleton la stuzzic: Lo sai che cos', tesoro?  un bel corno di caprone che sta per spuntare. Sharleen ridacchi: Non  vero. Un'amichetta di Sharleen tast il bernoccolo di Sharleen e le fece vedere lo sfogo a forma di fiamma che aveva sul collo, che somigliava all'eritema che aveva anche Carleton sul collo e sui fianchi. Era fastidioso come l'orticaria, ma era dovuto agli insetti, o forse a qualche pesticida, un prurito infernale. Non toccarlo Carleton rimprover Sharleen. Lei, per, non gli diede retta e scapp via con i suoi amici, strillando quanto i maiali. C'erano troppi bambini sul camion, i suoi e quelli degli altri e la cosa sconvolgente  che certe volte diventava difficile distinguerli, maledizione. Soprattutto i pi piccoli come Mike, col naso che colava, sempre l a piagnucolare per stare vicino alla sua mamma.
Non aveva mai voluto essere il padre di nessuno come cazzo era potuto succedere tutto questo?
Ma non era vero, ovviamente. Carleton Walpole andava pazzo per i suoi figli e per sua moglie. Un uomo ha soltanto la sua famiglia, in fondo.
Carleton sput. Il tabacco che aveva masticato gli aveva asciugato la bocca. Si stava annoiando, Cristo!
Vagabond fino al ciglio della strada, dove un gruppetto di tizi stava facendo girare una fiaschetta di un intruglio fatto in casa. Lo accolsero e lui li ringrazi. Carleton Walpole piaceva a quegli uomini, e anche loro gli piacevano. Avevano quasi tutti la sua et. Anche loro erano giovani padri. Avevano la sua stessa faccia da giovane vecchio. I muscoli delle braccia tesi come corde, la pelle chiara che si bruciava prima di abbronzarsi e i suoi denti rovinati, verdognoli e storti. Avevano il suo buonumore e quel suo modo speranzoso di sollevare lo sguardo, aguzzando la vista per scoprire che cosa sarebbe successo dopo. Alcuni di quei tizi, Red di Cumberland, per esempio, erano soli l sul camion, avevano lasciato le loro famiglie a casa. Come Carleton, anche Red stava lavorando per pagare i suoi debiti. Non che Carleton non avesse anche un po' di risparmi: sua madre gli aveva raccomandato di tenere sempre qualche soldo in banca, in un modo o nell'altro. E Carleton, quindi, aveva quarantatr dollari di cui Pearl non sapeva niente, e di cui non avrebbe mai saputo niente, anche se magari una volta tornati ne avrebbe usati un po' per comperarle un regalino, per lei e per il bimbo, per farle una sorpresa come succedeva di tanto in tanto. Red mandava i soldi a casa alla sua famiglia. E gli mancavano, diceva. Quando una volta avevano bevuto insieme, Red aveva confidato a Carleton che doveva millecentoquindici dollari a una banca di Cumberland, e Carleton si era morso la lingua, non sapendo che cosa dire-lui era sotto solo di ottocento dollari e rotti, e non ne andava particolarmente fiero, ma-be', ma non erano neanche millecento, quella s che era una somma che ti faceva sudare freddo. Certo, il guaio era che non potevi ripianare un debito pi grande di una manciata di dollari-provavano a scherzarci Red e Carleton-perch dovevi mangiare e anche la tua famiglia doveva mangiare, proprio in quel momento. Carleton e Red, dunque, andavano d'accordo come fratelli. A dirla tutta, meglio di quanto Carleton andasse d'accordo con i suoi veri fratelli. Come fratelli, per, cercavano scrupolosamente di non pestarsi i piedi a vicenda. Red rispettava Carleton, che sembrava e si comportava come se fosse pi vecchio. Prima di scoprire i fatti principali riguardanti l'uno e l'altro era stato necessario girarci intorno per un paio di settimane. Il modo in cui pronunciavano le a e le i, il modo in cui le parole uscivano impastate, con una sillaba in pi. Salt fuori che le famiglie dei loro padri-i Walpole e i Pickering-provenivano entrambe dal Nord dell'Inghilterra, dalla campagna nei pressi di Newcastle-ma era passato tanto tempo e nessuno dei due avrebbe saputo dire quanto. I parenti di Pearl, i Brody, venivano dal Wigtownshire, in Scozia. Carleton non conosceva un granch bene quei vecchi posti e neanche gliene fregava molto-Immagino che la gente se ne sia andata per un buon motivo.
Carleton stava dicendo a Red che quella sarebbe stata la sua ultima stagione sulla strada. Doveva la maggior parte dei soldi a uno zio di Pearl e il debito era ormai ripagato, o quasi. Tornare a sfiancarsi per due primavere umide di fila nella contea di Breathitt. Fattorie piccole, meno di cinquanta acri. Il terreno collinoso, sottile. Lui e Red erano in piedi sotto a un salice spelacchiato, l il puzzo dei maiali non era cos fastidioso. Quando eri dentro al furgone, smettevi di sentirne l'odore, ma quando ci risalivi ti colpiva. Come negli accampamenti dove alloggiavano per raccogliere lattuga, cipolle e ravanelli. Carleton stava masticando una presa di tabacco e sput in direzione del camion. Gi. Ripagher quello che devo. E torner indietro.
Parlavano di tornare indietro. In quel momento, nessuno dei due avrebbe saputo dire in quale direzione si trovasse il Kentucky, il cielo era nebuloso ed era come coperto da uno strato di muco e non si riusciva a vedere il sole per capire da che parte stesse tramontando-era l che stava l'Ovest. Comunque, quando eri sulla strada, con la strada che curva di continuo, finivi per confonderti. Quello che Carleton intendeva con Kentucky era solo il posto in cui viveva, una circonferenza di una trentina di miglia al massimo-anche se a Hazard c'era stato un paio di volte, e anche a Pikeville. Non prov neanche a calcolare per quanto tempo lui e Pearl avessero cercato dei lavori saltuari come braccianti, per quante stagioni. Erano come le carte in un mazzo: mischiate insieme, senza un ordine. Provare a ricordare non aveva senso perch non c'era niente da ricordare. Come sedersi sul retro del furgone a guardare la strada che si snodava. Vedere dov'eri stato, non dove stavi andando. Era rassicurante, in qualche modo. Se si potesse vivere la propria vita al contrario, pens Carleton, non si farebbero cos tanti errori.
Si rivolse a Red, ad alta voce: Se avessimo uno specchio per guardarci alle spalle vedremmo dove stiamo andando, ma al contrario. E non faremmo casini. Ci pensi mai?.
Red si mise a ridere e sput del tabacco. Era d'accordo con qualsiasi cosa uscisse dalla dannata bocca di Carleton Walpole.
Anche Red parlava di mollare. Di tornare a lavorare in cantiere. Avrebbero costruito una diga, da qualche parte vicino a Cumberland. Carleton rimase in silenzio, era geloso di Red: non era tanto il pensiero di Red che avrebbe trovato un buon lavoro, ma il fatto che Red lo credesse possibile, almeno per il momento. Anche Carleton era stato assunto in un cantiere stradale nell'Est del Kentucky ma con un lavoro di quel tipo era l'unico in famiglia a lavorare e a loro servivano pi soldi-nei campi poteva lavorare anche sua moglie. Era stata una brava raccoglitrice, soprattutto di roba difficile come le fragole. L con le mani grosse non si poteva afferrare e prendere, ci volevano dita pi piccole per evitare le foglie, e in certi posti potevano lavorare addirittura i bambini: Sharleen, che aveva cinque anni, poteva rendersi utile in qualche modo. In alcuni stati era contro la legge, ma a nessuno fregava un accidenti. Sicuramente non ai tutori della legge locali. La legge interveniva raramente, tranne quando ti sbronzavi e combinavi un macello in qualche posto nei dintorni, il che era comunque pericoloso. Gli uomini dello sceriffo, salt fuori, erano uguali a Carleton, stessi volti sottili e severi e l'aria di chi ha preso una fregatura, erano stati i loro capi, con quelle teste pelate e le facce grassocce, come Herbert Hoover. Carleton fece una smorfia e sput.
Si lev un grido: era comparso un carro attrezzi. Carleton e Red andarono a vedere. Carleton fu assalito da un morso di gelosia-Cristo, quanto gli sarebbe piaciuto avere un mezzo del genere, e guidarlo come quel tizio lo stava guidando, come se fosse solo qualcosa che faceva, come se fosse un lavoro. Come se non ci fosse niente di insolito o di speciale. Quel tizio, per, sapeva di essere importante, si vedeva. Carleton incroci il suo sguardo mentre faceva manovra in retromarcia, e un ragazzino salt fuori dall'abitacolo per aiutarlo. Franklin se ne stava l con l'aria preoccupata, pulendosi la faccia ferita con uno straccio. Pearl aveva chiuso il becco, grazie a Dio; anche le altre donne erano in silenzio. Carleton sapeva che nel canale di scolo c'erano dei bambini che giocavano ma col cazzo che sarebbe andato a cercare i suoi, se neanche Pearl faceva niente.
Carleton sper che l'uomo del carro attrezzi gli chiedesse di aiutarlo. Che lo invitasse a salire per andare in citt con lui. Carleton era bravo con le mani, era bravo ad aggiustare mezzi agricoli. Non i pick-up o i trattori, ma i carretti. Carleton Sr. faceva il fabbro e si occupava anche di riparazioni di attrezzi agricoli. Ma l di soldi non ce n'erano, potevi contarci.
Pearl si avvicin e prese Carleton per la manica, il viso contratto. Carleton, non mi sento bene.
Ma lo stava comunque stuzzicando, con i pugni. Come se cercasse di svegliarlo. Carleton la fiss. Aveva pianto, di sicuro. Sent il sudore inondargli le ascelle. Quel maledetto sfogo che aveva sui fianchi bruciava come il morso delle formiche rosse. Avrebbe partorito l? Cos presto? Carleton voleva protestare, non era ancora il momento, vero? Nessun medico l'aveva visitata, ma Pearl aveva contato i mesi e il bambino doveva arrivare il mese prossimo.
Carleton, ti dico che non sto bene.
Carleton grid: 'Melda, Lorene? Ehi-Pearl avr bisogno di voi.
Carleton sorreggeva Pearl, le gambe le stavano cedendo. Lanci un urlo acutissimo, come un cane preso a calci, e si strinse la pancia. Contrazioni? Carleton sapeva cosa significava. Ma voleva anche dire che restava del tempo. L'ultima volta, con Mike, Pearl era stata in travaglio per tutto il giorno e per la maggior parte della notte, Carleton non c'era e se l'era risparmiata.
Le donne arrivarono di corsa da Pearl, la reclamarono. Avevano nello sguardo quel bagliore animale che gli uomini hanno paura di incrociare.
Carleton e Red si fecero da parte. Erano bianchi come lenzuoli e avevano bisogno di farsi un goccio.
Li raggiunse anche Franklin, col suo pancione e il taglio in faccia ancora fresco. Tu, Walpole. Se partorisce adesso, tu e lei siete fuori. Non possiamo aspettarvi. C' un contratto, non vi aspetteremo.
Dal momento che Carleton lo ignorava, Franklin si rivolse agli altri ed esclam: Se quella donna muore non  colpa mia! Io di donne incinte non ne volevo, sul mio camion! Io non ne voglio, di poppanti! Di guai ne ho gi abbastanza!.
Parole al vento e nient'altro, pens Carleton. L'unico posto dove quel camion sarebbe andato era l'officina. Nessuno andava da nessuna parte, almeno per una notte. Carleton avrebbe voluto spaccare il muso a quel grassone bastardo, fargli sanguinare il naso proprio come gli sanguinava l'occhio, ma sapeva che era meglio evitare, in passato era gi stato licenziato per colpa del suo brutto carattere. Non era giovane come Jack Dempsey che aveva iniziato ad attaccare briga a sedici, diciassette anni nei saloon a Ovest. Cristo lui aveva trent'anni, e stava cominciando a perdere i denti. Se finivi sulla lista nera di un reclutatore eri un uomo morto.
Diavolo, Franklin. La tua cara mammina ha ben dovuto mettere al mondo anche te, in qualche modo.
Non era stato Carleton a parlare, ma qualcun altro. Carleton stava tornando verso il camion con passo malfermo. Le donne avevano strappato la copertura e la stavano usando per fare una specie di tenda. Ora pioveva pi forte. E la spalla di argilla rossa della strada statale stava diventando pi soffice. Ai bambini piaceva correre sotto la pioggia come cani, ma non agli adulti. Carleton aveva i brividi. Carleton sent un altro strillo acutissimo. Non poteva essere che Pearl, no? Disse:  colpa mia. Non dovevo lasciarla venire con me. Le avevo detto di starsene a casa ma non mi ha voluto ascoltare. Con casa, per, non intendeva casa sua e di Pearl, perch loro una casa non ce l'avevano. Intendeva quella dei suoceri, ma nessuno l'avrebbe mai saputo. Carleton aveva paura di mettersi a piangere. Gli tremavano le labbra-Cristo santo, Cristo santo. La prima volta che Pearl aveva partorito, Carleton si era messo a frignare come un bambino. Era cos spaventato. Un codardo, ecco cos'era. Lo sapeva anche lui, quando una donna aveva un bambino in mezzo a una sporcizia del genere si rischiavano infezioni, certi bambini erano morti, lo sapevano tutti, e le madri scottavano per la febbre o morivano per le emorragie. Carleton, star bene. Si stanno occupando di lei. Carleton? Era una donna di nome Annie: irlandese, viso lentigginoso. Una ragazzona dall'aria materna, aveva quasi quarant'anni ma era comunque una ragazza, le tette soffici che premevano contro il braccio di Carleton come se fossero libere sotto la camicia. Sotto la pioggia Annie aveva l'aspetto di una bambola di cera, gli sorrideva a bocca chiusa per non fargli vedere i denti. Sorrideva anche Red. Un sorriso tirato e inquietante. E dava delle pacche sulle spalle a Carleton. Gli stava dicendo che per i bambini non faceva alcuna differenza nascere all'ospedale o chiss dove.
Carleton prov a dirgli di s.
Non c' da fidarsi degli ospedali stava dicendo un tizio. Certe volte aprono la pancia alla persona sbagliata. Ti mettono a dormire e non ti svegli mai pi. Mai stata all'ospedale?
Mai, n mai ci andr rispose Annie. Fanno certe cose alle donne, puoi scommetterci. Mentre sono stese l, drogate.
Carleton sent degli altri latrati. Provava gratitudine per le persone che lo circondavano, che parlavano a lui e di lui come se volessero creare un muro di parole per proteggerlo. C'era anche Franklin, aveva l'aria pentita. Gli allung una bottiglia. Cristo, Walpole. Hai l'aria di averne pi bisogno di me.
Carleton lo ringrazi. Carleton si port la bottiglia alla bocca e bevve. Butt gi quel dolce fuoco liquido e non sent pi le urla di Pearl, quindi ne bevve ancora. Pieg la testa da una parte e poi dall'altra, come un cavallo che cerca di divincolarsi dai finimenti. Nah, tienila fece Franklin. Serve pi a te che a me.
I bambini erano fuori controllo, si erano messi a infilare dei legnetti nelle feritoie del camion dei maiali. Strilla di maiali e tanfo di maiali nel panico. Niente puzza di pi della merda di maiale, neanche la puzzola. Quello della puzzola, a debita distanza, non  per niente sgradevole come odore. Lo diventa da vicino.
Franklin stava dicendo: Non doveva dirmele quelle cose odiose. Non doveva scaldarsi in quel modo. Ma sembrava pentito e Carleton immagin che non sarebbe partito lasciandoli sul ciglio di una statale di campagna in un punto qualsiasi di quel posto dimenticato da Dio. Arkansas? Com' che si pronunciava, Aw-kan-saw?
Carleton si tenne occupato con il carro attrezzi. Insieme ad altri uomini, aiut a sollevare il camion dal canale, in modo che il tizio del carro attrezzi potesse sistemare meglio il gancio e assicurarlo. L dietro, fuori dalla sua visuale, dove Pearl era stesa sotto la tenda ricavata dalla copertura, per un po' ci fu silenzio, grazie a Dio.
E se fosse morta? E se, a casa, avessero parlato di lui dicendo  quello che ha lasciato morire sua moglie.  morta di parto in un canale di scolo in Aw-kan-saw.  lui. Voleva ribellarsi, questa volta non avrebbe voluto che Pearl lo seguisse; era successo e basta. Se fosse morta, sarebbe morto anche lui: avrebbe rimediato un fucile. Una doppietta, non fai nemmeno in tempo a capire che cosa ti ha colpito. In bocca, indolore. Cos non avrebbe pi sentito quella tremenda pressione dentro di lui, come un copertone troppo gonfio. Non riusciva a ricordarsi perch aveva dovuto sposare Pearl a tutti i costi. Era innamorato perso, e lei non gli aveva quasi mai permesso di toccarla. L'avevano tirata su cos, e Carleton lo rispettava. Ver-gi-ni-t. Era certo di amarla, ma l'amore era-non era facile definire cos'era l'amore-quando sei cos spaventato e ti battono i denti. Forse era stato lui a ucciderla, pompando se stesso con tanta forza dentro di lei. La roba che schizzava fuori da lui era come cera sciolta incandescente. Trattenerla era un'agonia, e lui non ci riusciva. Carleton giur che, se Dio li avesse aiutati anche quest'ultima volta, avrebbe lasciato quel lavoro e sarebbe tornato a casa, magari non immediatamente perch i soldi servivano ma forse entro agosto, potevano tornare con un bus della Greyhound. Avrebbe lavorato ogni singolo minuto di ogni singolo giorno, avrebbe fatto di tutto, li avrebbe riportati tutti a casa-Pearl, Sharleen, Mike e il nuovo bambino-prima che fosse troppo tardi per ricordarsi che una casa ce l'avevano.
Carleton?  una femmina! Una bambina!
Carleton, vieni a vedere!
Carle-ton!
Le donne corsero da lui. Singhiozzava, in ginocchio. Il beb nato quel giorno nell'argilla rossa dell'Arkansas era una femmina: la chiamarono Clara, come la sorella minore di Carleton morta di scarlattina a quattro anni.

2.

A casa, nella contea di Breathitt, c'era una fotografia di Carleton Walpole e di sua moglie Pearl nel giorno del loro matrimonio: Carleton, alto e allampanato ma comunque bello nel suo completo scuro di serge con la camicia bianca dal colletto rigido, e Pearl, che gli arrivava a malapena alla spalla, bella come una bambola di porcellana con il suo abito bianco in pizzo e seta e il velo attorcigliato tra i riccioli biondi; due giovani che guardavano attentamente nell'obiettivo, come il fotografo aveva detto loro di fare, gli occhi sgranati nel tentativo di non sbattere le palpebre. Avevano preso il compito con cos tanta seriet che si erano dimenticati di sorridere! La fotografia era stata scattata subito dopo la cerimonia, nel vestibolo della chiesa; una tagliente luce invernale filtrava dalla finestra, colpendoli con una tale chiarezza che, riguardando la fotografia, a Carleton sarebbe venuta voglia di ripararsi gli occhi. Rivedersi in foto lo metteva in imbarazzo, ma Pearl era cos bella che guardarla gli faceva piacere. Finch, un giorno, sua madre gli fece notare che In bocca a una cos non si scioglie nemmeno il burro e Carleton accus il colpo. Aveva sposato una ragazza troppo giovane, stava insinuando sua madre, una ragazza immatura che non avrebbe giovato alla sua dignit (e a quella della famiglia Walpole?).
Carleton aveva girato i tacchi ed era uscito dalla stanza. Per quanto uno possa amare e rispettare sua madre, non c' insulto alla propria moglie che possa essere mandato gi, maledizione.
La fotografia, nella sua cornice dorata a raggiera, era ancora appesa al muro di casa, ma Pearl aveva portato con s una dozzina di fotografie pi piccole del matrimonio, le aveva trascinate da un posto all'altro in mezzo alle sue cose, mese dopo mese e alla fine anno dopo anno. Amava guardarle nei giorni di pioggia e mostrarle ai bambini, raccontando loro quanto era stato bello il matrimonio, di sua sorella e di sua cugina che avevano fatto le damigelle, dei parenti, i Brody, che avevano guidato fin l da Nitro e da West Hamlin, nel West Virginia, e dei parenti di sua madre che erano arrivati addirittura da Portsmouth, Virginia-Sulla costa atlantica. Pearl pronunciava costa atlantica con riverenza, come se stesse parlando di un luogo remoto come la Via Lattea.
Carleton, frugando tra le cose di Pearl mentre lei non c'era, guardava quelle fotografie con disprezzo. Cristo! Eccolo l, con un completo da scimmia. E non sapeva fare di meglio che aprire la bocca quando sorrideva, e far vedere quei maledetti denti. Non era per niente male, comunque, visto e considerato che ai tempi aveva solo diciott'anni e non sarebbe riuscito a distinguere il suo culo da un buco per terra. Era come se stesse osservando il futuro, gi per una di quelle statali bitumate che si estendevano a perdita d'occhio, senza fare una piega. Pearl, al suo fianco, si appoggiava a lui proprio come il fotografo le aveva ordinato di fare, si tenevano cerimoniosamente a braccetto, come nessuno farebbe mai nella vita reale. Maledetto bastardo. Carleton ce l'aveva col fotografo che aveva un cosiddetto studio ad Hazard. Si comportava come se fosse chiss chi e agli zoticoni che non potevano permettersi la carta di qualit superiore applicava una tariffa ridotta.
Diavolo, Carleton non si sarebbe messo a frignare. La cosa triste, forse, era che i due giovani della fotografia non esistevano pi, ma quello che gli faceva pi male era l'impossibilit di tornare in quel posto: a poche miglia dalla fattoria di suo padre, a centinaia di miglia di distanza da dove Carleton si trovava adesso. La notte, prima di sprofondare sfinito nel sonno, come un sasso che si inabissa nell'acqua torbida, gli toccava sopportare la visione fulminea di filari di fagioli, fragole o frumento che gli solleticavano i polpastrelli prima di venir sorpreso da una cerchia di facce sorridenti, i visi adulti della sua famiglia e dei suoi parenti, com'erano quando lui era bambino; il sogno poteva anche spalancarsi (le pareti si scioglievano come in un film) per mostrargli l'orto, il frutteto con i peri, il cortile con quel suo odore penetrante di fieno marcio e il fienile stesso-tutto quanto! Tutto quello che aveva perso. La consapevolezza di non poter fare breccia nella densit del sonno per raggiungere quel posto gli faceva bruciare gli occhi.
Si vergognava troppo per tornare. Non aveva mai restituito i soldi che doveva, aveva solo spedito un po' di contanti di tanto in tanto, a Natale, per esempio, ma poi aveva smesso. Per un periodo terribile-una lunga stagione di siccit, i raccolti che appassivano nei campi e la frutta sugli alberi che non maturava mai-Carleton e Pearl erano stati costretti a vivere in un vecchio albergo cadente a Cincinnati, finch il vento non era cambiato e i camion dei raccoglitori erano riapparsi, salvandoli. Almeno per un'altra stagione.
Era un modo come un altro per sopravvivere. Non si metteva da parte niente, tranne qualche spicciolo facendo commissioni in fattoria, ma era qualcosa e, in un certo senso, era anche rassicurante. Come pu essere rassicurante mangiare la stessa cosa tutti i giorni, perch devi pensare solamente ai tuoi denti e a masticare, devi pensare solo al tuo stomaco che digerisce. E pi bambini grandi abbastanza da rendersi utili hai, meglio : non come in fabbrica, dove c' sempre qualche legge sul lavoro minorile che ti rema contro.
All'inizio, quando parlavano spesso di tornare a casa, le cose erano pi difficili. Se paragoni quello che c' con quello che c'era le cose sono sempre pi difficili. Avevano avuto Sharleen la prima estate, nel New Jersey. Mettevano la bimba in una scatola alla fine di ogni filare, avvolta in una coperta, in modo che Pearl potesse tenerla d'occhio e allattarla mentre lavoravano. C'era polvere e faceva caldo e il pianto della bambina era sottile e rauco, come quello di un gatto malato. Il supervisore aveva detto a Pearl di tenere la bambina nel capanno, lontano dal sole, e cos aveva fatto. Ma un giorno aveva avuto un presentimento, aveva lasciato il campo di pomodori e dopo mezzo miglio di corsa aveva trovato la bambina sul letto, che sonnecchiava e si agitava nella sua scatola di cartone, e un ratto che l'aveva guardata dritta negli occhi mentre annusava la faccia della bambina! Pearl aveva cacciato un urlo tale che il ratto se l'era data a gambe in un baleno. Quando Carleton era entrato aveva trovato Pearl piegata sulla scatola, che sgranava gli occhi e si mangiava le unghie. La bambina ormai si era svegliata, e piangeva. Tutto quello che Pearl riusc a dire fu che la coda del topo era rosa e rigida. E anche i baffi, cos rigidi. Carleton prov a suggerirle che, in realt, un ratto non c'era mai stato,  cos che si deve fare con una femmina sconvolta, ma Pearl non se lo dimentic mai.
Tutto quello che Carleton sapeva dei topi  che si riproducono pi velocemente dei conigli e che sono obbligati a usare i denti per strappare, masticare e triturare perch i loro denti crescono di continuo e, se non li consumassero, crescerebbero fino a perforare la mascella. Carleton scosse la testa, pensieroso. Se era stato Dio a creare le cose, le aveva create molto strane. Dio era diverso dall'uomo e quella ne era la prova, perch l'uomo le avrebbe fatte in maniera ragionevole.
Per tutto quel tempo Carleton Walpole era stato un giovane uomo. Sembra che la giovinezza debba durare per sempre.  difficile credere che un giorno diventerai vecchio. (Un giorno, Carleton venne a sapere che suo padre, Carleton Sr., era morto. Un altro giorno, che la fattoria era stata venduta, lotto dopo lotto. Un altro giorno ancora, la First Bank & Trust di Breathitt aveva chiuso i battenti per bancarotta e, di conseguenza, i suoi clienti non erano riusciti a recuperare neanche un penny dei loro risparmi. A quel punto Carleton non aveva pi telefonato ad alcun parente, stufo com'era di sentire le loro voci piene di autocommiserazione.) Nonostante fosse cos giovane, e fosse uno dei migliori braccianti che si potesse desiderare, spuntava sempre una nidiata di uomini pi giovani e pi determinati. Carleton si batteva con loro nei bar, lottava o li pestava a mani nude o tutte e due le cose, tranne quando era troppo ubriaco e gli amici dovevano proteggerlo. Ovunque si trovasse, tutto quello che si ricordava dopo era di aver attraversato il Mississippi e di aver mollato un pugno a un qualche biascicone del Sud con una faccia da volpe che non vedeva l'ora di essere spaccata. Quei tizi spintonavano Carleton e lo rispedivano barcollante dai suoi amici, esclamando: Cazzo, io i vecchi non li picchio. Tenete quel vecchio ubriacone lontano da me.

3.

Florida. Quel giorno, prima della notte che gli avrebbe fatto pensare per sempre Le mie mani sono sporche di sangue, Ges mi ha abbandonato c'era la piccola Clara che amava da impazzire, la sua bimba preferita, la sua piccola bambolina che lo sorprendeva alle spalle e gli copriva gli occhi con le manine appena lavate sussurrando con grande concentrazione: Pa-p hai mal-di-te-sta?.
E lui metteva le sue manone callose sopra le sue e faceva finta di essere cieco le diceva che era cieco come un pipistrello, e rovesciava cose finch nella risata di Clara non c'era un po' di paura, e Pearl grugniva verso di loro qualcosa tipo Che due imbecilli mentre apparecchiava per la cena sbatacchiando i piatti sul tavolo.
Cinque anni dopo l'Aw-kan-saw. Cinque anni e sei giorni: era il quinto compleanno di Clara e il suo pap era mortificato per averlo scordato.
Si sarebbe fatto perdonare, ecco che cosa avrebbe fatto Carleton Walpole.
Era stanco, Cristo! Curvo sul tavolo, si buttava in bocca qualsiasi cosa gli mettessero davanti. A sinistra non riusciva pi a masticare bene. E senza un cuscino non c'era sedia su cui riuscisse a stare seduto a lungo, quelle maledette emorroidi lo facevano diventare matto. I bambini stavano litigando, Mike picchiava i gomiti sul tavolo e Pearl era accigliata e silenziosa, il che voleva dire che stava per esplodere. Sharleen, dieci anni, faceva avanti e indietro con padelle e vassoi. Grazie, tesoro. Mettili gi, ora. Pur caldo, il suo piatto di patate preferito. I grumi non gli davano fastidio, era roba che riusciva a masticare, e a godersi. Carleton port a tavola un fiasco di sidro, non lo mise sul piano, ma lo piazz sul pavimento vicino ai suoi piedi, e Pearl lo rimprover. Vai al diavolo. Un uomo deve pur vivere. Carleton non era sicuro di averglielo detto ad alta voce ma gli sembr divertente, come una battuta sentita alla radio.
Pa-p si  dimenticato di lavarsi!-stavano ridendo degli anelli di sporco che aveva intorno al collo.
In realt gli mancavano i campi. Trovavi il ritmo, un modo di muoverti. La mente si spegneva. Peperoni, cetrioli, zucche. Li staccavi dal rampicante e li mettevi nel cesto. Non dovevi far fatica a frugare sotto le foglie come con quei cazzo di fagiolini, cornetti e fagioli gialli. E vaffanculo anche alle cipolle, quelle erano anche peggio, coi gambi che ti si spezzavano in mano se ti spazientivi.
Sedetevi bene. Dritti. Attenta a quel latte. Pearl si rivolse a Clara con ingannevole tranquillit. Stammi a sentire, Clara: Attenta a quel latte.
Clara avrebbe sicuramente rovesciato il suo bicchiere di latte. Era solo questione di tempo.
Carleton rivide l'ammonizione di Pearl: Tocca mia figlia e ti spacco il culo. Il problema era che Pearl non coglieva pi i segnali come una volta. Pearl digrignava i denti, giocherellava con le croste che aveva in faccia e sul collo, mormorava tra s e s e si dondolava addirittura avanti e indietro, come una specie di caso psichiatrico. Quand'era in quello stato non aveva paura di Carleton, era Carleton che aveva paura di lei, Cristo.
Ora avevano cinque figli, uno dei quali era un beb di sette mesi. Un neonato, come si suol dire. Poppava, si agitava e piangeva nel cuore della notte. Faceva impazzire i vicini e Carleton non poteva certo biasimarli quando battevano sui muri. A ogni nuovo bambino, Pearl diventava pi strana. Carleton avrebbe giurato, certe volte, che i suoi occhi non avevano pi le pupille-erano tutta iride, come quelli di un gatto. Sembrava le piacessero soltanto i neonati, ma solo quando li allattava. Canticchiava e li cullava e accarezzava la testolina dei bambini, piena di capelli sottili, in una maniera che ripugnava Carleton, come se ci fosse qualcosa di malato e disgustoso a cui non riusciva a dare un nome.
Come facesse Pearl a rimanere incinta solo il diavolo lo sapeva. Quando faceva in tempo se lo levava di dosso con entrambi i piedi, con la pianta calda di quei suoi piedini.
I capelli di un biondo slavato erano incrostati d'unto e, dietro la testa, stava diventando calva. Li perdeva a ciocche per colpa della maledetta tigna. Eppure, se si dava una sistemata era ancora carina, o quasi. Nei campi o sull'autobus (ora viaggiavano in autobus e non era niente male) la gente guardava Pearl in un certo modo, che faceva imbestialire Carleton. Non dovete dispiacervi per me, stronzi. Carleton si consolava con le sue amichette, e si consolava anche da solo, ma una donna va un po' fuori di testa ogni volta che le nasce un figlio e Pearl di figli ne aveva avuti cinque, quindi forse col tempo l'avrebbe superata.
C' una massima che dice: Prepararsi ad affrontare un problema non ha senso, perch succeder sempre qualcosa di inaspettato.
C' anche una massima attribuita a Charles Lindbergh che dice: Non ha senso prepararsi al disastro (un aereo che precipita) perch al suo posto capiter un altro genere di disastro (il rapimento del tuo bambino).
Carleton prese il fiasco di sidro e bevve.
Pearl, a volte, sorvegliava i bambini a tavola con pi attenzione, quasi sperasse (si capiva!) che uno di loro rovesciasse un bicchiere o lasciasse cascare un boccone dalla bocca. Altre volte-e forse quelle erano le peggiori-Pearl era trasognata e se ne stava l in mezzo come se fosse sorda. I bambini potevano anche prendersi a calci sotto al tavolo ma a Pearl non gliene fregava comunque un cazzo ed era Carleton quello che doveva pensarci, e lui aveva un brutto carattere.
Il mese prossimo ce ne andiamo da soli nel Jersey. Carleton si stuzzicava i denti. L'aveva annunciato solo a Sharleen e Clara, visto che Mike era corso fuori e Pearl stava fissando qualcosa sul pavimento. (Che cosa? Un topo? Non c'erano topi. Non c'era niente.) Carleton parl con chiarezza, a bassa voce. Quello era il suo tono da Pap. Non era un tono che ammetteva discussioni. La sera, quando il lavoro della giornata era finito ed era libero da tutti quanti loro, passava un'ora o due in un bar o con una donna, e l la sua voce era normale, come quella di chiunque altro: gli piaceva scherzare, e gli piaceva ridere. La sua era una voce profonda, roca e vagamente giovanile che, nonostante tutto, era incline alla risata. Ma l in quel buco, dove faceva cos caldo che il sudore gli scendeva a rivoletti gi per i fianchi nudi, quella voce non la usava mai.
Lass di bastardi ispanici non ce ne sono. Messicani schifosi.
Clara si stava allungando verso il suo bicchiere di latte. Carleton lo afferr appena in tempo.
Pa-p? Dov' il Jer-sey?
Su a nord. Molto a nord. Dove c' la neve.
Che diavolo, di neve non ne vedremo neanche un po'. Sharleen gonfi le labbra all'infuori. Carleton lo detestava, gli faceva venire in mente gli scimmioni.
Sharleen era una bambina magra, nervosa e giallognola con le braccia e le gambe piene di croste. Carleton pensava che fossero bruciature da pesticidi o morsicature di pulci, solo che le sue erano dure e spesse e lei continuava a grattarsele e a farle sanguinare, formando nuove cicatrici. Aveva una faccia sveglia da topo e occhietti sottili che non si capiva bene se fossero maliziosi o maligni.
Senti un po': contraddire tuo padre non  gentile.
Carleton le aveva parlato tranquillamente. Ma Sharleen aveva capito l'antifona.
Clara stava cercando di dare da mangiare a Rodwell, che aveva due anni. (Dove diavolo era andato a finire il cervello di Pearl? Stava l seduta al tavolo di casa sua, trasognata e con la bava alla bocca.) Il bimbo aveva i capelli color seta di mais, uguali a quelli che aveva Carleton una volta, e gli occhi spalancati, di un azzurro pallido. Azzann con foga il cucchiaio che and a finire sul pavimento tintinnando.
Porcellino-porcellotto ridacchi Sharleen.
Non l'ha fatto apposta protest Clara.  piccolo.
Tu sei piccola. Una piccola stronza.
Tappatevi quella bocca, tutte e due. Carleton sollev il fiasco e si prepar a bere seguendo il metodo che aveva perfezionato: il fiasco era di terracotta pesante e aveva un manico dove bisognava infilare il pollice. Te lo tiravi su dietro la spalla sinistra, in modo da ritrovarti con il collo del fiasco appoggiato sulla spalla. Ti ci attaccavi e ti piegavi verso destra in modo che il liquido ti finisse in bocca e, a quel punto, bevevi. Dopodich, ti asciugavi la bocca con il dorso della mano.
Di fronte al numero del fiasco di sidro di loro padre, Sharleen e Clara si misero a ridacchiare.
Sharleen disse: Come facciamo ad andare su a nord? Con un vecchio autobus del cavolo? Sono pieni di negri e di schifo quegli autobus. Io non ci vengo.
L'espressione stampata sul volto della bambina fece arrabbiare Carleton. Senza muovere un dito per metterla in guardia, mulin il braccio e assest un manrovescio proprio in mezzo a quella faccia ghignante, spedendola a gambe all'aria sul pavimento. Pearl si volt placidamente a guardarli, sembrava che dormisse a occhi aperti.
Sharleen cominci a strillare. Clara si mise le mani davanti alla bocca nel tentativo di non scoppiare a ridere. Carleton incroci il suo sguardo e le fece l'occhiolino, lei stava dalla parte del suo pap. Clara aveva cinque anni meno di Sharleen, ma non l'avresti mai detto. Era molto pi affidabile e sveglia di tutti gli altri.
Il nuovo beb si stava sgolando nella sua culla, una scatola di cartone.
E Rodwell, oltre a dimenarsi sul seggiolone, stava prendendo fiato per cominciare a urlare.
Tu, sei stata tu a cominciare. Fuori dalle palle.
Carleton diede un colpetto a Sharleen, sul pavimento, con la punta della scarpa. Sharleen si tir su alla meno peggio e zoppic frignando fuori di casa. Pearl la squadr aggrottando distrattamente le sopracciglia. Carleton stava aspettando che la donna cominciasse a rompere i coglioni, accidenti a lei e alla madre incapace che stava diventando, ma Pearl non disse niente. Masticava, senza dire una parola. Sul piatto, a coagularsi in una salsina untuosa, erano rimasti dei grumi di pur, gli scarti del maiale bollito e dei fagioli verdi.
Quella cucina era piena di mosche del cazzo, tutte l a ronzare nel piatto di Carleton!
Non vedeva l'ora di andarsene da quel posto, Cristo. Il cibo che sapeva di segatura, quella maledetta seggiola sbilenca che gli faceva male al buco del culo e la moglie dal faccino dolce di cui andava cos orgoglioso, carina come una bambola, che si stava trasformando in un caso psichiatrico e in una madre inadeguata. E i bambini che lo mandavano fuori di testa. Persino Clara, a volte, guardava il suo pap con tutto quell'amore e credeva che lui avrebbe fatto qualcosa di speciale per lei, che l'avrebbe protetta oppure-che diavolo si aspettava, lui non lo sapeva e anche questo lo mandava fuori di testa. Sembra un cazzo di zoo. Mosche sul cibo e tutti se ne fottono. Carleton diede un colpetto a Pearl, ma lei non si gir verso di lui. Guardava il punto dell'avambraccio molliccio che lui aveva toccato, dove l'impronta delle sua dita coriacee aveva lasciato il segno.  sporco, qua dentro. C' odore di grasso bruciato, qua dentro. Perch la zanzariera  strappata? Entrano tutte quelle cazzo di mosche.
Ma Pearl non rispondeva. Clara aveva smesso di ridacchiare. Invocando silenziosamente aiuto, indicava qualcosa nel suo bicchiere di latte non ancora finito, qualcosa che doveva vedere il pap ma non la mamma, e Carleton si accorse con con disgusto che una mosca galleggiava nel latte. Tra loro scatt istantaneamente un botta e risposta che non aveva bisogno di parole Pap non devo berlo tutto il latte, vero? e il pap le fece capire No, tesoro ma Pearl si svegli con un battito di ciglia e itervenne ed era tipico di quella donna, aveva gli occhi anche dietro la testa quando non lo volevi. Clara, bevi il tuo latte.  latte intero, quello.  latte costoso. Bambini... fece Pearl, con la voce che si alzava pericolosamente ... dovete bere il latte o vi verr la polio. Clara cominci a piagnucolare e Carleton disse a Pearl di lasciare in pace la bambina e lei rispose: Ce l'hanno detto e ridetto, ci hanno detto Fate bere il latte intero ai vostri figli, se non lo fate prenderanno la polio, se non lo fate rimarranno storpi, ce l'hanno detto.
Carleton sistem la faccenda tirando fuori la mosca dal bicchiere di latte di Clara con un cucchiaio. Clara fece una faccia risentita degna di Sharleen, ma ora poteva berlo.
Il bambino piangeva pi forte. Rodwell stava per esplodere.
Carleton si alz da tavola. Gli bruciava la riga del culo e aveva questi dolori pungenti alla schiena, in mezzo alle scapole e in ogni maledetta articolazione delle gambe. Vado un po' fuori. Non aspettarmi alzata.
Doveva prendere un po' d'aria fresca, Cristo: sarebbe andato ovunque, pur di uscire da l.
Il suo grande amico Rafe, Rafe che era come un fratello per Carleton Walpole, lo stava aspettando. Quei due si meritavano un paio di bicchieri gi in citt, anche Rafe aveva una moglie rompicoglioni e dei bambini.
Carleton si lav le mani nel lavello. Dalla pompa usc dell'acqua tiepida color ruggine. Tir fuori una misera schiuma dalla saponetta 20 Mule Team grigia e granulosa, e si asciug le mani sulle cosce, sui pantaloni da lavoro. Ancora un po' bagnate, se le pass anche nei capelli, lisciandoseli all'indietro fino a scoprire la fronte. Si vide di sfuggita in uno specchio che Pearl aveva attaccato al muro col nastro adesivo: a parte la mascella ispida e quella specie di sguardo vorticoso di chi non vede l'ora di spaccare il culo a qualcuno, Carleton si stup di sembrare ancora cos giovane. Al bar, le donne gli si avvicinavano dicendo Non sei di queste parti, vero? Sembri un montanaro o qualcosa del genere.
Carleton abbracci Clara e le disse che sarebbe tornato dal centro con un sacchetto di pretzel per lei, le disse di fare la brava e di dare una lavata ai piatti, e Clara gli salt al collo e strinse forte il suo pap, implorandolo di portarla con lui, e allora Pearl si mise a recriminare, borbottando che l'inferno si sarebbe gelato se mai li avesse portati in qualche posto diverso dai campi o dal bus che prendevano per andare a sgobbare come dei negri ai lavori forzati, e Carleton alz il pugno per farla tacere, e Pearl gli rise in faccia, e Carleton mise gi Clara per fronteggiare Pearl, e Pearl agguant il bambino ululante dalla culla di cartone dicendo: Forza! Colpisci! Colpisci il sangue del tuo sangue, forza, vigliacco!. Ma Carleton non lo fece e usc in fretta e furia dalla baracca, e Clara se ne stava sulla soglia e lo chiamava Pa-p! Pa-p! come se il suo cuoricino fosse sul punto di spezzarsi.

Non mancava molto al crepuscolo. Cos a sud, in quello stato dimenticato da Dio, pieno di bianchi pezzenti e di ispanici, il sole era grande e sanguinolento come il tuorlo di un uovo marcio che colava sull'orizzonte piatto e cespuglioso, sembrava che la notte non arrivasse mai. Ogni giorno era identico agli altri giorni come se perdio gli avessero strappato le palpebre. Non riusciva a chiudere gli occhi. La luce del sole rimbalzava sulle serre di confezionamento per pugnalargli il cervello. Il sole filtrava dal suo merdoso cappello di paglia per crepargli la testa. A proposito di ispanici-messicani -, avevano la pelle scura come gli indiani, ma non erano come i negri, i capelli non erano come i capelli dei negri e nemmeno le labbra o il naso, macch. Carleton sapeva che l gli scherzi della natura erano lui e quelli come lui, capelli chiari, pelle pallida che si brucia invece di abbronzarsi. Nei campi dovevano stare a maniche lunghe e mettersi dei cazzo di pantaloni lunghi incrostati di sporco. Nonostante tutto, il campo di Ocala era dannatamente meglio di quello precedente, fuori da Jacksonville. L vivevano nelle tende. Quando pioveva, le tende si piegavano per l'acqua, la facevano filtrare e si afflosciavano. Fango ovunque. Fango, mosche, pulci e degli scarafaggi volanti grossi come pipistrelli: scarafaggi delle palme. Nel Sunshine State la coltivazione principale era quella.
Comunque, l abitavano dentro a baracche di carta catramata. Si surriscaldavano, ma non si inzuppavano troppo. Al caldo ci si abituava. Qualche giorno prima, un tizio che sembrava ebreo, con gli occhiali, una camicia bianca e la cravatta, aveva fatto delle domande a Carleton, in giro per il campo ce n'erano una dozzina, tutti a fare delle cazzo di domande imbecilli e ad annotare le risposte nelle loro cartelline, da quanto tempo Carleton era impiegato in quella cosiddetta stagione, qual era la paga oraria, qual era la somma che il datore di lavoro tratteneva per coprire le spese, se sua moglie lavorava nei campi con lui e in tal caso se lo stipendio di sua moglie era uguale al suo, da dove veniva originariamente e come faceva (questo l'aveva chiesto sottovoce, con un sorriso imbarazzato) a lavorare con un caldo del genere-un figlio di puttana impiccione che provava a farsi passare per un amico anche se nessuno se l'era bevuta. Poco dopo, il sorvegliante e i suoi uomini li avevano cacciati dal campo, dal primo all'ultimo. Si era fatto una risata, il tizio che sembrava ebreo si era cagato addosso al solo pensiero che liberassero il pastore tedesco che abbaiava come un pazzo e ringhiava assetato di sangue. Carleton, per, ci aveva pensato su, il sole, ovunque si trovasse, non gli dava pi fastidio come all'inizio, anzi, preferiva le giornate soleggiate a quelle nuvolose perch se pioveva troppo ci rimettevano dei soldi; se c'era una tempesta, tipo un uragano, i coltivatori perdevano i loro raccolti e potevi anche morire di fame. Carleton aveva borbottato un po' di quelle storie al tizio che prendeva appunti nella cartellina e aveva anche aggiunto: Sa, signore, qua la coltivazione pi importante sono gli scarafaggi delle palme. Li prendiamo al volo col retino come i pesci, mentre volano. Li prepariamo, li inscatoliamo e li spediamo su al Nord. Voleva quasi dirgli che andavano a finire a Jew York City, ma non l'aveva fatto.
Nella contea di Breathitt, Kentucky, di ebrei non ce n'erano. Carleton era sicuro di non averne mai visto uno eppure sapeva in qualche modo che aspetto avevano e come operavano. Fare domande che nessun altro avrebbe mai fatto era tipico degli ebrei. Un ebreo  pi intelligente di te perch appartiene a una razza antica. Dell'epoca di Abramo, Isacco. Dell'epoca biblica in cui il sole si fermava nel cielo e le acque del Mar Rosso potevano separarsi. L'ebreo che aveva interrogato Carleton aveva un'aria nervosa, per, ancor prima che il sorvegliante venisse a cacciarlo. Carleton stava male, avrebbe voluto conversare meglio con quell'uomo, in una maniera pi intelligente com'era capace di fare; era andato a scuola fino alla quinta elementare, e non era uno stupido. Sarebbe potuto finire in qualche giornale o su Life, ogni tanto facevano degli articoli cos, con le fotografie, anche. Stava male quel bastardo gli aveva acceso la mente e non era ancora riuscito a spegnerla. L'aveva raccontato al suo amico Rafe, grazie alle domande che quel tizio gli aveva rivolto si era reso conto che c'era gente che non conosceva le risposte, gente che non faceva quello che faceva lui. Migliaia, milioni di persone che non andavano in giro a fare i raccoglitori a cottimo e non sapevano se ti pagavano cinque centesimi a staio o un dollaro o dieci dollari, cazzo! Persone non diverse o migliori di loro che non si inginocchiavano nella polvere a raccogliere fagioli, pomodori, lattuga o quelle merdose cipolle che ti si sbriciolavano in mano se le stringevi troppo forte. Vedendo Carleton cos imbufalito, Rafe si mise a ridere e gli disse: Che diavolo, e allora?.
Carleton, accidenti a lui, non riusc a trovare una risposta.
Da Rafe c'era anche sua moglie Helen che allattava il bambino. Un neonato, un maschietto come quello di Carleton. A quell'et sono maledettamente carini, almeno quando non strillano, vomitano o bagnano il pannolino. Vedendo Carleton sulla soglia, Helen aveva accennato con falsa modestia a coprirsi la molle tettona bianca con la camicia, poi si era limitata a ridacchiare. Era arrossita in viso. Senti un po', Carl'ton Walpole! Rafe ha detto che stasera posso venirvi dietro.
Oh, ma davvero?
Pensi che una non possa rimorchiare? Ce n' donne cos, dovresti provare.
Carleton scoppi a ridere. Gli piacevano le femmine di buon carattere, con cui si poteva scherzare. Tra lui e Helen c'erano dei segreti che Rafe non avrebbe mai dovuto sapere.
Sei tu, Walpole? Sto arrivando! Rafe era vicino al lavandino e si stava lisciando all'indietro i capelli crespi. Proprio quello che aveva fatto anche Carleton, guardandosi accigliato in uno specchio da quattro soldi. Rafe non poteva non piacerti, era un ragazzone delle montagne come Carleton, solo che veniva dall'Est del Tennessee. Faccia rossa e occhi che brillavano quando si scherzava con la compagnia giusta-Carleton Walpole, per esempio. Stava perdendo i capelli fulvi di cui andava cos fiero e aveva tre o quattro anni in meno di Carleton.
Carleton non vedeva l'ora di andarsene da l, ma doveva essere gentile con Helen, che lo stuzzicava e flirtava come un cane che cerca disperatamente di farsi accarezzare la testa, domandando come andavano le cose in famiglia, come stava Pearl, e quando Carleton si strinse nelle spalle perch di quelle cose non voleva parlare, non mangi la foglia e disse con la bocca piegata all'ingi che i capelli di Pearl sarebbero stati davvero graziosi se solo se li fosse sistemati un po' meglio e Carleton borbott qualcosa di impercettibile non proprio scortese, ma Helen non moll: Sai, Carl'ton, io faccio del mio meglio per essere gentile con quella moglie che ti ritrovi, ma con lei non c' verso, non mi darebbe retta neanche se le chiedessi che ore sono. Perch mai?. E Carleton rispose: Mia moglie non lo sa che ore sono, tesoro. Quello che le passa per la testa non c'entra niente con l'ora e neanche col mese o con gli anni del calendario. Chiaro?. Carleton le aveva risposto con un tono che si avvicinava molto alla sua voce gentile da Pap, e quella stronza aveva capito come se si fosse allungato per dare un pizzicotto a quella tetta pallida e molliccia sul capezzolo.
Rafe arriv da lui e lo salut con una specie di gorgheggio- Whooooeeee!.
Carleton constat che Rafe era decisamente di ottimo umore.
Vide anche che l'alloggio del suo amico non era granch pi pulito del suo. Bambini che correvano come pazzi e mosche-c'era una striscia appiccicosa di carta moschicida che penzolava dalla lampadina sopra al tavolo della cucina, come un addobbo dell'albero di Natale. Incollate a quell'affare ci saranno state una ventina di mosche nere e grasse, e qualcuna ronzava e sbatteva ancora le ali. Pi che sufficiente a farti venire il vomito, se l sotto ci dovevi mangiare. Helen, per, non era un caso psichiatrico. Sotto la baracca, che poggiava su blocchi di cemento, c'era uno spazio buio disseminato di spazzatura smozzicata e immondizia, con un viavai di scarafaggi delle palme su cui era meglio non investigare.
Gli uomini attraversarono il campo per raggiungere la statale. Trovarsi semplicemente in compagnia l'uno dell'altro era come una boccata d'ossigeno a pieni polmoni.
Perch ogni uomo ha bisogno di un buon amico, proprio come a un soldato serve un compagno di cui potersi fidare. Pi caro di un fratello, addirittura. Di tuo fratello non ti puoi fidare. E di certo non esiste una donna di cui ci si possa fidare.
Erano quasi arrivati sulla strada quando sentirono un gridolino acuto-Pa-p!.
Carleton si volt di scatto: era Clara.
La bimbetta bionda, con le dita in bocca, sorrise al suo pap, che le agit l'indice davanti. A Carleton faceva male il cuore, vedendo quanto era piccola in mezzo a quel sentiero pieno di solchi. Ehi, Clara! Perch diavolo mi stai seguendo? Torna dritto a casa, maledizione!
Pap posso venire con te? Pa-p?
Mocciosetta che non sei altro, questa sera non andrai proprio da nessuna parte con il tuo pa-p.
Carleton era agitato e rosso in viso. Si sentiva sempre in imbarazzo a causa dei bambini e dei loro colpi di testa in pubblico. Clara tentenn, poi corse a nascondersi dietro l'angolo di una baracca di carta catramata e rimase a sbirciarli. Quella  Clara? Che bella bambina comment Rafe con apparente sincerit.
Carleton rispose: Quel bel culetto sta per diventare rosso, te lo garantisco. Temeva che, se fosse uscito dal campo e si fosse messo a camminare sul ciglio della statale, sua figlia l'avrebbe seguito; Clara aveva un'indole temeraria, anche se era cos piccola. Pap prov con le parole dolci: Fai la brava bimba, micetta. Ti ho detto che ti avrei portato qualcosa, no? Te lo dar domani. Gli prudevano le mani dalla voglia di afferrarla e romperle il collo.
Clara ridacchi, and a nascondersi dietro a un albero spelacchiato e fiss il suo pap, sbirciando tra le dita. Rafe si stava sforzando di essere gentile, e per questo a Carleton rodeva ancora di pi il culo. Quanti anni ha, quattro? Tre?
Cinque.
Carleton tir a Clara una zolla di fango secco, non per colpirla ma per spaventarla come si spaventerebbe un cane del cazzo, e finalmente Clara tagli la corda e torn di corsa verso casa. Entrambi gli uomini sapevano senza bisogno di dirselo che Clara era troppo piccola per andarsene in giro per il campo a quell'ora di sera.
Gli uomini proseguirono. Carleton disse: L'altro giorno dei ragazzini negri hanno dato fastidio alle mie bambine.
Rafe imprec. Parole sibilanti, crepitanti.
Carleton continu: Se qualcuno si far male non sar di certo colpa mia. Un uomo deve pur proteggere i suoi figli. Era una vera dichiarazione, proprio come quelle che aveva fatto all'uomo con la cartelletta che gli aveva posto delle domande, e lo sapeva. Era una cosa che Rafe avrebbe potuto raccontare a qualcuno. L'episodio, probabilmente, aveva pi a che fare con il gioco che con le minacce, e non c'erano cattive intenzioni, ma a Carleton aveva fatto una cattiva impressione, le sue figlie che strillavano e frequentavano i ragazzini negri come se tra loro non ci fosse alcuna differenza. Ora lo capisco, quelle famiglie dovrebbero andare a stare gi vicino al ruscello, non quass con noi, ma il fatto  che nel campo ci sono anche loro e si comportano come se ne avessero il diritto e quello  il primo passo. Certo non sono pi pericolosi degli ispanici che sono peggio perch parlano la loro lingua non come i negri che almeno sono americani. Carleton parl con foga e Rafe annu. Quando Carleton era di quell'umore, Rafe gli avrebbe dato ragione su qualsiasi cosa.
Ges mi  testimone, io saprei che cosa fare disse Rafe. Se uno di loro toccasse i miei figli.
Ci sono certe donne bianche che vanno in giro a dire che gli uomini bianchi stanno diventando dei codardi fece Carleton esitante.
Rafe imprec e Carleton tir fuori dalla tasca il suo serramanico, aveva una lama a scatto lunga sei pollici e il manico di madreperla scolorita. Un coltello ispanico, per chi volesse saperlo. Carleton l'aveva trovato nelle latrine degli uomini gi a Jacksonville. Lo fece scattare e lo ammirarono. Rafe l'aveva gi visto, ma fischiava sempre di fronte a quella lama.
Carleton disse a bassa voce: Di una lama ci si pu fidare di pi che di una calibro ventidue, lo sai perch?.
Una lama non fa rumore, quando entra.
Una lama non lascia traccia.
Rafe sghignazz. Una lama non devi ricaricarla con delle munizioni del cazzo.
Dovettero camminare ancora per circa due miglia sul ciglio della statale prima di arrivare a una cittadina di passaggio di cui Carleton ignorava il nome. Una segheria dismessa, uno spiazzo di smistamento per il carbone. Sul ponte che attraversava il torrente c'erano dei ragazzi che tiravano sassi nell'acqua, e parlavano ad alta voce e ridevano. Non venivano dal campo, si capiva dall'accento. Pi in l si sentiva il baccano della musica che usciva da una radio. I morsi della fame assalirono Carleton, come una pugnalata allo stomaco. Aveva fame, Cristo, una fame da morire per quel genere di musica, per quegli adolescenti smilzi che buttavano pietre in un torrente, ridendo in un tramonto d'estate.
Carleton aveva visto la cittadina per la prima volta quando ancora era sul bus diretto al campo ma, sotto al sole di mezzogiorno, il posto era deserto. Ora davanti al locale era pieno di macchine, furgoni e di gente che parlava ad alta voce. Bisognava farsi largo per arrivare alla porta aperta ed entrare, e farsi strada anche per raggiungere il bar. Carleton camminava guardando dritto davanti a s; guardarsi intorno in una situazione nuova non era da lui, era un segno di debolezza. Eppure, aveva la sensazione che non ci fosse quasi nessuno che veniva dal campo, i clienti erano della zona. Contadini, braccianti salariati, uomini che lavoravano a giornata. Non sembravano troppo diversi da lui e da Rafe, pens. L'atmosfera era densa, rumorosa. L'aria era fumosa e cordiale. L nessuno ti avrebbe giudicato, forse. Se ti facevi gli affari tuoi.
Carleton e Rafe ordinarono delle birre al bancone. Il barista li serv senza fretta e prese i loro soldi senza sorridere anche se non li aveva nemmeno squadrati con diffidenza. E quello era un bene. Carleton pens alle banconote che aveva messo da parte per quella sera, piegate e riposte con attenzione nella tasca dei pantaloni: quante ore sotto al sole cocente ci erano volute per guadagnarle. Il che rese la sete di Carleton un po' pi dolorosa. Il che rese i primi sorsi di quella birra aspra e tiepida ancora pi deliziosi. Il che fece scoppiare a ridere Carleton per qualche scemenza che Rafe gli stava raccontando. Rafe era proprio il genere di compagno che avresti voluto con te in un bar, quel ragazzo si accendeva come un albero di Natale che aveva voglia di spassarsela. Potevi ridertela con Rafe anche se non riuscivi a sentire neanche la met di quello che ti stava dicendo perch sapevi che i suoi discorsi erano fatti per essere divertenti.
Un grosso segugio coperto di fango russava sotto a un tavolo. Nonostante il fumo e la luce bassa c'erano comunque le mosche: tafani grandi e grossi. E zanzare di merda, che pungevano Carleton sul collo. Un altro raccoglitore del loro campo, un uomo bianco come loro, uno con cui avevano fatto amicizia ai tempi di Valdosta, Georgia, si un a loro, e poco dopo ne arrivarono altri due. Erano tipi a posto: Carleton non aveva nulla contro di loro. Lo spazio vicino al bar, per, stava diventando parecchio affollato. Per stare al bancone dovevi metterti di fianco, continuavano a spingerti e il barista ci metteva un sacco di tempo a servirti se non ti conosceva. Carleton not che gli uomini che il barista conosceva e che trattava amichevolmente, doveva essere gente del posto, stavano tutti seduti al bar in una lunga fila, sugli sgabelli, nella curvatura del bancone vicino alla finestra aperta dove l'aria era pi fresca, e si sentiva di tanto in tanto il profumo della brezza che arrivava dal torrente. Carleton pens che, se avesse abitato l, se avesse avuto una casa sua l, anche lui si sarebbe seduto in mezzo a quegli uomini, non sarebbe rimasto in piedi con quei raccoglitori, anche se erano tutti uomini bianchi e quello per lo meno significava ancora qualcosa. Codardi, fottuti codardi ringhi una voce. Non era esattamente la voce di Pearl, e nemmeno quella di Carleton. Chiese un'altra birra con un cenno, e vuot il bicchiere che aveva in mano. In un posto senza nome di quella provincia di campagna dimenticata da Dio e piena di bifolchi ci arrivi per un motivo. Per distogliere la mente da tutto. Per spegnerla come il motore di una macchina. Uomini pi giovani spingevano per entrare, ragazzi che si conoscevano, ragazzi muscolosi che sembravano avere poco pi di vent'anni. E in quel momento Carleton not con una punta di irritazione una mezza dozzina di braccianti con la pelle scura, del loro campo. Carleton li detestava, quei bastardi farfuglianti. Non erano esattamente ispanici, ma alla fin fine forse s. Certi ispanici e messicani erano scuri come gli indiani. Le razze erano tutte mischiate, ipotizz Carleton. Solo quella caucasica non era mescolata, ma in certi climi poteva rappresentare uno svantaggio se spiccavi come un gozzo sul collo di qualche povero stronzo.
Figli di puttana. Se non sanno l'inglese dovrebbero tornarsene da dove cazzo sono venuti. Carleton espresse il suo parere con voce alta e rammaricata. Una parte di lui sperava che il barista lo sentisse, e pure gli uomini in fondo al bar, ma c'era un baccano infernale. Troppa gente, maledizione. Poche donne, aveva notato. Donne dall'aria indiana, con quei capelli lisci di un nero corvino, i lineamenti marcati. Stavano con i tizi scuri di pelle e se ne sbattevano di come gli altri le guardavano. Le loro chiacchiere senza senso erano piene di ssss e di ii e di a e parlavano cos rapidamente che quasi non si sentivano. Carleton pensava fosse spagnolo. Capiva s e buena e gli sembrava di aver capito anche gracias e poi c'erano dei por favor? e como? che in qualche modo aveva decifrato. Quello che lo mandava in bestia erano certe zzzz cos aliene al suo orecchio del Kentucky orientale e quelle parole che finivano con le a e le o, come se volessero prenderti in giro di proposito. Adnde va? aveva sentito dire in sua presenza e me entiendes? spesso seguiti da una risata soffocata e aveva capito senza ombra di dubbio che quei figli di puttana stavano parlando di lui e il cuore gli si era riempito di rabbia ma in quel momento era da solo. Aveva solo il serramanico in tasca ma non aveva osato toccarlo.
Usc sul retro del locale per pisciare vicino a dei cespugli che puzzavano gi di piscio e quando torn dentro vide che il suo posto al bancone era stato occupato. Cazzo: Carleton finse di aver ricevuto uno spintone per spintonare a sua volta un ispanico tracagnotto e culone che aveva all'incirca la sua et.
Volarono parole. Carleton venne strattonato, e Carleton stratton di rimando. Rafe e i suoi amici si avvicinarono in blocco.
Il bastardo ispanico con la faccia tonda si ritir. Il momento fin.
Voci concitate. Una lite in corso a uno dei tavoli: qualcuno aveva portato nel locale una ragazzina di circa undici anni. Lo dice la legge. Portala fuori di qui. Chiss come, lui e Rafe ci andarono di mezzo, anche se Carleton non sapeva bene perch.  la legge, chiaro? Traducete ai vostri amici. Non sono nostri amici. Siamo americani protestarono loro.
Il cuore di Carleton batteva con piacevole rapidit. Come dopo una corsa. Si sentiva bene, Cristo: quel buon sidro forte e adesso le birre, il ronzio tiepido che sentiva dietro la nuca. Pens che gli sarebbe piaciuto spaccare la faccia a qualche ispanico bastardo. O a chiunque avesse cercato di insultarlo. Non si insulta un Walpole, un Walpole non si tira mai indietro di fronte a una lite. Non picchiava un uomo da, dov' che erano-in Carolina. Cazzo, si era quasi rotto il polso. Dammi un bicchierino. Whiskey. Rafe stava bevendo whiskey. Carleton lisci le banconote da un dollaro per contarle. Il baccano era sempre pi forte, ma ti ci abituavi. Un rumore come di tamburi che ti faceva venire voglia di ridere. Stando l in piedi, Carleton non sentiva pi quella specie di bubboni che aveva nel culo: le emorroidi. La faccia era a posto, sudata, il che teneva alla larga le zanzare. L'odore intenso delle sue ascelle e del pacco.
Ehi, signore: mi offre un drink?
Due ragazze giovani, ragazze bianche con delle camicette aperte praticamente fino alle tette, se la ridevano insieme a Rafe, lanciando occhiate in direzione di Carleton, ma bisognava farsi furbi e lui lo sapeva. Ragazze di citt: c'era da stare attenti, maledizione.
Scommetto che  sposato. Scommetto che ha dei figli.
Cinque figli, come minimo. Sei, sette! Tutti molto piccoli.
Le ragazze ridacchiarono tra loro. Erano giovani, diciott'anni forse.
Pearl a quell'et non riusciva a ricordarsela. Non riusciva a ricordare neanche se stesso a quell'et.
Gli uomini con cui Carleton stava bevendo avevano le lacrime agli occhi dalle risate. Non si capiva che cosa ci fosse di cos divertente, ma rideva anche Carleton. Lo spinsero un'altra volta e lui restitu lo spintone. Le ragazze si accorsero con un gridolino che i loro amici erano appena entrati nel locale e li raggiunsero in tutta fretta senza dire una parola. Carleton e Rafe avevano appena preso due birre per loro! Stronze del cazzo. Carleton se l'era presa sul serio a vedere le ragazze che facevano le carine con quei tizi grandi e grossi, soprattutto con quello coi capelli lunghi e la faccia da gatto che l'aveva guardato storto, ora stava praticamente strusciando le tette contro quel bamboccione di un metro e novanta con addosso soltanto la salopette, senza camicia o canottiera, un buco in mezzo agli incisivi e il ghigno di uno che sembra aver vinto un premio.
 meglio se ti lavi il cazzo, che se fai qualcosa con lei finisce che ti casca. Ti viene la gangrena, lo sai cos'? Ti diventa nero, marcio. Lo prendi in mano e si stacca.
Carleton url quest'ammonimento al ragazzone con la salopette ma il frastuono l al bar era cos forte che nessuno lo sent a parte gli amici di Carleton, che per poco non scoppiarono a ridere. Walpole era sbronzo marcio ma reggeva ancora, bisognava dargliene atto. Riusciva a vedersi da fuori, da una piccola distanza, e gli piaceva quel che vedeva, finch non doveva guardare la sua faccia troppo da vicino. Non aveva idea di dove cazzo si trovassero. Georgia, Florida. Una delle Carolina. Gli faceva male il culo a furia di stare seduto sul bus. Gli faceva male il culo a furia di cagare in quelle latrine, cos puzzolenti che ti veniva da vomitare anche solo se ti avvicinavi. L'odore della soda caustica, cos pungente da farti piangere gli occhi. Sul bus, con i bambini che litigavano e Pearl che stringeva il neonato contro quelle tette molli da vacca, cullandolo con la bocca aperta, lucida di saliva, Carleton masticava tabacco finch i denti doloranti non diventavano insensibili e si consolava pensando che se l'autobus fosse andato a sbattere, scivolando nel fiume gi per una scarpata, sarebbe probabilmente stato meglio cos. Si immagin mentre faceva da parte Clara, Scusami, micina, e camminava fino all'inizio del bus e stendeva l'autista con un unico pugno ben assestato e girava il volante di botto, e -
Il mese successivo sarebbe andato nel Jersey. Reclutatore nuovo e lavoro nuovo. Contratto nuovo. Non era un lavoro da uomini. Raccolta a mano, in mezzo ai campi. Lavoro da negri, e da ispanici. Dovevi metterci cinque centesimi e dovevi pagare anche per quella cazzo di acqua che sapeva di piscio. Cristo, moriva dalla voglia di tornare nella contea di Breathitt, solo che: era in debito con lo zio di Pearl.
Solo che: la fattoria non c'era pi. Venduta, lotto dopo lotto.
Ecco chi . Walpole. Uno schifoso che manda moglie e figli a fare la raccolta nei campi come i negri.
Lui e Rafe che facevano braccio di ferro al bancone. Sudore che scorreva a rivoli sulle loro facce per lo sforzo. Carleton riusciva quasi sempre a battere Rafe a parte le volte in cui Rafe barava. Sapeva un trucco. A parte le volte in cui Carleton era sbronzo marcio. Gli occhi di Rafe pulsavano nelle orbite.
La prima volta vinse Carleton, ma non facilmente come gli sarebbe piaciuto.
La seconda volta ci avevano scommesso su (un dollaro a testa) e per poco non vinse Rafe, e le ragazze erano tornate per tifare per lui, cosa che fece incazzare Carleton, visto che si era convinto che quella coi capelli lunghi e il viso da gatta avesse un debole per lui.
Carleton prese i due biglietti da un dollaro, si sentiva bene. Proprio come un fratello, Rafe aveva permesso a lui, Carleton, di dimostrare la propria forza. Nah, non voglio i tuoi soldi. Prendili.
Prenditeli tu. Vai al diavolo.
Rafe stava scherzando? Carleton voleva pensarla cos. Provocarlo a quel modo. Carleton disse: Diavolo, amico, stai migliorando. Prima o poi Helen dovr lasciarti vincere. Carleton si rivolse al loro circoletto di spettatori e spieg: Helen  la signora di Rafe. Una gran signora, lasciatemelo dire. Carleton tracci a mezz'aria una sagoma curvilinea e Rafe lo osserv senza ridere.
Con tua moglie non combini niente,  questo che intendi? disse a Carleton la ragazza con i capelli lunghi. Gli lanci un'occhiata tagliente, proprio come piaceva a lui, come non aveva visto fare a una ragazza cos giovane e carina da diverso tempo.
C'era una terza ragazza, pi vecchia e col busto pi grosso. Aveva capelli neri e ricci come una parrucca. Labbra rosse e piene. Guardava Carleton come se si fossero gi conosciuti da qualche altra parte. Mi offri una birra, Braccio di Ferro?
Carleton era Braccio di Ferro per via delle sue braccia muscolose. Andava molto fiero delle sue braccia muscolose. Certo, tesoro. Vieni qua.
Rafe si intromise, imbronciato e invadente. Carleton stava cercando di restituirgli la banconota da un dollaro, ma Rafe si stava comportando da stronzo e continuava a rifiutare. Forza, proviamo di nuovo. Due dollari. Carleton lo scost con un gesto della mano, come si fa quando si vuole cacciar via una mosca del cazzo. La ragazza con i capelli neri profumava di qualcosa di forte e dolce. Proprio nello spazio tra i seni, che si riuscivano quasi a vedere nella scollatura a V della camicetta verde e setosa. Rafe disse concitatamente: Eddai, Walpole! Non insultarmi.
Carleton lo ignor e Rafe disse, a voce pi alta: Guarda qua, ho messo da parte un sacco di soldi. Pi di te. Tu e i tuoi cinque bambini -. Carleton ora sentiva il suo amico e quello che aveva sentito non gli piaceva. Rafe stava parlando forte per farsi sentire anche dalle ragazze. Senti un po' fece Carleton: Metto insieme pi soldi di te e di quella cicciona di tua moglie messi insieme, e lo sai bene.
Walpole, stai attento. Sei sbronzo.
Sarai sbronzo tu. Levati dalle palle.
Feccia del cazzo. Stronzo di un campagnolo.
Rafe si mise a spingere Carleton, aveva l'aria di uno che l'avrebbe ucciso volentieri. Rafe aveva la faccia sudata, gli occhi di fuori. Carleton sent un'ondata di eccitazione invadergli le vene come una fiamma liquefatta. Oh, ma davvero? Davvero? Davvero? All'improvviso gli sembr di vedere tutto con chiarezza-come se guardasse attraverso un telescopio. Non riusciva a vedere ai margini delle cose; ma riusciva a vedere oltre il bersaglio. E quel che vedeva era il volto unto del suo amico, con quegli occhi umidi da maiale. Forza! Facciamone un'altra, chi vince prende tutto. Rafe sbatt il gomito sul bancone e apr la mano per afferrare quella di Carleton e Carleton non aveva scelta, doveva seguirlo. Fece un gran sorriso per dimenticare il saporaccio in bocca che sembrava essergli salito direttamente dalle budella. Avevano entrambi le mani bagnate. Rafe grugn e Carleton si sorprese a grugnire a sua volta, sapeva fare di meglio che respirare dalla bocca come un cane, Cristo. Lentamente, Carleton stava riportando all'indietro il braccio di Rafe e le braccia, le spalle e i colli dei due uomini tremavano per lo sforzo. Li guardavano tutti. Li guardava il barista, con una specie di sorriso corrucciato. Le ragazze strillavano per l'emozione, come delle bambine. Quello che stava sulle palle a Carleton  che non riusciva a schiacciare il braccio di Rafe; era pi forte, stava vincendo, eppure non riusciva a spingere gi fino in fondo il braccio di Rafe, non fino al bancone; quella faccia sudata e unta gli sembrava cos brutta, cos beffarda e odiosa, era da tanto tempo che desiderava ucciderlo. Sembravano creature sul fondo del mare, che affondavano sotto il peso dell'acqua melmosa. Si domand se anche i suoi occhi erano sporgenti come quelli di Rafe. A un certo punto Rafe si indebol e, con un gorgogliante grido di trionfo, Carleton gli sbatt il braccio sul bancone, e le ragazze applaudirono e lo festeggiarono. Quella mora con le tette si alz sulle punte dei piedi per tamponare con un fazzoletto la faccia sudata di Carleton.
Cavolo. Sei proprio un bel tipo!
E non  carino?  cos forte.
 un vero boscaiolo. Niente da dire.
Carleton si rivolse magnanimamente a Rafe: Lascia perdere, amico. Basta cos, per questa sera. E non li voglio i tuoi soldi del cazzo che non puoi permetterti di buttare via.
Carleton si ferm per dare al suo cuore palpitante il tempo di riprendersi.
Era stanco, Cristo... ma Rafe rispose cattivo con quell'aria da cane bastonato che vuole farti avvicinare quel tanto che basta per affondarti i denti nel polso: Cazzate da frignone, ecco che cosa sono.
Che cosa?
Forse potremmo provare con qualcos'altro. Sul retro.
Diavolo amico, per questa sera ne hai gi avute abbastanza. Risparmiati un po' per quella grassona di tua moglie.
Carleton stava dando della cicciona a Helen, ma non sapeva perch. Faceva ridere quelle ragazzine ubriache. Quella con i capelli neri e le tette.
Montanaro bastardo. Succhiacazzi. Borbott Rafe cos piano che per sentirlo, e per credergli, ti saresti dovuto chinare. Carleton non riusciva a credere alle sue orecchie.
Rafe colp Carleton al torace. Un pugno in quel posto ossuto che chiamano plesso solare. Un pugile pu anche ammazzarti centrandoti in quel punto. Carleton and a sbattere contro il bancone dietro di lui, buttando per aria bottiglie e bicchieri, il barista gridava, e poi Carleton si mise a vomitare, o era l l per vomitare, piegato in due come uno storpio.
Allora-non ne hai ancora abbastanza? Eh?
Carleton si rannicchi, aspettando di riprendersi. Il cuore gli batteva all'impazzata. Si accorse di avere un baffo di sangue sulla mano.
Aveva paura, cazzo, anche le sue budella erano spaventate e i sintomi li conosceva bene. Aveva paura di Rafe ma non poteva lasciar correre: tutti al campo sarebbero venuti a saperlo entro l'indomani mattina, e avrebbero riso di lui. Anche Pearl l'avrebbe scoperto. Codardo.
Carleton schiocc le dita davanti al naso di Rafe. Era un gesto che aveva visto fare a un tizio, in una situazione simile in un locale. Carleton lanci il richiamo per i maiali-Suuuuuuuuiiii! Chi non sapeva cosa voleva dire Suuuuuuuuiiii! avrebbe riso perch aveva un suono cos comico, e quelli che lo sapevano avrebbero riso ancora di pi. Tranne Rafe, Rafe non rideva. Grugnendo, cerc di bloccare la testa di Carleton con una presa, ma Carleton si liber contorcendosi e colp Rafe alla gola, un colpo convulso. Gli uomini ripresero le distanze barcollando, si guardavano come se non si fossero mai visti prima.
Buttate fuori di qui quei due montanari del cazzo.
Voi due, andiamo. Fuori.
Li spinsero da qualche parte. Carleton si rese conto di essere malfermo sulle gambe, aveva la testa pesante come un fiasco di sidro. E gli sanguinava il naso. Rafe era proprio dietro di lui e lo prendeva a calci come avrebbe fatto un bambino, per ripicca e frustrazione, piagnucolando per il proprio orgoglio ferito. Fuori, gli insetti mulinavano nell'aria sopra all'entrata illuminata da una semplice lampadina, e ragazzini chiassosi bevevano birra nel parcheggio sterrato, l Carleton sent un dolore acuto dietro la testa, sotto l'orecchio sinistro, e qualcosa gli scoppi nel cervello, e le ragazze (che li avevano seguiti l fuori?) strillavano Stai attento! Stai attento! e Carleton cap che lo stavano attaccando anche se nella sua confusione non sapeva chi fosse, sapeva soltanto di doversi difendere, e chi lo colpiva tra i singhiozzi era il suo amico del campo e Carleton urlava e cercava di scansarsi, e quando si volt c'era Rafe che correva verso di lui come una specie di animale impazzito-un orso nero, che qualcuno aveva provocato fino a farlo infuriare. Rafe si avvicinava a Carleton impugnando qualcosa di lungo e stretto, forse una sbarra; una sbarra che somigliava a una frusta, qualcosa che Carleton, sfregandosi gli occhi, non riusciva a riconoscere.
Era una striscia di metallo sottile che aveva strappato da un pick-up.  cos che l'avrebbero identificata successivamente.
Montanaro bastardo-pezzo di merda -.
Brutto figlio di puttana -
Si form un cerchio di volti attenti ed eccitati. Volti sconosciuti. Tutti bianchi. Quelle facce, e nessuno che si muoveva o addirittura dava segno di respirare a parte i due uomini che lottavano, lucidi di sudore, con i capelli davanti agli occhi, le camicie strappate. Carleton si rese conto di quanto dovesse sembrare lontano e piatto agli occhi di quegli estranei che sembravano osservarli da chiss dove, come si osserverebbe il frenetico agitarsi degli insetti. Voleva fare a pezzi quell'immagine: voleva diventare reale per quegli estranei che erano l a giudicarlo. A interessargli non erano quelle ragazze che squittivano e guaivano come un cane quando gli si fa il solletico. A guardarli c'erano anche degli uomini. E altri uomini stavano uscendo dal locale. Una rissa! Rissa con i coltelli! Erano gli uomini che contavano. Rafe si avvicin a Carleton traballando ubriaco mulinando quella specie di sbarra che somigliava a un cavo, la faccia imbrattata di sporcizia e di sangue come quella di un uomo in punto di morte. Carleton lo schiv, e si allontan barcollando, terrorizzato dal silenzio che circondava lui e Rafe e dal fatto che Rafe non sembrava averne capito il significato. Quella specie di frusta, quell'aggeggio sibilante! Carleton aveva tirato fuori il coltello, e mentre Rafe gli andava incontro Carleton gli si tuff sotto il braccio come Dempsey quando piegava le ginocchia e si rannicchiava per balzare addosso al gigantesco Jess Willard e gli affond il coltello in pieno petto, facendolo scivolare tra le ossa.
E adesso lasciami in pace! Stronzo.
La voce di Carleton era roca e implorante. Costringi un uomo a supplicare a quel modo, con tanto di sconosciuti presenti, e quell'uomo si imbestialir, cazzo, e potrebbe essere uno sbaglio.
I tacchi di Carleton scricchiolavano sul ghiaietto. Aveva dei moscerini appiccicati sulla fronte, sulle palpebre. Sulle labbra. La lama era entrata, Carleton lo sapeva, ma Rafe non se n'era ancora reso conto. Occhi che li scrutavano attentamente e un silenzio ancor pi affilato di prima e persino le femmine avevano smesso di ridacchiare. Rafe, con un gemito, si volt e colp, qualunque cosa fosse quell'arnese che stringeva con tutte e due le mani prese Carleton sulla spalla intontendolo ma nel medesimo istante Carleton si era girato, aveva passato il coltello nell'altra mano tirandolo su dall'altezza del ginocchio, impaziente di andare a segno, e aveva colpito Rafe alla coscia, un taglio lungo e lacerato. Rafe, stavolta, url di dolore. Ora smettila! Stronzo-Carleton sent il suo respiro affannoso, la sua implorazione. L'aggeggio nelle mani di Rafe scivol a terra. Rafe si lanci contro Carleton e lo afferr con entrambe le braccia. Mormorava nell'orecchio di Carleton come se cercasse di spiegare qualcosa al suo amico e non volesse farsi sentire dagli altri. Per continuava a stringere Carleton con forza, gravandogli addosso finch Carleton non pot fare altro che trafiggerlo col coltello. Sent la lama affilata e sottile che penetrava, impigliandosi nel tessuto e squarciando, si alzava e si abbassava ma Rafe non lo lasciava comunque andare. Rafe si aggrapp a lui tirando il fiato in lunghi singulti languidi e Carleton cominci a singhiozzare cercando di divincolarsi, mentre la lama guizzava di traverso dietro il collo di Rafe, dove la carne  tenera, dove la sua carne bruciava e pulsava per un misterioso sfogo della pelle, e Rafe afferr il cranio di Carleton con tutte e due le mani, i pollici piantati nelle orbite di Carleton per cavargli gli occhi e ora era Carleton che urlava Basta! Basta! e la lama del coltello si fece strada un'altra volta, abbattendosi e affondando fino a colpire l'osso e attraverso l'osso, pugnalando, sprofondando, senza ormai trovare resistenza lungo la schiena larga e curva dell'uomo al punto che Carleton sembrava colpire il suo amico soltanto con la mano, con il pugno, come se si trattasse di un gesto d'affetto fraterno. Rafe lo lasci finalmente andare, e cadde.
Carleton si scost con un balzo ben calcolato. Aveva i muscoli pieni di un'energia martellante. Vide il suo amico che si contorceva sulla ghiaia, col sangue che usciva da una dozzina di ferite che Carleton voleva credere fossero soltanto graffi, ferite superficiali che aveva menato per legittima difesa come si farebbe con un cane rabbioso, brandendo un ramo d'albero e agitandolo di qua e di l, erano solo ferite superficiali ma l'uomo lanciava gemiti acutissimi e si stringeva la pancia sanguinante, la stessa pancia che Carleton avrebbe giurato di non aver mai sfiorato. Carleton grid, trionfante: Montanaro a chi! Nessuno pu darmi del montanaro, i Walpole non sono dei montanari morti di fame!. Il fatto che Rafe facesse finta di essere gravemente ferito lo faceva incazzare, influenzava il giudizio dei testimoni, Carleton colp Rafe alla testa dall'alto verso il basso come si fa quando si batte il pugno su un tavolo, e la testa di Rafe and a sbattere contro il terreno con un tonfo, e Carleton, piegato su di lui, alz lo sguardo e grid alle facce: Avete visto?  cos che i Walpole si fanno giustizia. Ma poi un rombo invase le orecchie di Carleton come un vento che soffia all'improvviso da sud e da est dalle Cumberland gonfiandosi fino a trasformarsi in una tempesta di grandine e quindi persino in quel momento trionfale Carleton Walpole si dovette chiedere se prima o poi sarebbe riuscito a tornare l dove tutto  pacifico, se ci sarebbe tornato mai pi.

4.

South Carolina: primavera. Una donna con un vestito scuro stava in piedi sulla soglia, in attesa che tutti entrassero e si sistemassero. Faceva caldo. L'aula sapeva di buono-legno e gesso e qualcos'altro che Clara non riusciva a riconoscere. La donna aveva le spalle larghe e una corporatura massiccia e compatta, che a Clara faceva venire in mente il tronco di un albero: il modo in cui stava in piedi ad aspettare, quell'espressione severa con cui osservava i bambini che si affrettavano e il modo in cui di tanto in tanto ne afferrava uno per la collottola per farlo rallentare, non avresti mai pensato che potesse prendere vita e camminare fino all'estremit dell'aula. Aveva le mani grandi e venose e anche il collo lo era, ma il pallore invernale del suo incarnato la distingueva da tutte le persone che Clara era abituata a vedere. Non c'era modo di stabilire quanti anni avesse. Anche l'ultima insegnante di Clara, incontrata qualche settimana prima in un altro stato, era cos-diversa dalle donne del campo. Sceglieva le parole con pi scrupolo. Clara non aveva mai sentito qualcuno parlare tanto quanto parlavano le insegnanti e le sembrava bellissimo.
Le persone di fuori parlavano sempre di pi. Quando eri fuori e incontravi qualcuno del campo, in citt, si capiva subito che era del campo; c'era qualcosa che non andava in loro, erano lontani dagli altri quanto lo erano il pap di Clara da Nancy e Rosalie, la migliore amica di Clara, dal resto della famiglia di Rosalie.
Smettila! Ti ho detto di smetterla!
La maestra ce l'aveva con qualcuno. Clara e Rosalie ridacchiavano, con le mani davanti alla bocca. Sentirono del trambusto, e delle risate soffocate. Un brivido attravers la schiena di entrambe, ma non si voltarono a guardare come stavano facendo tutti gli altri-erano nuove l, cercavano di rigare dritto.
Mi ha colpito prima lui, accidenti disse un ragazzino.
Vieni qui-siediti!
Un momento dopo l'insegnante torn dall'altra parte della classe. Clara vide il suo sguardo passare in rassegna lei e Rosalie e il resto dei bambini nuovi del campo; stavano tutti insieme nei posti davanti insieme ai bambini piccoli. Rosalie aveva un anno in pi di Clara; aveva undici anni; ma sia lei sia Clara sia il bambino con le macchie sul collo erano l con i pi piccoli. Sghignazzavano e si nascondevano dietro ai libri quando l'insegnante era occupata con le altre classi. Le ginocchia di Clara premevano contro il fondo duro del banco. Stava diventando grande. Si sentiva crescere. Era alta come Rosalie e sarebbe diventata pi alta, alta almeno quanto certe ragazzine delle fattorie. Stare l con i bambini di sei e sette anni le faceva venire voglia di accudirli, come accudiva i suoi due fratellini pi piccoli. A loro, per, lei non piaceva. Si domand perch la maestra avesse deciso di mettere lei e Rosalie e l'altro ragazzino l davanti con dei bambini cos piccoli.
Il primo giorno, la maestra aveva messo un libro un po' troppo vicino al viso di Clara e le aveva detto: Leggi. Clara, nervosa, aveva guardato i caratteri sbattendo le palpebre. Rosalie aveva il suo libro e se lo stringeva forte sullo stomaco, chin la testa ma non and meglio di Clara. Siete lente, tutte e due. Molto indietro comment la maestra, senza guardarle. Al che Rosalie si era lasciata scappare un risolino e Clara l'aveva seguita a ruota, e la maestra si era arrabbiata con entrambe. La mamma di Rosalie, che le aveva accompagnate, le aveva sgridate dicendo che era stato proprio un inizio coi fiocchi il loro, che diavolo di problema avevano...? Quel giorno la mamma di Rosalie si era messa un paio di scarpe con sopra dei fiocchetti neri, solo per accompagnarle a scuola.
L'insegnante si stava ora avvicinando al gruppo di prima elementare. Erano solo le nove e faceva gi caldo. Clara amava il caldo, lo sentiva mentre entrava dentro di lei e le metteva sonno; le piaceva chiudere gli occhi alla luce del sole e addormentarsi come uno di quei gatti felici e puliti che si vedevano certe volte intorno alle fattorie. Aveva cercato spesso di scorgere uno di quei gatti mentre era sul bus o guardava fuori dal retro del furgone-a volte ce n'era uno che dormiva sul muretto di pietra vicino alla strada, con il pelo arruffato dal vento. La luce di un raggio di sole che filtrava dalla finestra si posava sul braccio dell'insegnante. Clara lo osserv. Il braccio della maestra era pallido come lardo ma era pieno di peli scuri come il braccio di un uomo. L'insegnante aveva la vita massiccia e compatta. Indossava una cintura sottile che, da una parte, stava cominciando ad arrotolarsi, mostrando l'imbottitura di cartone. Clara la guardava trasognata, sbattendo le ciglia. Tutti odiavano la maestra, ma non Clara. Le piaceva quel tipo di pelle e le piaceva anche la grossa spilla rotonda sul colletto della donna, una spilla rotonda e dorata che somigliava al sole. Un giorno anche lei si sarebbe comperata una spilla cos, pens, con i suoi soldi, e forse anche lei avrebbe insegnato in una scuola -
Ciao. Sono un bambino. Il mio nome ... Jack lesse uno di quelli di sei anni. Veniva da una fattoria. Era seduto davanti a Clara, sfalsato di un posto, e Rosalie era proprio dietro di lui. Rosalie aveva i capelli lunghi, rossi e stopposi e uno sguardo pieno di stupore. Se la beccavi a fare qualcosa di sbagliato, lei ti fissava con quegli occhi e non potevi fare a meno di ridere-una volta, all'intervallo, nell'ultima scuola che avevano frequentato, Clara l'aveva vista mentre apriva un fazzoletto piegato. Quando gliel'aveva preso, un fischiettino di latta era caduto per terra. Il fischietto era di qualcun altro, di un'altra bambina, ma Clara non avrebbe mai fatto la spia; pensava fosse divertente. Le cose finivano nelle mani di Rosalie come se stessero semplicemente l ad aspettarla. Lei le cose non le rubava, le trovava soltanto.
Io abito in una casa bianca. Questa  la mia casa... Questo  il mio cane. Il mio cane  nero.
Il bambino leggeva lentamente, enfatizzando ogni parola allo stesso modo. Era il pi bravo a leggere e Clara sperava sempre che facesse un errore. Seguiva le parole con gli occhi, memorizzandole. Sapeva dov'era il suono casa perch appena sopra c'era il disegno di una casa. La casa era bianca e davanti c'era un giardino con tre grossi alberi. Clara adorava i disegni del libro e spesso si era persa ad ammirarli. Il suo preferito era quello della mamma seduta in cucina con il bambino. Era verso la fine del libro, quindi forse non ci sarebbero mai arrivate; in quel momento si sarebbero gi trovate in un altro stato. In quel disegno c'era una donna con i capelli biondi e un bel taglio corto che teneva in braccio un beb. Il cane nero stava seduto e li guardava e sembrava sorridere. Dietro alla donna c'era una grande finestra con delle tende bianche a pois rossi, e vasi con le piante sul davanzale, e un orologio. L'orologio per era finto; se lo guardavi bene non indicava nessun orario. Per far ingelosire Rosalie, Clara le aveva detto che una volta era stata in una casa vera, su nel Kentucky.
Il prossimo, Bobbie disse la maestra.
Dietro di loro stava succedendo qualcosa. Clara sent un libro che cadeva per terra ma non os guardarsi attorno. Un giorno la maestra l'aveva strattonata anche se non aveva fatto niente-a ridere era stato qualcun altro. Quindi rimase seduta con le labbra paralizzate in un sorrisetto educato mentre il volto della maestra si infiammava in quell'espressione che hanno tutti gli adulti quando vogliono uccidere. Alle spalle di Clara cal il silenzio.
Raccogli il libro fece l'insegnante.
Qualcuno si pieg per raccoglierlo e un banco cigol.
La maestra rimase ferma a fissarli per un po'. Il rossore stava scomparendo dal suo viso a macchie irregolari. A un certo punto si riscosse ed esclam, con un tono secco e maligno: Ti ho visto! Tu-fuori, nell'atrio! Esci, piccolo porco!.
Cominci a urlare. Sbatt gi il libro e si precipit in corridoio. Clara e Rosalie si guardarono intorno, i pugni premuti sulla bocca per soffocare le risate. A scuola ridevano per qualsiasi cosa-che altro potevano fare? L era tutto cos strano! Bambini della loro et seduti nei banchi a leggere libri a singhiozzo invece di star fuori a lavorare nei campi per guadagnare dei soldi-ma perch? Se la gente di citt non fosse venuta in macchina fino al loro campo per parlare con chiss chi, lei e gli altri bambini non si sarebbero ritrovati in quel posto. Era tutto cos diverso, cos strano. Rideva per qualsiasi cosa. Quelli che raccoglievano la frutta si mettevano a ridere per guadagnare del tempo per pensare. Forse anche Clara stava facendo lo stesso. Diede un'occhiata e vide la maestra che strattonava uno dei maschi-era grande, avr avuto dodici anni. Uno delle fattorie. Si chiamava Jimmy e una volta aveva fatto qualcosa di schifoso nei gabinetti esterni delle bambine, sul pavimento. La maestra lo stratton e lo ributt sulla sedia con uno spintone. I banchi erano uniti fra loro nella parte inferiore, e l'intera fila trem.
Vai nell'atrio e rimani l-piccolo maiale schifoso!
Usc, con le spalle piegate per le risate. La maestra si asciug la faccia. Clara vide i suoi occhi che guizzavano per l'aula, e la guancia scossa da una specie di fremito. Era un piccolo tic, come un battito di ciglia. Clara pens che quando sarebbe diventata insegnante non avrebbe gridato cos tanto. Avrebbe sorriso di pi. Ma avrebbe comunque strattonato i ragazzi cattivi e li avrebbe spaventati. Con le femmine sarebbe stata gentile perch le femmine hanno paura; persino la ragazza grossa con le trecce avvolte attorno alla testa, avr avuto tredici o quattordici anni, era silenziosa e spaventata. Clara sarebbe stata gentile con tutte le femmine e severa con i maschi, proprio come suo padre. Frustava sempre Rodwell, ma mai Clara...
Leggi. Comincia a leggere!
Stava indicando Clara. La faccia di Clara cerc di cavarsela sorridendo come sorrideva la mamma di Rosalie, ma non serv a niente.
Si chin sul libro. Silenzio. Sent un prurito che le saliva per le gambe ma non poteva grattarsi. Le parole traballavano.
Io abito in una casa bianca...
L'hanno appena letto! Siamo alla pagina dopo.
La maestra si avvicin con passo pesante. Rosalie, curva sul libro, non guardava Clara. A parte le mosche, il silenzio era assoluto.
Clara fiss la pagina successiva. Aveva il fiato corto. Su quella pagina c'era il disegno di un uomo strano, vestito in una maniera strana. Portava una camicia bianca ma aveva addosso anche una specie di mezzo cappotto, un cappotto corto, che sul davanti non si chiudeva fino in cima ma lasciava un pezzo di petto scoperto a prendere freddo. Aveva un'affare rosso legato attorno al collo. Il cappotto strano era blu e anche i pantaloni dell'uomo erano blu. Clara si domand che genere di uomo dovesse essere. Sorrideva, ma non aveva idea del perch sorridesse; sembrava che sorridesse e basta, per i fatti suoi.
Forza, leggi. Stiamo aspettando.
Clara strinse il libro ancora pi forte.
Non puoi essere cos stupida! esclam la maestra. Leggi, forza!
Mio... Mio...
La maestra si accost a Clara. Con un dito, lungo e impaziente, tamburell sul libro di Clara. Il bambino aveva rovesciato qualcosa su quella pagina e la faccia di Clara bruciava di vergogna.
Comincia da questa parola. Questa!
Stava indicando una parola. Clara lo sapeva che era una parola, erano delle lettere messe insieme, erano come le lettere che partivano da sopra la lavagna e facevano tutto il giro dell'aula, l davanti...
Dilla, su! Dilla!
Mio...
Clara sent un'ondata di calore sopra la testa. Sia lei che la maestra respiravano affannosamente.
Padre. Dillo-di' padre.
Oh, padre. Padre. Padre mormor Clara. Mio padre... Mio padre...
Quando Clara tacque, scese il silenzio. A qualcuno scapp un risolino. Il dito dell'insegnante non si mosse. Clara riusciva a sentire il calore cha la maestra emanava e anche il suo respiro-voleva andarsene da l, scappare lontano e dormire per un sacco di tempo. Cos nessuno se la sarebbe presa con lei.
Come faccio a insegnarvi qualcosa? Che cosa si aspettano? Dio santo! disse la maestra con amarezza. Clara rimase seduta pi dritta che poteva, come si sedeva la mamma di Rosalie. Era cos che si faceva. Dopo un lungo istante rovente, sgradevole, la maestra domand: Quant' che resterete qui voi?.
Si volt leggermente in modo da poter guardare anche Rosalie. Ma Rosalie si era messa a sedere come si era seduta Clara, col dito sulla pagina, e faceva finta di non sentire. Per quanto tempo vivranno qui i vostri genitori? disse la maestra. Ne avete idea?
Questo spavent Clara molto pi della rabbia, perch non sapeva come interpretarlo. Riusciva a percepire della gentilezza nel tono dell'insegnante. Sorrise, poi smise di sorridere e, nel panico, lanci un'occhiata a Rosalie. Rosalie si gir, incroci lo sguardo di Clara e tutte e due le bambine scoppiarono a ridere all'improvviso. Nei loro risolini c'era qualcosa di malevolo.
La maestra si tir su con uno sbuffo rabbioso.
Bene, il prossimo. Bobbie. Leggi tu disse.
Clara pens che la voce della maestra viaggiava ormai abbondantemente sopra la sua testa e non poteva pi farle niente di male.
All'intervallo corsero fuori insieme. L'insegnante stava in piedi sulla porta e li faceva uscire uno alla volta. Se un bambino ne spingeva un altro lo prendeva e lo faceva aspettare finch tutti gli altri non erano usciti.
Clara e Rosalie si avvicinarono alle altre femmine. Le bambine non le calcolarono. Davanti alla scuola c'era un gradino alto di cemento, crepato e malridotto, e un sentierino che portava alla strada. Clara e Rosalie si misero a sedere sull'orlo del gradino per i fatti loro, ma abbastanza vicino da ascoltare i discorsi delle bambine.
I maschi giocavano, correndo all'impazzata. La ghiaia si sollevava ad ogni scivolone. Si tiravano addosso ghiaia e zolle di fango e le tiravano anche alle femmine. La ragazzina con le trecce si mise a piangere perch dei pezzetti di fango le erano finiti tra i capelli e non riusciva pi a toglierli; erano rimasti appiccicati. I maschi corsero da Rosalie e Clara ed esclamarono: Vediamo se avete i pidocchi! Avete i capelli pieni di pidocchi!. Uno prese Rosalie per i lunghi capelli e la trascin gi dal gradino di cemento. Rosalie strill e cerc di prenderlo a calci. Fottiti, piccolo bastardo! url Rosalie. I maschi scoppiarono a ridere e corsero dietro la scuola.
Clara indietreggi. Sent i passi della maestra nell'atrio. La maestra si precipit fuori e prese Rosalie per il braccio e le diede uno scrollone. Che cosa hai detto! grid. Rosalie prov a divincolarsi. Che cosa hai detto?
Le hanno tirato i capelli fece Clara.
Non ti azzardare pi a parlare in quel modo! disse l'insegnante. Era molto arrabbiata. Aveva la faccia piena di macchie rosse. Clara, rannicchiata contro al muro, guardava il viso della maestra senza riuscire a capire che cosa avesse di fronte: gli occhi grandi, severi e sporgenti, la pelle tirata, la bocca che sembrava avesse appena sentito un sapore disgustoso.
Rosalie riusc a liberarsi e corse sulla strada. Torna qui! url la maestra. Rosalie continu a correre. Stava tornando di corsa al campo; c'era un miglio di strada, pi un altro pezzetto. Clara schiacci la schiena sudata contro il muro. Voleva prendere la mano della maestra per farla smettere di tremare in quel modo. Anche sua mamma aveva delle mani nervose. Se le toccavi ed eri gentile, a volte si fermavano, ma altre volte no; a volte erano come degli animaletti che si muovevano per conto loro. Quando sua madre era morta e l'avevano messa in quella scatola, le mani erano tranquille sul petto e Clara continuava a guardarle di nascosto per controllare che non si muovessero.
La maestra si volt. Una piccola porcella schifosa, ecco che cos' disse. Non dovrebbe venire a scuola con-Dillo a sua madre, dille che non pu tornare se si comporta cos. Diglielo!
Ned, il bambino del campo, era seduto per terra l vicino. Ridacchiava sotto i baffi.
Che cos'avete che non va? disse la maestra.
Lui smise. Avr avuto tredici anni ma era piccolo per la sua et; gli colava sempre il naso; era strano. I suoi genitori lo lasciavano venire a scuola perch era troppo stupido per raccogliere bene i fagioli. Li ammaccava o sradicava le piante o rovesciava il cesto.
Devi dire a sua madre che-non lo so- L'espressione della maestra era seria e triste. Si stava rivolgendo solo a Clara. Di fronte a quello sguardo affilato ed esigente Clara voleva soltanto scomparire, voleva proteggersi facendo una smorfia o imprecando o ridacchiando-qualsiasi cosa pur di spezzare la tensione, la seriet. La maestra domand: Che cosa hai intenzione di diventare?.
Cosa? rispose Clara allegramente.
Che cosa farai? Tu?
Era come una domanda di matematica: quanto fa questo pi questo? Se le cose in questione si chiamavano fagioli, Clara riusciva ad addizionarli rapidamente-ma se erano scoiattoli o bottiglie di latte non se ne faceva nulla.
Intende me? sussurr Clara.
Oh, siete solo-feccia disse la maestra, la bocca tesa e disgustata. Super Clara in tutta fretta e torn nell'atrio. I suoi passi facevano un gran rumore.
Feccia disse la ragazzina con le trecce.
Feccia disse Ned a Clara, con un ghigno.
Chiudi il becco, tu-sei la stessa cosa! ringhi Clara a muso duro. Lo odiava perch erano insieme e lei non poteva farci niente. Quando gli altri bambini ridevano di loro, non facevano distinzioni tra Clara e Ned-e Rosalie-e gli altri ragazzi pi grandi del campo, una ventina, che erano venuti a scuola il primo giorno e non si erano pi fatti vedere.
Dentro, la maestra suon la campanella. Era una campana larga e arrugginita che la maestra scuoteva a mano rabbiosamente.
Rientrarono di corsa. A Clara cominciava a far male la testa. Si sedette al suo posto, prese il suo libro e riguard la casa bianca e quell'uomo che era un padre ma non somigliava a suo padre o a uno qualsiasi dei padri che conosceva, e continu a fissarlo come se cercasse di comprenderlo, finch la maestra non le disse di mettere via e di cominciare a scrivere. Calligrafia. Clara si sentiva pesante e accaldata e triste, gi si immaginava il pomeriggio, dopo la scuola, quando si sarebbe messa a correre per schivare i sassi e le palle di fango. Sia lei che Ned dovevano correre, tagliando per campi fangosi, con i ragazzini che ridevano alle loro spalle... Feccia! Erano feccia, lo sapevano tutti, e questo significava che la gente li avrebbe presi a sassate: e qualcuno prima o poi finiva per colpirti.

5.

New Jersey: stagione dei pomodori. Arrivarono lass insieme a bordo di uno scuolabus sgangherato. Carleton sedeva vicino a Nancy e, nell'altra fila, Clara era seduta accanto a Rodwell e teneva in braccio il beb, Roosevelt. L'autobus era rumoroso e tutti mangiavano o fumavano; Carleton tirava fuori di tanto in tanto una bottiglia da una sporta di tela, e lui e Nancy mandavano gi una sorsata.
Non ero mai stata cos su a nord disse Nancy.
Be', io s fece Carleton.
Il suo tono era diventato pi piatto; certe volte se ne sorprendeva anche lui. Quando Nancy si comportava da ragazzina e faceva gli occhi dolci, gli veniva voglia di prenderla per la nuca e scrollarla. Sapeva che lei faceva finta e odiava le persone che fingevano.
Sei stato dappertutto, hai girato il mondo intero. Non ho mai conosciuto nessuno come te disse lei.
Nell'altro sedile, Clara stava separando Rodwell e Roosevelt. Rodwell, probabilmente, aveva dato fastidio al bambino. Che carina quella bambina Nancy lo diceva sempre di Clara. Non ho mai visto una bambina gentile come lei, a quell'et. Clara era cos carina perch cucinava quando Nancy non ne aveva voglia; sapeva fare i maccheroni con il formaggio sciolto, gli hot dog fritti in padella e il riso con i pomodori e il granturco tritato, appena colto. Era capace anche di spazzare la stanza singola in cui vivevano, posto dopo posto, e se anche aveva paura di Nancy non lo dava a vedere.  venuta su proprio bene, considerando sua madre disse Nancy.
Sua madre le ha insegnato molto fece Carleton, seccamente.
Guard fuori dal finestrino. La vita, ora, gli appariva rattoppata. Sempre pi a toppe sfilacciate, come le nuvole-ogni volta che le guardavi, le nuvole avevano una forma diversa, alcune erano cos belle e bizzarre da accecarti, percorse da merletti di raggi solari che sembravano vene, ma tutte cambiavano in fretta, si dimenticavano. Cristo, restare sobri si stava facendo difficile: voler restare sobri. Carleton! Aiutami. Pearl l'aveva chiamato come una donna che si risveglia da un sogno ma era troppo tardi.
Nancy: una ragazza carina con la pelle unta e un odore rancido, dolciastro che a Carleton andava pi che bene, lo faceva sentire su di giri e sexy e quasi giovane, ma cazzo blaterava tutto il tempo, era sfiancante. In compagnia dava il meglio di s: quando si beveva, riusciva a far ridere tutti e piaceva agli uomini, e Carleton sentiva di nuovo quel brivido di possesso che non provava da anni, da quando Pearl aveva cominciato a lasciarsi andare.
Quando una donna fa cos,  la fine. Come lasciare che un giardino si riempia di erbacce. Pu succedere da un giorno all'altro. Fino al punto in cui non riesci pi a vedere che cosa rendeva cos speciale quel giardino, soffocato com' dalle erbacce.
Carleton appoggi la testa al vetro, offuscato da una patina sottile di unto dove qualcun altro aveva gi appoggiato la fronte. Fuori non c'era niente: campagna. Terra coltivata, boschi stentati, colline in lontananza. Carleton immagin un cavallo che li seguiva al galoppo, tenendo il passo con l'autobus senza per accorgersi della sua presenza. Un cavallo Kentucky Thoroughbred, rampante. Uno di quelli che non vedi mai da vicino, ma soltanto nelle fotografie. Una stella bianca sulla fronte, una lunga coda guizzante, di un nero brillante. Tre calze bianche, e il resto completamente nero. Carleton sorrise sentendo i muscoli del cavallo flettersi e scattare, ammirando il suo galoppo sciolto, gli stinchi straordinariamente sottili, le caviglie; riusciva a percepire la terra morbida che cedeva sotto gli zoccoli dello stallone. Il modo in cui un cavallo si godeva l'aperta campagna, salutando con quel verso schioccante-nick-nick-nick-i suoi amici che brucavano in un altro campo ma ignorando il richiamo di qualsiasi essere umano che cercava di avvicinarlo... Nel frattempo, la ragazza vicino a lui parlava. Strusciava la sua pelle calda sulla sua. Carleton cercava di non ascoltarla perch dietro a tutto quel chiacchiericcio femminile certe volte sentiva Pearl, com'era prima -
Carleton! Aiutami. Non voglio morire.
Per mesi, Pearl gli aveva parlato a malapena, a lui come a chiunque altro. Riusciva a ridestarsi solo per allattare il bambino. E per staccare il bambino e passarlo a Clara. Nient'altro! Nient'altro! Carleton doveva essere stato sbronzo, era sbronzo per forza, cazzo, aveva giurato di non mettere incinta Pearl un'altra volta, non l'aveva fatto apposta, eppure in qualche modo era successo. In quegli ultimi mesi lei aveva lavorato nei campi con lentezza, goffaggine e indifferenza come un caso psichiatrico qualunque di quelli che si vedono in giro e a volte si stendeva per terra e chiudeva gli occhi e nessuno riusciva pi a farla alzare, Carleton era costretto a riportarla di peso alla baracca come un sacco di semente. Che vergogna! Cristo, se l'aveva odiata. Pearl aveva smesso di riconoscerlo per non doverlo pi disprezzare, Carleton ne era convinto. Fino alla fine, quand'era cominciata l'emorragia e l'aveva chiamato in preda a un panico lucido e con gli occhi accesi dal dolore Carleton! Aiutami e lui era ubriaco fradicio e ci aveva messo del tempo a svegliarsi e pi tardi c'era un dottore cos schifato da Carleton che non voleva nemmeno guardarlo. Carleton aveva abbassato il capo, pi vigile che mai. Sbronzo da tre giorni e con i baffi di tre giorni, per tutto quel tempo non aveva mangiato neanche un boccone ed era cos malfermo sulle gambe che per poco non sveniva, eppure era costretto a sopportare lo sdegno di quel dottore come se fosse un lurido pavimento di cemento da lavare con la canna dell'acqua. Non sarebbe mai dovuto accadere stava dicendo il dottore a voce bassa, concitata, senza incrociare lo sguardo di Carleton, questa povera donna, nel suo stato, quante gravidanze ha detto che ha avuto? E in queste condizioni di vita. Carleton percepiva solo vagamente il ronzare delle mosche e l'odore di sangue che c'era nella stanza; era grato del fatto che i bambini fossero stati portati nella baracca del sorvegliante, dove non avrebbero potuto vedere la loro madre in quello stato. Il dottore era un uomo piuttosto giovane, si era ricacciato gli occhiali rattoppati sul naso, furioso, frustrato; perch Carleton, ovviamente, non riusciva a parlare, non voleva parlare, per quel senso di vergogna e di umilt tipico dei Walpole. Cos'avete che non va? Non sapete nulla di controllo delle nascite? Non pensate mai di - Carleton stava l in piedi, muto e pentito, la faccia contratta come un pugno. Nemmeno in quel momento aveva creduto che Pearl sarebbe morta, o che potesse morire; non era capace di immaginare il mondo del potrebbe-accadere, c'erano gi abbastanza preoccupazioni nel mondo cos com'era, maledizione. Cerc dunque di afferrare quello che stava accadendo: il bambino nella pancia di Pearl si era girato male, o c'era qualcosa che non andava nel sangue di Pearl, e c'era un'infezione, o -
Raccontati quello che ti pare, Carleton, era giunta l'ora di Pearl. Dio ha richiamato Pearl a s. Una delle amiche di Carleton gli offr questa consolazione, e Carleton la custod nel suo cuore.
Nancy aveva all'incirca diciott'anni. Era figlia di un uomo che Carleton conosceva. Voleva andarsene dalla Florida e, semplicemente, era scappata con Carleton e i suoi figli. Aveva i capelli scuri tagliati corti, le ciocche irregolari le incorniciavano il viso lasciando scoperte le punte delle orecchie morbide, e quando rideva il buonumore le faceva strizzare gli occhi-tutto era cos divertente, ti faceva venire voglia di ridere insieme a lei. Quello era uno degli aspetti della vita sul bus e nei campi, pens Carleton; avevano tutti la risata facile. Erano brave persone. Proprio in quel momento sul bus si rideva, si tirava avanti. Dietro di lui c'era una famiglia del Texas, Bert qualcosa e sua moglie, entrambi con il viso tondo e abbronzato, e di fianco c'erano due dei loro bambini, Rosalie e Sylvia Anne, e dietro di loro altri due figli-due maschi. A Carleton non piaceva che ci fossero cos tanti bambini ma Bert e sua moglie gli piacevano perch niente li buttava gi. Rosalie era la migliore amica di Clara, ma a Carleton non piaceva il suo sguardo svelto e intelligente. Tutti amavano ridere. A Carleton non dispiaceva ascoltarli, ma lui era diverso e si vedeva diverso: era migliore di quella gente, i loro genitori avevano viaggiato a stagione, mentre la sua famiglia possedeva terreni ed erano contadini e anche lui ormai era quasi pronto a tornare laggi. Il problema  che nel 1933 girava male per tutti.
Il New Jersey mi piace proprio. Ci siamo dentro adesso disse Nancy. Stava parlando con Bert e sua moglie. Siete gi stati anche qui, immagino.
Guarda, sono stato dappertutto fece Bert.
E questo, o qualche contorcimento buffo della sua faccia, li fece scoppiare a ridere. Bert faceva sempre ridere tutti, specialmente le donne. Carleton guardava dal finestrino le sue sagome saltellanti e si accorse di come saltassero e si attorcigliassero con una libert quasi disperata-ecco, c'era anche lui, libero, capace di fluttuare a pochi pollici da terra, lasciandosi facilmente alle spalle questo vecchio bus. Un giovane Carleton correva l accanto, mulinando le braccia-La coppia del Texas cominci a parlare di una cosa successa a casa loro, un uragano, e Carleton cerc di spegnere il cervello, visto che aveva gi sentito quella roba quattro o cinque volte. Si concentr sulle sue sagome che correvano, ma la voce di Bert continuava a filtrare.
Bert era un uomo smilzo e onesto, sulla quarantina, con una mite testa calva che splendeva tra i capelli radi. Ma la sua onest e la sua mitezza lasciavano di continuo il posto a un ampio ghigno sornione e cordiale; non riusciva a smettere di sorridere. Il viso di sua moglie non aveva niente che Carleton riuscisse a ricordare. Era semplicemente un viso di donna.
Un tizio senza testa? strill Nancy.
Era un negro. L'abbiamo visto tutti disse Bert.
Nancy ridacchi. Mi prendi in giro!
Tesoro, non ti sto prendendo in giro. Perch mai dovrei prenderti in giro?
Ne ho viste di peggio disse sua moglie, sporgendosi in avanti.
Non mi credete? C'era una tempesta bella forte a Galveston.
Dov' Galveston? fece Nancy.
Gi, ne abbiamo visti di spettacoli disse la donna con entusiasmo. Parl pi lentamente mentre raccontava di quando avevano rastrellato i detriti e messo il naso tra le macerie annerite delle case. Una tromba d'aria  venuta gi dritta dal cielo -
Carleton si agitava sul sedile. Pi fissava le sagome, meno nitide diventavano, come se avessero paura di essere distrutte da una tromba d'aria che veniva gi dritta da cielo. Era come un sogno: quando provavi a farlo continuare, si dissolveva. Sent le voci amichevoli e strascicate della coppia texana rimbalzargli addosso e prov nei loro confronti un odio improvviso e violento, persino per Nancy: erano degli imbecilli, non capivano! Quella vita faceva per loro, perch le loro famiglie non avevano mai fatto nulla di meglio. Lo capivano che Carleton era diverso, e quando parlavano con lui erano seri; con lui non scherzavano. Ma non gli interessava quello che pensavano. Erano altre le persone da cui voleva essere preso sul serio, uomini che assumevano per strada lavoratori a giornata, per scavare canali o buchi per i pali. Quegli uomini avevano una faccia differente, scaltra. Parlavano pi veloce e non si prendevano la briga di scherzare e di ridere ossequiosamente a ogni pausa. A Carleton dicevano sempre: Ci sono uomini, qui in citt, che non hanno lavoro... nessuno costruisce niente in questo momento... anche mio fratello vorrebbe un lavoro, ma... tu arrivi dal campo fuori citt, eh...?.
Di fronte agli altri, Carleton cercava ancora di stare in piedi dritto e a testa alta. Perch gli altri giudicano sempre. Ben consapevole delle braccia, delle spalle e delle sue gambe muscolose. Cristo, per, tenere le spalle dritte stava diventando un lavoraccio, specialmente perch quello che avrebbero voluto fare era piegarsi sempre come un arco, dopo tutto quello stare curvi nei campi. E la faccia di Carleton-ora gli mancavano i denti davanti e quel maledetto naso sembrava ancora pi storto solo Dio sapeva perch e certe volte gli dava quest'aria da strabico come un malato di mente, le rughe sulla fronte sembravano tagli fatti col coltello, doveva esercitarsi per far somigliare la sua faccia alla faccia degli uomini di fuori. Fuori dai campi dei braccianti. Quei bastardi ti guardavano come se si aspettassero che gli rubassi qualcosa dalle tasche o che contaminassi la cazzo di aria che gli apparteneva. Alcuni lo capivano: un uomo come Carleton Walpole avrebbe volentieri squarciato a morsi la gola di quelli come loro, se non ci fosse stato il rischio che qualcuno lo venisse a sapere, se nessuno l'avesse mai scoperto.
Nei campi, la gente non si curava della propria faccia, perlopi. Non c' nessuno che ti guarda e a nessuno frega un cazzo quindi magari ti metti a parlare da solo, strabuzzi gli occhi mentre rivedi vecchie discussioni e litigate e certe volte anche i bei momenti passati, se i bei momenti riesci a ricordarteli, e sputi nella polvere, con i pensieri che ti ronzano nel cranio per tutto il tempo come le grosse mosche nere su quei mucchi di merda umana ai margini del campo nel rado bosco di pini dove vai a farla quando devi farla. E il sorvegliante ti guarda mentre esci dal campo, per essere sicuro che non cincischierai. E la gente di citt sembra saperlo, tutto questo. Persino le donne, con quelle facce incipriate e le scarpe bianche dai tacchi alti, quegli sguardi che si posano su di te pieni di piet e di ribrezzo. Persino i giovani. Ecco perch in citt devi camminare in un certo modo, o almeno provarci, maledizione. L, Carleton Walpole avanzava tenendosi pi dritto che poteva e la sua espressione era seria e dignitosa come quella di un soldato che si sarebbe battuto fino alla morte se qualcuno avesse messo in discussione il suo onore. O l'onore della sua famiglia. No: non era una cosa che avresti voluto fare.
Eppure certe volte quando era solo le spalle si incurvavano sotto al peso doloroso di quello che aveva fatto e non voleva fare, Dio gli era testimone.
Nel bar alla periferia di Ocala. Lontanissimo in quel cazzo di Sunshine State.
Non volevo. Non ho mai voluto. Non  colpa mia. Io non lo volevo.
Gli avevano creduto. No: avevano creduto ai testimoni, non a lui.
Avevano creduto ai testimoni che si erano espressi con chiarezza ma anche con disprezzo come se avessero parlato di due cani che si azzuffano in mezzo alla polvere. Uno che attacca, puntando alla giugulare; e il secondo che non ha altra scelta se non quella di puntare a sua volta alla giugulare. Nient'altro. Due cani.
Qualcosa dopo quella notte aveva abbandonato Carleton. E nei terribili giorni e notti che erano seguiti.
Era come perdere i denti. Con il tempo le mandibole ti facevano meno male. Ma rimaneva un vuoto, nervi morti. Come cavi morti. La corrente non li attraversava pi. La sua mente funzionava ora pi lentamente. Le sfuriate erano forse pi frequenti ma non necessitavano di pensiero. Parlava pi lentamente, e distingueva pi lentamente le parole. Come se gli arrivassero piano, attraverso acqua melmosa. Si svegliava in qualche posto dimenticato da Dio in mezzo a un campo di patate dopo aver visto una cerchia di facce che gli sorridevano come se volessero ridargli il benvenuto e per un istante confuso pensava Ero a casa mia e per poco non pensava anche Ci posso arrivare, da qui.
Non  stata colpa mia. Dio mi  testimone.
La mano di una donna gli tocc il fianco. Nancy fece un risolino, stava parlando di nuovo nel sonno. Si dimenava, scalciava.
Quel maledetto bus sobbalzava su una strada sterrata. Dovevano aver lasciato l'autostrada e Carleton fece finta di averlo capito. Aveva qualcosa di caldo e affamato nelle budella come una palla di serpenti neonati. Si allung per prendere il whiskey. Quello che rimaneva.
Si pieg e sent che bruciava, e poi smise di bruciare.
Una sensazione di tiepido intorpidimento. I serpentelli si preparavano a dormire.
Amore, vuoi farla girare? Ma certo!
Nancy gli strapp la bottiglia dalle dita e se la port alle labbra bevendo rapidamente con gesti ben collaudati e si pul la bocca col dorso della mano come avrebbe fatto un uomo, gli occhi accesi da un bagliore caldo e ambrato come quello del whiskey. Sul bus non era permesso bere ma certe volte beveva anche l'autista. Era un modo per superare le lunghe ore di viaggio, quel cazzo di caldo. Nancy stava passando la bottiglia alla coppia di texani dietro di loro, con quei due aveva fatto amicizia, Nancy era cos, veloce a farsi degli amici e veloce a farsi dei nemici, ecco com'era Nancy. Ora si comportava come se l'idea di passare il whiskey a loro fosse stata di Carleton, si vantava del suo uomo che a lei sembrava un bel tipo, un uomo vero, Cristo quanto gli dava fastidio sentirla vantarsi di lui come se fosse una persona speciale. Gli accarezzava il braccio, i suoi muscoli incordati, come se la cosa la eccitasse. Il mio uomo  stato dappertutto, viene dal Kentucky, ha vissuto per un po' in un albergo a Cincinnati, ha attraversato il Mississippi quante volte, amore? - e Carleton si limitava a stringersi nelle spalle. Sapeva che a volte quand'era ubriaca e si sentiva particolarmente sexy lasciava capire alla gente che Carleton aveva fatto male-usava le parole fatto male, fatto molto male, aveva dovuto fare male-a un uomo gi in Florida, ma non ne parlava mai davanti a Carleton, sapeva che era meglio evitare.
Carleton supponeva che la coppia texana si stesse chiedendo perch non si girava e non si comportava amichevolmente con loro be' che se lo chiedano pure e che si fottano: Carleton Walpole non era un vecchio orso ammaestrato. Che se ne andassero all'inferno: li odiava. Non quanto gli ispanici o i negri, quelli si odiano per principio, erano tipi che odiavi appena li vedevi per quello che erano. Perdenti del cazzo, fannulloni e stronzi e ubriaconi. E le donne sguaiate, peggio degli uomini. Carleton odiava ferocemente quasi tutti quelli che c'erano sul bus, tranne i suoi figli e forse Nancy se non blaterava troppo, cazzo, gli sarebbe piaciuto metterle un sacchetto in testa per farle chiudere il becco. I suoi figli li avrebbe risparmiati, anche se Rodwell e quella sua boccaccia da saputello lo facevano incazzare, sempre sul fondo dell'autobus a gridare hee-haw con degli altri ragazzini, mentre Roosevelt era il bambino pi sgraziato che si fosse mai visto, sembrava un ritardato con gli occhi spenti e cominciava a balbettare appena il suo pap lo guardava storto. Carleton si riprese la bottiglia e bevve e chiuse gli occhi contro il bagliore spietato del sole e pens che se tutti gli occupanti del bus fossero morti in un incidente per il mondo non sarebbe stata una grave perdita. Peccato che quell'autobus del cazzo non viaggiasse abbastanza veloce l sullo sterrato per schiantarsi con violenza sufficiente. Ribaltarsi in un canale? In un torrente? Probabilmente un torrente non era abbastanza profondo. Precipitare da un ponte nel Mississippi, quello avrebbe funzionato: sar stato profondo cento piedi e largo un miglio, corrente veloce e mulinelli.
Per: mettiamo che l'autobus sbanda e finisce gi da un ponte, cade nel fiume e tutta la gente che c' sul bus muore tranne Carleton Walpole e la sua famiglia perch Dio ha deciso di risparmiarli.
Lo sai perch ti ho risparmiato, Carleton Walpole?
E lui avrebbe chinato il capo con umilt. Perch non lo sapeva.
Cerca e troverai era la risposta di Dio. Cercherai in ogni angolo del mondo e un giorno troverai.
Il campo era vicino alla strada sterrata, nascosto da un frutteto malridotto. Quando scesero dallo scuolabus a tutti quanti sembr che il terreno ondeggiasse sotto ai piedi. Carleton lanci un'occhiata sospettosa in giro per vedere com'era. Nancy aiut Roosevelt a scendere, rimproverando Clara. Non dovrebbe farsela nei pantaloni, grande com'. Devi insegnarglielo meglio, tesoro. Sei sua sorella.
Clara si mordicchi il pollice. Pensavo che era ok.
Di fronte a loro c'era uno spazio cosparso di spazzatura, senza un filo d'erba. I resti di un fal d'immondizia. Su entrambi i lati, baracche imbiancate anni prima. All'estremit opposta c'era un campo di pomodori. Carleton guard in quella direzione riparandosi gli occhi: laggi il calore ondeggiava luccicante come i fumi della benzina. L'hanno dipinto bene questo posto, carino da parte loro disse Nancy. Le sue cose e i suoi vestiti erano avvolti in una coperta lercia. Che ne pensi, tesoro?
Carleton aggrott le sopracciglia. Sentirsi chiamare tesoro non gli suonava particolarmente bene.  a posto borbott.
Li smistarono nelle baracche. Carleton non guard mai il reclutatore, che si rivolgeva con lo stesso tono prepotente e fragoroso a tutti-da Carleton Walpole agli storpi sordi che riuscivano a malapena a camminare-e preferiva far finta che Carleton Walpole non fosse il brav'uomo che era. Questo reclutatore guidava anche l'autobus per fare qualche soldo in pi.
Ci staremo benissimo. Non  bello? disse Nancy.
Qualcuno ha lasciato dei vestiti per noi. Carleton diede una pedata a una pila di panni sporchi sul pavimento della baracca. Mutande macchiate di sangue.
Il primo giorno erano sempre felici. Persino Carleton riusciva a vedere un po' di speranza. La catapecchia, che il reclutatore chiamava cottage, non era cos male, pi grande della precedente, e non cos puzzolente. Per terra c'erano ragnatele e insetti morti e altra sporcizia, ma Nancy e Clara se ne sarebbero occupate. Carleton non disse niente e lasci che disfacessero i bagagli. Aveva le ascelle e i fianchi viscidi di sudore. La maledetta riga del culo gli bruciava da morire. Aveva una sete del diavolo ma per quello avrebbe dovuto aspettare, lo sapeva. Quella secchezza in gola che dava il whiskey, come se avesse dormito. Quello gli piaceva. Inser la spina del fornelletto elettrico, anche quello funzionava. Tast i materassi con il ginocchio; andavano bene. Alla fine salt gi dal gradino dell'ingresso e rimase in piedi di fronte alla baracca con le mani sui fianchi.
Ogni baracca era numerata. La loro era la . Carleton guard le cifre disgustato, pensava che gli sarebbe toccato vivere in una baracca con sopra un sei dipinto al contrario, come se il tipo abbastanza stupido da fare una cosa del genere fosse lui! I bambini erano gi usciti a giocare tra le baracche. Le baracche erano sollevate dal terreno, appoggiate su blocchi di cemento e alcune non sembravano granch stabili. Carleton camminava lentamente, tenendo sempre le mani sui fianchi come se tutto gli appartenesse. Dietro, tra una baracca e l'altra, c'erano vecchie scatole di cartone e tinozze. Alcune erano rovesciate, altre erano girate dalla parte giusta e piene d'acqua piovana. Sapeva che se fosse andato fin l a dare un'occhiata avrebbe visto vermi lunghi e sottili che nuotavano elegantemente nelle vasche. Di fronte ad alcune baracche c'erano dei grossi contenitori pieni di spazzatura. Diversi bambini ci stavano gi frugando dentro.
Roosevelt, che diavolo, lascia stare quella merda! disse Carleton.
Moll uno schiaffo in faccia al bambino. Roosevelt aveva la testa stretta e i capelli di un castano chiaro che crescevano troppo radi, tanto che a volte somigliava a un minuscolo vecchietto. Sulla testa aveva della roba dura e circolare, anelli di croste spuntati da chiss dove, e aveva perso due denti davanti per un calcio rimediato durante una zuffa con degli altri ragazzini. Scans Carleton e corse via. State alla larga dalla spazzatura degli altri, cazzo fece Carleton. Gli altri bambini aspettarono che li superasse. Avevano paura di lui.
Il resto degli uomini era fuori, ora, in attesa. Passavano il tempo a lavorare o a bere; quando non avevano niente da fare, le loro braccia erano inutili e inquiete. Due di loro si misero a sedere all'ombra di un albero stentato e tirarono fuori un mazzo di carte. Vuoi unirti, Walpole? disse uno.
Di soldi non ne avete rispose Carleton, indisponente.
E tu nei hai?
Non gioco per divertimento. Se non avete soldi, per me  una perdita di tempo.
Tu di soldi ne hai tanti?
Il texano, Bert, spunt sulla soglia di una catapecchia, stiracchiandosi le braccia. Si era tolto la camicia. Aveva il petto incavato, di un bianco bluastro, ma sembrava felice, come se fosse appena arrivato a casa.
Dai Walpole, vieni a giocare con noi gli disse.
Carleton rispose con un gesto sprezzante. Aveva un po' di soldi da parte e magari avrebbe potuto raddoppiarli se avesse giocato con loro, ma ormai detestava il loro odore e i loro denti macchiati e i loro discorsi incessanti e ripetitivi; erano feccia e basta.
Non sono in vena disse.
Prosegu. Riusciva a sentirli mescolare le carte. Non si esce fino al mattino disse qualcuno. Carleton non si volt a guardare. I suoi occhi erano attratti da altre cose, indugiavano sulle file di baracche, avanti e indietro, come se cercassero qualcosa di familiare. Un segno, un indizio di speranza. C'erano diversi passeri e merli che beccavano qualcosa sul terreno; Carleton cerc di non guardare, ma lo vide comunque-un animaletto, putrefatto. L'idea che il contadino che possedeva il campo non si fosse preso la briga di seppellire una cosa del genere lo faceva arrabbiare. Era sporco, era uno schifo. Tutto il campo andava bruciato... e la spazzatura dell'anno prima, l'immondizia dell'anno prima ancora abbandonata in giro. Carleton sput, disgustato.
Si era allontanato dall'area piena di ciarpame dismesso tra le baracche e ora guardava un campo coltivato. Le piante di pomodoro erano di un verde pallido, polverose, sane. Con gli occhi della mente Carleton riusciva a vedere il rosso spento dei pomdori, che si alzavano e si abbassavano come in un sogno, e le sue mani che si allungavano per prenderli. Fuori e gi e attorno e dietro, in un movimento meccanico, aggraziato e senza fine. Fuori e gi, tirando il gambo, e poi attorno e dietro, sistemando delicatamente il pomodoro nel contenitore-e poi spostare i talloni di pochi pollici per arrivare alla pianta successiva. E ancora e ancora. Restava accovacciato per un po' e poi si inginocchiava; le donne e i bambini e i vecchi si mettevano subito in ginocchio.
Dopo aver lavorato tutto il giorno, capitava che sognasse di raccogliere, ma ora lo sognava ancora prima di aver cominciato a lavorare. E quei sogni non erano solo sogni come quelli che si fanno di notte, erano visioni spettrali che potevano assalirlo anche sotto un sole abbagliante.
Figlio di puttana mormor Carleton.
Si volt e si ripar gli occhi per scrutare il campo alle sue spalle. Si accorse allora che in quel campo ci venivano da anni. Persino gli odori erano gli stessi. In fondo a destra, ai piedi di un pendio, c'erano come sempre due gabinetti esterni; ci sarebbe stata una gran puzza laggi, ma l'odore non sarebbe stato una sorpresa. Era quella la cosa rassicurante di quei campi: non c'erano sorprese. Carleton fece un respiro profondo e scrut l'intero accampamento, dove la luce brillante del sole accarezzava il ciarpame: i pali marci di pioggia con i fili per il bucato grigi e penzolanti, le scarpe abbandonate, le bottiglie splendenti, rosse e verdi, le lattine che la pioggia di parecchi mesi aveva pulito completamente, assi, stracci, vetri rotti, cavi, pezzi di botti e, a entrambi i lati del campo, tubi di ferro arrugginiti che uscivano dal terreno, con il loro rubinetto in cima. Il gocciolio lento e costante dei rubinetti aveva scavato dei buchi per terra. Vicino a una delle casupole c'era una vecchia cucina; forse era per l'uso di tutti.
Sarebbe stato un altro pessimo anno, pens Carleton, ma le cose sarebbero migliorate. Le cose andavano male a tutti da parecchio tempo-persino i ricchi si suicidavano, si diceva. Il tipo di lavoro che faceva Carleton era sicuro, stabile. Ai piani alti bastava aprire un giornale e ricevere una telefonata per scoprire che eri finito, e poi ti toccava ammazzarti; con persone come Carleton si poteva riderci su e basta. A essere brutto era semplicemente il momento, pens Carleton. Era una cosa che lo faceva sentire gi, che gli pesava. Ma non si sarebbe mai arreso. Quando le cose cominceranno a migliorare-a partire da New York City-allora gli uomini pi intelligenti degli altri si sarebbero messi all'opera per tornare in cima, risalendo la corrente in mezzo a una folla di gente stupida e disgustosa come quella con cui Carleton era costretto a lavorare. Erano solo feccia, gli uomini stravaccati laggi a lanciare carte e le grassone che si scambiavano sorrisetti, in piedi sulla porta: cavolo, ne abbiamo fatta di strada! Non  vero? Alcune di quelle persone lavoravano nei campi da venti, trenta, addirittura quarant'anni e nessuno di loro aveva da mostrare qualcosa di pi dei vestiti che indossava o delle cianfrusaglie che si era tirato dietro, avvolte in una coperta... questo valeva anche per Carleton ma lui aveva una famiglia da mantenere; se non avesse avuto una famiglia ora avrebbe avuto un sacco di soldi da parte.
Aveva circa dieci dollari, che teneva scrupolosamente arrotolati in tasca. Nancy non ne sapeva niente e quello che non sapeva non poteva nuocerle. A Carleton veniva in mente di tanto in tanto che quei soldi li avrebbe dovuti spendere per Clara-per prenderle una borsettina di plastica o una collana. Non provava le stesse cose per gli altri suoi figli. Mike era scappato tempo prima e nessuno sentiva la sua mancanza; alla fine non aveva portato altro che guai. Carleton aveva dovuto dargliele cos forte che la sua bocca si era riempita di sangue, ci era quasi affogato nel suo sangue, ma gli era servito a capire chi comandava. Sharleen era gi in Florida, sposata. Aveva sposato un ragazzo che lavorava in un'officina; le piaceva vantarsi del lavoro fisso che aveva e del fatto che lavorasse al coperto. Ma non l'aveva mai portato a casa per farlo conoscere a Carleton. Al che lui le aveva detto: Sei una troia, proprio come tua madre. Non l'aveva inteso con cattiveria. Non aveva pensato che cosa potesse significare. Ma non aveva mai pi rivisto Sharleen dopo quella volta. Era felice di essersi sbarazzato di lei e di quel suo sguardo tagliente e nervoso.
La paura che vedeva dipinta sulle facce dei suoi figli faceva s che non gli piacessero pi. Di tanto in tanto la vedeva persino in Clara. Quell'aria timorosa e cauta lo provocava e basta, rendendo i suoi colpi avventati; Nancy aveva abbastanza cervello da saperlo. A Carleton piacevano la pace, il silenzio, la calma, il modo in cui Clara gli si accoccolava sul ginocchio e gli raccontava della scuola o delle sue amiche o di quello che le sembrava divertente, o il modo in cui Nancy lo abbracciava e gli accarezzava la schiena.
Carleton aveva fame. Si rimise in moto per tornare alla baracca. Ora la piazza era piena di bambini e di donne che facevano prendere aria a coperte e trapunte sui fili del bucato. La moglie di Bert stava sbattendo qualcosa sulla porta di casa. Aveva la faccia rossa come una barbabietola e una testa di imprevedibili capelli cespugliosi. Che bella giornata! esclam. Carleton annu. Due bambini urlanti gli sfrecciarono davanti. Vide Clara e Rosalie vicino agli uomini che giocavano a carte. Clara corse da lui e gli prese la mano. Pens a quanto fosse strano: una bambina che gli correva incontro e gli prendeva la mano, lui era suo padre, lei era sua figlia. Prov una sensazione di tepore. Il pap di Rosalie ha vinto una cosa e gliela regaler! strill Clara. Carleton si lasci portare con riluttanza dai giocatori di carte. Bert mise gi le sue carte facendo una gran scena. Rise sotto i baffi, fischi, diede un colpetto sul petto a un altro tizio con il dorso della mano, delicatamente. L'ombra di Carleton gli ricadde sulla testa e le spalle e lui sorrise a Carleton da sotto in su. Dietro a Bert c'erano gli altri suoi figli. I capelli della femmina erano di un rosso ramato spiritato, come quelli di suo padre, e di suo padre aveva anche gli occhi amichevoli, stupiti e strafottenti. Tieni, dolcezza disse lui. E lasci cadere qualcosa nel palmo delle sue mani aperte. L'eccitazione di lei fece ridere tutti.
Che cos' questo? fece Rosalie. Prese un oggetto piccolo e metallico. Clara si precipit a esaminarlo.
 un ciondolo disse Bert.
Uno degli uomini esclam: Ma non sapete proprio niente? Quello non  mica un ciondolo!.
E che cos', sentiamo.
 una medaglietta disse l'uomo. Era un po' sulla difensiva. Una medaglietta benedetta, te la tieni da qualche parte e ti aiuta.
Ti aiuta in che cosa?
Rosalie e Clara la stavano analizzando. Carleton si sporse per guardare e constat che era una medaglietta religiosa da quattro soldi, grande come una moneta. Sopra, a figura intera, c'era qualche santo o Cristo o Dio in persona. Carleton non sapeva un granch di quella roba; si sent un po' in imbarazzo.
Bella, mi piace disse Rosalie. Le altre cose che suo padre le aveva regalato erano una matita con la punta spezzata e un portachiavi rotto.
Com' che funziona? chiese Clara.
Te la metti in tasca o qualcosa del genere, non lo so. Non  che funziona sempre disse l'uomo.
Sei cattolico o roba cos? disse Bert inarcando le sopracciglia.
Merda -
Quella non  roba cattolica?
 solo una medaglietta che ho trovato in giro.
Carleton si intromise nel loro battibecco con una domanda che sorprese tutti, perfino lui stesso. Ne hai delle altre?
No.
A che servono?
Ges, non lo so... aiutano un po', credo disse l'uomo, distogliendo lo sguardo.
Carleton torn alla baracca e trov Nancy seduta sulla porta. Indossava un paio di pantaloni stretti e sbiaditi e una camicia abbottonata a casaccio, e a Carleton era sempre piaciuto il modo in cui fumava. Ecco una cosa che Pearl non aveva mai fatto. Tutto sistemato? disse Carleton. Le accarezz la nuca e lei sorrise, chiudendo gli occhi. La luce del sole faceva brillare i suoi capelli in migliaia di punti facendoli somigliare a un luogo segreto, una foresta segreta in cui potevi entrare e perderti. Carleton la fiss senza vederla davvero. Vide quei punti di luce scintillante e il suo orecchio liscio e rosato.
A un certo punto disse: Non pensi di aver sbagliato, eh, a venire quass con me? Cos lontano?.
Si mise a ridere per dimostrargli quanto avesse torto. Col cavolo fece lei.
Il New Jersey ti sembra bello, eh?
Meglio di qualunque posto dove sono stata.
Non devi mai essere certa di niente disse Carleton saggiamente.
Il che si dimostr un buon consiglio: quella sera stessa il capogruppo, un uomo impacciato con la faccia gonfia che Carleton aveva sempre odiato, venne al campo per informarli che era saltato tutto.
Siamo venuti fin qua e quel bastardo del cazzo ha cambiato idea, dice che vuole lasciarli marcire url l'uomo. Dalla bocca rabbiosa schizzavano grumi di saliva. Vuole lasciarli marcire! Non li vuole raccogliere! Dice che il prezzo non  abbastanza alto e li far marcire e noialtri possiamo andarcene al diavolo!
Carleton aveva gi sentito annunci di questo genere e si limit a rimanere l in piedi, col peso sui talloni, a smaltire la sorpresa. Attorno a lui c'era il vociare arrabbiato e lamentoso degli altri.
Che cavolo sta succedendo? disse Nancy con un filo di voce.
Sono i suoi pomodori, se vuole pu anche lasciarli marcire disse Carleton con un'espressione impassibile, come se volesse far capire a tutti che lui era lontano miglia e miglia da quella situazione, miglia e anni. La faccenda non lo toccava.
Finalmente salt fuori che avevano un contratto per fare la raccolta in un'altra fattoria la mattina successiva. Dovevano arrivare fin l con il pulmino della scuola, un'ora ad andare e una a tornare, e potevano comunque rimanere al campo-era l'unico nelle vicinanze-pagando un affitto al coltivatore (un dollaro al giorno per ogni baracca); e in quella seconda fattoria dovevano pagare il proprietario per il pranzo a base di riso e spaghetti in scatola e fagioli in scatola e pane (cinquanta centesimi a pasto, trenta centesimi per i bambini); e dovevano pagare il capogruppo che era anche il loro reclutatore e l'autista per il passaggio (dieci centesimi a tratta, compresi i bambini), e dovevano anche dare al reclutatore venti centesimi a cesto per aver trovato loro quest'altro impiego, perch lui era il loro reclutatore, e, a fine lavoro, avrebbero dovuto raccogliere cinquanta centesimi a testa in modo che potesse guidare per la campagna in cerca di un'altra fattoria, cosa che gli riusc uno o due giorni dopo, a circa cinquanta miglia da l, un viaggio che sarebbe costato quindici centesimi a tratta. Alla fine della prima giornata, quando ricevettero la paga, Carleton vinse cinque dollari a poker e il cuore gli si gonfi di una selvaggia, irrevocabile gioia. Il resto di quella gente non era altro che fango sul fondo di un torrente, quel fango morbido e denso in cui le tartarughe e i serpenti vanno a dormire. Ma lui, Carleton, si sarebbe scrollato quel fango di dosso e se li sarebbe lasciati alle spalle.

6.

La citt si chiamava Tom's River: Clara sorrise e si domand se ci fosse un bambino di nome Tom e se quello fosse il suo fiume.
Gli altri parlavano anche di Pine Barrens. Clara ripeteva: Pine Barrens sottovoce. Non aveva idea di che cosa fosse, sapeva solo che ci vivevano quelli che coltivavano il mirtillo rosso. E certe volte si facevano recapitare un carico di raccoglitori a giornata, e altre volte no.
Il campo era a sette miglia da Tom's River. Quando li portavano fuori, all'andata, ci passavano sempre in mezzo, e anche quando tornavano da dove li avevano trasportati quel giorno. Ogni volta che passavano in mezzo a Tom's River, Clara e i suoi amici guardavano famelici fuori dal finestrino sporco nella speranza di incrociare lo sguardo di qualcuno. Ciao! Salve! Agitavano la mano e ridacchiavano come bambini piccoli a cui si fa il solletico.
Clara era convinta che le citt fossero posti speciali, con il loro reticolo di strade, qualcuna asfaltata e qualcuna no; negozi tirati su cos vicini da formare una fila; alcuni raddoppiavano e finivano sopra agli altri e dovevi alzare gli occhi e, sorprendentemente, c'era il secondo piano. Clara non aveva mai messo piede in un posto che avesse pi di un piano. Si chiedeva come fosse abitare cos in alto, quasi che guardare fuori dalla finestra come se fossi sulla cima di un albero non fosse niente di speciale!
Non perderti a Tom's River. Nessuno ti verr a riprendere, signorinella.
Nancy era gi di morale, non era giusto che Clara che era la cazzo di preferita del suo paparino si prendesse un pomeriggio libero. Una cazzo di bambinona affamata che mangiava sempre pi di quello che le spettava. Se Nancy si azzardava a dire la sua, per, Carleton le rispondeva di stare zitta. Ma proprio cos: Stai zitta. Di fronte ai bambini che le mancavano di rispetto.
Quidi Clara aveva avuto il permesso di andare. Era il compleanno di Rosalie: il giorno in cui Rosalie compiva tredici anni. Il padre di Rosalie le aveva detto che quello era il suo giorno speciale e le aveva dato cinquanta centesimi, e Carleton aveva fatto l'occhiolino a Clara (per non farsi scoprire da Nancy) e le aveva dato dieci centesimi. Era una monetina cos piccola che in mano diventava scivolosa e si scaldava subito e, se non ci stavi attento, era facile perderla.
Si sarebbero fatte dare un passaggio, camminando sul ciglio della strada in direzione di Tom's River in attesa che passasse una macchina, o un pick-up. Lo facevano tutti i ragazzini e nessuno si era mai messo nei guai, a meno che a passare non fosse una delle macchine dello sceriffo, allora s che poteva succedere. Un poliziotto con gli occhiali scuri che ti guardava come se volesse cacciarti dalla strada. Ma la maggior parte delle persone era gentile. Le persone tendevano a provare pena per loro, ed erano gentili. Le ragazze erano emozionate e irrequiete, camminavano per strada, in attesa, e quando i loro sguardi si incontravano ridevano insieme fino a mozzarsi il fiato.
Come ci si sente ad avere tredici anni?
Rosalie si strinse nelle spalle. Arross. Lo scoprirai. E cambi immediatamente discorso, dicendo con un ghigno: L'hai proprio fatta vedere a quella stronza, prima.
Che se ne vada al diavolo. A Clara piaceva il modo in cui suo padre pronunciava quelle parole, come una sentenza che arrivava dall'alto di un trono.
Pensa di essere tanto speciale ad andarsene in giro con voialtri fece Rosalie. Se mamma morisse io non ce la vorrei una stronza del cazzo come quella in casa mia.
A Clara quei discorsi non piacevano. Se mamma morisse. Nessuno della sua famiglia parlava cos, mai, si sarebbero presi uno sberlone bello forte sulla bocca.
Oh, Nancy  - Clara si ferm. Stava per dire Nancy  gentile, certe volte. Voleva dire Senza Nancy mi sentirei sola! Ma discutere con Rosalie in quel giorno cos speciale sarebbe stato sbagliato.
Rimasero in silenzio, non sapendo bene dove guardare: una macchina si stava avvicinando a velocit sostenuta.
Che facciamo se qualche tizio prova a fare lo scemo? borbott Rosalie.
Clara serr la mascella mentre la macchina si avvicinava. Sper che le superasse.
La macchina le oltrepass. Una testa d'uomo dietro al volante e sul sedile del passeggero una vecchia con gli occhiali da vista e la faccia da prugna avvizzita.
Figli di troia. Rosalie si pieg a raccogliere una manciata di sassolini e li tir alla macchina che si allontanava, ma non forte abbastanza da colpirla. Una nuvola di polvere si sollev nella scia dell'auto.
Pass un'altra macchina, pi lentamente. E poi un pick-up, col pianale carico di pomodori negli stai. L'abitacolo era pieno, c'erano il guidatore, un adolescente a torso nudo, un labrador giallo che stava seduto come una persona. Non c' posto, ragazzine. Il guidatore sogghign e agit una mano fuori dal finestrino.
Fottiti, signore. Esclam Rosalie quando il pick-up fu passato, ma non abbastanza forte da farsi sentire.
Ogni volta che passava una macchina, per, le ragazze cambiavano faccia, cercando di sembrare educate e serie. Come a scuola. Rosalie si era lavata i capelli nel lavandino e sua madre glieli aveva spazzolati e cos sembravano un po' meno stopposi del solito. Anche Clara si era lavata i capelli e si era pettinata da sola e cos le arrivavano oltre le spalle ed erano di un biondo cenere lucente, come i capelli di suo padre. Solo che i capelli di Clara crescevano sempre pi folti e quelli di Carleton si stavano diradando e a volte si riusciva a scorgere il cuoio capelluto in cima alla testa come qualcosa che non avresti dovuto vedere.
I visi delle ragazze, persi in mezzo ai loro lunghi capelli, erano allo stesso tempo guardinghi e speranzosi. Rosalie aveva mille espressioni, Clara ammirava la capacit della sua amica di passare da una all'altra. Come qualcuno che cambia stazione alla radio. Di tanto in tanto Rosalie riusciva a sembrare quasi carina, altre volte Rosalie somigliava a un ratto con gli occhietti guizzanti e la bocca nervosa. A scuola, Rosalie aveva una faccia per quando la maestra la guardava e un'altra faccia per quando la maestra era girata; Rosalie aveva una faccia per quando lei e Clara dovevano passare davanti ai ragazzi che le chiamavano feccia, e un altro tipo di faccia per quando Rosalie stava con i suoi simili. E un'altra ancora, un po' buffa e un po' astuta, per quando lei e Clara erano da sole.
Tutti dicevano che Clara aveva gli occhi di suo padre-di quell'azzurro schietto e perplesso, ma un azzurro bello, come il cielo in una giornata limpida-e gli stessi zigomi alti, ed era per quello che la gente diceva che un giorno sarebbe stata molto bella, pi che carina. Come Carleton, per, poteva anche sembrare arrogante e sospettosa.
Prova tipo a sorridere con quella bocca, Clara disse Rosalie, scocciata. Devi far sembrare che un passaggio te lo meriti e non che lo vuoi e basta.
Allora Clara ci prov. Clara guard Rosalie che costringeva la sua bocca a sorridere e ci prov anche lei. Il fatto che entrambe indossassero i loro abiti migliori avrebbe di certo dovuto aiutare. Erano a stampe floreali, con le maniche corte e due nastri che si annodavano dietro ed entrambi i vestiti erano un po' piccoli per loro, scomodi sotto le ascelle. Rosalie continuava a grattarsi il petto, dove il cotone le faceva prurito perch era troppo stretto.
Finalmente un uomo che non somigliava a un contadino diede loro un passaggio. C' spazio per tutte e due qui davanti disse gentilmente. Scivolarono dentro. L'uomo guidava piano, come se non volesse sballottarle. Le ragazze osservarono quella strada, cos familiare; sembrava diversa, vista dal finestrino di una macchina invece che dall'autobus. Di tanto in tanto l'uomo lanciava un'occhiata verso di loro. Era sulla quarantina, con lo sguardo pigro. Arrivate dal campo l dietro, ragazze? fece lui. Clara, che stava nel mezzo, annu senza prendersi la briga di voltarsi. Era impegnata a inspirare attentamente gli odori di un'automobile. Era la prima volta che ci saliva; stava seduta tenendo distese le gambe graffiate, i piedi piantati sul pavimento. Rosalie stava analizzando un posacenere pieno attaccato alla portiera, armeggiandoci con le dita.
Da dove venite, ragazze? chiese l'uomo.
Di certo non siamo sbucate dal nulla rispose Clara educatamente. Parlava come parlava di solito ai maestri della scuola, che si limitavano a fare domande solo per qualche minuto prima di passare a qualcun altro.
Non siete sbucate dal nulla? rise l'uomo. E tu, Rossa? Di dove sei?
Texas rispose Rosalie con il medesimo tono usato da Clara.
Texas? Sei davvero lontana da casa, allora. Ma non siete sorelle?
Gi, siamo sorelle disse Clara rapidamente. Anch'io vengo dal Texas.
Viaggiate in lungo e in largo, eh? Dev'essere uno spasso.
Visto che le ragazze non rispondevano, continu: Lavorate sodo, eh? Il tuo pap ti fa sgobbare per lui, vero?. Diede un colpetto sulla gamba di Clara. Ti sei fatta dei graffi niente male su queste belle gambette. Te li sei fatti nei campi, eh?
Clara lanci un'occhiata sorpresa alle sue gambe.
I tagli non ti fanno male, vero?
No.
Dovresti metterci sopra una fasciatura o qualcosa del genere. Tintura di iodo. Sai che cos'?
Clara osservava le case man mano che le superavano. Casette di campagna, separate dalla strada da viali lunghi e stretti. Aguzz la vista per capire se c'erano cani o gatti in giro. In un campo c'erano diversi cavalli con la testa china sull'erba e corpi gracili e fragili.
Pap aveva un cavallo, una volta disse a Rosalie.
Che cosa? fece l'uomo.
Clara rimase zitta. L'uomo disse: Hai detto che ti fanno male?.
Clara lo guard. La sua pelle somigliava alla pelle di una patata appena disotterrata. Il suo sorriso sembrava un sorriso che qualcun altro gli aveva stiracchiato sulla bocca.
I graffi sulle gambe, intendo. Ti fanno male?
No rispose Clara. Fece una pausa. Ho un dime, mi comprer qualcosa in citt.
Ah, davvero? disse l'uomo. Aver ricevuto quella notizia lo riemp di soddisfazione. Cosa ti comprerai?
Qualcosa di carino.
Con un dime non puoi prenderci un granch, piccola.
Clara si accigli.
Il tuo pap ti ha dato solo un dime?
Clara non disse niente. Il tizio si sporse e sventol un indice in faccia a Rosalie. Il vostro pap dovrebbe essere pi gentile con due ragazzine carine come voi. Si stavano avvicinando a un distributore di benzina. In quest'officina potrebbero avere qualche bibita disse l'uomo. A qualcuna di voi farebbe piacere?
Clara e Rosalie dissero immediatamente di s, all'unisono.
L'uomo si ferm e usc un vecchio per servirlo, con un cappello da cowboy fatto di paglia. Clara osservava ogni fase del cerimoniale; era affascinata dalle cifre che si muovevano sulla pompa di benzina. Il guidatore, con un piede appoggiato sul predellino per far vedere che la macchina era la sua, ogni tanto si chinava per sorridere alle ragazze. Un po' di bollicine non dispiacerebbero nemmeno a me disse. Loro non risposero. Un attimo dopo il suo piede scomparve ed entr nella stazione di servizio. Era un piccolo edificio di legno che una volta doveva essere stato dipinto di bianco. Non appena la porta si richiuse alle sue spalle, Rosalie apr lo sportellino del portaoggetti e pass in rassegna quello che c'era dentro-degli stracci, una torcia, chiavi. Spazzatura del cazzo disse Rosalie. Si mise in tasca le chiavi. Non si pu mai sapere che cosa si potrebbe aprire con delle chiavi comment lei in maniera vaga. Clara stava guardando sul sedile posteriore. Sul pavimento c'era un guanto marrone, rigido di sporcizia. Si allung e lo prese, poi ci si sedette sopra perch non c'era altro posto dove nasconderlo.
L'uomo torn con tre bottiglie di gazzosa, tutte arancioni. Bevve la sua mentre guidava, facendo sonori versi d'apprezzamento. Le ragazze bevvero le loro pi in fretta che potevano.
Non  il massimo in una giornata calda? disse lui, sospirando.
Ormai si stavano avvicinando alla citt. Per Clara e Rosalie quella era una citt molto grande. Era circondata da case che non erano fattorie e da edifici dove non sembrava che si vendesse niente. C'erano aree di terra incolta, poi altre case, un benzinaio, un passaggio a livello e davanti a loro in discesa la strada principale-fiancheggiata da vecchie costruzioni di mattoni di un bruno rossiccio che salivano le une davanti alle altre.
Non mi avete detto dove volevate andare, ragazze. Scommetto che volete vedere lo spettacolo.
Gi disse Rosalie.
Vi piacciono gli spettacoli?
La macchina rallent. Finch non si ferm. Clara si sorprese non vedendo l attorno niente di che. Avevano appena attraversato i binari della ferrovia e ora c'era un grosso campo pieno di vecchie macchine parcheggiate.
Lo spettacolo comincia alle cinque, avete ancora un sacco di tempo. Due ragazze carine come voi. Volete fare un giro a casa mia?
Rimasero sedute in silenzio. Alla fine Rosalie disse circospetta: Dobbiamo tornare a casa alla svelta.
Quanto alla svelta? esclam l'uomo alzando la voce, nel tentativo di fare una battuta. Parlava premendosi addosso a Clara. Siete arrivate in citt un minuto fa; non dovrete gi tornare indietro?
Devo andare a prendere qualcosa per la mia gamba, mi fa male la gamba disse Clara. Si era schiacciata contro Rosalie per allontanarsi da lui.
Ti fa male la gamba? disse l'uomo, sorpreso.
Pizzica da morire disse Clara. Riusciva a percepire Rosalie che la ascoltava, perplessa. Clara non capiva bene che cosa stesse dicendo, ma la sua voce sembrava saperlo. Non era nervosa e sembrava facesse tutto da sola. Mi sono fatta male quando sono caduta, ieri. Mi ha fatto piangere.
Ti ha fatto piangere? disse l'uomo. Le mise una mano sul ginocchio, accarezzandolo delicatamente con la mano a coppa. Gli guard la mano. Sul dorso c'erano dei peluzzi neri, le unghie erano frastagliate e bordate di sporcizia; era una mano che le faceva pena. Una bimba come te non dovrebbe lavorare nei campi. C' una legge che lo proibisce, capisci. Potrebbero mettere tuo padre in galera per una cosa del genere.
Nessuno metter mio padre in galera disse Clara, aggressiva. Li ucciderebbe. E comunque ha gi ucciso un tizio, una volta. Lanci un'occhiata all'uomo, per capire come l'avrebbe presa. Ha ucciso un uomo con un coltello, ma non dovrei dirlo in giro.
L'uomo sorrise per farle capire che non ci credeva.
Non dovrei dirlo fece Clara. L'hanno lasciato andare perch era stato l'altro a cominciare e mio padre ha solo fatto la cosa giusta.
Fiss l'uomo. Una strana sensazione di vertigine si impossess di lei, un senso di sfida ed eccitazione. Incroci il suo sguardo e sorrise lentamente, sentendo le sue labbra che si aprivano piano per mostrare i denti. Lei e l'uomo si guardarono per un istante. E lui le lev la mano dal ginocchio. Sembrava che qualcosa di strano stesse accadendo, ma Clara non riusciva a capire che cosa fosse. Era come se stesse facendo qualcosa, se stesse tenendo vivo qualcosa. Il sole era caldo e abbagliante. Poi si scord quello che stava facendo, perse il controllo e il suo sorriso svan. Era di nuovo una bambina. Si schiacci contro Rosalie per sfuggire all'odore dell'uomo.
Ora dobbiamo andare disse.
Rosalie armeggi con la maniglia della portiera. Quella portiera  dura da aprire.  difficile disse l'uomo. Aveva la faccia fradicia e continuava a fissare Clara. Devi essere sveglia se vuoi aprirla...
Non si apre borbott Rosalie.
 un po' complicata...
Clara tratteneva il fiato perch non voleva sentire il suo odore. Si allung per tirare la leva della portiera, fingendo di avere qualche problema.
Apri! esclam Rosalie. Il cuore di Clara batteva cos forte che non riusciva pi a dire niente. L'uomo le rivolse un ghigno, come per scusarsi, la faccia proprio davanti alla sua, e finalmente apr la portiera. Rosalie salt fuori. Clara si spost per uscire ma lui le afferr un braccio.
Senti, signorina le disse quanti anni hai?
Clara gli fer la mano con le unghie. Lui fece una smorfia e la lasci andare. Vecchio stronzo del cazzo! esclam Clara schizzando fuori. Vai a farti fottere! E riprenditi anche questo-fa schifo! Gli tir il guanto in faccia e corse via. Lei e Rosalie superarono il fosso con un salto e scapparono nel campo, ridendo. Riusciva a sentire le risate di Rosalie davanti a lei.
Si nascosero dietro a una delle macchine sfasciate. L'uomo era ancora parcheggiato vicino alla strada. Clara sbirci attraverso un vecchio parabrezza ingiallito e crepato e lo osserv. Si era sporto per guardare fuori come un cane smarrito. Clara si tapp la bocca con le nocche per non scoppiare a ridere.
Pensi che lo dir alla polizia? disse Rosalie.
Se lo fa il mio pap lo uccider.
Finalmente chiuse la portiera e se ne and.
Era un pomeriggio caldo e luminoso. Entrambe le ragazze dimenticarono il tizio della macchina e si guardarono intorno, pronte ad accogliere sorprese e felicit. Erano circondate da rottami di automobili che sembravano essere strisciate fin l per morire; i radiatori somigliavano a denti sprofondati nella terra. Le ragazze continuarono a camminare, chinandosi per esaminare i sedili sbrindellati e i rivestimenti strappati. Clara si infil in una vecchia macchina e gir il volante, facendo un rumore con la bocca che avrebbe dovuto ricordare il suono del motore. Schiacci il clacson, ma non funzionava.
Avr una macchina cos-vera, per disse.
Non smettevano di sorridere, non sapevano neanche il perch. Non c'era niente che puzzasse, l. C'era solo un leggero odore metallico e l'odore di qualche sporadica pozza d'olio. Niente tanfo di spazzatura o di fogna. Qualche libellula svolazzava in giro, ma niente mosche. E ogni macchina aveva qualcosa di nuovo da osservare. C'erano vecchie decappottabili con le capote mezze lacerate, come se qualcuno le avesse assalite con un coltello. C'erano dei vecchi furgoni che avevano l'aria pi triste di tutti, come uomini duri e forti che non ce l'avevano fatta. C'erano macchine rosse, gialle, macchine nere, la vernice scrostata e rugginosa o coperta con un altro colore e i due colori insieme formavano un terzo colore bizzarro che sembrava una ferita. Clara non riusc a esaminare niente con sufficiente attenzione. Erano appena arrivate in citt e stavano gi vedendo cose che non avevano mai visto prima. Ovunque c'erano finestrini spaccati, come se si stessero ritraendo di scatto da qualcosa per lo stupore; le crepe sembravano ragnatele, rivoli d'acqua ghiacciata. Clara osservava e osservava e quello che vedeva si trasformava in qualcosa di nuovo e strambo. Un pezzo di gomma era un serpente che dormiva sotto al sole. Sul finestrino ingiallito di una macchina c'era una faccia che sembrava finita sott'acqua, cos oscurata dal sole l dietro da non poterla distinguere-era la sua faccia. Clara e Rosalie guardavano tutto. Continuavano a lisciarsi i vestiti, ci passavano sopra le mani come se fossero state invitate in visita e si vergognassero del loro aspetto.
Questa qua-guardala. Che cos'ha che non va? disse Clara tristemente. La macchina era di un blu scuro spento e le sembrava nuova. Prov a immaginare suo padre seduto al posto del guidatore, un braccio che penzolava tranquillamente fuori dal finestrino. Guardarono sotto al cofano e trovarono delle erbacce: niente motore. Mio padre aveva una macchina cos, in Florida disse Clara.
Si arrampicarono sul cofano di un vecchio furgocino e poi salirono sul tettuccio dell'abitacolo. La superficie metallica era calda e odorava di caldo. Sul tetto del furgoncino c'era un vecchio copertone. Clara ci si sedette sopra e si abbracci le ginocchia.
Perch ti sei comportata in quella maniera strana con quel bastardo, prima? disse Rosalie. Le lentiggini le davano un'aria polverosa e interrogativa. Ti sei comportata davvero in modo strano.
Non  vero.
S che  vero.
Col cavolo che  vero.
Parlavi diverso-come Nancy o qualcun altro.
Non ho mai parlato come Nancy!
Avevo paura, ho pensato che tu e quel tizio mi avreste lasciata l ringhi Rosalie. Ho pensato che saresti scappata con lui.
Clara si mise a ridere sprezzante, ma era nervosa. Aveva capito che cosa intendeva Rosalie ma la faccenda la lasciava perplessa almeno quanto lei.
Dopo un po' saltarono gi. Rosalie perse l'equilibrio e le tocc darsi una spinta con la mano per rialzarsi da terra. Dalla faccia sembrava si fosse fatta male. Stai bene? disse Clara. Ma Rosalie raddrizz la schiena e un attimo dopo era a posto. Ora si vedeva la medaglietta religiosa che le aveva dato suo padre sul colletto del vestito, attirava la luce del sole.
Superarono le macchine e uscirono sulla strada.
Clara, hai paura?
No.
Arrivarono in citt dritte lungo la strada principale. Entrambe sentirono le ginocchia tremare un pochino. Si aggrappavano con gli occhi alle facce della gente, come se cercassero qualcuno di loro conoscenza. Di tanto in tanto la gente ricambiava le loro occhiate. Un ragazzo appoggiato a una macchina, avr avuto sedici anni, le guard passare e sogghign.
Si crede tanto sveglio borbott Rosalie.
Si attardarono di fronte alle vetrine dei negozi, con le mani e il naso schiacciati sul vetro. Quando passavano oltre, sul vetro restavano i segni dove l'avevano toccato. Guardarono le bottiglie e le scatole e le fotografie di gente bellissima che sorrideva dalla vetrina dello spaccio, e le vecchie mosche morte sul fondo, e uno strano aggeggio verde di vetro con dentro dell'acqua che penzolava da una catena dorata. Il profumo del cibo fece venire a entrambe l'acquolina in bocca, violentemente. Si spostavano piano, affascinate dall'esposizione vasta e confusionaria della vetrina del tutto-a-cinque-e-dieci-centesimi. Clara cerc di osservare ogni cosa, ogni oggetto misterioso, in s e per s. C'erano gonne e vestiti, calze, e lampade, e matasse di filo, e borsette, giocattoli con le ruote, matite, cartelle come quelle che avevano visto usare a scuola dagli altri bambini in passato. Collane di perle, braccialetti d'argento, boccette di profumo, rossetti in luccicanti tubetti d'oro. E sacchetti di caramelle, buste di cellophane che lasciavano vedere i cioccolatini al loro interno. A Clara facevano male gli occhi.
Dai, entriamo disse Rosalie. Spinse Clara, ma Clara si ritrasse. Che c', hai paura?
Non voglio entrare.
Cosa? E perch no?
Lanci a Clara un'occhiata sprezzante e si volt per entrare. Clara la osserv mentre apriva la porta con una spinta e marciava dentro come se avesse passato la vita a fare cose del genere. Un attimo dopo si affrett a seguire Rosalie. Rosalie disse: Ci sono stata un sacco di volte in negozi come questo.
C'erano altre persone che facevano compere nel negozio, tutte donne. Clara e Rosalie seguirono una giovane donna con un bambino in braccio, impazienti di imitarla. Si ferm a guardare un paio di forbici. Quando la donna se ne fu andata, Clara si avvicin al bancone e ammir le forbici, le sarebbe piaciuto poterle comperare. Nancy le avrebbe voluto pi bene se le avesse portato a casa un regalo come quello.
Tast di nuovo la moneta che aveva in tasca. Le dita stavano cominciando a prendere il suo odore. Rosalie aveva tirato fuori il borsellino nero di sua madre. Cont le monete che c'erano dentro. Mi sa che mi compro qualcosa disse. Clara si guard attorno timidamente. Una commessa era appoggiata al bancone e parlava con un'altra commessa. Entrambe indossavano dei vestitini di cotone e sembravano piuttosto giovani. Clara le fiss, cercando di captare la loro conversazione; non riusciva a immaginare come sarebbe stato essere una di quelle ragazze.
Un giorno lavorer anch'io in un posto cos disse a Rosalie.
Gi, buona fortuna.
Rosalie stava guardando i rossetti. Li maneggiava con attenzione e rispetto. La commessa, una donna sui venticinque anni, le osservava senza troppo interesse. Aveva le labbra di un rosso molto alla moda e sopracciglia arcuate. Per farle capire che doveva guardare da un'altra parte, Clara la fiss finch l'espressione della ragazza non cambi. Sono tutti belli disse Rosalie abbastanza forte da farsi sentire anche dalla commessa. Clara era in piedi alle sue spalle, a poca distanza dal bancone. Il fatto che ogni cosa luccicasse la affascinava. Quei tubetti di rossetto erano fatti d'oro. In vendita c'erano anche dei pettinini di plastica, di tutti i colori; costavano solo dieci centesimi. All'improvviso Clara desider uno di quei pettini, ma con una parte del suo dime voleva comperare un regalo per Roosevelt.
Vorrei tanto poterne prendere uno bisbigli all'orecchio di Rosalie.
Che aspetti, comperatelo.
Non posso...
Mi prender questo disse Rosalie. Porse il rossetto e una moneta da cinquanta centesimi alla ragazza. Clara osserv ogni fase della procedura, cos quando sarebbe diventata una commessa avrebbe saputo che cosa fare. Pens che poteva essere brava almeno quanto quella commessa, che era un po' lenta.
Grazie e arrivederci alla prossima disse la ragazza senza alcuna inflessione.
Rosalie si spost in un'altra corsia e Clara la segu. Rosalie tir fuori il rossetto dal sacchettino e se ne mise un po' sulla bocca, poi stronfin le labbra tra loro. Ne vuoi un po'? chiese a Clara. A Clara piaceva l'odore del rossetto. Era un odore che non riusciva a identificare, qualcosa di nuovo e alla moda. Meglio di no, pap potrebbe prendersela disse tristemente.
Ehi, perch non ti sei comperata uno di quei pettini?
Ho solo un dime.
E cosa ti comprerai, allora?
Un gioco per Roosevelt...
Prendi qualcosa per te, che cavolo.
Arrivarono alla cassa del reparto giocattoli. La responsabile era una donna grassa e bionda con delle allegre guance rosa. Posso aiutarvi, signorine? disse. Si sentivano la faccia bollente. Le loro facce erano bollenti.
Quant' che costa quello? disse Clara. Era la prima volta che parlava a una commessa e le parole le uscirono precipitosamente.
Quell'aeroplanino? Dodici centesimi, tesoro.
Clara guard l'aeroplano. E si rese conto di non poterselo permettere. I due cent te li posso dare io disse Rosalie, dandole un buffetto.
No, non fa niente.
Oh, Cristo...
La commessa e Rosalie la stavano guardando, riusciva a sentirlo. Indic un sacchetto di biglie. Quanto viene?
Un quarto di dollaro, tesoro.  caro.
Compera l'aeroplano, che diavolo disse Rosalie. Si era appoggiata al bancone in una maniera che sorprese Clara; sembrava che avesse passato la vita a fare compere in negozi come quello.
Quanto costa questo? disse Clara indicando qualcosa a casaccio.
Tesoro, quello ha le ruote di vera gomma, vedi?  caro.
Clara deglut. Aveva la faccia incandescente. Si sarebbe ricordata quel momento per il resto della vita, pens-i giocattoli colorati, le sue dita sudate che stringevano la moneta, la piet della commessa, la presunzione di Rosalie. E questo disse questo quanto viene?
Solo un dime, tesoro.
Era una bambolina minuscola brutta e senza vestiti. Clara non la voleva ma fu costretta a comperarla. Ecco disse, gettando la moneta alla donna. La prendo.
Rimase in attesa, osservando le mani tozze della commessa. La commessa fece tutto rapidamente e lasci cadere la bambola in un sacchetto. Ecco qua, tesoro le disse, abbassandosi in modo che il suo sorriso rientrasse nel campo visivo di Clara. Tornate a trovarci presto, va bene?
Clara le strapp il sacchetto di mano e si allontan in fretta.
Fuori si accorse che stava tremando. Rosalie usc di corsa alle sue spalle. Stai facendo la pazza o cosa le disse. Cosa c' che non va?
Niente.
Perch diavolo hai comperato quella vecchia schifezza?
Stai zitta.
Stai zitta tu -
Stai zitta prima tu!
Clara si mise a camminare davanti a Rosalie, rigida. Le sue labbra davano forma alle parole che le sarebbe piaciuto rivolgere a Rosalie, solo che lei e Rosalie avevano gi litigato e sapeva bene che Rosalie era capace di batterla.
Stupida feccia bianca,  cos che ti comporti sibil Rosalie.
Lo sai gi cosa puoi fare.
Mi restano quindici centesimi, tutti per me.
E sai che cosa fare anche con quelli.
Vai all'inferno.
Clara si ferm sul bordo di un marciapiede. Non c'erano macchine per strada. Stringeva il sacchetto di plastica vicino al petto cos, se qualcuno l'avesse guardata, avrebbe capito subito che aveva comperato qualcosa. Rosalie rimase in attesa dietro di lei per qualche secondo, poi Clara si volt. Le ragazze si scambiarono un'occhiata timida.
Andiamo su da questa parte fece Rosalie.
Stava indicando una strada laterale. Continuarono a camminare insieme come se non avessero litigato. La strada era delimitata da entrambi i lati da un solco di terra battuta e da edifici che sembravano vuoti. Tra cui una vecchia chiesa; aveva le finestre chiuse con delle tavole di legno e le erbacce erano spuntate ovunque. Ogni tanto ho voglia di andare in chiesa disse Clara.
Ci siamo stati una volta, uno schifo. Pap russava.
Si  addormentato?
Pu addormentarsi ovunque-anche nel campo, se vuole.
Mio padre - Clara pens a qualcosa da dire, perch voleva dire qualcosa, ma sapeva che era meglio se non lo diceva: suo padre a volte non dormiva neanche di notte, ma usciva barcollando e camminava su e gi e fumava, tutto solo. In quei momenti era come un estraneo, quando la svegliava di notte e inciampava addosso a lei e ai suoi fratelli mentre usciva. Non diceva mai niente.
Passarono davanti a vecchie case di legno. Due vecchie donnine avvizzite le osservarono dal loro portico. Clara e Rosalie abbassarono lo sguardo, come se si vergognassero di essere cos giovani. Accelerarono il passo. Sotto al sole faceva caldo, ma a loro non importava. Clara not un baffo di rossetto sul labbro inferiore di Rosalie e prov una punta d'invidia.
Ok, ragazzina disse Rosalie la vuoi vedere una cosa?
Tir fuori dalla tasca un pettine-un pettine rosso di plastica come quelli che aveva visto Clara. Che cos'? disse Clara.
 per te, scema.
Porse il pettine a Clara.
Dove l'hai preso?
Nel campo di fagioli, scema.
Clara lo prese, sorpresa. Ma Rosalie aveva da mostrarle dell'altro: un secondo rossetto, con sopra dei vistosi brillantini rosa, e una matassa di filo d'oro, e l'aeroplanino di celluloide e altri affarini piccoli, colorati e mollicci che Clara non riusc a identificare.
Che cosa sono? le domand, senza fiato.
Rosalie li separ. Erano fatti di gomma, blu, rossa e verde. Port alla bocca una delle estremit e soffi. Erano dei palloncini.
Clara si tapp la bocca con le mani per non scoppiare a ridere. Come hai fatto a prendere tutte queste cose?
Rosalie le diede l'aeroplano. Te l'ho detto-erano nel campo di fagioli. Non hai mai visto roba del genere nel campo di fagioli?
Lo stai regalando a me?
Per quel moccioso del tuo fratellino. Forza, piglialo.
 troppo carino...
Rosalie si strinse nelle spalle. Clara guardava tutte quelle cose, mordendosi il labbro. Erano una vera sorpresa, dei veri regali. Prov a passarsi il pettine tra i capelli ma rimase subito impigliato in qualche groviglio.
Lei e Rosalie proseguirono tenendosi sottobraccio. Sei veramente gentile, Rosalie disse Clara. Rosalie rise come un maschio. Non avrei dovuto risponderti male, prima fece Clara. Ehi, ma che cosa succede se ti scoprono?
Cosa vuoi che sia?
E se ti mettono in galera?
Nei guai mi ci caccer comunque, che differenza fa? disse Rosalie. Aveva la bocca piegata all'ingi.
Eh? Che genere di guai?
Lo scoprirai.
Le loro braccia si liberarono l'una dall'altra, come per caso. Rosalie disse, tagliente: Tu avresti paura a prendere le cose, ci scommetto. Aveva il viso leggermente arrossato, come se avesse appena detto qualcosa di cui si era pentita. Certe volte sei proprio una bambinetta.
Io di polizia che mi cerca non ne voglio.
Cavolo, mica ti prendono. La gente ti grida dietro, tutto l.
Ti hanno mai scoperto?
Certo, tre volte. E allora? Nessuno mi ha mai messa in galera.
Ti sei spaventata?
La prima volta.
L'hanno detto al tuo pap?
E se gliel'avessero detto? rispose Rosalie seccamente.
Clara vide arrivare dei ragazzi. Avrebbe voluto attraversare la strada, ma Rosalie si rifiut. I ragazzi-tre maschi e una femmina sgraziata e ossuta-le lasciarono passare, ma poi cominciarono a fare dei versi e a prenderle a sassate. Clara e Rosalie si misero a correre. Brutti bastardi! grid Rosalie da sopra la spalla. Anche i ragazzi dietro di loro si misero a gridare, sghignazzando. Una pietra centr Clara sulla schiena ma non le fece male, la fece soltanto arrabbiare. Lei e Rosalie corsero come pazze gi per un vicolo, lungo un'altra stradina sterrata e in mezzo al deposito di rottami di chiss chi. Una vecchia teiera la colp sulla gamba, cadendo da un punto pi in alto della catasta, e lei lanci un grido di dolore.
Si ritrovarono in un cortile, dietro a uno steccato. Si scambiarono un'occhiata, ansimando. Avevano gli occhi sgranati.
Dove sono? Stanno arrivando?
Non li sento -
Aspettarono. Clara sussurr: Vorrei avere un coltello come mio padre, per ammazzarli. Li ammazzerei.
Anch'io.
Dopo un po', Rosalie diede una sbirciata oltre lo steccato. Potremmo anche filarcela dal davanti-qui dietro non vedo nessuno -
Fecero un bel respiro e corsero via, con Rosalie in testa. Gi per un bel vialetto di mattoni, fino alla strada. Clara si aspettava continuamente che qualcuno si mettesse a gridare da una finestra.
Guarda l'erba che hanno qua disse Rosalie.
Sembrava un tappeto steso sul terreno, verde ed elegante.
Cristo santo disse Rosalie. Camminavano per la strada, cozzando l'una contro l'altra. Non avevano mai visto della case cos bianche e belle. La gente che vive qui ha i soldi. Sono ricchi disse.
Faremo meglio ad andarcene disse Clara.
Gi...
Dobbiamo tornare indietro...
Clara stava fissando una casa un po' lontana dalla strada. Era di un bianco pulito e splendente proprio come la casa su quel libro di scuola, con gli alberi nel giardino. All'ingresso c'erano due finestre con i vetri colorati. Chiss per quale motivo, Clara si mise a piangere.
Che diavolo succede? disse Rosalie. Ti senti male?
Era come se la faccia di Clara stesse per cascare a pezzi. Le finestre colorate erano blu e verde scuro, con qualche macchiolina gialla. La potrei rompere quella finestra, se volessi disse Clara amaramente.
Quali, quelle finestre l?
Potrei romperle.
E invece non lo farai!
Rosalie la trascin via. Era nervosa. Faremo meglio a tornare, ho fame. Tu non hai fame?
O potrei prendere quella disse Clara. Stava indicando una bandiera che penzolava sulla veranda. Il portico era riparato da tendoni scuri, grigioverdi.
Gi, come no.
Potrei prenderla, niente di pi facile disse Clara. Si strofin le mani sugli occhi, come se volesse rimpicciolire la bandiera a righe bianche e rosse, metterla meglio a fuoco in modo da svuotarla di significato. Non ho paura -
Ce l'hai, invece.
Col cavolo.
Se sei tanto sveglia, vai l e prendila!
Clara pest l'erba. Il martellare del suo cuore la incalzava a proseguire e, in un attimo, si sorprese a correre e si ritrov sui gradini della veranda, a tirare il bastone per farlo uscire dal suo buco. Era un'asticella sottile e non pesava quasi niente. Rosalie rimase immobile sul marciapiede con gli occhi spalancati.
Ehi-Clara! Clara!
Ma Clara non la ascoltava. Tir l'asticella finch non riusc a liberarla. Poi torn di corsa da Rosalie con il suo trofeo e insieme corsero gi per la strada pi veloce che potevano. Cominciarono a ridere istericamente. Le risate nascevano dentro di loro dal profondo, salendo rapide in superficie come le bollicine della bibita che l'uomo ormai dimenticato aveva offerto loro.

7.

Un mese dopo, intorno alle sei di sera, Nancy era seduta a fumare sulla porta di casa, con le gambe distese. Entrambe le braccia erano comodamente appoggiate sulla pancia, che stava cominciando a ingrossarsi. Clara stava buttando gli avanzi di cibo dai piatti della cena in un secchio. Cantava qualche strofa di una canzone che aveva sentito nei campi:
Un sussurro di speranza, lui verr...
Un sussurro di speranza...
Aveva una vocina esile, stonata, seria. Nei campi cantavano tutti, persino gli uomini. Il pap di Clara non cantava, per. Le gente cantava di qualcuno che veniva da loro, di qualcuno che li salvava, di varcare la soglia di un altro mondo, del Texas e della California, che erano degli altri mondi a tutti gli effetti. Clara chiese a Rosalie del Texas, se era davvero cos speciale, e Rosalie le disse che non si ricordava niente. Ma Rosalie rideva sempre di tutto; non prendeva niente sul serio. Era come suo padre e come il resto della famiglia. Anche a Clara piaceva ridere, ma somigliava a suo padre e sapeva quando smettere di ridere. In un gruppo di uomini, Carleton era il primo a sorridere e il primo a smettere, perch era il pi intelligente. A quel punto spostava il peso sui tacchi, girava leggermente la testa di lato e aspettava che il resto degli uomini finissero di sghignazzare.
Clara, portami una birra disse Nancy.
Clara tir fuori una bottiglia di birra dalla credenza. Quando Nancy si gir per prenderla, Clara si accorse che aveva la faccia solcata di piccole rughe. Da qualche giorno era sempre accigliata. Clara aspett che Nancy aprisse la bottiglia e si ferm a raccogliere il tappo. Qualcuno poteva tagliarsi i piedi con quei tappi; Clara andava in giro a raccoglierli nella baracca e attorno alla baracca, fuori, dove Nancy e Carleton lasciavano che rotolassero.
Rosie sta meglio? domand Clara.
No, non sta meglio, e non andrai l a scoprirlo da sola fece Nancy.
Erano quattro giorni che Clara non vedeva Rosalie. Quella mattina Rosalie non era uscita a lavorare, e quando Clara era tornata in autobus con la sua famiglia non le avevano permesso di andare a trovarla. Il padre di Rosalie, Bert, quel giorno era venuto al lavoro e Clara aveva notato quanto fosse su di giri e nervoso-si mescolava ai gruppi di lavoratori di altri campi ed era sempre al centro del gruppo pi rumoroso, dove c'era gente che rideva, chiacchierava e magari giravano anche delle bottiglie. Era contro le regole. Non ti dovevi mischiare con quelli di un certo campo perch portavano sempre guai, c'erano un sacco di litigi, ma Bert faceva quello che gli pareva. Gli stavano tutti simpatici.
Hanno detto che  arrivato un dottore disse Clara.
Nancy non fece la fatica di voltarsi. A te che te ne importa? Stava seduta con le spalle curve sotto una camicia sporca di Carleton. Aveva i capelli incrostati d'unto e polvere dei campi; tutto quello che diceva o faceva era rallentato. Clara, che si ricordava quanto Nancy fosse stata felice qualche tempo prima e di come, di notte, ridesse e bisbigliasse-sul materasso dove dormiva con Carleton-,era triste per lei. Non era mai stata gelosa della felicit di Nancy, perch era convinta che la felicit di chiunque sarebbe un giorno diventata anche la sua. Ma ora le frasi sbiascicate e l'espressione irritata di Nancy spaventavano Clara, perch non avevano alcuna ragione. Non riusciva a capire che cosa c'era che non andava.
Rodwell e alcuni altri bambini sfrecciarono davanti alla baracca, strillando. Nancy non si disturb a guardarli. Sar meglio se fa attenzione, quel bambino grosso gliele dar disse Clara. I bambini scomparvero. Corsero in mezzo a due baracche, colpendole coi pugni mentre passavano, come se le volessero demolire le baracche. Roosevelt era fuori, da qualche parte, Clara non sapeva bene dove. Loro padre era uscito a parlare come faceva ogni giorno dopo cena. Dopo aver finito coi piatti Clara sarebbe andata fuori a cercarlo-stava seduto per terra con altri uomini e, quando si avvicinava, sentiva parole serie e importanti che la riempivano d'orgoglio: prezzi, Roosevelt, Russia. Non sapeva che cosa volessero dire quelle parole ma le piaceva sentirle perch sembrava che rendessero felice Carleton, e quando la sera pi tardi tornava a casa spesso parlava dolcemente a Nancy dei piani per l'anno successivo. Diceva a Nancy e Clara e a chiunque altro volesse ascoltarlo che il paese avrebbe cambiato ogni cosa, che un nuovo modo di vivere sarebbe arrivato, e che la prossima volta che fossero passati per una citt si sarebbe comperato un giornale da leggere. Nancy non era un granch interessata, ma Clara gli faceva sempre delle domande. Trovava che Russia fosse una parola stupenda, con quel suono delicato e sibilante; forse era un tessuto speciale per farci i vestiti, qualcosa di caro, o un cibo cremoso, gustoso, costoso.
Fuori aveva ricominciato a piovere, una pioggerella tiepida e nebulosa. Cristo santo esclam Nancy acida. Domani ci sar ancora pi fango.
Clara non riusciva a vedere un granch dalla finestra, visto che dava sul retro di un'altra baracca, quindi si avvicin a Nancy per guardare fuori; doveva fare attenzione, perch a Nancy non piaceva trovarsi qualcuno alle spalle. Sull'altro lato della stradina c'erano delle persone in piedi sulla porta. Erano una famiglia strana che non piaceva a nessuno perch non erano capaci di parlare normalmente. A Clara e Rosalie non piaceva la ragazzina, che aveva la loro et, perch parlava in modo strano e aveva i capelli neri e spessi con dentro della roba schifosa. Nancy aveva detto a Clara che se fosse tornata a casa coi pidocchi l'avrebbe mandata a dormire sotto la baracca. Poteva dormire nelle latrine, aveva detto Nancy. Cos Clara e Rosalie e tutti gli altri bambini facevano finta di avere paura dei bambini di quella famiglia, gli giravano attorno e li provocavano. La gente di quella baracca buttava anche la spazzatura nel vialetto, ed era contro le regole.
Guardali l, quei maiali disse Nancy. Dovrebbero cacciarli al volo da questo campo;  un posto per bianchi.
Sono negri?
I negri non sono solo quelli con la pelle nera, ce ne sono molti di pi, Cristo santo disse Nancy cambiando posizione, come se fosse scomoda. Dov' tuo padre? Dovevamo andare in fondo alla strada, che cosa diavolo sta facendo con quest'acqua? La sua voce usciva svogliata, con una punta di rabbia testarda. Era come se sentisse il bisogno di provocarsi da sola quando cominciava a dimenticarsi di dover essere arrabbiata. Si gratt una spalla. Clara guard la stoffa verde e consunta della camicia che si arruffava e si distendeva sotto le unghie di Nancy. Era difficile credere che Nancy avrebbe avuto un bambino: Nancy non era troppo diversa da Clara.
Vado a trovare Rosie disse Clara.
Col cazzo che ci vai.
Perch non posso?
Chiedilo a tuo padre disse Nancy. A proposito, cosa mi dici di quei piatti?
Clara rovesci sui piatti l'acqua fredda della bacinella. Ogni giorno quando tornavano con l'autobus andava ai rubinetti a prendere l'acqua e quell'acqua la usava fino al giorno dopo. I piatti li lavava mettendoli in un grosso catino e versandoci sopra l'acqua e sfregandoli con le dita. A quel punto tirava fuori i piatti e li metteva ad asciugare sul tavolo capovolti, in modo che le mosche non ci potessero arrivare. Fissata sul tavolo c'era una tela cerata vecchia e sbiadita, aveva un odore che Clara adorava. Le piaceva pulire la cerata e lavare i piatti perch erano cose che riusciva a far tornare pulite, mentre ce n'erano altre che erano sempre sporche-non aveva senso mettersi a strofinare i muri o il pavimento perch lo sporco era penetrato in profondit, e quando provava a levare di mezzo la spazzatura che circondava la casupola non faceva che ricomparire.
Ora esco disse Clara.
Sta piovendo.
Sono tutti fuori.
Se ne vadano al diavolo Rodwell e Roosevelt disse Nancy, strascicando le parole. Se vogliono beccarsi un raffreddore ancora pi forte che facciano pure.
Roosevelt era una peste: correva fuori quando gli pareva e non riusciva mai a riprendersi quando si ammalava. Ormai era sempre ammalato ma non voleva starsene fermo. Voleva seguire tutti gli altri nei campi, ma quando arrivava voleva giocare con i bimbi piccoli e non lavorava; se Carleton gli mollava uno schiaffo allora gli dava retta come potrebbe darti retta un animale, non perch voleva ma perch era terrorizzato. Roosevelt, quel bambino  velenoso, e Rodwell non  che sia migliore disse Nancy. Gliel'ho detto che non ho intenzione di crescere nessun figlio mio insieme a loro. Gliel'ho detto.
La faccia di Clara cominci a surriscaldarsi.
Potrei andarmene quando cazzo ne ho voglia disse Nancy. Bevve dalla bottiglia, rumorosamente. Se ne fotte, ecco qual  il suo problema. Sempre l a parlare di qualche lavoretto di merda, costruire strade o roba del genere-quando mai c' stato in una squadra di operai stradali, eh? Ci sono bastardi di ogni tipo che fanno la fila per fare quel lavoro l, e tagliano degli alberi del cazzo e si accollano tutte le rotture di coglioni che possono venirti in mente. Compra me! Compra me! Quei figli di puttana dicono che le donne sono delle troie, be', invece le troie sono loro. E quello che c' qua, sguazzare nel fango,  cos merdoso che a parte i negri nessuno vuole farlo. Diglielo, va bene? Digli che te l'ha detto Nancy.
Clara cercava di capire il discorso, ma le sfrecci sopra la testa come uno sciame di vespe. Pap ha detto che ce ne andremo molto presto disse Clara scusandosi. Certe volte le sembrava di essere pi vecchia di Nancy. La faceva sentire stanca. La investiva all'improvviso una sensazione di espansione, qualcosa di vertiginoso, troppo grande da sopportare; come in quei sogni dove corri, corri, corri-ma dove? O come se, da sveglio, ti fossi spellato gli occhi a furia di strofinarli e vedessi cose che gli altri non vedono, o non vogliono vedere.
Questa l'ho gi sentita, cazzo.
Pap dice -
Pap dice, pap dice! Pap dice un sacco di stronzate e non mi far pi fregare. Nancy fin la bottiglia e la butt per terra con un gesto plateale, come se volesse romperla. Fece rumore ma non si spacc.
Dopodich, Clara non riusc pi a ricordare le cose con chiarezza.
Tranne: la donna della baracca a fianco che arrivava di corsa. Teneva un giornale sopra la testa per ripararsi dalla pioggia e aveva la faccia stravolta e deformata dall'emozione. Sono qui-sono appena arrivati! Stanno provando a dar fuoco a una croce, ma la pioggia continua a spegnerla.
Oh, Cristo. Nancy, spaventata, si alz in piedi barcollando.
 il Klan. Come dicevano tutti. Sono qua.
Che Dio ci aiuti, ho sentito che hanno dato fuoco a un campo intero -
La donna rimase a piedi nudi nel fango, arricciando le dita. Tremava per l'emozione e la sua espressione si fece furba. Non lo faranno. Non possono. Gli uomini del campo lo proteggeranno. I proprietari del campo, loro non permetteranno che lo brucino. La croce  pi alta di un uomo, sar alta dieci piedi,  zuppa di benzina e quella brucia, ma non brucia a lungo, e allora -
C' anche Carleton?
C' anche lui.
Oh, Ges gemette Nancy spaventata. Qualcuno pu chiamare lo sceriffo?
Sono tutti nel Klan. Tutti quanti. Vengono da Tom's River, come diceva la gente. Per met sono vicesceriffi, dicono.
Clara si avvicin, fermandosi alle spalle di Nancy e cacciandosi le dita in bocca.
Chi  che arriva? Cosa c' che non va? Dov' pap?
Vide le donne scambiarsi uno sguardo veloce e furtivo. Avevano paura, ma all'improvviso scoppiarono entrambe a ridere, come un cane che abbaia perch  nervoso. Dov' pap? disse Clara, spaventata.
Non sono affari tuoi, Clara. Non sono cose che riguardano una ragazzina, torna dentro.
Nancy prov a spingere dentro Clara ma Clara si liber dalla sua stretta. Ci fu una breve zuffa, poi Nancy si arrese, imprecando.
Vai all'inferno, allora. Perch  l che finirai, signorina. Io non sono quella piagnona della tua mammina.
Nancy e la donna si allontanarono rapidamente sotto la pioggia. Il giornale vol via dalle mani della donna. Clara salt gi e le segu di corsa. Una croce? Una croce che brucia? Una fiaccola? La gente diceva che quella notte sarebbe successo qualcosa. Lo sapevano tutti, ma nessuno voleva dirlo a Clara. Ora c'erano i ragazzini pi grandi che correvano nel fango, ragazzi che conosceva e che la spaventavano un po', ma li insegu senza badare alla pioggia o al fango. Dov'? Che cos'? domand Clara, ma nessuno si prese la briga di ascoltare quello che diceva.
Clara vide degli uomini sotto la pioggia, davanti alla casa di Rosalie.
Forse era una malattia? Una brutta malattia come quella che avevano avuto in uno dei campi: meningite. Per lei erano solo semplici suoni che si ricordava a memoria: meningite batterica. E poi c'era stata la varicella per cui erano stati vaccinati, una donna che somigliava a un'infermiera che ti faceva delle punture sul braccio con una siringa, in alto. Nancy non voleva farsi vaccinare, Nancy era quasi svenuta, come una bambina grande e grossa, ma a Clara il dolore non era sembrato troppo forte. E avevano bruciato i vestiti e la roba del campo in un grande fuoco, e tutti erano rimasti l attorno a guardare. Ed era stato divertente, pi o meno. Solo che adesso non era cos. Quello che stavano cercando di bruciare erano due assi di legno inchiodate insieme per formare una croce come la croce di una chiesa. Forse era per quello che Nancy aveva detto Oh, Cristo.
C'era anche Carleton, era cos alto che riuscivi a vederlo. Con degli altri braccianti. Ma stavano in piedi ai margini di un gruppo di uomini pi chiassosi, uomini arrabbiati che non erano del campo, si capiva. Sembrava Halloween-alcuni uomini portavano dei sacchi bianchi sulla testa, con dei buchi per gli occhi. Vestiti bianchi che, quando camminavano in fretta, si aprivano e lasciavano intravedere le gambe dei pantaloni. C'entravano con la croce? Come i preti? Loro per portavano pistole e fucili e avevano un'aria rabbiosa e gridavano. Clara si faceva piccola piccola quando c'erano degli uomini che gridavano, non era come quando gridavano le donne o i bambini. In quei momenti lo capivi Ora succeder qualcosa di brutto.
I tizi coi cappucci bianchi trascinarono Bert, il padre di Rosalie, fuori dalla loro abitazione. L'uomo piangeva e implorava. Si aggrapp agli stipiti della porta ma uno degli uomini con la pistola colp con il calcio le dita di Bert e Bert moll la presa con un urlo di dolore. Tutto questo capit mentre Clara singhiozzava: Pap! Pap.... Riusciva a vedere Carleton che digrignava i denti, in disparte, stringeva i pugni, ma non poteva fare niente, non poteva liberarsi per aiutare il suo amico. Clara lo vedeva bene, il gruppo di uomini coi cappucci bianchi aveva preso il controllo, erano cos tanti, non potevi fare altro che restare l in piedi, e guardare.
Clara prov a farsi largo tra le gambe degli uomini, ma continuavano a spingerla indietro. Qualcuno si chin e le diede uno scrollone-Torna nella tua cazzo di casa, ragazzina. Un sussulto percorse la folla e Clara scivol o qualcuno la spinse e cadde nel fango strillando: Pap! Pap! Rosie!. Lo stivale di un uomo le pest la mano, ma il fango era morbido, non si ruppe le dita.
Stavano picchiando il padre di Rosalie. Clara non riusciva a vedere ma lo sent implorare i suoi assalitori, e sentiva anche il rumore dei colpi. La madre di Rosalie era sull'uscio della baracca, urlava e urlava e aveva i vestiti fradici di pioggia, la faccia e i capelli gocciolanti.  la sua propriet! La sua propriet! Non avete il diritto!-lo grid ancora e ancora, finch uno degli uomini incappucciati non le diede uno schiaffo, forte.
Alcuni uomini si erano tirati gi il cappuccio bianco e ora si riuscivano a vedere anche le loro teste bagnate e luccicanti. Erano come ogni altro uomo che avresti potuto incontrare nel Jersey, pens Clara. Come il suo pap, non c'era una gran differenza. Ne rimase sorpresa, e confusa. Clara grid: Pa' - ma arriv Nancy, la prese per il braccio e la trascin fuori dalla calca. Clara! Ah, che cosa ti avevo detto! La faccia di Nancy era bianca e stravolta come uno straccio. Obblig Clara ad allontanarsi di corsa dalla folla insieme a lei, ansimando e inciampando, e disse a Clara di non voltarsi a guardare, anche se le urla degli uomini si erano intensificate e sembrava che qualcosa stesse accadendo. Clara piagnucol: Ma dov' pap -, ma Nancy non le prest attenzione. Nancy circond le spalle sottili di Clara con il braccio, stringendo forte. Ma allora Nancy non la odiava! Clara decise che avrebbe perdonato Nancy per aver parlato di Pearl con tanta crudelt. Quella piagnona della tua mammina aveva detto Nancy ma magari non lo pensava davvero.
Pi lontano all'interno del campo, vicino alla baracca dei Walpole, la gente stava sotto la pioggia davanti alla propria baracca, con aria preoccupata ma limitandosi a guardare. Qualcuno chiese a Nancy che cosa stava succedendo, se avevano trovato l'uomo per cui erano venuti, se era il padre di quella che aspettava il bambino, ma Nancy scosse la testa senza dire una parola e prosegu, continuando a spingere Clara. E l Clara cap: Rosalie aspettava un bambino. Un bambino! Era una notizia stupefacente ma non riusc a incamerarla, non c'era tempo. Come la pioggia che cadeva, che le scorreva sulla faccia e sulle braccia. Come le grida degli uomini. A sentirle ti spaventavi cos tanto che, quando le urla smettevano te le volevi dimenticare subito.
Non avrebbero bruciato nessuna croce. Il campo non sarebbe stato incendiato. Avevano trovato la persona che cercavano.
Roosevelt! Vieni dentro. Tuo padre arriva fra un minuto.
Nancy diede uno scappellotto a Roosevelt, che si era seduto nel fango. Avevano rasato la testa al fratello di Clara, per i pidocchi, e adesso sembrava un ritardato; era sempre agitato e nervoso, e ora era cos spaventato da Nancy, scesa a prenderlo, che si spavent come un cane che temeva di essere preso a calci, cosa che fece arrabbiare Nancy, che lo afferr per i polsi e lo port di peso nella baracca. Maledetti bambini! Accidenti a voi!-Dov' Rodwell? Nessuno sapeva dove fosse Rodwell.
Dentro, Roosevelt si raggomitol in un angolo, strillando. Ora chiudiamo la porta e basta. Chiudiamo questa porta diceva Nancy, cercando di mantenere un tono di voce calmo. La chiuse, e ci trascin davanti una sedia ma era troppo agitata per capire bene cosa bisognasse fare, come bloccare la porta per impedire che venisse spalancata. Clara cerc di aiutarla, ma erano entrambe troppo nervose. Dalla finestra non si vedeva bene che cosa stava succedendo. Clara batteva i denti e doveva fare la pip. Nancy disse: Cazzo, Roosevelt, se continui a frignare ti faccio il culo rosso. Mi stai facendo diventare matta. Il bambino strisci nell'altra stanza e si coric sul materasso che divideva con suo fratello, come se volesse scavarci dentro una tana e nascondersi. Nancy disse, alzando la voce: Sentite, non verranno qua. Quelli che avete visto sono del Klan. Uomini del Klan. Puniscono chi deve essere punito. Non fanno del male alla gente innocente. Lo fanno per proteggerci, capite. Dai negri e dalle persone cattive. In questa casa non abbiamo mai fatto niente di sbagliato. Nessun padre ha toccato sua figlia in questa casa. Vostro padre  un brav'uomo, bambini, un cristiano.
Clara pens a suo padre, al perch fosse diverso dal padre di Rosalie. E a come facessero gli uomini del Klan a saperlo.
Aveva visto il padre di Rosalie, quando gli avevano fatto staccare le dita dallo stipite della porta. La sua faccia, quando l'avevano afferrato. L'aveva sentito implorare. Uno schizzo di sangue che gli usciva dalla bocca, le sembrava di averlo visto.
Non hanno tirato fuori le pistole disse Nancy. Di pistole non ne ho sentite.
Clara domand, quando i denti smisero di batterle cos forte, se invece non avrebbero sparato a Carleton, se lo avessero scambiato per qualcun altro; e Nancy rispose con decisione che no, non l'avrebbero fatto, no. Clara insistette, e se avessero sparato a Pa', se l'avessero picchiato pesantemente come avevano fatto col padre di Rosalie, e Nancy rispose No! Nessuno sparer a Carleton Walpole.
Ma Clara non poteva fare a meno di chiederselo, chiss se qualcuno di quegli uomini coi cappucci bianchi sapeva come si chiamava suo padre.
Nella baracca si stava facendo buio. Si stringevano nell'oscurit. Qualsiasi cosa stesse accadendo, l'avrebbero superata. Clara strisci da Roosevelt e si rannicchi vicino a lui, sul materasso dove si era rifugiato, e si addorment. Raccolse le gambe nude contro il petto e si abbracci forte le ginocchia e il mattino dopo avrebbe scoperto macchie di fango dappertutto, non solo le sue ma anche le impronte degli altri. Avrebbe visto e avrebbe capito. Qualsiasi cosa fosse, l'abbiamo superata.
Si svegli pi tardi, sentendo la voce attutita di Carleton nell'altra stanza. Diceva: Non abbiamo potuto fare niente. Uno mi ha dato una botta con la pistola e-non ho potuto fare niente per lui. Gli hanno quasi spaccato la faccia col calcio della pistola. L'hanno trascinato su un furgone che li aspettava. Alcuni erano agenti dello sceriffo, non avevano su l'uniforme ma si capiva. Dove l'hanno portato, io non lo so. Clara non aveva mai sentito parlare suo padre in quel modo, quasi calmo, dubbioso; Nancy gli faceva domande, ma Carleton parlava adagio, solenne, come un uomo che cerca di spiegare a se stesso qualcosa che sa gi di non potersi spiegare, ma deve comunque provarci. Clara si avvicin alla porta di soppiatto e vide suo padre ingobbito sulla sedia come un vecchio stanco. Aveva i capelli bagnati, gli coprivano la faccia a ciocche e si riuscivano a vedere le chiazze rade, con la pelle che faceva capolino. Clara rimase sconvolta dalla faccia malmessa di Carleton, sangue e sudore sporco come una maschera. Nancy continuava a dire: Non l'hanno ucciso. Non lo farebbero mai. Non ci credo e basta che farebbero una cosa del genere.
Carleton rise aspramente. E rispose con quel piatto e basso tono mortifero: Si augurer di essere morto, allora. Quando avranno finito con lui.
Senti, Carleton: sono cristiani. Giurano sulla croce. I miei parenti dell'Alabama, alcuni sono uomini del Klan. Puniscono solo la gente che deve essere punita.
Carleton rise di nuovo. Il suono era quello della cenere smossa in una stufa a legna.
Nancy gli disse pi dolcemente di avvicinarsi al lavandino per poterlo lavare dove si era ferito, i tagli sembravano sporchi. La camicia era rovinata, non potevano fare altro che buttarla via. Carleton borbott di lasciarlo in pace ma Nancy insistette e finalmente lui si alz in piedi come se fosse un compito durissimo, ma barcollava e a Nancy tocc aiutarlo e rannicchiata sulla porta senza che nessuno la vedesse c'era Clara che si ripeteva Il mio pap sta bene. Il mio pap.

8.

Island Grove, Florida. Era un pomeriggio caldo di fine estate e Clara era da sola a badare al bambino di Nancy. Pensava al fatto che, porca puttana, in un altro momento e qualche migliaio di miglia pi a nord, sarebbe stata con la sua amica Rosalie. Persino raccogliere arance insieme a lei, scacciando le mosche, sarebbe stato meglio di cos.
Qualcuno bussava alla porta! Con una certa esitazione, delicatamente. Nessuno bussava, mai. Ti chiamavano o entravano e basta.
L ad Island Grove vivevano in un edificio vero e proprio, lungo e basso e con il tetto piatto. In ogni edificio c'erano quindici unit, i pavimenti erano di cemento e si potevano lavare con la canna; ogni unit aveva due stanze e due finestre, una davanti e una sul retro, e gli edifici erano circondati da un asfalto beige ruvido come carta vetrata, e c'erano tetti che perdevano solo quando pioveva forte. All'estremit del campo c'erano le latrine, anche quelle col pavimento di cemento. Clara non aveva mai visto niente di simile.
Solo che l c'era un odore pungente di roba chimica. Sembrava soda caustica, aveva detto Carleton, lo faceva tossire e ansimare. Clara si era abituata agli odori degli altri campi, erano per la maggior parte puzzo di immondizia e di latrina; ma questo era peggiore, non era un odore naturale, ti bruciava le narici e la bocca e ti faceva lacrimare gli occhi. Quando si erano trasferiti, all'inizio, erano rimasti stupiti dalla maniera in cui la spazzatura e i rifiuti venivano portati via e bruciati in un grosso cumulo nella discarica ai margini del campo, e dal fatto che le donne potessero fare il bucato gratis in un grande posto al coperto che somigliava a un fienile; c'erano le docce, e a volte anche l'acqua calda. E del sapone che potevi spruzzarti addosso, in un grande contenitore. Persino Carleton era impressionato, c'erano un vero dottore e un'infermiera della contea che venivano a visitare i lavoratori, era obbligatorio che tutti venissero visitati, comprese le analisi del sangue, anche se alcuni si rifiutavano o, semplicemente, non si presentavano; tra questi c'era Carleton che aveva detto di non voler essere bucherellato da nessun dottore del cazzo che cominciava a prenderti il sangue e all'improvviso ti ritrovavi hai presente con qualcuno che ti diceva che avevi un tumore al sangue o la Tbc e ti dovevano mettere in quarantena; ma Carleton voleva assolutamente che i suoi figli venissero visitati, e tra i suoi bambini soprattutto Clara. Pap, ma perch? aveva domandato Clara, e Carleton aveva risposto Perch lo dico io. A dire il vero, a Clara era piaciuto farsi visitare. Estranei che la toccavano, che si prendevano cura di lei. La faceva sentire felice. Un dottore simpatico e giovanile le aveva detto: Clara Walpole-i denti! Non ti lavi mai i denti?. Scuoteva la testa, ma sorrideva. C'era una grossa scatola piena di spazzolini da denti e Clara ne ricevette uno con il manico rosso; era orgogliosa di averlo ma non lo usava granch, le setole o le solleticavano le gengive sensibili o gliele facevano sanguinare.
E c'era anche uno spaccio in cui potevano usare dei buoni e non c'era bisogno di soldi veri. E, con quell'odore forte, non c'erano neanche cos tanti insetti, anche se qualche scarafaggio delle palme c'era comunque ma come diceva Carleton: Questo  il cazzo di Sunshine State. Quell'odore bruciante, per, li accompagnava sempre, persino negli aranceti, in mezzo al profumo dolce e pungente delle arance.
Quel giorno, Nancy non raccoglieva ma smistava le arance nel grande capannone dello smistamento ai margini del campo, e Carleton era stato fortunato e aveva trovato da fare con una squadra della contea per dei lavori stradali d'emergenza in una qualche statale. Vivevano l ormai da cinque settimane e Clara aveva decorato alcuni muri, aveva ritagliato delle foto dalle riviste e dei fiori da una cerata e aveva appeso tutto per rendere il posto pi carino. Si riusciva sempre a trovare qualcosa da usare per rendere un posto pi bello di com'era prima, per esempio si potevano coprire i punti in cui la gente aveva schiacciato gli insetti sui muri.
Quando sent bussare, Clara pens innervosita che potessero essere quei ragazzi pi grandi, diciassette, diciotto anni, che le giravano attorno e le davano fastidio, che sapevano che Carleton era via. Non era sicura di volerli vedere, Nancy le aveva spiegato che cosa cercavano i ragazzi, ma mise comunque il bambino nella sua culla e si diede una controllata nello specchio di Nancy, appoggiato al davanzale della finestra.
Entrate pure-Clara vide che non erano i ragazzi, e nemmeno qualcuno di sua conoscenza: fuori c'erano due signore, ferme sulle assi di legno che erano state appoggiate sui vialetti fangosi, a disagio.
Salve! Le voci delle signore erano allegre e speranzose e si capiva che erano nervose. Signore di citt, che portavano il cappellino e dei completi di maglia sgraziati e senza forma-uno di un brutto color osso, l'altro di un pallido verde vomito-che di sicuro dovevano costare una fortuna, visto che non c'era altro motivo per indossare dei vestiti del genere. Avevano i visi delicati e incipriati e le bocche dipinte di rossetto che conferiva a entrambe un aspetto irrequieto visto che da quelle parti nessuna donna o ragazza si truccava durante il giorno e solo raramente alcune di loro lo facevano di sera. Una delle signore aveva un paio di occhiali tartarugati da insegnante, e Clara quindi guard lei.
Sono la signora Foster disse e la mia amica  la signora Wylie. Siamo della Prima Chiesa metodista di Florence. Siamo qui per una piccola visita -
Volete entrare? domand ancora Clara, perch sapeva che per gentilezza era quello che bisognava chiedere; le signore, per, sembravano preoccupate all'idea di salire i gradini di cemento ed entrare nella costruzione, come se l dentro potesse esserci qualcosa che non volevano vedere. Ora in casa non c' nessuno, a parte me e la bambina che sto curando.
La donna che aveva detto di chiamarsi signora Foster stava dicendo che erano state ben accolte dal proprietario dell'aranceto che era un cristiano e un buon cittadino e che avevano visto la bandiera di Clara appesa l fuori-Ci ha portate dritte qui. Clara si era quasi dimenticata della bandiera, era solo un'altra delle sue decorazioni, appesa fuori dalla finestra alla fine di un'asta lunga un piede e mezzo. A Nancy piaceva e Carleton pensava che aggiungesse un tocco di classe (forse pap scherzava, storcendo la bocca come faceva sempre lui) alla loro abitazione. La bandiera era cos piccola, e ormai cos sbiadita e floscia, che aveva ben poco in comune con le bandiere viste a volte da Clara in cima agli edifici pi alti o su quei pali portabandiera; quelle di solito si agitavano al vento con aria orgogliosa. La bandiera di Clara era soltanto un pezzo di stoffa rettangolare a strisce bianche e rosse che penzolava. Ma si riusciva comunque a capire che era una bandiera americana. E, guardandola con gli occhi di quelle signore di chiesa, Clara fu felice che ci fosse.
Gi, dimostra un tale... un tale interesse -
Ci ha portate dritte qui disse la signora Foster con un tono deciso e allegro. Amare il proprio paese-non c' niente di pi importante.
Clara era raggiante. Sono felice che vi piaccia disse, sperando che le signore la sollevassero dall'incombenza della conversazione. Sorrisi giganteschi! La sensazione somigliava a quella che aveva provato mentre era schiacciata contro quell'uomo in macchina che aveva portato in citt lei e Rosalie nel New Jersey-sentiva di dover far presa sull'altra persona, doveva fare in modo di piacerle, doveva fare in modo di piacere a queste signore sorridenti, e alla svelta. Ma non le veniva in mente niente da dire e loro la guardavano con quell'aria un po' cos che hanno di solito le donne di tipo materno-come se vedessero tutto quello che c'era di migliorabile in te. Clara prov una fitta di vergogna, di sicuro aveva i capelli annodati e di sicuro i suoi vestiti non erano particolarmente puliti. Ed era scalza.
Le signore erano pulitissime ovviamente. E portavano calze e scarpe eleganti. E i guanti bianchi.
Guanti! Clara sorrise felice al pensiero di essere stata scelta da due signore che portavano i guanti bianchi. Sper che tutti quelli delle altre unit la stessero guardando, quelli che erano a casa, almeno. Perch quelle erano donne che vivevano in case vere e andavano in chiesa e avevano tutti i soldi che volevano spendere, e nessuno urlava mai con loro, o le prendeva per i polsi.
Interrogavano Clara con un tono cos cordiale: Come ti chiami, cara?.
Clara si accorse che c'era un gruppetto di bambini poco lontano che le stava guardando. Quei mocciosi, guai a loro se le rovinavano tutto.
Mi chiamo Clara Walpole. Come a scuola, Clara scand bene.
E dove hai detto che  la tua famiglia, cara?
Oh, sono-fuori. La mia matrigna  gi al capannone dello smistamento, e il mio pa' -via, da qualche parte. Clara cominci a parlare pi rapidamente, per paura di finire le parole. Come ho detto, sto curando la bambina. Roosevelt sta raccogliendo le arance credo, e Rodwell  - Clara indic il gruppo di bambini dall'altra parte del vialetto, uno di loro era suo fratello, e quando le signore si ripararono gli occhi per guardarli, i bambini le salutarono con la mano con un entusiasmo esagerato e fecero i versi degli animali. Che vergogna! Clara agit il pugno. Maledizione, state zitti! Si rese immediatamente conto che non avrebbe dovuto urlare e non avrebbe di sicuro dovuto agitare il pugno-vide le signore scambiarsi un'occhiata sorpresa. Non lo fanno apposta disse lei debolmente.
Un vecchio usc dalla casa vicina e, Ges!-Clara si accorse che aveva i pantaloni sbottonati, sper che accidenti a lui non pisciasse proprio davanti a loro ma le signore cercavano di non guardarlo. Quella con gli occhiali di tartaruga se li sistem e fiss Clara con il suo sorriso speranzoso, le disse che s sarebbero entrate ma solo per un minuto.
Clara, dunque, tenne la zanzariera aperta per la signora Foster e la signora Wylie, che le passarono accanto come se stessero trattenendo il fiato, entrarono nell'unit, e Clara si accorse con un certo sgomento di quanto la cucina fosse in disordine, piatti a mollo nel lavello, asciugamani umidi e vestiti che penzolavano dallo schienale delle sedie, il ricciolo di carta moschicida che Nancy aveva appeso al lampadario sopra al tavolo coperto di mosche e falene. Alcune erano morte, altre ancora vive. Ci siamo appena trasferiti disse Clara, come se la striscia di carta moschicida non fosse colpa loro. Not una discrepanza tra le sorridenti bocche dipinte di rossetto rosa delle signore e i loro occhi, spaventati e tremanti. Questa  Esther Jean disse Clara con orgoglio, prendendo la bambina, e con quel fagottino caldo tra le braccia non pot fare a meno di sorridere: Non  carina?.
Ma non - la sua, non  la sua -?
-non  sua figlia, Catherine. Certo che no!
Le signore bisbigliavano tra loro. Il discorso fece scoppiare a ridere Clara.  della mia matrigna. Io non sono sposata-non ho bambini. Le signore sembravano imbarazzate.
Cara, lo scopo della nostra piccola visita  capire se... qualcuno della tua famiglia potrebbe accettare con piacere un invito a visitare la nostra parrocchia. La signora Foster parl in fretta, torcendosi le dita guantate di bianco. La Prima Chiesa metodista di Florence vorrebbe darvi un caloroso benvenuto a nome del reverendo Bargman e noi speriamo-speriamo che lo accettiate.
Un invito. La parola fece sorridere Clara, aveva un suono che le piaceva. Oh, la chiesa mi interessa un sacco! disse lei. Solo che non ci sono andata spesso.
La tua famiglia, quindi, non appartiene a nessuna confessione in particolare? Ma siete cristiani, vero?
Oh, s. Cristiani. Ma non-non particolari.
Clara scosse la testa solennemente. E in quell'istante sfoder i suoi occhioni, come dicevano le sue amiche per stuzzicarla quando i ragazzi le ronzavano intorno e, certe volte, le toccavano i capelli; Clara non si rendeva conto di comportarsi diversamente, era solo che il suo sguardo sembrava si addolcisse e si sciogliesse e sollevava il viso verso chiunque le stesse parlando come un fiore. Faceva sempre un certo effetto, proprio come adesso-le signore le sorrisero, sorprese e soddisfatte.
Ci sar un incontro di preghiera proprio questa sera, in effetti la signora Foster si affrett a dire. Alle sette. Una signorina adorabile come te, saresti la benvenuta. E anche la tua-matrigna, giusto? E tuo padre e-anche gli altri. Siete tutti i benvenuti.
Si scambiarono un sorriso, come se avessero superato un ostacolo difficile. Le signore osservarono le pareti decorate con fotografie di montagne imbiancate e case coloniali del Sud e ritagli meticolosi di cerate a forma di fiore; a Clara sarebbe piaciuto aver appeso un'immagine di Ges Cristo, come facevano alcuni, le signore sarebbero state felici di vederla e avrebbero apprezzato di pi anche lei.
Clara accompagn la signora Foster e la signora Wylie alla loro auto, parcheggiata davanti al campo. Si vergogn profondamente delle unit che stavano superando, con il bucato che sventolava fuori e rifiuti di ogni genere che giacevano abbandonati nel vialetto; bambini piccoli ovunque, ragazzini grassocci con la pelle scura, senza pantaloni, e coi piselli sballonzolanti. Come le bestie Clara sapeva a che cosa stavano pensando le signore. Clara continu a chiacchierare allegramente come faceva Nancy quando beveva e provava a distogliere Carleton dal suo cattivo umore.
Erano quasi arrivate alla macchina delle signore, seduto al volante c'era un ragazzo muscoloso di una ventina d'anni che ascoltava la radio ad alto volume, quando un gruppo di bambini del campo si avvicin correndo, schizzando fango, gridando qualcosa che somigliava molto a succhiacazzi! stronzo! e ridevano come iene. La signora Foster si lasci sfuggire un urletto e la signora Wylie strinse la borsetta come se temesse che gliela strappassero di mano. Clara, mortificata, si accorse che nel gruppo c'era anche quel maledetto coglione di Rodwell, l'avevano fatto per metterla in imbarazzo.
Non fateci caso disse Clara accalorandosi. Sono solo degli animali.
Una volta arrivate alla macchina decisero che Clara avrebbe aspettato l dopo cena, sarebbero venuti a prenderla per portarla in chiesa. Il ragazzo al volante, che aveva dovuto abbassare il volume della radio obbedendo a una richiesta sussurrata dalla signora Foster, fissava Clara senza fare nemmeno un sorriso.
Si allontanarono. Clara salut con la mano. Non dimenticatevi di me! esclam.

Quella sera non c'era niente per cena, a parte quello che Clara riusc a mettere insieme per s. Per fortuna Nancy torn a prendere Esther Jean e la port a casa di un'amica (dove sarebbero rimaste a bere fino a tardi, Clara lo sapeva), quindi Clara riusc a lavarsi i capelli nel lavandino e a pettinarli per farli asciugare. Mise le sue mollettine blu preferite. Anche il vestito che decise di indossare era blu; un abito di seconda mano che le aveva dato qualcuno. E delle scarpe nere piatte che si chiamavano ballerine ed erano solo un po' consumate. Questa sera vado in chiesa, in citt. Un invito speciale. Parl a se stessa in tono amichevole, come qualcuno che comunica una buona notizia.
Alle sei e mezza Clara era sulla strada, in attesa. Quando vedeva una macchina che non era quella della signora Foster attraversava un fosso alla meno peggio e andava a nascondersi nei cespugli. Verso le sette meno cinque arriv il ragazzo tarchiato, in una nuvola di polvere. La fiss. Vieni solo tu?
Clara, scusandosi, disse che temeva proprio di s. Suo padre e la sua matrigna non potevano.
Ok, Bionda. Salta su.
Guidava fumando il sigaro e c'era un cattivo odore. Clara cerc di farselo piacere, come se fosse un simbolo della chiesa, di un nuovo mondo. Continuava a lanciare occhiate nervose al ragazzo e sorrideva quando lui la guardava. Non diceva niente. A Clara sembr che guidasse piuttosto veloce.
 difficile guidare la macchina? domand lei.
Lui si spost il sigaro in bocca e ci mise un po' a rispondere. Dipende da quanto sei sveglio.
Quanti anni bisogna avere?
Non sei abbastanza grande.
Non disse nient'altro. Clara osservava le case che sfilavano accanto a loro, le persone che non avevano altro da fare se non sedersi in veranda a guardare il traffico. Sent dentro di s qualcosa di doloroso che si mescolava all'odore penetrante e dolciastro dei lill che arrivava dai grossi cespugli che tutti quanti avevano davanti al portico.
Arrivati alla chiesa-non era grande quanto Clara aveva sperato, ma era pulita e bianca-il ragazzo disse a Clara: Quando ti stufi di quelle cazzate, vieni fuori. Mi trovi l. Indic il benzinaio in fondo alla strada.
La signora Foster la stava aspettando dentro. Stringeva un libro al petto, e quando Clara entr per poco non l'abbracci. Ah, s, s disse, sorridendo tristemente,  meraviglioso che tu sia riuscita-per te  davvero un'opportunit -
Clara si guard attorno, sorridendo confusa. La chiesa le ricordava una scuola. Ci saranno state otto persone, sedute nelle prime panche.
La signora Foster continu a parlare dell'opportunit che Clara aveva avuto. La accompagn lungo la navata, sussurrando e annuendo mestamente. La signora Wylie era seduta da sola in una delle panche, teneva la testa china e mormorava tra s e s. Clara si accorse che anche gli altri-tre uomini, quattro donne e un bambino storpio con una stampella appoggiata accanto a lui-stavano mormorando tra s e s. Di tanto in tanto le voci degli uomini si trasformavano in borbottii.
La signora Foster la fece sedere di lato. Tremava e aveva freddo. In fondo alla chiesa c'era una piattaforma rialzata, con sopra un leggio per il celebrante. Da una parte c'era l'organo. Aspett, lanciando ogni tanto un'occhiata alle persone in preghiera, che sembravano molto serie e ignare di tutto a parte le loro preghiere. Dopo un po' si sent del trambusto sul retro e una donna incredibilmente grassa con un vestito nero di seta fece il suo ingresso. Sorrise alla signora Foster, che era tornata aulla porta ad attendere la gente, aveva uno sguardo fulmineo e mobile come quello di una bambina. Clara si accorse che aveva il vestito incollato alle gambe, era un buffo spettacolo. Poi entr un altro uomo, era alto e magro, con le spalle spioventi. Sussurr qualcosa alla signora Foster ed entrambi si voltarono verso Clara. Lei fece per sorridere, ma era come se non la vedessero-che non vedessero esattamente lei. A quel punto, l'uomo and da lei e allung la mano per stringere la sua. Clara not che sulla mano aveva uno sfogo di un rosso spento, come se in quel punto si fosse grattato.
Cara, sono il reverendo Bargman. La signora Foster mi ha parlato di te. Lasciamelo dire, siamo tutti molto felici che tu sia venuta, questa sera.
Clara sorrise. Era un uomo alto, serio e goffo, con un sorriso che tagliava a met la parte inferiore della sua faccia. Potresti essere sul punto di varcare la soglia di una nuova vita. Una nuova vita le sussurr. Clara annu entusiasta. And avanti per un altro paio di minuti, usando parole come soglia e opportunit. Poi si conged, rimase fermo per un po' accanto al muro con le mani dietro la schiena e gli occhi fissi sul pavimento, e finalmente scosse il capo come per svegliarsi. Raggiunse l'altare, grattandosi il dorso della mano.
Cominci:
Miei cari fratelli e sorelle in Cristo, rendiamo grazie per la nostra presenza qui questa sera-e per la nostra chiesa, per questa nuova e meravigliosa costruzione-e iniziamo cantando l'inno 114. Tutti insieme-alziamoci e cantiamo tutti insieme -
Si muovevano lentamente. Sembrava che li tirasse e li sospingesse con le mani e una serie di impercettibili sollecitazioni del corpo; tutti si alzarono. Clara si alz. Trov un libro degli inni sulla panca davanti a lei e cominci a sfogliarlo. Avevano cominciato a cantare, senza che ci fosse una musica d'accompagnamento, prima ancora che riuscisse a trovare l'inno nel libro. Formavano una miscela flebile, discordante di voci che cercavano continuamente di allontanarsi l'una dall'altra. Clara fissava attentamente la musica sul libro. Non aveva mai visto la musica prima. E le parole erano parole forti. Si sent sopraffare dalla sudorazione e si domand se gli altri stessero aspettando che cantasse la sua parte-Proprio di fronte a lei c'era la donna grassa che cantava, alzava e abbassava la testa con una mitezza studiata. Era come una gallinona calorosa ed energica, con macchie di sudore sul vestito che somigliavano a un paio d'ali ripiegate.
Clara credeva che il canto fosse finito, ma ricominci. Aveva la nuca fradicia. Avvicin il libro al viso e prov a leggere le parole. Poi si accorse che il reverendo stava piangendo! Cantava qualcosa che Clara non riusc a distinguere e queste parole erano cos disperate da farlo piangere. Scuoteva il capo tristemente. Clara, tesa, aspettava, chiedendosi come facessero le parole a far piangere qualcuno. Lei piangeva soltanto quando succedeva qualcosa di reale. Ma non riusc a scoprire il significato di quelle parole. Alla fine dell'inno alcuni si schiarirono la gola, come se il silenzio li mettesse a disagio. Il celebrante chiuse il libro degli inni e tutti quanti fecero lo stesso. Si sedettero.
Mi rendo conto disse con un sorrisetto particolare di non essermi impegnato abbastanza, questa settimana. Non mi sono impegnato abbastanza.
Un paio di persone inspirarono. Clara non capiva. Di nuovo abbiamo solo questa bambina disse il sacerdote lanciandole un'occhiata gentile. Questa settimana non mi sono impegnato abbastanza. Non ho condotto altre persone all'adorazione di Cristo.
La signora Foster sospir.
No, non mi sono impegnato abbastanza. Solo questa bambina... ed  solo grazie agli sforzi della signora Foster e della signora Wylie che... no, non mi sono impegnato abbastanza. Non si asciug gli occhi e nemmeno il naso, constat Clara. Lasciava che le lacrime scorressero come se ne andasse fiero, e quando sorrideva riuscivi a vedere le lacrime che gli brillavano agli angoli della bocca. Chin il capo e giunse le mani davanti al petto, protendendosi come se volesse aiutare qualcuno a salire l sopra insieme a lui, e preg ad alta voce. Clara fissava la sommit della sua testa. In certi punti i capelli neri erano fitti, mente in altri no; le fece venire una gran voglia di ridere. Era cos nervosa per tutto quanto che voleva mettersi a ridere. Lui pregava a voce alta, con un tono esigente che si faceva sempre pi rabbioso man mano che proseguiva, parl di Cristo e del sangue e della redenzione e dei bambini piccoli e del peccato e del mondo e dei soldi e della vita di citt e del governo federale e della colletta della domenica e di Ponzio Pilato... e la sua voce era arrabbiata e dura come quella di ogni altro uomo, non era affatto sull'orlo del pianto, e cominci a fare avanti e indietro sulla piccola piattaforma mentre la sua voce saliva con un'impennata improvvisa, come se qualcosa l'avesse afferrata e trascinata dritta verso il cielo. Dio ci guarda! Dio ci ascolta! Voi peccatori, come potete pensare che Dio non sia con voi in ogni istante? Ora, domani, ieri, il prossimo anno-sempre-Dio  sempre con voi.
Ma proprio quando la sua voce aveva raggiunto il culmine dell'inflessibilit, collass in un singhiozzo. Per un attimo non riusc a tirare il fiato. Clara si premette una mano sulla bocca per non sorridere. Nelle panche centrali le donne piangevano senza ritegno, a capo chino; gli uomini fissavano le scarpe del sacerdote. Solo il ragazzino storpio si guardava attorno come faceva Clara. I loro sguardi si incrociarono, ma lui sembr non vederla; aveva rughe sulla fronte e attorno alla bocca come un uomo che sta invecchiando.
Qualcuno aveva detto una volta a Clara che Dio la vedeva, o forse era Cristo, qualcuno che era sempre con lei e la osservava. Lei non ci aveva dato peso perch non aveva alcun senso. Forse era vero o forse non lo era, come tante cose complicate, ma visto che non aveva senso se l'era dimenticato. Ma quella sera, quando il prete aveva ripetuto la medesima cosa, Clara si era resa conto che, se Dio guardava davvero qualcuno, non guardava di certo le persone che c'erano l. Probabilmente guardava altra gente, un po' pi interessante. Clara sapeva che Dio non si sarebbe mai disturbato per lei e trov che questa fosse una buona idea.
Il reverendo si schiar la gola e anche Clara si schiar involontariamente la gola, per solidariet nei suoi confronti. Si sentiva come quando suo padre o Nancy si comportavano da stupidi, voleva aiutare ma provava anche una certa impazienza. Poi accadde qualcosa di straordinario: la signora grassa col vestito fradicio si alz dalla panca e marci dritta verso il podio con passo pesante. Clara si chiese se volesse picchiare il prete o fare qualcosa di violento-forse era sua moglie. Riusciva a vedere le braccia tozze, pallide e burrose della donna, la carne che ondeggiava sotto la manica e le gambe coperte dalle calze marroni, piene e compatte come i rami di un albero, che la portavano verso la piattaforma. L si inginocchi, pesantemente, e si copr il viso con le mani. Singhiozzava anche lei e il sacerdote si chin lanciando un'occhiata verso le panche come se volesse raccogliere tutti quanti attorno a s. Era come un ragno dagli occhi infossati, che attirava verso di s le mosche ronzanti. A Ges! A Ges! sussurr distintamente.
Un uomo con un voluminoso soprabito di un giallo scialbo e un paio di pantaloni marroni si lasci scappare un singulto: Amen! Ges!. Si puntell-disperatamente-sulle ginocchia e sulle gambe per alzarsi e dirigersi verso la navata. Ansimava, con la faccia untuosa lucida per la felicit. Amen! Oh, Ges, piet! Clara dovette darsi un pizzicotto per non scoppiare a ridere, erano tutti pazzi in quel posto? Anche l'uomo corse dal reverendo Bargman e si inginocchi con una tale foga che si percepirono le vibrazioni. Poi arriv un uomo pi anziano, con il viso che somigliava a qualcosa di marcio, e una signora piacente che poteva essere la sorella della signora Wylie, si somigliavano parecchio. E un'adolescente tarchiata con una brutta pelle, con le mani premute su un fiume di lacrime. Era proprio strano! Ma che cosa voleva dire! Clara aveva paura che qualcosa trascinasse lass anche lei; come un magnete; percepiva delle cose invisibili nell'aria, come onde; come il battere d'ali di un uccello; o forse erano spiriti, che la toccavano e andavano a sbattere contro di lei. Perch erano tutti cos felici, e perch singhiozzavano tutti? Perch dovresti piangere se non ti sei fatto male-o se non hai paura di farti del male in futuro? Era per impedire che Dio volesse farti del male? Per dimostrare quanto eri debole? Il sorriso di Clara era cos tirato che le guance stavano per scoppiarle. Se solo avesse potuto guardare Dio gli avrebbe fatto i suoi occhioni e avrebbe trovato il modo di piacere a Lui-ma dov'era Dio? Dov'era Ges?
Una montagna di cazzate diceva Carleton della religione. Clara sper che se c'era un Dio non l'avrebbe biasimata per le opinioni del suo pap.
Ma quella era la sua chance, Clara constat. La sua opportunit. Si lasci cadere sulle ginocchia sul pavimento duro. Si copr la faccia con le mani come Dio sembrava desiderare, e preg per Rosalie facendosi debole e docile. Clara non aveva preghiere per se stessa, si sarebbe presa cura di s per conto suo, ma Rosalie aveva bisogno del suo aiuto, forse. Dopo che suo padre era stato portato via, il resto della famiglia era scomparso da un giorno all'altro e si diceva che avessero ricevuto dei biglietti per tornarsene in Texas in corriera. Clara preg Ges, fai entrare Rosalie in paradiso. Ges, fai entrare in paradiso il bambino di Rosalie che  morto. E il pap di Rosalie. Ges, abbi piet.
Era sufficiente. O funzionava, o non funzionava.
Clara si era spostata nella navata. Stava in piedi in mezzo alla chiesa. Il reverendo Bargman non l'avrebbe attirata a s anche se lei cap che la stava aspettando, la guardava avidamente, gli occhietti infossati fissi su di lei. L'aveva vista pregare, in ginocchio. L'aveva vista e la stava aspettando. Clara gli rise in faccia, a quel vecchio ragno schifoso, si volt e usc di corsa dalla chiesa. Era cos felice! Sentiva i capelli che le sventolavano sulle scapole. Non sono una peccatrice come loro. Qualsiasi cosa abbiano fatto, io non sono una di loro.
Fuori, scopr di avere ancora in mano quel maledetto libretto dei canti, lo butt sui gradini dove l'avrebbero sicuramente trovato.

9.

Prima andarono in un piccolo ristorante vicino a una ferrovia. Parcheggiati fuori c'erano diversi furgoni, e dentro c'erano uomini che ridevano e si urlavano in faccia. Picchiavano i pugni e i gomiti sui tavoli, facendoli traballare. Clara, che non era mai stata in un ristorante, disse immediatamente alla cameriera: Ho fame, voglio degli hamburger. Voglio una Coca.
Il ragazzo era pi vecchio di quanto Clara si era immaginata. Aveva la faccia paffuta, brufolosa e gli occhi infossati nel cranio. Continuava a fare battute, interrompendosi e ridacchiando nervosamente; giocherell per un po' con le chiavi della macchina. Nel taschino della camicia teneva cinque sigari avvolti nel cellophane. Clara sorrideva, mostrava i denti e continuava a spostarsi i capelli da davanti agli occhi. Tra loro c'era un tavolo ed erano in mezzo ad altre persone, che cosa gliene fregava? Sei scappata da l pi alla svelta di me le disse. Si chiamava LeRoy. Era l'unico figlio della signora Foster e si sarebbe arruolato in marina e avrebbe lasciato Florence per sempre, subito dopo aver fatto una qualche operazione che bisognava fare per essere accettato. Quel vecchio bastardo di mio padre, che adesso  morto, mi faceva portare incudini e rottami su e gi per il granaio. Ecco che cos' stato spieg acidamente, sorridendo e svitando il tappo della bottiglia di ketchup. Si sporc le dita di ketchup e le pul sotto al tavolo.
Dal juke-box part una canzone. Era un pezzo country cantato da una voce nasale, desolata, sonnolenta. Clara prov a immaginarsi come fosse quell'uomo e sent che non poteva somigliare a LeRoy. LeRoy, per, canticchiava a bocca chiusa seguendo la musica, sogghignava e la guardava di sottecchi mentre girava nervosamente il coperchio della bottiglia di ketchup. Sembrava troppo emozionato per riuscire a star fermo.
Non prendi niente da mangiare? disse Clara.
Star seduto qua a guardarti.
Fece tintinnare le chiavi della macchina un'altra volta e le lasci cadere nel taschino della camicia. Sorrise, gli venne in mente una cosa che lo fece sghignazzare, appoggi il gomito sul tavolo e il mento sul palmo della mano e la osserv. Clara mangi l'hamburger in fretta, leccandosi le labbra e leccandosi anche le dita. Bevve la Coca cos velocemente da sentire male alla gola. LeRoy scoppi a ridere. Sei una ragazzina davvero graziosa disse. Scommetto che lo sai gi.
Lui voleva fare un giro in campagna, ma Clara disse che conosceva un posto dove le sarebbe piaciuto andare-era un bar di cui aveva sentito parlare. Lo frequentava la gente del campo. Si domand se avesse fatto un errore, ad andarci con lui, perch non svolt subito nella stradina del bar ma rimase a gironzolare sulla statale, dicendo qualcosa di vago a proposito di un posto migliore solo qualche miglio pi avanti. Non l'aveva guardata. Col cavolo disse Clara. E lui svolt nella stradina. Clara apr la portiera alla svelta e scese prima ancora che lui riuscisse a spegnere il motore. Lui salt fuori e gir attorno alla macchina di corsa, con i piedi che scricchiolavano rumorosamente sul ghiaietto. Si mise a sciorinare una serie di frasette disinvolte che non finivano da nessuna parte, come Se mia madre-Che serata- cos che vanno le cose -. Le tenne aperta la zanzariera e Clara entr come se non l'avesse mai visto prima. Ges santissimo disse il ragazzo asciugandosi la fronte.
A Clara venne una leggera vertigine per l'eccitazione. L'uomo dietro al bancone, che somigliava a LeRoy, disse: Quanti anni hai, tesoro?.
Quanti anni bisogna avere? rispose lei.
L'uomo e LeRoy scoppiarono entrambi a ridere, Li aveva messi proprio di buon umore. Clara prese una bottiglia di birra che qualcuno le aveva allungato e mand gi una sorsata, guardandosi attorno. I suoi occhi guizzavano da una faccia all'altra, non tanto per cercare qualcuno di sua conoscenza ma soprattutto perch aveva l'impressione che potesse esserci qualcuno che conosceva lei. Attorno alla testa, sentiva i capelli caldi e pesanti. Una volta durante la serata LeRoy ne afferr una ciocca e Clara schizz via come un gatto.
Ok, niente graffi e niente morsi! rise LeRoy. Alz le mani per difendersi. Ora che beveva da un po', la sua risata si era fatta affannosa.
Continuava ad arrivare gente. Clara not un uomo con i capelli biondi seduto a un tavolo in fondo; ebbe un tuffo al cuore, pensava potesse essere suo padre. Ma quando si volt si accorse che non era lui, grazie a Dio. Avr avuto vent'anni, forse venticinque, non lo sapeva. Si dimentic di lui ma poi lo rivide e prov la stessa sensazione, come di un sobbalzo al cuore. Stava seduto sulla sedia appoggiandosi precariamente all'indietro, con le gambe accavallate all'altezza del ginocchio, ascoltava quello che dicevano i suoi amici senza per dire un granch. A Clara ricord un falco: in attesa.
A Nancy piaceva giocare a carte, solitari. Picchiare gi le carte appiccicose. In teoria il re era quello di maggior valore, ma Clara aveva un debole per il jack. Il jack di picche era il suo preferito.
Il biondo aveva qualcosa che le ricordava il jack di picche, pens Clara. Sorrise, mordendosi il labbro inferiore. Uno degli amici del biondo gli aveva dato una gomitata e lui si era girato per guardare nella sua direzione, ma non sorrideva come ci si sarebbe aspettati; aveva stretto le palpebre come se quello che vedeva non gli interessasse granch, una ragazzina bionda con le braccia ossute e un vestito di cotone di seconda mano che lo fissava come se lo conoscesse, come se avesse qualche pretesa su di lui. LeRoy le circond le spalle con un braccio tozzo, un gesto di goffa possessivit. Tesoro, lo sai che cosa sei? Una gattina adorabile. LeRoy le accarezz i capelli spettinati e Clara lo spinse via con la bottiglia di birra che teneva in mano, lo colp sul petto. Gli spettatori, alcuni uomini che li avevano osservati, si misero a ridere.
Tieni gi le mani. Non sono un gatto da coccolare.
Il biondo, a quel punto, si era gi girato di nuovo verso i suoi amici. Qualcosa cominci a insinuarsi nella testa di Clara, caldo e pulsante, disperato. LeRoy mise il broncio per un po', ma poi ricominci a blaterare e a ridere alle sue stesse maledette battute idiote, Clara rimase l in piedi e poi si allontan. Si premeva la bottiglia sudaticcia sulla guancia. Qualcuno and a sbattere contro di lei ma Clara registr a malapena l'impatto. Aveva lo sguardo fisso sul biondo, gli occhi sgranati. Una sensazione selvaggia e acuta si impossess di lei, era come se percepisse il pericolo di perdere l'equilibrio, di cadere; era come se in chiesa si fosse precipitata all'altare singhiozzando come gli altri, e avesse consegnato il suo cuore a Ges e al reverendo Bargman. Ma era rimasta dov'era. Si era inginocchiata sul pavimento, nella sua panca, e aveva pregato per Rosalie, ed era finita l. Quella sfrenatezza che  pericolosa, ma che devi ascoltare. Ora la sentiva, scorreva nel suo corpo; avrebbe potuto fare qualcosa di folle con le mani, con le unghie, persino con i denti. Si stava avvicinando al biondo. Quell'uomo le ricordava il jack di picche. Da dove lei si trovava, a dieci piedi da lui, sembrava che quel Dio di cui il sacerdote aveva parlato fosse presente, proprio in quel posto. Era Lui quella calda pressione che aleggiava su di lei, una forza che Gli permetteva di scendere nel suo corpo. Quel Dio aveva ancora fame, gli hamburger non Gli erano bastati, e la costrinse a ripensare a tutte quelle notti che aveva passato distesa ad ascoltare Carleton e Nancy-non odiandoli, non odiando Nancy, ma semplicemente ascoltando e ascoltando, per capire come sarebbe stato un giorno per lei, visto che quando le sarebbe capitato non avrebbe avuto modo di saperne di pi di quello che sapeva Nancy.
Al tavolo c'erano una donna e tre uomini. Clara le lanci un'unica occhiata e se la dimentic. La testa del biondo sembr farsi pi vivida nella penombra, proprio l davanti a lei. Onde di calore sembravano vibrare attorno a lui, i capelli chiari come quelli di suo padre, ma le spalle dell'uomo erano pi robuste, pi giovani e dritte, una persona diversa-era una persona diversa. Clara aveva le labbra secche. Guardava quell'uomo, ferma, persa in una trance, un po' brilla, sudata e stanca, con gli occhi che le facevano male per tutto quel fumo. Se lui non si fosse girato sarebbe probabilmente rimasta l impalata per il resto della notte. Lui non sorrise. Dopo un istante si alz in piedi.
Stai cercando qualcuno, signorina?
Andr dritto da lei e si abbass per guardarla in faccia. Clara lo squadr. Era un po' diverso da come se l'era immaginato-aveva delle strane sopracciglia, cos marcate e dritte da attraversargli quasi la fronte in un'unica linea. Aveva il mento quadrato. Clara, terrorizzata, avrebbe voluto gridare che la persona che lei voleva era un'altra-un'altra! Ma non disse niente. Sent un velo scenderle davanti agli occhi.
Sei qua con qualcuno? le disse. Si guard attorno. Che ci fai qui da sola?
Clara si scost i capelli dagli occhi. Non le veniva in mente niente da dire.
Ti riporto io in macchina, dove vuoi andare disse l'uomo.
Non voglio andare da nessuna parte.
Ti ci porto io.
Le afferr il braccio e se la tir dietro. Clara si affrett per stare al passo. Uscirono in una nuvola di falene e zanzare. L'uomo disse: Sei di qui?
Texas rispose Clara.
Che ci fai qui, allora?
La guardava nell'esplosione di luce dell'insegna al neon. Arrivati alla sua macchina le apr la portiera e la spinse dentro, allo stesso modo in cui si spingono i bambini di qua e di l, come se fosse pi semplice spintonarli che spiegare loro quello che devono fare. Si sedette di fianco a lei. Le disse: Non vieni dal Texas o da qua attorno. Non parli in quel modo. Fece retromarcia. Bene, da che parte vuoi andare?
Gi per di l disse Clara, indicando la fine della strada.
L non ci vive nessuno.
Fece una pausa, senza guardarla. Poi usc sulla strada e svolt in direzione della citt. Non la guardava da quando avevano lasciato il bar. Non te ne stai andando in giro da queste parti facendo l'autostop, vero? Perch devi stare attenta, se lo fai.
Posso fare quello che mi pare disse Clara.
Prima di raggiungere la citt svolt in un vialetto. C'era una grande casa, un edificio di tre piani con un'ampia veranda; in certe stanze c'era la luce accesa, in altre no. Anch'io sono qui solo di passaggio disse lui. Me ne vado domani. Spense il motore. Clara aspett. Nella sua testa c'era qualcosa di caldo e gonfio e non riusciva a pensare bene. Tu magari sei in viaggio per Miami, ma io no disse lui.
Non sto andando a Miami disse Clara.
Spense i fari e si volt verso di lei. Clara percep l'aroma di whiskey che lo circondava; le ricord Carleton. La afferr, le avrebbe fatto male alla spalla se non fosse riuscita a divincolarsi. Aveva il fiato corto e le faceva male la testa. Ma la vertigine dentro di lei le faceva venir voglia di stringersi forte a lui, di nascondersi contro di lui e addormentarsi. Voleva farle smettere di vedere qualunque cosa o di pensare a qualunque cosa. L'uomo si allung e apr la portiera dal suo lato e la spinse fuori, e scivol fuori insieme a lei. Sul vialetto, dove tutto era scuro e silenzioso, la cinse con le braccia, la baci e la lasci andare, respirando nervosamente. Io sto qua dietro disse, tirandola con s. Clara urt delle tavole appoggiate dietro l'angolo, contro il muro della casa. L'uomo apr una porta al buio ed entrarono insieme. Appena dentro c'era un'altra porta.
La stanza sembrava un'aggiunta al retro della casa; era fatta di tavole che erano semplici tavole, grezze e non rifinite, e il pavimento era uguale. Uno spiffero freddo saliva dalle fessure del pavimento, nonostante la notte fosse calda. C'erano un letto e un tavolino con appoggiata una bacinella dal fondo arrugginito; dentro c'era poca acqua. Sul pavimento c'era un fornelletto con una piastra sola.
L'uomo chiuse la porta e la spinse verso il letto. Era alto come Carleton. Si tolse la camicia, aveva il petto coperto di peli di un biondo scuro. Clara gli fissava il petto, come ipnotizzata. Sent l'aria fredda che usciva dalle assi del pavimento.
Quanti anni hai? disse lui. Diciassette o diciotto o che altro?
Clara scosse la testa.
O tredici?
Pieg la bocca in una smorfia che lasciava capire che la stava giudicando. Aveva gi visto la gente di citt, o i contadini proprietari di terreni, guardare lei e la sua famiglia in quel modo. Guardavano cos tutti quelli che vivevano nei posti dove viveva lei e facevano il lavoro che faceva lei. Clara non aveva mai ritenuto che potessero guardarla in un'altra maniera. Aveva sonno, quindi chin il capo e si avvicin a quell'uomo. Chiuse gli occhi contro la sua pelle calda, umida. Quando la sua bocca le tocc la gola inspir bruscamente, pensando che non avrebbe dovuto fare proprio niente; le sarebbe bastato stringersi contro di lui. Ma doveva essersi sbilanciata all'indietro perch rovesci la bacinella, che l'uomo calci contro il muro, ridendo. Poi trascin Clara sul letto dove sprofondarono insieme. Il letto era stato rifatto, c'erano solo le lenzuola e un cuscino, ma qualcuno l'aveva rifatto. Era freddo. Il soffitto e i muri tremolavano attorno a Clara, li vedeva attraverso i propri capelli o attraverso i suoi capelli, ma poi scomparvero dietro alla faccia di lui. Era sopra di lei, proprio come Clara aveva immaginato che qualcuno le sarebbe stato sopra, anni prima di incontrare quell'uomo. Gli strinse forte le braccia al collo, proprio come aveva immaginato di fare.
Vide di sfuggita il suo viso nella penombra e si accorse che era assonnato quanto il suo, intontito e affamato. Sent una fitta dolorosa a vederlo cos. Si aggrapp a lui ferocemente. Fallo, non fermarti gli disse. Non fermarti.
Ma lui si ferm. Si lasci cadere al suo fianco. Lo sent respirare e in quel momento il suo corpo si limit ad aspettare, sospeso e paralizzato in una nebbia di sudore e incredulit. Lui disse: Quanti diavolo di anni hai?
Non lo so-diciotto.
No, sei soltanto una bambina.
Quella era una parola che non aveva proprio niente a che vedere con lei-butt fuori l'aria con un sospiro pieno di disprezzo. Non sono una-bambina disse con rabbia. Non sono una bambina, non lo sono mai stata.
Lui butt le gambe dall'altra parte e si mise a sedere sul bordo del letto. Cristo mormor. Clara lo guardava. In lontananza sent il rumore di un clacson che scemava. Clara si rese conto di quanto fossero soli e del buio che c'era fuori, di come sarebbe stato facile perdersi. Una pozza d'oscurit sembr allargarsi sotto ai suoi piedi, gelati dalla notte, e quest'uomo avrebbe potuto svanirci dentro e scomparire.
Ti amo disse Clara aspramente. Non sono mai stata una bambina.
Lui si volt a guardarla. Aveva delle piccole increspature attorno agli occhi, come se fosse abituato a strizzarli troppo spesso. Riusciva a vedere bene la barbetta corta che gli cresceva sul mento, voleva toccarla, passarci la mano sopra. Ma non os. Lui aveva la pelle fradicia, i capelli fradici. Lo guardava e sembrava che vedesse pi di quanto lui voleva mostrarle; lui fece una smorfia e si volt.
No, per favore, ti amo. Ti voglio disse Clara. Parl precipitosamente. Una vena sussult sul collo dell'uomo e lei avrebbe voluto squarciarla con i denti. Il suo corpo lo desiderava e lui si teneva a distanza, non era giusto, non facevano che dire tutti quanti che un uomo era sempre pronto per una donna. Ti voglio, voglio qualcosa! disse Clara. Voglio qualcosa!
Senti, da dove vieni?
Non so che cosa voglio ma lo voglio! Non so cosa sia singhiozz.
Stai certa che non lo so nemmeno io, che diavolo.
Dopo un istante si alz. Usc. Clara lo sent nel corridoio, sent una porta che si apriva. Rimase distesa, immobile, ansimando, la mascella inchiodata per la rabbia. Ora che se n'era andato non riusciva a ricordarsi che aspetto avesse. Quando pensava agli uomini, all'amore, pensava sempre a una forza pesante e impersonale, un uomo che non era un uomo in particolare ma solo una pressione, che la schiacciava e lasciava che si addormentasse circondandola e che si prendeva cura di lei-braccia che erano soltanto braccia che si prendevano cura di lei, un corpo che era pi pesante e forte del suo ma che non le avrebbe fatto del male-e si bloccava, qualsiasi cosa stesse facendo, sognante e incantata, una specie di sonnolenza avvolgeva il suo cervello finch non decideva di doversela scrollare di dosso e risvegliarsi-Ora sentiva che quel sonno languido stava per raggiungerla, le appesantiva le palpebre mentre l'uomo che era appena stato l con lei non era pi reale dei fantasmi degli uomini che erano apparsi e svaniti quando era piegata a raccogliere i fagioli o si allungava per raccogliere le arance, comunque capaci di attirare quel caldo flusso vertiginoso verso il suo cervello fino a determinare il punto in cui smetteva di essere Clara e diventava qualcuno che non aveva nome.
Poteva abbandonarsi a quell'oscurit e diventare una ragazza senza nome: che desiderava, desiderava, che si allungava nel buio verso qualcuno che ricambiasse il suo abbraccio.
L'uomo ritorn. Portava un secchio d'acqua. Si chiuse la porta alle spalle con un piede, si avvicin al fornelletto e mise gi il secchio. Infil lo spinotto del fornelletto nella presa. Clara lo osservava in silenzio, era tutto cos strano, c'era una tale tensione che avrebbe avuto voglia di ridere. Si accovacci vicino alla piastra e controll l'acqua, le spalle scoperte che sobbalzavano, come se il suo sguardo lo mettesse a disagio. Lui, per, non era a disagio.
Le disse: Togliti il vestito.
Cosa?
Sei sporca, toglitelo.
La faccia di Clara divent rovente. Non sono sporca!
Toglitelo.
Non sono sporca-Io sono -
Lui aveva gli occhi azzurri, di un verde azzurro freddo. Non somigliavano ai suoi, di occhi. Le sopracciglia erano una cordigliera ombrosa che gli attraversava la faccia. Era chinato a pochi passi dal letto, una mano appoggiata pigramente sul ginocchio. Sono sporco anch'io. Tutti sono sporchi. Vuoi levartelo o devo farlo io? le disse.
Clara si mise a sedere. Si era tolta le scarpe. Toglimelo tu disse con aria di sfida. Lui non si mosse subito. Poi sogghign, era un sorriso che appariva e scompariva, e si tir su. Lasci cadere la testa in avanti mentre lui le frugava sotto ai capelli per slacciare i bottoni in cima al vestito. Li apr e Clara si alz per permettergli di sfilarle il vestito. Glielo strapp di mano e lo butt sul pavimento. Che cosa pensi di metterti quando uscirai da qui, a parte quello? disse lui, e lo raccolse. Stava l in piedi con addosso un paio di mutandine di cotone su cui aveva cucito dei fiocchetti rosa. Strapp un fiocco prima che lui riuscisse a fermarla. Hai detto che sono sporca! strill. Ti odio!
Sei sporca. Guarda qua. Le strofin il polso e dei piccoli grumi di sporcizia fecero la loro comparsa. Clara li guard. Le sue dita le avevano lasciato dei segni rossi sulla pelle. Anche i capelli le disse. Dovresti lavarti i capelli.
Ho dei bei capelli!
Sono belli ma sono sporchi. Vieni da quel posto, quello dei raccoglitori di frutta, vero?
La gente dice sempre che ho dei bei capelli singhiozz Clara. Sollev lo sguardo verso di lui come se stesse aspettando di sentirgli dire qualcosa di diverso, qualcosa che dimostrasse che stava solo scherzando. Gli altri mi trovano carina -
Le ravvi i capelli con le dita e si avvicin.  convinto che io abbia i pidocchi, pens Clara. Si sentiva male. Figlio di puttana, figlio di puttana che non sei altro bisbigli. Dir a mio padre di ucciderti-ti uccider -
Lui scoppi a ridere. Perch mai qualcuno dovrebbe uccidermi?
Prov a divincolarsi ma lui riusc a riacchiapparla. Le sfil le mutande e la fece stare ferma per poterla lavare. Clara chiuse gli occhi. Sentiva la pressione rabbiosa delle lacrime dietro le palpebre, ma c'era anche un'altra pressione, una sensazione dolce, che le impediva di piangere. Pens che erano anni che qualcuno non la lavava. Sua madre l'aveva lavata anni prima ma non riusciva quasi a ricordarselo. Forse non se lo ricordava proprio. E ora c'era quest'uomo che si strofinava una saponetta fra le mani e la lavava, e lei teneva gli occhi chiusi e sentiva le sue mani calde, lente, delicate. Sapeva che il desiderio nei lombi che provava per lui non sarebbe mai scomparso e l'avrebbe portato con s per tutta la vita.
La lav e la asciug con una salvietta bianca e sottile. Non era grande abbastanza e si bagn immediatamente, quindi fin di asciugarla con la sua camicia. Clara rimase l in piedi con i capelli sciolti che le cadevano su un lato della testa. Sentiva il respiro dell'uomo contro il viso, contro le spalle. Quand riapr gli occhi, lui le porse i suoi vestiti.
Devi tornare a casa le disse.
Annu docilmente e prese le sue cose.
Non voglio che ti facciano del male, laggi. Clara si volt leggermente, timidamente, per ascoltarlo. Le prendi parecchio, laggi?
Vuoi dire da mio padre? No.
La aiut ad allacciarsi il vestito. Clara rimase ferma, obbediente. Sono stanca disse. Non mi sento bene. Lui non disse nulla. Quando fin, Clara si volt di scatto. Ho perso la borsa disse.
Cosa?
Ho perso la borsa -
Che borsa?
Si guard attorno. Non vide niente.
Non mi ricordo nessuna borsa disse lui.
Uscirono e la riport al campo, in macchina. Era tardi; Clara riusc a capirlo dall'odore, che era tardi. Si domand se Carleton fosse tornato. Il desiderio sordo e sconsolato che il suo corpo provava per quell'uomo non se ne and, ma si fece ancora pi insistente al pensiero di quello che sarebbe potuto succedere se Carleton fosse gi arrivato a casa.
Apr la portiera. Gli insetti vorticavano attorno ai fanali.
Vuoi dei soldi per comperarti un'altra borsetta? disse lui.
No.
Pensavo che magari fosse quello che volevi.
Clara non l'aveva mai pensato. Si sentiva accaldata e piena di vergogna. Dopo un istante l'uomo disse lentamente: Senti, se vuoi vedermi prima che me ne vada-vieni domani, sul presto. Ma faresti meglio a stare alla larga.
Lei annu e imbocc di corsa il vialetto.
Il cervello le pulsava per il terrore. Non aveva mai fatto niente del genere, non si era mai spinta cos oltre. Si sentiva sospinta dal medesimo Dio che si era impadronito del reverendo, facendo diventare la sua voce tintinnante e furiosa allo stesso tempo, facendogli perdere il controllo delle gambe sopra alla piattaforma. Dio aveva strappato di bocca a quell'uomo singhiozzi e gemiti di disperazione. Clara capiva come doveva essersi sentito.
Costeggi di corsa il lungo edificio basso finch arriv alla loro casa. E si ferm. La porta era aperta e le luci erano accese.  ancora fuori? sent dire dalla voce di suo padre. Clara si blocc, ai bordi del cerchio di luce, e poi si fece avanti. Carleton era dentro, seduto sul bordo della sua brandina. Clara vide Nancy in faccia. Roosevelt e Rodwell si nascondevano dietro di lei. Carleton si alz in piedi e si avvicin alla porta. Camminava con cautela e da quello cap che era ubriaco.
Qualcuno ti ha visto dove non dovevi essere disse. Aveva una brutta faccia. Clara non si mosse. Vide il braccio spostarsi all'indietro prima ancora che lui sapesse che cosa stava per fare.
Una troia, proprio come tua madre! disse lui.
Cominci a picchiarla. Dentro, Nancy grid per chiamare aiuto. Clara prov a scappare ma non ci riusc perch la stava tenendo stretta. Si accesero delle luci. Qualcuno da fuori si mise a urlare. Carleton la insultava, parole che sentiva da una vita ma che non aveva mai capito, e ora riusciva a capirle tutte-servivano a mostrare odio, a mostrare che qualcuno voleva ucciderti. Poi Carleton la lasci andare. Barcoll all'indietro e vide che c'erano due uomini che lo sorreggevano. Vogliono prendere su e andare, non stanno a casa, scappano-le puttane-proprio come la loro madre url Carleton. Non stanno a casa, scappano via! Quelle troie non amano nessuno-a Clara non frega un cazzo, la mia Clara - cominci a singhiozzare. Qualcuno lo scroll per le spalle per farlo calmare.
Stanotte la lasci stare quella ragazzina, mi hai sentito? disse un uomo.
 scappata e-sporca lurida puttana come tutte le altre -
Walpole, la lascerai stare?
Lo riportarono dentro e lo misero sulla branda. Si addorment quasi all'istante, non appena appoggi la testa. Clara si tocc la faccia e cap che stava sanguinando. Lanci un'occhiata a Nancy, una sola e poi smise di guardarla. Sapeva che al bar doveva esserci stata anche Nancy, da qualche parte, che era Nancy quella che l'aveva vista, ma non le interessava. Il sangue che le riempiva la bocca era l'unica cosa reale: riusciva a sentirne il sapore. Roosevelt e Rodwell, i suoi fratelli, non erano niente per lei. Che guardassero pure. Che ridessero. Nancy non era niente. Suo padre, che russava flebilmente sul letto, la faccia arrossata e la camicia sbottonata sul petto incavato e sulla pancia molle, che si allargava, lui per lei era reale, ma non ancora per molto.
I vicini tornarono a letto. Nancy spense la luce. Si coricarono al buio e rimasero ad ascoltare Carleton che russava, poi si addormentarono tutti a eccezione di Clara. Lei rest distesa immobile a pensare. Era come se una potente brezza fredda avesse soffiato nella sua direzione per anni e ora fosse riuscita ad afferrarla per portarla via con s. Era tutto.

10.

Carleton si svegli. C'era qualcuno che gli urlava in faccia.
Che cosa ti prende? Alzati!
Apr gli occhi e si ritrov davanti una sconosciuta che gridava. Aveva la faccia tonda e coriacea e due occhi esagerati che potevano appartenere a chiunque-a un uomo come a una donna.
Quanto hai intenzione di startene l disteso? Accidenti a te! La tua cara figlioletta  scappata e noi dobbiamo andare a lavorare-sono quasi le sei, che diavolo ti prende?
Spinse via Nancy e si mise a sedere. Setacci la stanza con lo sguardo.
Dobbiamo uscire prima che l'autobus se ne vada disse Nancy velenosamente. Ho dato da mangiare ai bambini mentre tu te ne stavi l a russare-che cos'hai in questi giorni? Non riesci pi a reggere una bevuta? Come se in questi due giorni ti fossi ammazzato di lavoro- ridicolo! Arrivi fin qua e il tizio dice a voi poveri bastardi che  saltato tutto.
Carleton si mise in piedi. Aveva addosso i vestiti del giorno prima; aveva ancora su le scarpe. Gli si stava attorcigliando lo stomaco. Stava fermo con le spalle curve e la testa china, sentendo e non sentendo i discorsi di Nancy ma prestando grande attenzione al suo nodo allo stomaco. Era una sensazione familiare, ma poteva sfuggirgli di mano. Si stava preparando a pensare a Clara.
Stai bene? chiese Nancy.
Lo circond con un braccio. Lui non si mosse. Mi sembri un po' malmesso disse lei. Carleton la allontan con delicatezza. Non voleva muoversi in fretta per paura di mettere in moto qualcosa che non sarebbe riuscito a fermare. Ok-te lo stavo dicendo-Clara  scappata fece Nancy. Il suo tono era lamentoso, sulla difensiva. Non avresti dovuto picchiarla in quel modo, non  una ragazza cattiva. Lo sai. Non ce l'ho con lei perch  scappata, scapperei anch'io, non mi farei trattare cos di merda da nessuno -
Carleton si pieg sul catino e si butt in faccia un po' d'acqua fredda. Era strano, ma non riusciva a sentire l'acqua che gli scorreva sulla superficie della pelle, la sentiva lontanissima, come se la stesse contemplando da un punto nel profondo.
Faremo meglio a uscire. Oggi far un gran caldo disse Nancy. Il suo silenzio la rendeva nervosa; ormai stava quasi sussurrando. Tesoro, stai bene?
La palla che aveva nello stomaco lo minacci per un istante, ma riusc a ricacciarla gi. Non voleva vomitare e ritrovarsi con quel saporaccio in bocca. L'acqua sulla faccia gli faceva prudere la pelle e osserv la sua mano che saliva per grattarla. Vide le dita che grattavano la pelle, poi si dimentic che si stava grattando e rimase l con una mano davanti alla faccia, in una posa di astratta riflessione. Il cervello si stava svegliando solo ora. Gli comunic bruscamente che aveva parecchio a cui pensare-doveva sistemare le cose. Per settimane, mesi, anni aveva lasciato che le cose si accumulassero. Se non le metteva in ordine e non si sforzava di capirle non sarebbe mai riuscito a liberarsene e a cominciare una nuova vita.
La bambina sta bene? disse lui.
Certo. Nancy sembrava commossa dalla domanda.
Quanti soldi hai?
Cosa?
Quanti soldi?
Intendi-adesso?
Venerd ti ho dato tre dollari.
Ho-ho dovuto prendere da mangiare -
Tieni. Prendi questi. Si frug in tasca e tir fuori una palla macchiata di un materiale che, una volta, poteva essere stato seta. La apr, tir fuori qualche dollaro e glielo diede; non si accorse di come lo guardava. Forse si aspettava che lui la picchiasse, a giudicare da quant'era bianca e tirata la sua faccia. Questi dovrebbero aiutare, e oggi guadagnerai qualcosa. Dodici o quindici oggi, tra te e i ragazzi.
Dove stai andando?
Si rimise in tasca il resto dei soldi. Si chin davanti allo specchio per potersi vedere in faccia. Il nodo allo stomaco si fece pi stretto: la faccia indifesa che ricambiava il suo sguardo non sembrava essere la sua. Cristo disse. Si strofin gli occhi, la bocca. Dopo quel sonno alcolico tutto era diventato stantio. Lo assal un'immagine di Clara che cercava di sfuggirgli dalle mani-ma la scacci. Sapeva che c'era parecchio da scacciare dalla sua mente prima che potesse smettere di pensare.
Tesoro, stai andando a cercarla? Carleton?
Lasci la stanza e usc sotto la luce brillante e innocente del sole, facendo una smorfia. Era come se si stesse lasciando alle spalle un estraneo che lo implorava e lo tirava per il braccio. Nancy disse, spaventata: Dove diavolo andrai a cercarla? Carleton? Voglio dire-dov' che stai andando? Torner! Non vorrai creare problemi con quelli della citt -.
Carleton si infil la camicia nei pantaloni, alzando pi che poteva le spalle doloranti. I suoi due ragazzi aspettavano pazientemente fuori. Lo guardarono. Lui li osserv come avrebbe potuto osservare due ragazzi bizzarri, uno con la testa schiacciata e rosata e l'altro con una studiata espressione neutra, piazzata su un corpo pronto a darsela a gambe da un momento all'altro. Somigliavano entrambi a Carleton-una faccia lunga, stretta e scarna-e lui era piuttosto certo che non sarebbero diventati tanto pi grandi di quello che erano. Badate a Nancy disse loro.
Lei lo segu gi per il vialetto, prendendolo per il braccio. Senti, torner indietro. Clara ti vuole molto bene-torner indietro-ha preso solo un paio di cose, e niente soldi -
Lo segu sulla strada. Carleton la spinton indietro, continuando a non guardarla. Camminava sbilanciandosi precariamente in avanti, come se stesse cercando di ascoltare qualcosa che lo precedeva. Nancy si mise a piangere. Piangeva forte. Mentre avanzava in direzione della citt sent che lo insultava, parole strillate che gli sfrecciavano vicino alla testa senza fargli male. La uccido quella bambina! Quella lurida bambina del cazzo! grid lei.
Ascolt le sue urla, poi smise di sentirle. Gli sembr di oltrepasare quelle grida e la sua vita senza sforzarsi pi di quanto avrebbe fatto nel passare davanti a una pazza per la strada.
Quando arriv in citt era sudato fradicio. L'orologio polveroso di una stazione di servizio segnava le quattro e mezza ma, a giudicare dal sole, sapeva che erano circa le sei. La citt non era ancora scesa dal letto, solo pochi esercizi erano aperti. Cammin lungo la strada finch trov alcuni sentieri sterrati e li segu, su per la salita che portava ai binari della ferrovia e gi dall'altro lato. Vicino ai binari crescevano parecchie erbacce e c'erano diverse carcasse di macchine abbandonate e pezzi di ricambio arrugginiti. Oltre i binari vide un ristorante aperto. Entr e chiese di Clara. Seduti al bancone c'erano alcuni camionisti. Lo osservarono attentamente, come se nella sua voce ci fosse qualcosa che lui stesso ignorava. Ho visto una ragazza cos, ieri sera disse la cameriera. Aveva i capelli castani, raccolti in un'alta acconciatura, e un viso giovanissimo; mentre parlava a Carleton le lentiggini attorno al suo naso sembrarono farsi pi scure, mostrando quanto fosse giovane. Era giovane quasi quanto Clara. Carleton aspett, la ascoltava con le spalle dritte e distese anche se gli facevano male. La prima persona che aveva interpellato diceva di aver visto Clara, ma lui non sembrava sorpreso. La ragazza parlava calorosamente dell'altra ragazza, perduta, che aveva visto, dei suoi lunghi capelli biondi e del vestitino blu e persino della borsetta gialla-il fatto di essersi ricordata cos tanto la emozionava e guardava Carleton come se si aspettasse di essere lodata per tutte quelle informazioni. Con chi era? Chi era lui? domand Carleton, interrompendola. La ragazza gli rifer un nome che non aveva mai sentito prima, ma sapeva che non se lo sarebbe dimenticato. Dove vive? chiese pazientemente, interrompendola di nuovo. Lei glielo disse. Fu necessario che uscisse da dietro il bancone, fingendosi un po' spaventata e lanciando occhiate ai camionisti mentre parlava con Carleton. And alla porta e usc addirittura insieme a lui, indicando un punto in fondo alla strada.
Si allontan a piedi, senza fretta. Non aveva nemmeno voglia di sbrigarsi; non camminava piano per salvaguardare il proprio orgoglio. Sapeva semplicemente che doveva percorrere una certa distanza prima di permettere a quella palla dura che aveva nello stomaco di prendere il sopravvento.
La casa era una villetta graziosa in una stradina laterale. Nel giardino c'erano aiuole di fiori che lo disorientarono-non si aspettava di trovare dei fiori. Ma non fu sorpreso quando la porta si apr e una signora di mezza et lo squadr, il viso pallido e provato e i capelli in disordine. Suo figlio  in casa? disse lui con gentilezza. Lei si strinse addosso una specie di vestaglia. Sapeva di naftalina. Cap che stava cercando di trovare qualcosa da dire, ma se lo dimenticava subito perch era troppo turbata. Rimase in attesa mentre lei andava a cercare suo figlio. In piedi sotto il portico, sotto una veranda piacevolmente ombreggiata da grandi foglie verdi, non si prese nemmeno il disturbo di dare un'occhiata alla casa, nonostante lei avesse lasciato la porta socchiusa. Non gli interessava nulla, a parte aprirsi un varco per raggiungere Clara servendosi di un certo numero di persone, persone che riuscivano a interessarlo solo vagamente. Avrebbe potuto agitarsi incontrando il ragazzo, ma sembrava sapere gi che stava accadendo troppo velocemente, troppo semplicemente; sarebbe servito pi tempo.
La donna si assent abbastanza a lungo. Forse anche pi di dieci minuti. A un certo punto, Carleton cominci a sentire dei passi. Su una scalinata, pesanti e riluttanti. Qualcuno bisbigli, poi scese il silenzio. Un giovane uomo emerse dalla penombra della casa e squadr Carleton, sbattendo le palpebre. Tu sai niente di mia figlia? domand Carleton. Il ragazzo portava un largo pigiama giallo. All'inizio balbett e deglut, non ne sapeva niente. Poi Carleton lo interrog di nuovo. Lui rispose con un suono sibilante che era una risata, alz le sopracciglia, si gratt la testa. C'era qualcuno, immagino disse lentamente. Era con questo tizio che arriva ogni tanto-non vive qui- invischiato con il whiskey o roba simile- quello che ho sentito dire-io -
Dove sta?
Quando viene in citt va a stare sempre nello stesso posto disse il ragazzo. Aveva la medesima espressione sincera della cameriera. Guardava Carleton dritto negli occhi, come se fossero due amici con un problema in comune. Gi. S. Dall'altra parte della citt, in una grossa casa sporca dove c' questa signora con dieci figli che affitta le camere-in ogni citt ce n' una cos -
Carleton fece un gesto che non voleva essere minaccioso, ma il ragazzo tartagli e si zitt. Grazie disse Carleton.
Quando arriv alla casa riusciva ormai a sentire il sudore che gli scorreva addosso. Sulla grande veranda con la vernice scrostata e le assi sconnesse parl con una donna piuttosto giovane dal viso sciupato, chiazzato. Continuava a fissare un punto sopra la sua spalla, come se ogni parola che lui le diceva la addolorasse. Ci servono soldi disse lei, lamentandosi, ma qui non abbiamo niente da spartire con nessuno che -
Dov' andato?
Ha preso quella stanza altre due volte quando era in citt disse lei. Non ha mai creato problemi, mi piaceva. Gli affari suoi sono affari suoi.
Dov' andato?
Lei giocherell con il colletto del vestito. Sporse il labbro inferiore, pensierosa, poi si rilass. Pu guardare nella sua stanza gli disse. Non l'ho ancora sistemata. L'ho sentito uscire in macchina ieri sera, molto tardi-ero a letto -
Dietro di lei un uomo url qualcosa. La donna fiss un punto oltre la spalla di Carleton, come se la voce arrivasse da una grande distanza. Poi si volt di scatto e rispose gridando da dietro la zanzariera: Tu chiudi il becco e tienilo chiuso!. Quando torn a rivolgersi a Carleton si era gi ricomposta e si mise in marcia. Scesero i gradini malconci e girarono attorno alla casa. Nella delicata luce mattutina di quella terra l'umidit rendeva tutto pi morbido, persino il legno marcescente della casa. Dietro l'angolo c'era una catasta di legna, alcuni pezzi erano appoggiati contro il muro come se dei bambini avessero appena smesso di giocarci. Carleton e la donna camminavano nel vialetto, bagnato e pieno di solchi. C'erano due macchine parcheggiate a spina di pesce. Una delle macchine sembrava l da parecchio tempo. Carleton pens che forse sarebbe riuscito a farla partire, se fosse stata la sua macchina. L'unico problema era tirarla fuori da quel fango.
Lei gli mostr la stanza. La luce del sole inondava il pavimento spoglio e parte del letto. Carleton si guard attorno. Apprezz la nudit della camera. Sapeva che era ancora troppo presto per trovarla. Dov' che va quando se ne va via da qui? domand lui.
Be', va in macchina fino a Savannah. Credo. A Savannah, probabilmente disse lei gentilmente, come se stesse facendo un regalo a Carleton. Non so perch lo so...
Che aspetto ha? disse Carleton. I suoi occhi ripercorrevano lentamente la stanza. Sulla finestra c'era un velo di sporcizia. La stanza era cos vuota che ci si sarebbe potuto perdere, precipitare in qualche modo nel suo silenzio segreto senza pi poterne uscire. Continu a guardarsi intorno mentre la donna descriveva quell'uomo, sempre amabilmente, come avevano fatto il ragazzo e la cameriera-sporgendosi leggermente verso di lui quasi volessero offrirgli un po' della loro energia, oltre alla loro sincerit. Quando lei termin, lui sent la mente contrarsi come un muscolo. Si lanci in avanti e cominci a strappare via la biancheria dal letto.
Su disse la donna nervosamente non  il caso di scaldarsi cos tanto a quest'ora del mattino -
Una volta tornato fuori si sent meglio. L per l la donna si rifiut di vendergli la macchina perch i bambini ci giocavano dentro, ma anche perch il proprietario un giorno sarebbe potuto tornare; corrug la fronte, sinceramente. Carleton aveva la sensazione, inquietante e surreale, che quella mattina fossero tutti molto comprensivi con lui, come nessuno era mai stato nella sua vita; probabilmente credevano che la sua vita fosse finita. Ma tir fuori i soldi e li cont pazientemente. Bene, magari con le macchine hai il tocco magico disse la donna, guardando i soldi. Magari parte, o magari no. Carleton non disse niente. Lei rise affannosamente e lo accompagn alla macchina, saltellando in punta di piedi nel fango. Le chiavi sono l dentro disse lei. Carleton apr la portiera scricchiolante e sal. Il sedile di pelle finta, mezzo rotto, bruciava come acido per colpa del sole. Va bene cos, grazie.
Carleton ci mise un po' ad accendere il motore. Quando usc in retromarcia dal vialetto pieno di solchi con quell'auto tremolante si era ormai radunata una piccola folla. Un miglio pi in l c'era una stazione di servizio, ci svolt dentro con la macchina sferragliante e si trov davanti un ragazzo dalla testa pelata che lo fissava con un sorriso stupito, quasi stesse aspettando proprio lui, Carleton Walpole. Il ragazzo squadr la macchina come se cercasse di darle una collocazione. Si mosse lentamente con la pompa in mano e riemp il serbatoio di Carleton. Carleton domand: Da che parte  Savannah? e il ragazzo rispose con un borbottio veloce che Carleton non riusc ad afferrare, e and a prendergli una mappa stradale. Carleton apr quella dannata mappa che era cos grande che non riusciva quasi a vederla ed ebbe un tuffo al cuore per la difficolt che rappresentava: un'infinit di linee di colori diversi, codificati e nomi scritti in piccolo di paesi, citt, contee, fiumi. Carleton si mise a ridere, una risata rabbiosa. Ci mancava solo che gli occhi gli andassero in malora: occhi da vecchio.
Andr benissimo. Grazie.

Attravers un fiume transitando su una carreggiata di metallo reticolato che lasciava intravedere l'acqua sottostante e il ponte vibrava e ronzava come una sedia elettrica percorsa dalla corrente: i suoi occhi registrarono un nome che suonava indiano e che finiva in -oochi ma non aveva idea di che cosa significasse. Aveva attraversato molte volte il Mississippi ma non gli sembrava che quello fosse il Mississippi perch non era abbastanza largo e poi si trovava in un'altra parte del paese-vero? La luce del sole lampeggiava sull'acqua l sotto come una fiamma.
Non credeva in Dio, era tutto un gran mucchio di stronzate, ma Dio probabilmente rideva di lui in quel momento. Cerca e troverai. La stava cercando, ma non l'aveva trovata. Ancora. Perch il sole si era spostato nel cielo e stava assalendo i suoi occhi doloranti da un'angolazione differente e nuova.
Persino il fiume Mississippi sembrava poco profondo in alcuni punti. Ingannevole. Dovevi sapere che c'erano mulinelli e, in certi punti, correnti rapide, come serpenti striscianti; in altri, l'acqua era fangosa e irrilevante. Carleton Sr. consigliava ai suoi figli di conservare le forze, una volta diventati uomini, per le cose rilevanti. Aveva fatto il fabbro e il contadino e a scuola non era andato oltre i primi anni ma aveva gli occhi anche dietro la testa, nessuno poteva dargliela a bere. Carleton rise a voce alta-Quel vecchio mica  morto. All'improvviso se ne rese conto. E sapeva anche che la fattoria non era stata venduta: era solo per prenderlo in giro, e per punirlo. Perch si era allontanato cos tanto dalla contea di Breathitt. E non aveva mai ripagato quel debito.
Suo padre diceva che nella vita ci sono parecchie cose irrilevanti, e che molte sono solo un mucchio di stronzate. Passano senza lasciare un'impronta come le nuvole nel cielo. I fatti rilevanti-nascere, morire, comperare delle propriet, sposarsi e fare figli e onorare il proprio padre e la propria madre e difendere l'onore della propria famiglia-sono l'unica cosa che conta.
Tutto il resto  irrilevante. E la vita di Carleton stava raggiungendo la soglia dell'irrilevante.
Si ferm a una pompa di benzina e pag con banconote da un dollaro, nichelini e dime. Un penny gli scivol tra le dita tremanti, si chin per raccoglierlo ma l'inserviente della stazione di servizio, un ragazzino smilzo, fu pi rapido.
Da che parte  Savannah?
Quale Savannah? Florida o Georgia?
Carleton credeva si trattasse della Florida, probabilmente. O, se era la Georgia, magari l'altra era di strada.
Da raccoglitore, ti devi fidare del sole. Quando sei nei campi puoi quantificare il tempo in base al sole nel cielo. Riesci a percepirlo anche se  coperto.
Era di nuovo in macchina e guidava. E adesso?-Dio rideva di lui. Forse aveva sbagliato a svoltare. Non sapeva che ci fosse pi di una Savannah. La mappa, quindi, non l'avrebbe aiutato, al cento per cento. Ma se una era di strada rispetto all'altra allora c'era una possibilit. Le ore passavano. Era notte, poi di nuovo giorno, e ancora mattina e non aveva dormito: o, se anche aveva dormito, era rimasto in macchina con la bocca spalancata come un vecchio, aveva russato cos forte che si era svegliato da solo in preda al panico. E poi si era ritrovato a guidare verso il sole: aveva visto un orologio nella vetrina di un barbiere: otto e venti. Ma che otto e venti, di mattina o di sera? E di che giorno, di che mese?
Non era certo di essere ancora in Florida. Forse aveva attraversato il confine dello stato senza saperlo. stai lasciando la florida il sunshine state torna presto!
Tutto questo si confondeva con quello che Dio gli ordinava come gi Dio gli aveva ordinato una volta. Cerca in ogni angolo del mondo e un giorno troverai.
A eccezione della sua pelle, sarebbe stato giudicato. La sua pelle era bianca. Eppure gli uomini del Klan erano stati sprezzanti con lui. Un uomo bianco e americano proprio come loro ma l'avevano preso a calci nelle palle come si prende a calci un cane, e uno di loro l'aveva colpito in faccia col calcio del fucile mentre era per terra a contorcersi per il dolore. Ora preferiva la sua gamba sinistra. Non era vecchio ma a volte camminava come un vecchio. Quello che avevano fatto a Bert lui non l'aveva visto. Era stato come castrare un maiale si diceva.
Un cartello-cumberland island 19 miglia. Cumberland!
Ma immagin che non fosse quella che sperava. Continu a guidare.
Si ferm in un posto che si chiamava Brunswick. Almeno stava viaggiando verso nord sulla Route 17 ed era diretto a Savannah, Georgia. La testa gli pulsava cos tanto che non riusc quasi a scendere dalla macchina. Fuori l'aria era umida, peggio che in macchina. Gli avvolgeva il corpo come una specie di alone. Dentro al ristorante c'era anche una specie di bar, qualche mosca svolazzava pigramente. Non c'era nessuno al bancone e nessuno dietro. Giunse le mani malconce e screpolate e aspett. Cerca. E troverai. Dalla cucina arrivava un allegro trambusto, risate e il rumore di un martello. Dopo un po', Carleton and a sbirciare alla porta e vide che la cucina era caotica e disordinata ma c'era un ventilatore da pavimento in funzione e un tizio grasso seduto al tavolo a torso nudo, con il martello in mano. Un nervo nell'occhio di Carleton venne scosso da uno spasmo quando il grassone colp il tavolo col martello-Preso, bastardo!. Una ragazza con una divisa sporca da cameriera era appoggiata a una stufa e ridacchiava. Le guance saltellavano per il divertimento. Il tizio grasso colp di nuovo il tavolo e lei rise pi forte. Carleton si rese conto che, nonostante tutto quel lardo, l'uomo aveva un'ottima mira: era riuscito a spiaccicare sul tavolo una dozzina di mosche.
Comunque, Carleton venne servito. Bevve una bottiglia di Coca Cola fredda per calmare i nervi e prov a mangiare un panino di segale con prosciutto e formaggio, ma la palla di minuscoli serpenti che aveva nelle budella si stava muovendo. Decise di portare via il panino e mangiarlo in macchina. Non sapeva quando avrebbe mangiato di nuovo. Un panino pu vivere pi a lungo di chi prova a mangiarlo pens con un sorriso.

benvenuti a savannah captarono i suoi occhi senza capire immediatamente. Era cos stanco... vide un orologio su un cartellone pubblicitario: due e mezza. Forse per era solo un orologio dipinto, non uno vero. Non avrebbe saputo dire qual era la ragazza bionda che stava cercando: quella che si chiamava Pearl o quella che si chiamava Clara.
Non poteva che chiederselo: Dio mantiene una promessa?
Parcheggi la macchina, doveva pisciare assolutamente. And dietro a un capannone dismesso. Un lungo getto tremolante di piscio caldo, come veleno. Quando fin era malfermo sulle gambe. Arrivarono le mosche.
Una troia proprio come tua madre.
Non sapeva perch aveva detto quelle cose. A dire il vero non era stato Carleton a dirle ma un ubriaco con la sua bocca. Le avrebbe chiesto perdono, non voleva picchiarla. (Forse non l'aveva picchiata. La sua bambina. Carleton non era il tipo da picchiare le donne ancora meno una bambina sua figlia che lo adorava.) Si mise a camminare da qualche parte alla ricerca della macchina che aveva parcheggiato vicino a-Se lo sarebbe ricordato quando l'avrebbe vista.
Clara. Questo era il suo nome.
Camminava, facendo forza sulla gamba sinistra. Quel ginocchio malridotto. Gli pulsava il cranio. Martellate: sbam-sbam! Gli sfarfallava un nervo nell'occhio. Si rese conto che Dio si stava prendendo gioco di lui pi direttamente, apertamente. Ma aveva ancora la sua dignit, non serviva ammirarlo per accorgersene. Avrebbe sempre avuto la pelle bianca, era un dato di fatto.
Sentiva il tempo rallentare. In vita sua non era mai successo che il tempo rallentasse cos tanto da poterlo percepire, come catrame che si scioglie. Voleva dire che il resto della sua vita si sarebbe srotolato davanti a lui come la lunga autostrada rovente che portava a quella citt di cui non riusciva gi pi a ricordare il nome. Non credeva di poterlo sopportare, a meno che tutto non fosse gi accaduto e finito.
Arriv a una chiesa. Una chiesa! Si ricord che avevano portato la bambina in chiesa. Era l che aveva cominciato a perderla. E in quel momento neanche lo sapeva.
Quella chiesa era fatta di pietra rossa e scura, era una chiesa vecchia e grande, niente di paragonabile a quella piccola, semplice e bianca con le assi di legno e la croce in cima dove lui e la ragazza bionda che gli arrivava a malapena alla spalla si erano sposati. I suoi occhi colsero un Getsemani sfuggente come una parola intravista nell'acqua. Entr barcollando, nella relativa frescura dell'interno di pietra.
Che posto strano. Come un mausoleo. Il soffitto era pi alto di qualsiasi soffitto che gli fosse mai capitato di vedere in una chiesa. Strabuzz gli occhi verso l'alto, e non riusciva a capire dove finisse. Delle figure, nella penombra, si alzarono dal pavimento di pietra e rimasero immobili a osservarlo. Gli sembr di sentire un mormorio sommesso. Eccolo. Si accorse che le figure erano statue. Statue alte, con costumi sfarzosi, pi grandi del normale. Indossavano lunghe tuniche, ma erano a capo scoperto. In mano non stringevano armi visibili. Una era un Ges Cristo che si contorceva sulla croce come un verme all'amo, i chiodi gli trapassavano i piedi bianchi e scalzi, aggraziati come i piedi di una donna. Carleton lo guard e rabbrivid. Il sudore che aveva addosso stava diventando appiccicoso. Come un uomo che sta per perdere la vista avanz aggrappandosi alle panche, voleva avvicinarsi all'altare. Perch in quella chiesa l'altare ti attirava. Ma l'altare era lontano, fluttuava nel bianco. Tendaggi bianchi, lunghe candele bianche. Fiori bianchi nei vasi. Dietro l'altare c'era una finestra di vetro policromo. Fu costretto a sedersi all'improvviso, il ginocchio sinistro gli pulsava dal dolore. A quel punto si volt e constat come le statue fossero distribuite nella chiesa in modo da poter essere osservate da ogni gruppo di panche. In quel modo la chiesa non era mai vuota. Se socchiudevi gli occhi sembrava che le statue si muovessero. C'era un borbottio flebile ed eccitato Eccolo! Eccolo l. In quel posto semibuio che somigliava a un mausoleo c'era qualcosa che sembrava in grado di sollevare tutto verso l'alto, verso l'altare e la vetrata policroma che aveva la forma di un uovo perfetto. Sui muri laterali di pietra c'erano altre finestre di vetro colorato, pi piccole e pi strette. Sembravano occhi. Occhi imperturbabili. Carleton era l'unica figura di quella chiesa che non si muoveva, perch lo stavano osservando. I colori delle finestre ferivano gli occhi-i rossi accesi, i blu, i gialli, i verdi -, splendevano e sbiadivano, ripiegandosi su se stessi e risollevandosi di nuovo, pulsanti, come se dietro ci fosse un cuore che batteva. Ovunque c'erano linee verticali e sporgenze, archi in alto sui muri, che vibravano come se stessero per prendere vita. Probabilmente quel soffitto indistinto non era nemmeno un soffitto ma l'ingresso di qualche altro mondo. Spettrale e fremente, l'aria densa e stantia era colma di forme invisibili come ali d'uccello. Spiriti. Carleton tremava, non credeva al ritorno degli spiriti dei morti. Non ci credeva! Chiuse gli occhi per ignorarli e vide un'autostrada con l'asfalto sciolto che si allungava fino all'orizzonte, cotta dal sole. Il Sunshine State e Dio stavano ridendo di lui, e Lui lo stava calpestando col Suo fottuto piede a forma di zoccolo.
Stronzo.
Ci fu un brontolio, che veniva dal suo stomaco. La palla di serpenti rancorosi si stava risvegliando. La stava cercando-sua figlia-quell'unica figlia-la sola persona che avesse mai amato-voleva capirlo, e voleva che lo capissero anche quei testimoni. Lo stavano giudicando e voleva che sapessero che era un Walpole, e il nome Walpole  sinonimo di un certo tipo d'uomo, un uomo che onora la sua famiglia fino alla tomba.
Ma sent scivolare via anche queste informazioni. Ricordi che avrebbe dovuto riordinare anni prima in modo da poterli mettere tutti insieme a tempo debito. Erano rilevanti. Non poteva morire, perch morire significava perdere tutte quelle cose-e chi altro c'era a parte Carleton Walpole per rimetterle insieme? Tutto-tutti confluivano in lui. Come Ges sulla croce, quelle cose si incontravano dentro di te, trapassandoti e inchiodandoti in un punto. Solo in Carleton Walpole. Il centro era lui, senza di lui tutto si sarebbe dissolto nel nulla. Stava gi perdendo i loro nomi, che gli erano familiari come il suo. E al campo ora c'era anche una nuova bambina, doveva vivere per lei. E Clara che era scappata con un uomo che non aveva mai visto. No pa'. Pa' non picchiarmi. Pa'! Aveva fermato la mano, non l'aveva colpita. Erano gli altri che voleva colpire, gli altri che voleva uccidere.
Stava facendo fatica a togliersi la scarpa, cazzo se era arrabbiato: lanci la scarpa contro la finestra policroma pi vicina, che per colp il muro e precipit a terra senza fare danni. Carleton si alz in piedi. Afferr la prima cosa che trov-un pesante sostegno d'acciaio per candele-lo sollev, lo fece roteare e colp una delle statue con la lunga tunica, sembrava una donna con un vestito lungo blu e bianco e un'aureola che le incorniciava il viso di cera, e Carleton rise dell'espressione di quel volto mentre caricava e colpiva e pestava e sbriciolava quella cosa che si abbatt in pezzi ai suoi piedi. A quel punto si volt, ansimante e quasi cieco, con gli occhi pieni di furia, descrivendo con la staffa di ferro delle selvagge traiettorie ad arco che finivano in uno schianto sulle panche, ammaccando i sedili di legno massiccio ma senza danneggiarli pi di cos, barcoll lungo la navata, incerto sulla direzione da prendere come quando ti ritrovi a un incrocio per la strada e non c' un cazzo di cartello e non riesci a deciderti, ma poi finalmente ce la fai, avanzava malfermo verso la porta, ridendo, aveva una scarpa s e una no e il ginocchio aveva perso sensibilit, il dolore si era placato, cos come i serpenti nella sua pancia erano stati colti di sorpresa, e ora non potevano pi fermarlo. All'estremit della chiesa colp di nuovo, ribaltando con un unico fendente due cose che sembravano fontane, bicchieri da latte piazzati su un piedistallo e pieni d'acqua, volarono vetri rotti e vol l'acqua. Una voce grid: Fermati! Fermati! e quando Carleton si gir vide qualcuno che correva verso di lui, e si abbass, senza una parola, ricordandosi di respirare col naso, e Carleton vibr un altro colpo con l'arnese che aveva in mano e prese l'uomo sul lato della testa, l'uomo and gi come un'anatra impallinata, croll sul pavimento di pietra con un gemito sommesso, e Carleton lasci cadere l'affare di ferro vicino a lui e si trascin via. Sentiva in entrambe le mani una sensazione pulsante ma era una buona sensazione. Fuori, alla luce del sole, barcollava lungo il marciapiede con una scarpa s e l'altra no. I testimoni avrebbero pensato che era un ubriaco bene potevano andare a farsi fottere e pensare quel cazzo che volevano. Vide delle facce che lo guardavano stupite. Facce bianche come la sua che lo guardavano stupite. Preso da una rabbia improvvisa strapp una cosa a forma di frusta da una macchina, una striscia di metallo, ecco cos'era, l'avrebbe usata come una frusta, e la us per colpire le facce delle persone che si avvicinavano troppo, minacciando Stai lontano! Stai lontano t'ammazzo! e gli sembr di non essere nemmeno pi lui quello che lo stava facendo, era quella specie di frusta che aveva in mano a essere viva, ed ecco che arrivava un tizio tarchiato piuttosto giovane con un'uniforme da poliziotto, la faccia da bulldog comunque piena di stupore dietro a un paio di occhiali scuri curvi-Posi a terra l'arma, signore. La sto avvertendo, signore. Posi a terra l'arma-e in mano aveva una pistola con la sicura disinserita che mirava al cuore di Carleton e Carleton sent il grilletto che scattava mentre si lanciava contro il suo nemico brandendo la frusta e agitandola finch qualcosa non gli scoppi nel petto e perse la vista, e il suo cervello si spense. E fu tutto.

parte seconda. Lowry.

1.

Non sei una che piange tanto, ragazzina, vero?
Non era una domanda. Non richiedeva alcun tipo di risposta. Lowry non aveva domande per Clara, n per chiunque altro. Era il genere di uomo che conosceva le risposte alle domande, non uno che dipendeva dagli altri per ottenerle.
Gli piace pens Clara. Una ragazza che non piange.
Le lunghe ore sognanti passate in viaggio con Lowry, seduta vicino a lui sul sedile davanti della sua berlina scura e lucente, dall'aria nuova di zecca, a bere bibite che si fermavano a comperare-Clara era quella che correva nel negozio, stringendo le monete che le dava Lowry-e certe volte lui le lasciava prendere un paio di sorsate da una bottiglia di birra, in quelle ore di viaggio Clara non aveva pensato a nessuna destinazione. Essere semplicemente in movimento: scappare. Mentre guardava il sole che si spostava nel cielo dietro alla macchia di pini che costeggiava l'autostrada, Clara pens nervosamente, ferocemente Nessuno riuscir pi a prendermi. Lui non ce la far, mai pi. Osservava la strada senza nome che si srotolava davanti a loro e che quell'uomo di nome Lowry affrontava sempre alla medesima velocit, prov a immaginarla mentre scorreva nella direzione opposta sotto i loro piedi, nelle giornate che li precedevano: la distanza e il tempo che suo padre avrebbe dovuto conquistare in caso volesse prenderla, reclamarla. Metterle le mani addosso. E vide Carleton Walpole smarrirsi, fallire. Perch non sarebbe riuscito ad avere la meglio su quell'uomo pi giovane, il cui viso di profilo era il viso affilato del jack di picche inciso su una carta da gioco. E dunque sorrise. Scoppi a ridere.
Vedi? Non ho bisogno di te, maledetto. Non pi.
Scivolare nel sonno per risvegliarsi di fronte alla sua mano alzata, al suo pugno reale, vedere le nocche spellate prima che la mano colpisca...
Mi ha fatto sanguinare la faccia aveva detto a Lowry con una vocetta sottile e oltraggiata, da bambina. La sua rabbia scaturiva dalla sensazione di essere impotente, uno spettacolo per cui gli altri non provavano altro che pena. Non mi ha mai picchiata cos prima. Picchiava i miei fratelli, ma non me, ho sentito il sapore del sangue e c'era della gente che guardava, e - Un brivido l'aveva scossa, aveva alzato le ginocchia per afferrarsi i talloni e, l sul sedile, si era raggomitolata con le ginocchia strette al petto come farebbe un maschio, osservando attraverso il parabrezza punteggiato di insetti spiaccicati la strada che per lei non aveva un nome, come del resto non avevano nome i posti che Lowry attraversava, effimeri e insignificanti. A volte si girava per guardarsi alle spalle, per vedere la strada che arretrava regolarmente dietro di loro, nebulosa nella luce del mattino; c'era qualcosa che la spaventava nel modo in cui scompariva cos rapidamente. Lowry disse: Hai paura che il tuo vecchio ti trovi. Ma hai ancora pi paura che non lo faccia.
Lowry sghignazz e Clara si sent la faccia rovente.
Col cazzo che  cos. No.
Ma Lowry rideva e basta e si allung per stringerle il ginocchio.
Come si stringerebbe un cane, prendendolo per la collottola. Con affetto misto a superiorit, condiscendenza.
Clara, a volte, gli diceva Vattene all'inferno. Lo sussurrava quindi lui poteva sentirla o meno e lei si arrampicava sullo schienale goffa e offesa e si allungava sul sedile posteriore per dormire. La sensazione strana di starsene lunga e distesa sul sedile posteriore di una macchina mentre la macchina  in movimento, tu che senti le vibrazioni, di tanto in tanto un tremito tra le gambe e pensieri che si manifestavano come lunghe forme piatte e nel sonno aveva sentito un bambino che piangeva e il suo cuore per una simile debolezza si era riempito di sdegno. Non sei una che piange tanto, vero. Si svegliava confusa perch non capiva dov'era, forse su uno degli autobus, ma poi si rendeva conto che il veicolo in marcia era piccolo, raccolto: solo Clara stesa sul sedile posteriore in mezzo alle cose di Lowry, e fuori dal finestrino scorreva come acqua un verde brillante e l, la nuca di Lowry, i capelli biondi che alla luce del sole diventavano di sfumature diverse, alcuni erano cos pallidi da sembrare d'argento, altri pi scuri, quasi castani, e portava i capelli lunghi, gli arrivavano sul colletto, e Clara non riusciva quasi a ricordarsi che faccia avesse, guardava fisso la sua nuca, affascinata, e si sentiva ormai calma e pensava Eccolo l. Non se n' mai andato.

Si fermarono in diversi posti lungo la strada. Piccoli ristoranti, taverne. Quando Lowry entrava in quei posti, sembrava sempre che lo riconoscessero: se non proprio la sua faccia o il suo nome, almeno il suo essere-Lowry. Il modo in cui sorrideva, sapendo che le altre persone avrebbero ricambiato il sorriso; sapendo che provavano gratitudine nel vedere quel sorriso, e non qualcos'altro. Le aveva detto, come se stesse parlando da solo, per dare corso a un pensiero di cui Clara Walpole era solo una testimone fortuita: Se sei di una certa stazza, le persone ti guardano in un certo modo. Mettiamo che io abbia le stampelle. Mettiamo che io sia in sedia a rotelle. Gli stessi stronzi che mi guardano, pensi che mi rispetterebbero come fanno ora? O se fossi una donna.
Clara disse, maliziosa e crudele: Se fossi una donna ci sarebbe un qualche bastardo con una macchina proprio come la tua e coi capelli dello stesso colore dei tuoi che ti butta sempre culo all'aria. E togliti quel sorriso dalla faccia.
Lowry scoppi a ridere. Gli piaceva quando Clara gli parlava in quella maniera sfacciata, sempre che non passasse il segno per diventare qualcos'altro. Come un cane addestrato a precipitarsi abbaiando esattamente al confine della propriet del proprio padrone, ma a non fare un solo passo in pi. O se ne sarebbe pentito.
Nei posti in cui si fermavano, Clara correva in bagno a darsi una sistemata. Era cos felice! A volte pensava Faccio solo la pip. Mi lavo solo la faccia. Faccio solo scorrere un po' d'acqua, non serve che sia calda. Si dava degli schiaffetti sulle guance pallide, giallastre, per renderle un po' pi colorite, come aveva visto fare a Nancy. Si bagnava gli occhi per renderli pi limpidi. Si sorrideva allo specchio come sapeva fare, senza bisogno di mostrare troppo i denti, e pensava di avere il giusto aspetto, aveva una faccia speranzosa, nessuno avrebbe voluto fare del male a quella faccia.
Sorrideva perch ad aspettarla fuori c'era Lowry.
(Cosa sarebbe successo se Lowry se ne fosse andato e l'avesse lasciata l? Lo sapeva, poteva succedere. Poteva succedere in ogni posto in cui si fermavano. E quindi, quando usciva, doveva apparire speranzosa e felice come una ragazza a cui un pensiero cos malevolo non era mai passato per la testa.)
Capitava che Lowry la stuzzicasse, quando tornava senza fiato e scivolava sul divanetto di fronte a lui Ragazzina, mi stavo chiedendo dove fossi andata a finire: avevo paura che fossi caduta dentro. O, per farla sorridere e arrossire di piacere, a maggior ragione se c'era una cameriera che lanciava loro un'occhiata: Signorina, sei meglio di un milione di dollari. Eccola qua, la mia ragazza.

Non lo era, per.
Non era la ragazza di Lowry. Non nella maniera in cui lo avrebbe inteso Carleton, o Nancy. O chiunque li avesse visti insieme, probabilmente.
Se Lowry era di cattivo umore, era come se Clara non esistesse. O diventava una specie di cosa legata alla sua caviglia, o una sacca buttata sulla spalla, un peso, un fardello ma di quelli non troppo pesanti; perch Lowry non era il genere d'uomo disposto a tollerare fardelli troppo pesanti.
Chi , un ex soldato di qualche genere? Un marine? Che bel ragazzo.
Le donne facevano domande del genere a Clara quando Lowry non era a portata d'orecchio. Le lanciavano sguardi taglienti, pensando Cos'avrai di cos speciale, perch ha scelto te? E io allora?
Cameriere, bariste, quando c'era Lowry tiravano indietro le spalle giusto un po'. Doveva trattarsi di un gesto istintivo, come un gatto che inarca la schiena per farsi accarezzare, una femmina che mette in mostra le tette a beneficio dello sguardo vagabondo di un uomo.
Clara si accarezzava segretamente le tette piccole e sode. Si pizzicava i capezzoli per farle crescere.
Nah diceva lei, cercando di rimanere seria  appena uscito da Leavenworth, avete presente che cos', no?
Facevano certe facce! Se, per esempio, Lowry stava giocando a flipper o mettendo delle monete in un distributore di sigarette, sentendo la risata di Clara si guardava attorno e sorprendeva una di queste donne che batteva velocemente in ritirata, con un'aria spaventata e sorpresa.
A Lowry piaceva che Clara attaccasse bottone con le persone che incontravano, diceva che non era sano per una ragazza della sua et, una ragazza che stava crescendo come lei, parlare soltanto con lui. Prima arriviamo dove devi andare meglio sar, signorina.
Clara l'aveva capito con chiarezza. Clara riusciva a cogliere il sottotesto: Prima riuscir a liberarmi di te meglio sar. Ma faceva finta di non sentire, rideva e basta. Una risata a pieni polmoni, squillante, del genere che si sentiva alla radio, un modo di ridere prettamente femminile. E si arrotolava attorno alle dita i capelli che gli estranei dicevano essere i pi bei capelli del circondario come aveva visto fare a Nancy, nei giorni in cui Nancy era giovane, pi carina; e Carleton Walpole amava guardarla.
Clara li aveva sentiti spesso durante la notte, sul loro materasso nell'angolo di una stanza qualsiasi in una qualsiasi di quelle casupole o baracche di carta catramata o unit, Nancy che guaiva e mugolava e Carleton col fiato grosso, che gemeva forte e rantolava, anche, come se qualcuno gli stesse passando un rastrello sulla schiena e lui non riuscisse pi a sopportarlo, anche se doveva sopportarlo. Darci dentro era l'espressione che Rosalie aveva usato. Darci dentro come cani in calore era come Rosalie aveva descritto quel comportamento sputando per il disgusto.
Clara aveva raccontato a Lowry di aver conosciuto questa ragazza su nel Jersey, che aveva avuto un bambino nato morto e indovina un po' chi era il padre?
Lowry si era acceso una Camel e aveva scrollato il fiammifero per spegnerlo, poi aveva gettato il fiammifero per terra e l'aveva guardata con un ghigno maligno e giocoso: Il suo stesso pap. Giusto?.
Clara si sent la faccia avvampare. Maledizione: provava sempre a scioccare Lowry ma non ci riusciva mai.
I bambini cos nascono sempre morti? C' una specie di maledizione?
Lowry si strinse nelle spalle. Aveva questa maniera di ignorare le domande volutamente ingenue di Clara nello stesso modo in cui si ignorano le ciance di un bambino.
Se credi nelle maledizioni, ragazzina, quella lo  di sicuro.

Credeva nelle maledizioni? No che non ci credeva. Funzionavano per certa gente, ma non per lei. Le sembrava che Dio avesse faccende pi importanti di Clara Walpole di cui occuparsi.

Dove stiamo andando, Lowry? Devi dirmelo.
Dove stiamo andando? Tu o io?
Clara esit. Sapeva che era una domanda trabocchetto.
Entrambi. Credo.
Nah, ragazzina. Te l'ho detto, devi decidere che cosa vuoi fare. Lowry smise di mangiare e si pul la bocca con il tovagliolo in una maniera che faceva imbestialire Clara, aveva voglia di strapparglielo dalle dita, quel tovagliolo. Io andr dove devo andare dopodomani, tesoro. Dopo averlo detto fece una pausa.
Clara fiss il suo piatto. Oh, com'era affamata!-e com'era stata felice di mangiare quell'hamburger gommoso con il ketchup e la senape e le patatine fritte unte e quell'insalata di cavolo zuccherosa. Persino il pane raffermo le era sembrato delizioso. Ora voleva allontanare il piatto col polso come faceva sempre Carleton per far capire che aveva mangiato abbastanza e che quello che aveva mangiato non le era piaciuto.
Dopodomani. Che cosa vorrebbe dire...
Clara sent le labbra che si piegavano in un broncio. Si era sporta sul piano appiccicoso del tavolo facendo i suoi occhioni, ma Lowry aveva semplicemente ripreso a mangiare.
Un maiale del cazzo, ecco cos'era. Cos'erano gli uomini. Sentirli mangiare, masticare; sentirli tracannare birra; sentirli ruttare. Era abbastanza per farsi venire il vomito.
Certo, a volte anche Clara mangiava parecchio. Nancy la stuzzicava, cercava di farla vergognare. Certe volte Clara era divorata dalla fame, mangiava e mangiava finch la sua pancia non si gonfiava fino a tendersi sotto l'elastico delle mutandine: non mangiava quanto Lowry, ma il tempo che ci metteva ero lo stesso, e spesso anche di pi. E beveva la sua birra, se nessuno li stava a guardare per rimproverarli dicendo che era minorenne. Certe volte, quando era triste o la testa le faceva male per la giornata passata in macchina, Clara masticava il cibo senza assaporarlo e lo sentiva depositarsi nello stomaco come un piccolo nodo duro e persino la birra di Lowry le lasciava un saporaccio in bocca; quello era uno dei momenti in cui avrebbe voluto appoggiare la testa sulle braccia e piangere.
Lowry fece segno alla cameriera: un'altra birra. Era come se fosse andato a sedersi da solo a quel maledetto tavolo, tanta era l'attenzione che rivolgeva a Clara.
Stronzo.
Clara borbott mordendosi il labbro. Lowry forse l'aveva sentita, o aveva scelto di non ascoltarla.
Una cosa Clara la sapeva, erano diretti a nord. Le sarebbe piaciuto avere una mappa per capire dove si trovavano, da dove venivano e per ipotizzare dove stavano andando. Aveva solo una vaga percezione della geografia, ricavata da una vecchia cartina sbiadita che penzolava da una lavagna nella scuola di un qualche posto ormai dimenticato, ma sapeva che la Carolina e la Virginia erano ancora Sud, ma la Pennsylvania cominciava a essere Nord. Si domand se sarebbero passati per il Kentucky o se, magari perch stavano facendo una strada diversa, non ci sarebbero mai capitati. Aveva raccontato a Lowry del Kentucky e sembrava che l'argomento l'avesse interessato pi delle sue solite chiacchiere. A dire il vero le aveva anche fatto delle domande, come da dove veniva la famiglia di suo padre? e quella di sua madre?-Clara, per, era stata vaga. Le aveva chiesto se i suoi parenti avevano lavorato in miniera-E Clara gli aveva domandato in che genere di miniera. Non lo sapeva. Quelle che conosceva erano le storie di Pearl su come Carleton Walpole l'aveva corteggiata, il matrimonio quando lei aveva solo quindici anni (Forse la mamma non era grande abbastanza da ordinare una birra in qualche vecchio bar del cavolo, ma era grande abbastanza da sposarsi) e le fotografie meravigliose che Pearl si era fatta fare, quelle che Nancy non aveva ammesso di aver buttato via. Gli occhi di Clara si riempirono di lacrime di indignazione ripensando a quella stronza di Nancy che prendeva il posto di Pearl senza mostrare alla povera Pearl il minimo rispetto.
Lowry aveva chiesto com'era morta la madre di Clara e Clara aveva dovuto ammettere di non saperlo. Pap ci ha detto che era arrivata la sua ora.  l'unica cosa che continuava a ripeterci. L'ora della mamma  arrivata.
Clara allontan il piatto e disse: Ti ripagher per tutta questa roba, appena posso. Io la carit non l'accetto.
Lowry le sorrise, frugandosi i denti con uno stuzzicadenti.
Certo.
Lo far! Accidenti a te, trover un lavoro e ti ripagher.
Lo troverai, vero? E dove?
Ovunque potr.
E che cos' che sapresti fare, tesoro? Dimmi anche solo una cosa.
Una cosa? Te ne posso dire una dozzina: so raccogliere i cazzo di fagiolini, so raccogliere i cazzo di pomodori, so raccogliere le cazzo di fragole, so raccogliere la cazzo di lattuga -
Lowry scoppi a ridere, ammorbidendosi. Va bene, ragazzina. Altre capacit?
So badare a un bambino. So pulire una casa. So cucinare, pi o meno. Scommetto che saprei fare la cameriera. Potrei... Clara si ferm a riflettere su un pensiero malizioso e sporco: Potrei mettermi a pancia per aria e aprire la gambe. Fare la puttana.
Era una parola che Clara non aveva pronunciato ad alta voce, per paura che qualcuno le mollasse uno schiaffo. Ma l'aveva sentita parecchie volte. Non aveva idea di come si scrivesse ma sapeva come si pronunciava, sempre con una punta di disprezzo.
Lowry not i suoi occhi da gatto farsi fissi e calcolatori. Doveva aver capito esattamente a che cosa stava pensando.
La cosa migliore che puoi fare  sposarti il prima possibile. Una ragazza con i capelli di quel colore, e piena di fiducia come te... Lowry fece un gesto con la mano per farle capire che per i tipi cos non c'era niente da fare.
Sposata! Merda, io non mi sposer, mai! disse Clara con veemenza, coraggiosamente. Finisci a fare figli e basta. Con chiunque ti sposi, appena resti incinta non gliene fregher pi un cazzo di te. Lui star sempre a fare il cascamorto in giro e mai a casa.
Clara si costrinse a ridere, sprezzante. Sent una fitta di amore per Lowry, una sensazione di disperata impotenza, come se stesse affogando. Alla base della spina dorsale c'era un punto freddo e insensibile dove confluiva il suo sangue, lasciandola indebolita e priva di forze. Amava quell'uomo per il suo bel volto e le braccia forti e il modo in cui l'aveva protetta, salvandola dal pericolo; ma stava cominciando a odiarlo perch in realt non gli importava un accidenti di lei, era solo un cane randagio che aveva trovato sul ciglio della strada e che gli aveva fatto pena, e di cui si sarebbe sbarazzato alla prima occasione. Con lei voleva fare la cosa giusta, pens. E lo odiava anche per questo. Lo odiava per come, in pubblico, i suoi occhi guizzavano in giro vigili e instancabili e affabili e per come la sua bocca riusciva a piegarsi in un sorriso, il sorriso disteso di un uomo che sa di piacere alle donne, e anche agli uomini; e si dimenticava di lei che lo fissava con un'avidit simile a una fiamma sospesa a mezz'aria tra loro, ma lui non se ne accorgeva neppure. Odiava sapere che Lowry avrebbe potuto buttare su quel tavolo qualche moneta per la cameriera, uscire e marciare fischiettando fino alla sua macchina e se Clara non l'avesse seguito trotterellando, cazzo se sarebbe partito senza di lei. E senza guardarsi indietro.
Clara domand, imbronciata: Che lavoro faresti, l dove stai andando tu?. Non era la prima volta che glielo chiedeva e immagin che non le avrebbe risposto.
Lowry si limit a stringersi nelle spalle. Aveva la faccia di uno che stava iniziando ad annoiarsi.
Perch non posso stare con te, Lowry? Potrei cucinarti qualcosa. Potrei tenerti la casa pulita. Fare quello che fanno le donne... disse Clara goffamente, come se avesse la lingua troppo grossa per la sua bocca.
Clara, sei solo una bambina.
Col cazzo! Non sono una bambina.
Non posso trascinarti in giro con me. Sei minorenne.
Non ti piaccio?
Oh, Cristo -
Non mi trovi-carina?
No.
Ma figurati! Invece s.
Ma Clara era scossa, incerta. Lowry aveva l'aria di un uomo che poteva piantarla in asso da un momento all'altro.
 pieno di ragazze carine. E di donne maledettamente belle. Ce ne sono pi che abbastanza per ogni uomo. Non  quello.
E allora che cos'? si domand Clara. Si domand perch, se Lowry ora provava questo per lei, si era preso la briga di guardarla come l'aveva guardata l in quel locale, dopo che si era allontanata da LeRoy. Forse aveva pensato che fosse pi grande di quel che era, forse non l'aveva vista bene. Ma ora la stava guardando anche troppo bene. Un tremito di rabbia la scosse all'improvviso.
Farai meglio a starmi a sentire, signore!
Ah, s? E chi lo dice?
Sono capace di amare un uomo come qualsiasi donna adulta. Posso fare a un uomo le stesse cose che farebbe ogni altra donna. Devi lasciarmelo dimostrare.
Lowry le sorrise, divertito. Ma la fissava con interesse, come se la vedesse per la prima volta.
Clara disse: Io non la vecchia vita da bracciante del cazzo. Basta, non sar io a morirci. Voglio di pi che fare semplicemente dei figli. Te lo dimostrer.
Scommetto che lo farai.
Lo far! Anche se non so ancora cosa sia, lo voglio.
Lo ruberai?
Se nessuno mi dar quello che voglio, lo ruber. Voglio qualcosa-riuscir a ottenerlo.
Calmati, ragazzina. Stai parlando un po' troppo ad alta voce.
Il cuore di Clara stava battendo all'impazzata e da tutta quella rabbia scatur qualcosa di simile alla gioia. Ora sapeva, dal modo in cui Lowry la stava guardando, con una certa circospezione, come si guarderebbe un serpente raggomitolato, che sarebbe riuscita a scoprire quello che lei stessa desiderava; e se lo sarebbe preso.
Per prima cosa devo imparare come-come funzionano le cose. Le sue parole si fecero improvvisamente lamentose e il tono quasi dispiaciuto.
Senza dire una parola, Lowry scivol fuori dal divanetto e gett sul tavolo una manciata di monete. Era gi mezzo fuori dalla porta del ristorante prima che Clara riuscisse a raggiungerlo, rossa in faccia e codarda, ma non si accorse comunque del quarto di dollaro d'argento che lei si era messa in tasca, tra quelli che aveva lasciato l grazie alla sua sconsiderata generosit.
So rubare. E lo far. Se mi costringi.

Da quel momento, le cose tra loro cambiarono.
Lui era pi rispettoso, pens Clara. Ma non la toccava pi come faceva prima, nel modo in cui toccheresti un bambino, o un animale. Sembrava pi circospetto con lei. Parlava sempre pi spesso di arrivare dove doveva andare.
Dormivano in macchina ogni notte. Clara scivolava nel dormiveglia mentre Lowry guidava, a volte strisciava sul sedile posteriore stordita dalla stanchezza e dormiva, e quando si svegliava scopriva che la macchina era ferma, immersa in un'oscurit simile all'oscurit che c'era sul fondo di uno stagno profondo, e solo dopo alcuni minuti di disorientamento Clara si rendeva conto che Lowry era addormentato sul sedile davanti, il suo umido respiro ben percepibile. Clara lo ascoltava respirare, respirando a sua volta a malapena. Dopo tanti anni passati a dormire nella stessa stanza con la sua famiglia, ora dormiva quasi da sola, e quasi isolata; perch Lowry si teneva alla larga da lei, di notte. Credeva che l'avrebbe amata nel modo in cui l'avevano avvertita che gli uomini e i ragazzi avrebbero voluto amarla, ma lui non l'aveva ancora fatto, e non l'avrebbe fatto. Non toccarmi cos, Clara. Sei minorenne. Aveva parlato seccamente, e diceva sul serio.
Tutto quello che le aveva dato era il suo nome: Lowry. E neanche di quello poteva essere certa.
Clara si raggomitolava sul sedile posteriore e ascoltava il rumore degli insetti notturni all'esterno. Cos forte! Pensava a suo padre che si trovava da qualche parte alle sue spalle. Non se la sarebbe presa per le botte, sapeva di essersele meritate, a ferirla erano state le parole che le aveva urlato. Una troia, proprio come tua madre!
Era sbagliato parlare cos di Pearl. Parlare cos dei morti, che non possono dire nulla per ribattere.
Clara pens che Carleton non sarebbe mai riuscito a raggiungere Lowry e sorrise. Era troppo vecchio, Lowry era pi giovane. Lowry dormiva sul sedile davanti della sua macchina senza aver paura di essere scoperto e aggredito. Carleton aveva ucciso un uomo una volta, ma per poco non si era fatto ammazzare anche lui. In caso di scontro, Lowry avrebbe abbattuto Carleton a pugni.
Clara scivol di nuovo nel sonno, pensando Non mi trover mai. Ormai non sono pi la figlia di nessuno. Si cacci le dita in bocca come faceva da piccola, per confortarsi.

La mattina successiva erano diretti verso nord, nello stato di New York.
La campagna era collinosa ma, mentre il cielo si schiariva, Clara not che le nuvole vicine a quell'autostrada di campagna si trasformavano ondeggiando in montagne e che il confine tra le montagne e le nuvole montuose nel cielo era sfumato e indistinto. Come quello tra veglia e sonno, non riuscivi a distinguerlo con certezza. Clara si port le ginocchia al petto e se le abbracci come una bambina piccola. Le montagne erano cos belle!
Lowry, scommetto che sei di queste parti.
Lowry le lanci un'occhiata, sorpreso. Uno strato di barba bionda gli splendeva sulle mascelle. Come fai a saperlo?
Clara si limit a sorridere misteriosamente.
In qualche modo, l'aveva capito.
Lowry andava fiero di quel paesaggio, era evidente. Scendendo da una di quelle colline lunghe e larghe, la strada catramata e la terra si estendevano toccando una tale vastit che a Clara sembr di potercisi perdere dentro, c'era cos tanto da osservare, macchie di luce solare e ombre a forma di nuvola che si spostavano repentine sui campi. C'erano campi di granturco, campi di frumento e forse campi di segale, di un verde increspato come acqua, e piccole fattorie, case, granai, capanni in mezzo ad acri di terreno accuratamente suddivisi, come in una mappa; il resto erano alberi, alcuni di tipi che Clara non aveva mai visto prima, dalla corteccia bianca, che crescevano a macchie. Clara osservava tutto, seduta pi dritta che poteva. La sua nuova casa: Lowry la stava portando alla sua nuova casa.
Ti amo.
Un sussurro impercettibile. Con il vento che entrava dai finestrini abbassati, non era pensabile che Lowry avesse sentito.
A voce alta domand se si sarebbero fermati da qualche parte nei dintorni-e Lowry rispose: Forse.
Un'ora dopo arrivarono a una cittadina: tintern popolazione 1650, Lowry spieg che era un vecchio paese sul fiume, il nome del fiume era Eden e l'epoca di maggiore vitalit di Tintern era stata cent'anni prima, quando la sua famiglia ci era arrivata. Clara vide strade lastricate chiuse tra case di pietra e mattoni, alte, strette, con il tetto ripido e spiovente che somigliavano a vecchi sdentati. Ecco un paese che aveva l'aspetto di una citt, ma il quartiere era vecchio e malridotto e c'erano dei bambini che giocavano per la strada-avevano la pelle chiara, ma erano rumorosi e scalmanati come i bambini nei campi dei braccianti. Non si pensava mai che la gente in citt potesse essere povera, solo in campagna. Quella s che era una sorpresa.
La vecchia strada lastricata si fece pi stretta man mano che saliva per arrivare a un ponte alto e gobbo cos stretto che i veicoli potevano passarci soltanto uno alla volta. A Clara cominci a battere forte il cuore.
Ges! Ho paura che finiremo di sotto...
Lowry si limit a ridere di lei e prosegu sul ponte, che faceva un ronzio stridulo e nervoso sotto ai pneumatici della macchina, che non rallentava e nemmeno accelerava. Il panico sfior Clara: si vedeva l'acqua attraverso la griglia del ponte! Se al volante ci fosse stata lei sarebbe probabilmente svenuta e quella maledetta macchina si sarebbe schiantata contro il parapetto -
Lowry indic delle costruzioni che costeggiavano il fiume, la maggior parte delle quali erano abbandonate e piene di assi inchiodate. Magazzini ferroviari, granai. Una fabbrica che inscatolava pomodori era ancora in attivit, per una parte dell'anno. La Depressione ha colpito Tintern in modo molto duro. Un sacco di persone che conosco se ne sono andate, ma io no. Eppure parlava con rimpianto, come se avesse voluto andar via ma per qualche motivo non ci fosse riuscito. Clara ascoltava con attenzione le rare parole di Lowry, visto che non aveva mai risposto alle domande su di lui che gli aveva fatto, in tutte quelle ore passate nell'intimit dell'auto: era come se adesso, vedendo questa citt, che era malconcia e disordinata ma in qualche modo ancora bella, qualcosa dentro di lui si fosse smosso, spingendolo a parlare.
Sulla sponda settentrionale del fiume, cos come Lowry stava raccontando, c'era la Main Street; c'erano anche una River Street e una Bridge Street; c'era un deposito ferroviario dove i treni ormai si fermavano solo una manciata di volte alla settimana; lungo le strade del centro c'erano palazzi di tre o quattro piani, fatti prevalentemente di mattoni scuri, con facciate posticce che Clara era curiosa di vedere: visto di fronte l'edificio aveva un'aria piuttosto imponente, ma di lato e dietro era sempre il solito vecchiume cadente. I bar, un ristorante, un cinema, negozi d'abbigliamento e un negozio di scarpe e un Woolworth's Five & Dime fecero brillare gli occhi a Clara. Le sarebbe piaciuto vivere in centro, lo sper tanto: sperava anche che avrebbero abitato un po' pi su rispetto al piano terra.
Questa strada prosegue fino a Port Oriskany, sul lago Erie disse Lowry. A nord della citt, la strada porta al lago Ontario. Come se Clara li conoscesse o come se, dal modo in cui fissava quello che aveva davanti, potesse fregargliene qualcosa di quei posti. Erie? Ontario?
Lowry ferm la macchina. Clara, a furia di guardare, era praticamente fuori dal finestrino. Erano ai margini del centro, sulla cima di una collina; da l si riusciva a vedere un pezzetto di Main Street e si poteva scorgere ancora quel ponte spaventoso e le costruzioni sull'altra sponda del fiume. Lowry stava dicendo, in un tono che le sembr diverso, serio e quasi velato di rimprovero Clara, a Tintern c' un posto per te, ho fatto qualche telefonata. Ma devi stare tranquilla e non combinare guai. Per esempio, se qualcuno ti chiede dove sono i tuoi genitori, devi rispondere gentilmente Al momento non vivo con i miei genitori. Sto da sola da quando ho compiuto sedici anni. Qualunque sia la tua dannata et, tesoro, di' che hai sedici anni.
Clara rise, mordendosi il labbro. Cazzo, io ho sedici anni.
Comunque sia, tu dillo. Se ti scoprono le persone sbagliate, sarai accusata di essere scappata di casa. Ti metteranno in qualche struttura giovanile. Proveranno a mettersi in contatto con la tua famiglia a-chiss dove. O ti chiuderanno in orfanotrofio.  la legge.
Benissimo, io indietro non ci torno. Piuttosto mi ammazzo.
Questo genere di discorsi tienili per te. Parlare cos sar la prima cosa che finir per farti arrestare.
Clara prov a ritornare seria. Non vivo con i miei genitori, al momento. Sto da sola da quanto ho compiuto sedici anni. Maledizione, era cos nervosa, o emozionata, che continuava ad aver voglia di scoppiare a ridere.
Lowry continu: Ho fatto qualche telefonata, come ho detto prima. Forse c' un lavoro per te, se te la cavi coi cambi. E impari a usare un registratore di cassa.
I cambi -?
Cambiare una banconota da un dollaro, per esempio. O una da cinque dollari.
Certo! Certo che lo so fare.
Clara l'aveva fatto per Pearl un sacco di volte. Anche prima che Pearl diventasse trasognata e imbambolata. Anche per Nancy. Quando comperavano qualcosa in un negozio non avevano mai voluto capire qualcosa da sole di quelle monete. O sapere che resto ti dovevano dare, per non farti fregare.
Clara rispose entusiasta:  facile: devi immaginarti che un dollaro  fatto di cento penny. Poi - ma Lowry la interruppe.
Gir la chiave nell'accensione per far ripartire il motore dell'auto. Ora l'avrebbe accompagnata da qualche parte, pens lei. Non le aveva mai parlato in quel modo prima e ora Clara aveva paura di lui e aveva paura che stesse per dirle addio. Lowry, posso fare delle cose per te. Come fanno le donne. Posso -
No. Te l'ho detto, Clara. Non rimango a lungo nello stesso posto. E nessuno viene con me. E non mi sposo con nessuna, se  per quello. Cancellami dalla tua testa perch non sei quella giusta e basta, ragazzina. Non solo perch sei troppo giovane, e lo sei, ma perch quello che voglio  una-voce. Il modo in cui una donna mi parla, dicendomi cose che non so e che mi stupiscono quando le ascolto, sapr che sar lei non appena la sentir parlare. O forse non la sentir mai, e andr comunque bene. Perch mio padre per le donne  stato un flagello, e accidenti a me se diventer cos anch'io. Certe cose, le cose peggiori, ce le hai nel sangue.
Clara annu stordita. Non voleva pensare che fosse finita.
Disse disperatamente, come potrebbe implorare un cane se solo sapesse parlare: Lowry, perch ti sei preso tanto disturbo per me?.
Lowry, guidando la macchina, arriv a un semaforo e non rispose immediatamente. E nemmeno la guard.
Non  stato un disturbo, Clara. Non devi pensarla cos.
Mi hai aiutata. Mi hai salvata. Tu -
Forse ho sempre voluto una sorellina. Forse  per quello.

2.

Ho un lavoro. Adesso devo cavarmela da sola.
Con grande stupore di Clara, che si aspettava di finire a sgobbare nei campi o a strofinare il cesso di qualche ricca signora, trov lavoro al Woolworth's Five & Dime sulla Main Street. In qualche modo, Lowry le aveva organizzato un colloquio con il manager grassoccio, di mezz et, il signor Mulch, ed era stata immediatamente assunta. Un negozio! In citt! Clara non riusciva a credere di essere stata cos fortunata. Sorrideva pensando a quanto Rosalie l'avrebbe invidiata. Clara Walpole, commessa in un negozio.
Era come se i pezzi del mondo, dopo essere stati buttati per aria, fossero tornati a terra risistemandosi in una disposizione migliore. Una disposizione, comunque, che Clara non pensava avesse nulla a che vedere con lei-con quello che si meritava e con quello che si era guadagnata. Condivideva il lungo bancone con un'altra ragazza, che aveva lasciato la scuola ormai da un po', dal primo anno alla High School, e ingannava il tempo nell'attesa che il suo fidanzato potesse permettersi di sposarla; vendevano materiale da cucito-forbici, fili di ogni colore, tende preconfezionate con le ruches, tessuti di ogni sfumatura e fantasia. Nelle giornate meno impegnative, se non c'era il manager, si poteva anche andare a trovare Joanie al banco dei dolci. Distribuiva pezzetti rotti di croccante al burro d'arachidi, ribbon candy, vecchi bonbon raffermi e marshmallow ormai pronti a essere tolti dalla vetrinetta e buttati nella spazzatura. E c'era anche la rastrelliera delle riviste e dei libri, dove si potevano sfogliare Silver Screen, True Romance, Collier's e Life. C'erano i tascabili che Clara rubava per leggerseli di notte-Lamb in His Bosom, So Big, Honey in the Horn. Lowry era colpito, Clara parlava spesso di quei libri. Voleva dimostrargli quanto era matura e indipendente.
Che diavolo, per: le sarebbe piaciuto aver imparato a leggere meglio. Certe volte ci metteva un'ora a leggere una dozzina di pagine, usando il dito per seguire le parole e ripetendole ad alta voce come in prima elementare.
Fare la commessa al Five & Dime sembrava elegante, e Clara era orgogliosa del suo posto, ma il lavoro era pi duro di quanto ci si potrebbe immaginare. Assistere i clienti era la parte pi semplice. Ma bisognava anche sballare la merce nel retrobottega e portarla in negozio; bisognava inscatolare nuovamente i prodotti vecchi, rimettendoli dentro a dei cartoni usati e sporchi. Bisognava aiutare a spazzare. Bisognava dare una mano a lavare le grandi vetrine punteggiate di mosche. Il Five & Dime era in un isolato di costruzioni in mattoni infestate dagli scarafaggi e dai ratti e, obbedendo agli ordini di un disgustato signor Mulch, bisognava occuparsi anche di loro: veleni puzzolenti sparsi in giro per gli scarafaggi e trappole con infide molle d'acciaio per i topi e i ratti. La cosa strana era che i ratti erano capaci di mangiarsi l'esca di formaggio e, se la trappola scattava, non si facevano neanche un po' male, accidenti a loro.
Clara non poteva che riderci su, prima pensava che lavorare in un negozio in citt fosse qualcosa di speciale. Ora ne sapeva di pi, ma era una specie di segreto da custodire, in modo che la gente di fuori non lo scoprisse mai. Che spasso! Joanie li faceva ridere tutti lamentandosi dei roditori che di notte si intrufolavano nella sua vetrinetta dei dolci-vetrinetta che teoricamente doveva essere a prova di topo-e mangiucchiavano solo qualche pezzetto di caramella, lasciando intatto il resto, e anche di quei maledetti escrementi che doveva individuare e pulire a mano. Il motto del signor Mulch era Quello che il cliente non sa non pu di certo nuocergli.
Lowry aveva chiesto a Clara se le piaceva il suo lavoro da Woolworth's, e Clara aveva risposto che non aveva mai amato un lavoro cos tanto. E Lowry sembrava contento, forse addirittura orgoglioso di lei.
Mulch mi ha detto che stai imparando in fretta. La ragazza con lo sguardo pi sveglio del negozio.

Che felicit! Lowry aveva trovato una stanza ammobiliata per Clara con un bagnetto privato e le aveva pagato i primi tre mesi d'affitto. L'aveva fatto senza dirglielo, gi-Lowry era cos. La stanza era in Mohigan Street, all'angolo con la Main, sopra a un negozio di ferramenta. Dalla finestra sul retro Clara riusciva a vedere, di traverso, quel vecchio ponte da incubo e una parte del fiume Eden. Era rimasta seduta a lungo vicino alla finestra, a guardare fuori trasognata. Immaginava di dire a Rosalie Ora vivo per conto mio. Al secondo piano.
Aveva praticamente smesso di pensare al passato. Non voleva ripensare a Carleton, a Pearl, ai suoi fratelli. Non vedeva sua sorella Sharleen da anni e non l'avrebbe mai pi rivista. Non voleva ripensare alla bambina filiforme che era stata e che si era rapidamente lasciata alle spalle crescendo.
Dagli scarti dei Five & Dime Clara aveva rimediato dei vecchi rossetti sciolti, confezioni rotte di cipria, pinzette piegate. Matite per le sopracciglia. Se le sfoltiva e le arcuava nello stile di Joan Crawford, o di Katharine Hepburn, o di Bette Davis, andava a vedere i loro film per dieci centesimi al cinema di Main Street. Clara preferiva i film in cui un uomo e una donna si conoscevano e si innamoravano; e poi l'uomo se ne andava; e la donna ne sentiva la mancanza e lo aspettava; e l'uomo ritornava. Uscendo nella brezza della sera, Clara si asciugava gli occhi.
Era cos felice! Era la sua nuova vita, e c'era un uomo che lei stava aspettando. C'era un uomo in cui riversare le sue speranze, sempre.
Per: a volte era triste. A volte si sentiva sola. E nella sua vecchia vita perduta, che credeva di disprezzare, non si era mai sentita triste e sola.
Perch adesso, all'improvviso, la vita di Clara era divisa in due parti, ed erano parti sproporzionate fra loro. Quando Lowry era a Tintern e si prendeva un po' di tempo per vederla; e quando Lowry era via.
Le aveva raccomandato di non parlare di lui a nessuno, e lei non l'aveva fatto. Era come se sapesse che se si fosse vantata di lui, o lamentata di lui, sarebbe scomparso dalla sua vita con la stessa rapidit con cui era apparso; e sarebbe rimasta sola a Tintern, sotto la sorveglianza del signor Mulch.
Lowry cominciava ad ascoltarla, pensava Clara. Perch ora era pi grande, viveva da sola e passava parecchio tempo in compagnia dei propri pensieri. Inclinava il capo come Katharine Hepburn, Guardava gli uomini dritto negli occhi come Claudette Colbert. E i capelli, aveva iniziato a spuntarli e ad arricciarli con le forcine, con una riga ben pettinata sul lato sinistro della testa, come Joan Fontaine, che aveva i capelli dello stesso biondo cenere di Clara. Lowry la portava in giro con la sua macchina, lungo il fiume; andavano raramente nei ristoranti o nei bar di Tintern, solo altrove. Si vergognava di lei, pensava. Lo capiva, e non lo biasimava.
Visto che era una delle ragazze del negozio, Clara poteva comperare le cose a un prezzo ridotto. Maglioni, camicette, gonne, certe volte addirittura vestitini. Nelle cittadine della Eden Valley dove Lowry la portava con la macchina sembrava pi grande dei suoi quindici anni, con quei vistosi abiti attillati e le scarpe col tacco alto. Lowry, in pubblico, sembrava sempre di fretta e camminava voltando leggermente il capo, come se fosse con lei ma, allo stesso tempo, non ci fosse davvero. A volte era di buon umore, scherzoso; altre volte si comportava come un lontano parente pi vecchio, un cugino o uno zio a cui lei era stata affidata per la serata. Se Clara osava prendergli la mano e accarezzargli le dita, come aveva visto fare alle donne nei film, Lowry si irrigidiva, ma non sempre si ritraeva all'istante.
A volte le sue dita si chiudevano su quelle di lui, quasi inconsciamente.
La mia piccola sta crescendo. Capita in fretta, a volte.
Clara sorrideva nella maniera che aveva affinato, senza mostrare pi denti di quanti le servisse mostrare. Il suo cuore era avvolto dalla felicit. La mia piccola.
Un sabato sera Lowry la port in macchina al lago Shaheen, che doveva trovarsi a una ventina di miglia a nord. L'Anchor Inn era sul lago e dava su un cantiere navale. Clara non era mai stata in un posto cos bello: il fatto che Lowry l sembrasse conosciuto la emozionava. La sala principale, con il soffitto fatto di travi, era affollata e romanticamente poco illuminata, e la gente ballava. Alcune delle donne erano giovani, giovani quasi quanto Clara. Voglio ballare. Oh, balliamo! implor Clara.
Ma Lowry la lasci da sola in uno dei separ, a bere Coca e a mangiare pretzel. Le aveva detto che doveva vedere degli amici, farsi aggiornare sulle ultime novit, e Clara aveva sorriso e gli aveva detto che non c'era problema; era contenta di stare seduta per conto suo in un posto cos bello, a sentire la musica. Seguiva i ballerini con gli occhi, avidamente. Imparava, anche solo osservando: come al cinema. Era come battere gli scontrini al Five & Dime, si imparava facendo. In effetti aveva anche imparato a fumare, da Lowry. Aveva bisogno di tenere le mani occupate.
Perch, quando Lowry si allontanava da lei per parlare con donne che non si era preso la briga di presentarle, Clara aveva bisogno di tenere le mani occupate.
Quella sera all'Anchor Inn, Clara aspett. Pensava Posso aspettare. Sono quindici anni che aspetto. Sono felice.

Lowry torn e lei not uno sbaffo di rossetto su un lato del viso. Doveva essersi controllato allo specchio, ma quel segno doveva essergli sfuggito. Scusami, tesoro. Un contrattempo.
In macchina, mentre tornavano a Tintern, Clara parl sommessamente di un uomo con cui aveva fatto amicizia. L'aveva portata al cinema. A dirla tutta, era il proprietario del negozio di ferramenta e a Clara pareva che fosse sposato, ma non lo disse a Lowry. Ha detto che, qualsiasi vestito voglia, in qualunque negozio di Tintern, me lo comprer lui. Se lo voglio.
Che cosa vorrebbe dire?
Non lo so. Che cosa vuol dire.
Vuoi farti mettere incinta?
Farmi mettere incinta? Clara era furibonda, si sentiva insultata. Tutto quello che facciamo, caro mio,  andare al cinema! Tutto l.
Quante volte  rimasta incinta tua madre?
Non sono affari tuoi, cazzo. Accidenti a te!
Clara stava fumando, cercando di non tossire. Una fiamma di odio puro le pulsava tutt'intorno, per l'uomo accanto lei.
Non ti importa nulla di me. Non ti  mai importato. Sono solo un vecchio cane rognoso che qualcuno ha preso a calci e che tu hai trovato sull'autostrada.
Ma davvero.
Qualcuno mi sposer. La gente dice che sono carina.
Lowry guidava con il gomito appoggiato fuori dal finestrino e non disse niente.
A quel punto non sar pi un peso per te.
Clara, non sei un peso per me.
Clara rifletteva: se solo fosse stata capace di leggere un po' meglio-se solo fosse stata capace di scrivere - se non avesse dovuto lottare con le parole, le cose sarebbero state pi semplici per lei. Certe volte un'idea le sfiorava la mente, ma non riusciva ad afferrarla. Come una farfalla che svolazzava via, fuori dalla sua portata.
Lowry disse, come farebbe un uomo che ragionando tra s e s arriva a una conclusione sorprendente: Allora eri solo una bambina. Non troppo tempo fa, ma sei cambiata. Non credo di aver mai fatto nella vita uno straccio di cosa di cui andare fiero o che mi interessasse anche solo ricordare, ma sono felice di averti potuto aiutare. E non ho approfittato di te.
La donna di prima, quella del locale disse Clara cautamente Per caso  -
Non  affar tuo. Ecco che cos'.
In Mohigan Street, Clara si aspettava che Lowry le augurasse la buonanotte, invece le domand se poteva salire, per vedere come si era sistemata. Certo! disse Clara. Ti faccio un caff.
Tu, un caff?
So fare un sacco di cose, caro mio. Ne rimarresti sorpreso.
Una volta di sopra, apr la porta con impazienza. Aveva tanto sperato che accadesse: Lowry che veniva a trovarla. Nella stanzetta ammobiliata c'erano un letto, un tavolino su cui aveva steso un panno a fiori preso in negozio, qualche sedia. Aveva sistemato nelle cornici del negozio dei paesaggi con cascate e tramonti e li aveva appesi al muro, come se fossero veri quadri. Questo  nuovo. L'ho preso in negozio, con lo sconto. Era una piccola lampada di opalino bianco, con dei nastrini di satin rosa che decoravano il paralume. Lowry sorrise e la accese.
Senza chiedere il permesso, Lowry si sedette sul bordo del letto di Clara. Non aveva ancora un copriletto, stava risparmiando per prendere qualcosa di carino. Ma il letto era rifatto con cura e sapeva bene che lui se n'era accorto, e stava prendendo nota. Una coperta di un blu profondo era meticolosamente stesa sull'unico cuscino. Sul pavimento ai piedi di Lowry c'era un tappetino ovale di un qualche materiale peloso, anche quello blu scuro. Lowry lo fiss un secondo di troppo.
Per quando sono scalza e fa freddo disse Clara.
Clara si diede da fare per preparare il caff. L'aveva imparato al Five & Dime, dove vendevano anche il caff solubile. Lowry lanci un'occhiata alle riviste che Clara si era portata a casa. Lei era in imbarazzo, tutti quegli stupidi giornali vecchi sul cinema, e una copia di True Romance che le aveva dato la sua amica Sonya. Clara, perch non torni a scuola? Che classe facevi quando hai smesso di andarci?
Clara rispose velocemente: Sono troppo grande.
Se vuoi che la tua vita sia diversa da quella dei tuoi genitori, hai bisogno di un'istruzione, almeno un po'. Ti posso aiutare.
Ho detto che sono troppo grande.
Clara si morse il labbro per trattenere le lacrime. Quella fiamma di odio per lui torn a investirla, si sentiva debole, stordita come se lui l'avesse colpita.
Stava facendo un pasticcio, con quel caff. Il suo fornelletto a due piastre, in un angolo della stanza. A fianco c'era anche un piccolo lavello smaltato con il rubinetto arrugginito. Sopra al lavandino, la foto di un beb con una cuffietta che giocava con due gattini. Clara si mise a chiacchierare nervosamente, raccontando a Lowry com'era lavorare in negozio; parl delle amiche che le piacevano tanto, e di cui si fidava-Joanie, Sonya, Caroline. Di loro aveva gi parlato a Lowry e lui non era mai sembrato molto interessato, come se la vita di Clara lontano da lui fosse qualcosa di insignificante. Quante volte, in quei mesi, si era tormentata ripensando alle parole di Lowry Quello che voglio  una voce. Una donna, una voce. La sua voce era flebile, nasale, insistente come un raffreddore. Anche Caroline  fidanzata. Ha solo diciotto anni. Il suo fidanzato lavora in quella grande fattoria su nella valle.
La fattoria Revere?
Il tono di Lowry era vigile, teso.
Revere. Penso di s. Sai chi ?
Lowry non rispose subito. Poi disse: La stessa famiglia che possiede il giacimento di gesso. Le miniere. Fece un'altra pausa, come un uomo incerto su quel che si doveva dire, pronto ad ascoltare le sue stesse parole. Erano nostri vicini. I Revere.
 l che vivi adesso? Su nella valle?
No.
La risposta di Lowry fu concisa, secca. Clara sapeva di non dover chiedere altro. Vers il caff a Lowry con attenzione, in una delle sue tazze migliori, pulite; le sembr che il caff fumante avesse un buon odore, ma per lei era un po' troppo forte, a quell'ora della sera. Lowry disse, stringendosi nelle spalle: Hanno rilevato l'attivit di mio padre. Non ha avuto altra scelta, se non vendere. Ora la chiamano Depressione, ma al tempo nessuno sapeva che cosa stava succedendo. Era come se la terra si fosse spalancata per ingoiare certe persone ma non altre, i loro vicini. Anche se so che era pi complicata di cos, so che la colpa era di certe persone. Bastardi!
Clara annuiva, vaga. La Depressione: Carleton ne parlava di tanto in tanto, con risentimento. La Depressione abbassava i prezzi per i coltivatori, e cos chi raccoglieva veniva pagato poco. La Depressione aveva fatto chiudere fabbriche, attivit, e quindi c'erano troppi braccianti per i lavori disponibili, e i contratti andavano alla manodopera meno cara. La Depressione faceva venire in mente a Clara un cielo pieno di brutte nuvole tonanti, livide.
I miei volevano possedere cose, un sacco di terra. Pi di quella che potevano coltivare. Cos hanno perso tutto. Io non sono come loro, a me non frega un cazzo di avere delle cose. Solo la mia macchina. Lowry parlava con aria confusa. Sorseggiava il caff di Clara senza badare apparentemente a com'era venuto.
Io voglio un sacco di cose! esclam Clara. Amo le cose che ho qui, i miei tappeti e i miei quadri. Il letto non  mio, ma le lenzuola e il resto s. Le mie lenzuola. Ho il mio spazzolino da denti. Mi comprer un copriletto al negozio,  come dorato, con dei fiori ricamati. E poi, un pesce rosso.
Lowry rise. Perch diavolo vorresti un pesce rosso?
Clara si risent un po'. Mi piacciono. In negozio,  bello guardarli... mi dispiace per loro, vedi, vivono in quella vecchia vasca del cavolo.
Pesci rossi. Lowry scosse la testa, sorridendo. Quanto costano, trenta centesimi?
Clara sent la faccia che diventava incandescente, ma era una sensazione piacevole. Adorava quando la stuzzicavano. Nessuno a parte Lowry la punzecchiava pi, ormai da tanto tempo.
Insomma disse Clara mordendosi il labbro per evitare di sorridere con durezza, con rabbia quella donna con cui eri stasera -
Cristo! Sei proprio gelosa, eh?
No! Perch sei qua con me, e non con lei. Quindi che se ne vada all'inferno.
La vedr ancora. Ci sentiamo.
Ma ora sei qua con me.
Clara parlava con l'ostinazione di una bambina. Voleva tirare in faccia a Lowry la sua tazza di caff.
Era troppo agitata per sedersi. Se non poteva sedersi vicino a Lowry sul suo letto, cosa che lui non avrebbe gradito, non sarebbe riuscita a sedersi da nessun'altra parte per un bel po'. Si sentiva come un gatto, intrappolata in quel minuscolo spazio, un gatto in calore, Nancy diceva che le povere bestie soffrono davvero, strillano e gemono se le tieni rinchiuse in quel periodo. Clara si appoggi al lavandino, vedeva Lowry alle sue spalle, riflesso nello specchietto ovale che aveva appeso al muro, si portava la tazza di caff alle labbra e beveva, frastornato, senza nemmeno guardarla.
Dove sei andato con lei? In macchina?
Chi vorrebbe saperlo?
Te la sei scopata, vero?  questo che hai fatto?
Lowry si strinse nelle spalle. Ora la guardava, ma non la stava prendendo sul serio.
Come se niente importasse. Scopare.
Niente conta un granch.
Lo fa anche con altri uomini?
Come faccio a saperlo?  possibile.
E le piace? Alle donne piace?
Certo, perch mai lo farebbero, altrimenti?
Clara si volt per fronteggiarlo, con un ghigno. Si dava leggeri pugni sulle cosce, rendendosene a malapena conto.
Perch gli uomini vogliono che lo facciano, credo. Quindi lo fanno. Perch amano gli uomini e vogliono che gli uomini amino loro. Credo.
Lowry si strinse nelle spalle. Aveva un'espressione noncurante, indifferente. Aveva negli occhi un'ombra di nervosismo e la fissava come se la trovasse infantile, qualcuno da assecondare.
La mamma mi diceva che mi avrebbe fatto molto male disse Clara seriamente. Ma lo faceva solo per spaventarmi, penso. Ora sono pi grande, sono diversa. E comunque non mi importerebbe se -
Clara, piantala. Te l'ho detto.
- se amassi quella persona. L'uomo.
Non sai di che diavolo parli, in realt. Sei solo una ragazzina, quanti anni hai-quindici?
Clara si mise a cercare un pettine, e cominci a ravviarsi i capelli.
Era come la scena di un film: Bette Davis che si spazzola i capelli con gesti rapidi e rabbiosi. Gli occhi saettanti come quelli di un gatto.
Io non ti piaccio. Ti faccio pena, cazzo. Ho un vestito nuovo, non te ne sei neanche accorto.
Certo che s.  un vestito molto grazioso.
Non lo !  uno stupido vestito da quattro soldi.  quello che posso permettermi. E se arriva un tizio che vuole comperarmi un vestito, tu mi dici di no. Fottiti.
Lowry scoppi a ridere. Ora la guardava, pi vigile.
E adesso questo maledetto vestito  tutto spiegazzato e bagnato, ho sudato. Clara stratton il colletto come se volesse strapparlo. Come se volesse strapparsi di dosso l'intero vestito. Me lo tolgo. Non lo sopporto. Dopo aver armeggiato con i bottoni, Clara si lev il vestito, facendoselo passare sopra la testa, e lo lasci cadere su una seggiola. Rimase nella sottoveste di un delicato color ambra, di un tessuto liscio come la seta, o quasi, l'aveva comperata in negozio a met prezzo. Clara ansimava, gli occhi pieni di lacrime. Si accorse di come Lowry la stava guardando, e ora non sorrideva pi. Un giorno magari vorrai amarmi, e io ti dir di andare al diavolo. Ti dir: Non hai l'et giusta. Sei troppo vecchio. Sar sposata, ormai, e superer la tua macchina guidando la mia, di macchina, e ti suoner il clacson per farti levare di mezzo.
Fallo, tesoro. Me lo merito.
Lo far! Cazzo se lo far!
Lowry disse, con un tono pi dolce. Ehi. Non volevo prenderti in giro per il pesce rosso. Se ti senti sola, prendi un pesce. Te ne comprer quanti ne vuoi.
Clara rispose, pulendosi il naso Devi comperare anche la boccia. E delle alghe da metterci dentro, e il mangime per i pesci.
Da Woolworth?
Certo! Ce ne sono di molto belli. Non solo rossi, ma anche neri e rosa e bianchi, a righe, tipo. Di diverse grandezze.
Clara si azzard a toccare la gamba di Lowry con il piede scalzo; si era sfilata le scarpe con un calcio, le facevano male i piedi. Sorrise in quella maniera maliziosa e lenta che aveva perfezionato davanti allo specchio. Mi sono lavata i capelli con questa roba speciale, solo per questa sera. Per te. So che sono carina, ogni tanto, quando non parlo male o troppo ad alta voce. Lo vedo dalla faccia della gente. Lowry si allung verso il piede nudo di Clara, come se volesse afferrarlo, ma lei fu pi rapida. Si mise a sedere sul letto accanto a lui, inarc la schiena, tremante e appassionata si sporse verso di lui per baciarlo. Era un bacio da film, enfatizzato: lento e dolce e intenso. Visto che sapeva che lui non avrebbe ricambiato il bacio, il gesto doveva essere soltanto suo. Gli fece scivolare le braccia attorno al collo come non aveva mai fatto prima, facendogli sentire la pressione del seno sul braccio. Premette la sua guancia su quella di lui. Il tepore della pelle di Lowry, l'odore dei suoi capelli, l'alito che sapeva di caff. Verrai a trovarmi la prossima settimana, Lowry? Per favore?
Forse.
Mi sentir cos sola, se non verrai.
Clara sent le sue mani sulla schiena, esitanti, sulla pelle nuda. Il pollice che giocherellava con l'elastico della sua sottoveste. Sotto a quel tessuto setoso indossava solo le mutandine. Percepiva la propria pelle come una pesca calda e matura ed era terrorizzata dalla possibilit che lui, l'uomo, la trovasse disgustosa, e provasse lo stesso per lei.
Se vengo la prossima settimana romperai ancora le scatole?
No. Clara rispose con un tono sonnolento.
Se andiamo da qualche parte e ti lascio sola per qualche minuto-romperai le scatole?
No, Lowry.
Ti ricorderai che sono tuo amico?
S, Lowry.
E di nessun altro?-non lascerai che nessun altro bastardo ti tocchi?
S, Lowry.
Forse allora ci vedremo la prossima settimana. Forse.
Dopo che se ne fu andato Clara ripercorse la conversazione, fissando il proprio riflesso allo specchio. Da vicino, il suo viso aveva un aspetto febbrile, ferito. Era esausta, come se avesse litigato con Lowry per ore. Il corpo le doleva, nei capezzoli, tra le gambe, un male pulsante che l'avrebbe accompagnata anche nel sonno, lo sapeva. Chiuse gli occhi per ricordare il bacio con Lowry. L'aveva fatto: l'aveva baciato, in bocca. Non si poteva pi cancellare. Nessuno dei due l'avrebbe potuto scordare. Si ricord il modo in cui si era staccato da lei, quando Clara gli si era appoggiata contro, sul letto; le sue dita, attente a non farle del male, ma decise, nella stessa maniera in cui si afferra una bambina testarda, per piegarla alla tua volont. E, sulla porta, quando Clara si era alzata in punta di piedi per baciarlo di nuovo, Lowry si era messo a ridere, arrossendo, e l'aveva baciata sulla fronte.
Lo amava, maledizione, sarebbe morta per lui. Accidenti a lui che non voleva saperne. Ma si era accorta di quanto gli era diventato duro, attraverso i pantaloni. Lowry non poteva cancellare nemmeno quello.
Ma un giorno gliela far pagare disse Clara ad alta voce.

3.

Un matrimonio! Clara tremava per l'emozione.
Era a casa della sua amica Sonya. Una vecchia fattoria sghangerata alla periferia di Tintern. A Clara piaceva sempre andare a trovare le sue amiche a casa loro, in modo che pensassero che per Clara Walpole era naturale avere amiche che vivevano in una casa di loro propriet; per Clara Walpole era naturale avere delle amiche, ragazze all'incirca della sua et che sembrava la trovassero simpatica. Sonya, una ragazzona, era in piedi a pettinarsi i capelli davanti a uno stretto specchio verticale, e Clara riusciva a vedersi nello specchio, dietro la testa e le spalle di Sonya. Aveva finalmente parlato di Lowry a Sonya. In quei mesi, Clara non era riuscita a resistere.
E se viene mentre io non ci sono e non mi aspetta? E se non torno in tempo?
Vada al diavolo. Hai di meglio da fare che stare l ad aspettare lui.
Sonya era una ragazza con le spalle larghe, i fianchi larghi, una chioma ispida e scura e la pelle liscia, grassa e olivastra; le spalle e le braccia poderose trasudavano forza, sicurezza. Si stava spazzolando i capelli con impazienza. Quando si spost, i lucenti capelli biondi di Clara balenarono nello specchio. Con le sue scarpe buone col tacco, Clara era quasi alta come Sonya, fissava il suo riflesso e respirava piano con le labbra socchiuse. Stavano andando al matrimonio della loro amica Caroline, ed erano entrambe vestite a festa. L'aria odorava di qualcosa di pungente e dolciastro, simile al lill-era il loro profumo, di Sonya, e l'avevano condiviso-e i loro abiti sgargianti conferivano alla stanza mansardata un aspetto di disordine festoso e frenetico.
Vale per qualsiasi ragazzo, se stai l ad aspettarlo finir per darti per scontata.
Sonya parlava con quell'aria empatica ma vaga di una donna che si sta guardando allo specchio. Era una bella ragazza, nonostante la grana grossolana della pelle e le sopracciglia marcate; ci sapeva fare con gli uomini, Sonya Leznick non si poteva non ammirare. Clara osservava la sua amica nervosamente, non voleva che la giudicasse. Per sapeva che Sonya aveva ragione, era ovvio, Sonya aveva ragione. Lowry le aveva detto che probabilmente sarebbe passato in giornata, ma non le aveva fatto una vera promessa, o no?-non proprio. Senti, piccola. Se riesco. Si era svegliata nella convinzione che s, Lowry sarebbe venuto a trovarla quella sera. Dopo il matrimonio di Caroline. Allo specchio, nonostante il vetro da quattro soldi restituisse un'immagine distorta, l'espressione del viso di Clara le faceva ribollire il sangue.
Era bellissima, maledizione, e lo sapeva. Con il trucco in faccia e i capelli arricciati e pettinati. Almeno finch non si agitava e cominciava a balbettare come un'idiota.
Ho lasciato un biglietto sulla porta, nel caso arrivi prima. Gli ho detto dove pu trovarmi...
Sonya si avvicin allo specchio e gir la testa da una parte e dall'altra, critica. Aveva solo diciotto anni ma la piega imbronciata e insoddisfatta delle sopracciglia e della bocca la facevano sembrare forse di un decennio pi vecchia. Il sorriso di Sonya era come un pugno nelle costole, una sorpresa incontenibile, ecco perch veniva voglia di far sorridere Sonya. Specialmente agli uomini.
Caroline  proprio fortunata, vero?
S Clara rispose trasognata. Stavano parlando della cerimonia, non del matrimonio che ne sarebbe seguito. Nessuna delle due avrebbe mai voluto sposare il fidanzato di Caroline, Dave Stickney. Ma forse devono farlo. Devono sposarsi. Clara si chiese se Lowry l'avrebbe sposata, nel caso l'avesse messa incinta.
Erano passati pi di due anni, ormai. Da quando l'aveva visto per la prima volta in quel bar di Ocala, Florida. Le permetteva di baciarlo, di tanto in tanto, e di far correre le sue mani su di lui. Era come un gioco, ma lui stesso non stava esattamente giocando.
Stai bene, Sonya. Con i capelli cos.
Merda. Non sono come li volevo.
No, ti stanno bene. Aspetta - Clara si fece dare il pettine dalla sua amica e diede alla chioma folta di Sonya, molto simile a una criniera, qualche studiato colpo di spazzola. A volte le sarebbe piaciuto nascondere il viso nei capelli di Sonya, o magari anche solo avvicinarli un po' alla faccia, per annusarli. Che cosa le ricordavano? Chi?-Nancy, forse. Il modo in cui Nancy le aveva messo un braccio intorno alle spalle quella volta, mentre correvano insieme nel fango.
E fai cos, Sonya, vedi? Cos la frangia non ti rimane piatta.
Sonya, con un sorrisetto, osserv il proprio riflesso incrociando gli occhi. Ma le piaceva farsi sistemare da Clara. Una sensazione legava le ragazze, quella di potersi fidare l'una dell'altra. Un uomo, un ragazzo-di loro non c'era da fidarsi. Sonya diceva sempre che non poteva fidarsi nemmeno di quelle stronze delle sue sorelle.
Un clacson suon, di fronte a casa. Le ragazze scesero le scale della mansarda, erano cos ripide che furono costrette a procedere di traverso, sui tacchi alti. Clara era ben consapevole della liscia setosit delle sue gambe e di come il vestito, di un blu elettrico brillante, le fasciasse il corpo. Temeva che Lowry avrebbe riso di quel vestito, che aveva una specie di trama a ragnatela sopra il corpetto e una spilletta di strass grande quanto un dollaro d'argento. Era sicura che avrebbe riso dei suoi guanti bianchi.
Guanti bianchi! Anche a Clara veniva da ridere. Era frastornata da tutta quella felicit. Infatuata di tutto quello che la riguardava e di quella giornata, un matrimonio in un mite sabato di maggio. Sonya accompagn Clara alla porta principale, una porta che la famiglia Leznick usava raramente e solo per i visitatori, rari anche quelli. Ehi, come sto? domand Sonya roteando gli occhi. Davvero.
Clara le disse che era bella. Davvero.

Bello, com' stato bello! Che bella la sposa!
Era come se la testa di Clara fosse rimasta intrappolata in una campana. Suonava, suonava le stesse parole bello bello, che sentiva pronunciare dalla propria voce. Dopo la cerimonia, nella chiesetta grigia con il tetto di legno spiovente, e dopo che la sposa e lo sposo se ne furono andati a bordo della loro macchina piena di festoni di carta crespa.
Clara decise: no, non posso. Non posso rimanere per il ricevimento.
In chiesa si dovette strofinare gli occhi con il palmo della mano. Cristo, perch piangeva! Non era lei a sposarsi, ma Caroline, che si diceva fosse incinta di quattro mesi. Non era lei ma un'altra.
Visi sfocati. Clara, ciao!-Clara, vero? Ciao, tesoro.-Clara? Dove stai andando?
Conosceva quelle persone, per la maggior parte donne, grazie al negozio. Erano clienti, avevano riconosciuto il suo viso e il biondo pallido dei suoi capelli. Avevano riconosciuto la sua solutidine. Quella ragazza, quella del Five & Dime. Non ha proprio nessuno? Persino mentre il celebrante parlava con la sua voce calda e avvolgente di Dio, Ges Cristo, amore, e persino mentre l'organista pigiava i tasti dello strumento, Clara sentiva soltanto Feccia bianca. Quella l  soltanto feccia bianca. Erano gentili con lei, ma come si pu essere gentili con un cane a tre zampe.
Oh, li odiava. Odiava addirittura Sonya a volte. Perch erano gentili con lei, provavano pena per lei. Tra quelle panche, dove le famiglie si affollavano. In quel posto dove balzava subito all'occhio chi era solo e chi non lo era. Li odiava davvero. Odiava i loro sguardi puntati su di lei. Come Lowry. Figli di puttana, non aveva bisogno di loro, di nessuno di loro. Aveva bisogno soltanto di Lowry.
Sonya esclam, sorpresa, amareggiata: Clara! Non puoi andartene di gi. Ehi -
Posso andare a piedi. Non mi serve un passaggio.
Ma, Clara -
Oh, ma perch non potevano lasciarla andare! Non era bastato che Caroline lanciasse il bouquet in direzione di Clara, e che un'altra ragazza l'avesse intercettato, veloce come un airone dal lungo becco che cattura un pesce nell'acqua bassa. Non era bastato che Caroline avesse abbracciato Clara cos forte che per poco i volti delle due ragazze non si erano scontrati. La prossima sarai tu, Clara. Me lo sento.
Il ricevimento si sarebbe tenuto a casa del reverendo, l a fianco. La moglie del reverendo, mascolina e prepotente, stava ritta sulla veranda e faceva segno alle persone di entrare. Tu, dove credi di andare? Tu, con il vestito blu! grid.
Pochi minuti dopo, Clara era libera. Si affrett lungo la strada, camminando nel mezzo per non sporcarsi le scarpe. Erano gi leggermente schizzate di fango. Attorno a lei, la luce del sole splendeva con quella particolare intensit umida tipica della primavera, e se solo avesse alzato gli occhi dalla strada avrebbe visto il crinale delle montagne a nord che baluginava e splendeva nella luce-il confine di un altro mondo, selvaggio e spopolato. Il fiume Eden aveva scavato per loro quella lunga valle profonda ai piedi delle colline, e a sud e a est le colline si estendevano per miglia, senza fine. Clara aveva sempre avuto la strana idea che, in questa parte del paese, l'ampiezza stessa della terra non permettesse alle persone di restare piccole e di nascondersi, ma che in qualche modo le ingigantisse. L l'occhio era spontaneamente attratto dall'orizzonte, dalla distanza pi remota, correva fino al limite incerto dove il cielo nebbioso e le montagne indistinte galoppavano insieme come la fusione tra terra e cielo in una delle piccole stampe da quattro soldi di Clara.
Alle sue spalle sent un'automobile che si avvicinava. Immagin di doversi fare da parte per farla passare. Quindi fece un gesto con la mano e si spost sul ciglio della strada, camminando con cautela, spalancando la braccia per aiutarsi a mantenere l'equilibrio. L sul ciglio la strada era pi fangosa. Nella macchina c'era un uomo con i capelli neri, parzialmente striati di grigio. Aveva uno sguardo severo e critico che fece venire voglia a Clara di nascondersi per la vergogna.
Ti serve un passaggio? disse lui.
Clara sorrise fiaccamente. Non mi dispiace camminare, sono abituata rispose lei.
La macchina rallent fino a fermarsi. Non cap se lo facesse perch temeva di schizzarle addosso del fango o se si stesse fermando davvero. Vide che aveva una testa larga e massiccia e che i suoi occhi erano incorniciati da rughe minuscole che conferivano al suo viso una profondit che non aveva mai osservato in nessun altro. Poi la macchina cattur il suo sguardo: era nuova, grande. Doveva essere costosa. La osserv strizzando gli occhi e si domand chi fosse quell'uomo.
Nemmeno io potevo restare per il ricevimento disse lui. Ti accompagno in citt.
Lei non rispose subito. La sua voce era una voce comune, ma dietro si nascondeva qualcosa di pressante, incalzante. Sali le disse. Clara sent la luce calda del sole sul viso e l'immagine di se stessa che aveva tenuto in serbo per Lowry si liber: si sentiva forte, la forza scorreva nel suo corpo. Sorrise all'uomo e disse: Va bene.
Quando gir attorno alla macchina, sul davanti, allung una mano guantata di bianco e sfior il cofano, in un gesto quasi magico. Apr la portiera da sola e sal in macchina. L'uomo indossava un completo grigio scuro e una cravatta a minuscole striscioline argentate. Clara pens immediatamente che non poteva avergliela scelta una donna. Se l'era scelta da solo.
 amico di Davey? disse lei timidamente.
S.
Part. Clara si guard attorno e si accorse che dai finestrini di quella macchina il paesaggio appariva leggermente diverso: la fabbrica di sidro e i campi aperti e le case lontane dalla strada sembravano pi definiti, pi nitidi. Clara pens che la luce del sole rivelava tutto, crudelmente-l'aspetto di quella scialba cittadina era stato migliore in inverno, nascosto dai rimasugli rigati di sporcizia della neve che si scioglie.
Pu lasciarmi dove vuole disse Clara. Vide che la macchina di Lowry non era parcheggiata davanti a casa. Ma non riusciva a controllare la sua eccitazione. Nel futuro c'era tutto-tutto. Lowry sulla porta della sua stanza, Lowry tra le sue braccia, la sua faccia, la sua voce, la sua volont calma e testarda che era un muro contro cui continuava a scagliarsi-Grazie mille disse lei, educata come una bambina. Stava per scendere, ma l'eccitazione la spinse a parlare. Si mise a chiacchierare come chiacchierava con gli altri uomini:  stato gentile a fermarsi, cos le mie scarpe non si sono infangate tutte...  stata una bella giornata, vero? Sono contenta che Caroline e Davey si siano sposati e siano felici e tutto il resto... Grazie mille per il passaggio.
Vivi qui in citt? Dove?
Gli lanci un'occhiata, senza smettere di sorridere. L sopra disse lei, indicando. Le fece in qualche modo piacere che l'uomo si sporgesse leggermente per guardare.
Ci abiti con tutta la tua famiglia?
Clara esit. Vivo da sola disse lei abbassando lo sguardo. Poi disse, timidamente: Lavoro al Five & Dime, laggi, e oggi mi sono presa l'intera giornata libera, come Sonya, per il matrimonio. E oggi verr a trovarmi una persona, un mio amico...  tutto cos bello,  una giornata bellissima. C' un buon profumo quando esce il sole...
Scoppi a ridere, imbarazzata dalla sua stessa gioia.
Quando arriv di sopra, di corsa, vide sulla sua porta il bigliettino che aveva lasciato: Caro Lowry, sono a un matrimonio e torner presto per favore aspettami con amore Clara. Sonya l'aveva aiutata a scriverlo. Sperava che Lowry arrivando l'avrebbe trovato e che sarebbe stato contento di credere che l'avesse scritto da sola, che avesse imparato cos tanto grazie ai suoi insegnamenti.
Rimase in attesa nella sua stanza.
Le ore passarono, pass anche il pomeriggio. Pens alle sue amiche, al ricevimento. Ma aveva delle cose da fare: cucire, rammendare. Ora sul suo letto c'erano due bambole di pezza, fatte con dei vecchi scampoli. Clara non si tolse il vestito e le scarpe, rimase cos com'era, cerimoniosa e scomoda, ad aspettarlo. Canticchiava tra s, interrompendosi di tanto in tanto quando il suo cuore inciampava violentemente a causa di qualche rumore sconosciuto che non trovava mai una spiegazione e che non portava mai a nessun genere di conseguenza. Ora sul letto c'era un copriletto rosa. Sul tavolino da toilette c'erano flaconi e tubetti e oggetti luccicanti e splendenti di cui andava fiera. Il fidanzato di Sonya aveva accompagnato lei e Sonya in una citt pi grande a una ventina di miglia da l ed erano andate in un negozio che vendeva vestiti solo per donne e bambini-nient'altro-e Clara aveva comperato un maglione; lo conservava ben piegato in uno dei cassetti del mobile e teneva quel cassetto aperto per poterlo guardare.
Ora il tavolino era coperto da un panno smerlato. Sopra, in attesa, erano appoggiati i guanti bianchi e la borsetta blu pallido di Clara. Restarono appoggiati l, vigili e pieni d'aspettativa, persino quando la stessa Clara si era ormai arresa.

4.

Era come se Clara stesse vivendo in due mondi e in due epoche: una racchiusa nei confini della sua stanza e del suo lavoro e del negozio e dei confini ormai familiari di Tintern, e l'altra dispersa per tutto il paese senza una precisa direzione, trascinata avanti e indietro insieme a Lowry in un inseguimento invisibile e insaziabile. Lei non lo capiva, ma nella durezza della sua vita percepiva qualcosa di familiare. Era la durezza di suo padre, messa a fuoco pi nitidamente.
Ma che cosa diavolo te ne frega di lui? protestavano Sonya e Ginny. Le sue amiche si lanciavano in lunghe e monotone tirate contro di lui, esasperate dall'appiccicosa infatuazione che Clara non provava nemmeno a nascondere. A casa di Ginny, mentre giocava con il bambino, Clara era investita all'improvviso da una visione catastrofica-il bambino era suo e Lowry era il padre, un padre che per non rimaneva mai molto nello stesso posto e non avrebbe conosciuto suo figlio-che non aveva nulla a che vedere con un padre. L'apprensione la gelava, come se si stesse spingendo troppo lontano su una superficie precaria. Non era tanto la paura di perdere il controllo di s stessa o della sua cognizione delle cose; come in tutte le persone che conosceva, in lei non c'era traccia di speculazione su che cosa fosse o non fosse reale. Quello che la spaventava era solo la convinzione secondaria e sottintesa che i suoi desideri la stessero grossolanamente tradendo. Detestava questa sua tendenza alla negativit che intaccava la semplicit della sua esistenza. Mia madre ha lavorato per tutta la vita e ha fatto dei figli diceva alla gente. Mi andr benissimo fare un po' meglio di cos. Ma non ci credeva davvero nemmeno lei.
Amava i bambini di Ginny e il suo amore per loro si estendeva alla stessa Ginny e a suo marito Bob, un uomo di ventidue anni temporaneamente disoccupato. Aveva lavorato come benzinaio in una stazione di servizio, ma la stazione di servizio era bruciata. Ginny era una di quelle donne che si esprimevano attraverso esplosioni di generosit, che si trattasse di cibo o affetto o rabbia; aveva una faccia tonda dal colorito acceso che ricordava a Clara le ragazze di campagna che aveva visto camminare per le stradine secondarie per tutta la vita. Suo marito era magro e quando camminava o afferrava qualcosa sembrava muoversi a scatti. Il suo silenzio e la passivit con cui badava ai propri figli non lasciavano trapelare la sua impazienza. Comprer una macchina da un tizio si vantava con Clara, prendendola per la collottola per dare ancora pi enfasi alle sue parole. Quando la baci lei si fece prendere dal panico, pensando che Lowry l'avrebbe scoperto. Lo spinse via. Che cosa diavolo credi di fare? aveva detto lei facendo una smorfia, come se avesse assaporato qualcosa di schifoso. Piaceva a tutti quanti perch non riusciva mai a prendere nulla sul serio-il marito di Ginny e gli altri uomini, sposati o scapoli, che le ronzavano attorno-come se, votandosi a un'infatuazione senza speranze, fosse per questo pi gentile e pi clemente con loro.
Meno vedeva Lowry, pi pensava a lui. Quando c'era, la sua faccia e la sua voce erano meno reali di quelle della sua immaginazione. Si sentiva come se lo avesse amato e sposato e avesse portato su di s il peso di una vita intera, mentre Lowry continuava a essere giovane e indifferente. Ho gi un fidanzato spiegava agli uomni che non le credevano, ma non aveva pensato di estendere quella sbrigativa forma di difesa all'uomo che l'aveva riaccompagnata in citt dopo il matrimonio-e che si fece vedere di nuovo dopo qualche giorno, al Five & Dime. Non le sarebbe mai venuto in mente di ritrarsi da lui, perch aveva capito che quell'uomo era diverso da tutte le persone che conosceva. Non voleva la stessa cosa da lei.
Da quanto tempo vivi da sola qui? le disse. Lei gli rispose, giocherellando sul bancone con un paio di forbici splendenti. Di fronte a quel genere di uomini-quelli che possiedono delle cose-diventava timida e un po' testarda; sentiva che quello che le dava potere sugli uomini pi semplici non avrebbe avuto alcun effetto su di lui. Vivi veramente da sola?
Sono maggiorenne disse Clara. Si spost i capelli dagli occhi e incroci lo sguardo sicuro, grigio e impenetrabile dell'uomo. So badare a me stessa.
Vai in chiesa?
Alz una spalla con aria indifferente, ma si ferm a met strada-era meglio non parlare male della religione, avrebbe potuto danneggiarla, prima o poi. Ecco, i miei non ci andavano mai in chiesa.
Che peccato. Teneva le mani appoggiate sul bordo del banco, perfettamente immobili. Clara osservava sempre le mani: le sue erano sempre impegnate a fare qualcosa, Lowry tamburellava sempre con le dita, impaziente, Sonya giocava sempre con i capelli. Alla tua et c' bisogno di una guida. Per la tua vita serve una base religiosa.
Sissignore fece Clara.
Due minuscole rughe le spuntarono in mezzo alle sopracciglia. Disse, sentendosi un pochino in imbarazzo: Ma so badare a me stessa. La frase le usc con un tono pi aggressivo di quello che avrebbe voluto usare, quindi ammorbid l'effetto delle sue parole scrollando via i capelli folti da una spalla e lasciandoseli ricadere sulla schiena, liberi. Da dove vengo io continu dolcemente impari a badare a te stesso gi da piccolo.
Lui si sporse in avanti, come se non riuscisse a sentirla bene. Da dove vieni?
Si morse il labbro. Per poco non sorrise. Oh, da dovunque. Da tutte le parti. Non stava flirtando, anche se lo stile era proprio quello del flirt; lo squadr con aria seria per farglielo capire. Non avevamo una casa vera e propria, viaggiavamo per i lavori stagionali.
Il suo silenzio le fece capire che sapeva di cosa stesse parlando. Al che disse, in tono aspro e paterno: La gente avrebbe dovuto fare di pi per te. La societ ti ha abbandonata.
La societ -
Probabilmente ci sono centinaia di ragazze come te - Arross leggermente. Sei andata a scuola?
Oh,  venuta una tizia a chiedere di me, era del consiglio scolastico di qui o qualcosa di simile, non lo so. Mi ha chiesto se quest'anno sono andata dal dottore o dal dentista, roba cos. Qualcuno ha detto che potrebbero portarmi via da qui e mettermi in una residenza o in un riformatorio o chiss cosa-ma non possono perch sono maggiorenne. Non lo possono fare, no?
Non lo so.
La risposta la deluse un pochino. Be', senta, non voglio stare in una casa con altre ragazze, io voglio tutto quello che ho adesso, cos com', e voglio essere libera e la carit pu andarsene al diavolo. I miei non hanno mai accettato la carit, niente. Mio padre -
Non conosco nessuno del consiglio di contea disse lui rapidamente.
S, va bene, non c' problema. Dicevo per dire. Clara abbass lo sguardo. L'uomo fece un respiro profondo. Clara era consapevole delle altre persone nel negozio, li guardavano o stavano molto attente a non guardarli, il che, per, non li forzava ad alcun genere di unit. Rimanevano isolati, a disagio e un po' risentiti, come se ciascuno di loro avesse in qualche modo deluso l'altro.
Clara disse: Vuole comperare qualcosa?.
Mia moglie aveva bisogno di un po' di filo le disse lui, con lo sguardo che gi correva lungo le file di rocchetti. Filo dorato -
Clara si mise a cercare tra i rocchetti di filo giallo. Era morbido, soffice, compresso fino a raggiungere un'incredibile e liscia consistenza setosa; meraviglioso da toccare. Che ne dice di questo? disse dubbiosa. Lui annu, e lei vide quel giallo scuro tramutarsi in oro. Desidera altro, signore?
S.
Non diede segno di volersene andare, ma rimase appoggiato al bancone, carezzandosi la parte inferiore del viso con le mani. Vide che portava la fede. Che razza d'uomo porterebbe mai un anello? pens all'istante. Le sue mani erano come quelle di ogni altro uomo-a parte l'anello e l'orlo della camicia bianca, sui polsi, e le maniche scure della giacca del completo. Era in giacca e cravatta a Tintern, di mercoled. Clara era sicura di averlo gi visto da qualche parte prima di arrivare a Tintern, o forse aveva visto una sua foto: perch ne era convinta? Suscitava nel suo sangue una vaga risposta tremolante, inarticolata. Non ce l'aveva con lui per il suo aspetto, ma per il modo in cui riusciva a rendere povero e inadeguato tutto quello che lo circondava. Lowry, vicino a quest'uomo, non sarebbe mai riuscito a tenere la schiena abbastanza dritta; a Clara sarebbe venuta voglia di colpirlo per farlo stare dritto. Le spalle e la schiena di quell'uomo erano solide e squadrate, e nulla l'avrebbe persuaso ad avere un altro aspetto. Non aveva idea di quanti anni avesse.
Mi chiamo Curt Revere disse lui.
Mi chiamo Clara.
Clara come?
Stofin il palmo della mano sudata sulle matasse di filo, girandole lentamente. Oh, soltanto Clara disse lei. Uno dei rocchetti usc dal suo alloggiamento e ruzzol gi dal bordo del banco. Sarebbe caduto per terra, ma l'uomo lo acchiapp al volo.
Sei scappata di casa? domand.
Non c'era nessuna casa, come avrei fatto a scappare disse Clara tristemente.
Lui aspett che continuasse. Lei guard la matassa di filo che teneva in mano. Non sono affari suoi, accidenti! disse lei all'improvviso. Era come se il suo viso si fosse crepato. Cominci a piangere. Lui risistem il filo al suo posto, prendendosi un po' di tempo. Clara singhiozzava risentita, senza prendersi la briga di voltarsi o di nascondere il volto. Era abituata a piangere. Deve smetterla di chiedermi queste cose disse lei con voce da bambina, e quando lo guard di nuovo il ricordo del luogo in cui aveva gi sentito quel nome le attravers la memoria: ne aveva parlato Lowry e ne aveva parlato anche l'altro uomo. Il marito di Caroline lavorava per lui. Cerc di rimetterlo a fuoco, con gli angoli degli occhi che le bruciavano. C'era qualcosa di sbagliato, qualcosa di terribile in lui, lei era sull'orlo di un precipizio, tutta la sua vita poteva essere rovinata: lui aveva soldi, potere, un nome. Anche l'aria che lo circondava sembrava vibrare. Aveva un nome che le persone conoscevano.
Be' disse lui con gentilezza se non hai un cognome non hai un cognome. Magari l'hai perso da qualche parte.
Prov a sorridere, ma non era troppo bravo. Dopo un istante si mosse, a disagio, un po' bruscamente. L'essere riuscita a ricordarsi chi fosse paralizz Clara, come se lui fosse un nemico da cui si era nascosta per tutta la vita. Prov a farsi venire in mente dove l'aveva visto prima, o che cosa aveva visto in lui che le aveva fatto ricordare...
Potrei consigliare alla gente del consiglio della contea di smetterla di importunarti disse lui. Clara, a quelle parole, giunse le mani in un mite gesto di preghiera. Sei ovviamente capace di badare a te stessa, indipendentemente dalla tua et -
Ho pi di sedici anni.
S. Fece una pausa. Clara, tesa, aspett che continuasse. In macchina, l'altro giorno, hai detto qualcosa sul fatto che-sul fatto che-Hai detto che sei felice. Sembri felice. Sei ovviamente in grado di badare a te stessa -
Sono felice disse Clara rigidamente. So badare a me stessa.
Hai detto che il bel tempo ti piaceva... eri felice. Sorrise leggermente. Era il genere di sorriso che si riserva ai cani e ai bambini; non richiedeva alcun genere di replica. Si accorse del filo che stringeva tra le dita e disse Quanto costa?.
Cinque centesimi.
Tir fuori una monetina e gliela porse. Vuole un sacchetto o qualcos'altro? domand Clara. Lui disse di no e se lo mise in tasca. Appena lo infil l dentro qualcosa tocc Clara, una specie di consapevolezza. Si sent diversa, all'improvviso. Sua moglie deve cucire qualcosa di dorato disse lei, in uno di quei misteriosi slanci di temerariet che le sarebbero capitati molte altre volte nel corso della vita. Sorrise. Mi hanno detto che vive in una grande fattoria disse lei. Era diventata ciarliera, ora che lui stava per andarsene. Mi hanno detto che  molto bella-un sacco di colline, alberi e cavalli-Nessuno qua attorno ha una grande fattoria, e se ce l'hanno la terra  povera; lei  diverso. Non so perch disse, spostandosi lungo il banco in direzione della porta, incalzandolo a fare lo stesso con un movimento giocoso e preciso della mano sul piano di lavoro. Non ne so un granch perch i miei non hanno mai avuto una fattoria o un posto in cui stare, e comunque quelli che ce l'avevano l'hanno perso-le banche se li sono presi o chiss cosa. Non ci capisco niente. Ma lei il suo non l'ha perso, sono contenta per lei. Arriv alla fine del bancone e si sporse leggermente in avanti; per la prima volta si rese conto di avere le braccia nude, coperte da una peluria dorata. La luce del sole la rendeva splendente e dorata. Si osserv le braccia e poi, lentamente, sollev lo sguardo su Revere.
Revere la fissava. Non sembrava aver sentito una parola di quello che aveva detto, ma solo la modulazione pensierosa e cantilenante della sua voce. Clara usc da dietro il banco e cammin accanto a lui fino alla porta, come se lo stesse accompagnando all'uscita di un posto che le apparteneva. Fuori, la sua macchina era parcheggiata vicino al marciapiede. Dentro c'erano due bambini. Una delle portiere posteriori oscillava pigramente, aperta, e un bambino sugli otto anni sedeva con le gambe di fuori; un altro bambino lottava con lui, provava a passargli un braccio attorno al collo. Litigavano a bassa voce, sibilando, come se qualcuno gli avesse ordinato di non fare il minimo rumore. Clara disse: Ha degli altri bambini, a parte loro?. Un altro maschio, due disse Revere. Lei si ripar gli occhi. Lei e Revere rimasero in piedi sulla porta. Clara teneva la porta aperta, fermandola col corpo. Indossava un abitino di un giallo pallido e la gonna le accarezzava le ginocchia, sospinta dal vento. Che bello disse lei. Ma lo disse tristemente. Revere non rispose e lei non lo guard. Il silenzio torn ad avvolgerli, come era gi successo nel negozio, ma sent che la legava in qualche modo a lui-entrambi stavano osservando in silenzio i suoi figli, che si azzuffavano senza accorgersi di loro.
Quando torn dentro, il signor Mulch la stava aspettando. Passava la maggior parte del tempo nel retrobottega a bere e usciva nel vicolo per controllare i ragazzi negri che scaricavano la merce dai camion, che si fermavano da loro un paio di volte al mese. Portava una camicia bianca e una cravatta e, col suo abbigliamento, intendeva dimostrare di essere diverso dal resto degli abitanti di Tintern; aveva la faccia arrossata, plastica. Quanto ha speso? disse lui. Clara gli annus addosso l'odore stesso del negozio-qualcosa di aspro e inutilizzato. Cinque centesimi disse Clara sogghignando. Cinque centesimi ripet lui. Fece quasi un sorriso. Quel maledetto bastardo spilorcio. Brutto figlio di puttana, tirchio che non  altro. Cinque centesimi. Forse non  entrato per comperare qualcosa disse Clara. Lui sembr interpretare le sue parole come se fossero una frecciatina velata rivolta a lui, e butt indietro la testa, con un'espressione di scherno fra il sorpreso e il comico. E allora perch  entrato? le disse.

5.

Sto pensando a quanto  tranquillo.
Non c' un granch da pensare.
Riesco a sentirlo, tutto questo silenzio. Ci penso molto.
Erano su un ponte e guardavano gi, verso il fiume. Era luglio e il fiume aveva cominciato a calare. Clara, appoggiata alla ringhiera punteggiata di ruggine, distese le braccia come se stesse chiamando qualcosa-il fiume, con la sua acqua lenta e quella patina lucida e opaca di sporcizia, l'aveva delusa. Le sponde erano lontane fra loro, ma il fiume vero e proprio si era ridotto a un canale piatto e poco profondo in mezzo alle rocce, che sembravano fatte di una qualche sorprendente sostanza bianca che si sgretolava al tocco, come gesso.
 proprio tranquillo qui disse Clara.  cos ovunque, solo che non lo senti.
Lowry diede un calcio a qualche sassolino e lo sped gi dal ponte. Un tonfo modesto: i sassolini si limitarono a sparire nell'acqua. Clara aspett che parlasse. Ma era come aspettare quel tonfo-pi ti sforzavi di coglierlo, meno sentivi.
Su entrambi i lati del fiume, gli argini si impennavano in un garbuglio contorto di alberi e cespugli. Le secche apparivano, oscurando il corso del fiume, serpeggiando e contorcendosi a perdita d'occhio. I fiumi funzionano cos spieg Lowry tracciando una linea nella polvere con un bastoncino. Prima viaggiano dritti, in questo modo; scorrono velocemente. Poi diventano pi lenti e scorrono come serpenti. Raccolgono sporcizia e detriti a ogni curva e rallentano. E serpeggiano ancora di pi. Serpeggiano facendosi sempre pi larghi e grossi finch non succede questo. E la colse di sorpresa, disegnando una linea retta proprio al centro delle anse, calcando il bastoncino nella polvere per far riemergere il primo fiume-la linea dritta.
Va cos sul serio, giuri? disse Clara pigramente.
Lowry butt il bastoncino oltre il parapetto. Sembrava che cadesse al rallentatore e colp la superficie dell'acqua senza fare il minimo rumore. Pass sotto il ponte e lo guardarono galleggiare lontano.
 sporco, questo fiume disse Clara. Dall'altra parte, laggi,  sporco da far schifo. La gente lascia che ci caschino dentro schifezze di ogni tipo, roba di fogna, me l'ha detto Sonya. Mi fa venire il vomito.
Il calore sembrava schiacciarsi su di loro. Clara si scost i capelli dagli occhi. Il silenzio di Lowry era come il silenzio che aveva sempre ascoltato, ecco perch non la sorprendeva. Si mise le dita davanti agli occhi e lasci che la luce del sole giocasse con lei; l'aveva fatto su tutti gli autobus e i furgoni su cui avevano viaggiato, anni prima. Se una persona desidera qualcosa al punto giusto, pensava Clara, dovrebbe riuscire a ottenerla. Scost le mani e il fiume placido riapparve, inalterato. Alz gli occhi verso Lowry, appoggiato alla ringhiera; sorrideva. Il sole estivo gli aveva schiarito ancora di pi i capelli. Aveva la faccia abbronzata e gli occhi di un azzurro tenue e pensieroso; sembrava composto da due parti distinte, la parte esteriore e una parte interiore che cercava di uscire. Le sembrava che, ovunque si trovasse, i suoi occhi lasciassero trapelare il desiderio di essere da un'altra parte, e quand'era con qualcuno, pensava sempre a qualcun altro. Non era mai dove voleva essere, ecco il suo tormento.
Non hai un granch da dire, vero? disse lei.
Forse no.
Che cosa hai combinato dall'ultima volta che sei venuto fin qua?
Oh, un po' di questo e un po' di quello.
Quanti segreti.
Quante chiacchiere, signorina disse lui. Il suo sorriso mostrava che con lei stava usando solo la parte emersa di se stesso. A Clara sarebbe piaciuto afferrarlo e guardarlo dritto negli occhi, nel profondo degli occhi, per trovare il nucleo, il centro esatto di quello che Lowry era-perch era cos misterioso? O forse era un uomo qualsiasi, come sarebbe stato ogni altro uomo se solo fosse stato libero e privo di vincoli? Poteva socchiudere le palpebre e immaginarsi mentre si avvicinava a lui, invisibile, provando a stringerlo in un abbraccio impalpabile, e Lowry che danzava per sempre stretto a lei.
Mi fai un favore? disse Clara.
Che cosa?
Guardami seriamente. Di' il mio nome, seriamente.
Si stava accendendo una sigaretta. Smise di aspirare e disse: Ok. Clara.
Tutta l la seriet di cui sei capace?
Clara. Clara disse lui, la fine del suo respiro fece precipitare improvvisamente la parola in una seriet tetra. Il fatto che il suo nome, il suono che la definiva nelle menti delle persone, non avesse niente a che fare con lei e fosse veramente un nome stupido colp Clara.
Vorrei essere qualcun altro. Voglio dire, vorrei avere un altro nome disse Clara. Tipo Marguerite.
E perch?
 un nome che ho sentito... da qualche parte.
Ogni volta che Lowry veniva a trovarla temeva che se ne andasse troppo presto. Era un tira e molla, il modo in cui diventava irrequieto e si preparava ad andarsene prima ancora di averlo pensato. Clara ci rimuginava sempre, con timore, e cominciava a farsi venire delle idee per rimandare quel momento il pi a lungo possibile. Era come se gareggiasse da sola, contro se stessa. Andiamo laggi disse lei. Lui era ben disposto. Aveva parcheggiato la macchina vicino al ponte, sul ciglio della strada, una macchina nuova. La superarono senza fare commenti e scesero gi per l'argine. A qualche piede dal fondo, Clara salt. Una scossa la attravers quando atterr a pi pari. Non sent dolore: quello che l'aveva scioccata era la consapevolezza di avere un corpo cos solido, cos reattivo, e che la terra che l'aveva respinta cos violentemente non era riuscita a deformarlo. Lowry arriv saltellando e scivolando gi, stringendo in mano la sigaretta accesa come una persona di citt, a disagio e poco avvezza a situazioni di quel tipo, ma comunque non intenzionata ad arrendersi.
Si mossero verso il letto del fiume. In luglio c'erano parecchi tipi di insetti e Clara, quindi, si spostava circospetta in mezzo all'erbaccia. Che carino qui disse timidamente. Molto pi bello che sul ponte. Lanci un'occhiata a dove si trovavano prima e non riusc ad immaginarsi lei e Lowry lass, insieme. La pace che c' qui al fiume. Non ti piace, Lowry?
 bello.
Come se volesse incrinare quella pace, raccolse un sasso piatto e lo tir, di taglio. Il sasso fece tre, quattro salti e affond.
Lo facevi anche quando eri piccolo?
Certo.
Il pensiero la fece sorridere, anche se non riusciva a credere fino in fondo che fosse mai stato un bambino. Raccolse un sasso piatto e prov a lanciarlo come aveva fatto lui, muovendo il polso di lato, ma affond con un tonfo sordo. Le ragazze non sono capaci disse Lowry. Si rimise in marcia e lei lo segu. Sulla sponda del fiume c'era un sentierino usato dai pescatori. Lo seguirono e si allontanarono dal ponte. Clara sentiva, oltre il rumore degli insetti, il silenzio che avvolgeva l'intera campagna. Le sembr di disturbarlo, camminandoci in mezzo.
Non ti senti mai solo, Lowry?
No.
Pensi molto?
No.
Si mise a ridere e lo prese a braccetto. Sai dire soltanto no?
Non penso molto disse Lowry, serio. Ma la mia mente  piena di cose spezzettate. Cocci rotti. Ronzano in giro come vespe e mi infastidiscono.
Clara alz lo sguardo verso di lui, come se avesse appena ammesso qualcosa di troppo intimo.
Ma non mi preoccupo.
Nemmeno io disse Clara.
Lui rise e lei gli si avvicin ancora di pi. Senti disse lei posso chiederti una cosa?
Dimmi.
Perch sei qua con me, adesso?
Lui si strinse nelle spalle.
Clara corse via. Salt gi nel letto del torrente, dov'era asciutto. Guarda qua, Lowry disse. Era un pezzo di recinto in filo spinato, abbandonato l, frigido e ricoperto di erba stinta. L'espressione di Lowry comunicava chiaramente: E quindi? Clara disse: Dovresti chiederti come fanno le cose ad arrivare dove sono. Le cose che si trovano qui-pensa a dov'erano prima. L c' una bici, era di qualcuno prima. Non vorresti capire come fanno le cose ad arrivare dove sono?.
Pu darsi.
Finiscono nell'acqua, e vanno alla deriva fin qui... sono cos felice disse Clara con esuberanza, stringendosi con le braccia ma non so perch. Amo tutto, cos com'. Amo l'aspetto delle cose. Sent gli occhi che si riempivano di lacrime, davvero. Pi su, sulla riva, Lowry si sedette pesantemente e fum la sua sigaretta. Indossava i pantaloni di un marrone sbiadito che aveva portato per tutta l'estate e una maglietta marroncina con le maniche arrotolate; tir su le ginocchia e ci si appoggi, pieg le caviglie e le seppell nell'erba, premendo sul terreno l'esterno dei piedi. Aveva l'aria di uno che non si sarebbe alzato mai pi, e a cui non interessava farlo. Non mi ascolti! disse Clara, rabbiosa. Accidenti a te, comunque!
Lo sguardo di lui era di un azzurro pallido. Gli vide i denti balenare in un breve sorriso.
Pensi che io sia solo qualcosa che hai raccattato per strada, e quando non trovi qualche troia che venga a letto con te torni da queste parti e mi vieni a trovare!-Oh, Cristo disse Clara, scagliando nell'acqua una grossa pietra. Scoppi a ridere e le sue spalle si sollevarono in una lunga pigra curva. A che cosa pensi quando sei con loro?
Clara, non penso proprio a niente.
Quando sei con loro?
Certe volte non ricordo nemmeno chi siano.
La cosa le piaceva, ma non lo diede a vedere. Raccolse invece un altro sasso e lo tir nell'acqua. Affond immediatamente. Ma sono felice lo stesso disse lei.  perch sono stupida. Se fossi intelligente non sarei felice, quando tutto fa cos schifo.
Cos' che fa schifo? disse lui all'istante.
Oh, niente, niente disse lei, con un gesto noncurante della mano. Si scost i lunghi capelli dagli occhi. Le ricaddero sulla schiena, se li era lavati il giorno prima, aspettandosi chiss come una sua visita, e sapeva che splendevano al sole. Sapeva di essere carina, ma ora voleva essere bella. Quando le cose miglioreranno, sar bella si era ripromessa. Se solo Lowry fosse riuscito a stare fermo abbastanza a lungo e lei avesse potuto raggomitolarsi tra le sue braccia e dormire l per sempre, loro due intrecciati, senza bisogno di guardare da nessun'altra parte, allora avrebbe finalmente potuto rilassarsi: allora sarebbe cresciuta, sarebbe diventata bella. Se ne stava in piedi su un grande masso piatto vicino all'acqua, mossa da una corrente piuttosto vivace al centro del greto. Si sporse per specchiarsi. Vide un'immagine vaga e tremolante, che non era la sua. Sentiva che l'amore era come una condizione in cui ci si stabilisce, come ci si stabilisce in una nuova casa o si attraversa il confine di un nuovo paese. E non intendeva soltanto quell'amore a senso unico; di quello, per il momento, ne aveva abbastanza. Ma anche il genere di amore che le offrivano le riviste rosa e i fumetti, che ora era capace di leggere da sola, quelle che lei e Sonya si scambiavano di continuo, malinconicamente: un amore che la trasformasse e la cambiasse per sempre. Non aveva niente a che vedere con il modo in cui le altre ragazze rimanevano incinte e diventavano grasse come palloncini da quattro soldi-non era quello il genere d'amore che intendeva. L'unico vero amore poteva essere quello tra lei e Lowry. Non si poteva immaginare un amore vero tra Sonya, per esempio, e il suo ragazzo che era sposato. Non avrebbero mai provato l'uno per l'altra quello che lei e Lowry avrebbero sentito...
Quella notte in Florida, tanto tempo fa. Mi ricordo di te disse Clara. Ci ripenso spesso. Con chi eri allora?
Lowry si strinse nelle spalle.
Ci pensava per spazzare via dalla mente quel preciso ricordo di Lowry, con tutto quello che ne conseguiva: andare nella sua stanza, insieme a lui. Se fosse rimasta bloccata con la mente l avrebbe finito per risultargli deprimente, ora che lui stava probabilmente frugando nella sua testa alla ricerca di una scusa per lasciarla prima-ora erano quasi le sei e dovevano pensare alla cena. Clara gli aveva detto che l'avrebbe preparata lei. Percep un piccolo rivoltamento di stomaco, che se ne and subito, al pensiero del cibo che aveva comperato e che probabilmente sarebbe stato ancora l la mattina dopo. Faccio due passi qua dentro.  fresco disse lei. Dalla sua parte l'acqua era profonda. Lo sguardo poteva correre dritto al fondo di pietra.
Vuoi guadare cos?
Lei si lev le scarpe con un calcio. Aveva dei piedi resistenti, visto che d'estate andava spesso in giro scalza. Clara entr nell'acqua e rimase sorpresa da quanto fosse tiepida in superficie. Mi piace guadare disse lei. Lo facevo sempre, da piccola. Era il genere di osservazione che le altre ragazze probabilmente facevano sempre; Clara non pensava davvero di mentire. La punta di nervosismo nel suo tono doveva averlo fatto capire a Lowry, perch lo sorprese a fissarla, quando si volt per dare un'occhiata in giro. E tu, ci giocavi nei torrenti da piccolo?
Sono cresciuto troppo in fretta disse Lowry.
Si muoveva lentamente nell'acqua, guardandosi i piedi pallidi. Aveva le gambe bagnate fin sopra il ginocchio. Si tir su ancora di pi la gonna. L per l aveva le gambe fresche fino a dove se le era bagnate, poi il sole le colp e le fece bruciare. Doveva continuare a scostarsi i capelli dagli occhi, quando si girava per parlare a Lowry. Anch'io sono cresciuta troppo alla svelta. Sono grande come te, se vogliamo guardare le cose nella maniera giusta.
Lui rispose con un grugnito.
Vai al diavolo, non ridere di me disse lei. Si pieg per tirare fuori dall'acqua qualcosa-la stecca di una botte incrostata di sporcizia e piena di animaletti che sembravano lumache. La lasci cadere all'istante.
Lowry disse Clara volevi bene alla tua famiglia?
Non lo so. No.
Perch no?
Non lo so.
Clara tir fuori un piede dall'acqua, delicatamente. Io volevo bene alla mia famiglia. Non potevo farne a meno.
Be', io sono nato con la capacit di fare a meno di roba del genere disse lui. Si risistem, stendendo una gamba. Le sembr di percepire del disagio nella sua voce, ma con lui non voleva essere cos attenta, cos meticolosa. Si allontan ancora di pi dalla riva, sollevando la gonna attorno alle cosce. Lowry butt via la sigaretta, che atterr sul letto asciutto del torrente. Non sono mai riuscito a vedere come stavano le cose-fra le altre persone disse lui seriamente. Le cose invisibili, voglio dire. Quei legami che le tengono insieme nonostante tutto. Finire sbattuti a riva e trascinati via di nuovo e poi di nuovo sbattuti a riva, sempre insieme.-Non andare pi in l, vuoi finirci dentro? Non ti vengo a prendere.
Va tutto bene.
Vorrei poter mettere tutto quello che ho in una sacca e portarla con me. Non voglio che le cose mi facciano da zavorra. Se avessi un sacco di cose-come mio padre-finirebbero per intromettersi e non vedrei pi con chiarezza. Quando possiedi delle cose devi averne paura. Devi aver paura di perderle.
A me non dispiacerebbe disse Clara malinconicamente.
Non sembrava che l'avesse sentita. Se dovessi ammazzarmi per qualcosa, vorrei almeno capire per che cosa l'ho fatto. Non voglio che mi sia imposto. Non voglio che si trasformi in una casa piena di mobili o acri di terra che ti devi prendere la briga di coltivare-al diavolo.
Clara gli lanci un'occhiata. Era abbastanza lontano perch lei non notasse le piccole rughe che gli erano ricomparse attorno alla bocca. Non ti seguo pi disse lei, per paura di sentire il resto di quello che aveva da dire.
Rimase in silenzio per un attimo. Poi disse, con un tono diverso: Clara, hai finito di giocherellare qui?.
Lei guard il cielo, sentendo i capelli che le ricadevano sulla schiena, lunghi e pesanti. Nella voce di Lowry c'era qualcosa che aveva gi sentito, una volta sola. Ma ora, nel suo fantasticare, non le veniva in mente. Chiuse gli occhi e sent il sole caldo sulla faccia.
Esci da l disse Lowry.
Vai al diavolo. Stai facendo il prepotente.
Forza, Clara.
Ora mi hai chiamata Clara. Come fai a sapere che  proprio il mio nome?
Andrai a finire dove la corrente  forte e ci cascherai dentro.
E invece no.
Bene, ma non verr a tirarti fuori, nossignore.
Nessuno ti ha chiesto di farlo.
Dovremmo tornare...
Non ho fretta.
Ma potrei averne io.
Non ne hai nemmeno tu disse Clara, alzando una spalla e lasciandola ricadere pigramente. Ma usc dall'acqua e si spost sui sassi asciutti che ora, sotto ai suoi piedi bagnati, avevano una consistenza particolare, come quella di un panno. Allarg le dita sulle pietre scolorite come se fossero dita pronte ad afferrare qualcosa. Poi vide, tra le dita, una cosa scura, molliccia e opaca, simile a un verme. Cristo! esclam Clara, scalciando. Fece un salto all'indietro e atterr sull'altro piede e continu a scalciare forsennatamente. Levamela, Lowry! url. Lowry-aiuto-una sanguisuga -
Corse da lui, alla cieca, e lui la afferr. Tutto si acceler, persino la risata di Lowry, e stava ancora ridendo quando stacc quell'affare. La butt via con un movimento secco del polso. Clara sapeva di avere il viso pallido, i muscoli stavano cedendo, come se la sanguisuga le avesse veramente succhiato via tutto il sangue. Si stese, singhiozzando, e quando gli occhi rimisero le cose a fuoco si accorse che Lowry non sorrideva pi.
Si chin su di lei. Non avresti dovuto farlo le disse, senza sorridere, e Clara lo guard dritto in faccia, schietta, come se fosse un estraneo uscito dal nulla. La baci e, mentre cercava di riprendere fiato, le si spost sopra-e lei si ricord, nel panico, che l'aveva gi fatto una volta, s, anni prima, e tutto riemerse come uno schiaffo in faccia, qualcosa capace di svegliarla. Lowry - disse lei con la voce piena di stupore, completamente estranea a qualsiasi cosa gli stesse dando cos tanta energia, e cerc senza troppa convinzione di allontanarlo-ma tutto quello che avrebbe potuto diventare cristallino fu rovinato dalla sua bocca umida e incalzante e dalla sua mano, ficcata sotto di lei per prepararla in un modo in cui, ora se ne rendeva conto, doveva essere preparata. Incredibilmente, il cielo blu si rifletteva su di lei, gigantesco e impersonale, reso ancora pi profondo dagli sguardi misconosciuti di ragazze come Clara, che-tradite dalla terra-non avevano nessun altro posto verso cui rivolgere lo sguardo; il blu trem, scosso da un senso di panico che non era paura ma semplice panico, la reazione del corpo e non della mente. La sua mente era vigile e rimbalzava dappertutto, su Lowry e pi in l di lui e persino sul Lowry di un minuto prima, che era riuscito a coglierla cos di sorpresa, e provava a capire che cosa era successo nella sua testa per trasformarlo in questo Lowry-che eseguiva i gesti della sua immaginazione senza bisogno di chiederle quali fossero. Clara non avrebbe mai creduto che l'amore potesse essere una sorpresa simile, cos strana, che avrebbe potuto rimanere l distesa, immobile, mentre qualcuno lo faceva con lei, senza mai raggiungere una lucidit sufficiente a intravedere nulla di pi, nonostante avesse provato a farlo per quelli che sarebbero diventati anni di anticipo-ma poi il suo stupore si trasform in dolore e url rabbiosa contro la sua guancia.
Lo sent spingere, dentro di lei, con tutta la forza di cui l'aveva privata in quegli anni. Lei gli afferr la maglietta e poi la carne sotto la maglietta, come se volesse distrarre lui e lei stessa da quello che le stava facendo. Sent il fiato caldo e irregolare di Lowry sulla faccia e riusc a cogliere un frammento del suo sguardo, che non era fisso su di lei e non era ancora pronto a vedere altro, e per la prima volta l'essenza dietro a quegli occhi svel un dettaglio di s. Mugol e gli strinse le braccia attorno al collo, forte, e Lowry la baci con la bocca aperta, calda, lei sussult e aspir il suo respiro, contorcendosi in quella nuova agonia e aspettando che finisse, pensando che non sarebbe potuta durare ancora a lungo con un certo stupore sconcertato e attonito-finch Lowry, che era sempre cos calmo e flemmatico e lento e sembrava calcolare ogni volta quanti passi gli sarebbero serviti per arrivare da un punto all'altro, le strisci addosso con la faccia contorta come uno straccio, la parodia di un'espressione agonizzante, senza pi riuscire a controllare quello che le stava facendo. Sent il corpo sprofondare nella terra, spinto gi a martellate. Era come se l'avessero separata dal suo cervello, senza mai pi riuscire a ricongiungere le due parti. Poi tutto si ruppe e sent i suoi muscoli irrigidirsi, si agganci a lei e aspett, sospeso tra respiri che dovevano fargli male alla gola. Lowry si lasci scappare un suono flebile e sorpreso, un suono che Lowry non avrebbe mai fatto e Clara lasci ricadere la testa sul braccio di lui, senza neanche sapere di averla tenuta su fino a quel momento, in attesa che lui si fermasse.
Si appoggi su di lei, con il petto che si alzava e abbassava. Ora che era tornato il sereno, gli tocc una mano e gli scost i capelli dalla fronte. Tra le gambe la sua carne era viva, percorsa da un dolore cos acuto e incandescente che riusciva a malapena a crederci. Era come se l'avesse attaccata con un coltello. Si sentiva come se l'avessero aperta e pestata con una crudelt a cui non riusciva a dare un senso, visto che non ne capiva il significato. La logica rimaneva un segreto nel corpo di Lowry. Nella sua immaginazione-mentre stava distesa a letto di notte, insonne, o mentre sognava dietro al bancone del negozio-percepiva tutto quello che Lowry provava e l'aveva provato insieme a lui, perch in quello consisteva parte della sua felicit; ma quando era successo davvero era stato tutto una sorpresa. Aveva fatto l'amore con lei e ora era finito tutto e lei non ne sapeva niente, non pi di quel dolore che continuava a pulsarle nelle vene.
Cristo, Lowry sospir Clara Sto sanguinando, credo - Lui gir la faccia sudata e le sfior le labbra con le sue, ma lei lo spinse via. Prov a mettersi seduta. Il dolore si era frammentato in dolori pi piccoli che si impennavano verso lo stomaco. Lowry si strofin la faccia con entrambe le mani e, sempre con il respiro affannoso, si sdrai accanto a lei. Sembrava un uomo appena precipitato da una grande altezza. Clara si rimise gi. Le lacrime le scorrevano su entrambi i lati del viso, fino in bocca. Non riusciva a capire se il cielo fosse a fuoco o no. Lowry era disteso vicino a lei, a pancia in su. Il corpo le bruciava dove lui era stato. Pens che non si sarebbe mai pi ripresa e che lui non sarebbe mai pi stato capace di farlo con lei. Quindi rimase stesa, fermissima nel suo dolore, come se quello che sentiva avesse pi potere su entrambi che qualsiasi altro sentimento mostrato prima.
Ora non sei pi una bambina, tesoro disse Lowry alla fine.
Lei piangeva, con amarezza. Crescere non mi serviva disse lei. Non mi serviva farmi prendere a coltellate, mai e poi mai.
Mi dispiace.
Perch diavolo l'hai fatto?
Lui rise, un po'. Dal suono che fece, sembrava che le stesse chiedendo il permesso di ridere. Credevo che mi amassi disse lui.
Clara si mise a sedere e si pettin via i capelli dalla faccia. Li afferr, li raccolse e li tir su, lontano dal collo. Il sudore sulla nuca la fece rabbrividire. Guard Lowry, che ora se ne stava sdraiato con le mani dietro la testa. Lui le sorrise, e dopo un attimo il sorriso si allarg ancora di pi. L'espressione di Clara rimase rigida. Se ho detto che ti amavo, probabilmente non sapevo di che cosa stavo parlando disse lei.
Non ancora, forse.
Butt di nuovo la testa all'indietro, all'improvviso, per guardare il cielo, ma non lo vide. Nonostante il dolore provava una sensazione di gioia, qualcosa di inaspettato che non voleva che Lowry notasse, non ancora. E quindi, dopo due anni disse lei. Non l'hai mai voluto fare quando ero pronta, o quando lo volevo io o quando pensavo di volerlo fare. Sarebbe stato troppo facile.
Non lo volevo fare, tesoro.
Se ti accorgi di non volerlo fare un'altra volta, fammelo sapere disse lei. Pieg la bocca in una maniera che aveva copiato da Sonya. Mi trover qualcos'altro da fare, quel giorno.
Lui rise della sua durezza. Non significa niente, tesoro.
Lo so.
Sul serio. Non significa niente, a parte quello che .
Sapevo che avresti detto qualcosa di simile.
Prov ad alzarsi, ma si blocc. Si lasci scappare un sospiro, un suono pieno di rimpianto per tutto, ma non di grave rimpianto. L'unica cosa vera era il dolore, ma sapeva che non sarebbe durato a lungo.
Lowry le circond la vita con le braccia. La abbracci da dietro, appoggiando la fronte contro la sua schiena; riusciva a sentirlo, e si gir un poco come se stesse ascoltando i suoi pensieri con il corpo. Sei proprio un bastardo disse. Lo sai, vero? Lui intrecci le dita. Stava disteso, immobile. Clara si guard i piedi nudi e sbatt le palpebre, ricordandosi come era cominciato tutto-c'era una macchia tra le sue dita, arrossata dove era il sangue era uscito, allargandosi. Un puntino di sangue, tutto quello che rimaneva della sanguisuga.
Lowry disse: Non ti sposer. Lo sai.
Va bene.
Non riesco a pensare a te in quel modo. Non vedermi in quel modo nemmeno tu.
Va bene.
Ho dieci, undici anni pi di te, tesoro... Le sue parole le suonarono tristi. Clara guard le dita di lui, che le spiegazzavano il tessuto del vestito; anche se ormai era gi rovinato, probabilmente. Si guard le cosce, le gambe e i piedi e risal con lo sguado. Sorrise leggermente. Avrebbe voluto fare un grande respiro di trionfo, ma l'abbraccio di Lowry la fren. Come stai? disse Lowry.
Mi hai fatta sanguinare, credo.
Fa molto male?
No, sto bene.
No, sul serio, ti fa male?
Si tir su e le fece voltare il viso verso il suo. La baci e Clara fece un lieve cenno di impazienza, di finto disgusto, poi lui le prese la testa tra le mani e la baci ancora. Sent la sua lingua contro le labbra e sorrise mentre lo baciava. Lei disse, staccandosi: Non mi hai mai baciata cos prima. Finirai per innamorarti di me, se non stai attento.
Pu darsi disse Lowry.
Quando tornarono a Tintern in macchina era gi tardi, tra le dieci e le undici. Clara aveva i capelli aggrovigliati e il viso segnato dalla stanchezza; teneva la testa appoggiata sulla spalla di Lowry. Le sembr che tenesse il volante in una strana maniera, con un'attenzione scrupolosa, quasi da ubriaco, che non aveva mai mostrato prima. Quando parcheggiarono davanti a casa sua, Lowry disse: Vuoi andare su o no? Vuoi che ci salutiamo?.
No disse Clara.
O ti piacerebbe prenderti qualche giorno di vacanza e venire con me?
S, Lowry disse lei. Fu sorpresa nel vedere dove si trovavano, anche se solo qualche istante prima si era vista arrivare fin l e fermarsi. Le luci dei negozi della strada principale erano spente; solo lo spaccio era aperto. C'era qualcuno seduto sulla porta, su una seggiola pieghevole, e dietro c'era un'altra figura. Dove andiamo? disse Clara.
Pensavo di guidare fino all'oceano.
Fino a cosa?
L'oceano. Piacer anche a te.
Fin l? Vuoi andare fin l?
Si pu fare.
Senza dormire?
Forse potremmo dormire un po', prima.
S disse lei dolcemente. Prov ad aprire la portiera ma non riusc ad abbassare la maniglia abbastanza. Ce la fece al secondo tentativo. Lowry le scivol vicino e la abbracci, le mise le mani sul seno e affond la faccia nei suoi capelli. Poi la spinse gi e la segu per le scale.
Quando Clara si svegli, quella notte, non fu affatto sorpresa di trovare Lowry l con lei. Forse perch, nel sonno, era stata con lui cos tanto che ora il vero Lowry non riusciva a metterla in allarme. Stare cos vicina a lui era come nuotare: erano come dei nuotatori, le gambe e le braccia posizionate con naturalezza, si fondevano tra loro, respirando insieme, vicini. Ora  tutto deciso, pens. Ora sono una persona diversa per lui. Quando fece l'amore con lei la mattina successiva lei ricominci semplicemente dal punto che aveva lasciato in sospeso la notte precedente, e aveva gi imparato ad andare oltre il dolore, fino al nucleo del suo essere che lui stava infiammando, era come il nucleo dentro s che lui amava cos tanto, che gli ispirava cos tanta gioia. Ti amo, ti amo disse lei in una specie di delirio, con il rombo del suo stesso sangue nelle orecchie, pronto a sommergere il silenzio che l'aveva accompagnata per tutta la vita.
All'alba presero la sua macchina e partirono in direzione dell'oceano, a centinaia di miglia di distanza. Si spazzol i capelli con il suo pettine blu di plastica, languida e soddisfatta come una donna sposata, lasciando ricadere i capelli oltre lo schienale del sedile. Canticchiava seguendo le canzoni alla radio. Sulla porta del negozio aveva lasciato un biglietto per il direttore: Mi hanno chiesto di tornare a casa, emergenza. Torno al massimo gioved. Clara. Aveva cercato la parola emergenza da sola, usando il piccolo dizionario che Lowry le aveva dato tempo prima. A lui aveva fatto piacere. Ora tutto quello che la riguardava sembrava fargli piacere. Si mise comoda, a suo agio sotto al sole, e pens che le cose tra loro fossero ormai decise-che cos'erano l'uno per l'altra, come dovevano stare insieme-e doveva solo aspettare che Lowry gliele spiegasse.

6.

Non vorrai restare incinta, Clara, che diavolo.
Era il tono severo di Lowry: la chiamava Clara. Aveva finito per preferire i momenti in cui Lowry la chiamava dolcezza, tesoro. Addirittura ragazzina.
C'erano stati tre giorni pieni di sole in quella che Lowry aveva definito localit turistica, un ex villaggio di pescatori sull'oceano Atlantico; quei giorni sarebbero rimasti impressi nella memoria di Clara per il resto dei suoi giorni. Poi si ritrov a Tintern-Tintern, che una volta le era sembrata cos eccitante!-sul fiume Eden, da sola; con il cervello abbagliato da quello che le era successo, e da quello che non era successo.
Lowry era sempre al centro dei suoi pensieri. Come il sole, non avevi bisogno di alzare lo sguardo per vederlo, n tantomeno per sentirlo. Potevi persino dimenticartelo, in un certo senso. Cos Clara si concentrava su quello che la circondava-lavorare da Woolworth, uscire la sera con chiunque fosse in giro, guardare trasognata fuori dalle sue finestrelle al secondo piano, dormire da sola e toccarsi delicatamente, innamorata, come il suo amante l'aveva toccata, anche se non sempre con delicatezza. Clara. Bellissima Clara.
A volte la voce di Lowry era cos chiara che si svegliava dopo un sogno pieno di una felicit travolgente. Clara: non voglio farti del male.
Non era sicura di che cosa volesse dirle. Un chiedere scusa in anticipo.
Un avvertimento?

Bellissima Clara. Era proprio cos: era cambiata. I clienti del negozio la osservavano attentamente, e sorridevano. Persino le donne si attardavano, pi gentili di quanto si ricordasse. E per strada. Nel modo in cui le persone sorridono a una bella ragazza o a una bella donna, senza pensare al perch, a una logica.
A Clara, ora, sembrava che Tintern fosse misteriosamente diventata meno bella. Schiacciata dall'aria caldo-umida di agosto, che ti faceva sudare sotto ai vestiti anche se avevi appena fatto il bagno e ti eri appena passata il borotalco sul corpo, scrupolosamente. Clara camminava per la Main Street, per la River Street e la Bridge Street, e a volte sul vecchio e malridotto ponte da incubo, aggrappandosi alla ringhiera quando passavano i veicoli e la struttura tremava. Nella sua vecchia vita-aveva cominciato a ritenere vecchia e superata la sua vita, prima che Lowry avesse fatto l'amore con lei-si sarebbe spaventata a morte, ma ora quella sensazione la elettrizzava. Come se vicino a lei ci fosse Lowry. Sapeva di essere radiosa e di camminare a un palmo da terra per la felicit. Se gli uomini o i ragazzi la avvicinavano, si metteva a ridere e diceva di essere impegnata, il suo fidanzato era fuori citt.
Quella parola: fidanzato. La pronunciava con un sorriso.
Scivolava in un sogno a occhi aperti. La sua mente era a mille miglia di distanza, in quella cittadina di mare sull'oceano Atlantico.
Costa atlantica, aveva mormorato Pearl solennemente.
Allora  deciso. Lui ha preso una decisione. O cos pensava Clara il primo giorno, e anche il secondo giorno passato sdraiata sotto al sole con lui a osservare le altre persone che vivevano la loro vita-genitori, bambini-che stavano in spiaggia proprio come stavano facendo anche lei e Lowry, probabilmente solo un po' pi a lungo. Deve aver deciso tutto, non ha nemmeno bisogno di pensarci. Lowry stava disteso a pancia in gi per un po', e quando si avvicinava per guardarlo pi da vicino riusciva a vedere quanto fosse vulnerabile il suo viso, la sua pelle che era una pelle di uomo era ruvida, cicatrici come crateri lungo l'attaccatura dei capelli, rimediate in un incidente di tanto tempo prima, o lottando. In spiaggia Lowry diventava presto impaziente. Leggeva, o provava a leggere: tascabili, giornali, riviste. A volte girava le pagine cos rapidamente che Clara sospettava non stesse leggendo davvero. Se lei si appoggiava al suo braccio e cominciava a leggere ad alta voce, a singhiozzo, come farebbe un bambino, Lowry rideva e le accarezzava la nuca: Vai avanti, brava. Non fermarti. Ma Clara, immancabilmente, inciampava su una parola e buttava il libro da parte.
Altre volte, dopo aver fatto l'amore, Clara si metteva seduta e, sotto lo sguardo di Lowry, si spazzolava i capelli che ormai le arrivavano quasi ai fianchi, osservando l'oceano. A Clara sarebbe piaciuto che quel momento rallentato e sognante durasse per sempre, ma sapeva che non sarebbe andata cos. Lowry divent per lei gigantesco: una presenza pi grande del sole, capace di oscurare il sole. Si era espanso fino a occuparle la mente per la maggior parte del giorno, e di notte era una presenza contro cui si rannicchiava per dormire, e a cui si sarebbe aggrappata, se glielo avesse permesso. Non ci star nemmeno pensando si diceva, in attesa di chiedergli quali fossero i suoi piani e se stesse tenendo presente il biglietto che aveva lasciato al manager del negozio, a proposito di gioved. Quel giorno sarebbe arrivato e Clara si sarebbe ritrovata di nuovo in quel maledetto negozio? Non ci poteva credere.
Eppure una parte della sua mente doveva averlo accettato, perch non si sentiva un granch sorpresa quando torn a Tintern quel gioved, prov solo un vago e flebile senso di delusione, proprio come Lowry aveva pronosticato.
I giorni sulla costa era stati un'interruzione splendente e sfocata in quell'estate, e tutto quello che rimase a Clara, da stringere fra le mani, erano due istantanee: Lowry e Clara che si abbracciavano come teenager innamorati in una cabina fotografica, sorridendo verso l'occhio cieco della macchina. Clara aveva preso una scottatura, aveva i capelli pieni di nodi e scompigliati dal vento, e Lowry non si radeva da un giorno o pi, sogghignava, con i peli aguzzi che gli spuntavano dalle mascelle. Una delle istantanee era per Clara, e l'altra era per Lowry, ma Clara trov fra le sue cose entrambe le fotografie.
Aveva anche questo corpo abbronzato e sensuale, e certi ricordi, e la promessa di Lowry di tornare fra due domeniche-prima di cos non poteva, e la salut con un bacio, sinceramente dispiaciuto-e il vago sospetto che il suo imbarazzo a proposito di quello stai badando a te stessa nella maniera che intendeva Lowry potesse avere delle conseguenze.
Clara, comunque, non aveva ancora modo di saperlo.
E anche se il suo ciclo era in ritardo, poteva comunque non significare niente. Perch le mestruazioni a volte le arrivavano pi tardi, e a volte in anticipo. Clara era cos schiacciata dalla vergogna che non sopportava di parlarne con un'altra persona, figuriamoci con un uomo. Quando Lowry le aveva detto: Non vorrai restare incinta, Clara, che diavolo aveva sentito quella parola forte e chiara, ma si era girata dall'altra parte, arrossendo. Lo sapeva: Lowry faceva quello che facevano anche gli altri uomini, a volte: srotolava una cosa e se la metteva, cose schifose di gomma sottile di cui lei, Clara, non voleva ammettere l'esistenza e che riusciva a prendere in considerazione soltanto dopo, e con ripugnanza. Incinta non era una parola, o un'idea, cos scomoda; incinta si sentiva spesso, anche se non quanto sta per avere un bambino, che era in qualche modo pi facile da dire. Clara aveva la vaga idea-non l'aveva detto anche Rosalie?-povera Rosalie, che era rimasta incinta cos giovane!-che non si potesse rimanere incinte cos velocemente. O forse era stata Sonya a dirglielo. Basandosi sulle sue sorelle che avevano cercato in tutti i modi di rimanere incinte e ci avevano messo degli anni. Il modo di fare di Sonya aveva fatto presa su Clara, che riusciva a immaginarsi bene la sua amica, goffa e sardonica, che rideva dei consigli della gente. (Sonya aveva una relazione con un uomo sposato, un operaio delle miniere di gesso di dodici anni pi vecchio di lei.) Il problema era che Sonya, in quel periodo, sembrava sempre arrabbiata e Clara la evitava, per paura di sentire qualcosa che non voleva sentire. Il viso sereno di Clara poteva irritare Sonya, visto che la storia d'amore di Sonya trasformava tutto in qualcosa di tortuoso e complicato e le faceva spuntare delle macchie sulla faccia. Clara si era addolcita. Se il suo viso sembrava svuotato era perch la sua mente era impegnata a passare in rassegna i ricordi e a riorganizzarli. In quattro giorni ne aveva accumulati meno di quanto avrebbe pensato, perch gli istanti si fondevano l'uno con l'altro e diventavano quasi un unico istante. Ma aveva alcune immagini da amare: Lowry che faceva questo, Lowry che la guardava in un certo modo. Un giorno un uomo aveva detto qualcosa a Clara, passando, e Lowry l'aveva afferrato e l'aveva strattonato e l'uomo si era divincolato e aveva detto a Lowry di lasciarlo in pace, Lowry aveva aspettato un secondo e gli era saltato di nuovo addosso, lo spingeva con una mano e la tensione della sua schiena nuda mostrava quanto fosse furioso. Poi era tornato da Clara. Lei si era vergognata, non perch si era arrabbiato cos tanto per lei, ma perch si era arrabbiato solo per avere qualcosa da fare. Quello era uno dei suoi ricordi. E ogni volta che gli aveva detto ad alta voce Ti amo, le parole uscivano da lei come una tortura, trascinate da una forza simile a un demone che si agitava dentro di lei, che attaccava in preda al furore. La luce del sole alla finestra-alloggiavano in una pensione pulita ma un po' rumorosa-e le macchie di umidit sul soffitto, e i bar e i chioschetti per mangiare, uno dopo l'altro, e Lowry che le stringeva le spalle o nuotava in larghi cerchi attorno a lei: aveva queste cose a cui pensare.
Con il passare dei giorni cominci a pensare sempre di pi al bambino di Lowry. La sua mente infranse la superficie del giorno, frantumata dalla luce del sole, e fu certa di essere incinta-sapeva che era cos. Ma aspett. Prese l'abitudine di sognare Lowry e il bambino, insieme, come se i due fossero in qualche modo una cosa sola, e quello che era cominciato come un pensiero spaventoso si trasform in una fantasticheria a occhi aperti che attendeva con impazienza. Se avesse avuto un bambino sarebbe stato suo e sarebbe stato qualcosa che solo lui le aveva dato, qualcosa che le aveva lasciato. Dopo le prime volte non le aveva pi detto: Stai badando a te stessa, Clara? perch la metteva in imbarazzo. Capitava che si addormentassero e lui non poteva non sapere che lei non stava facendo niente, ma la dimenticanza li avvolgeva come il caldo pigro della spiaggia e diceva loro che tutto andava bene. Clara pens che tutto sarebbe andato bene per sempre e che il futuro si sarebbe spalancato davanti a loro come l'oceano e la spiaggia, estendendosi a perdita d'occhio ma rimanendo sempre uguale, monotono e prevedibile. Immagin che sarebbe andata cos anche con Lowry, una volta che avesse deciso di sistemarsi. Immagin che, nella sua testa, tutto fosse gi deciso-che l'avrebbe tenuta con s da quel momento in poi-ma, tornati a Tintern qualche tempo dopo, aveva dovuto rinunciare a quell'idea e cominciare a lavorare su quella nuova.
Sulla superficie della sua mente galleggiava questa preoccupazione: avrebbe avuto un bambino? O magari Lowry si sarebbe sbarazzato del suo corpo? Era un pensiero che occupava solo la superficie della sua mente, comunque. Quello che provava veramente venne fuori quando un giorno disse a Sonya: Sarebbe bello avere un bambino, e poi si ferm a riflettere su quello che aveva appena detto. Sonya rispose con un grugnito pieno di disprezzo, come se avesse buttato l qualcosa di brutto, tanto per ridere. Clara non se la prese. Si sentiva come una specie di pianta, come un fiore dal lungo gambo che sembrava esile solo in apparenza-ma in realt era resistente, resistente come l'acciaio, come i fiori di campo che si rialzano lentamente e tornano in vita dopo essere stati spianati dal vento. Il suo primo pensiero fu: Lowry si arrabbier perch non me ne sono occupata io; ma poi pens:  pi suo che mio perch lui  pi vecchio e poi si ricord di tutte quelle volte in cui era stato buono con lei, avvicinandola a s con un gesto noncurante che per lei significava pi di qualsiasi altra cosa. Era in momenti come quelli che trovavano l'unione. Sulla spiaggia, l'incanto di lui era un incanto che andava alla deriva per miglia, mentre il suo era l'incanto di un moto che sarebbe stato felice di rimanere fermo per una vita intera; nonostante ci, alcuni istanti erano riusciti a unirli.
I figli di Ginny, specialmente il beb, tiravano fuori tutto l'amore di Clara. La domenica era andata con loro a un picnic di beneficienza, tanto per fare qualcosa mentre aspettava che Lowry tornasse (non prima delle otto, le aveva detto), e aveva continuato a chiedere di poter tenere in braccio il bambino, anche quando Ginny aveva detto che per lei non era un problema portarlo. Ginny era di nuovo incinta. Suo marito Bob non aveva ancora trovato un lavoro e lui e Ginny abitavano con la madre di lei.
Camminavano lentamente, insieme, in un piccolo gruppo. Clara pens che tutti i partecipanti al picnic avessero un aspetto diverso, speciale. Le donne anziane avevano il cappello, cappelli di paglia tondi e neri con sopra dei mazzetti di fiori finti-violette, di solito. Parecchi uomini indossavano il completo, anche se sembravano a disagio e troppo accaldati. Ginny portava un vestito leggero a maniche lunghe, gi macchiato di latte del bambino-un incidente accaduto in macchina -, ma il suo viso era ravvivato dalla musica e dal fermento per il picnic, e non sembrava far caso all'atteggiamento di Bob, che li precedeva di qualche passo. Clara ricambiava le occhiate che le rivolgevano con un sorriso lento e distratto, le persone trovavano che valesse la pena guardarla e la cosa non la sorprendeva-anzi, le ricompensava per questo. Vide Sonya e il suo compagno al tendone della birra dei Pompieri volontari, era il tendone pi grande di tutti, ma non si avvicin per salutarli. Ginny diede una gomitata a Clara e disse: Ne hanno di coraggio, vero? ma Clara si limit a stringersi nelle spalle. Era immersa in uno stupore tiepido e piacevole, cercava di mantenere un equilibrio tra il segreto che custodiva-e di cui era ormai certa-e i colori e il chiasso del picnic, piena di stupore per quello che sapeva lei e che nessun altro, nemmeno Ginny, doveva sapere.
Le due ragazze si fermarono al tendone del bingo e fecero qualche partita, mentre il piccolo si lamentava e tirava Clara per la gonna e il pi grande cercava di inghiottire i semi secchi di mais che facevano girare sulle vecchie cartelle sporche del bingo. Una signora grassa, la moglie del proprietario dello spaccio, si mise accanto a loro a parlottare con il bambino. Aveva un grembiule con delle tasche speciali per tenere i soldi.  un peccato che voi ragazze siate cos sfortunate disse a Clara e Ginny. Clara non ebbe fortuna nemmeno nell'ultima partita e rimase seduta a giocherellare con i suoi semi di mais e a fissare la cartella con un sorrisetto immobile, la sua mente si era gi allontanata dal tendone rumoroso dei giocatori di bingo e dagli schiocchi delle palline numerate e dalla musica registrata per tornare a quei giorni in riva all'oceano con Lowry. Ma quei giorni sembravano gi cos lontani... Poi qualcuno grid Bingo! e, come sempre, lei non era ancora pronta per sentirlo. Merda disse Ginny e spinse via la sua cartella. Clara si gir sulla panca e lasci cadere le gambe dall'altro lato. Fra sei o sette mesi non riuscir pi a farlo pens. E quel pensiero, venuto fuori dal nulla, le sembr pi reale di tutti i ricordi che aveva cercato di rievocare.
Trovarono Bob al tendone della birra, che era il posto dov'era naturale che fosse, ovviamente, e si fermarono l a chiacchierare con la gente. Un venticello leggero smuoveva la polvere-in agosto la terra era secca-e Clara si chinava di tanto in tanto per mantenere la gonna all'altezza delle ginocchia. Portava un paio di scarpe gialle col tacco, senza calze, il che si era rivelato un errore visto che sul tallone stava gi cominciando a uscirle una vescica, e un vestito di un azzurro pallido che le ricordava gli occhi di Lowry, anche se i suoi erano all'incirca dello stesso colore. Quella mattina, come ogni mattina da gioved, si era lavata la faccia con una crema, in un flacone blu, che aveva comperato allo spaccio (l'aveva pagata cinquantanove centesimi), ed era rimasta l in piedi, trasognata, a massaggiarsi la pelle in piccoli cerchi concentrici, superando con lo sguardo il proprio riflesso nello specchio. Dopo aver finito con la crema si era risciacquata accuratamente il viso e si era avvicinata allo specchio per sistemarsi le sopracciglia con la pinzetta fino a ottenere due linee sottili e arcuate che le davano un aspetto che non aveva mai avuto prima-delicato e sorpreso. Aveva sempre avuto l'aspetto di una ragazza con i piedi ben piantati per terra, ma ora sembrava un'altra-sarebbe potuta passare per la ragazza di quella cartolina che stava cercando di imitare. Era se stessa, ma una se stessa migliore. Ogni volta che gli uomini le lanciavano un'occhiata e il loro sguardo rallentava, Clara girava leggermente la testa per sciogliere un po' i capelli, tanto per dar loro qualcosa in pi da vedere; era quello che aveva capito stando con Lowry. Era convinta che, in un modo o nell'altro, tutti gli uomini fossero come Lowry, o che provassero a diventare come lui. Al tendone della birra, Bob aveva scherzato e l'aveva spinta in maniera giocosa e a un certo punto, quando Ginny si era spostata poco lontano da loro, le aveva afferrato il braccio, in alto, e gliel'aveva stretto. Dopo un gesto del genere, Clara l'aveva guardato come se non sapesse pi chi fosse. Per mesi aveva ascoltato Ginny che piangeva a causa sua, e sapeva che Ginny aveva ragione, ma si trovava di fronte questo giovane uomo serio e accigliato, con un'aria tormentata tutta sua e di nessun altro e lei non riusciva a identificarlo davvero. Le venne in mente che anche lui avrebbe potuto farle quello che le aveva fatto Lowry, e che il bambino che probabilmente aspettava avrebbe potuto essere il suo bambino, poteva essere il bambino di qualsiasi uomo-quell'idea la sbalord. A eccezione di Lowry, tutti erano ordinari.
Si allontan da lui e raggiunse Ginny, e stava tenendo in braccio il bimbo di Ginny, meravigliandosi dei suoi occhi sfocati, quando qualcuno la avvicin. Era Revere. Gli sorrise e mosse la mano del bambino per salutarlo, come se fosse normale vederlo spuntare in mezzo alla folla a un picnic dei pompieri di Tintern. Clara parl del bambino: Si chiama Jefferson e l c' sua madre, Ginny, mentre quello laggi  suo padre-l dove chiacchierano e ridono tutti. Un bel picnic, no?. Revere stava l con una mano in tasca, imbarazzato.
Clara, dammelo qui. Tu vai a divertirti disse Ginny. Il tono era materno e perentorio, come quello di sua madre, ma voleva in realt suonare critico, in modo che Revere lo cogliesse: dopotutto lui era l da solo ed era sposato e non aveva appena licenziato il marito di Caroline perch beveva troppo? Prese il bambino dalle braccia di Clara e lasci Clara l impalata, alle prese con Revere.
I bambini ti piacciono, mi sembra disse lui.
Adoro soprattutto i beb fece lei. Pens a Lowry e a qualsiasi bambino che Lowry avrebbe potuto mettere al mondo-sarebbe stato per met suo e, intorno agli occhi, avrebbe potuto assomigliare a lui, e lei gli avrebbe permesso di scegliere il nome-e un'ondata di debolezza la assal all'improvviso. Lei e Revere si misero a passeggiare insieme. Percepiva questa sensazione di stordimento e di incertezza non del tutto spiacevole, e si domand se fosse il caso di parlarne a quest'uomo. Lui sembrava non avere granch da dire e lei quindi and avanti, ciarliera. Mi piacerebbe avere sette o otto figli, un sacco di bambini, e una grande casa e tutto il resto. In una casa senza bambini nessuno pu essere felice, no?-Sono appena stata a vedere l'oceano, fin laggi. Sono andata con un po' di amici e ho nuotato e sono andata in spiaggia.
Si volt verso di lui con un sorriso smagliante e meravigliato, come se fosse ancora leggermente accecata dal sole. Ma lui non si un al suo sorriso. Sembrava a disagio. Un amico verr a trovarmi, questa sera prosegu Clara. Nel suo entusiasmo, avrebbe voluto prendere Revere per il braccio per fargli capire quanto fosse importante. Ho un sacco di cose da fare e devo tornare a casa-sono solo passata al picnic con un'amica -
Vuoi parlare di loro?-dei tuoi amici?
Le sembr una domanda bizzarra. Lanci uno sguardo a Revere e i suoi occhi-fissi su di lei come ricordava che lo erano stati anche quelli di Lowry-la rallentarono un pochino. La sensazione di debolezza si espanse dentro di lei. Voleva girare i tacchi e tornare da Ginny, dove sarebbe stata al sicuro, anche se Ginny era arrabbiata, e trovare il modo di ammazzare il tempo fino alle otto, quando sarebbe arrivato Lowry. Disse: La mia amica Ginny - ma venne interrotta da un gruppo di ragazzini che li super correndo.
Attraversarono l'area dedicata al picnic e si fermarono al limitare del parcheggio. Il parcheggio era un semplice campo dove si poteva lasciare la macchina per venire al picnic. L la musica arrivava flebile e squallida. Revere disse: Credo che mi piaccia parlare con te. Non ti chiedo niente. Clara sorrise, nervosa. Continuava ad ascoltare la musica e a pensare a quanto fosse diventata lontana, cos in fretta, e con quell'uomo non aveva passato neanche cinque minuti.
Certo disse Clara ma la mia amica-dovrei cenare con i suoi.
Posso portarti io a mangiare qualcosa.
Mangiare qualcosa? disse Clara senza capire. Ma il mio amico arriva alle otto.
 il tuo ragazzo?
Solo un amico rispose lei con cautela, e si volt verso di lui come se volesse riportare entrambi verso il picnic. Ma il suo sguardo tentennava all'altezza del petto di lui e non osava sollevarsi fino al viso. Era ben conscia del fatto che si trovasse l in piedi, a guardarla. Era consapevole del suo nome. Quel nome gli fluttuava attorno come un profumo che avvolge una bella donna, toccava le persone prima ancora che lui si avvicinasse, lo definiva e lo strutturava in un modo che nemmeno lui sarebbe mai riuscito a cogliere. Persino Lowry sapeva il nome di quell'uomo...
Si fecero largo tra le erbacce e arrivarono alla sua macchina, che Clara riconobbe all'istante. Doveva averla esaminata con pi attenzione di quanto si fosse resa conto. Mi hanno detto che si chiama Revere disse lei. Lui rise e le rispose: Te l'ho detto io. Ma lei non si stava riferendo a lui.
Sembri un po' diversa rispetto a prima le disse.
Gi, lo so.
Sal in macchina. Il sedile era caldo, le bruciava l'incavo delle ginocchia. Forse disse lei debolmente possiamo andare un pochino fuori, ma non troppo lontano? Fare solo un giro breve?
Uscirono sulla strada, attraversando il campo accidentato. C'erano dei bambini che giocavano in mezzo alle macchine parcheggiate. Un ragazzino con un bastone da passeggio giocattolo era salito sul tettuccio di una macchina e agitava il bastone verso di loro, strillando qualcosa. Il viso di Clara si fece impenetrabile.
Di che cosa voleva parlare? domand Clara.
Lui sembrava in lieve imbarazzo. Lei si domand se in lui non ci fosse del risentimento, per il modo in cui gli angoli della bocca gli puntavano verso il basso quando era di profilo, come se le sue stesse azioni lo lasciassero perplesso. Dovrei tornare in tempo per cenare insieme a loro disse Clara, rilassandosi leggermente per godersi il giro in macchina. Sono dei veri amici. Non ho una famiglia o nessun altro e loro mi invitano spesso... sono anche amica di una ragazza che si chiama Sonya. Ma non credo che lei la conosca....
Probabilmente lui stava aspettando che lei esaurisse quel genere di chiacchiere. Clara rispose al suo silenzio con una minuscola alzata di spalle, che lui non doveva vedere. Pens a Lowry che probabilmente era gi in viaggio per raggiungerla, e a come avrebbero fatto l'amore quella sera. Pens ai diversi modi in cui avrebbe potuto spiegare a Lowry cosa non andasse in lei-a meno che non si trattasse di un semplice errore. Le sarebbe piaciuto parlare di Lowry a Revere, ma non sapeva da che parte cominciare. E comunque con gli adulti non bisogna confidarsi, specialmente con gli uomini;  sempre meglio non dire mai niente di segreto a nessuno.
Arrivarono sulla statale e proseguirono, non troppo velocemente. Clara guardava fuori dal finestrino, soddisfatta, anche se aveva gi girato in macchina parecchio la settimana prima con Lowry. Le era sempre piaciuto andare in giro e fermarsi da qualche parte, anche quando era gi sulla via del ritorno; non aveva niente a che fare con gli spostamenti per le campagne stagionali. Gli disse: Ho adorato l'oceano. Mi  piaciuto arrivare fin l e vedere tutto quanto. Si vedono pi montagne, a mano a mano che ti allontani... lei viaggia parecchio?.
Chicago, perlopi.
Chicago? disse Clara. Con questa macchina?
In treno.
Oh fece lei, colpita. Le piaceva quell'espressione, in treno. Chiunque altro avrebbe detto col treno. Se lo immagin mentre sfrecciava per la campagna seguendo le linee dritte e inflessibili della ferrovia, tagliando gli spazi aperti e divorando le distanze come se niente fosse. Gli lanci un'occhiata, pareva avesse appena eseguito un numero di magia. Signor Revere, che cos' che voleva dirmi?
Lui ferm la macchina, sembrava si fossero allontanati a sufficienza da quello che lo disturbava. Erano in cima a una collina e pi in basso si riusciva a vedere un appezzamento di terra cespugliosa con un laghetto stretto e angoloso-il lago Mirror -, punteggiato di alberi e tronchi nella parte pi settentrionale. I giovani andavano l a nuotare e a fare i picnic, ma oggi c'erano solo una manciata di coppie; tutti gli altri erano al picnic di beneficienza. Anche l in cima alla collina a Clara arrivava il rumore della radio di qualcuno. Il ricordo dei giorni passati con Lowry invest Clara come una pugnalata al petto. Clara sentiva quanto fossero gi lontani, proprio come il signor Revere doveva sentirsi lontano da quei giovani che nuotavano e passavano il tempo sulle rive del lago Mirror.
Revere si stropicci la faccia. Come Clara, forse, stava cercando di risvegliarsi da un sogno. Ci sono delle cose che non riesco a capire disse lui lentamente. Le sue parole erano un tantino dure. Clara not che riuscivano a fendere l'aria molto pi dei discorsi delle altre persone; avevano qualcosa di impaziente. Non credo di riuscire a spiegarmelo. Ma-quando avevo la tua et stavo da uno zio che viveva in un ranch nel Dakota. Ci passavo le estati. Portava me e i miei cugini in citt ed era a malapena una citt - molto pi piccola di Tintern-c'era solo una strada fangosa con qualche negozio. Vicino alla strada c'era una baracca e ci viveva una grande famiglia. Nove bambini. C'era una ragazza della mia et. Aveva dei lunghi capelli quasi bianchi e si vestiva solo di stracci ed era-proprio come te... erano svedesi.
Io non sono svedese disse Clara, sospettosa. Sono americana.
Era felice disse Revere.
Clara ci pens su. Non riusciva a capire di che cosa stesse parlando quell'uomo. Quello che stava dicendo aveva qualcosa a che fare con un'altra ragazza, una persona che ormai era cresciuta, era diventata grande, perduta, dimenticata, una persona che Clara non aveva mai visto.  bello disse Clara incerta. Voglio dire-che fosse felice.
La mia prima moglie veniva da una famiglia della valle, qui attorno disse Revere. Aveva la mia stessa et. Poi  morta e ho sposato Marguerite -
S fece Clara qualcuno mi ha detto che sua moglie si chiamava cos. Non fece caso al fatto che qualcuno avesse parlato di lui. Abbiamo tre maschi, ma da quando  nato il primo non  pi stata molto bene.  una splendida persona... suo padre era una splendida persona.  tutto dentro di lei, alle sue spalle... la sua famiglia... ma ha un peso sul cuore.
Perch?
Guard dall'altra parte, come se Clara gli avesse fatto una domanda sciocca. La maggior parte delle persone sono cos, Clara le disse.
Clara non sapeva che cosa dire. Doveva fare una battuta, o sorridere, o che altro? Quello che la metteva a disagio era che non avrebbe potuto parlare a nessuno di quella conversazione, soprattutto non a Lowry. Disse brancolando: I suoi ragazzi sono davvero carini, i due che ho visto almeno-non c' niente che non va con il pi piccolo, vero?.
No.
Ma-allora -
Non c' niente che non va.
Sua moglie  molto malata?
Non lo so.
Il dottore viene spesso?
S.
Clara ci pens su.  bello che riesca a passare spesso gli disse. Un dottore mi ha visitata, una volta. Mi ha fatto delle punture nel braccio, bruciavano un po'... il mio pap, per, aveva veramente paura. Anche gli uomini adulti si spaventano certe volte. Lui per non aveva paura di nient'altro disse rapidamente. Revere stava ancora guardando fuori dal finestrino. Dei merli si stavano azzuffando per qualcosa che si trovava l per terra. Ma mi dica fece Clara all'improvviso in casa sua ci sono dei libri?
Qualcuno.
Li tenete-sui muri?
Sulle mensole? S.
Oh disse Clara, colpita. Che bello.
Revere le sorrise. Ti piace leggere, Clara?
S! Ma faccio fatica, a volte. Fece una pausa, arricciandosi i capelli attorno a un dito. Sono un po' lenta, credo. Devo ripetermi le parole quando leggo, e ci vuole cos tanto tempo, mi fa stancare. Se avr dei bambini, voglio che leggano. Gli dar un sacco di libri, cos potranno leggere sempre. Clara ripens a Lowry che girava le pagine dei suoi tascabili e delle riviste in spiaggia, e che le aveva regalato il dizionario; certo, Lowry avrebbe voluto dare un'educazione ai suoi figli. Se vuoi farti una vita. Diversa da quella dei tuoi genitori. Se fossi andata a scuola e avessi imparato bene le cose, sarei-sarei diversa da quello che sono ora.
Ma Clara, perch vuoi essere diversa?
Sent le guance che cambiavano colore. Scoppi a ridere. Quell'uomo stava dicendo che gli piaceva cos com'era. Credo di non voler essere diversa.
Revere la fiss, solenne. Se Curt Revere fosse stato una carta da gioco, pens Clara, sarebbe stato uno dei re. Mascella marcata, incline alla riflessione. Non era un tipo svelto, con quella sensualit infida tipica dei jack. Ti veniva da pensare che il re di picche fosse pi forte del jack di picche, ma non era cos. Avere cos tanto, sapere cos tanto logorava l'anima, perch sapevi cosa potevi perdere.
Ginny e gli altri si staranno... chiedendo dove sono. Andata a finire.
Ma sembrava che Revere non l'avesse sentita. Si stringeva il labbro tra l'indice e il medio, pensieroso. Riusciva a percepire il rancore che aleggiava attorno a lui, e anche qualcos'altro-il peso del suo sguardo inflessibile e meditabondo, che lasciava intendere che Clara fosse stata scelta nell'intero paesaggio visibile-e forse anche in quello invisibile-solo per lui. Vedeva nel suo volto un volto che nemmeno Clara riusciva a vedere e percep per un istante un potere confuso, rapido come un fulmine che lampeggia all'orizzonte. E Lowry era per strada, stava tornando da lei, e tra poche ore sarebbero stati di nuovo insieme: non sarebbe nemmeno stato buio.
Nella borsetta di Clara c'erano delle foto sparse. Due erano sue e di Lowry, fatte in spiaggia, in un'altra c'era Clara da sola, fatta pi di recente alla macchinetta automatica dello spaccio. Fu tentata di mostrarle tutte e tre a Revere, ma tir fuori solo la sua. Questa sono io, l'ho fatta la settimana scorsa. Io e la mia amica... Balbett, senza sapere bene che cosa volesse dire. Revere prese l'istantanea e la esamin. Il modo in cui aggrott le sopracciglia mise a disagio Clara, che offrendogli quella foto non aveva voluto fare nulla di speciale. Per scattarla, Clara si era inumidita le labbra e si era messa in posa con i suoi occhioni e i capelli che le ricadevano sul viso come un'attricetta di Screen Romances, le spalle sollevate per accentuare il seno sotto al pullover di cotone a maglia-Clara e la sua amica si erano ammazzate dal ridere con quelle pose, se l'erano quasi fatta addosso. E ora: ecco Curt Revere che la prendeva sul serio. Le disse: Non sembri esattamente tu, Clara. Ma ti riconoscerei ovunque. Clara. Lei allung la mano per riprendersi la foto, ma lui la stava ancora guardando.  molto strano disse. Non ti chiedo niente... Clara, chiss perch, trattenne il fiato, pensava che avrebbe mutilato l'istantanea. Invece, la ripose nel taschino della camicia.
Non intendevo... cominci Clara, debolmente.
Posso tenerla, Clara?
Non la stava proprio implorando. Ma nella sua voce c'era un tono ferito che non ci si sarebbe aspettati di sentire da un uomo come Curt Revere.
Oh, ma certo! Certo.
Revere disse lentamente, senza guardarla. Mia moglie, la prima,  morta giovane. Di parto. Non sarebbe dovuto succedere, aveva ricevuto le migliori cure prenatali... anche il bambino  morto.  stato tanto tempo fa, era abbastanza giovane da poter passare-avrebbe potuto essere-mia figlia, oggi.  veramente strano ripensarci.
Clara annu, imbarazzata. Quando le persone pi vecchie parlavano del loro passato, come potevi rispondere? C'era qualcosa di vergognoso, in qualche modo.
Avrebbe voluto allungare la mano. Toccare il viso di quell'uomo cos schiacciato dai pensieri. L'idea che, da qualche parte-se chiudeva gli occhi riusciva a immaginarsi il posto con precisione: il campo dei braccianti in Florida, dove l'aveva visto per l'ultima volta-suo padre Carleton Walpole potesse ripensare a lei le faceva paura. Tracannando sidro in quella maniera che aveva perfezionato, dal fiasco, rovesciando solo qualche goccia...
Hai un bellissimo sorriso, Clara.
Sorriso? Stava sorridendo?
Clara disse, scioccamente: Immagino... io non mi vedo.
Tua madre  viva, Clara?
Oh, certo.
E dov', cara?
In qualche posto in Florida, credo. Dove avevano una piccola fattoria Clara fece una pausa, confusa. Un aranceto, voglio dire. Fuori Savannah.
Savannah? Revere si accigli, riflettendo. E tuo padre, Clara?
Mio padre? Non lo so disse Clara, con una risata tesa, Che cosa dovrei dire? Sono andata via per scappare da lui.
Perch?
Perch tutti scappano? Mi picchiava.
Ti faceva male, Clara?
Nah. All'improvviso un'idea era sbocciata dal fondo della sua mente: non era scappata dalla sua famiglia perch pap la picchiava, ma perch era arrivato il momento. Come quando aveva rubato la bandiera, era arrivato il momento di farlo. Come quando si era messa in ginocchio in quella chiesa e aveva pregato con tutto il cuore per Rosalie, per la prima e ultima volta. Era per quel motivo che in una domenica pomeriggio di un agosto di diversi anni dopo si trovava l nella macchina di Revere. Rispose sulla difensiva: Mio padre ha avuto sfortuna. L'hanno imbrogliato tante volte. Si ubriacava e picchiava noi bambini e quando ho avuto la possibilit di andarmene....
Mi sembri dispiaciuta, Clara. Volevi bene ai tuoi genitori?
Certo.
Anche a tuo padre che ti picchiava?
Certo.
Ma perch?
Clara si strinse nelle spalle. Quelle domande serrate stavano cominciando a infastidirla.
Perch amavi tuo padre, se ti picchiava? Revere insistette.
Era mio padre. Te l'ho detto.
Ma- sufficiente?
Era mio padre. Il tono di Clara ora era triste. Cominciava a capire il potere di quell'uomo: fingeva di essere buono, persino umile; era il suo modo di farti credere che non fosse diverso da te. Ma era diverso ovviamente. Nel suo sguardo c'era qualcosa di selettivo e preciso, una tensione sul suo volto, che le ricordava Lowry quando Lowry non era in vena di scherzare e diventava una persona pi vecchia e pi seria che le faceva paura.
Non smetti di amare qualcuno solo perch ti picchia disse Clara sprezzante, come se fosse un'idea infantile, stupida. Come se per arrendersi di fronte a una cosa simile bisognasse essere dei maledetti smidollati.
Revere ci pens su. Clara socchiuse le palpebre e prov a ripensare a sua padre, ma la sua mente si sottraeva al ricordo; era un ricordo che arrivava di notte senza essere stato invitato, e mai alla luce del sole. Si ricord invece, sorridendo, di quando lei e Rosalie erano andate a vagabondare per le strade, due figlie di braccianti in citt, e c'era la casa, la bandiera. Oh, quella bandiera! Clara sorrise e le torn in mente la corsa temeraria per rubarla, riusciva a vedersi, come se a compiere quelle azioni fosse stata un'altra persona. Un istante dopo, per, tutto svan, gli anni si volatilizzarono, ed eccola l seduta con quello strano uomo. Che cosa c'entrava suo padre, dunque? Ma non sarebbe riuscita a spiegarlo a Revere.
Ti sposerai presto? disse lui.
Lei lo guard. Come mai me lo chiede?
Lo farai?
Non lo so. Immagino di no.
Ma potresti?
Lei si mise a ridere, timidamente. Non credo.
Hai in mente qualcuno?
Signore, ora possiamo tornare? Per favore?
Lui la guard come aveva guardato la fotografia. D'accordo le disse. Possiamo tornare.

Stava seduta con la schiena dritta e la docile attenzione di un bambino che potrebbe aver combinato qualcosa di sbagliato. Sulla via del ritorno per Tintern, il paesaggio si muoveva senza fretta verso di loro, e Clara misurava con lo sguardo la distanza che dovevano ancora percorrere. E Lowry era in viaggio per raggiungerla e fra qualche ora sarebbe stato con lei. Si sentiva lenta e tranquilla, come riscaldata dal sole. In quella citt, Revere era un estraneo pi di quanto lo fosse lei, pens. Lei si trovava nel mezzo tra lui e quel piccolo agglomerato di brutte costruzioni e gli spiazzi vuoti che erano svuotati solo a met e le viuzze polverose con le erbacce che crescevano nel mezzo; poteva possederne una parte o addirittura tutto quanto ma l era pi straniero di lei.
Quando la lasci scendere sembrava stanco. Doveva avere quasi quarant'anni, pens lei; era il primo pensiero chiaro che riusciva a formulare su di lui. Bada a te stessa le disse, facendo eco alle parole di Lowry. Quell'eco sconvolse un pochino Clara. Fece segno di s con il capo, assent con un sorriso, la mano sulla maniglia della portiera in attesa della libert, in attesa che quello sguardo triste e pesante la lasciasse andare. Perch quel rimpianto, perch quella bocca piegata in una smorfia prepotente? Clara avrebbe voluto dirgli che era libera e che non apparteneva a nessuno. E se mai fosse accaduto, sarebbe stata di un altro uomo. Ma non sapeva che cosa volesse lui. Non aveva mai incontrato nessuno cos, non sapeva come parlargli. Tutto quello che percep quando se ne and fu una sensazione di sollievo per essersi allontanata dalla morsa del suo sguardo.
Ma mentre saliva le scale per arrivare alla sua stanza, sent che il sollievo la stava abbandonando. Lo sguardo di Revere era ancora con lei, uno sguardo che suo padre avrebbe dovuto lanciarle anni prima se solo avesse saputo come fare-e naturalmente non lo sapeva-e che l'avrebbe tenuta a casa, impedendole di scappare. E di avvicinarsi a Lowry. E a questa nuova, stupefacente consapevolezza-lasci che la mano si fermasse sulla pancia. S, era vero. Ma era proprio cos? Come poteva esserne certa? Si ferm in cima alle scale, ansimando.
Apr la porta, quasi aspettandosi di trovare dentro Lowry, ma la stanza era vuota. L'aria era caldissima. Quando entr si accorse che alcune mosche ronzavano in giro, nervose perch le aveva disturbate, ma poi si calmarono. Clara si mise a sedere sul letto e fiss il muro di fronte a lei per qualche minuto, senza pensare a niente. Poi si ritrov di nuovo davanti il viso di Revere e la consapevolezza sulla sua vita che era riuscita a cogliere in macchina: quello che l'aveva condotta lontano, da Lowry, e quello che pensava ci fosse dentro di lei erano state semplici coincidenze. Non era cos? La vita era un susseguirsi di casualit e nulla di pi?
Si stese sul letto e accese una sigaretta e aspett. Cercava di pensare a quello che gli avrebbe detto, a quali parole usare. Credo di avere qualche problema, Lowry o C' qualcosa che non va e te ne devo parlare o Mi dispiace ma... Forse era la semplicit con cui riusciva a ripetere tutto questo a farle capire che non l'avrebbe mai detto, che le cose non possono andare cos lisce.
Quando Lowry finalmente arriv era gi tardi. Clara si era tolta il vestito ma era ancora distesa sul letto, in attesa. Nell'oscurit riusciva a vedere gli oggetti senza preoccuparsi dei particolari; sapeva dove si trovava ogni cosa. Stava distesa con i piedi raccolti sotto di lei, mezza seduta, appoggiata a un cuscino con un posacenere in bilico sul letto. Stava per accendere la sesta sigaretta quando sent, da fuori, l'inconfondibile rumore della macchina di Lowry; non sapeva di sapere quale fosse il rumore della sua macchina.
Buss ed entr. Clara si era alzata. No, non accendere la luce le disse. Chiuse la porta e lei sent che aveva il respiro pesante.
Che cosa  successo?
Lui la afferr e la strinse a s. Non posso rimanere. Sono di fretta. Ho fatto una cosa disse lui. Nonostante il tono concitato, non era spaventato. Sono di passaggio. Non posso restare. Stai bene, Clara?
Che cosa  successo?
Cristo santo, non piangere-smettila disse lui. La abbracci e la sollev da terra. In lui c'era qualcosa di gioioso e sconsiderato che la terrorizzava. Clara, va tutto bene, piccola. Non mi sono fatto niente-sono solo di fretta. Come diavolo stai, ragazzina? Come vanno le cose qui? Mi sei mancata -
La spinse verso il letto e la fece sedere. Senti, non posso rimanere. Ma forse riuscir a scriverti una lettera o roba del genere-Ok? Ok, tesoro?
Hai fatto qualcosa?
S, Cristo, era ora disse lui. Ero stufo marcio di questo lavoro da due soldi, questo maledetto schifo da due soldi che sto facendo. La prossima volta che ci vedremo sar diverso. Mi detesto a morte, cos come sono adesso-che cosa diavolo sono? Si sedette pesantemente accanto a lei. Vado in Messico, tesoro.
Vengo con te -
Che cosa? Tu resti qui. Cresci. Hai bisogno di soldi?
Perch te ne vai? disse Clara disperatamente. Che cosa c' che non va? Hai ucciso qualcuno?
Non ci sono mai stato gi in Messico, ecco perch ci vado. Far un sacco di cose-senti, ti servono dei soldi? Come stai, maledizione? Le strinse la mascella e la guard, quel nuovo Lowry, strano ed esuberante. Riusciva a sentire il suo respiro ansioso sulla faccia, era paralizzata. Non le venivano le parole. Sei una ragazzina dolcissima ma ascoltami, ascoltami bene, io non ti ho mai preso in giro, vero? Non ti ho mai mentito. Ti ho detto fin dall'inizio come stavano le cose. Ok? Stai bene?
Si stese insieme a lei sul letto e la strinse tra le braccia. Ma lei si era gi ritratta da lui, si era rimpicciolita. Si sentiva piccola e il suo corpo, tra le sue braccia, era inerte e morto, qualcosa di estraneo a entrambi. Lowry la baci e continu a parlare in quel tono basso ed esplosivo, con un'energia che minacciava di danneggiarla con la pura innocenza della sua gioia, e lei non riusciva a capire. Si era rintanata nelle profondit del suo corpo e non riusciva a controllarne il tremito e non riusciva a capire cosa stesse succedendo. Lowry disse, alzandosi: Clara, devo mettermi in marcia. Sono molto di fretta. Se qualcuno viene a cercarmi, digli di andarsene al diavolo-va bene? Sto solo prendendo quello che  mio. Se mi segue qualcuno gli spacco la testa. Diglielo. Ecco qua, Clara, cercher di rivederti ancora, prima o poi-ricordati di me, va bene? Ecco qualcosa per te. Ricordati di me-mi sono preso cura di te, vero?.
E se ne and. Clara rimase distesa, immobile. Quando finalmente accese la luce vide dei soldi sul tavolo, banconote sparse con noncuranza, come se il vento sollevato dal passaggio di Lowry le avesse spinte fin l per sbaglio. Ci mise un po' prima di riuscire a costringersi ad alzarsi per metterle via. Si muoveva lentamente, legnosa. Si domand come avrebbe passato il resto della sua vita.

7.

Il giorno in cui Clara riprese in mano la propria vita era un giorno qualunque. Fino all'ultimo non sapeva come sarebbe riuscita a riconquistare il controllo di tutti quegli avvenimenti, come un guidatore che sterza per lasciar vivere un coniglio o che lo centra in pieno senza nemmeno guardarsi indietro: pu fare l'una o l'altra cosa, ma lo sapr davvero soltanto un istante prima.
Ora aveva sedici anni e, quando il bambino sarebbe nato, ne avrebbe avuti diciassette. Ogni mattina, dopo che Lowry se n'era andato, si svegliava con la limpida e inequivocabile consapevolezza di quello che le era successo e del significato che aveva. La meraviglia di quelle ultime due settimane era scomparsa. Osservava le cose a lungo, seriamente. Forse perch non si fidava-e voleva assicurarsi che rimanessero ferme, che mantenessero la loro forma, la loro identit. Pensava ossessivamente al bambino e a Lowry che in quel modo sarebbe rimasto vivo anche se-in Messico, o da qualsiasi altra parte-fosse morto davvero. Lowry sarebbe vissuto attraverso quel bambino, che forse avrebbe avuto i suoi occhi, la sua bocca o il suo modo di parlare-e le avrebbe risposto quando lo chiamava, magari sarebbe stato un maschietto che sarebbe arrivato di corsa a perdifiato e ridendo quando lo avrebbe chiamato perch andasse da lei.
Per la gente di Tintern risultava probabilmente molto simile alle ragazze del posto, quelle cresciute troppo in fretta che non vedevano l'ora di crescere ancora di pi. Sapeva che la gente parlava di lei. Parlavano gi quando Lowry veniva a Tintern e ora che a Tintern non si faceva pi vedere parlavano ancora di pi. Percepiva i loro sguardi, che la seguivano.
Piangeva, e si malediva per la propria debolezza! Erano quei momenti, aridi ed estenuanti, in cui non le restavano pi lacrime o imprecazioni che le facevano pi male. Lowry era stato crudele con lei, un bastardo egoista-lo sapeva. Eppure pensava che, a meno che lo stesso Lowry non ne fosse stato consapevole, non fosse colpevole di averle fatto del male. E la amava, a modo suo. Ne sarebbe sempre stata convinta.
Un pomeriggio, Clara era uscita a passeggiare da sola per una strada secondaria a circa un miglio dalla sua stanza, e mentre rimuginava su questi pensieri, mormorando e ridendo piano tra s e s, la vide: la macchina di Revere, parcheggiata. E in quell'istante seppe che cosa avrebbe fatto e che cosa aveva pianificato nelle ultime quattro settimane o quasi.
Era gi passato tutto quel tempo: quattro settimane. Potevano anche essere quattro anni, aveva pensato. Clara non aveva mai prestato molta attenzione al funzionamento del proprio corpo, ma dopo quel viaggio con Lowry la sua attenzione si era rivolta verso l'interno con una violenza e un rancore tali che non sarebbe mai pi riuscita a pensare al proprio corpo in altro modo. Lowry l'aveva cambiata. Nonostante ci, per, stava bene. Il problema era che la salute del suo corpo non aveva niente a che fare con lei personalmente, con Clara; i suoi meccanismi e le sue esigenze non erano quelli di lei. A volte sognava di fare l'amore con Lowry e la sua mente non voleva saperne-era disgustata e furibonda. Si premeva entrambe le mani sulla pancia quand'era da sola, o addirittura di tanto in tanto quand'era in negozio, e pensava a come il suo corpo era andato dritto per la sua strada mentre la sua mente aveva provato a imboccare un'altra direzione; alla fine, per, non aveva scelta. Il tempo continuava a passare e lei continuava a crescerci dentro, ad andare alla deriva. Non aveva scelta.
Quando non aveva nient'altro da fare usciva a camminare da sola. A Tintern c'era sempre qualcuno che camminava, ragazzini, vecchi o chiunque altro, spesso accompagnati da cani che correvano in giro abbaiando e annusando dappertutto. Certi vecchi impugnavano dei grossi rami e li usavano come bastoni, alcuni bambini brandivano rami fingendo che fossero armi. Clara camminava per le viuzze polverose che portavano a magazzini in disuso e case di legno e campi mai coltivati. Evitava di passare vicino al fiume perch un sacco di gente ci andava, e non passava mai davanti all'hotel di Tintern, dove i lavoratori della segheria affittavano camere o passavano semplicemente il tempo. Un giorno vide la macchina di Revere parcheggiata sul ciglio della strada; pi indietro c'era un edificio nuovo, un piccolo ufficio che aveva qualcosa a che fare con il deposito di legname. Sembrava che l'avessero costruito con dei tronchi grezzi praticamente il giorno prima. Il deposito di legname era grande e non vi ferveva una grande attivit. La segheria, che dava su un'altra strada poco lontano, era rumorosa e piena di uomini; Clara ne era spaventata.
Era ormai la fine di agosto. L'aria era immobile. Clara era abituata al sudore sulla fronte, sul collo, sul corpo, ma non le piaceva perch la faceva sentire sporca. A Lowry lo sporco non piaceva. E quindi si asciug la fronte col dorso della mano e si ferm sul ciglio della strada, in attesa. Se guardava dritto davanti a s riusciva a vedere i palazzi alti e sgraziati di Tintern, uno era il palazzo in cui aveva vissuto per pi di due anni. Visti da dietro, avevano un aspetto vuoto e strano; le donne avevano steso i panni ad asciugare, che penzolavano da un filo all'altro, nelle verande sul retro. Due bambine in bicicletta sbucarono dall'incrocio con Main Street, dirigendosi verso di lei. Avranno avuto dodici o tredici anni e vivevano da qualche parte dall'altro lato della citt, in quelle casette di legno ordinate, bianche e tutte uguali, acquistate da uomini che in vent'anni o poco pi erano riusciti a mettere da parte i soldi lavorando in segheria o alla cava di gesso, con un lavoro stabile-diverso da quello di Clara e dei suoi. Ora percepiva sempre pi spesso questa differenza. Quando stava con Lowry-indipendentemente da dove la sua immaginazione si trovasse-non aveva mai notato quel genere di cose. Doveva aver vissuto in una specie di nebbia. Ma ora le vedeva, ora i suoi occhi avevano preso l'abitudine di assottigliarsi quando incontrava qualcuno, come se dovessero valutare un nemico. Le bambine si scambiavano risate acute, ma quando arrivarono vicino a Clara scese il silenzio. Clara guard le loro facce sudate e imbrattate, le loro bocche piccole, gli occhi fatti per scrutare meraviglie segrete e per ridere di Clara, una strana ragazza bionda che tutti conoscevano e di cui tutti parlavano, una che non aveva famiglia e viveva da sola in quell'immondezzaio -!
La prima ragazzina era quella che pedalava pi veloce, sfrecci accanto a Clara senza dire niente, poi arriv anche l'altra. Dopo averla superata, ricominciarono a ridacchiare. Clara le guard allontanarsi-la seconda aveva una bici da maschio, vecchia e scassata-e si domand che cosa stessero dicendo di lei. Non provava alcun rancore. Non provava assolutamente nulla per loro. Le guard allontanarsi gi per la strada e si domand perch non aveva mai avuto una bicicletta, perch non aveva insegnato alle proprie gambe ad andare su e gi in quel modo, in cerchi accuratamente stutturati, fino a far uscire i muscoli dei polpacci, che persino su quelle ragazzine magre si riuscivano a vedere. Portavano dei jeans larghi e sbiaditi e pedalavano in piedi, con una rigidit ansimante che aspettava soltanto di capire dove sarebbe stata condotta, mentre loro non si curavano dei dossi e dei sassi sul sentiero. Zigzagavano di qua e di l, chiamandosi, con la distanza che ormai appiattiva le loro parole. La polvere pallida e soffice della stradina era segnata dalle impronte delle loro gomme, un groviglio di linee confuse e indistinte che nessuno a parte Clara sarebbe riuscito a decifrare. Clara le guard e si rese conto di quanto fosse diventata grande, di quanto fosse arrivata lontano senza essere mai andata in giro per una stradina secondaria con un'amica, su una bicicletta, prima di cena... Poi sent le voci di alcuni uomini e si volt verso l'ufficio. C'erano Revere e altri due tizi. Revere si stava allontanando da loro.
Doveva averla vista perch arretr, senza smettere di parlare, si gir e si diresse verso di lei. Quando si avvicin, lei si fece seria. Lo guard arrivare e si accorse di come i suoi occhi spiccassero da lontano, fissi su di lei. Non se li ricordava bene. Lui la salut, ma lei esit, non voleva dire nulla in quello spazio polveroso, dove era rimasta in piedi ad aspettarlo in modo cos evidente-chiunque l'avrebbe capito.
C' qualcosa che non va? disse Revere. Con lui arriv anche il profumo fresco del legno nuovo, ce l'aveva sui vestiti. Ma cominci a dissolversi immediatamente nella calura del pomeriggio. Volevi-vedermi?
Per poco Clara non rabbrivid, ma lo percep in tempo e riusc a trattenersi. Doveva averlo osservato con un sorrisino strano e immobile. Revere, quel giorno, non portava completo e cravatta, e aveva le maniche della camicia arrotolate. Ma non aveva comunque l'aspetto di un uomo del posto. Al contrario di Clara che, quando era vestita bene, somigliava a qualsiasi altra ragazza nel raggio di miglia e miglia, Revere non somigliava a nessuno anche quando si vestiva come gli altri.
Sono uscita a fare una passeggiata e ho visto la sua macchina disse Clara in tono piatto. Continuava a fissarlo, come se volesse costringerlo a dire qualcosa, a fare qualcosa. Revere stava piegando lentamente un pezzo di carta gialla, poi sembr dimenticarsene e lo strinse tra le dita, senza badarci. Fa caldo, fa un caldo terribile. Quest'estate mi sta facendo sentire pesante e malata disse Clara. La voce le moriva in gola, suonava sensuale-con un che di stanco, e le palpebre le si abbassavano mentre parlava, non sapeva affatto che cosa avrebbe detto. Ma non pensava di dover dire un granch. Era cos consapevole del fatto che lui fosse l davanti a lei che le si chiudeva continuamente la gola, deglutiva terrorizzata; anche i suoi movimenti erano troppo rigidi. Sembrava che ci fossero gi passati prima, tante volte. Clara aveva proprio la sensazione di avergli gi detto qualcosa del genere prima di allora, e che lui l'avesse guardata come la stava guardando ora. Clara abbass lo sguardo su di s, come per guidare gli occhi di Revere, sulle sue braccia nude e abbronzate e sulle sue gambe nude e abbronzate, sulle ballerine nere che aveva preso per 2,98 $ e che erano gi tutte rovinate e spellate e avevano un aspetto schifoso. Tutto quello che possedeva, pens Clara, prima o poi finiva per avere un aspetto schifoso. Scostandosi i capelli dagli occhi, disse: Questo posto  suo-questo deposito di legname?.
Non tutto disse lui. Prov a sorridere.
Lei non aveva ancora sorriso, quindi si sent in vantaggio su di lui.
In citt per ha parecchie cose disse lei, piatta.
A Tintern? S, qualcosa. Non  cos importante.
Come si deve fare per avere delle cose?
Come?
Come si diventa cos?-Come fa un bambino ad arrivarci? Un bambino che nasce e che non ha niente?
Sembri un po' stanca, Clara disse lui. Si accost a lei. Clara osserv la sua mano che si avvicinava e pens: Non sta succedendo. Le tocc il braccio. Era la prima volta che la toccava, ma anche quello le risultava familiare. C' qualcosa che non va? Sei stata male?
Devo essere brutta, con questo caldo disse lei, voltandosi dall'altra parte. Sentiva un'autentica repulsione. Sollev una mano per nascondere il suo viso da lui, e lui fece il giro per guardarla, come farebbero un bambino o un cane per incalzare qualcuno che si sta ritraendo. Aveva un'aria cos strana, era cos nervoso e a disagio che lei temeva avrebbe fatto qualcosa di folle solo per porre fine a quello che stavano passando.
No, non sei brutta disse lui.
Sono stanca -
Non sei brutta.
Lo disse tristemente. Lei non voleva incrociare il suo sguardo. Il cuore aveva cominciato a batterle forte. Revere le mise una mano sulla fronte, solo per un istante, un gesto fugace e innocuo che avrebbe dovuto calmare lei ma che, al contrario, li innervos entrambi. Clara pens: Qualcuno dal deposito ci sta guardando. Ma quando lanci un'occhiata intorno, come in cerca della libert, non vide proprio nessuno. Niente.
Posso riaccompagnarti disse lui.
Aspett che lei acconsentisse. Ci mise qualche istante. Poi la spinse delicatamente verso la macchina. Era il modo in cui anche Lowry l'aveva spinta-non era una spinta vera, ma solo un buffetto, qualcosa per farla muovere e per guidarla leggermente, in realt si trattava di una semplice scusa per toccarla. Lavori troppo in quel negozio. Non dovresti aver bisogno di lavorare disse Revere.
Gi fece Clara, pensando a come avesse lavorato per tutta la vita senza conoscere un'alternativa, mentre c'era altra gente che possedeva le fattorie dove lei e la sua famiglia andavano a lavorare, e altre persone ancora possedevano i camion che arrivavano fin l per comperare la verdura e la frutta, e altre possedevano banche e segherie e depositi di legname e fabbriche e drogherie in citt che vendevano quello che lei e la sua famiglia avevano raccolto, e i figli di tutta quella gente erano liberi di andare su e gi per stradine tranquille e polverose in bicicletta per tutta la loro infanzia, senza mai diventare grandi.
Sal in macchina e lasci che la testa le ciondolasse sul petto, ma solo per un istante. Non si concesse altro. Pens che in un momento avrebbe saputo: dipendeva da dove lui avrebbe deciso di girare la macchina. Se l'avesse riportata in citt (se la macchina avesse puntato in quella direzione) avrebbe dovuto cominciare a pensare a come andarsene da l, ma se avesse svoltato dalla parte opposta e fosse andato nell'altra direzione, allora avrebbe avuto una possibilit. Revere mise la macchina in moto e guid, con qualche sobbalzo, su per la stradina-poi fece retromarcia nel vialetto del deposito di legname per poter girare dalla parte opposta.
Si stavano parlando, lei lo sapeva, anche se non avevano niente da dire ad alta voce. Lei aveva soltanto domande, domande. Aveva paura di essere ferita, spezzata, sporcata pi di quanto Lowry sarebbe mai riuscito ad aggiustarla. Ma si era addestrata a pensare Quel bastardo ogni volta che il nome di Lowry le tornava in mente, e il suo sangue, che pulsava di rabbia per lui, le dava coraggio. Dopo qualche minuto raggiunsero e superarono le ragazzine in bicicletta. Le bambine erano ferme, si riposavano a cavalcioni delle loro vecchie bici e Clara permise al suo sguardo di sfiorarle con qualcosa di simile alla disperazione, a un affetto malinconico-erano soltanto due mocciose, comunque, ragazzine con padri e madri e famiglie che andavano su e gi per il dime store toccando la merce e lanciando occhiate un po' troppo frequenti a Clara e Sonya. Revere le super e in quell'istante Clara avrebbe voluto lanciare loro un'occhiata sprezzante, ma quando si volt la sua espressione cambi, facendosi confusa, piena di un affetto goffo, come se non potesse desiderare altro che essere, in qualche modo, una terza bambina l insieme a loro, su un'altra bici-e non in quella macchina diretta verso la campagna e verso quello che le sarebbe successo laggi, di qualunque cosa si trattasse.
Le stava dicendo: Non sapevo se volevi rivedermi. Non voglio metterti in nessun guaio.
S disse Clara.
Con la gente della citt, intendo.
S.
Cos sono passato al picnic per vederti. Ma il tuo posto era con i giovani che erano l con te.
Clara non disse nulla.
 strano disse Revere. Il suo tono non era affabile. Non credevo ti avrei pi rivista.
Clara guard fuori dal finestrino. Il sole caldo, davanti a loro, creava un riflesso evanescente sul finestrino laterale, permettendole di specchiarsi. Tir gi il vetro e il vento si rivers dentro, spostandole i capelli all'indietro. Chiuse gli occhi. Dopo un po' Revere disse: Qua vicino ho una casa. Ho comperato della terra e insieme c'era anche una casa.... Clara apr gli occhi, aspettando che la casa comparisse loro davanti. Si aspettava che si materializzasse, dal nulla. Questa terra  mia disse Revere. Duecento acri. Ma non  terra buona.
Non  buona gli fece eco Clara, senza metterlo in discussione. Si domand perch qualcuno avrebbe mai dovuto comperare della terra che non poteva coltivare, ma era troppo nervosa e troppo soggetta a quella strana stanchezza per chiedere.
Quando raggiunsero la casa, aveva il viso e il corpo coperti di un sudore ormai freddo. Non si prese la briga di asciugarsi la fronte. Revere la aiut a scendere dalla macchina e la tocc con una mano altrettanto fredda per il sudore. Si chiese a che cosa lui stesse pensando, o se stesse effettivamente pensando. Erano piuttosto lontani dalla strada, parcheggiati in un vialetto incolto. La casa di campagna, con ogni probabilit, avr avuto un centinaio d'anni. Clara si accorse febbrilmente che da un lato il tetto era marcito e che alcune finestre erano rotte. Erbacce alte e appuntite crescevano ovunque. C'erano gambi affilati che le grattavano le gambe, ma era troppo nervosa per evitarli. Revere le stava indicando qualcosa, con grande seriet. Lei si volt e vide alcuni vecchi granai, sbiaditi dalla pioggia al punto da non avere pi un colore. Si avviarono verso la casa. Clara si guardava i piedi. Non voleva inciampare nei gradini sul retro, che sembravano instabili. Pens che se fosse inciampata sarebbe andata in frantumi, tutto sarebbe andato in mille pezzi. Revere la aiut a salire. Da quando l'aveva toccata su quella stradina si era indebolita, come se avesse davvero avuto bisogno di aiuto per salire o scendere da una macchina o salire tre o quattro gradini. Revere spinse la porta, che si allontan dalla sua mano aprendosi da sola. Clara deglut. Tutto il corpo le pulsava per il caldo, la paura e la pesantezza.
Appena mise piede in casa si volt verso di lui, disperata, singhiozzando. Lui le prese le mani e cerc di consolarla. Percepiva la sua piet, il suo disagio, e quella forza che lo avvolgeva e sulla quale ora avrebbe dovuto contare. Si stava affidando a lui e lo stava facendo nel modo in cui Lowry l'avrebbe fatto, pensandoci fino in fondo, calcolando, e infine decidendo di proseguire. Per tutta la vita avrebbe potuto dire: quel giorno lei ha cambiato il corso della sua vita, e non si  trattato di una coincidenza. Non  stata una coincidenza.
Ho paura di-non voglio - cominci lei. Ma Revere spinse il suo viso contro di s, nascondendole la faccia. Tremava. Clara chiuse gli occhi e pens che non si sarebbe mai pi sottoposta a una cosa simile, a niente del genere. Non avrebbe mai pi avuto cos paura.
No, non aver paura. Clara. Non aver paura le disse.
Lei aveva cominciato a battere i denti. Pens a Lowry, a quel bastardo di Lowry, e a come la stesse costringendo a farlo, a come stesse costringendo il suo cuore a gonfiarsi e a martellare nel suo petto come qualcosa che sta per impazzire. Era a Lowry che pensava, quando Revere fece l'amore con lei. Erano in quello che doveva essere stato un salotto, circondati da mucchietti di polvere fluttuante, cadaveri di insetti e strani mobili ripiegati sotto lenzuola sporche. Il soffitto era ricoperto di ragnatele e ondeggiavano un po' anche se non c'era un filo di corrente.

8.

Quando i primi temporali giunsero a rinfrescare l'aria, verso la fine di settembre, la casa era gi stata risistemata-il tetto riparato, i gradini e la veranda rinforzati, gli interni ridipinti e addirittura le pareti rivestite con una speciale carta da parati che Clara in persona aveva selezionato da un grosso catalogo, rosa pallido, con dei minuscoli boccioli. La mattina, quando era da sola, si sedeva fuori sotto al portico come se aspettasse qualcuno, o guardava i campi che facevano parte della propriet della casa, che erano incolti e in realt non appartenevano a nessuno, visto che Curt Revere non si prendeva la briga di piantarci niente. Cercava di pensare a quello che stava facendo e a come ci era arrivata: provava a immaginare i vecchi che avevano passato l una vita intera, la coppia che aveva costruito tutto e lavorato la terra per poi morire e perderla, permettendo a Clara di sedersi sotto al loro portico e di guardarsi intorno con un immobilismo che doveva aver assimilato dall'aria di quella vecchia casa, dai respiri pi intimi di quell'anziana coppia.
Revere ne aveva parlato cos: Avevano entrambi ottant'anni, forse di pi-il marito  morto per primo. I figli se ne sono andati chiss dove e nessuno voleva la vecchia fattoria.
A Clara sembr di non aver mai sentito niente di pi triste.
Di tanto in tanto usciva a passeggiare per i campi, spostandosi come un vascello che custodiva qualcosa di sacro o pericoloso, qualcosa che non bisognava scuotere. Ogni volta che pensava al bambino-cio quasi sempre-pensava a Lowry, e anche quando Revere era con lei, lo sguardo di Clara superava il suo viso per arrivare al viso di Lowry, si chiedeva che cosa stesse facendo in quel momento e se gli capitasse mai di pensare a lei, sapendo anche che l'energia che le serviva per continuare a odiarlo era molta di pi di quel che si meritava. Quei lunghi mesi passarono come una specie di sogno. Guardandosi indietro, successivamente, non riusc mai a ricordare come aveva trascorso tutto quel tempo. Se Revere le avesse dato il permesso di uscire con Sonya, o se Caroline e Ginny avessero trovato il modo di venirla a trovare (le loro famiglie gliel'avevano vietato), lei non avrebbe avuto bisogno di fluttuare a quel modo in quella confusione sonnolenta, in attesa della nascita del bambino. Aspettava anche il dolore. Si ricordava abbastanza bene quello che sua madre aveva passato per aspettarsi la medesima cosa. Quei lunghi mesi di stordimento durante la gravidanza l'avevano resa pesante e accaldata, lenta, leggermente disorientata dalla consapevolezza di quello che il suo corpo sarebbe riuscito a portare a termine e anche della strabiliante fortuna che aveva avuto: Revere, da dove era spuntato? Stava con lei per ore, la stringeva tra le braccia, calmandola, raccontandole quanto la amasse e come l'avesse capito all'istante, la prima volta che l'aveva vista, le parlava di tutto quello che avrebbe fatto per lei e per il bambino; e in mezzo a tutto questo Clara guardava indietro, a tutta la strada che aveva fatto, provando a capire che cosa stava succedendo, ma la risposta le sfuggiva sempre. Era come un fiore che si protendeva verso il sole: era una fortuna che il sole ci fosse, tutto l. Come un fiore si crogiolava nel calore delle attenzioni di Revere, senza mai avere la certezza, in quei primi mesi, di quanto sarebbero durate. Quando Revere stava con lei nella vecchia casa o quando camminavano insieme nei campi, lentamente, parlando, era convinta di riuscire a sentire alle loro spalle il gigantesco silenzio che la seguiva da sempre, un ruggito sommesso che somigliava al rombo dell'oceano, quando si era stesa sotto al sole cocente con Lowry, o allo sferragliare monotono dei motori che per anni avevano portato in giro lei e la sua famiglia...
Lui le aveva comperato una macchina, un piccolo coup giallo, e le aveva dato qualche lezione di guida. Facevano pratica sulle strade sterrate deserte dove non si incontrava mai un'altra macchina, di tanto in tanto vedevano un carretto carico di fieno o un trattore, tutto l, o qualche ragazzino in bicicletta. Clara adorava quelle lezioni e al volante stava seduta bella dritta, scostandosi i capelli dagli occhi con un'eccitazione che rasentava l'isteria-forse pensava al complicato intrico di strade che da l arrivavano in Messico, un intrico che sarebbe probabilmente riuscita a decifrare. Le mappe le insegnavano una cosa stupefacente: non aveva importanza dove si trovava, c'era sempre un modo per arrivare da un'altra parte, c'erano delle linee che l'avrebbero condotta, incrociandosi e accavallandosi, doveva semplicemente capire come.
Ma quando Revere non veniva, si limitava a guidare la macchina nel vialetto e di fronte alla casa. Non poteva andare in citt, dove la gente le avrebbe rivolto sguardi rabbiosi-immagin che avessero bisogno di un po' di tempo per abituarsi a lei e a Revere, quindi avrebbe concesso loro il tempo necessario-e Revere non le aveva dato il permesso di andare in macchina da Sonya, e le altre citt erano troppo lontane; alla fin fine, comunque, non aveva voglia di andarsene. Se non poteva andare in Messico, tanto valeva rimanere a casa. Ora aveva una casa tutta sua e nessuno poteva buttarla fuori. Aveva qualcuno che si prendeva cura di lei e non si sarebbe mai pi dovuta preoccupare di essere presa a schiaffi o di vederlo rincasare ubriaco-per quel che ne sapeva, lui non beveva nemmeno, il che era strano. Esplor la vecchia casa con un tale scrupolo che fin per percepirla come sua e di nessun altro, come se abitasse l da una vita intera. Per settimane si sent come una sonnambula che vagava nello sconfinato tepore di un sogno umido come il mese di ottobre in quella parte del paese, ma privo della nitidezza dei pomeriggi in cui il sole riusciva finalmente ad aprirsi un varco, e la passivit con cui era costretta ad accettare la presenza del bambino di Lowry dentro di s la rendeva passiva nei confronti di tante altre cose. Revere le comperava tutto quello che voleva: una macchina per cucire, tessuti, strani mobili. Era casa sua.
La nascita del figlio di Lowry incombeva su di lei come la morte era scesa sui precedenti proprietari della casa, come una cupa brezza tiepida che le soffiava contro da un punto indistinto del futuro. Qualsiasi cosa Revere le comperasse o decidesse di fare con la casa, lei lo accettava come se l'avessero pianificato da sempre, come se stessero semplicemente riempiendo un contorno. Quando passeggiavano per i campi o sui vecchi sentieri, con Clara che raccoglieva fiori selvatici o succhiava un filo d'erba, a volte Revere sollevava le spalle in quel modo forzato che aveva solo lui, come se stesse discutendo con se stesso, e a Clara bastava chiudere gli occhi per non vedere pi Revere ma un uomo qualsiasi, un uomo, l'idea stessa di uomo arrivata fin l per prendersi cura di lei come aveva sempre pensato che qualcuno dovesse fare, in qualche modo. Non aveva riflettuto a sufficienza sulla peculiarit della sua situazione per arrivare alla conclusione che lei era proprio il genere di ragazza che qualcuno avrebbe sempre voluto proteggere. Questo fatto l'avrebbe sorpresa. Ma Revere poteva essere la promessa che qualcuno le aveva fatto-e quel qualcuno era Lowry-quando l'aveva portata via, verso un altro mondo, per salvarla dalla sua vecchia vita nomade, e non le sarebbe mai venuto in mente di ringraziarlo.
Gli piaceva prenderle il viso tra le mani, come in una cornice, e guardarla. Parlava dei suoi occhi e della sua pelle; era una cosa che Clara detestava, ma lo sopportava, poi divent qualcosa che si aspettava che Revere facesse. Se erano all'aperto, sorrideva al cielo e lasciava che la sua mente si liberasse da quel posto, la lasciava vagare ovunque e, alla fine, tornava all'improvviso da quell'uomo che la fissava-e l'amore che vedeva sul suo volto la sorprendeva sempre. Come faceva quello sconosciuto ad amarla? Tutti gli sconosciuti erano cos deboli, indipendentemente da quanto sembrassero forti? In realt, per, anche Lowry era stato uno sconosciuto, cos come suo padre e chiunque altro. L'unica persona che non le era estranea era il bambino di Lowry, l'unica cosa che possedeva davvero. Ma ogni volta che guardava Revere vedeva qualcosa in pi di lui, finch la sua timidezza non cominci ad attenuarsi e si domand se non avrebbe finito per innamorarsi di quell'uomo, non nel modo in cui aveva amato Lowry, in un altro. Sapeva che la mente di lui non guizzava di qua e di l quand'era con lei; sapeva che lui stava guardando lei, e non qualcos'altro attraverso di lei.
Sei intelligente, Clara. Impari alla svelta disse lui, mentre le insegnava a fare retromarcia con la macchina. In vita sua non aveva mai ricevuto dei complimenti, e quando Revere pronunci quelle parole la sua faccia bruci di felicit. Gli prese la mano e se la appoggi sulla guancia. Tutto questo non faceva che attrarlo e affascinarlo, soltanto anni dopo avrebbe preso a comportarsi cos solo per l'effetto che suscitava. In quel momento della sua vita tutto era nuovo e spontaneo. La semplice meraviglia di trovarsi l la ipnotizzava sempre: com'era successo? Aveva veramente fatto tutto da sola, aveva preso quella decisione da sola?
Nelle giornate invernali solitarie e buie trascorse in casa le era venuta questa idea: rendere il figlio di Lowry una persona capace di trovare un senso a ogni cosa, una persona che sarebbe riuscita a controllare la sua intera vita, e non soltanto momenti isolati della sua vita, e che non avrebbe governato solo la sua vita, ma anche altre vite.
Recitavano due parti, senza rendersene pienamente conto: Revere era il colpevole, perch pensava di averla messa incinta, e Clara era la vittima, resa pi fragile e dolce dal suo stesso essere vittima. Gli raccontava le sue paure a proposito del parto, il dolore che sua madre aveva provato ogni volta, gli parlava dell'ultimo bambino che l'aveva uccisa-un ricordo che si mescolava a quello della partita a carte che alcuni uomini stavano giocando in un'altra baracca, mentre la mamma di Clara moriva dissanguata. Quando piangeva rimaneva stupita dalla disperazione che provava. Doveva aver amato sua madre, nonostante tutto, nonostante non avesse veramente avuto una madre per tanti anni-quindi piangeva finch non sentiva la testa che martellava, desiderando di poter strappare sua madre dalla tomba per darle tutti i regali che Revere aveva fatto a lei; perch sua madre non aveva avuto niente? Revere la consolava, la cullava tra le sue braccia. La gravidanza l'aveva resa sua e, come ogni uomo forte, testardo e fortunato, abituato a far andare le cose a suo piacimento, amava quello che possedeva. Parlava di risarcirla di tutto e Clara lo ascoltava, con gli occhi ancora lucidi di lacrime, accettando le sue carezze riparatorie anche se nel medesimo istante poteva accaderle di pensare a Lowry, domandarsi se un giorno le avrebbe scritto e che cosa sarebbe successo se qualcuno all'ufficio postale, per semplice cattiveria, avesse messo le mani sulla lettera e l'avesse strappata. A un certo punto, il dispiacere di Revere per averle fatto del male la fece sentire colpevole e disse: Ma io lo amo gi. Non vedo l'ora che nasca. Adoro i bambini e, dicendolo, tutto ritornava, persino la gioia di aver amato Lowry, anche se era durata solo pochi giorni. Ma non voglio andare in nessun ospedale per partorire gli disse, Voglio averlo proprio qui, a casa.
Vedremo come fare rispose Revere.
No, voglio stare qui. Non me ne vado.
Vedremo.
Amava ferocemente la sua casa. Aveva portato delle cose dalla sua vecchia stanza per la camera da letto, che era anche la prima camera da letto che avesse mai visto-figuriamoci usato. Aveva un letto e un tavolino da toilette di ottimo legno lucido, con sopra uno specchio che non somigliava a nessuno specchio che avesse mai visto prima, e un guardaroba solo per i suoi vestiti, anche se non ne aveva molti, e una sedia con sopra un cuscino e un tavolo vicino al letto su cui Revere appoggiava l'orologio quando veniva da lei. Sul muro di fronte al letto c'era la stampa di un tramonto, un tripudio di arancioni e rossi come spruzzi disordinati di dolore nell'acqua, le sagome degli alberi tracciate nitidamente in nero-Revere non aveva mai detto nulla di quel quadro, che Clara aveva scelto di persona. Se ci si sedeva davanti e lo fissava abbastanza a lungo, le venivano pensieri strani e tristi e si metteva a piangere, senza motivo. Mai in vita sua si era presa il disturbo di guardare un vero tramonto; alla radio, a volte, aveva sentito la voce nasale di un uomo che cantava di un mondo oltre il tramonto, e anche questo la riduceva in lacrime, ma non si era comunque mai disturbata ad ammirare un tramonto vero. I dipinti e la musica avevano lo scopo di trasformare le cose in altre cose, pensava Clara, e i tramonti dei quadri riuscivano a farti piangere mentre quelli veri non avevano alcun significato. Com'era possibile? Persino la fotografia di una casa d'inverno, circondata da una macchia di sempreverdi sul coperchio di una scatola di caramelle che le aveva regalato Revere, aveva per lei un significato maggiore rispetto all'immagine consueta che aveva della sua casa, vista dal vialetto o dalla strada. Cose del genere potevano emozionarla, ma non la realt, che era semplicemente qualcosa che si stendeva di fronte a lei, indifferenziata e priva di significato.
La sua camera da letto dava su un corridoio che portava prima alla cucina-una grande stanza piena di spifferi con una pompa nel lavandino, che Revere avrebbe dovuto rimettere a posto ed era gi stata dipinta di un giallo brillante-e poi al salotto, con le sue alte finestre malinconiche che faticavano a riprendere vita anche quando le colpiva la luce del sole, e infine a un'altra stanza, rimasta vuota. In tre camere c'erano le stufe. La casa aveva una soffitta, ma nessuno si era preso la briga di riordinarla; c'erano vecchi scatoloni di ciarpame-vestiti ammuffiti e rovinati dall'umidit, addobbi natalizi argentati, sottili, per la maggior parte rotti, e mobili brutti. Clara aveva gi passato tutto in rassegna diverse volte. Si sentiva pi vicina ai vecchi inquilini quando frugava tra le decorazioni di Natale, toccando le palline e i lunghi festoni ispidi che le lasciavano le mani piene di polvere d'argento, e pensava a quanto fosse ingiusto per quelle persone che le cose che avevano amato fossero finite a Clara, un'estranea. Poi riponeva tutte le cose scrupolosamente, come se si aspettasse che i proprietari tornassero a reclamarle. Da sola in soffitta, sia che l'aria fosse soleggiata sia che fosse resa pesante dall'oscurit, provava a non pensare alla sera che doveva arrivare, alla possibilit che Revere venisse o meno. A volte non riusciva a ricordare che cosa le avesse promesso.
Un giorno sul vialetto arriv qualcuno con una station wagon arrugginita e Clara corse fuori, sul portico. Era ormai novembre e faceva freddo, ma lei rimase l in piedi, in attesa che l'uomo venisse da lei, l'espressione del viso pronta alla sorpresa, a qualcosa di piacevole. Ma l'uomo aveva circa sessant'anni, era scorbutico e nervoso. Le disse: Se ora c' qualcuno che abita qui bisogna che fuori ci sia una cassetta della posta. Perch non c' una cassetta della posta?.
Clara lanci un'occhiata alla strada, come per controllare se per caso non ce ne fosse gi una. Poi disse: Nessuno mi scriver una lettera.
Le serve comunque una cassetta della posta. Se ne procurer una?
Non mi serve.
Come si chiama?
Clara.
Clara come?
Solo Clara. Un cognome non ce l'ho gli disse mestamente. Abbass lo sguardo sui piedi dell'uomo. Sapeva benissimo chi fosse lei e sapeva che Revere era il proprietario di tutta quella roba, ma insist con quello sguardo e con quel tono rabbioso finch lei gli disse, girando i tacchi come una donna sposata con ben altro da fare: Oh, se ne vada all'inferno!.
Dalla finestra del soggiorno rimase a osservarlo mentre faceva manovra e si allontanava, aggressivo e frettoloso. Pens con una specie di forza lenta e nervosa che forse Revere poteva togliere il lavoro a quell'uomo se solo si fosse presa il disturbo di lamentarsi. Ma quando Revere arriv, quel giorno, non gli disse niente. Se ne vergognava troppo-si ricordava il modo in cui il vecchio l'aveva guardata, come se fosse spazzatura, proprio come l'avrebbero guardata anche gli altri se ne avessero avuta l'occasione.
Dopo un po' cominci a pensare alla moglie di Revere, che cucinava per lui nei giorni in cui non mangiava con Clara, e dentro di lei si fece strada la medesima sensazione di forza che aveva provato con il postino. E se...?
Ogni tanto chiedeva: Che cosa dice tua moglie quando non torni a casa per cena? Se la prende?.
Revere riusciva a zittirla senza dire nemmeno una parola, ma di tanto in tanto lei sceglieva di non cogliere i suoi segnali. Si appoggiava a lui e lasciava ricadere la testa sulla sua spalla, come sopraffatta dai pensieri o dalle preoccupazioni, e lui le rispondeva sempre. Questo non ha nulla a che vedere con lei le diceva alla fine. A Clara quella risposta non piaceva, e nemmeno ci credeva. Faceva un bel sorriso a Revere, come per dichiararsi superiore. A volte le diceva, con una leggera freddezza: Non devi preoccuparti per lei.  una persona molto forte.
Forte, che cosa intendi?
Forte. Come il resto della sua famiglia.
Non aveva mai molta voglia di parlare di sua moglie, ma Clara era riuscita a tirargli fuori qualcosa gradualmente, mese dopo mese. Lo faceva con un vero e proprio gesto da raccoglitrice, toccandogli il braccio o la spalla e togliendogli qualcosa di dosso, lanugine o capelli fini che teneva tra le dita per un secondo e che poi buttava via con una precisione che non aveva nulla a che vedere con il pensiero. Doveva essere affascinato da lei, dalle sue parole o dal suo viso, da qualcosa, perch prima o poi-not lei-finiva per rispondergli sempre alle sue domande. Sembrava che vedesse sempre un'altra Clara, non Clara in s e per s. Non  come te, Clara Revere le disse una volta. Non  una donna felice. E Clara l'aveva fissato, chiedendosi se riteneva che lei fosse felice-poi decise che doveva esserne convinto per forza, che ne sapeva lui delle sue ore solitarie passate a pensare a Lowry, sempre a Lowry, e della sua paura di quello che sarebbe potuto succedere durante il parto? Non poteva immaginarsi niente di tutto questo. Era una ragazza che, un bel giorno, camminava in mezzo a una stradina fangosa, vestita a festa, orgogliosa, emozionata, in attesa di un uomo-ma non dell'uomo che si era avvicinato in macchina alle sue spalle e si era fermato per darle un passaggio. O era la ragazza al picnic dei vigili del fuoco, di nuovo ben vestita, ma troppo eccitata e troppo sconsiderata per sapere come si sarebbe dovuta presentare, o come gli altri avrebbero dovuto guardarla. O era la ragazza che usciva di corsa per salutare Revere sulla veranda di quella casa, o fin sull'erba dura e gelata, rabbrividendo cos tanto da farsi rimproverare da lui mentre la stringeva in un abbraccio, e per quello che ne sapeva lui la sua vita era cominciata quel giorno, su quella stradina fangosa dopo il matrimonio di un'altra persona, e acquistava una sua realt solo quando lui riusciva a liberarsi e a prendere la macchina per venire a trovarla. Quindi non era strano che lui la ritenesse felice; e lei sapeva bene che doveva restare felice se voleva che il figlio di Lowry avesse un cognome.
Ma perch tua moglie non  felice? diceva Clara, fingendosi sorpresa.
Non lo so. Non sta bene.
 molto malata?
Non  malata. Ma non sta bene.
Clara fingeva di stupirsene, come se un tale livello di complessit fosse eccessivo, per lei. Stava imparando a giocare con lui, per colmare lo spazio lasciato vuoto dalla passione per Lowry-a un uomo dovevi pur dire qualcosa, fare qualcosa, e cosa c'era di sensato di cui parlare? Tutto quel che di serio c'era nella vita doveva essere evitato, perch Revere non poteva saperlo. Non avrebbe mai dovuto saperlo. Anche se qualcuno a Tintern avesse accennato a Lowry, a un altro uomo con un legame con Clara, lui non ci avrebbe creduto. Di certo era sicuro di essere stato lui a scoprirla, di averla quasi vista nascere, di essere quasi suo padre, in un certo senso. Lei non  come te le diceva. Tu sei bellissima, non ti preoccupi di niente... sei proprio come una bambina.
Non sono una bambina diceva Clara.
Ti piace tutto della vita. Non ti preoccupi mai diceva lui.
Quell'inverno aveva cominciato a venire a trovarla con un cugino, un uomo secco e allampanato che non si era ancora sposato, sulla trentina. Si chiamava Judd. Mentre Revere stava seduto lungo e disteso con i piedi appoggiati sulla stufa, risoluto e sicuro, Judd rimaneva irrequieto e a Clara veniva voglia di correre da lui per aiutarlo a calmarsi. Aveva una faccia seria e ossuta che sarebbe potuta risultare bella se qualcosa non fosse andato storto, se qualche spigolo non avesse deformato i suoi zigomi prominenti.
Ascoltava i due uomini discorrere di cavalli, del tempo, delle loro famiglie e di contratti di lavoro; evidentemente Revere aveva fatto chiudere bottega a uno dei suoi concorrenti. Clara stava seduta, in ascolto, senza sapere bene di che cosa stessero parlando ma percependo la volont di Revere di mentenerla alla periferia della sua vita, tranne quando decideva di varcare il confine per raggiungerla, di sua spontanea volont. A lei non dispiaceva. Il silenzio della vita in campagna l'aveva contagiata; imitava la gatta che Revere le aveva portato da casa, una gatta grigia a pelo lungo dal muso malconcio, gentile e pigro. Gli uomini parlavano, Revere pi di Judd, di gente che Clara non avrebbe mai conosciuto, alcuni vivevano parecchio lontano, altri erano gi morti. Sissignore,  in cerca di guai. Aspetta solo che qualcuno lo schiacci diceva Revere, con un sorriso. Judd rispondeva agitando le dita, come se volesse scacciare quella persona. Un minuto dopo Clara scopr che si riferivano al governatore dello stato. Sorrise allarmata, al pensiero di poter ascoltare una conversazione in cui il nome di quell'uomo veniva calpestato con tale disinvoltura; sent una strana ondata di potere, come se la forza tranquilla e stupita di Revere potesse un giorno diventare sua. Ma si limit a coccolare la gatta, che dormiva raggomitolato ai suoi piedi senza prestare attenzione a nessuno di loro.
Le insegnarono a giocare a carte. Revere vinceva sempre; ma lo faceva con modestia. Clara sbagliava perch non si ricordava mai le regole. Pensava che giocare a carte fosse sciocco, ma era una cosa che apparteneva al mondo dei maschi, quindi doveva avere un qualche significato. Mentre guardava la mano di carte che aveva appena ricevuto, provando a dare un senso ai numeri e ai semi, Clara cap che il suo cervello poteva arrivare fino a un certo punto e non oltre. Era limitata, come un cane che tirava la catena. Chiss come, i due uomini riuscivano a gestire le carte, buttavano gi combinazioni nel bel mezzo di una conversazione, ma Clara doveva impegnarsi molto in ogni singolo istante. Il sudore le inondava la fronte, minuscole perle di sudore per la vergogna di essere cos stupida. Non voleva mettere gi le carte, perch fargliele vedere era come spalancare il proprio cervello alla luce del sole, rivelando quanto fosse limitata.
Grazie a Revere e a Judd ricostru, gradualmente, il quadro di un'indistinta ragnatela di persone, con le generazioni che si mescolavano tra loro e uomini che, nei loro discorsi, apparivano simultaneamente insieme ai loro nonni e a Revere e Judd da bambini; era come un grande fiume di persone che avanzava piano, tenuto lentamente insieme da facce che si somigliavano e da un unico cognome. Quanto sarebbe stato meraviglioso nascere con quel cognome e far parte di quel mondo... Clara pens al bambino di Lowry, l in mezzo a loro, nonostante nemmeno lei fosse davvero riuscita ad arrivarci. Pens al bambino che si apriva un varco, spuntando tra le gambe dei pi anziani e spingendoli via, con impazienza, con una meta precisa da raggiungere. Suo figlio sarebbe stato forte, pensava Clara, come Lowry. Sarebbe stato proprio come Lowry. Si sarebbe fatto strada come aveva fatto Lowry, ma sarebbe stato felice, perch sarebbe nato con tutto quello che Lowry aveva sempre inseguito. Avrebbe avuto un cognome e un mondo intero e nulla da desiderare...
Di tanto in tanto alludevano ai parenti, in una maniera obliqua e piena di sguardi che Clara faceva fatica a seguire. Cap che i Revere pi ricchi vivevano in citt, a Hamilton. Cap che c'era una disputa di qualche genere tra i Revere di citt e quelli di campagna, ma l'avrebbero risolta. Il padre di Revere era un grande uomo grasso che era morto a quarant'anni, scaraventato a terra da un cavallo che era passato sotto a un ramo basso; era ubriaco, al momento dell'incidente. Clara non riusciva ad associare quell'immagine a Revere. La storia di suo padre sembrava quasi uno scherzo, ma nulla di quel che riguardava Revere era uno scherzo. Nominarono anche una loro cugina, una donna pi vecchia che viaggiava in lungo e in largo e non tornava mai a casa. Viveva in Europa. Revere fece una smorfia per esprimere tutto il suo disgusto. Judd la difese, dicendo: Le persone non possono scegliere in che cosa credere. Lei dice di non poter credere in Dio. Ma dovr credere all'inferno, e anche alla svelta comment Revere freddamente. Clara si spost un po' in avanti sulla sedia, abbassando gli occhi. Stava imparando. Nelle riviste rosa che leggeva c'erano un sacco di storie di ragazze che gridavano dietro a uomini sposati che avevano promesso di sposarle ma non le sposavano mai, e il succo di quelle storie era che a gridare non ci si guadagnava niente, ma se chiudevi il becco potevi ottenere qualcosa. E Clara stava scoprendo che le cose andavano proprio cos.
Nelle lunghe giornate in cui lui era in viaggio o non poteva allontanarsi da casa, lei parlava con la gatta e la teneva in braccio finch non si divincolava per liberarsi, o lavorava alla macchina da cucire o provava a cucinare. Vagava per le stanze e guardava i campi innevati fuori dalla finestra, dove il bianco si estendeva sul bianco fino alle montagne all'orizzonte. Piangeva silenziosamente per Lowry, perch tornasse da lei, ma non successe niente e a parte Revere e qualche volta suo cugino Judd non arriv nessuno. Impar a stare ferma. Le sue mani scivolavano innocenti sul ventre e rimanevano l, e non riusciva nemmeno pi a ricordarsi che cosa ci facesse prima, con quelle mani. Con le ginocchia raccolte, sul divano, lasciava correre lo sguardo verso il pesante cielo invernale e rifletteva: Non penser a lui. Non penser a niente per tutto il giorno. A niente. Niente. La gatta era talmente pigra che a Clara faceva venire sonno, cos durante il giorno dormiva e sentiva che le faceva bene. Poi andava a sedersi in cucina con la gatta, le dava del latte tiepido e le parlava di tanto in tanto.
Visto che passava cos tanto tempo da sola, si guardava spesso allo specchio, come se il suo riflesso potesse farle compagnia. Le piaceva guardarsi. Si domand se quella fosse la faccia che vedeva Revere, o era qualcun altro che vedeva? L'ossatura del suo viso era fine, il taglio degli occhi a mandorla, come un vetro azzurro pallido, le ciglia folte, di un pallore innocente, quasi bianche; aveva un sorriso sonnolento e pigro che poteva spuntare dal nulla, anche se pensava che non sarebbe mai pi riuscita a sorridere davvero in vita sua. Prendeva la gatta, davanti allo specchio, e provava a farla interessare al suo riflesso; non aveva nessuna reazione. Veramente strano, non riconoscersi allo specchio diceva Clara ad alta voce, dispiacendosi per la gatta. E se le persone non fossero riuscite a vedersi? Sarebbe stato come vivere in un deserto sterminato. La gatta si chiamava Rosalie. Quando Revere e Judd si mettevano a chiacchierare in salotto, lei teneva la gatta sulle ginocchia, con un'espressione ferma e sospesa come quella della gatta, lucida e assonnata allo stesso tempo, in modo che Revere potesse rivolgerle uno di quegli sguardi che lei stava ormai riuscendo a controllare; pensava: Si  innamorato di me come un uomo che cade in una palude e immaginava di essere quella palude, qualcosa in cui Revere poteva sprofondare fino a perdersi. E se mai Lowry l'avesse rivista, pensava, anche lui sarebbe affondato e annegato; non gli sarebbe sfuggito.
Quel bastardo di Lowry, pensava, con lo sguardo vigile e sveglio mentre Revere sonnecchiava al suo fianco, circondandola col suo braccio pesante per tenerla ferma vicino a lui. A volte rimaneva l distesa, insonne, fino all'alba, quando la notte si trasformava all'improvviso in giorno, priva di grazia come la luce che colpiva il crinale delle montagne-e non sapeva dire dove fosse andato a finire per tutto quel tempo. Restava a osservare il viso di Revere plasmarsi fino a diventare il viso che ormai conosceva e che stava cominciando ad amare: la fronte segnata e severa, gli occhi che non sembravano rilassarsi nemmeno quand'erano chiusi. La mancanza di sonno aggrovigliava i capelli di Clara.
Pensava a Rosalie, alla prima Rosalie, e a come quella ragazza si fosse ritrovata in mezzo a un pasticcio senza sapere dove sbattere la testa, o a chi mollarlo in braccio. Clara aveva saputo cosa doveva fare ancor prima di capire che avrebbe dovuto farlo.
Pens a sua madre-a tutti quei bambini che si erano scavati fuori da lei, coperti di sangue, scivolosi e bagnati come pesci, non pi assennati dei pesci e senza alcun valore per nessuno. E com'era morta, sua madre!-di quella notte sapeva pi di quanto si fosse mai permessa di pensare.
E pens alle sue sorelle, e ai suoi fratelli-perduti da qualche parte-e a suo padre, che probabilmente in quel momento era ancora per strada, come sempre, che beveva e si azzuffava e tirava avanti, assunto da una squadra dopo l'altra, e non ci sarebbe stato altro. Scappando via li aveva traditi? Che cosa doveva a loro, o a chiunque?
Pos le mani sul ventre e pens con ferocia che per quel bambino era pronta a tradire chiunque; se necessario avrebbe anche ucciso. Avrebbe ucciso Lowry in persona, se costretta.
Al mattino bevve un bicchiere d'acqua fredda per tenere a bada la nausea e sent un gelo nuovo precipitare dentro di lei, come se nulla potesse fermarlo. Stava l a piedi nudi, tremando a contatto col duro pavimento della cucina, e guardava fuori dalla finestra, oltre la zanzariera incrostata di neve che era rimasta l dall'estate prima, guardava il nero nitido dei granai contro la neve, e pi oltre il frutteto spoglio, fino al punto pi lontano che poteva scorgere all'orizzonte, fino al cielo, ascoltando il silenzio che scendeva su di lei.
Un giorno Revere la port in macchina gi per la valle e dall'altra parte del fiume, fino alla citt di Hamilton, di cui aveva sentito parlare ma che non aveva ancora visto. Era un porto all'intersezione tra due grandi fiumi. Clara vide quei grassi fumi sollevarsi nell'aria invernale per miglia, mentre si avvicinavano alla citt viaggiando su autostrade ben asfaltate e superando macchine spesso belle come quella di Revere. Accanto alla strada c'era qualche sporadica baracca col tetto di carta catramata o di lamiera, e lungo l'autostrada c'erano frammenti di spazzatura gettata via, scarti di ferro, marmitte arrugginite cascate dalle macchine, a volte addirittura automobili intere, e i cartelloni frequenti e prevedibili della Royal Crown Cola o di alberghi di Hamilton con tariffe per famiglie o delle sigarette Lucky Strike, e in quell'aria grigia tutto era triste e nebuloso. La fuliggine ai bordi dei cartelli, le spieg Revere, arrivava dalla citt che stavano per raggiungere.
Attraversarono il fiume Eden su un ponte alto e luccicante. Era lo stesso fiume che Clara aveva guadato sotto gli occhi di Lowry, tanto tempo prima, e constat cupamente che cos lontano da Tintern e in quel periodo dell'anno era davvero un fiume molto diverso. Non sembrava affatto lo stesso fiume. Il ponte era alto e nuovo e a Clara si annod lo stomaco al pensiero di quanto fossero in alto. Lanci un'occhiata all'acqua molto pi in basso, che serpeggiava stretta tra due banchi di ghiaccio ricoperti da un soffice strato di neve farinosa; temeva di sentirsi male. Si domand se quel giro non fosse uno scherzo e se Revere non intendesse abbandonarla da qualche parte, incinta di sei mesi.
Proseguirono ancora per qualche tempo. Il sole faceva del suo meglio per splendere attraverso l'aria grigia e nebbiosa, e finalmente si ritrovarono a guidare in mezzo al traffico. Clara osservava, stringendo le palpebre, le ragazze della sua et che aspettavano di attraversare la strada, le braccia cariche di libri. Portavano calze di lana sgargiante fino al ginocchio, gonne scozzesi di lana e cappotti lasciati aperti, con noncuranza. Stavano l con l'aria vagamente determinata di chi ha un posto da raggiungere, ma senza particolare fretta. Era circa mezzogiorno. Per strada c'erano parecchi furgoni. Tutto scintillava e Revere svolt in una strada tortuosa che scendeva verso il fiume. Le disse: Qui siamo pi a monte, rispetto a Hamilton. Clara cerc di capire che cosa volesse dire; qualcosa di speciale, forse? A monte, magari l non c'era l'acqua inquinata.
L le case erano ben lontane dalla strada, sulle colline rivolte verso il fiume. Case grandiose, immense, con file di finestre che catturavano la luce del sole e la riflettevano imperturbabili, circondate da recinzioni di ferro aguzzo e cancellate o da alti muri di mattoni. Le case non lasciavano trapelare alcun segno di vita. Clara le osservava. Revere rallent di fronte a una delle collinette. Guarda l le disse. Era quasi invisibile dalla strada, pi in su, dietro a macchie di sempreverdi, una casa di pietra grigia e scura con un colonnato. Ci vive qualcuno che conosci? disse Clara. Uno dei miei zii disse Revere. I muscoli della mascella di Clara si irrigidirono involontariamente, come se stesse morsicando qualcosa di duro, senza potersi fermare, e riusciva a sentire il bambino dentro di lei, duro e compresso, come se esigesse gi tutto-la casa e il colonnato e il suo aspetto pesante e brutale. Gli disse, per stuzzicarlo: Ci fermiamo a salutare? ma lui stava gi andando oltre. Non gli piaceva scherzare su cose del genere. Pensavo che volessi portarmi dentro disse lei. Non chiamava quell'uomo in nessun modo. Di certo non lo chiamava Curt e non pensava a lui usando quel nome; quando pensava a lui non usava proprio nessun nome. Se avesse avuto bisogno di chiamarlo per farlo venire da lei avrebbe detto: Signor Revere!, come tutti gli altri.
Magari un giorno, chi lo sa? le disse, cercando di rispondere al tono che aveva usato lei.
Guidarono ancora un po' finch non raggiunsero un'area dove le case erano vicine fra loro, tutte su un piano, e la sorpresa di Revere non era altro che un appuntamento dal dottore-Clara era sempre stata contraria ai dottori. Aveva pensato che il suo silenzio significasse che era d'accordo con lei. Quindi rimase seduta in macchina per un altro po', tremando di rabbia mentre lui le parlava. Poi si arrese, sull'orlo delle lacrime. Va bene, maledizione disse, e gli permise di portarla in sala d'aspetto in modo che potesse sedersi l accanto a lui, senza la fede, in quella stanza piena di donne con i loro mariti che la fissavano come se fosse esposta in vetrina. Spero che nasca morto, solo per fargliela pagare pens lei, immaginando il dolore di Revere e il sacrosanto odio che avrebbe provato per lui per quello che aveva causato. Strinse le mani, volt le spalle a Revere per rifiutare ogni genere di conversazione sussurrata e fiss impietrita i piedi che si trovavano nella stanza-stivali e scarpe di gomma e stivaletti da donna bordati di pelliccia e scarponi slacciati da contadino (quelli erano di Revere) che stavano creando una piccola pozzanghera sul pavimento. Bene. Quello dimostrava che venivano dalla campagna, che stavano combinando quel casino, e lei stava l senza la fede (ma le mani non le avrebbe nascoste), mentre una donna magra, una specie di spaventapasseri coi capelli di paglia, alzava gli occhi dalla sua rivista per osservare Clara, e la guardava anche un uomo con una faccia tonda da zucca. C'era un divisorio di vetro dietro al quale sedeva un'infermiera che rispondeva al telefono, e in quel vetro Clara riusciva a vedere il proprio riflesso indistinto. Quando erano entrati, Revere si era chinato per parlare attraverso un buco in mezzo al vetro; aveva detto Clara Revere come se quello fosse davvero il suo nome, con tutta la naturalezza possibile, e non si era aspettato che qualcuno se ne sarebbe sorpreso, nemmeno Clara. Lei avrebbe voluto intromettersi e dire Clara Walpole, ma non aveva avuto fegato. Quindi ora se ne stava l seduta, in attesa, e quando chiamarono quello strano nome-Clara Revere-si alz e si rifiut di guardare Revere in faccia mentre l'infermiera la accompagnava dentro.
Quando era uscita doveva aver avuto un aspetto orribile, perch Revere si era alzato immediatamente per andare da lei. Le aveva preso le mani. Clara era sicura che tutti pensassero che lui fosse suo padre e, ovviamente, avevano notato che non portava la fede-ogni donna se n'era accorta all'istante -, perci arross per la vergogna a causa della situazione in cui lui l'aveva cacciata, proprio come era arrossita per la vergogna di fronte al dottore. Il dottore aveva chiamato dentro Revere per parlargli e Clara si era messa il cappotto e si era seduta, sprofondandoci dentro tristemente, senza pensare a niente. Aveva allungato i piedi sul pavimento, con le caviglie piegate verso l'interno, come le teneva Lowry quel giorno che si era seduto sulla riva del fiume, come se avesse rinunciato a camminare per sempre e si fosse accontentato di rimanere l per terra a non fare niente per il resto della sua vita.
Revere usc dopo alcuni minuti, ciabattando con gli stivali, e Clara li guard come se fossero oggetti che non riusciva bene a collocare. Una volta fuori, in macchina, Clara pianse con una passivit senza speranza e priva di inflessione che le cost le ultime energie, mentre Revere le parlava, dicendo che tutto quello che avevano fatto era saggio e ragionevole e che Clara, a suo tempo, gli avrebbe dato ragione, ma non subito. Il suo amore per lei la colpiva e la indeboliva. Era folle, indistinto. E io non ci vado, in ospedale. Non ci vado gli disse. Non ho mai conosciuto nessuno che dopo essere andato in ospedale sia stato bene... Dopo un paio di minuti si rese conto che doveva piantarla, che lui avrebbe potuto perdere la pazienza, quindi si asciug gli occhi e rimase in silenzio.
Voglio prenderti qualcosa disse Revere, in tono di scusa. Erano in centro, dove il traffico affascinava e spaventava Clara e i palazzi erano pi alti di qualsiasi altro palazzo avesse mai visto. Sui marciapiedi c'erano donne che camminavano svelte sui tacchi, come se fossero abituate a indossarli in un qualsiasi giorno della settimana. Superarono un grande edificio di un grigio sporco, con una statua davanti: un cavallo che si impennava verso il cielo, con un militare in sella, entrambi ossidati e di un grigioverde mortifero e violento. Sembrava qualcosa che avevano ripescato dal fondo dell'oceano. Revere posteggi la macchina e mise una moneta nel parchimetro; Clara cerc di non fissare troppo intensamente lo scatto che fece la bandierina al suo interno. Non l'aveva mai visto prima. L l'aria era gelida e impura, ma nessuno sembrava farci caso. Per di qua disse Revere, senza toccarla. Gli camminava a fianco, osservando. Aveva le labbra socchiuse. Revere la port in un piccolo negozio con solo poche iarde di esposizione sul lato della strada; era un gioielliere con un lungo nome straniero nell'insegna, che Clara non riusc a leggere.
Non c'erano altri clienti nel negozio, era stretto e profondo e aveva un unico, lungo bancone che arrivava fino in fondo. Clara guardava gli orologi splendenti e i piatti d'argento e i servizi da t appoggiati l, alla portata di chiunque li volesse rubare, e pi gi i gioielli sul velluto scuro, dietro a perfette lastre di vetro terso. Era stupefatta da quello che vedeva.
Forse qui c' qualcosa che ti piace disse Revere.
Un anziano signore venne ad assisterli. Era servile e sorridente; portava gli occhiali. Clara osservava le sue dita, mentre tirava fuori gli anelli da farle guardare-era impossibile che stesse succedendo davvero, pens. Le sugger di provare un anello. Se lo infil al dito e constat quanto avesse cambiato la sua mano. Che cos', uno smeraldo? disse Revere. L'uomo disse di s. Revere prese la mano di Clara e analizz l'anello con aria critica. Bene disse lui, lasciandola andare, scegli quello che vuoi.  per te.
Ma io non so-di che tipo sono disse Clara. Se ne stava l sulle spine, imbarazzata. Aveva il terrore di scegliere qualcosa di troppo costoso, o qualcosa che Revere avrebbe trovato brutto.
Non c' fretta. Scegline uno carino disse Revere. E si scost un pochino da lei. Non era a disagio, non veramente, ma Clara si accorse che nel suo tono c'era qualcosa di guardingo. Prese un anello con una pietra viola e lo prov.
Mi piace questo disse immediatamente.
 un'ametista disse Revere. Clara si domand che cosa significasse.
Mi piace, credo disse Clara timidamente.
Guarda gli altri.
Il vecchio signore tir fuori un altro vassoio. Il cuore di Clara martellava in preda alla confusione e all'agitazione per tutto quello che doveva guardare, toccare, valutare. Il suo istinto le diceva di prendere la prima cosa che c'era e di farla finita con tutto quell'imbarazzo e con tutta quella sofferenza. Ma nel mondo di Revere, evidentemente, si analizzava ogni cosa con attenzione prima di fare una scelta. Le pietre brillavano, le montature erano intricate e bellissime, doni arrivati da un altro mondo su cui lei non aveva alcun diritto e che stava rubando a chi li meritava sul serio-non ragazze come lei, ma donne che si erano sposate per davvero, che non sprofondavano di vergogna nell'ambulatorio di un dottore. Stava rubando a loro e alla moglie di Revere, che sarebbe dovuta essere l al posto di Clara. Le sua dita si posarono alla cieca su un altro anello viola con la montatura d'oro, la pietra svettante, tagliata in maniera stupefacente in tante sfaccettature, lo gir e vide il cartellino del prezzo-c'era solo il numero 550 in inchiostro scuro-ma non se ne rese conto immediatamente. Quando se ne rese conto rimise l'anello al suo posto. Sentiva un frastuono terribile nelle orecchie. Aveva la possibilit di portare al dito qualcosa che valeva pi di tutti i soldi che suo padre avesse mai avuto, qualcosa che valeva di pi di qualsiasi cosa sua madre avesse mai posseduto, e stava accadendo senza che nessuno, a parte lei, ne sembrasse sorpreso-il signore anziano dietro al banco non era sorpreso, forse si stava addirittura annoiando, e Revere aveva l'aria di uno che fa cose simili ogni giorno. Era cos che andava la vita.
Revere, alla fine, le fece prendere quello. Era un po' largo per il suo dito ma disse che andava bene, non voleva dare disturbo a nessuno. Per tutto il viaggio di ritorno verso casa si fiss la mano, lanciando un'occhiata alla campagna incolore per poi tornare al suo dito, alla pietra di un ricco viola profondo, che le aveva sopraffatto la mente a tal punto da non essere pi qualcosa che aveva rubato-alla moglie di Revere, alla sua gente o a chiunque altro. Era sua. Clara sollev l'anello e se lo pass sul viso, poi lo tir su all'altezza degli occhi per vederci dentro il minuscolo riflesso affilato della campagna in movimento, ombre e forme indistinte che somigliavano al tempo che passa in un mondo che non si riesce mai ad afferrare.
Ti ringrazio per questo disse a Revere.
Il bambino nacque in maggio-con un paio di settimane di ritardo secondo i suoi calcoli, ma fu un colpo di fortuna: tempismo perfetto, secondo Revere. E quello che le tocc superare non si rivel chiss quale sorpresa-non fu brutto come le volte in cui aveva sofferto accanto a sua madre, costretta ad assistere impotente. Revere la port in macchina fino a Hamilton, in ospedale, perch era quello che voleva lui, e perch lei tendeva a concedergli tutte le cose che non andavano veramente contro i suoi desideri; e il figlio che nacque, suo e di Lowry, venne al mondo nel mondo di Revere, a cui fu consegnato per sempre.

9.

Appena divent una madre con un neonato da accudire, il tempo per Clara cominci a passare in fretta. Impar a vivere seguendo i ritmi del bambino, dormendo quando lui dormiva e svegliandosi quando si svegliava, era affascinata dal suo viso e dagli occhi minuscoli che immaginava fossero identici a quelli di Lowry, che mettevano a fuoco cos lentamente, finch un giorno non puntarono dritto nei suoi. Revere battezz il bambino Steven, e Clara disse che era un nome che suonava proprio bene, ma il nome che lei aveva scelto per lui era Swan; le piaceva sussurrargli: Swan, Swan, e a volte mentre gli dava da mangiare la sua mano rallentava fino a bloccarsi e lei rimaneva immobile, seduta col busto piegato in avanti a guardare quella creatura che era uscita dal suo corpo e che ora aveva preso una vita propria, mettendo su peso come se avesse idea di quello che stava facendo-ed eccolo l, che la guardava dritto negli occhi. Sei un piccolino sveglio, bimbo mio, piccolo Swan Clara cantava per lui, correndo su e gi a piedi nudi quando ci fu finalmente abbastanza caldo, respirando l'aria primaverile con una gioia che da quando Lowry l'aveva lasciata non aveva pi provato. Invent un'infinit di canzoncine stonate su di lui:
Viaggia in aereo, viaggia in treno
Viaggia per il mondo intero...
Revere era un po' impacciato con il bambino. Perch lo chiami Swan? le chiese. Clara si strinse nelle spalle. Ora che il bambino era nato, aveva del lavoro da sbrigare-non si prendeva pi la briga di farsi bella per Revere ma si metteva a sedere stancamente, o simulando stanchezza, con le lunghe gambe nude distese e i capelli legati distrattamente lontano dalla faccia, interessandosi unicamente al bambino. Quando Revere lo teneva in braccio, Clara riusciva a malapena a distogliere lo sguardo dal viso del bambino per guardare Revere e ascoltare le sue parole.  un nome che mi piace, l'ho scelto io.  il mio bambino disse Clara testardamente. Ma la sapeva abbastanza lunga da addolcire qualsiasi cosa dicesse, quindi si allung per accarezzare la mano di Revere. Gli disse: Lo amo e voglio un sacco di altri bambini, tutti come lui.
Si capiva che Revere non sapeva come tenere in braccio un bambino o come dargli da mangiare e che averlo in giro era solo una seccatura, ma tenne per s quello che provava. Poteva aspettare pi a lungo di chiunque altro, tenere duro pi di chiunque altro.
Non avrebbe mai saputo che cosa pensasse la gente di lei a parte quello che le diceva Judd quando lei insisteva con le domande, ma un giorno di luglio in cui era convinta che Swan fosse malato, and in macchina da sola fino a Tintern. Aveva avvolto il bambino in una coperta e l'aveva messo sul sedile davanti, accanto a lei, e mentre guidava continuava ad allungarsi per toccargli la faccia; era sicura che avesse la febbre. Non ti addormentare, mi fai paura gli diceva. Swan, svegliati. Sent la sua voce rasentare l'isteria. Quindi ferm la macchina, prese in braccio il bambino e premette il viso sul suo; poi si rese conto che era una follia e che avrebbe dovuto telefonare a Revere, dargli la caccia ovunque si trovasse, invece di portare fuori il bambino con quel caldo. Non morirai. Che cosa c' che non va, perch non ti svegli come al solito? Il bambino sembrava drogato. Clara si mise a piangere, poi smise di piangere, rimise gi il bambino e continu a guidare, e quando arriv a Tintern la cittadina polverosa si spalanc davanti ai suoi occhi come uno scenario da incubo che qualcuno si era inventato per scherzo. Pens a quanto fosse sporca, brutta e ordinaria.
Quando entr di corsa allo spaccio, scalza, un paio di persone al bancone la squadrarono. Stavano bevendo una Coca Cola. Signor Mack? disse Clara. Un ventilatore girava lentamente sul banco, facendo rumore. Dov' il signor Mack? disse Clara. In macchina c' il mio bambino,  malato. Ho bisogno di aiuto. Il suo era un tono di accusa nei confronti di persone che la fissavano come se fossero dei completi sconosciuti e non gente che aveva vissuto nella sua stessa citt per due anni. La donna dietro al banco, la nipote del signor Mack, guard Clara per una decina di secondi almeno e disse: Sta facendo un sonnellino e non vuole che nessuno lo disturbi.
Il mio bambino sta male disse Clara. Li super e continu a camminare. Signor Mack? chiam. Sulla soglia del retrobottega esit, arricciando le dita dei piedi. C'era una tenda beige tirata, che chiudeva la porta. Non la scost, ma disse: Signor Mack? Sono Clara-pu uscire?.
Non era un uomo anziano ma aveva sempre avuto l'aspetto di un vecchio, e nel tempo che aveva passato lontano da Tintern era invecchiato ancora di pi. Non aveva pi di quarantacinque anni, ma aveva la faccia paonazza, pallida sotto al rossore, e i capelli che si facevano placidamente sempre pi radi man mano che ci si allontanava dalla fronte: scost la tenda e la guard. Lei not i suoi occhi che si assottigliavano, nel riconoscerla.
Le parole di Clara uscirono troppo in fretta, aggrovigliandosi le une sulle altre. Il mio bambino sta male,  in macchina. Ha la febbre o qualcosa del genere-non si sveglia del tutto.
Portalo da un dottore.
Che dottore?
Lui guard un punto oltre le sue spalle, come se stesse cercando di scorgere la faccia di un dottore da qualche parte, in lontananza. In citt. Il tuo uomo non ti ci porta dai dottori in citt?
Mi servono delle pillole o qualcosa del genere disse Clara. Stava provando a non piangere.  molto caldo. Vuole uscire a vederlo?  in macchina -
Quanti soldi hai?
Non lo so-io-io li ho dimenticati fece Clara. Si fissarono in silenzio e Clara pens presa dal panico che avrebbe dovuto portare dentro il bambino, non lasciarlo l fuori, o forse aveva paura di prenderlo in braccio? La gente al bancone li osservava. E da fuori arrivava del trambusto, il che voleva dire che la sua macchinina gialla aveva gi attirato l'attenzione; ma non si volt. Alla fine il signor Mack disse, con un tono che le fece capire chiaramente che cosa pensava di lei:
D'accordo. Un minuto.
Clara si precipit fuori, schivando un donnone mascolino con le spalle larghe-una contadina-che aveva gi visto un paio di volte, e le due ragazzine sui tredici anni che l'avevano superata quel giorno sulle loro biciclette. Non le guard. Pass e, quando ormai aveva gi chiuso la zanzariera, sent qualcuno che rideva. Bastardi pens. Figli di puttana, ve la far pagare. Ma neanche un secondo dopo aveva gi preso il bambino per tirarlo fuori. Aveva gli occhi chiusi, era pallido come il latte. Accost il viso al suo per assicurarsi che respirasse-ma non riusc a capirlo-e per un momento il suo cuore smise di battere mentre si chiedeva se si trovasse davvero l in piedi con un bambino morto, sotto il sole e con la gente che si avvicinava per dare un'occhiata. Dall'altra parte della strada c'erano dei ragazzini; le gridarono qualcosa.
Il signor Mack non si affrett a uscire. Aveva la faccia corrucciata come quella di un vecchio. Ricordatelo, non sono un dottore disse lui. Fammelo vedere.
 caldo, vero?
Portalo via dal sole disse il farmacista. La sua espressione era disgustata. Clara avrebbe voluto che la guardasse, che la riconoscesse. Si spostarono verso l'edificio. Il signor Mack tocc la fronte del bambino col dorso della mano, come se avesse paura che gli attaccasse qualcosa.
Senta, le porter i soldi disse Clara, scomponendosi. Sa bene che posso pagare; lo aiuti e basta. Il bambino non ha colpa se -
Ha la febbre.
 grave?  molto grave?
Il signor Mack si strinse nelle spalle.
E se muore? disse Clara.
Non morir.
Ma se -
Allora morir.
Clara lo fiss. Senta, mi dia delle pillole o qualcos'altro. Far meglio a darmele.
Non sono un dottore. Non posso prescriverle.
Per favore, signore. Mi dia delle pillole o qualcos'altro -
Va bene, aspetta un minuto.
Torn dentro. Scese il silenzio. Clara non si guard intorno per comprendere quel silenzio. Le palpebre del bambino sfarfallavano, come se stesse lottando per rimanere sveglio. Si strozz leggermente. Che cos'hai? gli disse. Svegliati, subito. Perch non piangi o qualcos'altro?
Il signor Mack ritorn e le porse una bottiglietta. Puoi passarglielo addosso le disse. Si asciug la mano sulla coscia, a disagio, con freddezza. Clara guard l'etichetta della bottiglia: Alcol denaturato. E dagli anche qualcuna di queste. Sai leggere? le disse. Le pass un flaconcino di aspirine per bambini.
So leggere rispose Clara.
Bene. Ecco a te, allora le disse, felice di liberarsi di lei. Stava per andarsene, ma Clara lo ferm.
Quanto le devo?
Niente.
Perch niente?
Lascia perdere.
Si gir. Clara si dimentic del bambino malato e disse: I miei soldi non fanno schifo!. Il signor Mack non le diede retta. Lasci che la zanzariera sbattesse alle sue spalle. Clara avrebbe voluto precipitarsi alla porta e urlare qualcosa, qualcosa che li avrebbe fatti pentire tutti... Ma mise il bambino in macchina e cerc di tranquillizzarsi. Ora si era messo a combattere contro l'aria, scalciando. Lo consider un buon segno. Che cazzo ce ne frega di questa gente borbott. Pul la bocca al bambino con la gonna. Apr la coperta e sbotton il camicino del bambino, e usando ancora la gonna gli tampon il petto con l'alcol per qualche minuto. Poi si domand se non fosse tutto uno scherzo, se il signor Mack non avesse voluto giocarle un brutto tiro... ma immagin che dovesse andare bene: alcol denaturato. Non l'aveva mai sentito prima; pensava che l'alcol fosse solo qualcosa che si beveva.
Dall'altra parte della strada, i ragazzini stavano dicendo qualcosa. Ci dai un passaggio, Clara? grid uno di loro. Era grande e aveva una faccia familiare: era uno dei fratelli di Caroline.
Cosa diavolo vuoi? strill Clara.
Sal in macchina e chiuse la portiera, sentendosi in imbarazzo per tutta quella premura, improvvisamente nel panico per colpa di quei ragazzini e per tutte le altre facce attirate dalla confusione-qualcuno era anche uscito dallo spaccio per guardare. Sent che erano tutti insieme, mentre lei era sola. Glielo racconter e ti uccider borbott. Stava pensando a Lowry; Lowry probabilmente aveva gi ucciso qualcuno e poteva farlo di nuovo. Prov ad accendere la macchina ma il motore doveva essersi ingolfato. Faceva molto caldo. Uno dei ragazzini grid di nuovo e Clara non si gir, ricordandosi di come lei e gli altri bambini strillassero cose alla gente, tanto per sfottere.
Un pick-up gir l'angolo e si avvicin lentamente, tenendosi in mezzo alla strada. Clara rimase seduta col capo chinato sul volante e vide attraverso una massa di capelli uno dei contadini del posto che guidava il furgone. Sul cassone c'erano dei ragazzini della fattoria, con le gambe che penzolavano oltre il bordo. Sent il caldo che la schiacciava da ogni lato e riprov a far partire la macchina.
Hai qualche problema, ti serve una spinta?
Il guidatore si ferm proprio vicino a lei, sporgendosi dal finestrino per guardare nel suo. Aveva una faccia larga, massiccia e abbronzata, e peli su ogni parte scoperta del corpo-l'espressione di Clara si fece ostile al solo vederlo. La piccola Clara, eh? disse lui. Vuoi una spintarella per la tua macchina nuova?
Va' all'inferno disse Clara.
I ragazzini sul cassone picchiarono sul tettuccio e scoppiarono in una risata stridula. Clara vide un ghigno felice che si allargava sulla faccia del contadino e non si prese la briga di starlo a sentire, ma lo interruppe velenosa: Vai al diavolo, vecchio ciccione bastardo, figlio di puttana culone, scimmione che non sei altro! Buco di culo di scimmia!. Rimasero zitti per un attimo, colti di sorpresa. Clara armeggi con l'accensione e questa volta riusc a mettere in moto.
Di chi  quella macchina? url qualcuno. Tutti, a parte Clara, sembravano travolti da un'ondata di gioioso entusiasmo; riusciva a sentirlo. Di chi  quel bambino? Di chi ?
Clara fece partire la macchina e schizz in avanti, allontanandosi dal furgone. Vedeva il calore baluginare sulla strada, come figurine che danzavano per distrarla. In un minuto sarebbe stata lontana da l, al sicuro. Non sarebbe mai pi successo niente del genere. Quei bastardi, pens, la bocca ridotta a una fessura oltraggiata dal dolore e, mentre faceva inversione in mezzo alla strada per lasciare la cittadina, sent e ud qualcosa che si schiantava sul tetto. Una zolla fangosa era esplosa, spedendo pezzetti da tutte le parti. Il suo primo istinto fu quello di premere sull'acceleratore, ma qualcosa la spinse a guardare alle sue spalle-fu pi forte di lei. Il fratello di Caroline le correva dietro con qualcos'altro da lanciarle, e proprio mentre lo stava guardando scagli un'altra palla di fango contro il lunotto posteriore. La gente rideva. I ragazzini del pick-up erano saltati gi. Il fratello di Caroline si avvicin di corsa, gridando: Sci-sci! Aria! come se stesse scacciando i polli dall'aia.
Clara rimase seduta, impietrita, con il motore al minimo, il corpo avvitato in modo da poterli vedere tutti-i bambini e i ragazzi che correvano dietro alla sua macchina, attratti dall'espressione febbrile e allarmata che aveva stampata in faccia. Sci! Vattene a casa-fai schifo! Clara fa schifo! strill il ragazzino, picchiando coi pugni sulla fiancata della macchina.
Doveva aver avuto un istante per riflettere, per scegliere, ma apr immediatamente la portiera e scese dalla macchina. Corse dritta dal ragazzino, centrandolo in pieno. Avr avuto dodici anni ed era alto quanto lei. L'aveva colto talmente di sorpresa, con quello spintone, che casc all'indietro con la bocca aperta. Piccolo bastardo del cazzo! url Clara. Continu a urlare e gli si butt addosso, scavandogli la faccia con le unghie. Gli altri ragazzi rimasero fermi l attorno, allibiti, e Clara continu a tempestare il fratello di Caroline con i suoi colpi furiosi, e quando il ragazzino riprese sufficientemente il controllo per difendersi, lei era pronta e ricambi il colpo con uno dei suoi, mollandogli un pugno sul braccio, dove la carne era pi tenera. Te la faccio vedere io! Ti ammazzo! url Clara. Qualcosa le impediva di fermarsi-la riempiva come un'ondata di pazzia, spingendola in avanti e facendola correre verso il ragazzino, che non fu pi capace di riprendere l'equilibrio e non riusc a fare altro che strillarle contro, disperato. Ebbe la febbrile visione della sua faccia rigata da striscioline di sangue, poi gli si gett addosso di nuovo, lo prese per i capelli con entrambe le mani e lo stratton di qua e di l. Gli diede un calcio in mezzo alle gambe pi forte che pot e lo lasci a contorcersi sull'asfalto. Ecco! Te l'avevo detto! grid. Si volt per sfidarli tutti, i loro volti erano per lei solo un unico volto sfocato-e un istante dopo era di nuovo in macchina, che pigiava sull'acceleratore. La lasciarono andare.
Se mai Revere venne a sapere di quello che era successo non le disse nulla e di sicuro nemmeno lei gli raccont mai niente. Seduta sul pavimento a giocare con il bambino, grazie al suo viso e ai movimenti goffi delle manine Clara riusciva a dimenticare l'umiliazione, affascinata dal fatto che tutto quello che rendeva Lowry cos solido e forte si potesse ritrovare in piccolo nel suo bambino. Se l'avevano insultata per colpa del bambino non le interessava-poteva subirlo ancora e ancora, che importanza aveva? Che diavolo di importanza ha? gli sussurrava.
Cantava:
Viaggia in aereo, viaggia in treno
Viaggia per il mondo intero...
Imitava la pazienza del bambino, la pazienza duratura e sonnolenta del gatto, il volgere dei giorni in notti e il mutare inarrestabile e ipnotico delle stagioni, sentendosi affondare fino a una profondit che non era tanto una perdita di conoscenza, ma pi uno stato in cui tutte le emozioni, i sentimenti d'amore e odio erano mescolati insieme in un'unica energia. Ricordava la rabbia di suo padre, che non era mai stata diretta a qualcosa di sensato, e il desiderio insaziabile di Lowry, una fame che avrebbe potuto trascinarlo in ogni angolo del mondo senza mai dargli pace; quegli impulsi appartenevano agli uomini e non avevano niente a che fare con lei. Non riusciva a capirli. Il massimo che poteva fare era domandare a Revere qualcosa di casa sua, innocentemente:  piena di spifferi come questa casa? C' una stanza speciale per i bambini?.
Pensava si trattasse di qualcosa di vasto e inesplorato, una grande casa di pietra circondata dagli olmi, una casa vecchia di cent'anni ma in condizioni migliori rispetto alle case nuove-perch l tutto doveva essere perfetto. Judd le aveva detto che sui granai era dipinto il nome revere a grandi caratteri neri; Clara ne era rimasta colpita. Chiudeva gli occhi e cercava di immaginare come fosse vedere il proprio nome scritto da qualche parte in quel modo. Per lei era difficile associare l'uomo che sedeva nella cucina di quella vecchia casa di campagna a guardare Clara e il bambino che giocavano insieme e l'uomo che possedeva granai con sopra il proprio nome: come potevano essere la stessa persona? Come faceva un solo uomo a estendersi cos tanto? Com'era possibile che il nome scritto su un granaio, una cosa cos grossa, potesse ridursi a quest'uomo alto e forte, ma indebolito dal suo amore per lei?
Chiese a Revere: I ragazzi avevano un posto speciale dove giocare, in casa? Stavano diventando grandi? La casa aveva una veranda dove ci si pu sedere nelle sere d'estate? La casa aveva un parafulmine? C'era un bel giardino? C'era un camino? La cucina era pulita e accogliente o era grande e ventilata come la sua?
L'inverno pass e in primavera ricominci a sognare Lowry. Le era venuto in mente che potesse tornare. C'erano ore in cui vagava all'aperto con il bambino, rivolgeva lo sguardo alla strada in attesa che apparisse qualcuno, senza sapere cosa desiderasse. Se riusciva a capire che cosa stava aspettando, respingeva l'idea con rabbia; nella sua vita non c'era spazio per Lowry ormai. Ma continuava a guardare e ad aspettare e di notte, talvolta, si alzava intontita dal sonno e cercava di schiarirsi la mente, meravigliandosi del potere del suo corpo e delle profondit vaste e abissali del proprio essere, dove non c'erano nomi o facce o ricordi ma solo desideri che non avevano alcuna pazienza per il lento scorrere della vita quotidiana.
L'estate successiva al diciottesimo compleanno di Clara, Sonya mor e Clara and al suo funerale. Revere era via, a Chicago, e Judd si dimostr abbastanza gentile da venire a badare a Swan, e Clara and in macchina da sola fino alla chiesetta di campagna a dieci miglia da Tintern dove Sonya sarebbe stata sepolta. Da un po' di tempo si era scordata di Sonya e, di primo acchito, aveva appreso la notizia della morte della ragazza come qualcosa di obliquo e impersonale, come un articolo di giornale. Ma poi il tarlo aveva cominciato a scavare e Clara aveva ripensato ai tanti momenti che avevano trascorso insieme-erano gi passati anni, in quello che rimaneva delle loro infanzie; ma persino allora non erano mai state bambine.
Tutti in chiesa facevano silenzio. Clara vide la madre di Sonya e alcuni bambini, i fratelli e le sorelle di Sonya, e qualche parente, signore anziane che non aveva mai incontrato prima, sedute nella seconda panca, vestite di nero e con un aspetto malaticcio e pesante. In chiesa non c'erano molte persone. Clara riconobbe un po' di volti e percep che quella gente non l'avrebbe guardata quel giorno con un odio particolare, perch era convinta che fosse come Sonya e, dunque, destinata a essere punita prima o poi per tutto quanto, proprio come Sonya. E sarebbe successo, pens Clara, prima o poi una punizione sarebbe arrivata. Sarebbe successo, che tu facessi o meno qualcosa di sbagliato. Quindi rimase l seduta, con il suo vestito nero di cotone e un cappello nero a tesa larga calcato un po' in avanti sulla fronte per nascondere la frangia, e osserv la bara mentre il celebrante parlava l vicino, spingendoli con voce suadente a riflettere sullo strano regno invisibile di Dio che in qualche modo esisteva simultaneamente a questo mondo senza per poter mai essere individuato, ascolt finch non le venne voglia di gridare a quell'uomo di chiudere il becco-che cos'aveva a che fare con Sonya tutta quella roba? Certi bastardi non fanno altro che parlare, parlare per tutta la vita pens.
Indipendentemente da quello che poteva dire, nel tentativo di trasformare i fatti in qualcosa che avesse un suono migliore, Sonya era morta e basta. Il coperchio della bara era chiuso. Sonya era stata la sua migliore amica prima che Revere arrivasse cambiandole la vita, avevano dormito nello stesso letto e chiacchierato per notti intere, ma ora Clara era seduta bella dritta e in salute in una delle panche e Sonya giaceva l morta mentre tutti fissavano cupamente la bara come se dover essere l in quella bellissima giornata rappresentasse un leggero fastidio. Clara riusciva a vedere la faccia della mamma di Sonya, di lato-un profilo pallido e aquilino che non lasciava trasparire alcun dolore. Su quella faccia tutto precipitava verso il basso e qualsiasi evento negativo non faceva altro che rendere le rughe pi profonde, convincendola di aver avuto ragione sin dall'inizio.  anche vero che la madre di Sonya doveva essere un po' matta; non avrebbe saputo che cosa provare. Come si fa a sapere che cosa provare? Sonya era stata strangolata dall'uomo con cui conviveva da quasi un anno, e ora l'uomo era in prigione in attesa di essere ucciso a sua volta e sua moglie andava in giro a causare guai a destra e a sinistra, sbronza per la met del tempo-come si faceva, dunque, a sapere che cosa provare? Sonya era semplicemente riuscita a uscirne in tempo, e non c'era altro.
La cerimonia termin. Clara sent le parole del reverendo interrompersi un attimo dopo la vera fine del discorso; la avevano davvero messa a dura prova. Tutti si mossero e la chiesa le sembr di nuovo molto calda. Il fratello pi grande di Sonya e altri ragazzi si avvicinarono imbarazzati per prendere la bara. Clara si spavent quando la sollevarono, sentendo all'improvviso il peso considerevole del corpo di Sonya sulle loro spalle-ma la tirarono su senza alcuno sforzo e uscirono alla luce del sole dirigendosi sul retro, i giovani volti cupi e leggermente imbronciati in mezzo al gruppo delle donne; erano lontani dal loro mondo. Tutti gli altri li seguirono in fila, con quella finta fretta che nasconde una riluttanza confusa. Trovarsi all'aperto rendeva tutto diverso-leggermente surreale. Clara profumava di sole, di mais bruciato dal sole e di grano, e i suoi occhi si muovevano involontariamente verso il cielo dove il futuro si dipanava delicatamente per sempre, senza conoscere confini. L, tutto poteva succedere: dovevi semplicemente essere vivo. Il pulsare delle sue vene e il tremore leggero del suo corpo la facevano sentire leggera, mentre Sonya in quella bara doveva essere pesante, gravitando gi verso il basso, verso la terra asciutta. Non era giusto, pens Clara, ma lei era viva e Sonya era morta. Qualcosa di splendente cattur il suo sguardo: l'anello di ametista che Revere le aveva comperato.
La tomba era pronta. Clara raggiunse gli altri e si ferm; non c'era nessun punto pi lontano da raggiungere. Pass in rassegna i volti delle persone dall'altra parte della fossa spalancata, e finalmente sent gli occhi che le si riempivano di lacrime. Non riusciva a credere che Sonya fosse in quella cassa. Non vedeva Sonya da parecchi mesi, da un anno. Che cosa c'entrava lei con Sonya? Tutto era surreale, lievemente incredibile-l'aria tiepida e morbida e quella bara nera e solida, il canto degli uccelli e gli insetti invisibili che li circondavano e la voce monotona del reverendo, quel buco scavato nella terra che era cos pacifica in ogni suo lato, con le lapidi vecchie, sbilenche e dimenticate e le erbacce, desolati vasi di fiori con dentro piante secche che somigliavano a piccoli scheletri... al centro di tutto questo, mentre il reverendo continuava a dire quello che doveva dire, Clara pens nitidamente e disperatamente a Lowry. Non poteva vivere la sua vita e morire senza mai pi rivederlo. Non poteva morire ed essere seppellita, come Sonya, in mezzo a estranei che se ne fregavano, o che credevano che la volont di Dio si fosse compiuta, che il peccato fosse stato punito, mentre Lowry era da qualche altra parte-o forse era morto a sua volta, sepolto da altra gente che se ne fregava e non poteva sapere chi era. C'era qualcosa dentro di lei che voleva uscire, lacerandola, reso feroce da quel pensiero. Si copr la faccia e pianse.
E poi fin. Le persone si voltarono per andarsene, sollevate, gli sguardi sfuggenti, raggruppandosi in piccoli agglomerati-di famiglie, principalmente. Quelle persone, che si odiavano a vicenda e litigavano ogni sera a casa loro, facevano gruppo con naturalezza, per lealt, abitudine o ripicca; Clara era l'unica persona a essere veramente sola. Il reverendo l'avrebbe anche accompagnata, per dimostrare chiss che cosa, e per far seriamente riflettere Clara sul proprio futuro-come se qualcuno avesse dovuto strangolare anche lei! Ma aveva accelerato il passo per evitarlo. Non aveva detto niente a nessuno, nemmeno alla madre di Sonya. Non aveva niente da spartire con quella gente. Non aveva niente da spartire nemmeno con Sonya, ora che Sonya era morta.
Prese la macchina e se ne and in fretta, senza neanche voltarsi a guardare la nuvola di polvere che stava sollevando o a domandarsi che cosa pensassero di lei-sguardi accigliati e pieni di disapprovazione, nell'attesa che anche lei venisse punita come era successo a Sonya. Guidava, piangendo silenziosamente, sentendo le lacrime calde che le scendevano sul viso. Pensava a Lowry. Il ricordo di lui le infiammava il cuore. Cerc di ricordarsi il suo aspetto, il modo in cui parlava; il suo cuore sussult leggermente, come se stesse silenziosamente parlando con lui. Fuori, il paesaggio le scorreva accanto senza che se ne accorgesse. Non sapeva che direzione avesse preso. Di qualsiasi strada si trattasse, non era quella giusta; era una stradina polverosa di campagna che non portava da nessuna parte. Guid per un po' di tempo, sempre pi veloce, con le lacrime che ormai le bruciavano gli occhi e la bocca piegata in una smorfia triste, combattendo la pressione che l'avrebbe portata a fare inversione per tornare verso casa.
Circa un'ora dopo arriv a una citt: fairfax pop. 2500. Non aveva mai visto Fairfax prima. Somigliava a Tintern, ma era su una collina, disordinata e sgraziata. Lasci che la macchina rallentasse per attraversare la citt, e not una stazione di servizio. Era un edificio vecchio e piccolo, ridipinto di verde qualche tempo prima. C'erano solo due pompe di benzina, obbrobri giganteschi e brutti, e il vialetto era tutto in terra battuta, schiarito dal sole. Clara svolt nella stazione di servizio.
Rimase seduta, respirando profondamente, con il cuore che continuava a martellare. Un inserviente usc dal piccolo edificio, affrettandosi a raggiungerla a capo chino, o atteggiandosi per far sembrare di avere premura. Dietro di lui scorse un altro uomo, in piedi sulla porta. Dentro di lei qualcosa si smosse, una sensazione di annegamento, di soffocamento; ma l'uomo era un estraneo. L'altezza e le spalle curve le avevano ricordato Lowry, e si detest per questo... l'inserviente fece il giro e le si avvicin in fretta. Fregandosene di quello che avrebbe potuto pensare dei suoi occhi arrossati e dei capelli scompigliati dal vento, gli disse con indisponenza: Fammi un po' di benzina, benzina costosa. Prese la borsetta come per fargli capire che di soldi ne aveva, poi la lasci ricadere sul sedile. L'inserviente era un uomo magro sulla quarantina, con una faccia scialba e lentigginosa. Clara usc dalla macchina. Lasci la portiera spalancata. Il cuore le batteva ancora forte e tutto, attorno a lei, sembrava in procinto di rovesciarsi. Ma continuava a non sapere perch-non poteva essere ancora per colpa di Sonya, che ormai se n'era andata per sempre, e perch doveva essere per Lowry? Lo odiava. Non gliene fregava un accidenti di lui.
Sopra di lei, il sole era caldo e brillante. Fece un giro intorno alla macchina come se volesse mettere alla prova le sue gambe. Si guard le braccia nude, i polsi e le mani, l'anello che splendeva fosco in quella luce ricca, e solo dopo un momento si rese conto che lo stava facendo per l'uomo nell'edificio. Gli lanci un'occhiata. Lo vide pulirsi la bocca con la manica, e un sorriso cominci ad affiorarle sulle labbra. Scese dal gradino, sulla terra battuta, si tast le tasche per controllare di avere le sigarette, un piccolo gesto cerimonioso per dimostrare di essere consapevole della sua presenza, e Clara lasci cadere la testa all'indietro, come se volesse asciugarsi gli occhi al sole o mettere in mostra il suo viso. Lui cammin dritto verso la macchina e appoggi un piede sul paraurti, come se volesse valutarlo; poi guard Clara, di sbieco.
Qui c' qualcuno che guida veloce le disse.
Clara si scost i capelli dalla faccia con entrambe le mani. Si sentiva furba e pigra; quel che di selvaggio si era agitato dentro di lei solo qualche minuto prima ora aspettava, tranquillo. Gli disse: Lavori qua o qualcosa del genere?.
No, diavolo.
Fin la bottiglia di limonata e si gir per lanciarla contro l'edificio. Lo colp sul lato, lasciando un segno bianco. Che stai facendo? disse l'altro tizio, vicino al cofano della macchina. L'uomo si limit a ridere. Clara sorrise e si accorse che lui la stava guardando e, mentre la guardava, lasci che le labbra si ritirassero lentamente fino a scoprire i denti, un gatto avrebbe sorriso cos se solo avesse saputo sorridere. Lui aveva i capelli scuri e impomatati e indossava un pullover con qualcosa di sbiadito sul davanti, e dei vecchi jeans scoloriti e sporchi di grasso; il volto era giovane e impaziente, not Clara. Prese l'antenna della sua macchina e la pieg leggermente verso di lui, poi la lasci andare. Lui la osservava. Clara continu a sorridere. Si asciug la fronte e poi la bocca e, mentre la fissava, chiuse le dita in un pugno non troppo serrato.
Non sei di qui, questo  certo. Da dove vieni?
Sono di passaggio disse Clara.
E dove vai?
Alz una spalla, vaga, e poi la lasci ricadere.  successo qualcosa, forse? disse lui. Hai pianto?
Clara si volt e chiese all'inserviente della pompa di benzina: Quant'?. Lui glielo disse e lei si allung per prendere la borsa, dal finestrino, una gamba sollevata dal terreno per rimanere in equilibrio. Sfil una banconota da un dollaro e la porse all'uomo; l'altro uomo, quello che stava parlando con lei, si era avvicinato. Riusc a vedere una piccola cicatrice bianca, quasi nascosta dal sopacciglio. Gli disse: Se abiti fuori citt e hai bisogno di un passaggio, posso portarti io.
Glielo disse con aria trasognata, fissandolo dritto negli occhi, in modo da non lasciargli il tempo di guardare da un'altra parte per pensarci su-invece, le disse all'istante: Per me va bene e annu un paio di volte. Clara fece il giro di corsa e salt in macchina. Lui era gi al suo fianco, un po' scomodo con quelle gambe lunghe. Sapeva di sudore e la guardava di sottecchi con lo stesso sorriso inquieto e calcolatore che aveva anche lei.
Attraversarono la citt e si ritrovarono di nuovo in campagna. Ti piace vivere qui? gli chiese.
Mi arruolo nell'esercito il mese prossimo disse lui.
E se partono anche loro con tutta quella gente che combatte laggi? disse Clara. Sapeva solo quello che aveva sentito da Revere e Judd: si combatteva in Europa. L'uomo rispose con un suono che esprimeva disprezzo per la guerra e per il problema in generale. Potresti finire ammazzato gli disse.
Gli lanci un'occhiata e cap che doveva avere ventidue o ventitr anni e che, se gli fosse toccato morire presto, avrebbe avuto bisogno di lei-ora. La guardava guidare. Aveva di nuovo la faccia sudata, anche se se l'era appena asciugata e la camicia era fradicia; sui bicipiti muscolosi il sudore sembrava olio. All'inizio pensavo fossi qualcun altro, quando ti ho visto disse lei. Il tono era dolce e seducente. Le disse, risistemandosi come se stesse scomodo: Mi spiace di non essere quell'uomo. Non preoccuparti disse Clara. Mi dispiace molto le disse. Lei ferm la macchina e rimasero l seduti per qualche istante, senza guardarsi, e poi scesero, quasi come se volessero tastare il terreno coi piedi. Lui fece il giro e si spost dalla sua parte, trascinando una mano sul tettuccio bollente della macchina. Proprio vicino alla strada c'era un fitto boschetto recintato. Clara disse: Credi che chiameranno la guardia nazionale se qualcuno ci entra?. La prese per il braccio e la aiut a superare il fosso. Sollev il filo spinato per farla passare sotto, tenendolo pi in alto che poteva. Clara entr di corsa nel bosco, con i capelli sciolti sulla schiena, sentiva qualcosa che la spingeva verso l'alto per soffocarla, quasi, nel petto e in gola. Continu a spingere, incitandola a mantenere quel folle sorriso febbrile, che rivolse al bosco e non all'uomo.
Lui la raggiunse e la afferr, come se fossero ore che aspettava di farlo. Clara sent il suo respiro strozzato. Si stesero e lui fu pronto in cos poco tempo che le sembr di trovarsi per forza in un altro sogno, la faccia di Lowry era nascosta mentre gli si aggrappava al collo, irrigidendosi, con i tendini della gola che diventavano tirati e ansiosi. Entra pi a fondo. Di pi disse Clara. Poi smise di pensare e si abbandon a quell'uomo, affondando in quello scuro e gigantesco letto oceanico dove non c'erano volti o nomi, ma solo corpi d'ombra che cercavi di afferrare per calmarti; prima non esisteva niente e niente esisteva dopo. Chiuse gli occhi e non ci fu alcun bisogno di pensare a Lowry, che era con lei nel corpo di quell'estraneo, e alla fine gli affond forte i denti nella mascella per non urlare. Una volta finito non si allontan da lei ma rimase dov'era, tenendola gi come se fosse un premio che aveva conquistato con la forza, e la baci per recuperare quello che non avevano fatto prima. Il petto di lui si alzava e si abbassava, aveva il corpo fradicio di sudore. Clara gli spost i capelli bagnati dalla fronte e gli prese il viso tra le mani mentre lo baciava. Era come se stesse affogando nel calore del suo corpo, nel calore di tutto quello che c'era di bagnato e drogato e che non riusciva a controllare o a sbrogliare nella sua testa, come se amasse chiunque arrivasse da lei in quel modo, era persa nell'amore e non ne sarebbe mai pi uscita.

Arriv a casa all'inizio della serata. Judd, il cugino di Revere, stava giocando col bambino nel cortile davanti. Clara si accorse della sua espressione debole e vulnerabile, e l'insistenza del suo sguardo le fece capire che si era preoccupato per lei. Scese dalla macchina e diede un'occhiata al suo vestito stropicciato e polveroso e ai piedi nudi e sporchi e, senza alcuna ragione si mise in testa il cappello nero e and da loro. Prese il bambino in braccio e lo baci, chiudendo gli occhi con gratitudine. La terra che aveva sotto i piedi le sembr salda e trasformata; la felicit del bambino era la sua felicit; il suo corpo non era cos da quei giorni con Lowry. Not l'espressione di Judd e disse: Mi sono persa chiss dove e avvicin il viso a quello del bambino per non dover guardare Judd.

10.

Tesoro dove sei? Swan?
Clara stava lavorando nel giardinetto laterale quando si era accorta che il bambino non c'era da un po'. Aveva lasciato cadere la zappa. Swan? Dove sei?
Revere diceva che si preoccupava troppo per il bambino e lei lo sapeva, ma in parte era soltanto solitudine; e comunque le piaceva parlare, e se Swan non era con lei, non poteva parlare senza convincersi di essere un po' matta, come alcune donne del vicinato di cui conosceva anche il nome. Osserv il giardino e, pi in l, il frutteto, lasciando che i suoi occhi si spostassero da una cosa all'altra, su tutto quello che possedeva. Ormai viveva l da quattro anni; ne aveva ventuno. Se ripensava al tempo che si era lasciata alle spalle non provava alcun rimpianto, nessun dubbio. Tutti quegli anni passati con Revere che la veniva a trovare e che occasionalmente si tratteneva per la notte erano custoditi l, nell'immagine di quella terra che le aveva donato, la fattoria un po' malridotta con i suoi granai sbilenchi e punteggiati di muschio, l'erba selvatica che Clara trovava cos bella, i fiori di campo e le erbacce e i cespugli che spuntavano da altri cespugli come per magia-era tutto suo.
Inclin il capo all'indietro per lasciar liberi i capelli. Erano caldi e folti, troppo folti per il mese di agosto. A volte li portava all'indietro, raccolti in alto, in un grosso nodo sgraziato che si scioglieva continuamente e la faceva sentire immatura; la maggior parte delle volte li lasciava spettinati. Erano schiariti dal sole estivo, come quelli del suo bambino, quasi bianchi, un biondo di uno splendente pallore lunare che sembrava intonarsi alle estremit lucide di certe erbacce e al modo in cui la luce del sole si rifletteva sul tetto in lamiera dei vecchi fienili. Clara disse: Swan? senza disturbarsi ad alzare la voce. Attravers il giardino per dirigersi sul retro della casa. Era un giardino grande da gestire per una sola donna, anche se Revere e Swan avrebbero potuto aiutarla. Ma era il suo giardino e le dava fastidio che ci lavorasse qualcun altro. Un anno fa, prima del suo matrimonio, Judd, il cugino di Revere, aveva piantato per Clara delle rose dai grandi petali e, in un certo senso, persino quello l'aveva infastidita-anche se non l'aveva dato a vedere. Ora, da quando si era sposato, Judd non veniva mai a farle visita. Sua moglie non glielo permetteva. Quindi era il giardino di Clara e di nessun altro, e quando il suo sguardo si spostava da una pianta all'altra, fermandosi su ogni fiore polveroso e familiare o su uno sporadico insetto che scacciava con un rabbioso schiocco di dita, la sensazione di aver raggiunto un obiettivo si impossessava di lei. Il giardino era quanto le bastava avere del mondo perch era tutto quello che riusciva a gestire, visto che era soltanto Clara, ed era bellissimo. Non desiderava nient'altro.
Sua madre non aveva mai avuto un giardino, pens Clara. Se sua madre fosse stata ancora viva le sarebbe probabilmente piaciuto sedersi sulla veranda posteriore a guardare quel giardino, e sarebbe stata contenta di quello che sua figlia aveva fatto.
Per Clara tutto si trasformava grazie alla luce del sole, che avvolgeva quella terra ogni giorno, cambiando i vecchi barili marci sul retro e il pollaio pericolante e tutto quello su cui il suo sguardo poteva posarsi e facendoli diventare bellezza. Persino il pero pi deforme poteva essere bello: doveva solo guardarlo con la soddisfazione selvaggia che era ormai diventata parte di lei. E se capitava che Swan corresse l in mezzo con il cane, saltando e giocando nell'erba, lei rimaneva folgorata, come se si trovasse sulla soglia di un mondo incantato.
Clara arriv in cortile. Revere aveva comperato qualche sedia in un negozio in citt-erano di metallo tubolare, dipinte di un rosso brillante (il colore che Clara aveva pensato di volere) e risaltavano come macchie di vernice versate sulla terra. Si ferm a dare un'occhiata dalla zanzariera della porta sul retro, pensando che potesse essersi cacciato da qualche parte in cucina. Swan? disse. Su entrambi i lati dei gradini posteriori c'erano due grandi aiuole di fitti lill, ora non erano in fiore ma pieni di foglie. Gli olmi sembravano sporgersi sulla casa, come persone intente a osservare Clara, e lei pens a che silenzio ci sarebbe stato senza il cane di Swan e a come il mondo si fosse allontanato da lei-la preoccupazione e il fastidio di dover sapere quale tra i vecchi di Tintern si era ammalato o che cosa avrebbe fatto Ginny con uno dei suoi ragazzi o con i denti che dovevano toglierle, tutti quant i-tutti marci-e a chi avrebbe vinto la guerra in Europa, cos lontano da lei e della sua terra, un fatto che la toccava solamente grazie ad alcuni cartelli che vedeva inchiodati agli alberi e in citt: arruolati nell'esercito, croce rossa, lavoro a gary, lavoro a detroit, lavoro a willow run, dona il sangue. Dona il sangue diede molto da pensare a Clara; fu l'unico cartello che fece breccia su di lei. Ora andava in citt ogni volta che voleva, nessuno la disturbava-la maggior parte degli uomini se n'erano andati e anche parecchie famiglie, seguendo i loro uomini gi dalle montagne per lavorare nelle industrie belliche, scomparendo. Erano rimasti molti anziani e ormai la posta era diventata tutto per loro; erano gelosi delle lettere altrui. Il mondo aveva improvvisamente spalancato i propri orizzonti, estendendosi molto pi in l della catena montuosa che una volta sembrava essere il confine del loro universo. E a nessuno, quindi, interessava pi niente di Clara; dopo quattro anni aveva quasi la stessa dignit della moglie di Revere, e perci non la infastidivano.
Dona il sangue dicevano i cartelli. Clara, mordendosi il labbro, pensava a che cosa volesse dire, al perch fosse appeso ovunque. Gli uomini stavano morendo, prosciugati del loro sangue; finiva a impregnare il terreno sabbioso, o nella polvere, o nel fango, dall'altra parte dell'oceano dove Revere non sarebbe mai dovuto andare?-quando possedevi quello che aveva lui non andavi da nessuna parte, stavi a casa e gestivi le cose, perfino Judd non era dovuto partire, ma per una ragione diversa: i nervi. Ma i mariti e i figli e i fratelli della gente della citt, il marito di Caroline e il marito di Ginny (nonostante il marito di Ginny l'avesse gi lasciata) e chiunque altro conoscesse, molti di loro non solo erano partiti ma erano anche morti o ufficialmente dispersi, che poi era la stessa cosa. Clara non riusciva a tenerlo a mente e aveva l'idea remota e inquietante che avrebbe dovuto ricordarlo e pensarci sempre, che c'era bisogno di qualcuno che ci pensasse sempre-era cos strano, quell'improvviso spalancarsi del mondo. Ma spinse tutto fuori dalla sua vita e pensava piuttosto a Swan, che era al sicuro perch era un bambino. Quando andava in citt e qualcuno la fermava, qualche donna, rimaneva ad ascoltare a occhi bassi mentre le dicevano che un giovane o un ragazzo stava bene-e non le sembrava cos, perch lo sapevano tutti che nei campi di prigionia non li trattavano per niente bene, no?-e pensava a Swan.
L fuori, a nord di Tintern e a sud del fiume Eden, nel lento declinare della valle che abbracciava cos tanta terra, la storia non aveva alcun potere su di lei. Era a malapena reale, a parte i momenti in cui ti fermavi ad ascoltare una di quelle donne una volta di troppo. Clara mandava avanti la sua casa e cuciva per s e per il bambino e lavorava fuori e cucinava per Revere e si prendeva cura di lui quando veniva a trovarla, raccontandogli quello che voleva sentirsi dire e permettendogli di amarla e di dirle quello che le diceva sempre, come se dire quelle cose li mantenesse giovani, affondava il suo viso nel corpo di lei e ci si perdeva. L fuori il tempo poteva anche passare, ma si trattava solo di tempo atmosferico o del tempo delle giornate, le stagioni che sfumavano le une nelle altre e i giorni che si trasformavano in notti, nulla che ti portasse da qualche parte: era pi vecchia di prima, probabilmente, ma non era mai stata cos bella in tutta la sua vita. Il tempo non aveva niente a che fare con lei.
Il cane stava abbaiando. Gir l'angolo e le si precipit incontro con impazienza, come se avesse qualcosa da dirle, era un cane di razza indefinita che Revere le aveva comperato tempo prima. Clara corse attorno alla casa e per prima cosa vide una macchina parcheggiata pi lontano, sulla strada, e pens Che strano, e poi vide un uomo alla fine del vialetto, proprio dove si ramificava per arrivare ai granai e sul retro, costeggiando uno dei vecchi pascoli. Swan era accanto all'uomo. Era rivolto verso di lui e l'uomo si era leggermente chinato per parlargli, con le mani sulle cosce. Clara si avvicin, il cane arriv alle sue spalle e la super, abbaiando. Era gi stata disturbata da sconosciuti un paio di volte e un mattino d'inverno aveva addirittura scoperto delle orme nella neve, sotto le sue finestre.
L'uomo era Lowry.
Non appena se ne rese conto, si blocc. Si blocc, ansimando, una mano sul cuore come se un dolore improvviso l'avesse assalita. Si guardarono l'un l'altra separati da un tratto di erba incolta, e anche il bambino si volt a guardarla. Quando si riprese, si incammin lentamente verso Lowry, e lui le venne incontro. Clara disse, in una voce troppo flebile: Che cosa diavolo vuoi?.
Lowry non era cambiato. O forse s: aveva qualcosa di diverso. Portava una camicia blu, dei pantaloni scuri e scarpe sporche di polvere dopo la camminata gi per il vialetto. La faccia era la stessa faccia, con la mascella robusta e solida e quell'espressione d'innocenza costruita, come se fosse stato via al massimo una settimana e perch lo guardava in quel modo?
Mamma - disse Swan.
Si chiese, guardando il bambino, se Lowry sapesse. Ma come faceva a non saperlo? Lasci che Swan si appoggiasse a lei, era spaventato; un minuto pi tardi si sarebbe nascosto dietro le sue gambe.  solo un visitatore disse lei, un po' tagliente. Voleva che si dimostrasse coraggioso davanti a Lowry. Vai a giocare con il cane.
L'aria tra lei e Lowry doveva essere di un calore soffocante. Continuava a guardarla, sorridendo. Nessuno dovrebbe saper sorridere a quel modo, pens Clara. Ma non riusc a fare niente per rispondergli, per fronteggiarlo rendendo il suo viso ostile o sgradevole. Si sentiva rigida, come se un minuscolo meccanismo a orologeria si fosse inceppato all'improvviso dentro di lei.
Allora, che cosa vuoi? Che cosa vuoi? gli disse.
Sono venuto a trovarti, tutto qui. Allung le mani, non per incoraggiarla ad abbracciarlo ma semplicemente per mostrarle che non aveva niente, nessuna sorpresa.
Tu-bastardo schifoso disse Clara. Lanci un'occhiata verso il punto in cui Swan era andato a giocare, a fingere di giocare, e i suoi occhi tornarono a saettare su Lowry. Perch sei venuto qui? Vuoi rovinare tutto? Non ti hanno detto niente di me?
Certo.
Hai chiesto in citt, allora?
Ho chiesto in citt.
E quindi? disse Clara, stridente: Che cosa vuoi, allora? Sei fortunato, lui ora non c'. Lo vuoi vedere?.
Perch dovrei voler vedere lui? si sporse verso di lei e scoppi a ridere. Sent quella risata familiare ma intravide tra i capelli di lui qualcosa che splendeva, qualcosa di piatto sulla sua testa; si spavent. Probabilmente era una cicatrice e l intorno i capelli non crescevano pi. Sono venuto per vedere te. Tutto qui. Pensavo che anche tu volessi vedermi.
Non so che cosa diavolo te l'abbia fatto pensare disse Clara, cercando di rendere quelle parole abbastanza dure da nascondere il suo tremore. Si volt all'improvviso per guardare in lontananza i campi che arrivavano fino alla strada-pieni della lanugine dei soffioni, bianca e fragile come si sentiva lei. La sua macchina era parcheggiata laggi. Perch hai lasciato la macchina l fuori?
Non lo so.
Ma le sembr strano. Si era avvicinato a piedi alla casa. Come hai fatto a trovarmi? gli disse.
Me l'hanno detto. Ma non pensavano che dovessi venire.
Be'-e tu che ne pensi? Che cosa vuoi? disse lei. Lo guard e in quell'istante sent di essere troppo giovane per sopportare una cosa del genere, sent che quel momento sarebbe stato terribile per lei perch sapeva quello che lui voleva e quello che gli avrebbe risposto, come se tutto quanto fosse gi stato provato e riprovato nei suoi sogni per anni senza che lei lo sapesse.
Tesoro, sono tornato per te le disse. Le prese la mano. Fece scivolare la mano su, fino al polso, e la scosse un pochino, come se volesse svegliarla.  veramente un bel bambino le disse, indicando Swan con un cenno del capo. Ho capito subito che era tuo figlio- uguale a te. E l ho capito che ero nel posto giusto.
Ma-che cosa vuoi? disse Clara.
Lo ami, questo Revere?
Clara voleva dire qualcosa, ma non ci riusc. Le sue labbra si schiusero ma gli occhi di Lowry avevano troppo potere su di lei, volevano troppo. Sent che, se le avesse lasciato i polsi, si sarebbe afflosciata, indifesa.
Ti ho chiesto: lo ami?
Non ho bisogno di amare nessuno.
Lowry rise. Per essere agosto inoltrato, non aveva la faccia abbronzata come ci si potrebbe aspettare. Non vuoi invitarmi a entrare? Per cena o qualcos'altro-che ore sono?
 quasi ora di cena, ma non ho ancora preparato niente-io -
Non vuoi che io rimanga?
Lanci un'occhiata a Swan, che si era inginocchiato vicino al cane e gli teneva un braccio al collo. Sembrava che si stessero bisbigliando qualcosa, o che piangessero insieme. L'impulso di dire a Lowry che il bambino era suo fu cos forte per Clara che per un istante non riusc assolutamente a parlare. Poi rispose: Puoi entrare. Ti dar da mangiare. Lui non viene, questa sera.
Sarebbe molto gentile da parte tua.
Avrai fame, probabilmente.
Ho fame.
Hai l'aria stanca-avrai guidato per un sacco di tempo.
 vero.
Mise male un piede sui gradini che portavano all'ingresso e scivol. Lowry la afferr. Swan, vieni dentro esclam lei. Il bambino era sul sentiero, in attesa, con il viso sveglio e silenzioso rivolto verso di loro. Poi Clara disse, confusa: No, non importa. Non ce n' bisogno-dentro fa caldo. Cominci a piangere. Aveva qualcosa a che fare con il piede che incespicava sul gradino della propria porta di casa-agitandola, spaventandola. Lowry si mise a ridere, la prese per la vita e la spinse in casa.
Non male le disse ma Revere potrebbe fare di pi, per te.
Lo so.
Non ti importa, quindi?
Non voglio nient'altro. Gli ho detto di smetterla di comperarmi cose tanto tempo fa.
Attravers la cucina e diede un'occhiata al salotto. L le piante di Clara erano ovunque, sui davanzali e sui tavoli-foglie grandi e piatte, felci, foglie piccole come germogli, violette che potevano quasi sfuggirti se non guardavi bene. Vide che Lowry le stava osservando. Ora hai una casa tutta per te le disse.
Clara lo segu in salotto, dov'era fresco. Stava ancora piangendo, con rabbia. Lowry si volt e le disse: Sei cresciuta, vedo.
Gi.
E quand' successo?
Dopo che te ne sei andato.
Non prima?
No.
Mi hanno detto che stai con lui da tanto tempo. Quattro anni, forse?  davvero tanto tempo,  come essere sposati.
S disse Clara.
E lui ti piace?
S.
E questo che cos'? E si allung per toccare il cuoricino d'oro che portava al collo, appeso a una catenina. Ti regala delle belle cose, quindi. Questo  costoso, vero?
Non lo so.
E l'altra sua moglie?
Ha solo una moglie.
E gli altri suoi figli?
Non lo so.
Non fanno caso a te?
Immagino mi odino-e allora?
Non ti d fastidio?
Perch dovrebbe?
Startene quaggi cos-ad aspettare che venga a trovarti quando gli pare.
Facevi cos anche tu disse Clara, ritraendosi. Lui lasci andare il cuore. Ti sarai dimenticato tutto, immagino.
Non mi sono dimenticato niente disse Lowry.  per questo che sono qui.
A quel punto cominci il tremore, un tremore rigido e violento che le partiva gi, dalla base della colonna vertebrale e le risaliva lungo la schiena fino alle spalle e alle braccia, una sensazione che non aveva mai pensato di provare. Tutti quegli anni con Revere erano stati trascinati allo scoperto e sarebbero probabilmente stati spazzati fuori da una porta posteriore, come se Clara stessa, con una ramazza, si stesse dando da fare con impazienza.
Ti prendo una birra disse Clara.
Hai freddo?
No, Cristo santo disse lei, distogliendo lo sguardo.  estate. Sent ricominciare i brividi e si irrigid. Lowry si sedette, lei and al frigorifero e tir fuori due bottiglie. Dalla finestra vide Swan vicino a uno dei granai, solo e solitario, un bambino senza altri bambini, con una madre che stava per abbandonarlo e tradirlo, proprio come aveva sempre saputo di dover fare. E il peggior tradimento di tutti sarebbe stato consegnarlo a quel padre che era venuto gi per il sentiero senza nemmeno avvicinarsi con la macchina, senza scusarsi di nulla e mettendosi subito a dare degli ordini. Vide Lowry nella cornice della porta, le gambe allungate e le mani appoggiate pigramente sul ventre piatto.
Si sedette sul bracciolo della sua seggiola. Bere insieme li rese silenziosi e calm qualcosa dentro di lei. Lowry disse: Sono andato in Messico e mi sono sposato.
Tu, cosa?
Mi sono sposato.
Clara cerc di mantenere un tono fermo. E dov' tua moglie, allora?
Non lo so.
Be'-niente male.
Ci siamo liberati l'uno dell'altra prima della guerra. Lei ha cercato di insegnare laggi, tanto per fare qualcosa. Credo fosse di Dallas disse, chiudendo gli occhi e premendoci sopra la bottiglia: Eravamo innamorati, immagino, poi  successo qualcosa. Mi stava addosso, era sempre preoccupata. Aveva paura che corressi dietro alle altre donne.
Com'era?
Non lo so. Come sono le persone? Non so come sono gli altri disse. Aveva i capelli scuri.
Oh.
 successo tempo fa. Ha chiesto il divorzio.
Divorzio?
Era una parola cos strana, cos giuridica, le faceva venire in mente la polizia e le aule di tribunale e i giudici. Fiss Lowry come se il cambiamento che quel divorzio aveva prodotto dentro di lui si potesse vedere.
Ora stai bene-sei felice? gli chiese.
Lowry rise. Not le rughe agli angoli della bocca e per un istante pieno di disorientamento si domand chi fosse quello strano uomo.
Dipende da te, tesoro.
Ma che cosa vuoi da me? Figlio di puttana gli disse, aspramente. Ora sono una madre, ho un bambino. E mi sposer.
Non male.
Succeder, mi sposer.
E quando dovrebbe succedere?
Be', fra qualche anno. Prima o poi.
Quando?
Quando morir sua moglie.
Lowry sogghign, anche se non era successo niente di divertente. Quindi te ne stai qui ad aspettare che sua moglie muoia, eh? In citt hanno detto che  malata, ma  malata da dieci anni. Vuoi aspettare altri dieci anni?
Mi piace qui.
Bloccata quaggi da sola?
Non sono da sola, maledizione. C' Swan. E c' anche Revere aggiunse. In vita mia non ho mai voluto nient'altro che un posto dove vivere, un bel posto da poter sistemare. Ho anche un cane e qualche gatto. E tutte le mie piante-e le tende che ho cucito -
Non male, Clara.
Non male, certo gli disse. Bevve una sorsata dalla bottiglia. Non me lo porterai via.
Potresti semplicemente lasciarlo, tu stessa.
E Swan?
Viene anche lui.
E poi dove pensi di andare? Sei tanto intelligente, cazzo. Avevi sempre un piano, sapevi sempre dove stavi andando disse Clara. Morse forte il collo della bottiglia. Lowry la guardava come se all'improvviso gli dispiacesse per lei, dopo tutti quegli anni, come se l'emozione l'avesse colto un po' di sorpresa. Andavi e venivi, arrivavi e ripartivi, non riuscivo a pensare ad altro che a te ma tu te ne sei andato ed  finit l-chi se ne frega di me. Hai sempre pensato solo a te stesso.
Non arrabbiarti, tesoro.
Sei un bastardo egoista, non  vero? Sparisci e mi abbandoni e poi torni, quanti sono, quattro anni dopo? E io dovrei amarti, dovrei venire con te-al mare per altri tre giorni, magari. Poi darai un passaggio a me e al bambino per tornare e ci caccerai fuori a pedate -
Lowry si appoggi allo schienale della seggiola. Aveva l'aria stanca.
Tesoro, non ho mai pensato a te in quel modo le disse. Voglio dire-nel modo in cui pensavo alla donna che ho sposato.
Non c' bisogno che tu me lo dica.
Volevo qualcos'altro, tesoro. Con te non potevo parlare.
Ma potevi parlare con quella donna laggi, no?
S.
 per quello che l'hai lasciata? Se ti piace cos tanto perch non torni l e la cerchi? disse Clara, furibonda.
Non  lei che voglio.
E perch diavolo vuoi me?
Sono stufo di parlare.
Cio? Che cosa vorrebbe dire?
Sono stanco di parlare, di pensare come faceva lei. Sono stufo di pensare.
Clara si port di nuovo la bottiglia alla bocca, cercando di sbarazzarsi di quel tremore che detestava cos tanto. Sentiva che il suo corpo si stava allontanando da lei, andava per la sua strada senza prestare attenzione a quello che lei voleva.
Mi sono arruolato nell'esercito, tesoro le disse. Sono tornato in America e mi sono arruolato appena in tempo.
Che cosa?
Sono stato in Europa, lo sai dov'? Voglio qualcuno che non sappia dov' le disse. Non sorrideva. Accarezz il braccio di Clara e lei non lo ritrasse; guardava la mano che si muoveva sulla sua pelle. Sulle dita c'erano dei ciuffetti di peli biondi-se li ricordava, pens, s, se li ricordava uno per uno. Le unghie erano spesse e lattiginose, appena bordate di sporcizia. Lowry la fissava. Sei cambiata parecchio, Clara. Ora sei davvero una donna.
Clara distolse lo sguardo.
Capisco perch ti ama. Non lo biasimo. Ma  gi sposato e ha una famiglia-non potr fare niente per te. Lo sai. Non c'entrerai mai niente con quella gente, non sei come loro, affatto. Non ti sposer.
Stai zitto.
Clara, lo sai che sto dicendo la verit.
Mi ama. E comunque non sono affari -
Ma startene seduta qua ad aspettare che muoia qualcuno-una donna che nemmeno conosci -
Non la conosco ma la odio disse Clara con cattiveria.
Lowry sembrava divertito. Come fai a odiarla se non la conosci?
Mi sposer quando lei morir disse Clara.
Ti piacerebbe davvero diventare sua moglie?
Mi piacerebbe.
Non ci credo.
Va' all'inferno, allora! Che problema hai? Vuoi avere tutto su un piatto d'argento-persino un figlio, un figlio bello e pronto. Giusto? Trattenne il fiato bruscamente, osservandolo. Si sentiva sull'orlo di qualcosa di terribile.
Se  tuo figlio... disse Lowry. Ma la sua risposta fu sufficientemente vaga da allentare la tensione tra loro.  un bambino tranquillo.
 forte e sta crescendo in fretta.  anche sveglio.
L'ho capito subito che era tuo figlio...
Lowry, perch sei tornato?
 da tanto che voglio venire. Ti ho mandato una lettera, no?
Che lettera?
Una lettera dal Messico.
Non l'ho mai ricevuta.
Ma certo che s.
Non mi  mai arrivata.
Quel bastardo non te l'ha data...?
No. Clara si strofin gli occhi con le mani. Che cosa diceva, c'erano delle notizie su tua moglie? Un invito al matrimonio? Lo fiss. Oppure mi hai davvero scritto una lettera? Davvero? Non so se crederti o no... eri sposato e tutto il resto...
Tesoro, non devi essere cos gelosa. Sei ancora gelosa, dopo tutto questo tempo.
Non sono gelosa. Non me ne frega veramente un accidenti di niente.
Pensavo di volere un tipo diverso di donna, tutto qui. Tu e lei non avete niente in comune-tesoro, un uomo non la guarderebbe nemmeno, se ci fossi tu nei paraggi. Ma pensavo di volere una cosa, e poi  saltato fuori che non era cos.
Ora vuoi una stupida, una che non sappia parlare e che non ti disturbi disse Clara. Una con cui fare l'amore per poi dimenticartela, giusto? E sapevi che saresti sempre stato il benvenuto, se fossi tornato, quindi che cazzo  successo?  stata lei che ti ha buttato fuori.
No.
Che diavolo di matrimonio era?
Clara, non devi arrabbiarti cos tanto.
Non sono arrabbiata.
Bevi la tua birra, finiscila.
Non la voglio, mi viene da vomitare.
Sentirla cos, cos volgare, fu sufficiente per farlo ridere un po'. Lei non si fidava abbastanza di se stessa per guardarlo troppo a lungo. Era come fissare una luce, qualcosa di accecante; dopo qualche secondo il centro si sarebbe potuto dissolvere e lei non avrebbe pi visto niente.
Quindi l'ho lasciata e sono tornato in America e mi sono arruolato. Sono stato in Inghilterra per un po', poi in Francia. Un giorno ti racconter che cosa  successo.
Sei stato l per tutto questo tempo?
Per due anni.
Eri veramente nell'esercito?
Certo.
E io non lo sapevo... e se ti avessero ucciso?
Lowry scoppi a ridere, con amarezza. Ne hanno uccisi molti, di noi.
Ma Lowry, tu non puoi morire. E se-tu -
Le mancarono le parole. Era cos vicina a lei, la consapevolezza di Lowry e della morte di Lowry, una possibilit che lo stesso Lowry non riusciva forse a vedere. Le prese la bottiglia, la mise gi e se la tir in braccio. Ti saresti preoccupata per me, tesoro?
S, Lowry.
Non hai mai ricevuto quella lettera?
No. Mai.
Ti sono mancato?
S.
Mi volevi qui?
S.
E Revere, allora?
Mi ha amata, si  preso cura di me.
Lo ami? Lo hai amato?
Non lo so -
 stato difficile, per te, avere un bambino in quel modo? Senza essere sposata?
No. Non ci pensavo.
Non ti importava?
No.
Volevi il bambino, vero?
Certo che lo volevo.
Lowry le spost dolcemente i capelli all'indietro. La guardava come se fosse davvero lontana. Un attimo dopo le disse: Non  il mio bambino, vero?.
Le labbra di Clara si schiusero, in un'espressione scioccata. No.
Somiglia a Revere?
Somiglia a me, perlopi.
Lo conoscevo, Revere disse lui. Non te l'ho detto, ma la mia famiglia era come la tua-solo che mio padre lavorava in fattoria. Andava di fattoria in fattoria, facendosi sempre cacciare. Alla fine  sparito e ci ha lasciati, e mia madre  tornata con i bambini da sua madre. Avevo quattordici anni, al tempo. Una volta mio padre aveva lavorato per Revere... non te l'avevo detto.
Ma io pensavo che -
Ci somigliamo, io e te, solo che io sono andato in giro e ho provato a capire certe cose e per il disturbo mi sono anche fatto sparare, mentre tu hai piantato le tende e hai ottenuto tutto quello che volevi. Quelle sono proprio delle belle piante, tesoro disse. La baci. Non riesco a spiegarti quanto mi piacciono. Mi piace questa casa. Se non mi avessero detto di chi era questa casa -
Lowry, io pensavo-io pensavo che la tua famiglia fosse -
Feccia bianca, tesoro. Nient'altro.
Ma avevi una bella macchina, e avevi dei soldi da spendere -
Stavo aiutando una persona a contrabbandare whiskey. La mia famiglia, allora, se n'era gi andata tutta.
Contrabbandare whiskey? Era quello che facevi? E non riusc a scacciare dal suo tono quella sfumatura sorpresa di piatta delusione.
Mi sono tirato fuori e ho cercato di far partire un affare in Messico, avevo qualche migliaio di dollari che ho preso al bastardo per cui lavoravo, e volevo mettere in piedi qualcosa-un'impresa-ma non ne  venuto fuori niente. Non ne sapevo abbastanza. Ed  stato l che l'ho incontrata -
Tua moglie.
Era l a vagabondare anche lei, pi o meno, ma era anche un'insegnante, aveva un lavoro cui poter puntare. La sua famiglia continuava a mandare gente a cercarla, per riportarla a casa - viveva con me allora-e probabilmente mi ha sposato per ripicca nei loro confronti, per farli stare zitti. Mi diceva che mi stavo prendendo in giro da solo, con la mia vita, correvo di qua e di l senza arrivare da nessuna parte-aveva ragione, ma che diavolo.
No, non aveva ragione -
Al diavolo.
Hai detto che ti hanno sparato?
Niente di che, solo qui, nella gamba.
Clara gli tocc la coscia.  tutto a posto?
Ora  a posto.
Hai sentito molto male?
Non lo so.
Lowry, Cristo santo -
Cosa?
Sei andato in guerra e tutto il resto, ti hanno sparato-e io non ne ho mai saputo niente -
Hanno sparato a un sacco di gente. E si stanno prendendo delle pallottole anche adesso. O li stanno facendo a pezzi con le bombe, ancora meglio. Non ne voglio parlare.
Sei stato in ospedale?
Lo vide storcere la bocca come se dovesse assaggiare qualcosa di disgustoso, quindi lasci perdere. Lui rimase in silenzio. Non era arrabbiata. Gli disse: Ti sei sorpreso quando hai saputo di me?.
No. Forse.
Che cos'hai pensato?
Non credevo che fossi ancora da queste parti. O pensavo che ti fossi sposata.
 come se mi fossi sposata.
Non proprio.
Ho un figlio.
Revere non vive con te, tesoro. Quanto spesso ti viene a trovare?
Quando pu.
 un uomo occupato, di questi tempi. Quanti soldi pensi stiano facendo con la guerra, lui e i suoi?
Non ne so niente. Non ne parla mai.
Dicono che ci stia guadagnando. Perch no? Tutti i disgraziati dei dintorni e tutti gli zotici ubriaconi di campagna che non hanno spedito lontano a crepare si stanno spezzando la schiena in fabbrica, e stanno facendo un sacco di soldi. O cos credono. Il tuo amico investe in roba di quel tipo.
Non ne parla mai -
Perch dovrebbe? Quando arriva da te se lo dimentica. Ma io ti ho conosciuta prima, sono stato io a portarti qui. Ho passato due anni a pensare a te. A lei-a mia moglie-non ci pensavo nemmeno, i miei pensieri la superavano per arrivare dritti da te.
Davvero?
Ti pensavo tutto il tempo. Pensavo che se fossi riuscito a tornare e mi avessero lasciato andare -
Che cosa?
Se fossi tornato sarei venuto subito qui a prenderti e ce ne saremmo andati da qualche parte. Anche se tu fossi gi stata sposata, sarei tornato e ti avrei sposata.
Sposarmi?
Adesso far cos: andr su in Canada, nella British Columbia. L ti regalano la terra, in pratica. Migliaia di acri. Ho un po' di soldi e ci libereremo di tutto quanto, ci terremo solo gli spazi aperti, avremo una fattoria, posso imparare a lavorarci di nuovo -
Lowry, sei pazzo -
Perch sono pazzo?
Non lo so,  soltanto che-io -
Perch hai paura?
Clara si divincol e si rimise in piedi. Aveva cominciato a battere i denti; sentiva che l'aria stessa che la circondava aveva cominciato a sgretolarsi. Non voglio ascoltare disse Clara. Chiuse gli occhi e scosse la testa, lentamente. Non dirmi niente. Ho paura di quello che potrei fare. Come posso cambiare...? Una volta, da un benzinaio, c'era un uomo che ti somigliava -
E?
Mi ha fatto ripensare a te, tutto d'un colpo.
Lowry si alz. Tesoro, qui tutto  bellissimo. Questa vecchia casa  bellissima. L, fuori dalla finestra-quegli alberi- tutto bellissimo. In Canada avremo un posto cos, solo per noi.
Lowry, no.
Tu non sai quello che hai qui, quanto  bello. Non capisci che cos' le disse. Quando ero l pensavo sempre a te, Clara. Eri al centro di tutto quello a cui cercavo di pensare. Mi ricordavo di quando siamo stati vicino all'oceano, e in riva al fiume, quel giorno-quanto eri stata buona con me. Nessuno  mai stato buono con me come lo sei stata tu, Clara. Ora lo capisco.
Clara and in cucina e rimase in piedi sulla porta. Sent Lowry che la seguiva. Tamburellava nervosamente le unghie sulla zanzariera, sulle scagliette di ruggine o sulla sporcizia che la incrostavano. Fuori, Swan stava scavando una buca vicino allo steccato che separava il frutteto da un vecchio pascolo. Swan? lo chiam. Che cosa stai facendo?
Lui si guard intorno. Questo le disse, sorprendendola con la sua vocina limpida. Tir su la vanga. Dopo un istante, osservando lei e Lowry alle sue spalle, si gir dall'altra parte nervosamente.
Supponiamo che sia tuo figlio. Che cosa succederebbe? disse Clara.
Non avrebbe importanza, lo vorrei con noi anche se non lo fosse disse Lowry. E quella risposta, che avrebbe dovuto rassicurarla, in qualche modo non lo fece; avrebbe voluto sentire qualcos'altro. Ho trentadue anni disse lui. Ho festeggiato il mio trentesimo compleanno laggi e non avrei mai pensato di diventare cos vecchio. Ora sono tornato qua e forse riuscir a dimenticarmi tutto quanto, se solo riuscissi a ricominciare da capo.
Clara lo fiss. Non capiva.
Hai paura che lui arrivi? disse Lowry.
No.
Perch sei preoccupata, allora?
Lo scost per passare. Devo preparare la cena gli disse.
Lascia perdere la cena.
Devi mangiare, e Swan -
Lascia perdere. Stai qua con me.
Lowry, non posso.
Dai.
Lei fissava tristemente il pavimento. Ogni cosa la stava abbandonando, tutta la sua forza, tutto l'odio che aveva mantenuto Lowry vicino a lei per cos tanto tempo. Cap di essersi nutrita di quell'odio, l'aveva tenuta a galla, le aveva dato vita. Ora che lui era l, di fronte a lei, non riusciva a ricordare perch l'avesse odiato tanto.
Bastardo mormor. Tornare qui in questo modo-Tu -
Lasciati tranquillizzare disse Lowry.
Sollev lo sguardo e vide il suo sorriso, era esattamente il sorriso che ricordava.

Il bambino  ancora fuori a giocare disse Lowry. Si era sporto dal letto per guardare fuori dalla finestra. Clara, l distesa, immobile, guardava la lunga curva liscia della sua schiena. Un altro bambino verrebbe a darti fastidio, ma lui no. Come fa a capire cos tante cose?
 intelligente, come suo padre.
Perch  cos silenzioso?
Non  silenzioso. Aveva paura di te.
Non dovrebbe avere paura di me.
Un estraneo che arriva gi per il vialetto, a piedi, in quel modo... anch'io ho avuto paura di te.
E ora hai paura?
Avrebbe voluto dirgli, con rabbia, che sarebbe sempre stata impaurita da lui, che non poteva fare niente per proteggersi da lui e che tutto questo era terribile, questo potere che aveva su di lei. Ma rimase distesa, ferma. Aveva i capelli aggrovigliati e umidi, sparsi attorno a lei.
Mi dispiace di... averti sconvolta le disse Lowry dolcemente.
Le si strinse di nuovo addosso, nascondendo il viso contro di lei, e lei sent quanto anche la pelle di un uomo potesse essere morbida, adagiata cos delicatamente sulle ossa; e se avessero spazzato via ogni cosa, se gli spari avessero squarciato tutto, che cosa sarebbe successo? Se i proiettili che erano sfrecciati accanto a Lowry nel buio, laggi in Europa, dall'altra parte del mondo in Europa, l'avessero invece colpito, fermandosi d'improvviso nel suo corpo, che cosa sarebbe successo? Non sarebbe tornato per fare l'amore con lei. Il corpo di Lowry, che era tutto quello che di lui poteva vedere e toccare, sarebbe marcito laggi in un fosso in un posto di cui non avrebbe mai conosciuto neanche il nome, che non sarebbe mai riuscita ad immaginare perch non avrebbe avuto il potere di farlo... e cosa sarebbe successo, allora? Gli accarezz la schiena e quando ritir la mano era coperta di sudore. Era tutto quello su cui poteva contare. Sent quanto fossero entrambi deboli, lei e Lowry, come quel potere terribile che scorreva nel suo corpo e nelle sue gambe dure e muscolose finisse per proiettarsi in quella debolezza che non somigliava affatto alla debolezza che si prova prima di dormire ma era invece qualcosa di pesante e simile alla morte, come giacere sul fondo di un oceano di sudore, i loro corpi ancora tremanti per tutta la sofferenza che avevano subito. Sent che una ferita era stata brutalmente riaperta in lei, nascosta nel suo corpo, e che da l era defluita tutta la sua forza lasciandola di nuovo indifesa.
Che cosa dir Revere quando gli racconter che cosa faremo?
Ha una moglie.
Ma mi ama sussurr Clara. Vuole sposarmi.
Che se ne vada al diavolo.
Mi ama.
Non me ne frega niente dell'amore di un altro uomo.
Ama anche Swan...
Be', non me ne frega niente neanche di quello.
E se ti stanchi e mi lasci di nuovo?
Non succeder.
Come fai a saperlo?
Lo so.
Torn il silenzio. Clara ascoltava il respiro di lui, sentiva il suo respiro su di lei. Disse trasognata: Ma tu... Lowry, con te tutto dipende da quello che ti passa per la testa. Una cosa spunta dal nulla, come in un sogno, e la vuoi e la ottieni, e poi  finita... gente, posti dove andare o cose da fare. Il mondo arriva fino a dove riesci a vedere o fin dove puoi sentirlo. Potrei finire fuori da quel mondo, spinta oltre il margine o qualcosa del genere. E a quel punto?.
Clara, non fare questi discorsi da pazza.
E anche il bambino. Potrebbe essere dimenticato. Sei sempre cos di fretta...
No.
Non sono pi soltanto una bambina, Lowry. Ho paura di quello che potresti farmi questa volta.
Mi sono sempre preso cura di te, tesoro.
Oh, Cristo -
Solo che volevi da me pi di quello che io volevo dare.
Clara si mise a sedere. Si rifiutava di guardarlo. Era come se insieme fossero diventati dei criminali, deboli e sospettosi insieme, infelici l'uno dell'altra proprio come si era sentita con quel tizio della pompa di benzina-che le aveva fatto sentire Lowry dentro di s senza dover essere veramente Lowry. L'aria era calda e ardente. Quella camera da letto, che Clara aveva sempre amato, ora le sembrava la stanza di un'altra persona. Non era solo Lowry a essere fuori posto, l dentro, ma la stessa Clara.
Lasci che la abbracciasse di nuovo. La sua mente incespic all'indietro, ad altri abbracci ricevuti da lui, fino a quella notte in Florida, anni prima, quando aveva preso un asciugamano e l'aveva pulita perch andasse bene a lui, per renderla degna di lui. O si stava sbagliando, lo stava giudicando male...? Si ricordava quel Lowry e si ricordava di se stessa, come se fosse sempre stata fuori dal suo corpo a osservare. Lui era lo stesso uomo e lei l'aveva desiderato con la stessa violenza; fare l'amore con lui le era costato tutto, ogni sforzo straziante per dare vita a quel nucleo d'amore che lui avrebbe sempre mantenuto dentro di lei. Non si sarebbe mai liberata di lui. Ma sapeva comunque che cosa gli avrebbe detto.
No. Credo che non verr con te gli disse.
Cosa?
Non vengo.
Lui si tocc la fronte con la punta delle dita-un gesto strano. Era allibito. Clara chiuse gli occhi per liberarsi di quella scena. Si sentiva male.
Non vieni con me? disse lui.
Clara scese dal letto e si mise la vestaglia. Era di cotone rosa, piuttosto spiegazzata e non troppo pulita. Si avvicin alla finestra e guard fuori. Lowry non si era mosso. Dopo un po' lo guard da sopra la spalla, socchiudendo gli occhi per difendersi da qualsiasi cosa avrebbe potuto vedere e non voleva vedere. Lowry si tamburellava i denti con le dita, osservandola.
Hai cambiato idea? disse lui.
Non l'ho mai pensata davvero in un altro modo.
Lasci cadere la testa. I capelli le scivolarono attorno al viso languidamente, pigri. Sapeva di avere l'aspetto della donna di un quadro, una per la quale tutte le decisioni erano gi state prese, una che non aveva mai dovuto pensare, la cui vita lunga e complicata era stata semplificata da chiss quale artista quando ne aveva scelto un istante da dipingere: una volta finito, poteva andarsene al diavolo.
Vuoi passare la tua vita qui, ad aspettare che un'altra donna muoia?
Se devo.
Tuo figlio lo sa?
Non so cosa sappia.  solo un bambino.
Magari sa pi di quello che credi.
Magari.
E Revere, che cosa succede se qualcuno gli dice che sono stato da te?
Glielo dirai?
E se lo facessi?
Se vuoi farlo, vai pure avanti.
E se gli raccontassi anche di prima. Di quattro anni fa.
Avanti, raccontaglielo.
Non ti importa se lo faccio?
Clara abbass lo sguardo. Non glielo dirai, Lowry.
Perch no?
Perch non glielo dirai. Non lo farai.
Rimasero entrambi in silenzio. Alz gli occhi verso i suoi, socchiusi.
Perch non lo dovrei fare? disse lui.
Perch sai che ti amo. Perch dovresti farmi del male?
Se mi ami, perch diavolo -
Non sono pi com'ero prima! disse lei. Ora sono diversa-Sono una madre, sono cresciuta-Ho avuto tutto questo tempo per riflettere sulle cose -
Clara -
Ci sono tutte queste cose a cui tu pensi che io non riesco a capire disse lei. Parlava piano e serenamente, cercando di mantenere la voce ferma. Sei sempre un passo avanti a me.  per questo che volevi un'altra donna, e ne vorrai di nuovo un'altra -
Se  tutto -
No, non finisce l. Verrei comunque con te. Avrei corso il rischio, qualche anno fa-che cosa diavolo vuoi che me ne importi? Ma ora  diverso.
Clara, potresti fare cos tanto per me, se solo volessi.
Non posso fare niente per te.
Lui aveva il respiro pesante. Non sono stato male solo perch mi hanno sparato, c'era dell'altro le disse. Il modo in cui torceva la bocca dimostrava quando detestasse ammetterlo. Ho avuto dei problemi, per un po'. Sono stato in un ospedale da queste parti, a Washington. Dovevano farmi stare calmo-provare a farmi stare calmo -
Dio mio sussurr Clara.
Non ci voglio tornare, voglio dire-non voglio pensarci disse Lowry seccamente. Su in Canada potremmo ricominciare da capo, anche con il bambino, un bambino cos piccolo non sa niente-e potremmo avere degli altri bambini -
Lowry -
Non riesco a capire le cose. La vita disse lui. Chiuse gli occhi, come se cercasse di liberarsi di qualcosa che gli volava attorno, addosso. Non intendo qui. Qui tutto  tranquillo. Il tuo giardino... rimane l dov'. Ma laggi-niente rimane fermo abbastanza a lungo da permetterti di capirlo. Come fai a sapere che cosa stai facendo, che cosa sta succedendo? Non posso vivere cos.
Lowry, per favore.
Non posso vivere cos. Mi ucciderebbe.
Lowry, non posso venire con te e basta.
Aspett per un momento. Va bene le disse.
And ad aspettarlo in cucina. Swan doveva averla intravista perch si avvicin alla veranda. Un bambino magro e timido, con il volto di suo padre e i capelli di Clara, fermo sul portico a guardare dentro come se si trovasse sul baratro del tempo, non ancora nato per davvero. Rimase in attesa l fuori, timidamente. Clara lo guard come se fosse un estraneo. Tra lei e Lowry c'era solo quel bambino: se non fosse stato per lui avrebbe raccattato un paio di cose e loro due sarebbero andati di corsa fino alla sua macchina e se ne sarebbero andati, e sarebbe stato tutto. Qualsiasi cosa fosse successa-Canada o non Canada, altri bambini o niente-non le sarebbe importato un accidenti.
Ma il bambino era l fuori, e guardava. Gli disse: Swan, vieni dentro. Preparo la cena.
Lui esit.
Quel signore se ne sta andando disse Clara.
Il bambino entr. Si ricord di chiudere la zanzariera senza farla sbattere. I suoi occhi si muovevano con circospezione per la cucina, quasi con astuzia, come se fossero alla ricerca di qualcosa fuori posto. Clara gli accarezz la testa e lasci ricadere la mano sulla sua spalla, un po' pesantemente. Lui sussult lievemente, ma non disse niente. Aspettarono che Lowry ricomparisse. Hai scavato qualche bella buca? disse Clara. Butch ti ha aiutato?
Lui scosse la testa, no.
Lowry arriv. Preparo qualcosa per cena, rimani qui gli disse.
Non ho fame.
Tutti hanno fame disse Clara. Non intendeva assumere un tono cos secco e senza speranza. Lowry e Swan si scambiarono uno sguardo, entrambi stranamente timidi. In Lowry c'era qualcosa di stupito e trattenuto, in Swan c'era quel genere di timidezza che Clara detestava in tutti i bambini, specialmente nei maschi. Cristo santo, la gente deve mangiare disse. Vuoi qualcosa o no?
Ho detto di no.
Lei e Swan lo seguirono sotto al portico, sul retro. Hai ancora qualche ora prima che faccia buio disse Clara. Pensi di andare lontano, o... continuarono con questo genere di conversazione di fronte al bambino, Clara si sentiva trascinata sempre pi in l, sempre pi in l verso quel baratro, e avrebbe voluto gridare a Lowry di andarsene prima che fosse troppo tardi, prima di rovinare tutto. Sarebbe bastato sentirgli dire la cosa giusta, se solo l'avesse guardata nel modo giusto -
Ma lui non lo sapeva. Se l'avesse saputo, le avrebbe probabilmente cambiato la vita; ma era esausto, si era arreso, qualcosa l'aveva abbandonato, lasciandogli il volto livido. Prese invece il mento di Swan e si pieg per guardarlo in faccia.
Hai mai ucciso un serpente o qualcos'altro, ragazzino?
Swan cerc di divincolarsi.
Lascialo andare! esclam Clara.
Voglio solo fargli una domanda: hai mai ucciso qualcosa?
Swan scosse la testa freneticamente.
Stai mentendo. Lo vedo dalla tua faccia che hai gi ucciso qualcosa. E ammazzerai ancora, parecchio. La faccia di Lowry si contorse, trasformandosi in qualcosa di brutto che doveva esserci stato da sempre, in tutti quegli anni, senza che lui o Clara lo sapessero. Clara vide la sua bocca che cambiava, i denti grigiastri che si scoprivano. Riesco a vederle proprio qui-tutte le cose che ucciderai e calpesterai, prima di continuare per la tua strada.
E lasci andare Swan. Si raddrizz e fece un passo indietro. Il bambino corse da Clara, troppo terrorizzato per piangere, e lei rimase dritta in piedi, senza piegarsi, e lo abbracci mentre guardava Lowry che si allontanava. Cammin sul sentiero laterale fino alla stradina e prosegu, senza fretta. L'ultima cosa che vide di lui non era nemmeno lui, ma la polvere sollevata dalla sua macchina che scompariva fino a diventare indistinta.
Dimenticatelo, mi hai capito? esclam Clara. Non devi mai pi pensare a lui-se n' andato e non torner! Avrai cose che lui non avrebbe mai potuto darti, avrai un cognome, un nome vero e un mondo intero in cui vivere-non solo un pezzettino di mondo-mi hai capito? Mi hai capito?
Doveva fare attenzione o sarebbe impazzita, pens Clara. Doveva fare attenzione. Il viso del bambino, teso e stranamente vecchio, all'improvviso le sembr l'unica cosa che doveva odiare, l'unica cosa che le aveva fatto perdere il suo Lowry.

parte terza. Swan.

1.

L'uomo che si diceva fosse il padre di Swan aveva le spalle leggermente spioventi, come se intendesse minimizzare la loro evidente forza. Aveva i capelli grigi, un miscuglio di parecchie sfumature. Swan aveva visto quell'uomo per tutta la vita, ma quel giorno, mentre lo osservava, lo sguardo gli si annebbiava come per proteggerlo da una misteriosa ferita. Era un bambino, aveva sette anni. Il suo sguardo pulsava, come pulsavano in segno d'allarme le venuzze simili a nervi che aveva attorno agli occhi. Ma da cosa volevano metterlo in guardia? Ora aveva sette anni, stava diventando grande e non aveva alcuna pazienza per le paure da poppanti; riusciva a rendersi conto da solo di quanto fosse cresciuto quell'anno, grazie al ramo di un melo che non era mai riuscito ad afferrare prima.
Quella mattina erano stati portati a casa di quell'uomo a parecchie miglia dalla loro, con la macchina dell'uomo che era pesante e massiccia come un macchinario agricolo. Anche se la casa dell'uomo doveva essere una fattoria, non somigliava a nessuna fattoria che Swan avesse mai visto. Era di pietra scura, segnata dalle intemperie, con finestre alte e strette, c'erano pi finestre di quante Swan riuscisse a contarne, e le persiane dipinte di verde. C'erano tre camini di mattoni. Dietro alla casa c'era un fienile dipinto di rosso scuro, pi grande di qualsiasi fienile che Swan avesse mai visto; cosa ancor pi spaventosa, il fienile era costruito in cima a una collinetta e i lati delimitavano un cortile. C'era un gallo segnavento di rame sul punto pi alto del fienile e sulla facciata, a grandi lettere nere, c'era scritto fattoria revere. C'erano due silos alti e ben tenuti vicino al fienile, e c'erano molte altre costruzioni: Revere indic la stalla, il fienile per le mucche, il pollaio. Aveva qualcosa di compiaciuto e imbarazzato nel modo di fare, lanciava spesso un'occhiata a Swan che osservava tutto dal parabrezza della macchina, schiacciato contro Clara.
Clara si sporgeva su Swan, circondandogli le spalle sottili e tenendo la testa alla stessa altezza della sua. Era emozionata, allegra come una bambina. Oh, Swan-guarda! Hai mai visto niente di pi - ma la voce di Clara vacill. Di pi grande voleva forse dire. Ma le mancavano le parole adeguate. Swan percep la povert del linguaggio di sua madre e cap che era anche la sua.
Dalla strada partiva un viale, lungo probabilmente un quarto di miglio. Era costeggiato da alti sempreverdi, distanziati con una tale regolarit da farti capire che erano stati piantati cos di proposito. Alla fattoria revere, ben poco era lasciato al caso.
Swan voleva chiudere gli occhi. Sapeva che era stato fatto tutto per lui, era per quello che Clara gli stringeva cos forte le spalle.
Entrando in casa, Clara aveva sussurrrato all'orecchio di Swan: Non devi aver paura di lui, Swan. Ti vuole bene. Che diavolo di problema hai?. Lo spinse e gli diede un pizzicotto. Swan si morse il labbro per cercare di non piangere. Una volta dentro lo portarono in salotto, come l'aveva chiamato Revere, una stanza che sapeva di cera per mobili e di qualcos'altro di cupo e ammuffito. Revere aveva il fiato grosso e sul suo viso c'era un bagliore caldo e ramato; si mise pesantemente a sedere su una seggiola con lo schienale alto e l'imbottitura spessa, e fece avvicinare Swan. Ti vuole bene. Ti vuole bene. Swan trattenne il fiato per non sentire l'odore dell'uomo. Steven. Questa sar casa tua. La voce di Revere era roca, come se fosse sull'orlo delle lacrime. Un uomo fatto, un vecchio! Swan cerc di allontanarsi e si sarebbe divincolato se non fosse stato per la presa lesta delle dita di Clara.
Clara disse a Revere, come se Swan non fosse l, o fosse una specie di animale che non sapeva attribuire un significato al linguaggio: Lo vedi che cosa significa per lui-per tuo figlio!-che ha paura? Aver paura di suo padre? Mettere piede per la prima volta in casa di suo padre a sette anni.
Revere non disse niente. Forse non la stava ascoltando, impegnato com'era a osservare Swan.
Clara non era mai stata in quella casa, ma si guardava intorno con disinvoltura, con il suo sguardo calmo, intento e aguzzo. Guardava i mobili imponenti e lucidi, che non somigliavano per niente a quelli della loro vecchia casa, e non aveva paura. Nell'aria di quella vecchia casa di pietra c'era un odore che non sarebbe mai potuto appartenere a quello della loro casa precedente-un odore di pesantezza, di oscurit e tempo, di cose lucidate e conservate con cura. A un'estremit della stanza c'era un grande caminetto, grande abbastanza da starci in piedi, se Swan avesse voluto entrarci, sormontato da una mensola con dei candelabri d'argento da entrambi i lati. Sapeva che cos'era l'argento, pi o meno. Sua madre aveva alcune cose d'argento. E aveva anche un anello d'oro e una catenina d'oro, splendenti, cose che rilucevano delicate, appoggiate cos dolcemente sulla sua pelle abbronzata-cose che temevi potesse perdere, o che finissero in un angolo quando era di fretta. Una volta aveva perso il cuoricino che le aveva regalato Revere. Swan l'aveva cercato e l'aveva trovato in mezzo alle erbacce vicino alla porta sul retro.
Ma ora erano in quella casa. Clara deglut e continu a guardare, con le palpebre leggermente socchiuse come se si trovasse di fronte a una luce accecante. Quando parl lo fece d'impulso, nervosa: Le gambe di quelle sedie l-perch sono arrotolate in quel modo?.
Revere rispose, divertito: Sono fatte cos.
Sono-sono antiche, tipo?  cos?
S, sono francesi, penso.
Swan rimase in attesa, aspettandosi che Clara dicesse che era strano, che non le piaceva, ma Clara guard invece da un'altra parte. Quell'uomo nel quadro- qualcuno che conosci?
 un ritratto di mio padre.
Tuo padre!
Clara si avvicin al quadro, cauta. Rimase con le mani giunte davanti a lei, osservando, accigliandosi, mentre Swan e Revere la guardavano. Dal marrone sfumato di uno sfondo indistinto, l'uomo che si diceva fosse il padre di Curt Revere la squadrava, imperturbabile. Una luce bianca e fredda gli illuminava il volto, che a Swan ricord il muso affilato di un cane intelligente. Clara lanci un'occhiata a Revere, paragonando i volti. Ha i tuoi occhi. Ma non sono belli come i tuoi. Punzecchiandolo un po', gli disse: Sarai cos quando avrai la sua et?.
Clara, sono gi pi vecchio di mio padre quando  morto.
Revere fece un suono che poteva somigliare a una risatina imbarazzata, ma forse c'era anche una punta di rimprovero. Clara non colse. Corrug la fronte come se stesse cercando di risolvere un indovinello: che cosa intendeva Revere esattamente? Swan si accorse che si era arresa, e lei si volt di nuovo verso di loro, sorridendo. Era ben consapevole del suo nuovo vestito costoso e delle sue lunghe gambe setose. Si mise a sedere, sistemandosi scrupolosamente la gonna sulle ginocchia.
Ah, insomma disse lei la gente vive e la gente muore. E si va avanti.
Allung le gambe. Si sarebbe messa comoda e pigra come un gatto persino l, persino quel giorno, mentre Revere sedeva rigido, come se stesse cercando di cogliere un rumore che temeva di aver sentito, proveniente da fuori o dal piano di sopra. Indossava un completo scuro. Odorava di qualcosa di aspro-tabacco, forse-mentre Clara sapeva di quel profumo nella boccetta ambrata che a Swan era sempre piaciuto. Si intrufolava nella sua stanza, alzava la bottiglietta, la metteva sotto la luce e ci guardava dentro. Il cortile, attraverso quel vetro, diventava misterioso e fluido, avvolto da una luce fragrante e granulosa. Il vecchio e brutto pero, che marciva su un lato, diventava sereno e immobile nel bagliore di quella luce speciale-anche se in cima all'albero c'erano quelle tasche piene dei bozzoli nebulosi dei vermi, non importava. Swan poteva osservarle attraverso il vetro senza il minimo disgusto.
Steven disse Revere quale sar il tuo cognome ora?
Swan lo guard. L'espressione naturale di quell'uomo era di una piacevolezza muscolare; i suoi sorrisi si dissolvevano con semplicit l'uno nell'altro. Aveva grossi denti quadrati che sembravano sorridere insieme a lui. Era un uomo che apparteneva al mondo esterno, non a quel salotto. Aveva gi provato a portare a caccia Swan, dietro alla casa di Clara, e le sue falcate nell'erba l'avevano allontanato da Swan, che si affrettava ansioso nella sua scia e non riusciva a distogliere lo sguardo dall'erba per paura di inciampare in chiss cosa e di far partire un colpo dall'arma che portava. I fagiani e le quaglie uscivano in volo dall'erba alta, e il loro volo aveva terrorizzato Swan cos tanto che era scoppiato a piangere. Se lo ricordava bene.
Diglielo fece Clara, dandogli un colpetto con il piede. Come ti chiamerai? Non fare il timido, giovanotto.
Non lo so disse lui.
Questo era sbagliato, era un errore. Percepiva la loro impazienza. Non lo sai? disse Revere. Gli sorrise. Revere. Certo che lo sai. Dillo ora-Steven Revere.
C'erano Clark, Jonathan e Robert-e adesso anche Steven: tutti fratelli.
Steven Revere disse Swan in un sussurro.
Avrebbe voluto avere un altro nome per cancellarlo, per rimpiazzarlo, ma non aveva niente. Sua madre aveva sempre detto con una risata di non avere un cognome-era un segreto-o, ancora meglio, di averlo dimenticato-suo padre l'aveva cacciata di casa, raccontava.
Steven Revere. Steve disse l'uomo lentamente. Scrut gli occhi del bambino come se cercasse di trovarci dentro il posto che occupava. Swan alz timidamente lo sguardo-per un attimo sent che avrebbe potuto amare quell'uomo, se solo non l'avesse portato fuori a caccia e non gli avesse fatto maneggiare dei fucili o uccidere delle cose. Perch c'era sempre tutta quella confusione e quel pericolo quando c'erano di mezzo gli uomini?
Fece per avvicinarsi a Clara, ma stava parlando d'altro insieme a Revere. Parlavano di gente che doveva arrivare, della casa, della sorella di Revere. Swan, che quando non era da solo con Clara parlava poco, cercava di costringere quel frastornante fiume di parole e impressioni ad assumere la forma di un pensiero coerente-non riusciva a fare altro. L'unico potere che aveva era il potere di osservare e di ascoltare. Sua madre poteva prendere le cose e buttarle nella spazzatura; poteva schiaffeggiarlo, sculacciarlo, abbracciarlo e baciarlo; poteva affacciarsi alla finestra e gridare dietro ai ragazzini che attraversavano la loro propriet; poteva sedersi a fumare nella cucina buia, sorridendo per nulla. Era un'adulta e aveva potere, e visto che Swan era solo un bambino, lui di potere non ne aveva. Quell'uomo, quell'uomo gentile con le mani forti e quell'aria impaziente e perplessa-anche lui aveva potere, il potere evocato da quella grande casa, dai fienili e dalla terra l dietro, quell'enorme distesa di terra coltivata che gli apparteneva, mentre tante altre persone non avevano niente di niente. Poteva camminare con sicurezza su e gi per la sua terra, sapendo che era sua perch lui era un uomo, un adulto, che possedeva il potere misterioso della forza che nessun bambino possedeva, nemmeno i bambini della scuola che spintonavano Swan. Nemmeno quei bambini avevano una vera forza; appartenevano agli adulti. Tutti avevano paura di qualcun altro, pens Swan.
Allora, che cosa ne pensi? disse Revere, accarezzando i capelli di Swan. Non sei preoccupato per i ragazzi, vero? Sono bravi bambini. Andrete d'accordo.
Faranno meglio a essere gentili con lui disse Clara.
Non gli daranno fastidio disse Revere. Sono bravi ragazzi.
Lo so come fanno i bambini...
Non agitarlo, Clara. Sai fare meglio di cos. Steven disse Revere, piegandosi verso di lui tua madre si prender cura di te, lo sai. Non devi preoccuparti di niente. Ora vivremo tutti insieme nella stessa casa, tutto qui.  da tanto che aspettiamo questo momento. E tu avrai tre fratelli con cui giocare-non sarai pi solo.
Non  mai stato solo disse Clara.
Swan li conosceva, questi fratelli. Il terrore che provava nei loro confronti nasceva dal fatto che non gli avevano mai parlato ma lo guardavano e basta, senza sorridere. Erano grandi-dieci, dodici e quindici anni-e avevano le spalle massicce e vagamente quadrate di loro padre, i capelli scuri e gli occhi di un azzurro placido e scuro. Sembravano aspettare che lui dicesse qualcosa, che facesse qualcosa. Le volte che Revere li aveva portati a incontrare Swan, Revere era stato l'unico ad aprire bocca e persino Clara era rimasta in silenzio. Revere aveva parlato di quando sarebbero andati a caccia tutti insieme, a pescare, a giocare con i cavalli. Aveva parlato delle faccende domestiche da sbrigare insieme. Aveva parlato della scuola... ma i ragazzi non avevano detto niente, a parte quello che Revere era riuscito a cavare loro di bocca e quelle parole non avevano alcun significato.
Senti, andr tutto bene. Lo sai disse Revere a Clara.
Lei si strinse nelle spalle, ma sorrise. Aveva preso una sigaretta e ora si stava sporgendo in avanti, in modo che Revere potesse accendergliela; Swan, dimenticato per un istante, osserv affascinato il fiammifero che bruciava e il minuscolo bagliore tremolante all'estremit della sigaretta, come se non avesse mai visto quelle cose prima. Voleva fare attenzione a ogni minimo dettaglio per fare in modo che il tempo continuasse a scorrere lentamente, perch quel giorno sarebbe capitato qualcosa di importante e lui aveva paura.
Non va bene per i ragazzi, stare... senza una madre stava dicendo Revere.
Swan aveva sempre osservato scrupolosamente le persone, quand'erano in compagnia di sua madre. Vedeva quello che ricevevano da lei, una specie di tranquillit felina, indipendentemente dalla rabbia che portavano con loro. Persino questo grosso Revere, con la mascella quadrata e la fronte ampia, segnata e intelligente, la guardava di sottecchi come se qualcosa di nebuloso e sfavillante aleggiasse tra lui e Clara. Swan lanci un'occhiata rapida a sua madre, come se volesse rendersi conto di cosa Revere vedesse in lei; ma non riusc a coglierlo, non esattamente. Sua madre gli sorrideva, era un sorriso speciale, fatto apposta per lui. Sembrava dire, proprio di fronte a quell'uomo dalle mani gigantesche che avrebbero potuto far male a entrambi, che erano finalmente l, eccoli l, che fortuna!
So io di che cosa c' bisogno da queste parti disse Clara. Qualche finestra aperta e un po' d'aria che gira. E una pulita a questa vecchia roba, giusto? Su cosa ti sei seduto, tesoro?  piena di polvere, riesco a vederla, se la sta mangiando. Tua sorella non ci tiene a questo posto?
Lei non sta bene disse Revere, goffamente. Lo sguardo dell'uomo si era scomposto, not Swan; Clara si era accigliata, probabilmente. Dopotutto  passato solo un mese dal funerale. Non l'ha ancora superata, tutto l-erano come sorelle.
Swan guard le scarpe dell'uomo: scarpe nere dall'aria rigida senza nemmeno un po' di fango sopra, nemmeno un segno sbiadito di fango asciutto attorno alla suola.
Erano molto simili disse Clara, piano. Lo diceva la gente. Tua sorella  pi vecchia di-di tua moglie, per. Il bambino rimase in piedi in mezzo a loro, in ascolto. Prendeva tutto troppo sul serio e non aveva imparato a ridere; lo sapeva, sua madre non glielo ripeteva forse ogni giorno? Ma gli sembrava di dover osservare e ascoltare con attenzione. Doveva imparare. Vivere era un gioco con una serie di regole che doveva imparare da solo, osservando quegli adulti con quanta pi attenzione possibile. C'era stato un altro adulto nella sua vita-non la maestra, che non contava, ma un altro uomo, quasi svanito dalla sua memoria, uno strano uomo biondo che l'aveva toccato ed era scomparso... Di tanto in tanto si sorprendeva a pensare a quell'uomo, cercando di ricordare che cosa mai quell'uomo gli avesse detto. Ma era tutto confuso, perso. Era troppo piccolo. Ora il ricordo di quell'altro uomo, risvegliato dalle attenzioni di Revere, scese in picchiata su di lui come uno di quei falchi grossi come polli che tutti odiavano, con le sue ali frullanti e polverose e le gambette storte, e Swan riusciva quasi a sentire l'odore fetido del suo respiro. (Non devi mai dire una parola su di lui gli aveva detto Clara, una volta sola. Non aveva bisogno di ripetere le cose due volte a Swan.)
Ecco-Esther era una sorella anche per lei, non solo per me stava dicendo Revere. Swan sapeva che la loro attenzione si era completamente allontanata da lui; si sentiva sollevato. Quaggi in campagna, senza mai sposarsi-Marguerite le piaceva pi di quanto le piacessi io, veramente. Non ha mai dato problemi. Non si  mai intromessa tra noi. Ma ora non ha un altro posto dove andare,  troppo orgogliosa per chiedere qualcosa a qualcuno. La casa appartiene a lei quanto a me -
Clara fece un suono pieno di disgusto.
Nostro padre l'ha lasciata a entrambi.
Chi  che la manda avanti? Chi  che ha i soldi? disse Clara tutto d'un fiato.
Ha dei soldi suoi, non  questo. Non me ne importa niente. E comunque, non vuole vivere a Hamilton, non le piace e non la biasimo. Mio zio non le va a genio. Mia sorella e io non siamo mai stati molto legati, ma...
Chiss come mi odia! disse Clara.
Non ti odia, Clara.
Non te l'ha mai detto?
Nessuno ha mai detto niente, in tutti questi anni.
Avevano paura di te,  l'unico motivo. Ma mi odiavano comunque e mi odieranno sempre. Arriveranno davvero, oggi?
S.
Tutti quanti? Sul serio? Anche le donne-anche la moglie di Judd? disse Clara avidamente.
Fanno quello che gli chiedo di fare.
Swan percep qualcosa di precario e pericoloso che aleggiava tra loro. Una vaga sensazione di allarme si fece strada nel suo stomaco, come succedeva quando avanzava piano piano sul ghiaccio, ma sua madre non doveva averla avvertita, perch continu a punzecchiarlo: Tua moglie non faceva quello che le chiedevi.
Revere scosse la testa. Ora  finita.
Se avesse fatto quello che volevi tu disse Clara a quest'ora io e te saremmo sposati. Non saremmo messi cos, con un bambino di sette anni e noi che finalmente ci stiamo per sposare- ridicolo! Ma no, non si pu far cambiare idea a una donna come lei. Una di buona famiglia con un buon nome tedesco, una cos potr mai concedere il divorzio a un uomo per renderlo felice? Mai! Se ne star l comoda e ti pianter le unghie addosso per trattenerti il pi a lungo possibile.
Clara mim impercettibilmente uno sputo; poi, per addolcire il gesto, aggrott la fronte e si tolse un pezzetto di tabacco dalla lingua. E a tuo figlio, qui, bisogna insegnare il proprio cognome, e ha paura di te. Ne vai fiero?
No, non ne vado fiero.
Gli uomini sono sempre cos pieni di orgoglio, pensano a quello pi che a qualsiasi altra cosa. Ma le donne no disse Clara. Accavall le gambe. Il vestito di seta blu le fasciava le cosce in tante piegoline, sembravano vene. Aveva gambe snelle e lisce; visto che quel giorno portava le calze, i suoi polpacci non erano lucenti come al solito. Le donne non hanno orgoglio. Fanno quello che gli uomini vogliono che facciano, come me, e al diavolo il resto. Se qualche bastardo ha voglia di guardarmi dall'alto in basso, che faccia pure. Non ho mai chiesto di essere simpatica a nessuno di loro.
Da oggi tutto andr a posto disse Revere. Il passato  finito. Marguerite  morta. Non posso pi pensare male di lei, ormai.
Nemmeno io penso male di lei disse Clara rapidamente. Aveva l'espressione che Swan le vedeva a volte sul viso, quando stava per buttare via qualcosa, disgustata. Non penso male dei morti.  stata una brava donna, visto che ti ha dato tre figli-non penso male di nessun morto. Non l'ho mai conosciuta. E quando morir non me ne fregher un accidenti se ci sar qualcuno che continuer a parlare di me.
Da oggi sar tutto diverso disse Revere.
Clara fece un sorriso che poteva significare qualsiasi cosa: che aveva ragione, che aveva torto.
Era un giorno di festa; sua madre si sarebbe sposata. Swan sapeva tutto. La sera prima gli aveva detto che in realt non sarebbe cambiato niente e che non doveva preoccuparsi; lo stava facendo per lui. Andremo a stare in una bella casa grande, non come questa, e avremo persino una donna che mi aiuter in cucina-pensa! E Revere,  molto affezionato a te. Ti vuole bene. Da domani vivremo tutti insieme. Ti piacerebbe?
Swan aveva risposto: Mi piacerebbe ma intendeva che gli sarebbe piaciuto se fosse stato lo stesso per lei. Era chiaro che a sua madre l'idea piacesse. Le piaceva tutto. Se c'era qualcosa in casa che la faceva arrabbiare, lo rompeva o lo buttava via, se il cane le dava fastidio lo scacciava, ma nulla aveva il potere di disturbarla. Non c'era niente che riuscisse a toccarla nel profondo. Come le zanzare che pungevano Swan quando era nei campi-osservava con ansia i piccoli ponfi bianchi che crescevano, assumendo a volte strane forme, ma dopo un po' si appiattivano e scomparivano. Le cose toccavano sua madre nel medesimo modo, solo sulla superficie della pelle. Era per quello che poteva spostarsi cos rapidamente da un posto all'altro ed era per quello che trovava il tempo di pettinarsi i lunghi capelli, lentamente, con affetto, mentre le altre donne lavoravano sempre. Swan conosceva un paio di ragazzini della scuola e sapeva che le loro mamme lavoravano tutto il giorno. Sua madre aveva una macchina e andava dove voleva, in paese o in qualsiasi altro posto. Aveva dei bei vestiti e le piaceva stare davanti allo specchio a guardarsi. Aveva i capelli chiari, quasi bianchi, che ogni tanto lasciava sciolti sulle spalle e anche oltre, erano lisci e fini; a volte invece se li raccoglieva alla meno peggio sulla testa in una maniera che a Swan non piaceva. Gli piaceva quand'era distratta e serena, quando correva a piedi nudi per casa, insultandolo perch aveva fatto qualcosa di sbagliato o borbottando tra s e s sulle faccende che doveva sbrigare; gli piacevano le sue mani che gesticolavano e discutevano silenziosamente, e quando il suo viso si deformava fino ad assumere un'espressione di stupore mentre cercava di decidere qualcosa-con la lingua che spingeva contro l'interno delle guance e girava in tondo, passando sugli incisivi, energicamente, come se Swan non fosse l ad osservarla. A Swan sembrava di poter passare la vita alle calcagna di sua madre, raccogliendo quello che lasciava cadere e risistemando quello che aveva quasi rovesciato, cogliendo dalle sue minime osservazioni sbuffanti quello che doveva ricordarsi, perch lei se lo sarebbe probabilmente dimenticato. E ora, seduta su uno strano divano in quel salotto poco illuminato e poco arieggiato, il suo sguardo superava Swan e si fermava su Revere, con quell'aria assente-i capelli biondi, gonfi sulla testa, erano raccolti in una grande massa rigonfia e tenuti a posto da un'infinit di forcine, le sopracciglia, ordinate e arcuate, irrigidite pensosamente, le ciglia folte e confuse-e Swan, per un terribile momento, pens che lei non ce l'avrebbe fatta a ricordare il nome di quell'uomo e che avrebbe perso tutto quello che era quasi riuscita a conquistare.
Ma non avrebbe perso nulla, ovviamente. Cominci a sorridere, lentamente. S. Da oggi sar tutto diverso. Sar tua moglie per davvero, e quando ci penso so che nient'altro importa.
Revere fece un sorriso nervoso, una risata breve e affannosa. Fissava Clara.
Swan abbass lo sguardo sulle scarpe di Revere. Ce l'aveva con loro perch non pensavano a lui, non si ricordavano nemmeno che lui era l. Stava diventando grande ormai. Si accorgeva delle cose come mai prima. Quello strano sguardo diretto di Revere, puntato su Clara-not quello sguardo e gli venne voglia di chiudere gli occhi.
Hai sentito, Swan? Nient'altro importa disse Clara. Si pieg per abbracciarlo. Tuo padre si prender cura di te e ti cambier la vita-il mio piccolo Swan crescer proprio come suo padre, e sar grande e forte e ricco -
Perch lo chiami cos, Clara?
Mi piace il nome,  il mio nome per lui.
Che cos'ha Steven che non va?
Steven  il nome che c' sui documenti, ma io lo chiamo in un'altra maniera. E allora? disse Clara. Avevo visto in una rivista questo tizio, si chiamava Robin, una star del cinema, cos bello, cos pieno di soldi- successo quand'ero incinta-e ho pensato a come avrei chiamato il bambino se fosse stato un maschio. L'avrei chiamato Swan, perch una volta ho visto dei cigni in una fotografia, quei grandi uccelli che nuotano qua e l-hanno un'aria veramente fredda, non hanno paura di niente, i loro occhi sono duri come il vetro. Su un cartello c'era scritto che possono anche essere pericolosi. Mi  sembrato meglio che chiamare un bambino Robin, ho pensato, perch i cigni sono meglio dei passeri. E quindi  cos che lo chiamo.
A scuola lo chiamano Steven.
Certo-che cosa me ne frega di come lo chiamano? fece Clara. Io lo chiamo Swan. Nessun altro pu chiamarlo cos.
Ci fu un attimo di silenzio. Gli altri bambini mi chiamano Steve disse Swan.
Steve. Steven. Mi piace quel nome disse Revere.  il nome che ho scelto. Dio santo, ne  passato di tempo, vero? Tutti questi anni -
Ha sette anni. S, ne  passato di tempo.
Non pensavo che sarebbe mai successo-tu che arrivi qui, finalmente -
Che lei sarebbe morta, intendi. Ci ha messo parecchio a morire disse Clara. Accost la guancia a quella di Swan e a lui sembr strano: che potesse essere cos morbida e avere un profumo cos dolce ma essere anche cos brusca. Swan chiuse gli occhi e annus il suo profumo, desiderando di poter tornare a casa loro, al sicuro, da soli, loro due e basta. Solo lei e Swan ci abitavano veramente, Revere no. La casa non era un granch e spesso gli animali ci strisciavano sotto per andare a morire-ma a Swan piaceva di pi di quella grande casa buia con le pietre all'esterno. E se un fulmine l'avesse colpita e tutte quelle pietre li avessero schiacciati mentre dormivano...?  stato un inferno. Quando saremo sposati non ne parleremo mai pi, vero? sussurr Clara. Perch al suo posto ci sar io e porterebbe sfortuna. Nel suo letto. Ma ora lo posso dire che  stato un inferno. Volevo che morisse, ma-ma non augurerei mai a qualcuno di morire, lo sai? Volevo solo stare con te. Non riuscivo a smettere di pensarci, anche se era una cattiveria, nei miei sogni me la immaginavo lontana, da qualche parte, mentre io e te stavamo in questa casa-e Swan insieme a noi, come adesso-con suo padre, come ogni bambino dovrebbe poter fare. Non riuscivo a farne a meno.  colpa mia, l'aver sognato quelle cose?  stato cattivo da parte mia?
Lui le prese le mani, come se volesse confortarla. Desideravamo entrambi la stessa cosa le disse.
Ascolta, per, a me non piace quando la gente muore! disse Clara. Non voglio sposarmi coricandomi sulle spalle una cosa del genere, non sono cos.  stato l'amore a cacciarmi in questa situazione. Mi sono innamorata di te. Non l'ho mica chiesto io, no? Di volere il marito di un'altra? E la tua povera moglie, che cosa poteva farci? Nessuno di noi ha chiesto niente,  successo e basta.  dovuta morire pensando a me tutto il tempo, e quando tornavi a casa da lei dopo essere stato da me, come si sar sentita? Cristo santo,  orribile! Io lo ammazzerei un uomo che mi fa una cosa del genere... che cos'avrei potuto fare per renderle le cose un po' pi facili? Mi sono innamorata, punto e basta...
Guardava Revere negli occhi. Era appassionata e remissiva allo stesso tempo, e nel suo tono c'era qualcosa di incalzante, qualcosa di forzato. Rimasero seduti in silenzio per un po'. Poi Revere mormor: Lo so, lo so.... Lanci un'occhiata a Swan e sembr ricordarsi all'improvviso di lui. Un leggero rossore gli comparve sulle guance. Disse nervosamente:  quasi ora. Esther sar pronta, ormai, e....
Dove sono i tuoi figli? disse Clara.
Fuori.
Sono stati fuori per tutto questo tempo? Perch non vengono ad aspettare dentro?
Stanno bene, Clara. Non preoccuparti.
Portarono Swan di sopra, loro due lo precedevano, discutendo di qualcosa in quel loro nuovo tono rapido e sommesso. Clara, in quella casa, aveva gi preso l'abitudine di camminare con la schiena molto dritta e il capo chino, annuendo a qualsiasi cosa Revere dicesse, che fosse d'accordo oppure no. Passavo le notti qui, quand'ero a casa Swan sent Revere raccontare a Clara. Era malata allora... Steven disse, voltandosi questa sar la tua stanza. Vieni. Lui si avvicin. Vide la stanza e al solo pensiero gli si secc la bocca, una stanza tutta per lui in quella casa, con i muri lisci e sgombri e la finestra con la tenda, in fondo. Da oggi sarebbe stato solo. Avrebbe dormito da solo l dentro con la porta chiusa. Non avrebbe pi potuto correre da Clara quando faceva un brutto sogno; lei apparteneva gi a un altro.
E questa cos', una delle stanze dei ragazzi? disse Clara, aprendo una porta. Guard dentro velocemente, come se ora tutte quelle stanze fossero sue e le potesse osservare a piacimento. Revere prosegu lungo il corridoio, un passo avanti a lei. Tamburell su un'altra porta e disse che quella era la camera di Clark. Apr una porta alla fine del corridoio, le gambette di Swan si mossero in fretta per portarlo fino alla soglia prima che Revere si scordasse di lui e la richiudesse, lasciando Swan da solo in corridoio. E qui -dove staremo noi? disse Clara, soddisfatta. Guard dentro, sembrava esitante, la schiena molto rigida. Revere stava dicendo che tutte le sue cose erano state portate via e la stanza ridipinta; era tutto nuovo, tutto pulito. Clara annu. Swan rimase qualche passo dietro di loro, senza riuscire a vedere oltre. Non gli importava. Quella era la stanza dove avrebbero vissuto, la porta si sarebbe richiusa e lui non avrebbe pi potuto entrare di corsa quando era spaventato. Non gli importava. Mentre Revere parlava, Swan vide un altro uomo dietro a quell'uomo alto con i capelli scuri, indistinto e lontano ma in qualche modo pi vivido di Revere, la sua presenza sembrava incombere su quella casa come un uccello che sorvola la terra in cerchi concentrici, le ali spiegate in una pigra minaccia. Revere parlava, Clara parlava. Discutevano rapidamente, a bassa voce, come se in quella stanza ci fosse ancora qualcuno che potesse sentirli. Swan socchiuse gli occhi, riusciva quasi a sentire la voce di quell'altro uomo, l'uomo che doveva restare segreto a Revere e che se ne era andato e non era mai pi tornato...
Una donna li aspettava vicino alle scale. Swan non l'aveva mai vista prima. I suoi occhi sfuggivano timidamente gli adulti, un po' come gli occhi degli animali che si rifiutano di mettere a fuoco lo sguardo degli esseri umani, per un'inquietudine strana e timorosa; sent che anche gli occhi di quella donna sfuggivano ai suoi e a quelli di Clara. Fu presentata a Clara e le due donne si strinsero la mano. Era una signora anziana, molto pi vecchia di Clara, cos vecchia che il solo ritrovarsi Clara sotto gli occhi doveva risultare terribile per lei. Parlavano in fretta. Entrambe le donne annuirono e annu anche Revere.
- tua zia Esther gli stava dicendo Revere.
Tutti sorrisero. Anche Swan sorrideva. Voleva farsi piacere quella donna, quella Esther, perch aveva l'aria di una donna che non piaceva a nessun altro. Era alta e magra, con la faccia come quella di Revere, ma pi vecchia, pi stretta, e aveva i capelli cos bianchi e sottili che Swan riusciva a vedere la linea nuda della pelle che c'era sotto, lungo la riga dei capelli. Quella linea bianca e il modo in cui il suo sguardo si abbassava, nervosamente, fecero capire a Swan che lei non aveva alcun potere. Era un'adulta, ma non aveva nessun potere.
- Judd dovrebbe essere qui, e i ragazzi-i ragazzi sono fuori disse d'un fiato.
Non stancarti, Esther disse Revere.
Le mani dell'anziana donna sembravano foglie smosse incessantemente dal vento. Avresti detto che prima o poi si sarebbero fermate, erano cos molli, ma poi ricominciavano a muoversi, agitate da spasmi e impennate incontrollabili.
Lasciami entrare in camera un momento disse Clara. Sono gi qua sotto? Sono qui? Devo sistemarmi i capelli -
Clara, stai benissimo -
No, li devo sistemare disse Clara nervosamente. Si volt, e Swan temette per un secondo che l'avrebbe dimenticato e lasciato l con quegli estranei. Ma gli lanci un'occhiata e disse: Vieni con me, piccolo. Saremo gi fra un minuto. Lo prese per mano e si affrettarono insieme lungo il corridoio. Si lasciarono alle spalle Revere e l'anziana signora, fuori c'era un cane che abbaiava, il che voleva dire che qualcuno stava arrivando con la macchina, ma quando Clara lo lasci andare erano solo loro due, come cospiratori. Hai una roba sulla faccia-che diavolo ? bisbigli. Cristo, che bambino sudicio!
Apr la porta di quella stanza ed entr subito. Marci dentro, tirandosi dietro Swan, e si chiuse la porta alle spalle come se lo facesse da una vita intera. Una stanza grande, luminosa. I muri erano rivestiti di carta da parati verde chiaro, con dei fili d'argento che abbagliarono Swan. Carta da parati di seta, niente male disse Clara. C'erano quattro grandi finestre con le tende bianche, quasi trasparenti-distorcevano il paesaggio esterno rendendolo onirico e indistinto; il vento le faceva ondeggiare leggermente. Clara si ferm per un attimo in mezzo alla camera, respirando affannosamente.
Poi esclam: Dov' finito quel pettine? Maledizione -. Prese una piccola valigia che era stata lasciata vicino alla porta, la butt sul letto e la apr. Swan girovagava per la stanza, osservando. Per prima cosa and alla finestra. La sua finestra, nella vecchia casa, dava sul cortile e basta-c'era solo un campo spelacchiato e tutto finiva l. Non si riusciva a vedere l'orizzonte. L, cos in alto nell'aria, riusciva a vedere i campi e un grande bosco lontano. Non era abbastanza in alto da riuscire a vedere il confine delle montagne ma, in quella casa, sapeva che c'erano-e per la prima volta trov piacevole quella consapevolezza. Si appoggi alla finestra e guard di sotto. Era arrivata una macchina. Delle persone stavano scendendo. Due cani corsero loro incontro, abbaiando felici.
Oh, eccolo qua disse Clara con rabbia.
Swan non si volt a guardarla. Tocc il davanzale; si era un po' deformato per colpa della pioggia. Osservando la stanza con attenzione si potevano notare cose del genere. Sul soffitto c'era qualche macchia marrone d'acqua, sembravano nuvole-ma nessuno si sarebbe preso la briga di guardarle, a parte Swan. E sul grosso cassettone, all'apparenza solido e lucido, c'erano dei graffi; si accorse anche di quello.
Vieni qua, su. Vuoi cascare gi dalla finestra? disse Clara. Questo dimostrava che non stava badando a lui-non poteva cadere gi dalla finestra, pens Swan disgustato. Devo darti una sistemata. Non vuoi essere pi bello dei suoi figli?
Si bagn un dito e glielo strofin sulla fronte. Swan si arrese senza opporre resistenza. Quella stanza era fresca e soleggiata, non come il corridoio l fuori e il salotto al piano di sotto; e aveva anche visto di sfuggita la grande cucina con il forno d'acciaio e il tavolo di legno-anche quella aveva un'aria tetra. Ma lass, in quella stanza che sarebbe appartenuta a sua madre e a Revere, tutto era fresco. Sul cassettone c'era persino un vaso con dei fiori gialli.
Qualcuno  morto qua dentro? disse Swan.
Ci  morta sua moglie un mese fa disse Clara. E quindi eccoci qua. Gli fece un sorriso ironico, mezzo arrabbiato. Senti, non devi preoccuparti di niente. Fai quello che ti dico. Se ti danno fastidio, devi dirlo prima a me, non dirlo a lui-agli uomini non piace. Dimmelo, se i tuoi fratelli ti danno fastidio. Lo so come sono i ragazzini, anch'io ho avuto dei fratelli Clara fece una pausa, le tremavano le palpebre. Per un attimo Swan pens che gli avrebbe detto qualcos'altro: ma non lo fece. In quei momenti era come se una finestra opaca venisse spalancata, lasciandoti intravedere cosa c'era dall'altra parte-quasi!-ma in quel preciso istante la finestra si chiudeva di nuovo, e tutto quello che riuscivi a vedere era solo il tuo riflesso. Lo so, non ti renderanno la vita facile.  perfettamente normale. Ma un giorno-be', sar diverso. Un giorno avrai tutto-sarai il figlio che lui amer di pi.
Non voglio esserlo disse Swan mestamente.
Al diavolo quello che vuoi. Clara rise, tirandogli i capelli. Era diventata giocherellona e sorridente in un batter d'occhio. Stava trasformando tutto in un gioco: Fai quello che ti dico, Swan. Perch credi che io sia qui, in questo posto riuscirei a malapena a respirare, se non fosse per te. Non era una domanda. Swan fiss sua madre, temendo che dicesse qualcosa che non sarebbe pi stata in grado di ritrattare. Sent un'ondata di panico per lei, all'improvviso. Come avrebbe fatto a farsi strada in mezzo a quelle persone che la sapevano molto pi lunga di lei? E se avesse perso tutto, dopo essere arrivata cos lontano? Swan, che cosa diavolo stai guardando? Sembri un vecchio ritardato certe volte, lo giuro. Clara si mise davanti allo specchio del cassettone a pettinarsi i capelli dietro la testa, sembrava che accarezzasse un gatto. L'immagine nello spacchio incombeva su di lei come se volesse baciarla. Capelli biondo cenere, una pelle liscia e sana, il blu evanescente degli occhi e le labbra schiuse, pronte a sussurrare-che cosa? Il cuore di Swan cominci a battere all'impazzata, terrorizzato per sua madre, e da sua madre.
Bene. Siamo arrivati fin qui, amore. Dopo tutti questi anni. Si ferm, lo sguardo si fece improvvisamente affilato nello specchio. Che c' che non va? Sembri uno che sta per vomitare...
Io... non mi piace qui, credo.
Oh, mass! Ti piacer. Adorerai questo posto.
Clara butt la spazzola sul pavimento. Nell'occhio di Swan un nervo fremette. Swan aveva visto piangere sua madre parecchie volte-e si stava mettendo a piangere anche adesso. Non era un pianto triste e indifeso come il pianto di un bambino, ma un pianto rabbioso e stupefatto. A Swan sembr che Clara piangesse per quello che lui aveva detto, perch diceva sempre la cosa sbagliata, ed era certo che avesse detto la cosa sbagliata, ma sapeva che non era solo per quello; trattandosi di Clara, doveva esserci dell'altro. Quando piangeva cos non piangeva per lui. Piangeva solo per se stessa.
Qualcuno buss alla porta, delicatamente. Clara richiam all'ordine la sua voce allegra e squillante: Avanti!.
Lui entr nella stanza, quasi timidamente. Le sue spalle spioventi, le mani sollevate, la camminata rigida e l'espressione che aveva sul volto, come se si trovasse al cospetto di qualcosa di sacro-Swan lo amava per questo e lo odiava allo stesso tempo.
Clara grid, sopra la spalla di Revere: Swan, vattene. Fuori!.
Se ne and rapidamente, senza guardare indietro.
Camminava veloce gi per il corridoio, accecato. Andava a sbattere contro le sedie, le prendeva a calci. Maledizione. Era la voce di Clara, dentro di lui, piena di frustrazione ma anche di risate. Maledizione maledizione diavolo diavolo. Non poteva sentire niente di quello che stava succedendo in quella camera, l'avevano chiuso fuori.
Il sole picchiava, filtrando da una finestra alta e strana, a forma di uovo. Dalle finestre di Revere anche il sole sembrava diverso. Il che avrebbe dovuto sorprendere Swan, ma non accadde. D'ora in poi. Un giorno. Avrai tutto. Percepiva l'eccitazione, ma ne sentiva anche il peso. Si stava tappando le orecchie con le dita, non solo per scacciare il rumore ma anche per farsi del male. Ora non sarebbe pi potuto andare da Clara di notte, non sarebbe stata mai pi da sola. Con lei ci sarebbe stato quell'uomo, suo padre. Si sarebbero richiusi la porta alle spalle come la chiudevano nell'altra casa, ma ora non si sarebbe mai pi riaperta davvero. E i suoi fratelli sarebbero stati l ad aspettarlo...
Era vero, pens Swan. Tutto quello che Clara aveva previsto. E se Clara l'aveva previsto, lui non aveva scelta. Il figlio che amer di pi. Sarebbe successo perch Swan lo sapeva; e i suoi fratelli non lo sapevano. E Revere non lo sapeva. Avrebbe aspettato, sarebbe cresciuto. Nel suo cuore era gi cresciuto: non era un bambino. Era addirittura pi grande di Clark.
Ci pens e sorrise. Lev le dita dalle orecchie pulsanti: Clara l'aveva chiamato? Swan? Ma non sent niente.
E cap che genere di adulto sarebbe diventato una volta cresciuto: non Revere, quell'uomo gentile, ma qualcun altro. Qualcun altro che non aveva nulla di gentile, uno dallo sguardo affilato come Clara. Quell'altro uomo aveva una faccia che Swan riusciva quasi a vedere e magari l'avrebbe vista nei suoi sogni. Non c'era fretta, tutto sarebbe andato come doveva andare. Sarebbe cresciuto, diventando quello che doveva diventare, senza scegliere. Revere era suo padre, e avrebbe amato suo padre anche se suo padre era qualcun altro. Era il loro segreto, suo e di Clara: e quel segreto se lo sarebbe portato nella tomba. Riusc a capire qualcosa di quel sole accecante. Niente parole, niente logica. Solo il calore, quella terribile luce accecante.

2.

La mattina del funerale.
Swan si era svegliato prima dell'alba. Aveva il sonno leggero come una piuma, mai abbastanza profondo da mantenerlo a lungo. A quel punto rimaneva a letto ad ascoltare i corvi sugli olmi imponenti fuori dalle finestre. Il loro gracchiare era secco, esultante; lo stridore del primo mattino, di cacciatori che avevano superato la notte e avevano fame di prede. Swan pens Oggi andiamo a un funerale. Lontano, in citt.
Nei due anni che lui e Clara avevano passato in quella casa c'erano stati altri funerali, ma la partecipazione di Swan non era stata ritenuta necessaria. Te lo puoi risparmiare, tesoro. Per questa volta. Clara lo baciava, come se fossero cospiratori. Il viso tirato, si allacciava una cintura di un nero lucido attorno alla vita per dare una forma migliore al busto e ai fianchi, con il suo vestito nero di un qualche tessuto simile al broccato comperato appositamente per l'occasione: la morte. Clark ci doveva andare, a quei funerali: ora aveva diciassette anni, era un ragazzo grande. Jonathan era andato a un funerale. Robert e Swan erano rimasti a casa con la governante ed erano quasi diventati amici, alleati; ma quando la famiglia era tornata, Robert si era immediatamente dimenticato di lui. Correva dietro ai suoi fratelli pi grandi, che adorava.
Oggi, Swan sarebbe andato con gli altri. Aveva appoggiato la testa addosso a Clara sperando di essere sollevato dal compito, ma niente.
Non muori mica, tesoro. Bisogna farlo.
L per l a Swan non era pesato troppo, avrebbe avuto il permesso di stare sul sedile davanti della macchina tra Clara e Revere. Avrebbe guardato il paesaggio dal parabrezza, una cosa che non smetteva mai di affascinarlo. I suoi tre fratelli si sarebbero messi sullo spazioso sedile posteriore, con le loro facce impenetrabili, abbattute.
La zia Esther chiese di essere scusata, un'altra volta. Non poteva andare in macchina perch le vibrazioni le mandavano il cuore in fibrillazione.
I corvi l'avevano svegliato, e scese a fare colazione portandosi dietro il loro stridore. Non c'era via di scampo: ogni mattina facevano colazione insieme nella grande cucina. (Revere si svegliava molto presto, prima dell'alba. Ma beveva solo il caff. Si sedeva a tavola per mangiare solo alle sette del mattino, insieme alla sua famiglia. Era uno dei suoi principi.) A un'estremit del tavolo sedeva Revere, con il busto in avanti, appoggiato sui gomiti, e dall'altra parte c'era Clara. Quando la zia Esther si sentiva sufficientemente in forze per raggiungerli si sedeva tra loro. Clark, Jonathan e Robert avevano ognuno il loro posto a tavola, che non poteva subire variazioni. Quella mattina i fratelli erano tesi, silenziosi. Ma il loro silenzio sembrava quello di un gruppo di cani che si erano ringhiati e abbaiati contro fino a un minuto prima.
Swan si mise silenziosamente a sedere al suo posto e lanci un'occhiata nervosa a Revere, che aveva lo sguardo triste e sembrava distratto, e non ricambi il suo sguardo. Si scambiavano spesso un sorriso, quando Swan prendeva posto; ma quella mattina gli occhi di Revere erano velati come la patina di ghiaccio su uno specchio d'acqua.
Clark si grattava mestamente la mascella rasata. Si era tagliato pi di una volta: era l'unico dei fratelli ad aver bisogno di farsi la barba. Robert stava borbottando qualcosa a Jonathan a proposito di una delle sue trappole per i topi muschiati, era sparita e Jonathan rideva coprendosi la bocca con la mano, era un suono disgustoso, come di tosse. Jonathan ora aveva quattordici anni, il viso stretto e i lineamenti scuri e fitti, la sua pelle era rovinata e non aveva abbastanza carne sulle braccia e sulle gambe. Sedeva di fronte a Swan e non guardava mai Swan; aveva uno sguardo furtivo, riservato. Clark, il pi vicino ai fornelli, stava osservando Clara con un sorrisetto. Quella mattina aveva una particolare bellezza sonnolenta, con i capelli sciolti sulle spalle e una vestaglia rosa trapuntata che Revere aveva comperato ai suoi figli perch gliela regalassero la mattina di Natale. In quell'intera casa, pens Swan, non c'era niente che splendeva pi di Clara.
Porto su qualcosa a Esther disse Clara a Revere. Stava aspettando che le uova cuocessero; era una cuoca circospetta, visto che la sua vera indole era frettolosa e approssimativa. Mi dispiace per lei...
Clark disse rapidamente: La zia Esther non  mai stata bene. Persino... tanto tempo fa. Cap di aver detto qualcosa di sbagliato, come a Clark spesso succedeva, e continu, flirtando goffamente con Clara. Come mai tu non sei cos, Clara? Malata, intendo.
Clara scoppi a ridere, come se le avessero fatto un complimento.
Non  nella mia natura, immagino. Sono sana come un pesce.
Revere disse a Clark: Basta, ora. Questa non  un'occasione felice.
La faccia di Clark divent rossa. Era un ragazzone dalle spalle massicce, grande quasi quanto suo padre. C'era qualcosa di pesante e sbilenco in lui, ma anche di mite, la stessa andatura indolente e sgraziata dei tori castrati, al sicuro nei loro recinti. Non volevo essere irrispettoso, pa', non era mia intenzione. La parola irrispettoso aleggiava vistosamente in cucina, accompagnata dallo sfrigolare della pancetta e delle salsicce.
Revere, comunque, sembrava non lo avesse sentito. Stava seduto con i gomiti sul tavolo, proprio com'era proibito fare ai suoi figli. Era gi vestito per uscire, con una camicia bianca inamidata, il cravattino scuro e un soprabito ancora pi scuro che gli stringeva un po' sul petto. Swan aveva sentito Clara che si lamentava con lui, non del tutto seriamente, gli aveva detto che i suoi vestiti costosi non erano mai esattamente della sua misura, ecco perch non sembrava mai che valessero il loro prezzo: e quella, secondo Clara, era una vergogna.
Clara parl con il suo tono leggero e squillante dell'imminente viaggio in macchina: era impaziente di incontrare il parentado-come lo chiamava lei. E Swan. Steven, volevo dire. Far bene anche a lui.
Revere rispose con un vago borbottio di assenso. Clark, Jonathan e Robert fissavano Clara, imbronciati. Aveva detto qualcosa di sbagliato? Swan immagin che dovesse essere cos, non se n'era resa conto. In quella casa c'erano cos tanti non detti; era come correre su un terreno paludoso, potevi affondare il piede nelle sabbie mobili e finire lungo e disteso, di pancia. Swan cap che i ragazzi stavano pensando alla loro madre che era morta. Chiunque fosse quella donna, noi non l'abbiamo conosciuta. Non siamo obbligati a sentirne la mancanza. Dobbiamo solo rispettare la sua memoria. Clara l'aveva consigliato a Swan, come se volesse impartire delle istruzioni anche a se stessa.
Swan sapeva che Revere e i ragazzi andavano al cimitero una settimana s e una no, pi o meno. Si organizzavano silenziosamente, forse addirittura in segreto. La madre dei ragazzi era morta da due anni, Swan lo sapeva. Non parlavano mai di lei davanti a lui o a Clara.
Clara serv loro la colazione-I miei uomini. Tutti cos belli. La trasformava in una cerimonia giocosa, appoggiando le striscioline di pancetta e le salsiccette sui tovaglioli per assorbire l'unto in eccesso. Le uova fritte erano leggermente bruciacchiate sui bordi, e alcuni tuorli erano duri, troppo cotti, ma erano comunque deliziose. A Swan piaceva che Clara servisse Revere per primo, confermando quanto fosse speciale; poi serviva gli altri, cominciando da Clark. Ma, quando serviva Swan, gli accarezzava leggermente la nuca per dirgli Ehi!  a te che voglio pi bene.
In casa di Revere si scambiavano piccoli segnali segreti come quello. A volte bastava soltanto un'occhiata.
Ora Clara sorrideva a tutti. Incoraggiandoli a mangiare finch potevano. Faremo un lungo viaggio, ricordatevelo!
Era un momento felice, pens Swan. O almeno lo sarebbe stato, ma c'era il funerale. La veglia. Non aveva idea di che cosa quelle parole significassero, sapeva solo che avrebbe preferito rimanere a casa.
La luce del sole invadeva la cucina, accendendo le splendenti padelle di rame che Clara aveva ordinato da un catalogo per corrispondenza. Clara aveva ordinato anche delle vaporose tende gialle a fiorellini rossi per le finestre della cucina. Per il salotto, cos cupo e austero persino di giorno, aveva ordinato delle tende simili, di una stoffa leggera, bianche a piccoli puntini rossi, tende che arrivavano solo fino ai davanzali, e quando la zia Esther le aveva viste in salotto aveva protestato: Clara, no. Temo proprio che-cara, no.
Clara aveva tirato gi le tende, il viso paonazzo e arrabbiato.
Vecchia stronza maledetta. Perch non crepa, la vecchia strega.
Swan non riusciva a capire che cosa ci fosse che non andava in quelle tende, a lui sembravano carine. Come Clara, anche lui si sentiva spinto di qua e di l e indirizzato dalla vecchia signora, il potere della zia Esther era percepibile in casa, il che imponeva a Clara di fare un passo indietro. Clara, comunque, fece portare ai ragazzi la maggior parte dei vecchi mobili di sopra, in soffitta. Comper, ordinandolo per corrispondenza da un negozio d'arredamento di Port Oriskany, uno splendido coordinato per il salotto-un gigantesco divano di pelle con le potrone, lampade da pavimento in ottone, specchi con la cornice a raggiera e uno spesso tappeto color vinaccia.
Clara stava domandando a Robert se gli andasse un altro pezzo di toast con pane all'uvetta. Il pezzo che aveva preso era bruciacchiato sui bordi. Robert stava per dire di s ma poi cambi idea e disse di no, il pezzo che aveva andava benissimo.
Swan detestava quando Clara si rivolgeva a Jonathan in quel modo, ma Clara sapeva ci che faceva. Dopo Swan, Robert era il figlio preferito di Clara.
Robert aveva la pelle chiara e gli occhi con una punta di nocciola; era il pi carino dei ragazzi Revere, con un viso dolce che arrossiva con facilit e l'abitudine di sorridere nervosamente; qualcosa in lui ricordava a Swan un coniglio all'ingrasso, in gabbia. Jonathan era magro, veloce come un serpente e imprevedibile; se non fosse stato per Jonathan, Swan e Robert sarebbero diventati amici. La settimana prima, Jonathan aveva ucciso uno scoiattolo a sassate solo per far piangere Swan-e Robert l'aveva implorato di smetterla. Ti odio! Vuoi sempre uccidere qualcosa.
Sei fortunato a non essere uno scoiattolo schifoso aveva ringhiato Jonathan.
Se Revere l'avesse saputo, Jonathan sarebbe stato punito. Ma Robert non avrebbe mai fatto la spia. E Swan non avrebbe mai fatto la spia.
Clara finalmente si sedette, alz la forchetta e prov a mangiare; bevve una sorsata di caff, impaziente, e si bruci la lingua; quando si accorse dello sguardo di Revere, disse nervosa: Oh, tesoro. Vorrei non doverci andare. I funerali mi rendono cos.... E la sua voce si smorz, debolmente.
Se non vuoi accompagnarci, Clara, non sei obbligata. La mia famiglia capir.
No! Non capirebbero. Mi giudicherebbero, e non gli piacerei.
Clara, no.
Swan guardava il piatto. La confusione di uova pasticciate e il grasso che si stava raffreddando. Lui e i ragazzi Revere si agitavano imbarazzati ogni volta che Revere e Clara parlavano cos, con quegli scambi rapidi e intimi-come se fossero da soli. Clara, che chiamava tesoro quell'uomo anziano! Si riusciva a sentire il tremore nella voce di Revere; gli si vedeva in faccia quell'espressione malata di amore indifeso. E Clara, esasperata, che rideva in quella sua maniera secca e volubile, si aggiustava i capelli con le mani rendendoli ancora pi voluminosi, come una bambina testarda.
Revere disse a voce bassa: Clara, i funerali non piacciono a nessuno.
Mandy era arrivata per dare una pulita alla cucina. Una donna bassa e robusta, pi vecchia di Revere; Swan la trovava compita, con una faccia da prugna secca. I suoi occhi grigi e porcini indugiavano sempre su Clara, pieni di disprezzo. E quando Clara si rivolgeva a Mandy, la pi anziana si irrigidiva e non la guardava mai negli occhi. Mandy si comportava come se Revere fosse Dio, con una sollecitudine e una deferenza esagerate; tra i ragazzi, il suo preferito era Robert perch era il pi giovane. Per lei Swan era invisibile, sembrava a malapena avvertire la sua presenza. Ora si stava dando da fare al lavello, lanciando sguardi obliqui a Clara che si stava asciugando gli occhi con un tovagliolo. Swan avrebbe voluto strillare in faccia a quella vecchia Sei brutta! Sei vecchia! Non sei mai stata come mia madre!

Cinque ore di macchina per arrivare a Hamilton, vicino al lago Ontario.
Swan non voleva che il viaggio finisse, ecco che cosa si sarebbe ricordato. Perch in attesa c'era la Morte, in mezzo a estranei che Revere chiamava la mia famiglia.
Revere comunque guidava bene, con fermezza e concentrazione. Era un eccellente guidatore, pens Swan. Al volante della sua imponente nuova berlina Packard, di un verde argenteo con il tettuccio dai bordi cromati e i parafanghi che somigliavano ad ali spiegate. Fiancate bianche. Un clacson dal tono basso e fragoroso, che Revere fece sentire loro mentre percorrevano l'autostrada. Clara parlava spesso di quanto Revere guidasse bene. Sembrava emozionata, impaziente. Accendeva sigarette e buttava fuori il fumo dal finestrino semiaperto. Di tanto in tanto Revere superava un autostoppista sul ciglio della strada-erano per la maggior parte uomini adulti, con i vestiti in disordine, ma alcuni erano ragazzi non pi grandi di Jonathan. Io non lo darei mai un passaggio a dei vecchi straccioni sporchi come quelli disse Clark severamente. Farebbero puzzare tutta la macchina.
Revere disse: Non hanno un lavoro, Clark. Non hanno una casa. Non hanno avuto la tua fortuna, figliolo. Non giudicare se non vorrai essere giudicato.
Swan era seduto davanti tra Revere e Clara; Clark, Jonathan e Robert erano sul sedile posteriore. Ma tutti-Swan, Jonathan e Robert-provarono un brivido d'inconscio piacere sentendo che Clark, il pi grande, era stato rimproverato. Solo Clara protest: Oh, ha ragione! Nemmeno io gli darei un passaggio.
Revere comment, divertito: Ma certo che no, cara. Lo spero proprio.
Parlarono per un po' dei barboni-Revere li chiamava vagabondi. Swan sent sua madre irrigidirsi; sembrava agitata, irrequieta. Sul sedile posteriore, Jonathan stava dicendo a Clark: Un giorno, magari, sarai tu a diventare un barbone. E allora che cosa succeder? e Clark borbott: Non diventer mai un barbone! e Jonathan rispose: Nemmeno loro pensavano di diventarlo.
Quando arrivarono a Hamilton erano tutti intontiti dal viaggio. Clara si era appisolata diverse volte, con la testa che ciondolava contro quella di Swan; a un cenno di Revere, le aveva sfilato la sigaretta dalle dita e l'aveva passata a Revere perch la buttasse fuori dal finestrino. Tua madre  stanca aveva detto Revere a Swan, gentilmente questa notte non ha dormito molto bene. Questo fatto intimo, espresso con tale franchezza, fece arrossire Swan. Eppure si sentiva scelto per ricevere una confidenza che escludeva i suoi fratelli sul sedile posteriore, non a portata d'orecchio.
Hamilton era una citt vera e propria, come Clark aveva predetto, non una cittadina industriale come Tintern. C'era cos tanto da vedere, gi al loro ingresso, che Swan non sapeva dove guardare. Revere gli indic una cosa che non aveva mai visto prima-il ponte della ferrovia. L, il fiume Eden si allargava e sembrava scorrere pi rapidamente, si avvicinava con la sua sfumatura grigiastra e metallica al lago Ontario-Uno dei Grandi Laghi, Steven. Guarda la cartina. Ma quando Swan si era messo a studiare la mappa si era confuso e aveva perso la cognizione di dove si trovassero. Perch la mappa era piatta, di carta, e non somigliava per niente al mondo reale. Swan guardava attraverso la struttura sbiadita dalla pioggia del ponte, gi, verso una valle che si apriva all'improvviso, piena di binari-cos tanti! E poi si ritrovarono sopra al fiume verde muschio, un non-colore privo di lucentezza, che scorreva rapido in canali che sembravano essere nati da ritagli di rocce emersi dal suolo. Revere indic una diga-Trattiene l'acqua, per l'energia elettrica. Swan si domand se avrebbe dovuto capirlo. Guardava le rapide schiumose e scomposte. L tutto era veloce, frenetico. C'era pi traffico, torrenti di traffico, macchine e camioncini che li pressavano, impazienti. Ma Revere continuava a guidare con la sua consueta compostezza, indicando a Swan le costruzioni pi importanti-l'alta spirale della cattedrale di St Peter, un altro ponte in lontananza, le ciminiere delle fabbriche orlate dalle fiamme. Lo slancio nella sua voce lasciava trasparire orgoglio, come se in qualche modo possedesse quelle cose.
La tua fabbrica  quella, tesoro? Quella l? disse Clara con leggerezza, con un tono da ragazzina. Revere sorrise, dicendo: Nessuna fabbrica  mia, Clara. Ti ho detto che la mia famiglia ha investito nella Hamilton Steel. Ma siamo soltanto investitori. Swan si era spostato in punta al sedile, guardava. Era una scena confusa e disordinata, fatta di spazi aperti e di enormi barili di petrolio color stagno, cos li chiamava Revere, e di brutti edifici dietro a recinti spinati con ciminiere che si stagliavano contro il cielo scuro. In cima alle ciminiere brillavano aureole di luce. Stanno bruciando? domand Swan.
Clara rise dolcemente. Ma certo, stupidino. Si vede che bruciano!
Ma Revere disse, con un tono pieno di rimprovero: Le ciminiere non bruciano. Sembra che brucino, ma la combustione  causata dal carburante. Si esaurisce da sola-non sono le ciminiere che bruciano.
Swan percep l'importanza dell'aver appreso quel fatto dall'uomo che era suo padre; sapeva che quella stupida era Clara, era Clara a essere stata rimproverata, e sapeva che i suoi fratelli sul sedile posteriore stavano segretamente sorridendo. Non la guard.
Dopo un po' arrivarono a un grande incrocio, e svoltarono in una strada ampia e strana, con uno spartitraffico in mezzo su cui crescevano erba e cespugli. A Swan sembr immediatamente che l'aria fosse pi limpida, il cielo meno punteggiato di nubi. Revere disse: Questo  il Lakeshore Boulevard, Steven. Il lago Ontario  proprio davanti a noi. Swan guardava con attenzione, non voleva perdersi il lago. I ragazzi sul sedile posteriore stavano discutendo animatamente. Clark disse: L'Ontario- il lago pi grande degli Stati Uniti. Jon disse, sogghignando: Non  vero. Clark replic: E allora quale sarebbe?. Jon rispose: Il lago Superiore, scemo. Clark disse, scocciato: In Canada c' il bacino dell'Hudson. Quello  grande. Jon disse: Quello  un bacino, non un lago. Robert si intromise: E qual  la differenza?.
Passarono davanti a un isolato di negozi. Negozi piccoli, con vetrine splendenti. Una gioielleria-una pellicceria-e negozi d'abbigliamento femminile. Clara disse: Oh! Guarda quel vestito. Che bello. Nel suo tono c'era una leggera sfumatura d'implorazione furtiva, che mise Swan in imbarazzo. Perch, di l a poco, Revere avrebbe certamente detto a Clara che poteva comperarsi quel vestito, se lo voleva-e lei, dopo averlo gi dimenticato, ne sarebbe rimasta sorpresa. C'erano cos tante cose che Clara recepiva cos, come se fossero delle sorprese.
Ora erano in un quartiere residenziale, dove le case erano grandi come la fattoria di Revere. Alcune erano addirittura pi grandi. Nessun vialetto era lungo come il vialetto di Revere nella Eden Valley, ma c'erano dei prati lucidi e meravigliosi, che partivano dalla strada e si spingevano molto pi lontano, e delle siepi ornamentali, potate in una maniera che Swan non aveva mai visto prima, nemmeno in fotografia. Pens a quanto fosse strano passare in mezzo a quelle meraviglie per arrivare a un funerale, da un uomo morto.
Ed ecco il lago finalmente: cos immenso che non si riusciva a vedere l'orizzonte. E non si riuscivano nemmeno a vedere le sponde, n a destra n a sinistra. Revere disse soddisfatto:  grande come un mare interno, Steven. Immagina come dev'essere sembrato ai primi esploratori. Swan vide che il viale, l, era lastricato di mattoni, lavati fino a risultare puliti come nulla in campagna poteva essere pulito; e tutte le case erano costruite su piccole collinette, rivolte verso l'acqua. Le facciate delle case erano spoglie e impassibili come il viso di un estraneo. Clara diede di gomito a Swan, dicendo, con una certa sfumatura di compiaciuto trionfo: Swan! Hai visto? Che ne dici di Lakeshore Boulevard?.
Per favore, chiamalo con il suo nome disse Revere.
Steven, ripet Clara rapidamente, con un'obbedienza infantile; ma diede un colpetto a Swan per fargli capire che stava scherzando. Gli disse, in tono formale: Steven, ti piace dove vivono i parenti di tuo padre?.
Swan borbott una risposta confusa e imbarazzata.
Svoltarono in uno dei vialetti di mattoni che salivano dallo stradone. Swan vide una grande casa a pianta quadrata, fatta di pietre del colore di un nichelino. C'era un'alta asta portabandiera nel prato anteriore, con in cima una bandiera americana-di un vivace rosso a strisce bianche-che si agitava nel vento come una cosa viva. Una bandiera, per una semplice casa privata. La casa di pietra aveva un tetto ripido fatto di un qualche materiale dall'aria pesante-ardesia. C'erano pi finestre di quante Swan sapesse contarne, pi di una dozzina. E svettanti comignoli bianchi. Sulla facciata della casa c'erano delle colonne che la facevano somigliare a un edificio pubblico, pi che alla casa di qualcuno. All'improvviso Clara sembr spaventata. Tir fuori il suo specchietto e si mise a incipriarsi la faccia, mormorando tra s e s. Oh, Ges. Faccio schifo. Ferm il cappellino sulla testa-una piccola cloche nera con una veletta scura tempestata di puntini neri, Clara se ne lamentava sempre dicendo che faceva sembrare ogni cosa ricoperta di foruncoli-aggiustandolo con le dita nervose. Aveva le unghie limate e smaltate con cura, di un rosa pesca scuro; Swan l'aveva vista quella mattina, intenta, a schiena curva con il suo pennellino e la bottiglietta.
Quella gente, quei Revere. Mi odiano a morte.
Clara aveva ripetuto a Swan quelle frasi enigmatiche gi diverse volte. Mi odiano a morte. Ma perch? E perch a morte?
Un uomo di mezza et, vecchio quanto Revere, scese di fretta i gradini della casa color nichelino. Si avvicin a Revere, che abbass il finestrino della macchina; gli uomini si strinsero la mano, rimanendo per un attimo in silenzio. Poi l'uomo disse a Revere che doveva parcheggiare sul retro, a breve sarebbero arrivate parecchie altre macchine. Swan si accorse di quanto quell'uomo fosse ben vestito: un completo scuro, abbottonato con cura; una camicia bianca con un colletto insolitamente rigido; un cravattino che sembrava fatto con una canna di fucile. Revere port la Packard sul retro della casa, lentamente. Sembrava distratto. Swan vide che la casa aveva tre piani, non come la casa in campagna. Vide un giardino con delle persone in piedi in strane posizioni, ma poi salt fuori che erano statue, grigie e terrificanti. Erano sbocciati i fiori autunnali, zinnie, astri e calendule, ma il giardino aveva un'aria trascurata, come se fosse accaduto qualcosa, rendendolo irrilevante. Swan bisbigli a Clara, per non farsi sentire da nessuno, che avrebbe preferito rimanere fuori-poteva aspettare in giardino.
Clara lo ignor. Vide che aveva il volto acceso, tirato, teso, e che aveva sfoderato il suo sorriso speciale, allargando le labbra truccate sopra i denti, senza scoprirli. Swan sapeva che Clara detestava i suoi denti, scoloriti e leggermente irregolari, denti da feccia bianca, li chiamava, vergognandosi.
Entrarono in casa da una porta laterale. Attraversarono un vestibolo e un corridoio che aveva un odore simile a quello della casa di Revere nella Eden Valley: lucido per mobili e un che di umidiccio e stantio, come la muffa. Quello era l'odore della gente ricca, ipotizz Swan. Li accompagnarono in un salottino con con dei mobili ancora pi mastodontici e all'antica di quelli di Revere; c'era un tavolo cos imponente, cesellato in maniera cos intricata e insensata che ti faceva pensare di meritarsi almeno uno sguardo, eppure nessuno gli badava minimamente. Sul tavolo c'erano dei grandi vasi di fiori, per la maggior parte gigli bianchi che emanavano un odore dolciastro e malaticcio.
Oh, delle calle.  cos che si chiamano?
Clara l'aveva chiesto con una certa esitazione, sistemandosi il cappellino. La veletta nera a pois le conferiva un'aria moribonda, come se fosse una signora molto anziana che osservava il mondo con uno sguardo quasi cieco.
Clara cerc di afferrargli la mano ma lui la respinse.
Vieni, Steven.
A parlare era stato Revere, con calma. Nessuno avrebbe mai spinto via la mano di Curt Revere.
Swan si fece condurre via ciecamente. Dietro di lui sent, o pens di sentire, Jonathan che scimmiottava la voce di suo padre. Vieni, Steven! Piccolo bastardo. Gli altri ragazzi scoppiarono a ridere.
Ora erano in una stanza pi grande, che poteva essere un altro salotto. L c'era un enorme pianoforte scintillante, con la tastiera chiusa. Altri fiori, e quell'odore dolciastro e malsano mescolato all'odore pi pungente del fumo di sigaretta. Alle finestre c'erano tende evanescenti come fantasmi. Una donna con un vestito scuro e luccicante corse ad abbracciare Revere; i due erano quasi della stessa altezza, e sarebbero potuti essere fratello e sorella-solo che erano cos vecchi, pens Swan, confuso. Si pu essere fratello e sorella, ma anche cos vecchi? La donna aveva i capelli grigi, raccolti in una stretta crocchia, e anche la sua pelle sembrava tirata. Si avvicin per abbracciare Clara, artificiosamente. Claire. Mia cara. Voglio dire-Clara. Vederti  una vera gioia, cara. In questa dolorosa occasione. Swan sent il bisogno improvviso e terribile di mettersi a ridere; se avesse riso, i suoi fratelli l'avrebbero ammirato. Ma rimase l senza opporre resistenza mentre la donna con i capelli a crocchia lo osservava accigliata, dall'alto in basso. Oh. E questo -Steven? Muovendosi a scatti, si chin per abbracciarlo; Swan non fece resistenza, ma nemmeno si concesse il permesso di ricevere quell'abbraccio. Clara gli diede un colpetto per fargli capire che avrebbe dovuto salutare, avrebbe dovuto dire qualcosa, ma Swan rimase l, muto. Quella donna era-chi? La prozia di qualcuno? La zia di Revere? Non era sua sorella alla fine? Swan si sforz di ascoltare, all'inizio. Ma stavano arrivando troppe persone, ed erano tutti estranei. Alcuni somigliavano a Curt Revere, altri no. Molti avevano la sua et, o erano addirittura pi vecchi. Ma c'erano anche persone pi giovani-fu una sorpresa per Swan. Si era ormai persuaso che tutti i Revere fossero vecchi, a eccezione dei suoi fratelli.
Mia moglie, Clara -
Mio figlio, Steven -
Una volta fatte le presentazioni, Swan torn a essere ignorato. Anche i suoi fratelli, bench fossero pi grandi e gi noti a quelle persone, furono quasi completamente ignorati. Swan sent un signore con i capelli bianchi che diceva a Revere, afferrandogli il braccio all'altezza del gomito con un'intimit spaventosa: Curt. Parlava spesso di te. Alla fine. Swan rimase scioccato nel vedere il volto di Revere raggrinzirsi all'improvviso, come se stesse cercando di trattenere le lacrime.
Si guard intorno, sperando di incrociare lo sguardo di Jonathan.
Se si fossero scambiati un'occhiata, sarebbe stata una strizzata d'occhio. Un uomo dell'et di Revere, sull'orlo delle lacrime!
Ma Jonathan, imbronciato, fissava il pavimento. Strascicava i piedi vicino a Clark, che si leccava le labbra con aria nervosa. Un manzo ritto sulle zampe posteriori, ecco che cosa diceva Clara del suo figliastro pi grande, ma con affetto. E c'era anche Robert, sembrava trasognato, si guardava in giro come se cercasse aiuto. Cerca sua madre pens Swan.
Swan sent una fitta di soddisfazione: lui aveva Clara, e i suoi fratellastri una madre non ce l'avevano.
Erano all'inizio del secondo salotto, che somigliava a un atrio, dove erano state sistemate delle sedie. Una veglia. A Swan avevano detto: andiamo a una veglia. Non aveva voluto chiedere che cosa significasse: veglia. Era strano, perch la morte era un sonno, non una veglia. Ma non aveva voluto fare domande perch faceva sempre le domande sbagliate. E ora era il bambino pi giovane della stanza e confondeva il pianoforte di mogano splendente con il luccichio della bara nera, cilindrica, in fondo alla stanza. Robert piagnucolava con Clara: Dobbiamo proprio guardare, Clara? Dobbiamo?. Clara rispose: No, tesoro. Non credo ma Revere l sent e disse, severamente: Silenzio. Seguitemi. Tutti quanti.
A Swan batteva forte il cuore. Ma non aveva paura. Perch sapeva-lo diceva a se stesso-che l'uomo morto dentro la bara non poteva fargli del male, non a lui, non poteva toccarlo. Era un fatto: la morte non poteva farti del male come la vita a volte riusciva a fare. Clara diceva spesso che aveva avuto dei fratelli, dei mocciosi maledetti che le tiravano sempre i capelli, che la picchiavano e le davano i pizzicotti, che le facevano del male, quindi voleva che Swan le dicesse se i suoi fratelli gli facevano male; ma Swan ovviamente non l'aveva mai fatto. Swan non l'avrebbe mai fatto. Quello era fare la spia, se facevi una cosa del genere diventavi uno spione, un topo di fogna. Swan aveva pi paura di Jonathan che di qualsiasi uomo morto, ma il suo cuore continuava a battere fino a fargli quasi male e detestava il modo in cui Clara continuava a toccarsi i capelli, il cappellino, quella ridicola veletta nera con i puntini, dimostrando che anche lei era nervosa. Swan si sentiva in imbarazzo perch sua madre era diversa dalle altre donne nella stanza: persino dalle donne pi giovani. Aveva i capelli troppo chiari, troppo belli. La sua faccia emanava una specie di radiosit e non era giallastra e stanca come quelle degli altri. Vedendo Clara, la giovane moglie di Curt Revere, non volevi pi guardare da nessun'altra parte. Provava a camminare rigida come facevano gli altri, ma i suoi fianchi si muovevano comunque, le spalle e le braccia si muovevano in un modo che attirava l'attenzione su di lei. Le gambe ben proporzionate erano avvolte in un paio di setose calze nere, e portava delle scarpe nere con il tacco, di vernice.
S, Clara. Il ragazzo dovrebbe vedere.  abbastanza grande.
Grande? Ha sette anni, maledizione.
Sette anni  l'et della ragione. Calmati Clara.
Lo scambio avvenne in sordina. Nessuno li sent a parte Swan.
C'era stato un momento di indecisione-e quindi di speranza-, ma ora la mano sinistra di Swan era stata afferrata, forte. Da Clara. Lo stava praticamente trascinando in avanti. Aveva la mascella contratta e l'aspetto di una donna che si stava arrampicando su una salita ripida e non si sarebbe scoraggiata, diavolo. Una sorta di eccitazione malata rimescol le budella di Swan, un po' come ti senti quando stai per sentirti male ma non hai ancora capito che cosa significhi quella sensazione.
Avrebbe pensato, in seguito: visto che era morto un estraneo, che stava in una scintillante scatola nera a quella veglia, in una casa di pietra sul Lakeshore Boulevard, a Hamilton, New York, e visto che quell'estraneo era imparentato con Curt Revere, che era il padre di Swan, Swan era stato portato l ed era obbligato a guardare la morte. Nemmeno le molte miglia di campagna che separavano Lakeshore Boulevard dalla fattoria revere nella Eden Valley erano state sufficienti a proteggere Swan, una volta presa quella decisione. E ora era l, in quella stanza con il soffitto alto, piena zeppa di fiori che odoravano di morte.
Swan si ritrov a fissare un uomo anziano, un estraneo, con la pelle pallida come una pergamena e le labbra serrate, che stava coricato a pancia in su dentro a una lucida scatola cilindrica, con gli occhi chiusi. Le palpebre sembravano proprio di cera. Anche la sua faccia sembrava di cera, sebbene le guance fossero dipinte con il belletto, come le guance di una donna. Se eri morto, pens Swan, dovevi distenderti a pancia in su e tutti gli altri dovevano stare in piedi, e sfilarti vicino per osservarti.
Clara diede di gomito a Swan. Gli sussurr di chiudere gli occhi, di pregare.
Pregare?
A casa, Clara rideva del pregare-della preghiera. Ma Swan sapeva di non poter ridere l. Fissava quell'uomo anziano, che somigliava a Curt Revere. Soffici capelli bianchi sulla testa, un volto magro e infossato, e anche se il taglio della bocca avrebbe dovuto ricordare un sorriso, traspariva comunque qualcosa di ironico e amaro. Swan chiuse gli occhi e si copr la faccia con le mani, assumendo la posizione di preghiera che conosceva, e che riusciva a imitare come una scimmia.
Figliolo. La mano di Revere era delicatamente appoggiata sulla sua spalla.
Swan sollev lo sguardo, e in quell'istante gli sembr di scorgere di sfuggita l'altro suo padre: l'uomo con i capelli di un biondo chiaro, l'uomo con il sorriso nebuloso e la risata contagiosa.
Il cielo blu, vuoto, dietro la testa di quell'uomo. Il blu dei suoi occhi. L'odore degli spazi aperti. Il vento. Che cosa gli aveva detto quell'uomo? L'aveva chiamato Swan. Lo conosceva: Swan. Aveva detto qualcosa a proposito della morte-morire, e i morti-ma Swan non riusciva a ricordarselo.
Perch la morte significava di pi per le persone, pi che per uno scoiattolo, un cane, un pollo? Alla fattoria, i polli venivano uccisi a mani nude: gli staccavano la testa con un movimento secco, di torsione, e alla faccenda veniva data la stessa importanza che aveva la pulitura del granturco. Perch per un uomo era diverso? Un uomo era diverso? Per un uomo ricco  diverso pens Swan.
Steven, vieni via ora. Disse Revere dolcemente.
Oh, Swan! Vieni via.
Clara se lo tir dietro. Clara lo stava quasi abbracciando, premendoselo contro il fianco, goffamente. Voleva liberarsi spingendola via, perch non era un poppante, aveva sette anni, che era l'et della ragione e non aveva bisogno di sua madre, accidenti. La guardava di traverso, lei e gli altri. Sarebbero tutti morti, proprio come quel signore anziano nella scatola nera e lucida: ma non lo sapevano. O non ci credevano. Proprio come un pollo, un attimo prima di essere afferrato dalle mani di un essere umano, e di ritrovarsi con la testa staccata dal collo, non crede di essere sul punto di morire.
Swan si liber dalla stretta di Clara e si allontan. Come se sapesse dove stava andando, in quel posto sconosciuto. Ma nessuno lo ferm. Sulla lingua sentiva qualcosa di dolciastro e marcio, ma non poteva sputarlo con tutta quella gente che lo guardava.
Trov un bagno, che aveva un forte odore di detergente per il water. Poi trov una stanza con delle mensole piene di libri. Tir fuori diversi grossi volumi con la scritta Enciclopedia Britannica stampata a lettere dorate sulla costa. Girava le pagine, guardava le figure, provava a leggere-in quella luce fioca-di un posto lontanissimo chiamato Egitto, che si trovava in Africa. Un giorno, pens, ci sarebbe andato: e non sarebbe mai pi tornato l.

3.

Il giorno in cui Clara abort-era incinta di circa tre mesi-si svegli all'alba e vide suo marito che si vestiva al buio. Era in piedi in un angolo e si vestiva furtivamente, lei rimase distesa immobile, come se lui fosse un intruso che non l'aveva ancora notata. Aveva gli occhi annebbiati e incrostati di sonno, i capelli aggrovigliati sparsi sul cuscino e la sua pace pesante e inerte contrastava con i movimenti rapidi di Revere. Si accorse, quando lui si volt a raccogliere qualcosa, che il suo busto si era appesantito; aveva la vita tozza. Riusciva a sentire il suo respiro. L'aria era un po' pungente-era settembre e di notte cominciava a fare freddo-e la finestra alle sue spalle splendeva di una luce silenziosa, tutto era rallentato come in un sogno e aveva la strana elasticit di un sogno, e quindi la possibilit di appartenere a qualunque tempo.
Si ricordava di lui senza quei rotoli di grasso pallidi come il lardo: un uomo pi giovane che si svestiva davanti a lei, tremando di eccitazione per lei.
Pens a Lowry, il suo volto entrava e usciva dalla sua mente come sempre, non la turbava e nemmeno offuscava il viso gentile e indurito di Revere, quell'aria di precisa concentrazione che aveva ora mentre si abbottonava la camicia. La gravidanza del figlio di Lowry era stata piena di incertezze, non sapeva esattamente che cosa sarebbe successo; ma questa volta tutto era sicuro. Non c'era nulla di cui dovesse preoccuparsi o nulla a cui dovesse pensare, a parte il fatto che voleva una femmina. E quindi guardava Revere nella penombra, pensando che era un brav'uomo e che lo amava, in qualche modo lo amava.
Te ne stavi andando senza salutare? disse Clara.
Lui si guard intorno, spaventato come un ladro. Ti ho svegliata? le disse.
Non lo so, va tutto bene. Clara si stiracchi le braccia e sbadigli. Quando torni, non me lo ricordo...
Marted.
E si ricord che gliel'aveva gi detto.
Ti mancher, tesoro? domand Clara.
Lui si stava abbottonando la camicia. Si accorse delle sue dita, esitanti-aveva le dita tozze, forti. Non era un uomo che lavorava un granch con le mani perch per quello assumeva dei manovali; ma era comunque forte, in lui c'era una taciturna autorevolezza che Clara associava alla mascolinit. Si rese conto che le dita di Revere e tutto quello che gli apparteneva erano suoi, anche se lei di suo non aveva nulla; e tutto le apparteneva ormai da dieci anni. Non aveva mai guardato la scritta fattoria revere sul fienile, a grandi lettere nere, senza provare una punta di gioia, di orgoglio.
Le troie non amano nessuno era stata l'accusa di Carleton. Ubriaco, con la faccia stravolta. Scappa. Lurida puttana schifosa come tutte le altre.
Si sbagliava, e gliel'aveva dimostrato. Quell'ubriacone di suo padre. Quello zoticone di Carleton Walpole che era rimasto l, chiss dove. In quel campo di braccianti nomadi in Florida, un posto dimenticato da Dio.
Revere la guardava teneramente. Clara si ricord che aveva guardato allo stesso modo la fototessera di Clara da ragazza, mentre posava davanti all'obiettivo con quell'aria seducente. Clara, tesoro, vorrei che tu potessi venire con me. Si era seduto sul bordo del letto, facendo attenzione a scaricare la maggior parte del peso sui suoi piedi. Pensavo che i viaggi in treno ti piacessero...
Le accarezz i capelli. A Clara piaceva essere toccata; chiuse pigramente gli occhi. Uno dei cani della fattoria si era messo ad abbaiare non troppo lontano da l. Ai tuoi parenti non piaccio, Curt. Io ci provo, ma non riesco a parlare con loro... Non era del tutto vero: Clara sapeva che provarci non sarebbe servito. Vedeva i loro occhi su di lei, la giudicavano. Mi odiano a morte ma non osava dirlo a Revere, che li avrebbe difesi, ferito. Sono cos diversi da te. E quella volta che sono andata a comperare quel bel vestito, con il colletto di pizzo...
Clara, non te lo sei ancora dimenticato?
Gli scoppi d'ira di Revere precipitavano verticalmente addosso a Clara, dal nulla, non erano mai diretti esattamente a lei (perch lui adorava la sua giovane moglie bionda, adorava la sua Clara) ma a certi suoi comportamenti che riteneva indegni di una signora Revere. Lei sapeva di avere potere sulla rabbia di quell'uomo, come tanto tempo prima aveva avuto potere sulla rabbia di Carleton Walpole, ma non era un potere che poteva controllare: era come un fulmine, repentino e potenzialmente letale.
In citt potrei andare al-al museo, magari?-ma non per conto mio. Mi sentirei cos sola, per conto mio. E tu sei occupato. E comunque... qui ci sono i ragazzi. Clara non voleva dire Qui c' Swan perch ovviamente Swan non era pi il suo unico figlio. E voglio lavorare nel mio giardino, mi fa sentire felice... Uno dei braccianti di Revere aiutava Clara in giardino, lo chiamavano orto, e ci aveva piantato pomodori, fagiolini, cetrioli che crescevano in fretta, zucchine, zucche acorn; ma anche zinnie, calendule, petunie, e malva, il suo fiore preferito. A casa della prozia di Revere, a Hamilton, Clara aveva visto com'era un giardino di rappresentanza, la precisione, la simmetria, il modo in cui i colori si ripetevano e si intonavano, ma il suo giardino non era affatto cos. Il giardino di Clara era il genere di giardino che sarebbe piaciuto a Pearl, pens Clara. Ci potevi gironzolare, magari sederti, su una sedia. Sederti e sognare. Non dovevi solamente inginocchiarti a raccogliere disperatamente per riempire ceste che ti avrebbero fruttato pochi penny. E il giardino apparteneva a te, c'era un bracciante che aiutava te.
Il mio giardino disse Clara. I fiori che ho messo ti piacciono, vero? Le zinnie...
Revere sembrava ascoltarla a malapena. Si avvicin e le accost il viso alla guancia, ai capelli che non aveva ancora spazzolato. Sentiva il suo fiato caldo; era ancora un po' cattivo per colpa del sonno e avrebbe voluto spostarsi, ma non lo fece. La mano di lui era appoggiata sul suo ventre, familiare e pesante. Caldo, confortante. Clara mise la sua mano su quella di lui e gli sorrise pensando che se ne sarebbe andato da un momento all'altro, un minuto dopo.
Lo amava. Era suo marito, la adorava. Era un buon padre per suo figlio. Era un brav'uomo, lei lo sapeva. Rispettabile, giusto, anche se a volte diventava impaziente con chi non si rivelava all'altezza delle sue aspettative. Era un uomo benestante: ricco. Ma non era arrogante, prepotente. Non con lei, almeno.
Ci nonostante, era pi facile amare Curt Revere quando era circondato da altre persone, e vederlo cos. Attraverso gli occhi degli altri, Clara riusciva ad ammirarlo. Un uomo massiccio, non alto, ma asciutto, solido, che camminava senza una particolare grazia e senza nemmeno sapere che cosa fosse la grazia; otteneva quasi tutto quello che voleva, senza avere esattamente bisogno di chiederlo. Aveva il torso e addirittura una parte della schiena coperti di peli scuri e arruffati, che stavano virando al grigio, e sulle braccia poderose e sul dorso delle mani c'era una peluria pi morbida e sottile. Invecchiando, quei peli stavano diventando pi chiari, avevano un che di metallico. Clara si ricordava, dai campi dei lavoratori nomadi, degli uomini pi vecchi, con i corpi muscolosi che si stavano appesantendo, trasformandosi in grasso; i loro corpi dovevano averli sconvolti, traditi; e Revere apparteneva a quel genere di mascolinit. Il suo viso era gi rugoso e coriaceo, la vista si stava indebolendo; aveva spesso il fiato corto. E quando i suoi muscoli si sarebbero infine trasformati in grasso il suo aspetto sarebbe diventato triste, gonfio, trascurabile. Clara ci pensava con una sorta di rimpianto remoto e impersonale, nel modo in cui si piange la morte di un ex presidente o di un generale, uomini appartenenti alla vita pubblica che rivelano tutto d'un colpo il loro decadimento privato e in quel momento muoiono-ma fino a quel momento non domandano alcuna simpatia. Lo teneva tra le braccia e riusciva a vedere oltre, come se osservasse dal presente un vortice senza tempo alcuno-la Clara che era sempre stata al centro del proprio essere, che avesse nove, diciotto o ventotto anni, quelli che aveva adesso. Qualsiasi cosa capitasse, quella Clara non cambiava mai.
Hai abbastanza caldo? Come ti senti? le disse. Le diede un bacio sul collo. Lei gir la testa per farsi baciare sulla bocca, non perch lo desiderasse ma perch andava fatto. L'altra sua moglie doveva aver sofferto come un cane per le gravidanze, pens, visto il modo in cui si affannava per lei; lui non sembrava credere nella sua forza, che lei dava per scontata. Nulla la infastidiva. I crampi occasionali non bastavano a tenerla a letto, le piaceva alzarsi e fare qualcosa, ansiosa di non perdersi nulla di quello che succedeva. Detestava essere malata e immobile, guardare per aria in una stanza da infermi-non era mai stata malata un giorno in tutta la sua vita, diceva sempre alla gente. Sarebbe stata in salute fino al giorno della sua morte. Ma pi di ogni altra cosa, le piaceva sapere che cosa stava succedendo, anche se non sempre riusciva a capire. Ora che Revere aveva questi nuovi interessi da gestire succedevano parecchie cose, ma erano affari da uomini-accordi complessi su cui amava farsi aggiornare anche se non riusciva a coglierne il significato. Capiva i soldi, per, e Revere ne aveva a sufficienza. Aveva il vago sentore che avesse molti pi soldi di quanti ne avesse ai vecchi tempi quando l'aveva corteggiata, ma averne la certezza non era semplice e, di sicuro, era difficile dimostrarlo con chiarezza alla gente del vicinato: oltre una certa soglia, che cosa ti potevi comperare? Aveva riviste che mostravano case immense e impressionanti, e anche casa sua le avrebbe imitate (stava facendo aggiungere una veranda sul retro) ma ci voleva tempo, tempo; aveva dei bei vestiti ma nessun posto dove indossarli, e cosa ne sapeva la gente di campagna di quella roba? Capivano soltanto le cose pi appariscenti, come la sua macchina; la piccola auto di Clark, che era stata fabbricata all'estero e costava pi di quella di Clara, con loro probabilmente era sprecata, sembrava un giocattolo. Non sapevano niente, che cosa bisognava farci con quella gente?
Quando sono via mi manchi moltissimo. Ho paura che, quando torno, tu possa non esserci pi disse Revere. Qualsiasi cosa la morbidezza di lei o la loro intimit riuscisse a strappargli era qualcosa che lui avrebbe rimpianto in un secondo momento; non era quel genere d'uomo. Judd era un chiacchierone, ma non Revere. Lei quindi si sentiva a disagio quando lui le confessava quel tipo di cose, non tanto perch per lei avessero un significato particolare ma perch non nutriva alcun vero interesse per gli aspetti privati della vita di quell'uomo pubblico. Gli tocc il braccio, il tessuto pulito e rigido della camicia su cui Mandy si era data tanto da fare, e sotto sent il suo calore, un calore vivo e implorante, ma nulla a cui lei sarebbe riuscita a rispondere, come donna. Lo amava almeno quanto amava Clark e Robert-le piacevano davvero molto -, mentre Jonathan era un passo indietro, sembrava resisterle ma aveva degli occhi cos belli ed era sveglio quasi quanto suo figlio. Quello che provava per Revere si mescolava da un lato con i suoi figli e con quella casa, e dall'altro con l'uomo il cui nome era cos conosciuto e che non avrebbe mai potuto essere una persona con un privato e un'intimit, ma solo una persona eternamente impegnata a rendere onore al suo nome.
Quando apr gli occhi, lui era ancora curvo su di lei, la osservava attentamente e qualcosa, nella sua espressione, la metteva a disagio. Sei troppo serio, non devi preoccuparti per me gli disse. Si tir su, appoggiandosi su un gomito e cos facendo sembrava riuscita a liberarsi di lui. Si fece da parte. Avremo una femminuccia e scoppier di salute, proprio come me. Non preoccuparti, d'accordo? Forza, non vorrai fare tardi.
Ho abbastanza tempo.
Quel discorso non le piaceva, ma non le piacevano neanche i suoi silenzi. Allora, che cosa c'? gli disse. Il peso del suo amore era opprimente, a volte. Non le piaceva essere costretta a muoversi entro il perimetro della sua infatuazione per lei, era qualcosa che non riusciva a capire o ad ammirare. Per Clara, l'amore di uomo non era un segnale della sua forza ma piuttosto della sua debolezza, qualcosa che desideravi ottenere da lui ma di cui poi ti dispiaceva un po' parlare. Non ce l'ho con te per l'altra sera, per quella storia della caccia disse lei. Se  quello che intendi.
Spero che tu non sia ancora arrabbiata...
Hai ragione, a Swan fa bene andare a caccia.  tutto a posto. Va bene. Sono d'accordo. Butt indietro i capelli e, in quell'istante, avrebbe voluto lanciare un grido-per fuggire, per chiedere l'aiuto di qualcuno. Ma l'impulso la abbandon immediatamente. L era a casa, al caldo sotto le coperte, al sicuro e protetta da Revere e dal suo mondo. A volte poteva sembrare un estraneo ma per lo meno era un estraneo che sapeva gestire. Gli ho chiesto perch non ha voluto il fucile-quel fucile molto bello che gli hai comperato-e lui mi ha detto qualcosa, ma non aveva alcun senso. Gli piacciono i cani e i gatti e il resto, lo sai, e non vuole sparare neanche ai conigli. Non gli piace quel rumore cos forte, mi ha detto.
Non ha mai provato ad andare a caccia disse Revere, piano.
Giravano intorno a qualcosa. Clara lo percepiva, e aveva capito perfettamente, e la sapeva abbastanza lunga da arrendersi. Be', gli ho ripetuto quello che hai detto tu e lui mi ha detto che ci andrebbe con Robert, Robert gli piace. Robert  gentile con lui a volte gli disse, chiedendosi un istante dopo perch avesse aggiunto quell'a volte, che non suonava bene. Ha detto che ci sarebbe andato oggi, se c'era bel tempo. Lui e Robert-lui e Robert, vanno veramente d'accordo, se sono da soli. Fece una pausa. Tutti quei contorni frastagliati erano stati nascosti molte volte negli ultimi anni, molte volte. Riusciva a passarci sopra in scioltezza, senza mai veramente attirare la sua attenzione. Te l'avrebbe detto, ma ha paura.
Ha paura di suo padre?
Ti vuole bene, ma ha paura. Un ragazzo deve avere un po' paura di suo padre disse Clara astutamente. Cerc di ricordarsi di suo padre. Aveva paura di lui? Com'era? Se ne stava l, a un estremo della sua vita, come all'imboccatura di un tunnel, stagliandosi contro la luce, sbarrandole la strada verso la sua infanzia: un uomo alto e secco, con la faccia stretta, i capelli biondi, occhietti sospettosi e obliqui, la bocca cattiva. Grazie a Dio, pens, Revere non imprecava davanti alle donne-non tanto, comunque; non ringhiava e smanacciava come un animale allo stesso modo di Carleton quando faceva i suoi comodi con sua madre e poi con Nancy e chiss con quante altre donne; e non beveva troppo. Si riscosse e si ritrov ad ascoltare Revere che parlava sommessamente, gli accarezz la guancia rasata di fresco, sentendo un moto di tenerezza nei suoi confronti, le sarebbe piaciuto avere qualcosa in pi, dentro di lei, da potergli dare.  pi piccolo degli altri ragazzi, ricordatelo gli disse. Ha paura di loro, lo sai come sono i bambini. Non che gli diano fastidio o chiss cosa gli disse con attenzione, ben sapendo che ovviamente Jonathan odiava Swan e lo infastidiva di continuo: Ma lo sai come sono fatti i bambini. Lasciagli il tempo di crescere.
S le disse lui.
Clara lo baci. User il fucile. Ti prometto che sparer a qualcosa.
E, Clara, dovresti lasciarlo di pi per conto suo. Non devi preoccuparti sempre per lui.
Ok, va bene. Sono d'accordo.
I miei ragazzi non hanno mai ricevuto molte attenzioni dalla loro madre, perch non stava bene. Non ci sono abituati-non che non gli piaccia, non voglio dire questo, ma non sanno come prenderla. Li confondi. E Steven ha bisogno di essere lasciato andare pi spesso. Ha bisogno di pi libert.
Un bambino che se ne va in giro a briglia sciolta, non hai idea di come sia disse Clara. Io s.
Deve imparare a badare a se stesso.
Ma  proprio quello che non voglio disse lei. Accost la guancia a quella di lui, chiedendosi quanto ancora sarebbe rimasto. Lo ascoltava sempre e gli dava ragione a parole, ma poi faceva comunque quello che voleva. Aveva imparato questa tecnica da Nancy, tanti anni prima. Voglio che sia diverso dagli altri bambini. Voglio che sia diverso, non voglio che sia-com'ero io.
Quando se ne fu andato prov a dormire ancora un po', pensando prevalentemente a Swan e a Lowry dietro di lui, un'altra sagoma che si stagliava in fondo a un altro tunnel, il tunnel di Swan; ma lui non poteva ricordarsi veramente di Lowry. Era troppo piccolo per ricordarsi alcunch. E le sembrava che il rapporto che le persone avevano con i propri padri somigliasse a un insieme di fili sottili, quasi invisibili... potevi dimenticarti della loro esistenza ma non riuscivi mai a liberartene. Era sicura che suo padre fosse ancora vivo, da qualche parte: forse si era finalmente trovato un vero lavoro, si era stabilito in qualche posto con Nancy e aveva creato le basi per una nuova famiglia, ed era l proprio in quel momento, se lei avesse voluto trovarlo. Con i soldi che aveva, un giorno l'avrebbe cercato. Forse poteva aiutarlo, se lui gliel'avesse permesso; ma probabilmente non gliel'avrebbe permesso. Per Esther, che era diventata vecchia e debole cos alla svelta, non provava quasi nulla-era solo un'estranea che non aveva amato Clara e che era andata in pezzi quando Clara si era trasferita l. Era fuori dai piedi, ed era un bene. Ma per suo padre, che doveva ormai essere sulla via della vecchiaia, sentiva un sentimento confuso e generoso di compassione, bloccato, visto che non aveva il modo per liberarlo. Fra qualche anno, forse. Non c'era motivo di affrettarsi.
Quando si svegli di nuovo c'era pi luce. Era uscito il sole e l'aria aveva un buon profumo. And di sotto, Swan e Robert stavano per uscire. Swan era in piedi sulla porta del capanno laterale. Sta sistemando i fucili le disse. Aveva delle crosticine agli angoli degli occhi, not Clara, ma non gliele pul. A lui non piaceva quando lei faceva cos davanti agli altri.
Avete mangiato? disse lei.
S, abbiamo mangiato. Robert puliva il suo fucile, alle spalle di Swan. Alz lo sguardo e osserv Clara, accigliato. Con il fucile in mano sembrava pi grande. Aveva compiuto tredici anni ed era un bel ragazzo ben piantato, con mani e occhi calmi. Swan aspettava sulla porta, fingendo di sentirsi a proprio agio. Era ancora un po' esile, anche se lei era certa che avrebbe cominciato a crescere alla svelta, da un giorno all'altro. Aveva gli occhi pallidi e limpidi di Lowry, nel suo viso c'era qualcosa di lontano e imperscrutabile, come in Lowry, ma i suoi silenzi non avevano nulla di Lowry e nemmeno di Clara. Aveva l'aria di un bambino perennemente intento ad ascoltare le voci attorno a lui e le voci dentro di lui. Clara avrebbe voluto buttargli le braccia al collo, ma sapeva che l'avrebbe messo in imbarazzo e basta.
State attenti, ragazzi. Intesi? disse lei.
Ci sono abituato. Esco sempre disse Robert.
E tu che mi dici, Swan?
Forse non sparer a niente disse Swan, nervoso. Non la guard. Magari lo accompagno e basta.
Non deve sparare a niente, la prima volta disse Robert.
Clara si era fatta l'idea che tra i ragazzi scorresse una specie di tensione, forse Robert si era fatto convincere a farlo-ma dal viso gentile e pacato di Robert non si riusciva a capire niente. Era un tredicenne veramente educato e Clara se ne sorprendeva sempre. Pass a Swan il grosso fucile e il ragazzo lo prese, incurvando leggermente le spalle stupito-non si ricordava quanto il fucile fosse pesante-e poi si volt, pronto a entrare nel capanno.
Clara disse incerta, non sapendo bene se dovesse affrontare o meno l'argomento: Tuo padre non voleva gridare, Swan. Parlava a Swan, girato di schiena, come se Robert non esistesse. Swan non si volt. Se non vuoi sparare a quelle maledette bestie non sei obbligato a farlo.
Quelle parole erano palesemente farina del sacco di Clara-Revere non le avrebbe mai e poi mai approvate-e Robert sollev il capo e le lanci un'occhiata. Non sorrideva. Andr tutto bene disse Robert.

'Giorno, Clara.
Era un saluto cordiale, che scimmiottava la cadenza strascicata dei campagnoli. Judd Revere non avrebbe mai esclamato spontaneamente 'giorno! con quel sogghigno sbilenco, non era il tipo, quindi era chiaro che dovevi ridere di lui-e con lui.
Judd fece un salto in tarda mattinata, mentre Clara era in giardino. Riconobbe il rumore della sua macchina: raddrizz la schiena, e sorrise. Judd fece il giro dal retro, fischiettando, le mani in tasca. Erano sempre contenti di vedersi, c'era una specie di luce che guizzava tra loro, come uno specchio che cattura i raggi del sole. Un lampo repentino, di cui gli altri potevano non accorgersi.
Judd si fermava spesso a casa Revere, mentre andava in citt. Era un proprietario terriero, come si definiva lui, non un lavoratore, il risultato era che non lavorava in maniera visibile ma lavorava continuamente, nella sua testa. Dai commenti a denti stretti di Revere, Clara cap che Judd doveva essere molto intelligente. Ha gli occhi anche dietro la testa.
Clara si asciug la fronte sudata e si ravvi i capelli. Portava un cappello di paglia verde, rigido-a dirla tutta, quel cappello gliel'aveva comperato Judd, d'impulso-per ripararsi gli occhi. Dunque dunque. Sembra proprio che il tuo lui si sia svegliato presto, stamattina disse Judd, sottolineando quel lui con una leggera inflessione che si poteva interpretare come un segno di ammirazione, o di perplessit. Judd era uno che sorrideva, pens Clara: un sacco di sorrisi, e uno sguardo cauto e vigile, ingannevole. Si diceva che era meglio non giocare a poker con Judd Revere ma, se avevi bisogno di un consiglio, se avevi bisogno di aiuto, Judd Revere era la persona giusta a cui rivolgersi, perch non giudicava-come facevano invece alcuni uomini. Era alto, dinoccolato, non somigliava per niente a Revere. Potevi scherzarci e potevi ridere di lui, senza toccarlo nel profondo come capitava con Curt-con lui ogni parola fuori posto, ogni insulto involontario o accidentale rimaneva scolpito per sempre. Non era bello, e Clara pensava che fosse un peccato; perch aveva la disinvoltura di un uomo che avrebbe dovuto essere bello, come Lowry. Ed era ancor pi un peccato, che la riempiva di dolore, rabbia e risentimento, che quella stronza snob di sua moglie non avesse invitato Clara a far loro visita, neanche una volta, anche se le due donne non vivevano a neanche cinque miglia di distanza.
Quando Judd arrivava cos, si lamentava sempre di non potersi fermare molto, aveva delle commissioni da sbrigare in citt, ma alla fine andava a sedersi con Clara su una delle sue nuove sedie relax da giardino ordinate per corrispondenza, sotto i salici. E Clara gli portava della spremuta. Appena fatta, con le mie mani. Judd beveva una gran sorsata, roteava gli occhi in maniera comica ma comunque seria ed esclamava: Clara!  deliziosa. A quel punto, parlava. Judd aveva sempre delle notizie, che importassero o meno a Clara. Poteva parlare di politica o di quello che aveva letto sul giornale e di cui Clara non sapeva niente, ma riusciva a renderlo interessante, o quasi. Oltre alla sua voce, Clara cercava di cogliere i colpi di fucile, provando a non distrarsi. Cercando di non preoccuparsi. Accidenti a lei, non si sarebbe preoccupata, non era una di quelle madri che si facevano prendere dalle preoccupazioni. Ha bisogno di essere lasciato andare pi spesso. Ha bisogno di pi libert. Clara sperava che le rughe leggere che aveva notato sulla sua fronte fossero sparite, ci aveva spalmato sopra della crema fresca. La fronte di Judd era una groviglio di linee sottili che somigliavano a ragnatele, ma in un uomo andava bene, persino Lowry aveva le rughe in faccia.
Judd, mi piacciono i tuoi capelli un po' lunghi. Gli uomini stanno bene con i capelli un po' pi lunghi. Clara glielo disse un po' per punzecchiarlo e un po' seriamente. Lui si scost i capelli dalla fronte mentre la ascoltava. A Judd parlava in quel modo, godendosi la sua compagnia ma senza preoccuparsene, perch era palese che lui la ammirava ma non avrebbe mai fatto niente. Come sta la tua piccola? disse lei, pensando immediatamente al suo bimbo che non era pi cos piccolo. Quand' che la porterai a trovarci? Mi piacciono le bambine... la prossima sar una bambina. E si tocc la pancia. Judd distolse lo sguardo, stranamente infastidito. Disse qualcosa a proposito di sua figlia, che si chiamava Deborah. Aveva cinque anni. Clara si interessava poco ai bambini che non le erano particolarmente vicini. Riusciva a malapena a credere che esistessero. Quindi ascoltava distrattamente, inclinando il capo verso Judd. Spost lo sguardo sulle proprie gambe, che erano allungate sotto al sole, e not che anche Judd le guardava di tanto in tanto, come per sbaglio, stupito. Rimasero in silenzio. Clara sospir. Poi Judd ricominci a parlare, di uno dei suoi problemi. Revere l'aveva accusato di essere lento, pigro e troppo gentile, ma che cosa poteva farci? Visto che la faccenda riguardava gli affari, Clara non rispose. Poi lui le chiese della veranda e lei si illumin. Ci penser Clark, lo far per me. Ho gi preparato tutti i progetti. Ora che mio marito  il proprietario della segheria, di tutta quanta, potr avere tutto quello che voglio...
 molto conveniente.
A Clark piace aiutarmi.  un bravo ragazzo. E poi potremmo anche avere la piscina.
Judd annuiva, affabile.
Fanno il bagno in quel lago disse Clara, con una smorfia.  pieno di serpenti e di sanguisughe. Pesci schifosi-carpe. Cosa succede se si tagliano un piede e prendono il tetano? In realt stava pensando a Swan, al suo Swan; ma si constringeva comunque a pensare anche agli altri-i suoi figliastri. Insomma, una piscina  meglio, no? Che ne pensi?
Immagino di s, Clara. Certo.
Come Revere, anche lui non sembrava prestare particolare attenzione alle sue parole.
La guardava. Ascoltava la sua voce. E sorrideva.
Clara disse, con aria orgogliosa: Swan  fuori a caccia, ora. Con suo fratello Robert.
A caccia?
Penso che a un ragazzo faccia bene andare a caccia.
Judd si strinse nelle spalle. A me la caccia non  mai interessata.
Sul serio?
No, che diavolo. Sparare a conigli, uccelli indifesi-cervi-anche se mangi la carne. Ci sono parecchie altre cose che si possono mangiare. Ora Judd non sorrideva pi. In tutta franchezza, gli spargimenti di sangue non mi piacciono. Cos, per sport. Dovrebbero starci i cacciatori sulla linea di tiro dei loro proiettili, tanto per vedere com'.
Clara ci pens su. Le piacevano gli uomini che parlavano con enfasi e le piaceva quando Judd sembrava criticare Revere, nonostante lo facesse in maniera indiretta. Swan ti parla, ogni tanto, vero? Ti ha mai detto qualcosa a proposito della caccia? O di-quello che mangia?
Che cosa intendi?
Oh, Swan!  cos intelligente. Te lo dico io,  anche troppo intelligente-e non gli giova.  troppo intelligente per la Eden Valley. Clara fece una pausa e sorrise senza schiudere le labbra. Le piaceva quando Judd la guardava, la stava a sentire. E ora la stava ascoltando, si vedeva. Swan pensa che mangiare la carne sia sbagliato. In questa casa mangia carne, perch deve; ma certe volte gli viene la nausea, mi ha detto. Quando stacchi la carne dall'osso ti accorgi di come  fatta. Quando mastichi la carne, quello che senti sulla lingua sono i muscoli.
Be'. Non puoi certo dire che tuo figlio si sbagli, no?
Clara sent, o pens di sentire, un altro colpo di fucile. Ma quando si concentr c'era solo il rumore degli storni sugli alberi fuori dalla finestra, rauco e frenetico. Mi preoccupo, a volte. Swan ha certe idee. Come nessun altro. Nessuno di quelli che ci sono qui. La sua insegnante dice che  estremamente intelligente-una mente analizzante-o forse era una mente analitica? Gi adesso  pi intelligente di Jonathan, credo. E Jonathan ha quasi sedici anni. Vedi, prima era Jonathan quello che leggeva un sacco, libri d'avventura che parlano di posti tipo l'Alaska, l'Africa, gli interessavano gli indiani, ma adesso  Swan quello che ama leggere. Sono orgogliosa di lui, voglio che sappia le cose. Clara parlava trasognata, allungandosi per toccare il braccio di Judd con un filo d'erba; era uno di quei gesti che faceva senza accorgersene, apparentemente, senza premeditazione. Voglio che legga, ma non voglio che questo lo faccia diventare... strano. Troppo silenzioso. Diverso dagli altri ragazzi. Ha solo dieci anni, ma si comporta come se fosse pi grande. Quando avevo dieci anni non ero pi una bambina, ho dovuto crescere in fretta, e non voglio che succeda anche a mio figlio-maledizione, non voglio.
Clara ne aveva parlato con una certa concitazione. Judd disse: Perch sei cos preoccupata, Clara?  successo qualcosa?.
No. E non voglio che succeda niente. Come non voglio che Swan si ricordi qualcosa di me, di come vivevo quando era piccolo. Prima che venissi qui.
Judd si stava accendendo una sigaretta e gliene offr una. Clara immagin che stesse pensando a quando viveva da sola, l'amante-ragazzina di Curt Revere; ma in realt lei stava pensando a Lowry.
Voglio capire mio figlio quando parla. Non voglio essere una di quelle maledette stupide vecchie, di cui i figli si vergognano. Ecco qua, questo  uno dei libri che Swan stava leggendo, l'ho portato fuori per leggerlo anch'io. Lo indic e Judd lo raccolse.
Storia naturale degli animali. Sembra qualcosa che un ragazzo dovrebbe leggere.
E qua ce n' un altro, che mi ha fatto faticare-Una discesa nel -, Clara si ferm, non voleva nemmeno provare a pronunciare la parola. Questo Edgar Allan Poe, ne ho sentito parlare.  famoso, no?
Judd raccolse anche quel libro, sfogliando le pagine. Sorrideva, ma era un sorriso perplesso, not Clara.
Una discesa nel Maelstrm e altre storie. Questo  meno scorrevole. Non  per un bambino di dieci anni, non direi.
L'hai letto?
Qualche storia. Ma non Maelstrm.
Di cosa parla?
Clara glielo domand con una tale impazienza infantile che Judd non pot fare altro che stringersi nelle spalle, rammaricato.  una classica avventura alla Poe, immagino. Una discesa in qualche territorio, come il fondo del mare-o magari l'inferno. L'Ade.
L'Ade? Clara sogghign, senza sapere di che cosa si trattasse.
Stava pensando a come, in quella girandola di luce solare, Judd non sembrasse insignificante come spesso lo vedeva. Sembrava solo a disagio, logorato; non dal tempo, perch era molto pi giovane di Revere, ma da qualcosa di pi simile alla riflessione, al pensiero. A Clara sarebbe piaciuto fargli scivolare le braccia calde e nude attorno al collo, trasformandosi in un dono per qualsiasi uomo, senza voler ricavare nulla dallo scambio ma solo dare piacere, far felice qualcuno senza alcuna conseguenza. Odio quando certe volte non riesco a capire mio figlio.
Judd fumava la sua sigaretta, soffiando fuori il fumo dalle narici, serio. Non dispiacertene, Clara. Succede cos con tutti quanti. Vogliamo capire le persone che ci stanno vicine, ma non vogliamo che loro ci capiscano. Vero?
Clara rise, sorpresa. Pensava che solo lei, Clara Walpole, fosse un segreto per se stessa, impenetrabile per gli altri.
Judd disse: Avere dei figli non cambia le cose. Non ti cambia, non tanto.
Secondo me ti cambia.
No. Non veramente.
Avere dei figli ha ucciso mia madre Clara avrebbe voluto dirgli. Invece sorrise, punzecchiandolo. Un uomo, magari. Un uomo pu essere padre senza quasi accorgersene. Ma per una donna  diverso.
Judd si mise a ridere. Be', guarda, la mia esperienza  questa: nulla cambia radicalmente, nelle nostre anime. Diventiamo soltanto pi vecchi, e le nostre anime si assottigliano. Ora la so maledettamente pi lunga di quanto la sapessi solo qualche anno fa, ma non so niente di fondamentale; ho pi informazioni, pi fatti, ma finisce l. Ho anche pi soldi. Ma non sono una persona pi saggia. Mi sembra che la natura scorra in una sola direzione, come una clessidra. Perch per la maggior parte delle persone, tutto  gi stato conquistato-non possiamo inventare, non possiamo scoprire, non possiamo creare. Possiamo imitare, tutto qui. Possiamo fallire. Fece una pausa, fumando. Clara aveva acceso la sigaretta insieme a lui, ma era troppo distratta per fumare. Io non ho la leggendaria energia di tuo marito, ma mi piacerebbe, Cristo. Prima pensavo che mi sarebbe piaciuto chiarire una cosa, mettere almeno una cosa in ordine: mi sarebbe piaciuto scrivere un libro e metterci dentro tutto. La verit, la bellezza-tutto. Aveva appoggiato i libri di Swan vicino alla sua sedia e ora stava dando dei colpetti col piede a Una discesa nel Maelstrm, con rammarico. Ma non ho nemmeno cominciato.
Scrivere un libro? Clara socchiuse le palpebre.
Un libro. E mi piacerebbe anche viaggiare.
In Egitto?
Perch l'Egitto? Che cosa te lo fa dire?
Oh, Swan ha delle idee... ci sono le piramidi l? Rovine antiche? Clara sorrideva, esitante. Magari ci potremmo andare tutti insieme, Judd? Prima o poi?
Judd si strinse nelle spalle. Magari.
Ho visto delle fotografie di certi posti in Europa, anche. Parigi. Non serve sapere il francese, no? Non riderebbero di me, no?-Voglio dire, per il mio accento.
Judd si risistem sulla sedia, a disagio. Non hai nessun accento, Clara. Parli perfettamente.
Stronzate. Parlo come la feccia bianca. Appena apro la bocca in qualche negozio alla moda di Hamilton, quelle stronze delle commesse mi guardano come se puzzassi. Nemmeno i soldi che spendo, nemmeno il libretto degli assegni di Curt Revere, cambia qualcosa.
Judd disse, con noncuranza, come se fosse un argomento che non intendeva approfondire: Mia moglie. Odia viaggiare.
Lasciala a casa, allora.
Be'...
Mio marito  cos stramaledettamente occupato che viaggia solo per affari. Sempre di pi, ormai. Terra che compera, che vende o che-come si dice-d in affitto. Prima si occupava di coltivare, diceva, ora sono affari. Quindi se ne pu restare in America. Potremmo andare noi due, e portarci Swan.
Mi stai provocando, Clara? O me lo sto immaginando?
Judd la squadr, buttando fuori il fumo. Per un lungo istante, pieno d'imbarazzo, sembr incapace di parlare, mentre Clara restava in silenzio, testarda. Che pensi quello che vuole, pens Clara. Si aggrappava inconsciamente al suo ventre; durante quella gravidanza non aveva praticamente messo su peso, ma si sentiva comunque appesantita; non come si sentiva quand'era incinta di Swan, e innamorata di Lowry.
Certo, ti sto provocando. Mettimi alla prova.
Clara, non sei-felice, qui? Con-lui?
Perch non ci pensi tu a farmi felice, accidenti a te, invece di chiedermelo? Sei sempre qui a fare domande, con lo sguardo. Riesco a sentire quello che chiedi.
La faccia di Judd si rabbui, sanguigna. Nella confusione aveva scosso la sigaretta per far cadere la cenere, ma l'aveva fatto con troppo vigore e anche la sigaretta gli era cascata nell'erba.
Sembri arrabbiata, Clara. Non capisco perch.
Stronzate! Lo sai.
E tu sai che lui ti ama moltissimo. Tuo marito.
E allora? Che cosa ci posso fare, che cosa significa per me? E tu disse Clara, con disprezzo per tutto il tempo che ho passato in quella casa, tu venivi l e avresti voluto fare l'amore con me, ma non l'hai fatto-non hai osato! Credi che non lo sappia? Non lo sapevo? Avresti potuto sposarmi, se avessi voluto. Revere era sposato con sua moglie che doveva tanto rispettare, come non rispettava me. E ora vieni qui quasi tutti i giorni e mi guardi, ma vai al diavolo anche tu -
Clara, per l'amor del cielo. Che cosa stai dicendo?
Rimasero seduti in silenzio. Erano entrambi eccitati, su di giri. Clara non avrebbe saputo dire se si sentiva felice o profondamente infelice; speranzosa, come pu essere speranzoso un bambino capriccioso, o abbattuta e sconfitta e senza speranza. Se Judd l'avesse toccata, gli avrebbe probabilmente dato uno schiaffo. O l'avrebbe stretto, buttandogli le braccia forti e magre al collo. Judd sedeva senza rivolgerle il viso, sconvolto e ancora intento a riascoltare quello che aveva detto. E in quel momento sentirono lo sparo.
Un colpo di fucile, troppo vicino a casa.
Segu un istante di silenzio, come il silenzio dopo un tuono. E poi cominciarono le urla.

4.

Era un fucile Springfield calibro trenta che gli aveva regalato Revere. Aveva il calcio di un legno splendente e anche la lunga canna era quasi completamente di legno, con del metallo lucido alla fine. Il grilletto era come un uncino, modellato per accomodare il dito. Swan aveva guardato il fucile spaventato dalle sue dimensioni, ma Revere aveva detto, con una punta di fastidio, che era grande abbastanza e che era arrivato il momento.
Si era costretto a sorridere, come faceva quando Clara lo guardava. Aveva sussurrato Grazie, pa', come sapeva di dover fare.
Pi tardi se lo sarebbe ricordato: quella era stata la prima cosa falsa.

Cos tante cose false che aveva ormai rinunciato a contarle. Non gli bastavano le dita di tutte e due le mani. Non bastavano nemmeno le dita dei piedi! Quand'era pi piccolo, un bambino, lui e Clara ridevano insieme di cose del genere, si contavano le dita dei piedi e delle mani. Ma ormai non era pi un bambino.
Ecco una cosa falsa: il modo in cui gli toccava seguire Robert sul sentiero-tracciato dai loro passi-che portava sul retro, ai campi e al boschetto di betulle, un sentiero su cui era passato gi innumerevoli volte, come se soltanto Robert conoscesse la strada. Come se Robert fosse Clark, o Jonathan. O Revere stesso. Prepotente, arrogante. Dava ordini a Swan da sopra la spalla. Forza. Di qua. E tieni gli occhi aperti.
Swan faceva quello che gli diceva Robert. Perch era l per andare a caccia. Portava il pesante fucile come lo portava Robert, con la canna che penzolava verso il terreno. Come Revere gli aveva insegnato.
Caccia: consisteva principalmente nel giocare a fare gli uomini. La caccia era una cosa che facevano gli uomini, i ragazzi pi grandi e gli uomini. Swan cerc di pensare che fosse qualcosa che voleva anche lui, qualcosa di buono; Clara era sempre contenta quando uno dei suoi fratelli lo invitava a unirsi a loro, o soltanto gli si rivolgeva con gentilezza.
Piccolo bastardo. Pisciasotto. Swan-Swan cocchino di mamma erano le parole che Jonathan sibilava a denti stretti e che Clara non sentiva. Anche Swan cercava di non ascoltare.
E ora Robert stava dicendo, sottovoce: Muoviti, Steve! Sei cos lento che mi piscer addosso, maledizione. Era un rimprovero senza senso, come la maggior parte dei rimproveri che arrivavano dai ragazzi. Ma dovevi comunque sorridere, certe volte dovevi addirittura ridere. Si faceva e basta.
Robert si muoveva a passo svelto, solo per far inciampare Swan, apparentemente. Se ci fossero stati Clark e Jonathan, anche Robert sarebbe rimasto indietro. Era tutto un gioco, e Swan lo detestava. Era noioso. Ma era anche pericoloso. La possibilit che dal fucile partisse un colpo lo atterriva. Robert avrebbe potuto sollevare la canna in qualsiasi momento, e sparare. Revere aveva detto che nessuna arma da fuoco aveva mai ferito un cacciatore, era solo questione di scarse capacit venatorie. Swan scandiva bene quelle parole con le labbra, attentamente: capacit venatorie. Bisognava camminare con la canna del fucile puntata verso il basso e la testa alzata. Un cacciatore  sempre all'erta. Un cacciatore non parla mai pi del necessario. Un cacciatore tiene gli occhi aperti.
Revere aveva portato Swan a fare tirassegno, tre volte. Non aveva mai portato Swan a caccia perch ormai non aveva pi tempo per la caccia, aveva detto rammaricato. Revere aveva sistemato il fucile in mano a Swan, il calcio contro la spalla esile di Swan. La canna era cos pesante che Swan aveva fatto fatica a tenerla dritta. E il calcio contro la spalla traballava. Revere l'aveva avvertito solo una volta che il rinculo avrebbe fatto un male cane se il calcio non era ben sistemato contro la spalla, ma non aveva ripetuto l'ammonimento e quindi, quando Swan aveva tirato il grilletto, il rinculo l'aveva colpito come il calcio di un cavallo, facendolo gridare di dolore.
Revere aveva commentato: Te l'avevo detto, figliolo.
Perch tutto quello che Revere diceva a Swan era di importanza capitale per lui. Anche se Revere lo diceva a Swan una volta sola.
Come posizionare il fucile e come far correre l'occhio lungo la canna, per guardare nel mirino; come tenere il dito tremante sul grilletto; come respirare, dentro e fuori e dentro e fuori e come premere il grilletto mentre espirava.
Premere, senza sussultare.
E senza chiudere gli occhi.
Steven. Apri gli occhi.
Chiudere gli occhi era un comportamento infantile. Una reazione da stupidi. Swan lo sapeva e se ne vergognava.
Ore passate a fare su e gi per i campi l dietro, nei boschi. Sul terreno acquitrinoso vicino al torrente. I moscerini si erano appiccicati sulla faccia sudaticcia di Swan, sulle palpebre e sulle labbra. Cercava di star dietro a Robert ma gli era venuto il fiatone: Forza! Ci sono dei vecchi avvoltoi vicino al torrente, maledizione. Robert lo disse a Swan da sopra la spalla, accovacciato, come se fossero in un film di guerra: Ho quasi vomitato quando li ho visti che beccavano un procione o qualcosa del genere, era morto, un paio di giorni fa.
Swan si ricord che Revere aveva detto loro di non sparare agli avvoltoi, solo ai falchi. I falchi di piccola taglia. Gli avvoltoi erano spazzini, e quindi erano utili-no? Uno spazzino  una creatura che si nutre di cadaveri e contribuisce a tenere pulita la terra.
Homo sapiens era il nome dell'uomo. Dell'umanit. In quel libro sugli animali che Swan stava leggendo c'era un trafiletto sull'Homo sapiens. Se c'era una ragione che giustificava la presenza dell'Homo species sulla terra, non se ne faceva menzione.
Swan avrebbe voluto che Robert decidesse di interrompere la caccia e di tornare indietro. Fino a quel momento non avevano visto altro che passeri, niente fagiani. Ma non poteva essere Swan quello che suggeriva di lasciar perdere. Se l'avesse fatto, Robert l'avrebbe preso in giro. Robert l'avrebbe detto a Jonathan, e Jonathan l'avrebbe preso in giro. Il piccolo Swan-Swan oh come sta il cocchino della mamma!
Si nascondeva a leggere nel fienile per il resto della giornata. Quando finiva un libro, ne cominciava un altro; quando finiva quel libro, ne cominciava un altro ancora; ma quando aveva finito anche quello, tornava al primo, perch non se lo voleva dimenticare. Quindi leggeva e rileggeva sempre. Era un conforto, per lui. Ora stava leggendo Un americano alla corte di re Art e non era ancora riuscito a decidere se fosse reale o inventato. Stava anche leggendo Il richiamo della foresta e i Racconti del Klondike di Jack London, erano i suoi libri preferiti. Jonathan, che aveva letto quei libri prima di Swan, aveva spiegazzato e sgualcito le pagine. Jon aveva l'abitudine, dettata dal nervosismo, di frugarsi nel naso o pulirselo con le mani, o con le pagine dei libri, insudiciandoli. Era un'abitudine che disgustava Swan, ma non aveva altra scelta se voleva leggere quei libri.
Ora Robert stava dicendo, da sopra la spalla: Tua mamma stava prendendo in giro Clark per quella ragazza dei Siefried, com' che tua mamma non si arrabbia-non le interessa?. Swan non prestava molta attenzione a Robert, quando parlava cos, divagava, si lamentava velatamente o si stupiva; quando erano da soli, Robert si confidava con Swan, come non avrebbe fatto in altre occasioni. Il silenzio di Swan, il modo in cui rigirava attentamente le cose nella sua mente, spingeva Robert ad aprirsi. La nostra mamma era molto diversa. Ci avrebbe detto che c'era qualcosa di sbagliato. Ma tua mamma -
Ultimamente, quand'erano da soli, Robert aveva cominciato a parlare a Swan di sua madre. Swan considerava quella donna scomparsa come la-madre-morta. Per lo pi, nessuno parlava di lei in presenza sua e di Clara, mai. E quando Robert era in vena, Swan diceva molto poco. Robert, a volte, parlava anche di loro padre: la parola che sceglieva per Revere era lui. Quando il tono di Robert si faceva preoccupato o perplesso, il soggetto era Revere.
Cio, lui non ti ha ancora picchiato. A me le ha date un sacco di volte. Non per farmi male, solo per - Robert si asciug la faccia, corrucciato. Poi sogghign. Ma a Jon  andata peggio, un sacco di volte. Prima che tu e la tua mamma arrivaste. Colpa della lingua lunga di Jon, come la chiama lui. E Clark! S, Clark l'ha picchiato. Una volta ho visto Clark piangere come una fontana. Robert scoppi a ridere, e Swan vide baluginare gli incisivi del ragazzo: denti da roditore, da scoiattolo o da coniglio, una di quelle creature a cui avrebbero potuto sparare quella mattina.
Robert sembrava aver domandato qualcosa a Swan, ma che cosa? Odiava girovagare in quel modo, trascinandosi dietro quel pesante fucile. Gli sarebbe piaciuto buttarlo nel torrente e farla finita, Cristo. Correre a casa nel fienile, il suo nascondiglio.
Robert disse, malinconicamente: Sei proprio fortunato, Steve. Lo vedo, certe volte, il modo in cui lui ti guarda.
Swan lo sapeva: tutto quello che Revere voleva che imparasse era importante, e lui l'avrebbe imparato. Perch era solo l'inizio di quello che l'avrebbe reso diverso. Clara gli diceva sempre Impara da lui, da tutti quanti loro. Tutto quello che puoi, imparalo.
Quando Swan aveva detto che non voleva uccidere niente, n fagiani, n conigli, n cervi, odiava addirittura il tirassegno nel pascolo dietro ai granai, Clara gli aveva premuto l'indice sulle labbra, forte. Aveva scosso la testa, severamente.
Quindi Swan lo sapeva bene: doveva imparare a cacciare, anche solo per passare oltre.
Avrebbe imparato, e sarebbe cresciuto il pi in fretta possibile per non essere pi debole e per non subire pi le prepotenze dei suoi fratelli. Sarebbe diventato un uomo come Revere. Avrebbe imparato pi di quanto i suoi fratelli avrebbero mai potuto imparare perch avrebbe lavorato pi sodo di loro, ed era anche pi intelligente. Clara rideva insieme a lui, di nascosto-s, era pi intelligente.
Pi sveglio di tutti quanti loro. I Revere.
Un giorno, li surclasserai tutti.
Era una delle nuove parole di Clara: surclassare. Dove l'avesse pescata, da un programma alla radio, da un articolo del giornale della domenica o da Judd, Swan non lo sapeva. Ma ne percepiva il fremito: surclassare.
Trascinandosi per il pascolo al limitare del bosco, Robert faceva strada, parlando comunque a Swan da sopra la spalla, girandosi costantemente mentre si accovacciava, come nessun cacciatore serio avrebbe mai fatto; come nessun adulto avrebbe mai fatto. Parlava sempre di pi, in quel suo modo esterrefatto e stupito, come se stesse pensando ad alta voce. Swan sperava che Robert parlasse a voce abbastanza alta da spaventare le prede. Avvoltoi dal collo rosso, quelli non erano certo uccelli timidi, ma un tono di voce sufficientemente alto li faceva scappare, impauriti.
Ti piacciono? Le ragazze dei Fluvey? Lynette Fluvey- cos che si chiama? Sull'autobus si siede sempre vicino all'autista, come se ci provasse con lui -
Swan, impegnato a schiacciare moscerini e zanzare, non gli rispose.
La odiava quella roba, maledizione! Sparare agli uccelli, sparare ai bersagli, cercava di non pensarci. La massa informe delle trote che i ragazzi portavano a casa dal fiume, con quegli occhi spalancati, perfettamente rotondi che ti fissavano e riflettevano la tua faccia, se ti avvicinavi abbastanza-una cosa che non avresti mai voluto fare. E la pelle bianca, sottile come carta, vicino alla bocca strappata dall'amo... e i fagiani e i polli, i loro polli, morti e pronti per essere spennati, che emanavano quell'odore tiepido e stomachevole mentre Mandy si metteva all'opera, fischiettando. Le interiora nel secchio. Mettevano i polli nel forno e li doravano un po' ed eccoli l, in mezzo alla tavola imbandita della domenica con la tovaglia bianca e i candelabri che Clara aveva comperato a Hamilton, tutto pulito e in ordine-e al centro di tutto c'era il pollo morto, arrostito. Le budella tirate fuori, rimpiazzate dal ripieno e dalle spezie, e i loro cuori, fegati e ventrigli, e tutti l con l'acquolina in bocca.
Swan sput, dall'angolo della bocca, come un uomo. Aveva un brutto sapore sulla lingua.
Altre volte, invece, non era tutto ben arrostito, ma al sangue-e il sangue scorreva, rivoli sottili di sangue liquido che inzuppavano le patate. Quando mangiavano la bistecca poteva capitare, di tanto in tanto. Revere mangiava quel sangue, infilzava la carne tenera e indifesa con la forchetta e la mangiava, e lo faceva anche Clara, i suoi denti potevano mangiare di tutto, e lo facevano pure i ragazzi, che avevano sempre fame, e chiunque fosse loro ospite. Solo Swan rimaneva seduto da solo e guardava e sentiva lo stomaco che si rivoltava, preparandosi a quello che stava per arrivare. In bocca i filamenti della carne erano nitidi e distinti, uno per uno; i pezzi di cartilagine, grasso, muscolo, frammenti dispersi d'osso. Era tutto reale e vivo. Clara aveva detto, rabbrividendo: E se il cuore riprende vita e comincia a batterti in bocca? e si erano tutti messi a ridere, persino Revere aveva ridacchiato un po'. Solo Swan era rimasto l seduto a fissare Clark che si mangiava il cuore. Era possibile che fosse pazzo, ovviamente, e avrebbe fatto meglio a chiudere il becco. Clara gliel'aveva detto.
Ma...
Ma se doveva proprio uccidere qualcosa l'avrebbe fatto e si sarebbe tolto il pensiero. Era pronto. Non sarebbe mai stato pi pronto di cos. Se un uccello si fosse alzato in volo avrebbe potuto sparare e basta, chiudendo gli occhi all'ultimo istante. Avrebbe lasciato che Robert gli dicesse che cosa fare. E Revere gliel'aveva gi detto. Cos quando avrebbe premuto il grilletto a farlo non sarebbe stato davvero lui, ma suo padre o Robert, qualcun altro.
Secondo te gli fa molto male, quando gli spariamo? disse Swan.
Non sentono niente.
Bisogna sparare pi di una volta?
Ti dir tutto quello che devi fare disse Robert, imbarazzato. Forse non era abituato a tutto questo-quelle domande e quei discorsi su ci che aveva fatto per anni senza rifletterci. Continuava a lanciare occhiate al di sopra della spalla, verso il bosco, come se sperasse che Jonathan o qualcun altro spuntassero di corsa per raggiungerli. All'inizio camminavano rigidi, all'erta, ma col passare del tempo avevano cominciato a rilassarsi. Swan pens che, magari, non sarebbe successo nulla. Potevano rimandare a un altro giorno. Intorno a loro tutto era tranquillo, a parte gli uccelli invisibili molto pi in alto e gli insetti, invisibili intorno a loro. A Swan il bosco piaceva. Gli piaceva la luce del sole che scendeva di sbieco, scomponendosi a chiazze, illuminando il muschio e i tronchi caduti ricoperti di muschio come se li scegliesse per renderli visibili-cose che non avresti notato se non guardavi con attenzione. Robert marci dritto in mezzo alle viole mammole. I suoi piedi lasciavano impronte sui cuscini di muschio e distruggevano i fiori selvatici, e non si prendeva la briga di notare come tutto profumasse: la fine dell'estate, l'inizio dell'autunno, con i venti caldi che soffiavano lass dalla valle, pi in basso, arrampicandosi sui pendii verso le montagne e rovesciando su di loro gli aromi ricchi e complessi dell'erba bruciata dal sole e dei quadrifogli e dei piselli odorosi. A Swan piaceva tutto questo. Quando riemersero al margine del bosco riuscivano a guardare indietro e pi in basso, riuscivano quasi a vedere la casa e i granai in lontananza, lontani poche miglia-ma forse non li stavano veramente guardando, li immaginavano e basta. Ora faceva caldo, fuori dal fresco del bosco. Cristo disse Robert, asciugandosi la fronte. Dormono e si nascondono, tutti quanti. Quando c' caldo non si fanno vedere, la sanno abbastanza lunga. Bisbigliava. A Swan piaceva; gli piaceva l'idea degli uccelli e degli animali che dormivano, nascosti, abbastanza intelligenti da non farsi vedere.
All'improvviso ci fu un secco crack!-Robert aveva alzato il fucile e aveva fatto fuoco. L'onda d'urto del suono riverber fin dentro a Swan, la sent come un dolore.
Maledetto avvoltoio schifoso. Guarda quel bastardo!
L'enorme uccello con le ali nere era caduto dalla biforcazione di un ramo a una ventina di piedi da loro, e ora sbatteva le ali e si contorceva nei cespugli bassi. Lanciava acuti lamenti, come una macchina, un agnellino o un cucciolo di uomo. Ti  piaciuto, eh! Vecchia bestiaccia schifosa! Robert si stava facendo largo fra i cespugli per sparare un secondo colpo. Swan arretr, nauseato. Sperava di riuscire a non vomitare. Robert fece di nuovo fuoco, ridacchiando. Cristo santo guarda che schifo. Budella. Qualcosa di selvaggio sembrava essersi impossessato di Robert, qualcosa che Swan non aveva mai visto prima in suo fratello.
Swan si volt per scappare di corsa, alla cieca. Si accovacci nel bosco, dietro agli alti sempreverdi, sul terriccio privo d'erba disseminato di aghi da cui erano nati diversi funghi velenosi. Si costrinse a osservarli: funghi velenosi dalla forma perfetta, di un grigio freddo e pallido. Anche quelli erano esseri viventi. Velenosi, l'avevano messo in guardia. Potevi rompere un fungo, prenderne un pezzetto, masticare e deglutire. E poi?
Robert lo stava chiamando. Steve? Ehi -
Swan rimase accovacciato, nascosto. Non troppo lontano, nella boscaglia, sent uno scricchiolio. Un cervo dalla coda bianca che scappava, in preda al panico.
Ti prego, Dio. Fa che non spari al cervo.
Robert raggiunse Swan, aveva il fiato corto. Swan si raggomitol, come se si aspettasse che Robert gli sparasse.
Ma Robert disse, quasi calmo. Ehi. A lui possiamo anche non dirlo, ok? Che quello l era un avvoltoio.
Swan annu rapidamente. Anche se sapeva bene chi fosse quel lui, e immaginava che lui sapesse tutto quello che facevano i suoi figli, in qualche modo.
Robert disse: Non lo trover, qui non ci viene mai. E comunque  soltanto un vecchio uccellaccio schifoso. Chi se ne frega!.
In alto, fra gli alberi, gli uccelli pi piccoli si lanciavano richiami frenetici. Ghiandaie, storni. Cardinali. Forse avevano capito che qualcosa era stato ucciso, colpito a mezz'aria. Uno di loro, anche se si trattava di una creatura enorme con un'apertura alare di settanta pollici.
Swan disse, timidamente: L'hai beccato proprio bene. Al primo colpo.
Gi! Penso proprio di s. Robert si asciug la faccia con la camicia, soddisfatto. Il brivido della caccia, il brivido di sparare a una creatura indifesa, ce l'aveva ancora dipinto sulla faccia raggiante, pens Swan, una faccia che sembrava un palloncino. Quegli stronzi sono cos grossi che  difficile mancarli. Li odio!
Robert sput, di lato, come un uomo.
Swan voleva chiedergli se ora potevano fermarsi. Ma Robert stava armeggiando col fucile. Dalla sua espressione, Swan cap che la caccia non era finita. L'avvoltoio dal collo rosso era solo l'inizio.
La prossima volta, Steve, il primo colpo lo spari tu. Devi farlo, prima o poi.
Andava interpretata come una gentilezza. I ragazzi si diedero una pacca sul braccio, non per farsi male ma per creare un contatto.
Proseguirono. A Swan cominciava a far male la testa. Il fucile era dannatamente pesante, e non importava che fosse un'arma luccicante e bellissima di cui Swan sarebbe dovuto andare fiero. Sentiva le braccia tirare vicino alle spalle. Moscerini, zanzare. Attraversarono un ruscello e il sole li colp in pieno. Swan sent una fitta agli occhi mentre una nuvola di libellule sfrecci loro davanti, splendendo e brillando come proiettili, e si stava addormentando in piedi mentre scivolava in quel suo tipico stato d'animo che gli faceva pensare che sarebbe stato meglio nascondersi l in quel posto selvaggio inondato dal calore dove, a parte Robert, nessuno sapeva chi fosse. Se solo si fosse potuto nascondere l, come una bestia selvatica dei boschi. Se solo nessuno avesse saputo il suo nome. Avrebbe rinunciato persino ai libri che amava, se solo avesse avuto la possibilit di fuggire da quegli adulti che lo conoscevano come Swan, e come Steven. Non appena uscirono dal bosco, videro delle colline poco distanti, e dietro alle colline c'erano le montagne, coperte di fitti sempreverdi con macchie di betulle bianche qua e l. La vastit del paesaggio era un conforto. Persino le voci accese dei cacciatori e i colpi dei fucili avevano uno scarso impatto. Ogni suono improvviso era immediatamente dimenticato. Swan sorrise, pensando che il paesaggio poteva nasconderti, se volevi nasconderti. Il bianco mortale dell'inverno, la neve che si ammucchiava alta sotto agli alberi-quello poteva nasconderti, e nessuno avrebbe potuto piantare una lapide per ricordare il tuo nome perch non ci sarebbe pi stato alcun nome da ricordare. Saresti arrivato alla fine, come l'avvoltoio dal collo rosso.
Steve? Lo vedi quel falco?
Un falco volava in cerchio sopra di loro. Un altro falco. E un altro ancora.
Si vedevano spesso, falchetti come quelli che volavano in cerchio planando pigramente, non uno solo ma diversi. I falchi erano cacciatori, quindi probabilmente non era sbagliato dar loro la caccia.
Certe volte ammazzavano i volatili da cortile. Attaccavano anche i gattini dei granai, si sapeva. Qualsiasi piccola creatura poteva essere una preda. Forse allora era giusto, era razionale, sparargli e farli precipitare dal cielo.
Robert lo incalzava. Forza, provaci! Quello l  un bersaglio facile.
Swan alz il fucile, alla cieca. Riusciva a vedere a malapena la canna dell'arma, il sudore gli bruciava gli occhi. Cerc il grilletto con il dito e mentre Robert lo spronava, eccitato, impaziente, fece un respiro profondo ma tir il grilletto mentre inspirava e il crack! del fucile gli trapan la testa e quel maledetto rinculo del fucile gli colp la spalla con la forza di un cavallo. Swan piagnucol per il dolore, apr gli occhi e vide i falchi che continuavano a volare in circolo, imperturbabili.
Ci prov anche Robert, ma manc il bersaglio. Correndo dietro ai falchi, senza guardare dove metteva i piedi, con la canna del fucile alzata, spar un altro colpo, e un altro ancora. Merda! Stronzi del cazzo!
I falchi se n'erano andati. Niente pi planate pigre, erano spariti dalla loro vista in una manciata di secondi.
Swan disse esitante: Possiamo riprovarci, Robert. Domani.
'Fanculo il domani! Hai combinato un casino. Li abbiamo mancati per colpa tua.
Swan mormor tristemente: Non  vero.
E invece s! Coglione di un bambino! Robert urlava, rosso in faccia, con una furia adulta e misteriorsa. Swan guard suo fratello e pens che Robert doveva odiarlo, anche se lui aveva sempre pensato di piacere a Robert.
Per lo meno, la caccia sembrava essere finita, per quel giorno.
Robert si allontan a passo pesante, disgustato. Strascicava il fucile nell'erba alta. Non si prese la briga di inserire la sicura, come Revere aveva ordinato loro di fare. Swan mise la sicura e segu suo fratello a rispettosa distanza. Riusciva a sentire Robert che borbottava tra s e s, imprecando per i fatti suoi come un uomo adulto. Dopo quel che era successo, Robert non si cur pi di Swan, non pi di quanto si sarebbe curato di un cane trotterellante.
Ma Swan sorrideva. Era finita: aveva sparato col fucile una volta, non aveva ucciso nessun essere vivente e non aveva vomitato. Almeno quello non era successo.

Lungo il sentiero dietro il fienile stava arrivando Jonathan, sul suo cavallo O'Grady. Galoppava in sella al castrone sauro di tre anni e i fianchi e il petto poderoso del cavallo erano lucidi di sudore. Swan si spost per mettersi dietro a Robert. Non avrebbe il permesso di perdere tempo cos disse Robert. Ma l'ammirazione nella sua voce era percepibile. Entrambi i ragazzi erano cauti con Jonathan, ormai; anche quando Revere era a casa, Jonathan poteva essere imprevedibile. E quel giorno, Revere non era a casa.
Robert lo salut con la mano. Mi fai fare un giro, Jon?
Col cavolo. Ciccione.
Jonathan cercava di tenere O'Grady a freno, era un cavallo giovane e irrequieto, con idee tutte sue. Un cavallo che andava montato solo da un cavaliere esperto. Swan guard il cavallo, i cavalli sono sempre molto pi grossi di quel che ci si aspetta. I fianchi di quel cavallo tremavano in preda a un'energia inquieta, all'impazienza. Nessuno dei ragazzi avrebbe dovuto agitare o surriscaldare i cavalli, specialmente in una giornata torrida e asciutta, ma Jonathan si considerava un vero addestratore, con un talento naturale. I suoi occhi, acuti e nervosi, somigliavano a quelli di O'Grady. Avevano una bordatura bianca appena sopra l'iride. Mentre O'Grady calpestava il terreno con gli zoccoli, Jonathan cercava di tenerlo sotto controllo.
Robert disse: Ciao, O'Grady. Buono -
Con uno sbuffo di fiato caldo, O'Grady cerc di mordere Robert mentre si allungava per accarezzare il naso del cavallo. Robert balz all'indietro e Jonathan scoppi a ridere. Non  il caso di scherzare con O'Grady, ragazzino.  un mezzo mustang.
Jonathan leggeva i fumetti Deerslayer. Il cacciatore, Il cavaliere solitario, Le leggende indiane di Lupo Rosso, Il cacciatore di scalpi. Una volta leggeva anche dei libri, ma Swan non pensava che lo facesse ancora, o non troppo spesso. In giro per casa c'erano delle vecchie copie malridotte del Cacciatore di scalpi, quando Revere le trovava le strappava e le buttava sul pavimento, disgustato.
Swan avrebbe preferito defilarsi e tornare a casa, ma Jonathan e O'Grady gli bloccavano il passaggio. E sembrava necessario che rimanesse l, sulla stradina insieme a Robert, sembrava una cosa naturale, dei fratelli che chiacchieravano insieme. Jonathan stava chiedendo dove erano andati a caccia e se avevano sparato a qualcosa e Robert disse esitante che avevano sparato a due falchetti, vicino al torrente. Col cazzo che ci credo ringhi Jonathan. Dove sono, allora? Dovreste inchiodarli sul fienile. E tu disse, con un'enfasi particolare, a Swan che si era messo al riparo dietro a Jonathan - tu di certo non hai sparato a un bel niente. Non prendetemi per il culo.
Robert disse, esitante:  andata bene, Jon. Abbiamo -
Jonathan interruppe Robert e la sua vocina debole e lamentosa. Stava fissando Swan. Tu, con un fucile. Ridicolo! Uno Springfield calibro trenta, tu. Per premere il grilletto ti ci vorrebbe tua madre.
Robert rideva, senza guardare Swan.
O'Grady sfugg a Jonathan, pestando per terra con una tale violenza che Swan si fece piccolo piccolo dietro a Robert. Jonathan imprec contro il cavallo e accorci le briglie. Schizzi di bava di cavallo. Le cosce muscolose del cavallo fremevano, la lunga coda frust l'aria. Sotto a quel sole bollente e arido era pieno di tafani, Swan li allontan dal viso. Quelle mosche erano grosse come dei calabroni e le loro punture erano dolorose quasi quanto quelle delle api.
Jonathan riusc a riportare O'Grady sotto controllo. A malapena. Era sudato, sconvolto. Lui e O'Grady avrebbero potuto schiacciare i ragazzi pi giovani da un momento all'altro, ma Robert cercava comunque di non arretrare, come se non avesse paura. Jonathan disse a Swan: Swan-Swan, pensi di riuscire a colpirlo un fienile? Pensi di riuscire a colpire un cavallo?.
Swan fece un passo indietro, con l'intenzione di ignorarlo. Teneva il fucile contro la spalla, come un soldato. La sicura era inserita. La faccia gli bruciava per la vergogna. Perch Jonathan lo sapeva che non aveva sparato a nessun falco, la bugia era evidente.
Pensi di riuscire a sparare a un cavallo? Scommetto che non sei capace di sparare a un cavallo a dieci piedi di distanza.
Quello che successe dopo era confuso. Swan non avrebbe ricordato la sequenza degli eventi. Si era girato per allontanarsi, voleva attraversare il pascolo per arrivare a casa, ma qualcuno lo tirava per il braccio-era Robert. Gli diceva: Andiamo-voleva dirgli che lui e Swan potevano proseguire lungo il sentiero, senza subire le prepotenze di Jonathan. Solo che Swan non voleva seguire Robert, con Jonathan e O'Grady cos vicini. Swan sapeva quanto i cavalli potessero essere pericolosi, persino quelli apparentemente domati; persino le giumente, e i puledri. Gli zoccoli, i dentoni gialli, la loro terribile mole. Comunque, Swan segu Robert, sfilando di fianco a O'Grady. Swan riusciva a percepire il fiato caldo e tremolante del cavallo sul lato della faccia. E poi si ritrov dall'altra parte, quasi correndo. Sentiva il cavallo, dietro di lui, e Jonathan che rideva e lo incalzava. Ehi, piccolo Swan-Swan! Swan-Swan della mammina! Hai paura di sparare col fucile senza la tua mamma? 'stardo.
Pronunci 'stardo con un tono acuto, una sorta di yodel. Esilarante, solo per il suono.
Swan fece una smorfia, senza voltarsi. Sentiva gli zoccoli del cavallo dietro di lui, vicini. Era in un bagno di sudore: Jonathan l'avrebbe travolto col cavallo e non c'era niente che potesse fare. Rimanere storpio sarebbe stato peggio della morte. Revere li aveva messi in guardia sull'essere disarcionati da cavallo, sui calci in testa. Quello che poteva succedere se ti prendevi un calcio in testa, diventare dei vegetali con il polmone d'acciaio. Ma Jonathan e O'Grady superarono al galoppo i ragazzi pi piccoli, con Jonathan che rideva fragorosamente. Rimasero in piedi sul sentiero a guardare il cavallo e il cavaliere che galoppavano disordinatamente gi per la stradina. Era come se in quell'istante Jonathan si fosse dimenticato di loro, come se non fossero pi degni della sua attenzione.
Disgustato, Robert bisbigli a Swan: Non spaventarti cos tanto, scemo. Stava solo scherzando.
Swan si asciug la faccia, lucida di sudore. Un tafano gli svolazzava attorno alla testa, sfrecciando e gettandosi in picchiata con frenetica determinazione.
Robert si stava allontanando da Swan ed era quasi arrivato alla recinzione del pascolo. Era un recinto di filo spinato alto pi o meno quattro piedi, con tre cavi tesi di filo spinato; i ragazzi avrebbero tagliato per il pascolo per arrivare a casa invece di fare il giro largo. In fondo al pascolo c'era una piccola mandria di vacche da latte che brucavano. Il pascolo, dal loro lato, era pieno di spine, ricoperto di erba tagliata grossolanamente e cardi; feriva le caviglie di Swan, dove le scarpe da ginnastica non riuscivano a proteggerle. Non era la strada che Swan avrebbe voluto fare. Ma era la strada che Robert aveva scelto, e Swan l'avrebbe accompagnato, maledizione. Ora si muoveva con ostinazione, gli occhi incollati alla schiena di Robert. Vedeva Robert che trascinava il suo fucile, come Revere aveva ordinato ai ragazzi di non fare mai. Alla recinzione, Swan raggiunse Robert, non aveva altra scelta. Le parole gli uscirono involontariamente-Perch Jon mi odia?.
Non erano parole da dire. Erano parole vergognose, pi che vergognose.
Cristo santo. Robert alz gli occhi al cielo. Lascia perdere.
Perch mi odiate tutti, Robert?
Nessuno ti odia! Chiudi la bocca.
E mi prendete in giro, perch mi prendete in giro? Swan stava parlando con calma, o cos credeva. Eppure c'era qualcosa di caldo e pungente che cominciava a salirgli in gola. Non sono un bastardo. Nessuno deve chiamarmi cos.
Ho detto che devi stare zitto.
Nella confusione del momento, a Swan sembr che lui e suo fratello stessero ancora cacciando. Eppure, non appena Robert avesse scavalcato la recinzione e si fosse trovato a trotterellare nel campo, sarebbero stati a casa; sarebbero rientrati nel campo visivo dei braccianti nei fienili, sarebbero stati quasi visibili dalla casa, dal giardino di Clara dietro la casa. A quel punto, goffamente e senza sapere bene che cosa voleva fare, colp Robert in mezzo alle scapole con il calcio del fucile Springfield; non era un colpo forte, ma era inatteso, e Robert, mentre scalvalcava il recinto, perse l'equilibrio sul filo spinato e cadde, e dal fucile part un colpo. Quel crack! era cos vicino e cos assordante che Swan riusc a malapena a sentirlo. Quasi non ci vedeva.
Poi se ne accorse: Robert che si contorceva contro il filo spinato, proprio come l'avvoltoio si agitava fra i cespugli bassi. Aveva un buco brutto e sanguinante nella parte inferiore della mascella, in gola. Robert cercava di urlare, ma non poteva. I suoni che uscivano dal corpo erano degli strilli sottili e acuti che svanivano praticamente all'istante, mentre Swan stava l in piedi a guardarlo paralizzato, in quel vuoto inondato di sole che non riusciva a comprendere.
Voleva dirgli Mi dispiace, non volevo. Robert mi dispiace. Non volevo. Ma non riusciva a tirare il fiato per parlare.
Robert era caduto a terra, e il suo fucile era caduto con lui, ormai inutile. Swan vide il sangue che zampillava da quel terribile buco spalancato nella gola di Robert e scorreva nell'erba pungente su cui galleggiava, trascinando con s la pula. Swan stringeva il suo fucile, le dita impietrite lo stringevano cos tanto che avrebbero dovuto strappargliele. Stava pensando Se solo non fosse ancora successo. Qualcuno urlava. Ora Jonathan era a piedi, correva verso di loro. E lungo il sentiero, con passo pi esitante, stavano arrivando anche Clara e un uomo-doveva essere Judd. Swan stava pensando prima di perdere conoscenza che sua madre e Judd che ora lo stavano chiamando perdevano tempo a passare di l, facendo il giro che un adulto avrebbe fatto, prendendo il sentiero mentre avrebbero fatto meglio a tagliare per il pascolo.

5.

Non sei stato tu, vero? A sparare a Robert.
Era la domanda, calma e ferma, che Clara poneva a Swan solo quando erano insieme, da soli. Di tanto in tanto andava da lui per accarezzargli i capelli o la faccia calda, pulsante; altre volte lo guardava a malapena, senza sorridere, attenta e curiosa come se osservasse una creatura dal comportamento imprevedibile.
Swan scosse la testa, senza incrociare lo sguardo di Clara.
Non sei stato tu?
No. No, non aveva sparato a suo fratello. Non poteva essere una domanda seria, era stato il fucile di Robert a sparare quando era scivolato sul filo spinato.
Clara, per, glielo chiedeva. Il suo nuovo modo di rapportarsi a Swan era pensieroso, non pi giocoso. Aveva perso il bambino si diceva. Non in presenza di Swan e non in risposta a qualunque domanda potesse fare Swan, ma lui sapeva comunque che Clara aveva perso il bambino che aspettava e che doveva essere una femmina, sua sorella. E che anche quella morte era colpa sua.
Anche se non aveva colpa, la colpa era di Swan.
Robert era morto dissanguato in macchina, sulla macchina di Clara. Guidava Jonathan e Clara era con Robert sul sedile posteriore, dove l'avevano steso, ed era morto a neanche cinque minuti dall'ambulatorio del dottore a Tintern; Judd era rimasto indietro e aveva chiamato il dottore per avvertirlo dell'emergenza. Ma nessun medico di campagna con un ambulatorio a Tintern avrebbe potuto salvare Robert. Nulla avrebbe potuto salvare Robert. Era morto dissanguato in una manciata di minuti, con l'arteria della gola ridotta in poltiglia.
Successivamente, Clara aveva insistito con Revere perch si sbarazzasse della macchina. Rimpiazzare il sedile posteriore o il pianale non sarebbe stato sufficiente. La odiava, quella macchina!
No, non riusciva a pensarci. A quel giorno, a quello che era successo quel giorno.
Povero ragazzo. Dio santo.
E avrebbe detto: Robert-era il pi dolce. Anche lui mi voleva bene.
La bambina che Clara aveva perso, non le aveva dato un nome. Non era una vera bambina ma una cosa cos piccola, e Clara non ci voleva pensare.  destino che certe cose non succedano, credeva Clara.
Era arrivata la sua ora avevano detto di-chi? Di Pearl. Tanto tempo prima.
E quindi anche per quella bambina non ancora nata, la sorellina che Swan non avrebbe mai avuto, si poteva dire che era arrivata la sua ora.
Robert era morto dissanguato. L'emorragia di Clara era cominciata diverse ore dopo, e anche lei era quasi morta dissanguata.
Per anni Clara avrebbe parlato di quel viaggio disperato verso Tintern, che non era servito a niente. Per anni, in presenza di Swan, Clara ne avrebbe parlato in un modo che lo lasciava perplesso; la furia di Clara sembrava essere diretta a Judd, che non aveva reagito adeguatamente all'emergenza. Era stato un codardo-una femminuccia fatta e finita. Era rimasto paralizzato dalla paura, evidentemente.
Solo Jonathan e Clara erano partiti per Tintern con Robert. Quel viaggio folle. Non c'erano speranze. Lo sapevamo, ma dovevamo tentare.
Con Swan, Clara non mostrava alcuna rabbia. Anche quello gli risultava strano, qualcosa di spaventoso.
Se l'avesse schiaffeggiato, se gli avesse urlato in faccia...
Invece la sorprendeva a scrutarlo, da una certa distanza. Mentre Clara in passato gli avrebbe sorriso e fatto l'occhiolino, sarebbe forse andata da lui ad arruffargli i capelli o a dargli un bacio, ora si limitava a squadrarlo come se lo stesse osservando da dietro uno specchio unidirezionale. Quando sorrideva, il suo sorriso era lento, incerto.
Alla fine gli disse: Qualsiasi cosa tu gli abbia fatto, tieni la bocca chiusa. Mi hai capito?.
Finalmente lo abbracciava, rigida. In modo che l'uno non potesse vedere la faccia dell'altra.

6.

La capiva. Per parecchio tempo aveva ripensato di continuo a quello che era successo a Robert, come se il crack! del fucile stesse ancora riverberando, riecheggiandogli nel cranio. Poi, per gradi, aveva cominciato a scomparire. Negli anni che avrebbero separato la morte di suo fratello dalla sua, il ricordo si sarebbe riaffacciato in maniera imprevedibile, spesso in quella dimensione crepuscolare tra la veglia e il sonno, ma a volte anche in presenza di altri. Il crack! del fucile e la lotta disperata di Robert per non morire, ai piedi di Swan.
Non c' bisogno che tu lo tocchi mai pi, quel fucile. La mano di Revere era pesante sulla spalla di Swan, Swan cercava di resistere all'impulso di scrollarsela di dosso. Sapeva che non era stato il suo fucile, ma il fucile di Robert a uccidere suo fratello, ma non faceva alcuna differenza. Ora lo stesso Revere aveva un rifiuto per le armi da fuoco e teneva i suoi fucili e le sue pistole chiusi a chiave; non permetteva che si cacciasse sulla sua propriet di parecchi acri, nemmeno agli uomini i cui padri e nonni andavano a caccia da decenni sulla propriet dei Revere. Revere aveva messo via il fucile di Robert, e quello di Swan, insieme agli altri. Clark e Jonathan non andavano pi a caccia, non pescavano nemmeno. In presenza di Revere non si parlava mai di fucili. Basta. Basta.  abbastanza.
Revere aveva l'abitudine di borbottare tra s e s persino in presenza di altri. A volte a tavola si perdeva nel bel mezzo di un discorso, e si dimenticava completamente del fatto che stesse parlando. Clark e Jonathan restavano quasi sempre in silenzio in sua compagnia. Swan si sentiva a disagio, ma provava comunque a rispondere ogni volta che Revere si rivolgeva a lui, come un figlio attento e diligente. Erano coscienti del modo in cui Revere finisse spesso per osservare Clara con quel suo sguardo strano e pesante, con un'aria di possesso che esulava da ogni reale interesse o persino dalla consapevolezza di quel che Clara stesse dicendo.
La domenica sera, Revere cominci a leggere loro la Bibbia. Disse che anche suo padre lo faceva, quando Revere era un bambino.
In inverno quelle serate erano lunghe e spiacevolmente calde, perch Revere insisteva affinch la sua famiglia andasse a sedersi davanti al caminetto in salotto. Era un gigantesco camino fatto di pietre dissotterrate nella propriet, grossi pezzi di massi di campo nei cui interstizi prosperavano i ragni, ragni di quella specie che non tesse ragnatele ma imbuti, come zucchero filato. Swan guardava trasognato i ragni che schizzavano di qua e di l, che fuggivano freneticamente dal fuoco. Revere preferiva i fuochi di betulla, che necessitavano di una preparazione meticolosa e di essere rintuzzati all'inizio; di solito Clark si offriva volontario. Spesso, se il vento scendeva lungo il comignolo, le scintille volavano sul tappeto e Clara aveva una scusa per saltare su e schiacciare col piede un tizzone fumante, borbottando sottovoce: Santo Dio!. In quei momenti, Swan scorgeva intrappolato negli occhi di sua madre lo sguardo lucido di una creatura disperata.
Revere sedeva ingobbito vicino a una lanterna antivento, con gli occhiali sul naso. Si era opposto alle lenti bifocali per anni. Ora leggeva la Bibbia con voce rotta ma comunque autorevole, e gli altri membri della famiglia si sedevano l e lo ascoltavano, o tenevano la testa nell'atteggiamento di chi ascolta, finch non arrivava il loro turno per leggere.
Tranne Clara. Clara era esonerata.
Nessuno chiedeva il perch. Swan credeva fosse perch Clara si era rifiutata, per paura di incespicare sulle parole. E Revere non avrebbe mai costretto Clara a fare qualcosa contro la sua volont.
A Swan, che era un buon lettore, e uno studente sempre brillante e solido a scuola, le serate bibliche non dispiacevano. Avrebbe preferito di gran lunga leggere i suoi libri, ma la Bibbia, in un certo senso, era un libro d'avventura. Specialmente l'Antico Testamento. In quel tempo remoto non c'era nulla che avesse particolarmente senso e le cose dovevano ancora essere decise e definite. All'inizio di una serata biblica, Swan aveva osato chiedere a Revere se nel Giardino dell'Eden potessero esserci stati anche dei dinosauri, e Revere l'aveva guardato per un lungo istante prima di rispondere, con semplicit e umilt, che non lo sapeva.  stato milioni di anni fa aveva detto Swan. Prima che gli asteroidi colpissero la Terra. Revere aveva annuito, come se quella precisazione gli fosse suonata perfettamente logica, e aveva continuato con la sua lenta e faticosa lettura a singhiozzo. La storia di Mos e del Popolo Eletto e della Terra Promessa. La storia delle piaghe, delle maledizioni e della terribile punizione che si era abbattuta sulle citt di Sodoma e Gomorra. Quando Revere leggeva della furia di Dio Padre, la sua voce si faceva pi roca; sembrava assorbire forza da quella stessa grottesca violenza. Sembrava uno dei fumetti di Jonathan. Perch esisteva una logica curiosa dietro alla selvaggia illogicit. C'era il bene, e c'era il male; c'era il Popolo Eletto, e c'erano i suoi nemici. Swan ascoltava trasognato Revere che leggeva, scorgendo nella testa tonda e ingrigita di suo padre l'ombra di Dio in persona. Non avrai altro Dio all'infuori di Geova. Percepiva un entusiasmo crescente nelle parole di Revere, nella consapevolezza che dopo qualche riga il racconto si sarebbe concluso con la morte o con la ricompensa, non importava quale. Appostato al di sopra della terra c'era lo Spirito Santo dalle ali immense, instacabile e sempre all'erta; poteva tuffarsi gi in picchiata da un momento all'altro come un grande uccello da preda, e ghermire qualcuno col becco. Swan aveva capito che lui e Clara-che sbadigliava tappandosi la bocca con la mano e rigirandosi la fede, troppo larga, al dito-sarebbero stati fra quelli presi per il collo se il mondo in cui vivevano ora fosse appartenuto a quel Dio, ma ovviamente non era quello il caso. Dio era una parola stampata su un libro, come molte altre parole in molti altri libri.
Swan sapeva che il Nuovo Testamento li aspettava, mentre si facevano laboriosamente strada attraverso i terreni sabbiosi dell'Antico, ma non aveva fretta di cominciare il Nuovo Testamento: i Vangeli. Quando appariva Ges le cose andavano diversamente. Non era pi un fumetto, non esattamente. Se non ti salvavi era colpa tua. Era una tua scelta.
Quando furono da soli, Swan chiese a Clara: Hai mai parlato a Dio o l'hai mai visto o qualcosa del genere?.
Clara si mise a ridere.
Ma allora come mai lui ci tiene cos tanto?
Revere, ora, era lui anche per Clara e Swan, cos come lo era per i fratelli di Swan; un anonimo pronome che rimaneva tale. Era vero che Revere, ora, parlava pi spesso di religione e che il suo andare in chiesa si era fatto pi serio. I ragazzi erano in imbarazzo quando sentivano loro padre pronunciare la parola Dio-persino Ges-nel modo in cui avrebbe potuto parlare del tempo o del comportamento di un vicino. In quei momenti, Clara si limitava semplicemente a chiudersi, come un pugno, senza fare alcun commento.
Swan domand: Ma perch la gente dedica del tempo a crederci?.
Lo fanno e basta. L'hanno sempre fatto.
In altri libri, come l'enciclopedia o i libri di scienze, nessuno parla di Dio. Non lo farebbero, se Dio fosse reale?
Clara rise di nuovo, non era una risata arrabbiata ma allegra. Il genere di risata che ti faceva venire voglia di ridere con lei. Come diavolo faccio a saperlo? Stava sfogliando le pagine di un catalogo, osservando le fotografie patinate e colorate. Clara faceva quasi sempre acquisti per corrispondenza: non era mai felice come quando il postino imboccava il vialetto di casa con dei pacchi in contrassegno per la Sig.ra Curt Revere. Era anche abbonata a riviste femminili, riviste di moda comprese, che studiava con ancor pi attenzione. Aveva i capelli acconciati con un taglio alla moda, un taglio liscio alla paggetta che le arrivava appena sotto le orecchie, e ora aveva i denti incapsulati-il suo sorriso non era semplicemente allegro, ma di un bianco splendente come l'avorio, trionfante.
Le persone hanno il diritto di avere la loro religione, immagino disse Clara, girando pagina. Vorr credere che Robert  in paradiso, magari.
Come fa Robert a essere in paradiso? domand Swan a bassa voce.
Perch no? Potrebbe anche esserci, come chiunque altro.
Non c' nessun paradiso nei libri di astronomia. Sull'enciclopedia -
Lui crede che ci sia.  un suo diritto.
Era strano quanto Clara sembrasse giovane, anche se Swan sapeva che non lo era. I suoi nuovi denti-come li chiamava lei-la facevano sembrare pi giovane, e molto carina. Quand'erano a Tintern, o in un'altra citt dove la gente poteva vedere Clara per strada, Swan si accorgeva di come la guardavano; non solo gli uomini, ma anche le donne. Ora Swan era in terza media e a volte pensava che Clara avrebbe quasi potuto essere una delle ragazze delle superiori: quelle belle ragazze con il viso radioso che tutti squadravano, e invidiavano, e ammiravano. L'anno dopo Swan avrebbe cominciato a frequentare la Tintern Junior-Senior Consolidated High School, insieme a Jonathan-un edificio di mattoni beige di nuova costruzione che somigliava a una fabbrica, a parte il fatto che il comignolo non era orlato di fiamme. Dalla prima alla quinta. Swan riusciva a immaginare Clara che rideva in mezzo a quei ragazzi, ma non sarebbe mai riuscito a immaginare un Revere cos giovane.
Swan insistette: Non credi che Lui ci stia guardando?.
Lui chi? fece Clara distrattamente, osservando la fotografia a tutta pagina di una modella che indossava un lungo cappotto di panno rosso con il collo di pelliccia.
Quando Revere la domenica sera faceva leggere la Bibbia a Swan, Swan pensava raramente a che follia fosse tutto quanto. Una volta che cominciavi a leggere, ci credevi. E lui leggeva bene, e sapeva che Revere era contento; e che Clara era orgogliosa di lui. E quando Jonathan leggeva, Jonathan si imbrogliava e perdeva il segno, e Revere gli chiedeva di ricominciare da capo; a volte Jonathan doveva rileggere un capoverso svariate volte, prima che Revere gli desse il permesso di continuare.
Sedevano silenziosamente davanti al fuoco-Clark, Clara, Swan - desiderando di essere da qualche altra parte. Jonathan continuava, balbettando, a voce bassa e tetra. Di tanto in tanto, Jonathan si scordava anche di se stesso, si metteva le dita nel naso e Revere lo rimproverava.
Smettila. Usa un fazzoletto.
Clark, in profondo imbarazzo, stava seduto con i gomiti appoggiati alle ginocchia, in una posa di devozione e raccoglimento affettati. Aveva la fronte leggermente segnata. Era alto pi di un metro e ottanta, con le spalle e le braccia muscolose e una mascella larga e solida; se Clark non si radeva ogni mattina, un'ombra di barba scura gli spuntava sulle mascelle, conferendogli un'aria furtiva da animale. Eppure era bello, mascolino; le ragazze erano attratte da lui. Swan osservava Clark con attenzione mentre leggeva, cercando di capire a che cosa stesse pensando, ma Clark leggeva con lentezza, goffo, e se gli capitava di esitare su una parola la pronunciava semplicemente come gli veniva, e andava avanti. Non appena l'ordalia della Bibbia giungeva al termine, era libero di prendere la sua macchina per andare a trovare una persona e tornava solo a notte tarda; Swan immaginava che pensasse a quello.
Era strano che Jonathan prendesse cos tante cantonate, leggendo. Solo qualche anno prima, lui e Jonathan leggevano ad alta voce le lezioni, e lui leggeva senza fare errori. Doveva essergli successo qualcosa: agli occhi? L'ultimo libro che aveva letto, escludendo i compiti per la scuola, era Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne; Swan l'aveva letto dopo Jonathan, e si era accorto che solo la met delle pagine, pi o meno, erano spiegazzate e sporche, il che gli faceva credere che Jonathan non avesse finito il libro. Aveva quindici anni e gi alcuni modi di un uomo adulto, l'abitudine di lanciare occhiate oblique, sospettose e di stringere le labbra. Quando il suo turno di lettura finiva, rimaneva seduto tristemente, senza muoversi, mentre qualcun altro leggeva; se sollevava lo sguardo per lanciare un'occhiata a Swan, che lo osservava, nei suoi occhi balenava il disprezzo.
Ed era cos che la famiglia Revere passava la domenica sera.

I Revere e i loro parenti acquisiti erano numerosi, nella Eden Valley. Swan aveva parecchi cugini-una dozzina? quindici?-ma in loro compagnia era timido e percepiva la loro antipatia nei suoi confronti. Nessuno sussurrava pi 'stardo alle sue spalle, nemmeno Jonathan-ma immaginava comunque di sentire quella parola sprezzante, e a farlo soffrire bastava il suono. Clara gli diceva che erano soltanto gelosi di lui-Perch tu sei pi intelligente di loro, e anche pi bello. Anche se ora a Clara non piaceva pi Judd, Swan aveva sempre apprezzato quello zio pi o meno giovane, o per lo meno non gli era antipatico. Si sentiva pi al sicuro con gli adulti perch di solito lo lasciavano in pace.
Tra gli adulti, specialmente tra gli uomini, Swan cominci a notare che certe cose venivano espresse in codice. Commenti che avevano a che fare con la propriet໠-con gli affari. Esisteva una rete di nomi e relazioni che avevano a che fare con le persone che vivevano a Hamilton e altrove. Quegli individui di citt erano ammirati ma non amati; quando pronunciavano i loro nomi, era probabile che li accompagnassero con sorrisi cinici. Il loro mondo era fatto di propriet, non di persone. A meno che non ci fossero cugini legati da fidanzamenti ufficiali e che i loro matrimoni fossero notevoli e degni di un commento. Mentre Swan sedeva l, in ascolto, apparentemente timido, discreto, con una pazienza innaturale per un ragazzino della sua et, il bisogno di essere uno di quei Revere e di condividere quel nome cresceva in lui come un bocciolo velenoso. Anch'io sono un Revere! Sono uno di voi.
Dopo la morte di Robert, i suoi cugini pi piccoli smisero di punzecchiare Swan. Dopo la morte di Robert, quei cugini lo lasciavano quasi sempre stare.
A parte una: c'era una cugina di Swan, Deborah, la figlia di Judd. Aveva due o tre anni meno di Swan ma anche lei sedeva spesso insieme agli adulti, con le donne; leggeva libri, come Swan, e faceva i cruciverba; ma non sembrava particolarmente strano che una ragazza facesse quelle cose, soprattutto perch Deborah era considerata sensibile-nervosa. Sembrava avere spesso il raffreddore, o essere reduce da un'influenza; i lunghi capelli castano chiaro, sottili ed elettrici, le cascavano dritti attorno al visino da bambola. Era carina, anche se aveva spesso un'espressione scontrosa, dura. Swan si accorse della sua giovane cugina quando lei gli domand per prima che cosa stesse leggendo, e quando glielo mostr-un libro di geometria delle superiori che era appartenuto a Clark-fece una smorfia e lo spinse da parte. Altri libri di Swan si erano dimostrati pi di suo gradimento, e di tanto in tanto facevano le parole crociate insieme. Qualche ciocca castano chiaro le splendeva sfuggente sulle spalle esili.
Fuori dalla finestra c'erano i loro cugini Revere che correvano, gridando. Quei bambini erano scalmanati e pieni di energie come cuccioli di cane. Swan sapeva che a Revere sarebbe piaciuto vederlo giocare con loro-giocare era il termine usato dagli adulti, pronunciato ingenuamente e con ignoranza-ma lui preferiva di gran lunga stare con Deborah. Quando le chiedeva: Perch non vuoi giocare con - nominando qualcuno dei loro cugini, Deborah lo guardava vagamente incredula, come se non si capacitasse di aver sentito una domanda cos stupida. Perch non voglio. Tornava immediatamente a dedicarsi al suo libro, o al suo cruciverba; non si spiegava mai e sembrava inconsapevole della presenza di Swan. Ogni tanto aveva l'impulso di tirarle i capelli, o di darle un pizzicotto sulla guancia pallida, piccola e perfetta. Principessina diceva Clara della figlia di Judd, con intenzione critica, ma anche con ammirazione. Swan non sapeva se piaceva a Deborah o se le era completamente indifferente. Era una bambina del tutto autosufficiente. Solo una volta gli aveva chiesto, di punto in bianco, con un sorrisetto curioso:  successo qualcosa di brutto a - (fece una pausa, non si ricordava il nome di Robert) - e tu c'eri? Qualcosa di brutto, con un fucile?.
Swan si era stretto nelle spalle. Deborah era tornata a dedicarsi al suo libro.

Un giorno, Clark si offr di accompagnare Clara a Tintern, in macchina. Perch? Clara, di solito, guidava per conto suo.
Posso farti da chaf-fer - come nei film.
Clara scoppi a ridere. Tra lei e il figlio pi grande di Revere c'era sempre stata una confidenza che non aveva con Jonathan, e nemmeno con Revere stesso. Di tutti i Revere, Clark era quello che somigliava di pi a un ragazzo o a un giovane uomo che avresti potuto incontrare in un campo di braccianti nomadi. Oppure, a uno degli autisti pi giovani dei bus. Era semplice, diretto, magari un po' grezzo. Quando le parlava, Clara si accorgeva di quanto gli tremassero le palpebre-era come se volesse fissarla intensamente, sapendo per che non avrebbe dovuto. Ora, in macchina, le disse con un tono serioso e inaspettato: Il modo in cui Jon si sta comportando, non lo voglio dire a pap. Si preoccuperebbe e basta, capisci? Se magari tu -.
La voce di Clark si spense. Contava su Clara perch capisse quello che stava dicendo, e che cosa intendeva dire.
Clara sapeva che Jonathan si allontanava spesso dalla fattoria. Immaginava che pagasse i braccianti per svolgere le sue mansioni, all'insaputa di Revere. Odiava la fattoria, odiava vivere cos lontano, in aperta campagna. Saltava i pasti e pi di una volta aveva saltato le sessioni serali di lettura della Bibbia.
Clark disse: Jon va in giro con dei tizi, uno di loro  Jimmy Dorr, era pi avanti di me a scuola e si  arruolato nella marina ed  stato congedato con disonore - nessuno sa il perch. Lui, e qualche altro ragazzo. Ho sentito delle cose su di loro.
Quali cose, Clark?
Cose e basta. Clark rispose in maniera evasiva e triste. Eppure, il fatto che Clara l'avesse chiamato per nome lo confortava, si vedeva. Quando Clara era andata a vivere alla fattoria, in qualit di moglie di Revere e di sua matrigna, le aveva fatto notare quanto i loro nomi fossero simili: Clara, Clark. Gli sembrava una bella cosa, no? Sembrava convinto che fosse accaduto di proposito.
Ora Clark disse, muovendo le spalle larghe sotto la camicia: Credo che forse, credo che possa essere-a causa di Steven.
Steven. Clara aveva finito per preferire Steven a Swan, pi o meno nel periodo in cui era andata ad acconciarsi i capelli e si era fatta incapsulare i denti. Pi o meno in quel periodo aveva sentito diverse signore Revere che ridevano del nome Swan a un ritrovo natalizio.
Maledizione, il nome Swan ora le metteva un imbarazzo del diavolo. Era un nome da feccia bianca, chiaramente. Era peggio che non avere un nome.
Gi, Steven. La faccia di Clark era diventata paonazza, gli tremavano le palpebre. Stava guidando la nuova macchina di Clara, una Buick coup color canarino. Teneva entrambe le grandi mani sul volante, in alto. Vedi, a scuola Steven va pi d'accordo con gli altri di Jon. Piace ai professori,  molto intelligente e lavora sodo. Prima, Jon era uno dei ragazzi pi svegli, non doveva nemmeno impegnarsi. E adesso -
E di chi  la colpa? Clara rispose seccamente, poi si ferm-come se si fosse resa conto del tono che aveva usato. Continu:  un peccato. Jonathan  uno di quelli che definiresti sensibili-nervosi.
Clark scoppi a ridere. Ha un caratteraccio, diavolo,  cos che la vedo io.
Jon non ha problemi ad andare d'accordo con me. Clara rispose con testardaggine, non era abituata a incontrare resistenza, con Clark.
Forse.
Certo che s!  stato lui ad aiutarmi con Robert, l'unico. Quella volta disse Clara, incerta. Hai capito...
Clark guidava in silenzio, accigliato.
Piaccio a Jonathan, gli piaccio. Cerco di parlargli quando posso.
Be' -
Che cosa sai che io non so? Non ti credo.
A volte Jon mi dice che odia pap. Odia la fattoria, e odia pap. Ma non se ne vuole andare, vedi: il suo posto  qui e sta pensando a quanto, insomma, a quanto vale la propriet. Non lo puoi biasimare, ecco -
Perch lo dovrei biasimare? Qualcuno ha detto che lo biasimo?
Clara aveva reagito in maniera cos tagliente che Clark fu costretto a tranquillizzarla.
Jon era cos anche qualche anno fa-voglio dire, si comportava in maniera strana quando nostra madre era malata. Il suo carattere, intendo. Attaccava briga con me anche se potevo dargliele con una mano legata dietro la schiena. E allora passava tutto il tempo a leggere. Libri sugli indiani, la storia e roba del genere, roba che quando la fai a scuola  cos pallosa che ti viene voglia di vomitare, Jon la leggeva, di proposito. E quando pap lo scopriva gli diceva di andare fuori, di sbrigare le sue faccende, di smetterla di fare il bambino. Clark scosse la testa sarcastico. L'ambivalenza di Clark, mentre ricordava quel periodo, era palese: gli dispiaceva per suo fratello, ma provava anche un certo godimento quando Jonathan veniva rimproverato da loro padre, che lo riprendeva raramente.  successo prima che tu venissi a vivere con noi... quando la mamma era ancora viva, capisci? Tempo fa. Ma sapevamo di te, pi o meno. E di Swan-Steven. Voglio dire, la gente lo sapeva. Non ce lo dicevano apertamente, ma lo sapevamo. A scuola e roba del genere. Mi sono cacciato in risse serie disse Clark e ho pestato proprio bene diversi bastardi. Stronzi che se la sono cercata. Poi lo zio Judd me ne ha parlato, dicendomi che dovevo capire pap e non cercare rogne. Quindi ci ho provato. Ma Jon, lui non era cos.  debole, tipo. Non riesce a tenere a bada un cavallo, e il cavallo lo sa, capisci? O'Grady, Jon pu uscire a galoppare con O'Grady ogni volta che vuole, ma uno di questi giorni lo disarcioner e lo ammazzer. Quando la mamma stava per morire, in quei giorni l, Jon dormiva fuori coi cavalli. Se la svignava di nascosto e nessuno sapeva dove andasse. Aveva anche cominciato a bere, era solo un ragazzino, e immagino stia bevendo anche adesso, e non mangia abbastanza. Hai visto com' magro? Il petto, le costole... Clark lanci un'occhiata obliqua a Clara, che ascoltava con attenzione; loro erano due esemplari cos in salute, con un appetito cos solido e di cos bell'aspetto che non c'era da meravigliarsi se andavano d'accordo, escludendo Jonathan.
Clara disse, stuzzicandosi un dente con l'unghia: Mi spiace sentire queste cose, Clark. Voglio bene... a Jonathan.
 a posto.
Lui mi vuole bene, credo...
Clark si strinse nelle spalle.
Clara disse, lanciandosi in un improvviso volo della fantasia: Mi volete tutti bene-no? Voi Revere. Perch di sicuro io ne voglio a voi.
Clark scoppi a ridere, come se la sua matrigna bionda e alla moda si fosse allungata per fargli il solletico. Senti, Clara, chi non ti vuole bene  soltanto invidioso. Sono degli stronzi.
Be', ma perch non dovrebbero volermi bene? Perch Jonathan non dovrebbe volermi bene? Clara parl a cuor leggero, ma c'era comunque un tremito nella sua voce. Clark strinse il volante ancora pi forte e si concentr sulla guida. Ora che aveva detto a Clara quello che voleva dirle, poteva rilassarsi, almeno un po'. Le avrebbe dato il tempo per rimuginarci su. Non era per niente a suo agio con Clara quando era seria, quando in lei c'era qualcosa di malinconico e afflitto, dimesso, come ci si aspetterebbe che fosse una donna della sua et.
L'ultima cosa che volevi provare per Clara Walpole era pena.

Durante le vacanze di Natale, Clara port Swan con lei a Hamilton, in visita. Era spesso al telefono per organizzare tutto e ci mise due giorni a fare i bagagli, emozionata come una ragazzina. Swan la guardava disteso sul letto. Anche lui era eccitato per il viaggio, anche se stare in un luogo estraneo per cos tante notti gli metteva una certa ansia. Avrebbe portato abbastanza libri per tenersi occupato? Con chi avrebbe parlato, a parte Clara? I suoi cugini di Hamilton erano tutti pi grandi. Li conosceva a malapena. E si sentiva in colpa a lasciare suo padre laggi alla fattoria, perch sentiva che Revere non voleva che partisse.
Jonathan si stava comportando cos male, ultimamente, che Swan era felice di potersi liberare di lui.
In treno. Viaggia in aereo, viaggia in treno-viaggia per il mondo intero.
Clara cantava, felice. Se Swan, di tanto in tanto, si metteva tra lei e lo specchio, notava come lo sguardo di lei si spostasse da lui per concentrarsi sul suo riflesso sorridente. Ora i denti erano perfetti, e anche i capelli; capitava che sorridesse solo al guardarsi. E quando Clara era felice, anche Swan era felice.
Una parte dell'emozione era dovuta al viaggio in treno fino a Hamilton: solo Clara e Swan. Revere aveva fatto in modo che avessero uno scompartimento privato.
Perch noi ce lo possiamo permettere, ecco perch. Le altre persone stanno nelle carrozze. Ma non noi. Non i Revere.
Alla stazione di Hamilton, Clara ferm un taxi. Il viso le si illumin mentre le valigie venivano sistemate nel bagagliaio del taxi e la portiera veiva aperta per farla salire. Indossava il suo nuovo cappotto, di cashmere rosso con il collo di scoiattolo. Quando la prozia di Revere la salut, non pot fare a meno di esclamare: Santo cielo, Clara! Quel colore ti dona moltissimo!.
Erano ospiti nella grande casa su Lakeshore Boulevard. Swan si ricordava qualche faccia, ma non i nomi: sentendoli di nuovo, fece uno sforzo in pi per rammentarli. Quelli erano i parenti di citt di cui i Revere della contea di Eden parlavano con soggezione e diffidenza. Erano uomini d'affari e non gente di campagna. Ma in presenza di Swan, che ovviamente equivaleva alla presenza di Clara, le conversazioni non erano cos interessanti: si parlava della famiglia, prevalentemente. Della fattoria e della salute dei membri della famiglia. Che noia! Quando il discorso si spostava su di lui, Steven, si sentiva profondamente in imbarazzo, a disagio. S, era cresciuto. S, aveva compiuto undici anni. Era alto-uno e cinquantacinque. Quando sentiva qualcuno definirlo bello arrossiva e Cristo santo odiava quando Clara si vantava di lui, dei suoi voti a scuola. Avrebbe voluto rivolgerle una risata rabbiosa Che ci posso fare se sono intelligente,  tutto quello che ho.
L'ora dell'aperitivo, e Swan era autorizzato a svignarsela. Andava di sopra a leggere nella sua stanza. L a Hamilton c'era una cena vera e propria e non una cena leggera ed era servita due ore dopo rispetto all'orario in cui i Revere mangiavano a casa loro: alle otto di sera, fuori c'era buio pesto e Swan moriva di fame.
Era ansioso di vedere Clara insieme a quei Revere, sembrava leggermente a disagio; parlava meno di quanto facesse a casa, e la sua risata era pi lieve, contenuta. Swan vedeva il modo in cui gli occhi di sua madre guizzavano di qua e di l, soppesando ogni cosa. Al tavolo della cena sedevano otto persone, oltre a Clara e Swan, e alcuni erano individui temibili. Un cugino maschio che aveva superato i venti con una faccia grassa e seria, che si era procurato un titolo che si chiamava Mba all'universit di Harvard; una signora di mezza et con una chioma vaporosa e apparentemente tinta, consigliere fiduciario al Museo d'Arte di Hamilton; un uomo che sembrava essere sui trentacinque anni, di una magrezza sinuosa, di una bellezza sfumata e cupa, la cui relazione con gli altri non era chiarissima a Swan-era l'avvocato di qualcuno?
Quell'uomo, minaccioso, ma anche pronto a sorridere e persino a scoppiare a ridere, aveva l'abitudine di tamburellare sulla tovaglia con le dita. Non sembrava accorgersi di quel che faceva, e probabilmente nessun altro a parte Swan l'aveva notato. Come si indispettiva, Revere, quando Jonathan tamburellava sul tavolo con le dita! E quando Robert non stava fermo e continuava a dimenarsi sulla sedia. Era sbadato col coltello e la forchetta. Masticava con la bocca aperta.
L, nessuno avrebbe parlato di Robert. Era un nome che non si pronunciava pi. Fuori dalle finestra della sala da pranzo cadeva la neve, e Swan pens al freddo e alla solitudine del cimitero dove Robert era stato sepolto, e di quanto Robert potesse sentirsi disperato, cos solo; a lui non era mai piaciuto restare da solo nemmeno per cinque minuti. Clara aveva portato Swan al cimitero solo qualche volta. Era dietro la chiesa luterana. Vicino alla lapide di Robert ce n'era un'altra, pi grande, col nome revere cesellato nella pietra. E, vicino a quella, un'altra lapide revere. Se ti guardavi attorno, c'erano revere da tutte le parti-un giardino intero. Swan sussurr il suo nome tre s e s, Steven Revere, e poi-a voce pi bassa-disse il suo vero nome, che era Swan Walpole. Al momento opportuno, avrebbe voluto che sulla sua lapide ci fosse scritto Swan Walpole.
Aveva scoperto che il suo vero nome era Swan Walpole perch un giorno aveva frugato tra le cose di Clara in un cassetto dello scrittoio. Aveva trovato un certificato di matrimonio. Clara Walpole. Curt Revere. Delle date e qualche informazione. E una fotografia che non aveva mai visto, di sua madre e Revere nel giorno del matrimonio, Clara aveva un gran sorriso ma, visto che non aveva aperto la bocca, le guance erano tutte arricciate, e gli occhi semichiusi e sottili, Revere sorrideva serio, con un'emozione quasi da ragazzino. Swan si domand se la gente seduta a quel tavolo, i Revere di Hamilton, sapesse nulla di Clara Walpole.
Clara all'improvviso disse all'uomo, che tamburellava con le dita nel modo in cui afferreresti a mezz'aria qualcosa di leggero e svolazzante, come una farfalla: Mio figlio ha questo libro che parla di archeologia. Cose egizie, molto vecchie. Come le piramidi, le sfingi? Lei ne sa qualcosa?.
L'uomo che tamburellava con le dita fiss Clara come se, per un istante, non avesse capito una sola parola di quel che aveva detto. Poi rispose, con un sorriso rivolto anche a Swan: Non molto. Ma un pochino s. Ti porter al museo domani, che ne dici? Tutti e due?.
Clara guard Swan, illuminandosi. Steven, ti piacerebbe?
E per la prima volta a cena Swan sorrise.

Era il Museo d'Arte di Hamilton, e Swan non era mai entrato in un edificio cos grande e austero. Le loro voci riecheggiavano sotto l'alta cupola del foyer. L'uomo con le dita che tamburellavano si chiamava Ransom, Swan non cap mai se si trattasse del nome di battesimo o del cognome, parlava a bassa voce a Clara e Steven, prendendo il gomito del cappotto rosso di cashmere di Clara mentre camminavano per le sale fredde e quasi deserte. Swan era estremamente deluso: non c'era nemmeno una statua della sfinge, solo fotografie in una teca poco illuminata. C'erano molte fotografie e disegni delle piramidi, di scene sulle sponde del Nilo, delle fasi lunari. C'era una sola mummia nana, del Regno di Mezzo. Ransom scov una targhetta sul muro e lesse ad alta voce, come se Swan non fosse capace di leggersela da solo-I regnanti egizi costruirono straordinarie sepolture in cui i loro resti mummificati sarebbero stati conservati, idealmente per l'eternit. Si credeva che, se il faraone fosse vissuto per sempre nell'aldil, anche la nazione d'Egitto avrebbe prosperato. Clara ammir una teca che conteneva gingilli di pietra grezza e monili dall'aria malridotta. Era cos tanto tempo fa, mi chiedo perch la gente si desse tanto da fare.
Ransom rise del commento. Forse pensava che Clara volesse essere arguta.
Clara disse, seria, appoggiando una mano sul polso di Ransom per aumentare l'enfasi:  difficile credere che delle persone come noi vivessero cos tanto tempo fa, che diavolo. Ma immagino che lo fossero? Gli egizi, intendo.
Ransom sorrise. Fossero che cosa?
Dovevano essere come noi, no? Degli esseri umani, intendo.
Come te? Ne dubito.
Gli adulti si misero a ridere. Swan osservava tristemente una teca con dei pugnali e degli artefatti tombali, cercando di non origliare.
Ransom offr loro un t nella sala da pranzo del museo. Vino per lui e Clara, una Coca per Swan. Tutti e tre mangiarono delle paste al burro fuso che si chiamavano scones. Clara si lecc le dita e rise della felicit stessa, e Swan pens che avrebbe dovuto essere felice anche lui, dopotutto.

Il giorno successivo, Clara disse ai Revere che li ospitavano che sarebbe andata a fare shopping.
Quella mattina passarono due ore nei negozi di Lakeshore Boulevard, incluso un negozio di antiquariato dove Clara insistette per comperare un animaletto di ferro per Swan-Per la tua stanza, a casa. Da mettere sulla finestra.  come una delle statue del museo, no?. Swan osserv la piccola creatura grande come una mano, un'antilope con le corna. Aveva le zampe snelle e la coda ritta. Un oggetto bellissimo, ma accarezzarlo lo intristiva, e Swan non sapeva perch. Non pensava al fatto che non fosse vero-che qualche uomo l'avesse fabbricato, allo scopo di venderlo-ma che, in qualche modo, ci fosse intrappolato dentro un vero animale, in quel ferro pesante. Un vero animale, al quale era successo qualcosa. Allora, lo vuoi o no? Su, tesoro.
Clara gli tocc i capelli. Dopo tutti quei mesi in cui all'apparenza non l'aveva amato, stava cominciando ad amarlo di nuovo.
Nel taxi, chiamato per Clara dall'ammirato proprietario del negozio, Swan teneva la piccola antilope pesante sulle ginocchia, avvolta nella carta. Pensava che lui e Clara stessero tornando alla casa su Lakeshore Boulevard, ma Clara ordin all'autista di portarli da un'altra parte-un altro edificio grande e imponente, la Biblioteca pubblica di Hamilton.
Clara disse rapidamente: Ho delle altre compere da fare, tesoro. Ti annoieresti e basta. Ecco qua cinque dollari, puoi prenderti il pranzo come un ragazzo grande. Ci vediamo verso le quattro, qua fuori sulla scalinata.
Swan era stupefatto. Ci si aspettava che stesse in quell'edificio tutto da solo? E che si comperasse il pranzo da solo? Non aveva mai fatto una cosa del genere in vita sua. Clara gli disse, dandogli una spintarella delicata: Steven, l dentro ci sono solo dei libri. In campagna dove viviamo noi non c' niente del genere, no? Forza. Sei il mio topolino di biblioteca. E lo spinse di nuovo, con meno delicatezza.
Swan scese dal taxi, alla cieca.
Sal la gradinata di pietra innevata senza guardarsi indietro. Aveva lasciato la piccola antilope di ferro nel taxi, sperando quasi che Clara se la dimenticasse.
Nella biblioteca, Swan vag fino ad arrivare a una grande sala con un caminetto in cui non bruciava alcun fuoco. C'erano scaffali di libri alti fino al soffitto e un vecchio signore che sonnecchiava in una poltrona di pelle. Swan tir fuori il primo volume dell'Enciclopedia delle meraviglie del mondo e cominci a leggere ancor prima di togliersi il cappotto. Aveva gli occhi umidi.
Una bibliotecaria di mezza et si avvicin per informarlo che la biblioteca per i bambini era al piano di sotto.
Non sono un bambino. Faccio la prima superiore.
Quell'osservazione sorprese Swan, aveva usato il medesimo tono di Ransom, il nuovo amico di Clara. Concreto, senza fretta. A dirla tutta, in realt, Swan era in terza media e non in prima superiore.
La bibliotecaria si arrese. Swan rimase nella sala con il camietto, per diverse ore. Sfogli l'Enciclopedia delle meraviglie del mondo, e pi tardi la Storia della marina americana e un bellissimo volume fotografico sugli indiani scritto da un tizio che si chiamava Edward S. Curtis. Gli indiani delle fotografie erano molto diversi da quelli che si vedevano nel Cacciatore di scalpi e nei fumetti del Cavaliere solitario di Jonathan, e a Swan sarebbe piaciuto poterle mostrare a Jonathan.
All'una lo stomaco di Swan cominci a rumoreggiare ma si disse con decisione che non aveva fame. Bevve dell'acqua dalla fontanella nel corridoio, and al bagno degli uomini e torn al suo posto nella sala di consultazione. I frequentatori della biblioteca andavano e venivano, e finalmente persino il signore anziano si alz e usc di scena. Alle quattro meno dieci, Swan lasci la biblioteca per andarsi a sedere sulla gradinata, tremando sotto il vento che arrivava dal lago. Alle quattro e mezza, visto che Clara non era ancora arrivata, torn dentro a riscaldarsi, sbirciando ansiosamente da una finestra piombata vicino alla porta. La biblioteca chiudeva alle cinque, quindi non pot fare altro che uscire e, questa volta, and a sedersi in cima alla scalinata, con la schiena appoggiata contro il muro, in un angolo. Era dicembre; il sole tramontava presto. Il vento gli soffiava in faccia minuscole particelle di neve tagliente. Pens al cimitero dietro alla chiesa luterana, e a Robert. Tremava in maniera incontrollabile. Si costrinse a pensare a sua cugina Deborah, alla grande impressione che le avrebbe fatto il suo racconto dell'enorme biblioteca in citt.
Finalmente, dopo una ventina di minuti, Clara arriv in taxi. Apr la portiera e lo chiam impaziente. Swan! Sbrigati.
Sembrava infastidita da lui. Dal modo in cui si era alzato dai gradini, rigido come un vecchio.
Santo Dio! Guardati. Speriamo che non ti venga la polmonite.
Clara lo riemp di attenzioni, gli baci le guance fredde e continu a chiacchierare mentre venivano riportati alla casa di Lakeshore Boulevard. Swan rimase seduto in silenzio, abbattuto. Non le avrebbe detto nulla a proposito della piccola antilope: era sparita, ovviamente. Clara non le aveva badato pi di quanto non avesse badato a lui. Ma si era ricordata di chiedergli se avesse pranzato e se ci fosse del resto della banconota da cinque dollari.
Swan le disse di no. Niente resto.
A casa Revere, Swan si addoment sul letto della sua stanza senza svestirsi. Pi tardi entr Clara. Swan! Stai male? Si svegli confuso, senza capire se fosse molto tardi; o non cos tardi, e se ci fosse un'altra lunga cena che lo attendeva al piano di sotto. Clara indossava il suo vestito vellutato color porpora, con la gonna che arrivava a met polpaccio; i capelli, scompigliati dal vento, erano stati pettinati e raccolti in quello che chiamava uno chig-non. Insomma, tesoro, sei arrabbiato con me? Con la tua mamma? Swan rimase disteso, immobile, sentiva il suo profumo e qualcos'altro-il vino o il liquore che gli adulti bevevano l, o l'odore della sua vita segreta, quello che rendeva Clara cos felice, qualsiasi cosa fosse. Si lev le scarpe e si mise a sedere, pesantemente, sul letto accanto a lui. Non avercela con me, tesoro, sono cos felice... cos felice. Sono felice in questo posto e sono felice anche a casa. Incredibilmente, Clara cominci a piangere. Swan non ricordava di aver visto sua madre piangere per anni. Non posso farci niente, tesoro, sono solo cos felice-mi sento cos bene. Me lo merito, no? Non  vero?
Per la prima volta nella sua vita, Swan non condivideva l'umore di Clara. Aveva acceso il lampadario della sua stanza senza badare al fatto che potesse ferirgli gli occhi, e lui si ripar il viso con il braccio. Ti odio. Sei una puttana. Le sarebbe piaciuto punirla, e quella parola era una punizione, anche se lei non poteva sentirla. Anche se lei non l'avrebbe mai saputo.

7.

Due mesi dopo aver cominciato la prima alla scuola superiore di Tintern, Swan venne spostato in seconda. Il che significava soltanto attraversare il corridoio ed essere assegnato a un'altra aula. L i compagni erano pi grandi, ovviamente, e la maggior parte dei maschi erano pi alti di Swan; c'era un ragazzo con le gambe lunghe imparentato con i Revere, anche se non portava il cognome Revere, e questo ragazzo squadr Swan con insolito interesse, ma si tenne a distanza e non si dimostr amichevole.
Si comporta come se avesse paura di me pens Swan.
In seconda, gli insegnanti erano gentili con lui e lo lodavano spesso. Gli insegnanti sembravano sapere esattamente chi fosse: il figlio di Curt Revere, il fratello minore di Jonathan Revere. Gli davano delle a e gli lasciavano la parola in classe quando alzava la mano, ma solo in quelle occasioni. Come sempre, Swan faceva i compiti facoltativi di matematica, inglese e storia, leggeva i libri della lista di letture facoltative e si rivolgeva rispettosamente ai suoi insegnanti. In ogni lezione c'era un solo adulto in mezzo a pi di trenta bambini, e Swan sapeva che quell'adulto, che fosse intelligente o meno, era l'unico individuo di valore nella stanza, l'unico la cui opinione avesse importanza per lui.
Ora Jonathan aveva diciassette anni, era un alunno di quinta, aveva preso la patente e aveva una macchina sua, una Chevrolet di seconda mano. Clara insistette perch Jonathan accompagnasse Swan a scuola in macchina e, quando lui si rifiut, ne discusse con Revere. Figliolo, non ha alcun senso. Tu che vai a scuola in macchina e tuo fratello, che fa la tua stessa scuola, che prende l'autobus. Revere gli parl pacatamente e Jonathan borbott: Sissignore.
Swan, in macchina con Jonathan, sul sedile del passeggero cos vicino a suo fratello, provava a pensare a qualcosa da dirgli. Qualcosa che lo facesse ridere, o che lo impressionasse. Qualcosa che lo aiutasse a piacere a Jonathan. Perch Jonathan in presenza di Swan rimaneva in silenzio, i suoi modi erano riservati e ironici; fumava una sigaretta dietro l'altra, buttando per terra i pacchetti di Old Gold, che Swan levava di mezzo. C'erano dei lividi scuri sotto gli occhi di Jonathan, aveva la pelle brufolosa e giallastra. Era difficile credere che Jonathan fosse mai andato bene a scuola, ormai i suoi voti non superavano mai la c, e certe volte la d. La met delle volte saltava le lezioni del pomeriggio per trovarsi con i suoi amici bevitori di birra alla stazione di servizio della Sunoco dove lavorava uno di loro, ma doveva tornare a scuola per andare a prendere Swan, il fratello che detestava.
Swan lo sapeva: Jonathan lo detestava. Jonathan non gli parlava mai, se poteva evitarlo, e quando Swan chiacchierava con lui in macchina, Jonathan rispondeva con grugniti derisori e accendeva la radio ad alto volume.
Perch mi odi? era una domanda che Swan non aveva mai rivolto a Jonathan, solo a Robert. E per quanto riuscisse a ricordare, quella domanda non aveva mai ricevuto risposta.
Un pomeriggio di gennaio, mentre i ragazzi erano in macchina per tornare a casa, Swan tir fuori dalla tasca qualcosa con cui sperava di stupire Jonathan: un coltello da pesca.
L'aveva trovato nella spazzatura dietro la scuola. Un vecchio coltello malridotto con la lama seghettata, a doppio taglio, e il manico di plastica che era stato aggiustato con il nastro adesivo. La lama era arrugginita e smussata, ma era lunga pi o meno otto pollici, e aveva un'aria minacciosa. Sembrava un pugnale indiano uscito da uno dei fumetti di Jon.
Guarda cos'ho trovato. Era l, dietro la scuola.
Jonathan gli lanci un'occhiata indifferente. Ma quando vide il coltello fra le mani di Swan strinse il volante, e soffoc un lamento. La macchina sband per un attimo sulla carreggiata asfaltata.
Swan disse rapidamente: L'ho trovato in giro, dietro la scuola. Immagino che qualcuno non lo volesse pi. Swan si era reso conto di quanto suo fratello fosse sorpreso, e della paura che aveva provato per un istante. Era stato solo un momento e Jonathan si era ormai ripreso, ma sia lui che Swan ne erano consapevoli. Swan disse, costringendosi a sorridere: I coltelli si possono affilare, quando sono arrugginiti? Lo vuoi?.
Jonathan brontol che non voleva il vecchio coltello merdoso di nessuno.
Swan abbass il finestrino e butt fuori il coltello, tanto per dimostrare a Jonathan quanto poco significasse per lui. Come diavolo aveva potuto pensare, Jonathan, che lui, Swan, potesse avere brutte intenzioni? Aveva solo dodici anni, e Jonathan ne aveva diciassette...
La mattina dopo, Swan disse a Clara che, dopotutto, avrebbe preferito prendere l'autobus. Clara, che solo poco tempo prima si era presa cos a cuore la questione, ora sembr interessarsene a malapena. Sembrava fosse a conoscenza del fatto che Jonathan saltasse le lezioni e andasse a bere con i suoi amici che avevano lasciato la scuola; ma non ne parlava mai. Va bene, tesoro. Forse  meglio cos, puoi farti degli amici sull'autobus e conoscere qualche ragazza gli disse distrattamente. Le stavano rifacendo la cucina e ovunque, sotto ai piedi, c'erano teli grezzi e ruvidi.

Una volta liberatosi di Swan, Jonathan prendeva la macchina e passava la giornata come gli pareva: al diavolo la scuola. Era ancora al terzo anno e non era stato promosso. Quindi guidava per un paio di miglia gi per la valle, passava a prendere altri due ragazzi e andavano a pescare o a esaminare vecchie motociclette e macchine usate in un grande rottamaio lungo la statale e, dopo un po', si fermavano a certi incroci prima che arrivasse l'autobus e accompagnavano certe ragazze a scuola, anche se le ragazze non avevano sempre tempo per andare a scuola.
Se Revere era fuori citt, Jonathan non si disturbava a tornare a casa per cena. Mangiavano in una bettola sulla strada, a una quindicina di miglia di distanza. Sapeva che Clara non avrebbe fatto la spia. Quando cominciarono ad arrivare delle lettere dalla scuola che chiedevano spiegazioni sul perch fosse assente cos spesso, Clara gli fece un discorso serio e lui le disse che odiava la scuola, odiava i professori e i compagni. Era sprezzante, e sull'orlo delle lacrime. Ma Clara lo tocc e gli disse, dopo un attimo: Io so cosa vuol dire. E non lo rifer a Revere. Poteva fidarsi di lei.
 una lurida troia maledetta diceva ai suoi amici. Mi piacerebbe aprirla col coltello e appenderla fuori a sgocciolare. E sputava per terra, la faccia stravolta da una smorfia di disgusto. Uno dei suoi amici aveva superato i venti, era gi tornato dalla marina (l'avevano mandato via) e gli chiedeva sempre di Clara: Jon l'aveva mai vista nuda? Se ne andava mai in giro senza niente addosso? Jonathan arrossiva sentendo quelle domande, per l'imbarazzo e la rabbia. Clara girava per casa come le pareva, scalza e con i capelli bagnati sciolti sulla schiena, che le sgocciolavano sulla camicetta, e di notte preparava i pop corn per lei e Swan, indossando una delle sue numerose vestaglie senza badare sempre al fatto che fosse abbottonata-ma questo non l'avrebbe detto a nessuno. Che cosa facesse la moglie di Revere non erano affari di nessuno.
Perch diavolo lo vuoi sapere? ringhi. Magro com'era, non poteva competere con quel ragazzo, ma gli si rivolgeva con arroganza e non gli interessava-sembrava quasi che se lo stesse cercando, un pugno sul muso. Con lei non avresti uno straccio di possibilit, quindi lascia pedere.
Io non ne sarei cos sicuro disse il suo amico.
E Jonathan scoppi in una risata sprezzante e cattiva.
Le ragazze che portavano in giro erano le stesse ragazze che avevano preso con loro, per anni, lo scuolabus. Ora, all'improvviso, erano tutti pi grandi. Alcune ragazze avevano gi lasciato la scuola, si erano sposate e avevano avuto dei figli. Passavano cos in fretta-gli anni passavano cos in fretta, pensava Jonathan. Beveva pi di tutti gli altri perch aveva pi cose da scacciare dalla testa. Loro bevevano per divertimento ma lui beveva per ragioni serie; poi, raggiunto un certo livello, si dimenticava le ragioni e anche lui riusciva a divertirsi. Guidavano per venti, trenta miglia per procurarsi birra e superalcolici, sapendo in modi misteriosi dove si trovasse un determinato locale, quali fossero i prezzi, che tipo era il proprietario. Sapevano tutto, ma nessuno avrebbe potuto dire con certezza come facessero a saperlo; era una conoscenza misteriosa, che assorbivano insieme all'aria che respiravano, tutto intorno a loro.
Andavano a tutte le uscite e ai picnic di beneficienza. Ma quando la chiesa luterana organizz il suo ritrovo, Jonathan rest a casa da solo, senza spiegare il perch. Mentre Clara e Revere e Swan e Clark ci andarono, lui rimase l a casa, comportandosi in maniera strana. L'idea che l dietro nel cimitero, a pochi piedi, ci fossero sepolti sua madre e suo fratello gli dava la nausea: come faceva la gente a ingozzarsi di panini al manzo e a scolarsi tutta quella birra, fusti e fusti di birra, mentre l dietro c'erano dei corpi puzzolenti che si decomponevano nel terreno? Non lo sapevano?
Quindi rimase a casa, scosso, e gioc a poker con quei pochi braccianti che non avevano abbastanza soldi per uscire. Quando Revere e gli altri tornarono a casa, la sera, lo trovarono seduto sui gradini del portico, come se li stesse aspettando. Sapeva che a Revere faceva piacere. O gli avrebbe fatto piacere, quando ancora voleva bene a Jonathan. Era gi buio, quindi aveva tirato gi la bandiera dei Revere e l'aveva piegata per bene.
Clara aveva convinto Revere a comperare quella bandiera. Gli aveva detto che era orgogliosa di essere americana, e lui non la voleva forse una bandiera? Quindi ne comperarono una e si comportarono da americani. Quando Jonathan tornava dai vagabondaggi nei boschi, col fucile, gli sarebbe piaciuto sparare a quella bandiera fino a ridurla a brandelli, non sapeva perch. Che cosa sarebbe successo, a quel punto? Che cosa gli avrebbe fatto suo padre?
Di notte non dormiva bene, ma non a causa dei sogni. Non sognava mai, si era fatto quell'idea. Non aveva niente da sognare.
Clark l'aveva messo in guardia sulle ragazze con cui usciva: Sono delle vacche, quindi fai attenzione. Sai che cosa intendo.
Clark sapeva tutto, sapeva qualcosa su ogni ragazza. A venti miglia da l avevano sentito parlare di Clark ed erano sorpresi che Jonathan fosse suo fratello. Ma qualsiasi ragazza talmente sfacciata che Clark non voleva averci niente a che fare era perfetta per Jonathan, pensava; a quelle sarebbe piaciuto, per forza. A chi altro poteva aspirare? Lui e i suoi amici non erano brutti, non esattamente, ma dovevano avere qualcosa che non andava-le ragazze pi carine li ignoravano. Avevano soldi a sufficienza, o per lo meno Jonathan ne aveva e poteva prestarne un po' agli altri ragazzi, ma le ragazze pi belle li evitavano comunque e si ritrovavano sempre circondati da quel genere di ragazze un po' robuste, furbe e col rossetto, a loro piacevano parecchio e sghignazzavano fragorosamente alle loro battute. Quelle ragazze erano sempre molto colpite dalla macchina di Jonathan e dall'eccitante consapevolezza, vaga e stuzzicante, che fosse un Revere-nonostante lui fosse deludente, troppo magro e con la pelle sempre rovinata. Non era forse un Revere? Non c'era forse la possibilit di accalappiarlo? Clark usciva con una ragazza carina di Tintern con i capelli lunghi che lavorava allo spaccio, e quella ragazza non era sicuramente all'altezza di Revere-non avrebbe mai permesso a Clark di sposarla-quindi le ragazze che Jonathan riusciva a rimediare erano cos infime che Revere non si sarebbe neanche degnato di sputare loro addosso, e da questo ricavava una certa soddisfazione.
Magari ne avrebbe portata una proprio a casa un giorno e avrebbe annunciato che si sarebbero sposati: lei sarebbe stata incinta e la storia sarebbe finita l. Avrebbe guardato in faccia suo padre per capire che cosa ne pensasse. Non sei l'unico in famiglia che pu sposare una troia avrebbe detto a suo padre.
E che cosa avrebbe fatto suo padre? L'avrebbe frustato di nuovo?
Il massimo che poteva fare era uccidere Jonathan.
Pens di trovarsi un lavoro, visto che i suoi amici avevano un lavoro. Lavoravano part time in una stazione di servizio. Se suo padre avesse voluto, ormai gli avrebbe gi trovato un lavoro da qualche parte; aveva trovato un lavoro a Clark quando Clark aveva solo sedici anni. Quella non era una possibilit, quindi. Non l'avrebbe chiesto a suo padre perch era stato palesemente deciso che non voleva avere niente a che fare con Jonathan. O avrebbe voluto che Jonathan si desse una raddrizzata. Ma si arrivava comunque allo stesso punto. Quindi pens vagamente alla possibilit di trovarsi un lavoro da qualche parte, ma non aveva capacit, non sapeva niente, era a malapena in grado di cambiare una gomma. Odiava l'odore della benzina, come avrebbe fatto a lavorare da un benzinaio?
Al diavolo il lavoro, pens. E comunque non lo voleva.
Gli mancava ancora un anno e mezzo per finire la scuola, ma in autunno non ci torn. Per quanto lo riguardava, era finita per sempre. Visto che era stupido, non c'era motivo di darsi pena-tanto valeva morire. Hai mai desiderato essere morto? aveva chiesto a Clark. Ma Clark, che stava correndo dalla sua fidanzata, non aveva tempo per lui. Hai mai desiderato essere morto? aveva chiesto a suo zio Judd, a cui somigliava molto; ma le domande di quel genere innervosivano Judd. Da quella volta nel pascolo l dietro-dall'incidente col fucile di Robert-Judd sembrava ancora pi nervoso. O Jonathan se lo stava solo immaginando? A volte riusciva ancora a sentire il colpo, e poi le urla...
(Era saltato gi da cavallo ed era tornato indietro di corsa, e all'inizio non aveva visto niente di niente. Poi lo aveva visto. Aveva visto quello che il colpo aveva fatto a Robert, e che quello che Robert era stato ora era spezzato per sempre. Cos. Non importava che fosse morto dopo, perch in quel momento era gi morto. Uno conciato cos non si poteva riaggiustare... Swan stava l in piedi, a qualche piede di distanza.)
Hai mai desiderato essere morto? aveva chiesto a uno degli uomini di suo padre durante il raccolto. Tutti i braccianti lavoravano sodo ed erano ben pagati, quindi non potevano che apprezzare Revere. Lo vedevano piuttosto di rado, e per loro non era difficile apprezzarlo. Jonathan sospettava di non andargli molto a genio, ma era cos secco, cos trasandato che non potevano essere invidiosi del fatto che fosse un Revere, per lo meno. Gli uomini pensavano che fosse pazzo e gli domandavano soltanto di Clara-e quando disse a tutti di chiudere il becco persero interesse.
La notte in cui scapp e scomparve, era fuori con una ragazza di una piccola fattoria a qualche miglio di distanza. Aveva solo quattordici anni, ma sembrava pi grande: aveva un corpo massiccio e solido e i capelli ossigenati che le arrivavano oltre le spalle. Si era messa un rossetto rosa e aveva le unghie dipinte dello stesso colore. Presero della birra in un locale e rimasero a bere per un po' sotto al portico posteriore di quel posto finch il proprietario non disse loro che era meglio se se ne andavano, dei poliziotti avrebbero potuto fare un salto dentro, quindi andarono un po' in giro in macchina nell'oscurit, bevevano e la ragazza si lamentava di sua madre-alla fine parcheggiarono e finirono quel che era rimasto. Jonathan si avvinghi a lei sul sedile posteriore della macchina, lei lo stuzzicava, ridacchiando ubriaca, e quando finalmente si arrese lui sent che qualcosa di pericoloso si stava avvicinando. Lo sentiva arrivare come se fosse fermo in mezzo ai binari della ferrovia e avessero cominciato a vibrare. Per anni se l'era fatta con ragazze come quella, per lui non significava nulla, era come andare in bagno, niente di pi-era quasi la stessa cosa-ma ora si sentiva gelare dalla paura. Prov a fare l'amore con la ragazza, ma c'era qualcosa che non andava. Divent freddo, morto. Poi, quando lei cerc di tirarsi su, cominci a colpirla. Le urlava in faccia.
Troia! Puttana schifosa!
Le fece sanguinare la faccia e la prese a pugni nella pancia e sul petto. La ferocia del suo odio lo fece piangere. Poi la spinse gi dalla macchina e la lasci l, le gomme sollevarono polvere e sassolini nella sua scia mentre si allontanava-e questo  quanto.

8.

Fuori dalla costruzione che ospitava la scuola superiore era una giornata fredda e limpida di novembre. Molti ragazzi avevano saltato la scuola per andare a caccia: era contro la legge, ma il preside era un uomo mascolino e allegro che non avrebbe mai espulso nessuno. Nell'aria, quindi, c'era uno strano senso di vacanza o di semivacanza-le solite ragazze erano venute a scuola, ma praticamente solo la met dei maschi si era presentata. Swan apprezzava la relativa pace che c'era nel corridoio, attorno al suo armadietto. Le ragazze chiacchieravano e ridacchiavano come avevano sempre fatto, ma non in toni cos squillanti, cos imbarazzati. L intorno non c'erano ragazzi che potessero sentirle, a parte Swan, che non contava.
Aveva solo sedici anni, ma era gi all'ultimo anno, e quello era un fatto che probabilmente si portava dietro senza saperlo, simile a un timbro o a un tatuaggio sulla fronte che lo identificava come un fenomeno da baraccone. Negli spogliatoi non poteva avvicinarsi ad alcun gruppo di ragazzi e nemmeno unirsi a loro, perch non sapeva come fare, e nemmeno voleva saperlo; fuori, per i corridoi o per le scale o all'aperto, nel parcheggio, non poteva accostarsi a nessuna ragazza e stuzzicarla in quella maniera seducente, perch non sapeva come fare e pensava di non volerlo sapere. Revere gli aveva parlato delle ragazze e gli aveva detto che doveva stare attento a qualsiasi situazione che potesse indurlo in tentazione. Tentazione. Era una parola che usciva dalla Bibbia e Swan chinava il capo, pieno di ammirazione per la sua antica e sacra inutilit. In quel periodo, Revere parlava a voce un po' troppo alta, ma bisognava far finta che non ci fosse niente di insolito. Era duro d'orecchi, aveva spiegato Clara; agli uomini capitava sempre. Ma pensava fosse meglio che a dirlo a Revere fosse qualcun altro. Quind lui ordin a Swan, a voce alta e leggermente impacciata, di evitare le tentazioni. Non era ancora grande abbastanza da comprendere le complessit del proprio corpo e, quando sarebbe stato grande abbastanza, Revere gliel'avrebbe spiegato. Per il momento, doveva solo evitare le tentazioni.
Quando aveva solo dodici anni, Clara gli aveva spiegato tutto quanto. Si era fatto l'idea, grazie a lei, che era qualcosa che prima o poi avrebbe fatto, preferibilmente prima-perch a quel punto sarebbe riuscito a crescere meglio, e che era qualcosa che poteva rendere felice una ragazza, ma solo se era il tipo giusto di ragazza. Una come tua cugina Debbie-no. Nessuna di qua. Nessuna di una grande fattoria. Ma una di quelle che vivono in quei postacci gi vicino al fiume-con la spazzatura in giro-e ogni volta che vedi una ragazza in mezzo a un mucchio di ragazzi e stanno ridendo tutti insieme-probabilmente quella va bene. Hai capito?
Rispettava i criteri di Revere ma immaginava che sua madre avesse ragione e Revere avesse torto. Quindi smise di pensarci. Aveva gi cos tante cose a cui pensare che non poteva fare altro che rimandare per un altro po'-una volta cresciuto, e una volta che Revere gli avesse spiegato tutto quello che doveva sapere, allora avrebbe avuto tempo per se stesso. Allora avrebbe avuto il resto della sua vita per se stesso.
Faceva i compiti nelle ore buche a scuola, dunque, e a casa faceva del lavoro facoltativo e leggeva libri collegati alle sue materie. Ma non lasciava che quei libri interferissero con gli insegnamenti dei professori. Era in grado di rispettare i loro docili limiti. E accompagnava Revere a fare piccole commissioni, a Tintern o in altre cittadine, e una volta fino a Hamilton, sedeva vicino a suo padre nella sua grossa macchina, nera e nuova, e inclinava la testa nella direzione di suo padre, ascoltando quello che suo padre aveva da dire sui soldi, le tasse, le costruzioni, la terra, il frumento, il gesso e i manovali che dovevano essere assunti alla minor paga possibile. Riusciva a sentire la testa che si riempiva, lentamente. Certe volte si svegliava con la paura che la testa gli scoppiasse, quelle informazioni e quelle idee gli si affollavano nel cervello troppo in fretta, prima che riuscisse a far loro posto. Ma continuava a studiare e ad applicarsi a scuola e a casa, continuava ad ascoltare Revere e gli uomini con cui parlava Revere. Le orecchie erano come dei buchi nella sua testa che aspiravano le informazioni e le immagazzinavano, per quanto inutili potessero sembrargli al momento. Risucchiava tutto quello che sentiva. Non si dimenticava mai niente. Insieme alle equazioni fondamentali che memorizzava per fisica e chimica, c'erano le conversazioni spezzettate tra sua madre e la nuova moglie di qualcuno con cui stava cercando di fare amicizia, o le imprecazioni cattive vomitate sull'affollato pavimento della palestra mentre i maschi giocavano a pallacanestro, o le canzoni famose, sdolcinate e nauseabonde, che le ragazze canticchiavano tra s e s per il corridoio. Non si dimenticava mai niente.
Anche lui quel giorno percepiva l'atmosfera vacanziera, che per lo faceva sentire in apprensione. Non si fidava delle sensazioni insolite. Alla lezione di inglese, met dei banchi erano vuoti e non fu difficile capire che tutti i maschi pi tosti non erano presenti: c'erano solo Swan e altri due o tre ragazzi che non avrebbero mai avuto successo in alcunch-soprattutto nell'essere dei ragazzi -, e una dozzina di ragazze. Swan disprezzava la loro insegnante di inglese perch era proprio come lui, cos incerta. Era un'insegnante nuova, si era diplomata al college la primavera precedente e quando la sentiva parlare si rigirava e rigirava la matita fra le dita, per trovare uno sfogo al proprio nervosismo. Lei lanciava occhiate per la classe, con il timore di accorgersi di qualcosa fuori posto, e finalmente, dieci minuti dopo l'inizio di ogni lezione, il suo sguardo finiva per posarsi timidamente sul viso di Swan; riusciva a percepire quanto lui fosse diverso, come lo era lei, era silenzioso e quello probabilmente era un segno di timidezza; almeno, per, lui era intelligente mentre il resto degli studenti erano stupidi. Stupidi. Certo che erano tutti stupidi, chi mai si sarebbe aspettato qualcosa di diverso? Swan non ce l'aveva con loro per la loro stupidit, provava della gratitudine nei loro confronti. Chiunque fosse stupido non superava la soglia della preoccupazione o della riflessione; non eri obbligato a capirli. Il che cancellava centinaia di persone. Nella vita c' il tempo solo per una certa quantit di riflessioni, e non c'era bisogno di sprecarle con persone che non rappresentavano una minaccia.
Swan sedeva nella fila pi esterna, vicino alle finestre. A pochi piedi di distanza c'era una crepa che si apriva verso il basso, lasciando che l'aria fresca e tagliente gli soffiasse leggera su un lato del viso. Con una parte della sua mente ascoltava la professoressa e con un'altra parte della sua mente pensava a quello che avrebbe fatto. Clara parlava sempre pi spesso di trasferirsi definitivamente a Hamilton e lui avrebbe dovuto aiutarla in quel frangente. Ci avrebbero messo qualche anno a convincere Revere. Suo padre parlava nebulosamente di come Swan e Clark avrebbero dovuto farsi carico di tutto quel che era suo, un giorno, quando sarebbe diventato vecchio e stanco, come diceva lui-con uno speciale sogghigno desolato che lasciava intendere che stava scherzando, lui non sarebbe mai diventato vecchio e stanco. Swan ci pens. Clark aveva ventiquattro anni, il che voleva dire che era pi grande di Swan di otto anni. Parlava a Swan solo nel modo in cui si parlerebbe a un bambino. Si sarebbe sempre rivolto a Swan in quel modo, non sarebbe mai riuscito ad accettare Swan come un suo pari...
Steven? stava dicendo l'insegnante.
Swan rispose alla domanda. Sent che le ragazze lo stavano guardando, poi si sofferm di nuovo sull'insegnante per vedere se aveva ragione. Ma certo che aveva ragione-erano stufi di lui. Sospiravano, si scambiavano occhiate. Swan avrebbe voluto ringhiare: Non l'ho chiesto io di essere intelligente. Ma rimase seduto, fermo, a far girare la matita ancora e ancora. Era arrivato al punto in cui, che fosse seduto o fermo in piedi, doveva comunque continuare a far muovere una parte di lui, di solito le dita. Non sapeva il perch. A volte agitava le dita dei piedi, al sicuro nelle scarpe, in modo che nessuno potesse accorgersene; altre volte tamburellava leggermente sul banco con le unghie. Ma non riusciva a stare seduto perfettamente immobile. Si era fatto l'idea che il suo cervello sarebbe esploso se non fosse riuscito a dirottare l'energia lontano da l.
La campanella suon e uscirono in ordine. Swan arriv all'inizio della sua fila per attraversare e arrivare alla porta, con lo sguardo basso. Evitava gli occhi della professoressa. Non solo era molto timido, come pensavano gli altri, ma non aveva tempo di preoccuparsi del rapporto che stabiliva con loro. Non aveva neppure il tempo di analizzare e catalogare nessun altro. Quindi, quando vide la professoressa di inglese che ammucchiava rapidamente dei fogli, pens che volesse parlargli-di nuovo del college- e prosegu con le spalle curve fino al corridoio, fuori, dove sarebbe stato al sicuro.
Ma aveva appena superato la porta quando la sent, Steven?, e fu quindi costretto ad aspettare. Lo raggiunse, era una donna alta e sgraziata, con delle scarpe dal tacco spesso, con un tono di voce sempre dolce quando non faceva lezione. Hai pi parlato ai tuoi genitori del college? Che cos'hanno detto?
Swan non aveva parlato con nessuno. Non ci sarebbe andato, non poteva andarsene da casa. Disse: Mi vogliono a casa per un anno. Pap  malato.
Ma -
Non aveva niente da dire. Swan aspett educatamente che lo lasciasse andare.
Mi dispiace disse alla fine. Sembrava stupefatta. Swan annu, fece un ticchettare con i denti per farle capire che non ne sapeva niente, che era confuso, che la vita andava cos. Prima di voltarsi per allontanarsi lasci che il suo sguardo salisse fino a incrociare brevemente quello di lei, si trattava di semplice educazione. Poi fu al sicuro.
L'ora successiva era nell'aula studio. Si trovava nella squallida piccola biblioteca della scuola, che era soltanto un'aula come le altre. I muri erano coperti da file allineate di vecchi libri malridotti e c'erano due lunghi tavoli ai quali gli studenti potevano sedersi. Quel giorno sembrava piuttosto vuota. In quella stanza le luci al neon da quattro soldi tremolavano costantemente; Swan si accorse disgustato che non erano ancora state aggiustate, era una settimana che non funzionavano. And a sedersi per conto suo all'estremit di uno dei tavoli, con la schiena rivolta alla finestra. Entrarono alcune ragazze che appoggiarono i libri all'altra estremit del tavolo, sospirando e bisbigliando. Lo squadrarono dall'alto in basso, con i loro occhietti luminosi bordati di matita, poi distolsero lo sguardo. Una di loro si allung per bisbigliare qualcosa a un'altra e i capelli neri le ricaddero sul viso. Swan socchiuse le palpebre e la osserv di nascosto. Si stuzzicava la carne morbida intorno all'unghia del pollice con il mignolo.
Pens a quanto sarebbe stato bello rimanere da solo con quella ragazza, per stringerla tra le braccia. Pens a come sarebbe stato baciarla. Ma lei si appoggi allo schienale, buttando indietro i capelli, e vide che stava masticando una gomma. Si chiamava Loretta Stanley e viveva a Tintern. Non appena si mise seduta, gli sembr volgare e sciatta; e sarebbe stato volgare anche solo stare con lei, toccarla. Quello che lo affascinava di lei era solo l'idea... Apr il libro di matematica e lesse i problemi. C'erano dei problemi aggiuntivi alla fine del libro, riusciva sempre a risolverli e certe volte li consegnava (o non li consegnava) al professore. Cominci a darsi da fare sul primo problema, curvo sul foglio. I neon tremolarono. Una ragazza in fondo alla stanza ridacchi. L'insegnante responsabile dell'aula studio si alz in piedi; nell'aria c'era qualcosa di audace e pericoloso. Swan continu a lavorare. Quando fin di risolvere il problema si volt per guardare fuori dalla finestra, come se fosse una ricompensa. Aria fresca, pulita, non quell'aria sporcata dall'odore delle gomme da masticare, dei cosmetici da quattro soldi e della lacca per i capelli... ma il cielo dietro alla finestra spoglia era diventato grigio, color lavagna. In quel posto il cielo cambiava rapidamente e con violenza. Se fossero stati in primavera avrebbe temuto un tornado, ma erano solo in novembre, all'inizio dell'inverno, quindi erano al sicuro. Visto che l'aula era al secondo piano dell'edificio, dalla finestra non si riusciva a vedere niente a parte il cielo e una brutta ciminiera nera che si alzava dalla parte del complesso scolastico a un solo piano. Oltre tutto questo, a miglia di distanza, la terra si sollevava a formare crinali e colline e poi, all'orizzonte, si dissolveva verso l'alto, verso una superficie superiore chiamata montagna. Da qualche parte tra le montagne e quell'edificio vivevano i Revere. In quella stanza si sentiva come un alieno che aspettava pazientemente il momento in cui avrebbe potuto fare ritorno nel posto a cui apparteneva. Non aveva niente a che vedere con l'odore della polvere di gesso e della pelle bagnata, il suono frusciante delle ragazze che si affrettavano gi per il corridoio, il rumore pi forte dei pesanti tacchi delle professoresse contro il vecchio pavimento di legno. Gli faceva male la testa e si copr gli occhi con le mani.
Tutto quello che voglio, pens,  chiarire le cose. Mettere le cose in ordine. A quel punto, dopo averlo fatto -
Tir via le mani e sbatt le palpebre, trasognato. A quel punto? Oltre i lunghi anni che lo attendevano non riusciva a immaginare nessun futuro, anni di lotta con Clark e poi con gli altri Revere, i suoi zii probabilmente, e dopo ancora le lotte sfaccettate che Revere aveva sempre affrontato con cos tanta energia in passato: in altre citt, con uomini come lui, con i lavoratori, con i sindacati, con i costruttori, i carpentieri, i commercianti, i problemi con i camion, i treni, e cos via fino ai limiti estremi del mondo dei Revere, che si estendeva all'infinito ed era un universo a se stante. L'unica via d'uscita era quella imboccata da Robert, accidentalmente, o quella che Jonathan aveva scelto di proposito. Swan lo capiva e forse era per quello che gli faceva male la testa e che temeva che gli scoppiasse il cervello.
Mise gi la penna e si avvicin alla cattedra. La professoressa era una donna anziana e mascolina con una smorfia acida sulla bocca; insegnava storia. Ho il permesso di andare al bagno? chiese lui. Nessuno l chiedeva il permesso, ma Swan lo faceva comunque-sapeva di essere diverso e voleva dimostrarlo, ma che diavolo...? Una volta fuori nel corridoio si mise a camminare con la testa ciondoloni. Sentiva gli odori familiari della scuola-il suo sguardo assorbiva le strisce di luce pallida che si riflettevano sugli armadietti ammaccati allineati l davanti a lui. Era tutto vecchio, familiare. Vide una muffola che qualcuno aveva perso e anche quella gli sembr familiare. L dentro ci aveva vissuto per un centinaio d'anni. Sentiva che la sua mente avrebbe potuto assorbire tutto-gli insegnanti come gli studenti, i ripostigli utilizzati saltuariamente e gli angoli che nessun altro osservava mai-ma la sua mente di quella roba non se ne faceva niente. Restava brutta e inerte e presuntuosa, una costruzione che era gi troppo affollata e superata quando l'ultimo impianto era stato imbullonato al suo posto. Poteva incamerare i suoi compagni di classe e gli studenti delle classi inferiori, quelli della sua stessa et, e credeva di poter predire a tutti loro vite prive di sorprese e poco promettenti, ma non aveva alcun potere su di loro-non poteva aiutarli o fare amicizia con loro, non poteva rispondere a nessuna domanda che avrebbero potuto fargli. Non avevano domande e non avevano idea delle domande che avrebbero potuto fare.
Si spost nell'altra ala, dove c'erano le aule dei primi anni delle superiori. Era l'ora di studio libero, quindi non c'erano lezioni. Arriv all'aula di Deborah e guard dentro, assicurandosi che l'insegnante non potesse vederlo. Deborah era seduta in prima fila, come anche Swan faceva da sempre, con quei bambini strambi e forse anche un po' spaventosi non si sapeva mai che cosa fare, a parte tenerli bene in vista-protetti dalla salutare rozzezza degli altri studenti. Deborah scriveva su un quaderno. Il quaderno era girato, con un'angolazione decisa; aveva questa scrittura bizzarra e innaturale che pendeva a sinistra verso il finale. Swan la osserv e fu felice di trovarla seduta cos vicina alla porta, del fatto che non l'avesse visto e non sapesse nulla, che non sospettasse di essere guardata. Gli sarebbe piaciuto se si fosse seduta un po' pi dritta, senza incurvare cos tanto le spalle sul banco. Tirati su, Deborah. Raddrizzati. Ma quello, ovviamente, era il modo in cui anche Swan stava seduto-come se volesse schiacciarsi sul piano del tavolo e sui libri aperti, cercando di avvicinarsi, ancora un pochino. La primavera precedente si era ammalata di pleurite e aveva perso settimane intere di scuola; Swan aveva provato un impulso di possessivit nei suoi confronti, come se, mentre la sua brutta madre e quel debole di suo padre la tenevano a casa, potesse trovarsi al riparo dalle tentazioni e appartenergli veramente. Aveva l'aspetto di una bambina che non sarebbe mai stata davvero bene. Aveva la pelle liscia e pallida, ma il pallore era accompagnato da una sfumatura olivastra sottostante. Aveva gli occhi grandi, ma erano leggermente troppo grandi, troppo intensi. Le piccole labbra contratte, serrate per la concentrazione; le altre bocche rimanevano semiaperte, per le conseguenze di una risata indolente. Swan infil la punta dell'unghia del pollice nello spazio tra i due incisivi di sotto e le fece fare su e gi per qualche secondo, osservandola preoccupato. Era sua cugina e lui pensava di amarla. Di tutti i Revere e dei parenti acquisiti per matrimonio, lei era l'unica che gli piacesse-anche se lei non ricambiava la sua amicizia.
Portava un maglione di lana blu con una tasca di feltro, a forma di gattino. Swan pens che non aveva mai visto niente di pi bello.
Quando torn in aula studio, per, si sent depresso. Entr e l'aria sembr risucchiarlo, occhi sollevati per esaminarlo con un misterioso interesse femminile, analizzando, valutando-gli occhi delle ragazze che ingannavano il tempo alla scuola pubblica, in attesa di diventare abbastanza grandi da ritirarsi (a sedici anni) o da sposarsi (spesso a un'et inferiore ai sedici anni). Mentre le passava di fianco, Loretta lo squadr e lui le restitu lo sguardo con un'occhiata pesante, sdegnosa. E si ritrov al suo posto. Perch era l, che cosa stava facendo? In momenti come quello pensava di essere un individuo in un sogno non suo, come uno di quei viaggiatori sventurati di Edgar Allan Poe, che non prendevano decisioni e rimanevano paralizzati senza poter agire, mentre le catastrofi si scatenavano intorno a loro. Le assi del pavimento in quel posto erano lisce, consumate da generazioni di passi, e le fessure che le separavano sembravano allargarsi giorno dopo giorno. Brutte fessure nere in cui si poteva precipitare, cadere e scomparire per sempre.
Il sole spunt, brevemente. Swan accartocci un pezzo di carta e lo lasci cadere sul pavimento in una macchia di luce.
Fermati. Lo dovrai fare.
Fu in quel momento che cap: doveva smettere di leggere e doveva smettere di pensare. Poteva perdersi in un corpo femminile: Deborah, o Loretta. Anche se Loretta era meglio, lei non lo considerava un Revere. Venne sopraffatto dal panico mentre, alzando lo sguardo, vide ripiani pieni di libri che non aveva letto e che non avrebbe mai letto; l'infinit di libri che aveva visto nella biblioteca di Hamilton, nella sala di lettura dove era rimasto a sognare un pomeriggio e in altre sale dell'edificio che aveva visto solo di sfuggita, da lontano. Una biblioteca  un mausoleo: libri dei morti. E cos tanti. E cos tanti segreti che non avrebbe mai conosciuto. Non aveva tempo per tutto e se non poteva fare tutto allora non c'era motivo di fare nulla. Uno sforzo simile equivaleva ad assorbire un unico respiro di conoscenza senza poterne fare un altro. Eri destinato a soffocare, a morire. Eri destinato a estinguerti. I suoi insegnanti gli parlavano del college entusiasticamente-Quello che vorrai fare sar presentare domanda nelle migliori universit, Steven-ma lui sapeva di non poterlo fare, di non volerlo fare. Aveva paura di lasciare la Eden Valley e di lasciare la fattoria revere. Aveva paura di dover restituire tutto quello che aveva conquistato con Revere. E aveva paura di dimenticare l'aria potente e poderosa del mondo di Revere, quelle centinaia di acri-no: ce n'erano a migliaia-che venivano identificati come la terra di Revere. Se avesse rinunciato a quella conquista, se si fosse dimenticato tutto quello che aveva imparato da quando Clara l'aveva portato l, che cosa sarebbe successo? Se continuava a leggere gli sarebbe scoppiata la mente, ma se avesse messo da parte i libri, come aveva fatto Jonathan, se avesse respinto le opere della mente, non avrebbe mai imparato tutto quello che avrebbe avuto bisogno di imparare-perch la conoscenza  potere, e a lui il potere serviva. Si ricord di Revere che indicava, distrattamente, le rapide spumeggianti e increspate del fiume Eden, mentre attraversavano il ponte a Hamilton. Potenza. Raccolta da una diga per fornire energia. Sorrise, non si sarebbe lasciato intimorire. Eppure sentiva, tra quei due impulsi, i muscoli che si tendevano come per prepararsi al pericolo. Senza pensarci, scav nella pelle tenera vicino all'unghia del pollice fino a farla sanguinare.
In quel momento, Loretta si gir per sorridergli. E una fiamma guizz tra loro.
Alla fine dell'ora, Loretta si attard al suo banco finch lui non si avvicin. Alz gli occhi, scuri come il carbone, e sorrise di nuovo, allusiva. A te non piace andare a caccia, Steven, vero?
No.
Non di animali, almeno. Vero?
Quel sorriso furbo. La lingua che inumidiva le labbra. Swan deglut, capendo che Deborah non sarebbe mai stata quel genere di ragazza, il genere di ragazza di cui aveva bisogno. Quella bellezza ovale, soda, consapevole che poteva essere cancellata con un pollice, macchiata. Gli avambracci pallidi e lentigginosi lasciati scoperti da una manica risvoltata in un modo che riusciva a essere alla moda e pudico, allo stesso tempo. Swan vide la propria mano che si allungava e con un'autorit sorprendente che non gli apparteneva vide l'indice toccare la croce di madreperla che la ragazza portava attorno al collo, appesa a una catenina d'oro finto.
Giusto.

Qualche giorno pi tardi Swan attravers la strada di fronte alla scuola ed entr nel bar a comperare le sigarette. Avrebbe osato chiedere le Old Gold, o il commesso gli avrebbe riso in faccia? Aveva cominciato a fumare per tenere occupate le mani nervose, ma a casa non fumava mai. A Clara non sarebbe importato e Revere probabilmente non se ne sarebbe accorto, ma voleva comunque che rimanesse un segreto. Pensava che, visto che stava crescendo, stava cambiando, se lo sarebbe tenuto per s finch poteva.
I ragazzi che mangiavano al bar erano di un genere diverso rispetto a quelli che stavano al sicuro nella mensa della scuola, piccola e profumata di latte; non erano necessariamente pi grandi, ma erano pi rumorosi, pi sicuri di s. A Swan piaceva quell'atmosfera sovraffollata e fumosa in cui fece il suo ingresso, portando con s un mulinello di neve. Il meccanismo pneumatico in cima alla porta sibil e la porta si richiuse molto lentamente, tanto che prov l'impulso di tirarla per chiudersela alle spalle. Un gruppo di studenti delle superiori era in piedi attorno al bancone, facevano chiasso e tutti i divanetti che correvano lungo la parte anteriore del locale erano occupati. L c'era una sensazione di anonimato fatta di strilli e di passi che rimbombavano sul pavimento che Swan non provava mai a scuola, dove tutti erano ancora precisamente etichettati come sulle piantine dei posti degli insegnanti; l la musica country del jukebox riempiva qualsiasi genere di frattura che poteva crearsi in una conversazione o tra i pensieri. Swan si avvicin al bancone e chiese un pacchetto di sigarette, di una marca qualsiasi. In quel posto si sentiva confuso e solo e non si sarebbe sorpreso se i suoi compagni di classe-quegli adulti sfacciati che, nel mondo del bar, conoscevano chiaramente ogni aspetto importante della vita-si fossero girati per osservarlo con disprezzo. Nessuno lo not.
Quando si gir, scartando la pellicola di plastica, lasci correre lo sguardo lungo le file di divanetti. Quelle facce e persino le nuche gli erano familiari, ma allo stesso tempo estranee. Era possibile che Swan, che pensava di saperla tanto lunga e che non aveva mai potuto farci niente, sapesse in realt molto poco? Era sempre stato consapevole dei suoi compagni di classe ma non li aveva mai presi seriamente in considerazione. Persino alla scuola di campagna, i bambini che lo tormentavano esistevano solo nella periferia della sua vita reale, che era la sua vita a casa. Si era imbarcato con loro in una specie di viaggio ma le loro destinazioni non potevano essere pi diverse; alla fine del viaggio, lui sarebbe sceso per imboccare la sua strada e loro ne avrebbero seguita un'altra. Non li aveva odiati perch non aveva mai pensato molto a loro. A occupargli la mente c'era l'intera famiglia Revere: zii, zie, cugini, neonati, nuove mogli, leggendari vecchi signori ormai rimbambiti o storpi o morti, suo padre, il padre di suo padre, i racconti da pugni picchiati sul tavolo di successi spettacolari e legali, ma non cos legali da non destare in loro una clamorosa sorpresa. E tutta quella terra, cos tanta terra, accudita e torturata fino a diventare un giardino cos complesso che per capirlo ci sarebbe voluta una vita intera... a Swan sembrava che i suoi compagni di classe girassero in tondo nel loro piccolo mondo irrilevante, che aveva a che fare con le amicizie e l'odio che li legava gli uni agli altri; e non c'era altro. Appena arrivato a Tintern, in prima, si era accorto della presenza di un gruppo centrale, all'interno della sua classe-un insieme amorfo ma inconfondibile di ragazzi e ragazze che sembravano onnipotenti. Avevano solo il potere di concedere o respingere amicizie, di includere o escludere, e a Swan quello non interessava. Non gli importava. Nonostante non nutrisse alcun interesse per loro, per anni aveva origliato i racconti dei loro fine settimana e delle loro imprese fuori dall'orario scolastico, le loro feste e i loro divertimenti e le notti folli passate a sfrecciare sulla statale, e, col passare del tempo, le loro alleanze romantiche e le rivalit che li definivano tutti come adulti, misteriosi. Pensava che i loro abiti sgargianti e le loro voci squillanti fossero gi sufficientemente tristi, triviali come le materie scolastiche che detestavano tutti, ma non poteva fare a meno di ammirarli per qualcosa-per la loro cecit, forse? Per il loro autocompiacimento?
Stava attraversando la strada per tornare a scuola quando sent qualcuno alle sue spalle. Steven? disse lei. Loretta si avvicinava in fretta, a testa china. Portava un fazzoletto di un blu acceso per proteggere i capelli dalla neve. Swan not i capelli voluminosi, che conferivano al fazzoletto un aspetto gonfio e ballonzolante; quei capelli erano frutto di un duro lavoro. Le finestre del bar, dietro di lei, erano appannate; sopra la sua testa c'era una grande insegna che copriva la costruzione in tutta la sua lunghezza, spaccata e scrostata. crossroads luncheonette-sosta camion-bevi coca cola. Swan non aveva mai guardato quel cartello prima.
Vengo con te, se stai tornando indietro gli disse.
Proseguirono. Swan si accese la sigaretta e poi gliene offr una. Pens: se la prende vorr pur dire qualcosa. Lei la prese e lui le accese un fiammifero, si fermarono insieme in mezzo alla neve. I fiocchi le avevano bagnato i capelli, in cima, sulla frangia folta e rigonfia. Aveva la faccia decisa, levigata, truccata con cura. Le avresti dato qualsiasi et prima di guardarla negli occhi; a quel punto capivi che era giovane.
Immagino ci stiano ridendo dietro, l dentro disse lei, alludendo con noncuranza-e una punta di amaro umorismo-a qualcosa che Swan avrebbe dovuto sapere. Ma devo proprio tornare presto. Sul serio. Proseguirono, imbarazzati. Loretta portava un paio di stivaletti scialbi con un bordo di pelliccia in cima che sembrava bambagia; era spesso e si era raggruppato a batuffoli. Aveva un cappotto scozzese, blu e giallo. Da quattro soldi. Tutto quello che la riguardava sembrava da quattro soldi. Swan si dispiacque per lei ma allo stesso tempo sapeva che nel mondo della scuola dove gli toccava entrare ogni giorno lei era superiore a lui-non solo di un anno pi grande, ma superiore perch sapeva cose che lui non sapeva; andava in giro con la gente giusta mentre Swan, Steven Revere che arrivava dalla vallata, non andava in giro con nessuno. Trem, pensando a lei come aveva fatto quel giorno in biblioteca, i capelli scuri e splendenti che le scendevano sulle spalle e ricadevano liberi... era sempre stato conscio della presenza di Loretta ma non si era mai preso la briga di guardarla davvero, proprio come era conscio di tutti gli altri suoi compagni di classe. Da qualche parte nel suo cervello, immagazzinati insieme al resto delle sue stupide e inutili conoscenze, c'erano fedeli registrazioni di tutte le loro alleanze e dei loro amori, passioni che risalivano alla prima e che avevano trovato espressione in bigliettini scarabocchiati e iniziali scritte sul dorso delle mani.
Non ti ho visto, prima, quando sono entrato disse Swan, come se non l'avesse cercata.
Be', io ti ho visto entrare. Non lo sapevo che fumavi.
Non aveva una risposta. Stavano camminando lungo il vialetto della scuola-asfalto crepato con i tombini pieni di fogli accartocciati e spazzatura. L'aria era molto umida, ma non fredda. Swan e Loretta non osavano guardarsi l'un l'altra, ma erano affascinati da tutto quello che li circondava. Swan disse, indicando uno degli scuolabus gialloarancio abbandonati miseramente nel parcheggio: Quello  il bus che prendo io. Loretta annu interessata. Sentiva la sua presenza di fianco a lui, la sagoma della sua testa. Era pi bassa di lui di diversi pollici. Le ragazze pi chiassose, pi sicure, quelle con le labbra di un rosso acceso che avrebbero potuto dire qualsiasi cosa e non provare mai la minima vergogna, finivano sempre per essere basse e non molto ben proporzionate. Swan trem di nuovo, era cos nervoso che non riusciva a smettere di scostarsi i fiocchi di neve dagli occhi, tanto per avere qualcosa da fare. Erano cos vividi e reali, lui e quella ragazza. Non era una giornata luminosa, ma l'aria cupa splendeva intorno a loro, isolandoli e sfumando tutto quello che li circondava-il complesso della scuola con i suoi blocchi di cemento grigio, i sempreverdi spelacchiati agli angoli dell'edificio. Persino le loro voci sembravano taglienti e fragorose. Un sussurro si sarebbe potuto sentire ovunque, in ogni anfratto della scuola, pens Swan. Non aveva idea di che cosa fare con quella ragazza, che sembrava premere contro di lui-anche se si teneva discretamente a qualche spanna di distanza-e offrirgli il suo viso, i suoi grandi occhi bordati di matita e la faccia coperta di trucco, sui toni del rosa. Non conosceva il tipo di linguaggio e il comportamento che gli altri ragazzi conoscevano istintivamente. Non sapeva che cosa dire o che cosa fare e la consapevolezza della propria stupidit lo deprimeva.

Dopo che ebbero pranzato insieme nel bar per qualche settimana, si fermarono davanti all'armadietto di lei, un giorno-il vecchio armadietto traboccava, stipato di libri, fogli, vecchie sciarpe, fazzoletti, uno specchio con la cornice di plastica gialla, il suo maglione e il cappotto-e lui prov a parlarle come avrebbe parlato a Deborah. Le spieg il suo nervosismo, il suo bisogno di fumare. Mentre le parlava, appoggiandosi al braccio sollevato sopra la testa di lei, nella classica posa che utilizzavano tutti i suoi compagni di classe e che stava imitando consapevolmente, tamburellava leggermente con la punta delle dita sul metallo sottile dell'armadietto. Loretta gli sorrise come se avesse cominciato a raccontarle una barzelletta o un aneddoto complicato. Lui continu, incerto, dicendo che non credeva che a suo padre lei sarebbe piaciuta perch non gli piaceva nemmeno Rosemary, la ragazza di Clark, e lei in un certo senso era simile a Rosemary; e finalmente lei cominci ad ascoltare, lo sguardo si fece attento e concentrato. Lui pens che le iridi somigliassero a minuscoli sassolini, a delle palline. Che cosa intendi, insomma? gli disse, l in piedi con i talloni ben piantati per terra. La penombra del corridoio proiettava un alone violento sulle orbite dei suoi occhi. Swan a quel punto cap che con lei non poteva parlare e che se ci avesse provato l'avrebbe solo turbata. Non poteva parlare con sua madre, e ovviamente nemmeno con suo padre, n con Clark n con i suoi insegnanti, e il fatto che ora non potesse pi neanche parlare con Loretta aveva senso-lei camminava tenendosi vicina a lui e lo guardava in faccia rivolgendogli sorrisi ammalianti come se quelle dimostrazioni di intimit non avessero nulla a che fare con Swan stesso e con i suoi problemi, ma fossero solo gesti convenzionali che tutti quanti utilizzavano. Non appena lo cap si sent a posto. Sollevato, addirittura. A Deborah, quando la incontrava, poteva dire delle cose, certe cose, e lei capiva, anche se non gli offriva di rimando alcuna complicit e tanto meno una qualche intimit. Ma Loretta era un altro genere di persona.
Niente, mi dispiace le disse.
So che tuo padre  un pezzo grosso, e allora? Stai cercando di dirmi qualcosa?
Ti ho detto che non  niente. Lascia perdere.
Aveva colto in lei qualcosa di scaltro ma allo stesso tempo malleabile-la sua irritazione poteva sempre essere ammorbidita dalle carezze, sempre che la carezza avesse un suono abbastanza aspro.
Loretta abitava a mezzo miglio di distanza e lui non poteva mai accompagnarla a casa a piedi perch doveva prendere lo scuolabus. La cosa lo faceva sentire immaturo e umiliato, ma a Loretta sembrava non importasse. Stava vicino a lui ai margini della folla di ragazzini di campagna-che poteva comprendere qualsiasi cosa, dalla stentata fascia bassa, dove le famiglie vivevano in quindici in una baracca, alle enormi e ricche fattorie dei Revere pi su, a nord di Tintern -, stringendo i libri al petto con la schiena dritta e le spalle pronte ad alzarsi e ricadere, civettuole, mentre Swan sorrideva guardando il suo visino grazioso e ordinario e si sentiva in qualche modo illuminato dalla sua presenza, reso speciale, importante. Non riusciva a capire perch mai le piacesse. Non riusciva a capire perch l'avesse scelto, abbandonando un altro ragazzo-o altri ragazzi-a beneficio suo, mentre lui aveva abdicato in suo favore, concedendole completamente il privilegio della scelta-non gli sarebbe mai venuto in mente di puntare un'altra ragazza, pi intelligente. Non sarebbe mai riuscito ad avvicinarsi a sua cugina Deborah con la noncuranza con cui aveva approcciato Loretta, che conosceva a malapena nonostante le settimane di pranzi e chiacchiere sottovoce, mentre sentiva di conoscere Deborah profondamente e conoscerla era come imbattersi in una scheggia di s. Ma Loretta poteva toccarla, passarle il braccio attorno alla vita; la poteva baciare nella precaria sicurezza di una scalinata vuota; poteva appoggiare la fronte nervosa a quella sicura di lei, con la consapevolezza che lei sapeva come fare; lei era sorridente e complice, non era mai in imbarazzo.
Si incontravano in corridoio durante le lezioni, ciascuno di loro chiedeva di poter uscire nel medesimo momento, esaltati dall'idea di un simile inganno, di una simile sfacciataggine-vedendola uscire timidamente da un'aula in fondo al corridoio Swan si domandava stordito chi era lui per riuscire a esercitare un simile potere. La port gi per la scala posteriore, oltrepassando la doppia porta della mensa fino al primo piano (non c'erano aule sul lato posteriore del primo piano) e poi gi nello scantinato; l'ultima rampa di scale era categoricamente preclusa agli studenti e in generale non suscitava in loro interesse-e l, in un'alcova poco illuminata sotto le scale, circondati dal ronzio misterioso e confortante dei macchinari e dall'odore permanente del cibo della mensa, l potevano baciarsi, in piedi, stringendosi l'uno all'altra, e Swan sentiva con una tale forza quanto lei fosse bella-non riusciva a pensare a nessun'altra parola-che doveva continuare a dirglielo, a ripeterglielo. Gli sembrava che stessero fluttuando oltre loro stessi, lontano da Swan e da Loretta, in un mondo anonimo di mite tenerezza dove esistevano soltanto la dolcezza e la gentilezza dell'affetto, del semplice affetto. Sentiva quanto fosse facile essere buoni e quanto il calore di quella ragazza fosse inebriante, non rappresentava mai una minaccia per lui, non gli chiedeva niente ma voleva solo dare; si chiese se gli uomini che erano finiti tra le braccia di Clara avessero mai scoperto quel silenzio ipnotico e se tutti gli uomini finissero per scoprirlo, prima a poi.
Qualche mese pi tardi, quando Clara cerc di parlare di lei a Swan, lui si sent a disagio ed evit di incrociare il suo sguardo.
Ma perch, che c' che non va? gli disse. Gli era sembrata troppo avida, troppo semplice. Aveva una ragazza, erano forse affari suoi? Il fatto che crescendo fosse diventato meno strambo di quello che chiunque sospettava non avrebbe dovuto sorprenderla. Perch non vuoi parlare di lei? Clark dice che  carina, conosce entrambi i suoi fratelli -
L'opinione di Clark su di lei non mi interessa disse Swan.
Ma Clark dice che  carina. Perch non mi guardi? Non c' niente di cui vergognarsi.
Lui sobbalz, come se l'avesse colpito.
Un ragazzo della tua et dovrebbe avere la fidanzata, non c' niente di sbagliato. Perch non vuoi che lo dica a tuo padre? Clark  sempre uscito con un sacco di ragazze, persino Jonathan lo faceva-immagino-e non voleva certo dire che le avrebbero sposate. Tuo padre ha soltanto paura che tu o Clark sposiate una persona al di sotto di voi, tutto qua, ma lui sa come -
Non ne sa proprio un bel niente disse Swan.
Lei non ha niente che non va-vero? disse Clara.
Swan tamburellava le dita sul tavolo, impaziente. Visto che era stata sua madre a entrare nella sua stanza non poteva andarsene; sarebbe stato un errore, sarebbe stato come ammettere la sconfitta. Si era seduta sul bordo del letto, le gambe accavallate all'altezza delle caviglie, come se tutto quello che c'era l dentro le appartenesse, lui compreso. Dopo un momento Swan disse, cominciando a bassa voce: Pensi che sia tutto cos facile. Credi che si tratti semplicemente di due animali che stanno insieme, e finisce l-no, non mi interrompere. So cosa pensi. Ma non  cos. Io non mi comporto con Loretta nel modo che credi tu e non c' niente che non vada in lei. Io non faccio quello che pensi tu.
Clara lo squadr. Di che diavolo stai parlando?
Quando avevo tredici anni mi hai parlato delle ragazze... e di come tutto sarebbe andato bene se io, se io...
Sul serio? rise Clara. Perch l'ho fatto?
Si accorse che non se lo ricordava. Come era possibile che lui si ricordasse ogni parola e ogni singolo gesto di quella conversazione mentre lei se l'era dimenticata?
Dimmi che cosa ti ho detto. Devo averti fatto arrabbiare, vero?
No, non mi ero arrabbiato.
Ma ora sei arrabbiato? Solo perch hai una ragazza devi metterti contro tua madre?
Non mi sono messo contro di te disse Swan.
Girati e guardami, allora. Perch hai quell'aria triste? Che cosa c' che non va?
Non lo so che cosa c' che non va disse Swan impotente.
Gli scost i capelli dalla fronte come se volesse vederlo meglio. Aveva le dita fresche e leggere. Pens che se lei gli fosse stata accanto, cos vicina, o se Loretta si fosse accostata cos tanto a lui, con il suo profumo, sarebbe riuscito a sfuggire da quel senso di pericolo e di depressione simile a una pozzanghera d'acqua scura che avanzava implacabile verso i suoi piedi.

9.

Clark, per, fin per sposare la sua Rosemary, quella ragazzina bassa che somigliava a un uccellino, con le sopracciglia spinzettate e i capelli tinti di nero per far risaltare il suo bianco, bianco viso, bianco come la farina e altrettanto liscio al tatto. Per sfuggire alla rabbia di Revere si era trasferito nello stesso giorno in cui aveva annunciato le sue intenzioni, e lui e la ragazza si erano sposati una settimana dopo. Le signore Revere e in generale le signore di Tintern avevano cominciato a contare i mesi e le settimane, osservando il pancino snello di Rosemary ogni volta che la vedevano, ma non era accaduto nulla. Il primo bambino nacque soltanto un anno dopo e a quel punto tutto era gi stato dimenticato e la situazione tra Clark e suo padre si era ricomposta: Revere gli rivolgeva di nuovo la parola e gli era stato assegnato un buon lavoro, dopo qualche anno se lo avesse fatto bene avrebbe potuto gestire la segheria, ma la vastit delle trame e delle fortune dei Revere gli era ormai preclusa per sempre. Lui e Rosemary vivevano in citt, al piano di sopra di una casetta a schiera bianca a due piani in una delle vie migliori di Tintern.
Aveva cominciato a mettere su peso insieme a sua moglie quando era rimasta incinta, un giovane marito grassottello, serio e apprensivo. In un paio d'anni sarebbe riuscito a portarla a casa, forse, ma nel frattempo la famiglia di lei li accolse, li circond in massa e li am profondamente, orgogliosa del genero come se fosse sceso dalle montagne per sposare Rosemary e fosse poi riuscito a riportarla su fino in cima.

Una settimana e un giorno prima di quel matrimonio, Clark era andato in macchina al deposito ferroviario a ritirare un pacco per Clara. Era un affare lungo e pesante-un altro tappeto dal negozio di importazioni orientali. Aveva lasciato il lavoro alla segheria per andare a prendere il tappeto prima che il deposito chiudesse, e gli sarebbe rimasto solo il tempo necessario per passare allo spaccio a salutare Rosemary; poi sarebbe ripartito, diretto a casa. Era ormai l'inizio di aprile. Provava una sensazione di euforia che non aveva niente a che fare con la primavera o con Rosemary, che amava con dolcezza e semplicit e il cui corpo minuto gli sembrava tremendamente eccitante, ma con quel pacco che stava portando a casa. Era un regalo, un dono. Era orgoglioso di portarlo a Clara, che dimostrava cos tanta gratitudine e si sorprendeva per qualsiasi cosa, anche se la sua attenzione non durava a lungo.
Quando arriv a casa vide che il vecchio tappeto della sala da pranzo era stato trascinato fuori. Clara portava un paio di jeans e una vecchia camicia; era scalza. Santo cielo, sembra grande disse lei.  della misura sbagliata, secondo te? I mobili della sala da pranzo erano stati spinti nell'altra stanza e Clark fu piuttosto sorpreso che Clara avesse fatto tutto da sola. Voglio sistemare tutto per bene per tuo padre. Voglio fargli una sorpresa gli disse.
Dovettero lottare con l'imballaggio del tappeto, sbuffando e sudando. Se Swan fosse a casa ci potrebbe aiutare disse Clara. Ma ora Swan aveva la sua macchina e quando si trattava di tornare a casa se la prendeva comoda; e comunque Clark era contento che non ci fosse. Provava un senso di possesso nei confronti di quel tappeto pesante come il piombo, avvolto in quell'assurdo imballaggio, come se fosse qualcosa che aveva scelto personalmente per Clara.
Quando finalmente riuscirono a srotolarlo, il tappeto li stup con i suoi colori. Si sentivano un po' intimiditi, l vicino. Ho le mani sporche, non dovrei toccarlo disse Clark. Clara era curva sul tappeto, a osservarlo. Si mordeva il labbro inferiore, pensierosa. Ma Clark, che di fronte alle cose belle si imbarazzava come se rappresentassero un affronto alla sua mascolinit, ruppe il silenzio dicendo: Penso che trasciner tutta questa robaccia dentro. La robaccia erano gli ottimi mobili antichi che erano appartenuti alla prima moglie di Revere e che Clara aveva ripescato in soffitta. Aveva scoperto che la loro linea aggraziata e il legno caldo erano esattamente il tipo di cose che continuava a vedere sulle sue riviste.
Dopodich si misero seduti al tavolo della sala da pranzo, ma con le sedie girate per poter guardare il tappeto. Bevevano birra e parlavano tranquillamente, senza uno scopo. Clara sedeva con le ginocchia raccolte e i talloni nudi sull'orlo della sedia; continuava a fissare il suo nuovo tappeto e, mentre lo faceva, le labbra le si erano incurvate fino a formare un sorriso. Clark era stranamente soddisfatto. Quando ti sposerai ti aiuter con la tua casa disse Clara. Io so dire quando una cosa  di qualit o non lo .
Chi dice che mi sposer? disse Clark.
Oh, che tipo. Sei proprio una scocciatura disse Clara, agitando la mano.
Dopo cena, Clark prese la macchina e imbocc la strada per andare al bar, per semplice divertimento. Di solito non usciva da solo, ma quella sera aveva voglia di fare qualcosa di diverso; era irrequieto. Alla taverna rimase in piedi al bancone e parl animatamente e seriamente di politica con gli agricoltori che entravano. A loro piaceva, l'aveva capito. Diventava immediatamente caloroso con chiunque lo trovasse simpatico e la sua magnanimit spesso lasciava gli altri perplessi; non erano abituati a un atteggiamento cos amichevole da parte di un Revere. Ma a loro lui piaceva davvero. Verso le undici entr uno dei suoi amici, un giovane uomo che si era sposato pi o meno cinque anni prima, non se la stava passando bene ed evitava Clark. In dieci minuti, per, avevano risolto tutto, Clark aveva riconquistato l'amicizia dell'uomo, ed era tutto a posto. Avevano la stessa et, venticinque anni. Si conoscevano da cos tanto tempo che a Clark, ripensandoci, vennero le lacrime agli occhi. Il giovane uomo disse che doveva chiamare sua moglie per spiegarle perch sarebbe stato fuori fino a tardi, e Clark lo accompagn al telefono. Erano entrambi piuttosto ubriachi. Quando l'uomo riagganci, Clark chiam a casa di Rosemary. Rispose sua madre dicendo che lei era a letto, era importante? Clark disse che s, era importante. Quando Rosemary arriv al telefono le disse che la amava, come stava? Aveva di nuovo gli occhi pieni di lacrime. Quando il locale chiuse dovette riaccompagnare il suo amico a casa in macchina perch era svenuto, e poi avrebbe dovuto guidare fino a casa da solo, imboccando le curve con la massima precisione. A volte guidava piano, a volte guidava veloce. Non sembrava sapesse bene che cosa stava facendo, a parte quando provava a curvare-allora riusciva a capire, grazie a una vaga sensazione di nausea allo stomaco, se stava andando troppo veloce. Quando arriv a casa era parecchio tardi e la casa era buia, a parte una luce accesa sul portico posteriore. Spense il motore e rimase seduto davanti a casa, sorridendo. Era troppo pigro e contento per muoversi.
Doveva essersi addormentato, perch quando si svegli c'era Clara che gli scuoteva la testa. L'aveva preso per i capelli. Svegliati, forza gli disse. Bisbigliava. Vuoi che tuo padre scopra quanto sei ubriaco? Sbronzo come un maiale?
Sent un'ondata di nausea, poi se la dimentic. Era molto assonnato e tranquillo. Pass, all'apparenza, un lungo intervallo di tempo e poi Clara lo scroll di nuovo per svegliarlo, piegandosi per sibilargli qualcosa in faccia. Sto bene borbott Clark. Posso dormire qui...
Muoviti, per favore. Svegliati. Non cacciarti nei guai.
Aveva i capelli sciolti. Lo scroll di nuovo e qualche ciocca di capelli gli fin in faccia, pungevano e gli facevano il solletico. Clark non ricordava di averle visto aprire la portiera, ma era aperta. Prov a scendere, ma gli sembr di cadere in una voragine spalancata; tutto era scuro e strano.
Clark, per favore-vieni disse Clara.
Gli afferr la testa e la scosse con forza. A Clark sembrava di doversi fare strada in mezzo a una pressante massa d'acqua, pesante e calda. Si svegli all'improvviso e vide Clara piegata su di lui. Dietro di lei c'era il cielo notturno, limpido, e la luna, solo un pezzetto di luna, e si domand perch lei avesse quell'aria preoccupata. Si allung e sfior il clacson col gomito-lo fece quasi suonare-e la afferr. Non essere cos arrabbiata le disse sonnolento. Appoggi la faccia alla sua. Clara si lasci scappare un suono che poteva essere una risatina sorpresa, poi gli mise una mano sulla fronte e lo spinse via. Sei proprio bella mormor Clark. Aspetta-non -
Chiuse forte gli occhi e la strinse. La sua mente si allontan barcollando da quella donna, in piedi di fronte a lui con l'accappatoio semiaperto e i piedi scalzi, fino ad arrivare alla Clara dei primi tempi, quella pi giovane che un giorno era arrivata a casa insieme a suo padre. Era solo una ragazza. Aveva sentito parlare di lei per anni e una folle volta era andato fino a casa sua, rischiando qualsiasi cosa, la frusta di suo padre o anche peggio, solo per fermarsi sotto le sue finestre e provare a sbirciare dentro... Ora l'aveva presa e, trasognato, tra le vertigini, pens che non avrebbe mai rinunciato a lei. Gli sembrava di aver fatto molta strada, lottando, per raggiungerla.
Sei pazzo, lasciami gli sussurr. Clark la tir gi e prov a baciarla. La sent esitare-ne era sicuro-e a quel punto lei gli piant le unghie nel collo. Brutto figlio di puttana, lasciami! Lasciami! gli disse. Clark cadde all'indietro, ma non cadde veramente: era ancora seduto in macchina.
La mattina dopo, prima che Mandy preparasse la colazione, Clara lo chiam nel suo garden room. Era gi vestita. Si era pettinata i capelli all'indietro, tirati e fermati con le forcine. Sulla mano destra c'era il vecchio anello con la pietra viola che non portava da anni. Clark cominci a dirle quanto fosse dispiaciuto, quanto si sentisse mortificato. S disse Clara. Non sembrava lo stesse ascoltando. E non sembrava nemmeno che volesse guardarlo, non esattamente. Quello che devi fare  andartene da qui. Lo sai anche tu. Ora non puoi pi stare nella stessa casa insieme a me.
D'accordo disse Clark.
Non puoi e basta gli disse, e il suo viso, colto dalla luce mattutina che inondava le finestre, non era il viso che aveva amato e desiderato la notte precedente-aveva delle lievi, minuscole rughe sulla fronte e vicino alla bocca. Era ancora una bellissima donna, ma la donna che lui aveva desiderato era ormai comunque scomparsa: la ragazza giovane che Revere aveva portato a casa, per sposarla.
Hai capito? gli disse. Il suo sguardo era piatto e lontano, come lo sguardo di un gatto. Poi si focalizz su di lui e cap che era un po' spaventata. Gli tocc il braccio e poi lasci che le dita si fermassero. Mi dispiace che tu l'abbia fatto. Io non sapevo che-non ho mai-ma ora non puoi pi stare qui. Vai e sposala e questo  quanto.
Clark si pieg per sentirla meglio. Sposare chi? le disse educatamente.

10.

Per il suo diciottesimo compleanno, Swan and in macchina con suo padre fino a Hamilton, dove incontrarono Clara e cenarono nel ristorante di un albergo. Clara visitava spesso la citt, alloggiando solitamente in albergo, ma quella volta era a casa di un parente. Quando Revere le domand che cosa stesse facendo, lei sembr contenta ed evasiva, gli spieg che doveva fare compere, doveva andare in certi negozi, doveva vedere delle persone. Chi incontrasse non era chiaro, ma Revere non glielo chiese. Non si fidava dei parenti di citt; era convinto che lo guardassero dall'alto in basso.
Revere era venuto per degli affari importanti-l'eredit di sua zia stava per essere liquidata. L'aria triste e tirata di suo padre preoccupava Swan. I camerieri lo osservavano come se si trovassero di fronte a delle ragguardevoli rovine, a un uomo che avrebbero dovuto conoscere ma che non sapevano bene come collocare. Revere scambi la sollecitudine del suo cameriere per qualcos'altro. Vogliono cacciarci, ma se siamo appena arrivati? domand a Clara.
Swan non aveva appetito. Aveva passato la giornata ad ascoltare i suoi parenti che litigavano. Ma apr il menu e analizz tutte le parole, che cerc di non tradurre in immagini di roba da mangiare. Clara disse, proprio come era certo avrebbe fatto: Hanno invitato Judd e sua moglie a cena fuori, ma non noi. Lo so. Swan fece un sospiro, per dimostare quanto ritenesse stupida quell'idea; voleva fermare Clara prima che infiammasse la rabbia di Revere. Lo sapevano che era il compleanno di Steve, ma al diavolo, no? Se possono fare qualcosa per darmi un dispiacere, stai certo che lo fanno.
Sono occupati, c' molto lavoro disse Revere.
Chiuse il men. Aveva superato i sessanta ormai: un uomo massiccio, fiacco, con dei solchi netti su entrambi i lati del naso, simili a lividi. Quando non portava gli occhiali, il suo sguardo era immobile e piuttosto indifferente. Apr il tovagliolo e lo scroll, abbassando lo sguardo per osservarlo, come se non avesse idea di che cosa fosse. Poi se lo mise sulle ginocchia. Lo guardavano, Swan e Clara, attirava pesantemente i loro sguardi. Per un po' non disse nulla, il viso teso e austero come una maschera; poi cominciarono a tremargli le labbra. Disse: Non preoccuparti, lo rimpiangeranno. So come fargliela pagare.
S, ma non lo farai disse Clara.
Lui scosse la testa lentamente, seriamente. Swan aveva freddo. Aveva passato l'intero pomeriggio seduto accanto a suo padre, ad ascoltare la sua voce rallentata, affaticata, che si aggrovigliava intorno a problemi oscuri e stupidi, ed era esausto.
Era sempre esausto ormai, e non riusciva mai a localizzare il nocciolo delle sue afflizioni. Quando frequentava ancora Loretta, c'erano stati dei momenti di incomprensibile e terrificante spossatezza, come se ci fossero due gigantesche ali che sbattevano contro le pareti del suo cervello, ali che vi picchiavano contro da cos tanto tempo che tutto stava diventando insensibile, morto. Mentre apriva il suo tovagliolo e spostava le posate d'argento di qua e di l, nervosamente e senza motivo, pens a Loretta e a come se la stesse cavando. Le ultime notizie che aveva ricevuto non erano sorprendenti-il matrimonio, un bambino. Loretta. Ora nella sua mente continuava a confonderla con la moglie di Clark, che vedeva di tanto in tanto. Ma Loretta era stata la sua ragazza. Socchiuse le palpebre, prov a evitare lo sguardo di Clara e si ritir in una segreta contemplazione di Loretta, che l'aveva amato e che non era mai riuscita a parlargli, neanche una volta. L'ultima notte che avevano passato distesi nella sua macchina, aveva provato per lei un desiderio vertiginoso, una vera agonia fisica che era a malapena riuscito a controllare, e quando lei aveva detto: Non c' problema, Steven lui-nella sua testa-aveva pregato Dio, anche se sapeva che non esisteva e che non era mai esistito, implorando: Lascia che io sia buono e gentile. Voglio essere buono. Non desidero nient'altro. Loretta l'aveva attirato a s con le braccia e con la bocca soffice. Non aveva mai pronunciato la parola amore con lei e non l'aveva detta nemmeno allora-ma l'aveva quasi pensata-e la prossimit di quel pensiero l'aveva fatto allontanare da lei, tremando. Era terrorizzato dalla possibilit di poter affondare con lei in quella palude. Lui non sarebbe affogato nel suo corpo. Perch non esisteva un mondo tenero e benevolo che potessero condividere senza alcuna conseguenza: erano Swan e Loretta, due persone reali, e qualsiasi cosa lui avesse fatto non si sarebbe dissolta, volando via come in un sogno. Sarebbe stato reale. Ne avrebbero fatto parte, insieme, per sempre.
Non mi farai male gli aveva detto lei.
Ma non somigliava per niente a quello che Clara gli aveva promesso-com'era strana e superficiale, com'era crudele sua madre! Non si rendono felici le ragazze in quel modo, semplicemente; desideravano di pi, avevano bisogno di qualcosa in pi, e se non eri capace di dare loro nient'altro?
Quindi si era liberato di lei e l'aveva costretta a stargli alla larga. E Clara aveva detto, scoprendo che era finito tutto: Be', sono contenta quanto te. Era un po' una poveraccia, comunque, no?.
Ora Clara era passata a quell'aria fredda e sprezzante che sfoggiava sempre nei negozi e nei ristoranti, e mentre leggeva il men un'espressione infantile e astuta le si era dipinta in faccia. Swan la osservava, affascinato. Oh, questo sembra buono. Non coster troppo, vero? disse. Indic qualcosa e lo mostr a Revere; lui scosse la testa, no, non costava troppo. Swan sorrise. Non sapeva che cosa quel sorriso volesse dire: era la semplice reazione di fronte a rituali e cerimonie che si erano gi ripetuti tante volte. Clara lo faceva sempre. Si chiese se lo facesse anche con gli altri uomini che vedeva l in citt-sempre che vedesse altri uomini; ora era riservata, in una maniera vaga e maldestra-e se anche loro scuotessero il capo, no, come faceva Revere. Quando Clara muoveva la testa, schegge di luce sfrecciavano dai suoi orecchini di diamanti. Gi, erano diamanti. Non erano zirconi. Ma la maggior parte delle persone non avrebbe saputo notare la differenza, come potevano?
Era una delle cose che la infastidivano in quel periodo.
Prendi quello che vuoi, Clara disse Revere.
Potevano rilassarsi all'ombra di quell'uomo e di quello che aveva fatto per loro. Swan cerc di pensare a Revere come a suo padre, suo padre, e gli sembr che l'idea di avere Clara come madre avrebbe dovuto essere pi difficile da accettare, per lui, ma non riusciva comunque a capire che cosa significasse avere un padre. Che cosa voleva dire, esattamente? Come doveva comportarsi con quell'uomo? Imitava ogni modello in cui si imbatteva-aveva imitato e migliorato lo stile di Clark per anni-ma al centro della loro relazione c'era un senso di vuoto, arido e desolato, attraverso cui padre e figlio avrebbero potuto rimanere a contemplarsi per sempre. Mentre Swan era sempre pi capace di comprendere i problemi di Revere, il suo ruolo stava diventando pi semplice da un lato e pi complesso dall'altro. Si stava trasformando in una specie di impiegato o di segretario. O in una sorta di avvocato. Aveva gi passato un po' di tempo con uno dei nuovi uomini di suo padre-il suo commercialista - cercando di spiegare a quel tizio perch Revere si rifiutasse di pagare certe cose e s, s che era d'accordo, era irrazionale, ma come avrebbero fatto a pagarle senza che Revere se ne accorgesse? Pi Revere invecchiava, pi diventava cruciale che il gioco che stava giocando non venisse violato. Esigeva di essere preso in giro, sviato, esigeva che gli si mentisse. Swan credeva che le persone che lavoravano con e per lui lo sapessero, ma se anche non lo sapevano, lui, Swan, lo sapeva e avrebbero dovuto dargli retta. C'erano cose che si potevano dire al vecchio, certe relazioni gli venivano consegnate e altre no. La faccenda stava diventando pi semplice, perch tutto quello che doveva fare per riuscirci era trasformarsi in una specie di macchina e imparare. Ma essere l'unico figlio superstite di Revere si stava facendo pi difficile. Robert non veniva mai nominato, Jonathan era svanito dalle loro vite e di Clark si parlava allo stesso modo in cui Revere si era sempre riferito a lontani parenti che avevano fallito... e cos rimaneva Swan-Steven-e limitarsi semplicemente a giocare a scacchi con il vecchio, facendolo vincere, non era sufficiente; il vecchio si stava stufando di vincere a scacchi. Stava diventando necessario dargli una leggera spintarella per correggerlo, prima che prendesse una catastrofica cantonata e perdesse ogni cosa. Swan pens a come tutto sarebbe stato pi semplice se solo suo padre fosse morto, ma quello era un pensiero di cui ci si doveva vergognare.
Suo padre ordin da bere per lui e per Clara. Alle spalle di Clara c'era uno specchio da parete incorniciato da un tendone grossolano di velluto rosso, e Swan cerc di evitare il proprio riflesso. I capelli di sua madre erano stati tagliati il giorno prima, evidentemente, un taglio netto. Le abbracciavano il capo e si arrampicavano verso la sommit della testa dividendosi in montagnole di riccioli, spinti fin lass grazie a qualche genere di artificio. Swan non riusciva a decidere se stesse bene o se sembrasse ridicola. Forse entrambe le cose insieme.
Steven, dovevi prendere qualcosa da bere anche tu.  il tuo compleanno disse Revere.
Non mi piace bere.
Revere ci penso su come se non l'avesse mai sentito prima. Aveva dei solchi sotto agli occhi - borse stanche e scure. Sembrava un uomo costantemente impegnato a pensare, a pensare dolorosamente. Swan e sua madre avevano la pelle chiara, i capelli chiari e sembravano curiosamente elastici e rilassati di fianco a quel vecchio imponente; la relazione che legava i tre sarebbe risultata piuttosto oscura a un passante. Swan pens: non mi piace bere, solo Dio lo sa. Se avesse cominciato a bere non si sarebbe pi fermato, forse. Gli sarebbe piaciuto dirlo a suo padre e riversare addosso a quell'uomo tutta la colpa.
Bessie  invecchiata disse Clara.
Ma guarda un po'! disse Revere. Per.
Io la penso cos. Ronald  in Europa, l'hai saputo? Sta studiando a Copenhagen-neurologia.
Dal modo in cui Clara aveva pronunciato Copenaghen e neurologia si sarebbe potuto pensare che lo dicesse tutti i giorni. Swan sorrise. Ah, Steven disse lei, un po' troppo seccamente dopo aver visto quel sorriso avresti dovuto continuare con la scuola. Perch ti lasci superare? Lui non  tanto pi grande di te.
Swan si strinse nelle spalle. Un movimento negligente e autoderisorio delle spalle, perfezionato da Jonathan durante il periodo dei viaggi in macchina per andare a scuola, e ritorno. Ne ho abbastanza dello studio. Dei libri.
Ma perch? Era la delusione che intristiva di pi Clara: l'indifferenza di Swan nei confronti del college. Aveva tenuto il discorso di fine anno alla cerimonia dei diplomi, e non aveva trovato il modo di completare la domanda di iscrizione a nessuna universit finch non era stato troppo tardi per quell'anno. Swan aveva detto, vago, che sarebbe potuto andare al college qualche anno dopo, magari.
Steven, ti  sempre piaciuto cos tanto leggere...
Be', non mi piace pi. Ho il cervello bruciato.
Swan si mise a ridere, e Clara lo fiss. Suo figlio stava diventando un estraneo, per lei! Stava quasi cominciando ad avere paura di lui. Le ricordava qualcuno, intu Swan. Se avessi avuto la possibilit di imparare delle cose e se non fossi cos stupida disse Clara, tamburellando sui denti con le unghie. Ne andrei davvero orgogliosa. Sissignore! Per tutta la vita ho avuto intorno persone-come sui giornali e alla radio-i Revere di Hamilton-pi intelligenti di me, che sanno parlare meglio. Mi sarebbe sempre piaciuto riuscire a vedere nel passato come certa gente. Come in quel museo, te lo ricordi? L'antico Egitto. I faraoni. La storia, cose che sono successe per un motivo. E queste persone, loro la vita la riescono a capire. Ma io, io... non ci sono mai ruscita. Clara balbettava e Swan sent una fitta di qualcosa che somigliava alla piet, alla tristezza, alla meraviglia: che cosa stava cercando di dire sua madre, a chi stava pensando?
Be', ora non ho tempo per i libri. Come ho detto, il mio cervello  come una lampadina-bruciata. Swan pens con una certa soddisfazione che era al sicuro dai giganteschi scaffali stracarichi delle biblioteche e dalle sale dal soffitto alto dei musei, c'erano cos tante cose che esigevano di essere lette, imparate, osservate, assorbite-un vasto giardino di menti umane che che gli sembrava fosse stato faticosamente chiamato a esistere, nella sua complessit, da uno spirito disumano e sinistro.
Revere disse: Io non ci sono mai andato al college. Nessuno di noi. Perch? Perch quando ti serve un amministratore lo compri. E lo stesso vale per gli avvocati.
Swan, dall'altro lato del tavolo, rivolse un sorriso allo sguardo ermetico di sua madre. E quindi? Vedi? Questa  saggezza. Non volevi davvero che lo superassi, no? Non  sufficiente, per me, essere arrivato al suo livello? Cos tanto pi giovane di lui?

Quella notte, disteso in una stanza d'albergo sconosciuta, sguinzagli la sua mente alla ricerca di qualcosa che lo lasciasse dormire. Pens a sua cugina Deborah, che aveva visto l'ultima volta a Natale-una grande festa di Natale da Clara. Non era stata un successo, come festa, non proprio, ma forse i parenti avevano mangiato pi degli altri anni, erano rimasti pi a lungo, forse erano stati un po' pi amichevoli, e Clara era ovviamente intenzionata ad aspettare un numero imprecisato di altri Natali per farli ricredere a tal punto da convincerli ad accogliere tra loro sia lei che Swan-avrebbe potuto aspettare in eterno, quella Clara Walpole! Deborah era venuta anche se probabilmente avrebbe preferito rimanere a casa. L'aveva guardata per tutta la cena, era seduta vicino a suo padre ma non gli aveva nemmeno parlato, una ragazza magra, timida, sprezzante, con dei lunghi capelli castani e gli occhi marroni. Dall'aspetto poteva sembrare stupida, ma quando il suo sguardo si posava su di te allora percepivi qualcosa di strano... dopo quella lunga cena chiassosa, Swan si era seduto accanto a lei e avevano parlato. Erano accanto all'albero di Natale, quasi dietro, vicino alla finestra, e fuori aveva nevicato; si ricordava tutto. La neve era delicata e pacifica, ma l dentro c'erano bambini che correvano e urlavano-li detestava. Swan le raccont dei viaggi in citt con suo padre, cercando di farle provare un po' della sua confusione, della sua preoccupazione, senza spiegarglielo esplicitamente.
Ma lei lo interruppe per dirgli: Odio tua madre, lo sai?.
Swan rimase allibito. Che cosa?
Odio anche la mia, di madre. Quindi non c' niente di strano.
Alz gli occhi e gli sorrise. Nel suo sguardo c'era qualcosa di irreale: era troppo giovane per guardarlo cos.
Di' la verit, Steven! Le odi tutte e due anche tu.
No.
Gli diede un buffetto, astutamente. Dai.
Tua madre la conosco a malapena. E perch dovrei odiare la mia, di madre?
Il viso di Deborah cambi, assumendo un'espressione sdegnosa. Sai la verit ma non la vuoi dire, quindi perch dovrei parlarti? Se tu mi volessi bene e mi rispettassi... Swan era in imbarazzo, e non disse niente: finirono per restare in silenzio. Dopo un istante, Deborah disse con cattiveria: Tu sei un bastardo,  cos che si dice. Illegittimo. Tua madre e tuo padre non erano sposati quando sei nato. Quindi perch devi raccontare frottole come tutti gli altri, come tutti questi ipocriti? Arrivi da fuori, lo sanno tutti. Tu puoi dire la verit.
No. Non vengo da fuori disse Swan. Sono il figlio di Curt Revere.
Prov l'impulso di afferrare Deborah, di farle del male. Ma l'impulso pass in fretta. Non avrebbe potuto farle del male, la amava; e se non amava lei, non sarebbe riuscito ad amare nessun'altra. Era la sua anima gemella. Eppure, con lei doveva fingere. Quello che dici non  vero, Deborah. Quindi stai zitta.
E ora pensava a quella ragazza, sull'orlo del sonno, e si domandava perch, come lui, fosse cos infelice e indefinita; cos simile a lui, ma una Revere. Persino i suoi vestiti sembravano vecchi, di un'epoca passata, e non sembravano mai della misura giusta per il suo corpo esile, come se appartenessero a un'altra persona. Potremmo andarcene da qui. Vivere da un'altra parte. Europa. Alaska. Messico. Deborah! In quel mezzo sonno immagin di fare l'amore con Deborah ma, prima che potesse baciarla sulla bocca, prima che potesse entrare nel suo corpo, lei si dissolse e scomparve.

Anche il giorno del suo ventesimo compleanno Swan era lontano da casa: a Chicago con Revere per incontrare gli amministratori. E quell'estate aveva passato diverse settimane a Hamilton, alloggiando in un albergo; incontrava gli uomini di suo padre e discuteva; li minacciava di conseguenze alle quali Revere non aveva mai pensato, ma che comunque erano abbastanza bellicose da sembrare le idee di un uomo anziano. Vendere propriet. Vendere investimenti. Uscire. Reinvestire. I Revere della contea di Eden stavano facendo parecchi soldi grazie al frumento, al mais, alla soia e ai dazi governativi sulle importazioni-e a Revere che cosa importava se interessi di altro genere non fruttavano cos tanto? Swan voleva credere che non si trattasse solo del governo federale, delle leggi approvate dal Congresso per merito di lobbismo e ricatti. Il futuro erano le coltivazioni automatizzate, come fabbriche; solo che i prodotti sarebbero stati mangiati. Ma, se eri sveglio, i tuoi lavoratori non dovevano essere sindacalizzati, e potevano essere licenziati con qualche giorno di paga. Le pi grandi aziende degli Stati Uniti potevano essere distrutte dagli scioperi, ma non le fattorie di propriet dei Revere. Non ancora.
Quando Swan comp ventidue anni, discusse con suo padre delle minacce rappresentate dall'acquisizione delle quote dei soci.
Che cosa stai aspettando, pa'? Ti ridono dietro e basta.
Col cavolo. Cambieranno idea quando...
Swan chiuse gli occhi. Ne parli da dieci anni.
Il suo cervello virava e scendeva in picchiata, superando quello di suo padre. Era un cavallo giovane crudelmente attaccato a un cavallo che stava diventando vecchio. Costretto a zoppicare per tenere il passo dell'altro. Aveva le sue idee, sapeva che cosa voleva fare. Nella sua testa c'era la mappa agrimensoria dei terreni che si estendevano dalla Eden Valley fino a Hamilton, pi a nord. Riusciva a vederla chiaramente, attraversata da una nuova autostrada; un'interstatale pi grande di qualsiasi strada mai costruita nella parte settentrionale dello stato di New York. Quello era il futuro, lui lo sapeva. Avrebbe comperato pi terra, sempre pi terra, e avrebbe ricostruito e ingrandito i granai; avrebbe abbattuto i silos pi vecchi e ne avrebbe installati di nuovi, a prova di intemperie. Avrebbe investito in un'azienda di cibi surgelati, perch anche quello era il futuro. Rifletteva febbrilmente su tutto quello che avrebbe potuto fare; il pensiero che cos tanto potere riposava latente nella terra muta e selvaggia, in attesa che qualcuno lo catturasse. Clara aveva ragione: bisognava conoscere il passato. Ma saperlo serviva soltanto a tuffarsi nel futuro.
Swan aveva supervisionato la vendita della fabbrica di gesso. Gli sarebbe piaciuto ritirarsi dalla segheria di Tintern ma Clark, quel maledetto scemo di Clark, tardo com'era, uno che aveva passato la vita senza un'idea in testa, la dirigeva.
Swan aveva detto a Revere che l'unico parente di cui si fidava era Judd. Gli parl lentamente e con chiarezza, in modo che Revere-aggrottando le sopracciglia e rigirandosi in mano gli occhiali bifocali-non lo fraintendesse. Ci ho messo cinque anni a capire che continui a lavorarci assieme anche se non ti fidi di loro-perch? Lo zio Judd pu manovrarli in modo che si ritirino. Possiamo acquisirli, e che se ne vadano al diavolo. E se lo zio Judd non vorr farlo, ci penser io a convincerlo. Credo di sapere come fare.
La linea severa che Revere aveva al posto della bocca si pieg impercettibilmente in un sorriso.

Come sei diventato strano. A volte non ti riconosco.
Eppure, nel tono di Clara c'era quasi dell'ammirazione. Sapeva mantenersi a distanza. Swan rise, sua madre era cos imprevedibile. Per era vero, probabilmente. Anche quando si radeva, cercava di non guardarsi in faccia. Aveva perfezionato involontariamente un metodo di rasatura che prevedeva soltanto l'osservazione della mascella, a occhi semichiusi. Non voleva vedere se stesso pi di quanto fosse necessario.

Arriv un momento in cui Swan si ritrov intossicato da tutto quello che aveva ereditato-poteva sedersi vicino alla finestra della stanza al terzo piano che aveva requisito per trasformarla nel suo ufficio, e fissare il nulla; non guardava nemmeno, fuori dalla finestra, quella terra che un tempo l'aveva affascinato con tale forza, colline basse, montagne, e di cui cos tanto apparteneva alla propriet dei Revere. Cifre e speculazioni gli vorticavano in testa. Vivevano al centro delle attivit e della produzione: la fattoria revere era diventata una fattoria-modello della Nuova Era: granai ricostruiti che ronzavano efficienti, come fabbriche; mucche da latte munte da macchinari e non da maldestre dita umane; centinaia di acri di granturco che maturavano in vista del raccolto. Swan riusciva a sentire il proprio cuore, il cuore pulsante della fattoria, e l'estensione del proprio desiderio, che scandagliava l'orizzonte fin dove l'occhio poteva spingersi, era la misura di quello che un giorno sarebbero riusciti a ottenere. Loro. Gli piaceva pensare di essere lui a sollevarli tutti e a portarli con s, tutti i Revere; quegli uomini e quelle donne defunti da molto tempo che si erano amati e odiati reciprocamente con cos tanta passione, legati da un unico nome e votati a mettere in scena il dramma di quel nome. La campagna rigogliosa e fertile attraverso cui scorreva il fiume Eden, verso il lago Ontario a nord, aveva cominciato a popolarsi ai primi del Settecento e, all'epoca della Rivoluzione, i primi Revere vi erano arrivati. E ora -
A quel punto, Swan si svegliava dalla sua trance e pensava: Che cosa sto facendo?
Non era uno di loro. Non gli importava nulla di loro.
Avrebbe potuto abbandonare tutto, persino adesso. Andarsene.
Ma la sua mente traboccava di cifre, speculazioni, voci, teorie. Steven Revere non era l'unico giovane Revere con delle ambizioni e dei progetti. Ce n'erano altri della sua generazione, e uno di loro era quel cugino con la faccia paffuta con una laurea ad Harvard: il rivale di Swan, si sarebbe potuto dire.
Si parlavano unicamente al telefono. Non si incontravano mai.
Il telefono era lo strumento di Swan, gli risparmiava incontri faccia a faccia con gente che non gli piaceva. In lui era rimasto un residuo di timidezza: il figlio biondo di Clara. Ormai leggeva raramente, a parte i giornali e le notizie di borsa; se ascoltava la radio era solo per sentire le notizie finanziarie. Usciva raramente dalla fattoria per fare una passeggiata, come invece Revere faceva ancora, ed entrava nei depositi e nelle stalle ancora pi raramente. Conosceva a malapena i nomi dei cavalli e quali puledri fossero nati da quali giumente. La fattoria aveva un manager, e il manager aveva degli assistenti. Swan ne era esentato, e ne sarebbe stato esentato. Si era reso conto, molto tempo prima, che in lui albergava una debolezza snervante-una sorta di amore mistico-per questa terra ereditata, che somigliava quasi a un terrore che gli scorreva nel sangue. La terra-uno strato impalpabile, simile a una garza, gli copriva la visuale, allo stesso modo in cui le informazioni stipate nei caratteri a stampa, nei libri, avevano una volta minacciato di invadergli il cervello, rendendolo impotente. Ogni genere di conoscenza  una droga, Swan ne era convinto. E tutte le droghe possono creare dipendenza.
L'avrebbe combattuta. Sapeva come fare. L'aveva isolata-quella sensazione di impotenza incombente-allo stesso modo in cui un feto cresce nella pancia della madre: la testolina che prende forma, le braccine, le gambette, il busto, il corpo di un pesce che diventa umano; risucchiando energia dalla carne che lo circonda e crescendo, crescendo sempre. Crescendo misteriosamente. Se avesse saputo da dove arrivava quell'energia demoniaca, avrebbe saputo cogliere il segreto di ogni cosa.

Fu all'incirca in quel periodo che compr una pistola e cominci a portarla con s quando andava in macchina in citt. Quando girava per le vie della citt da solo, gli piaceva posarci sopra la mano, l in tasca, sapendo di possedere un potere che non aveva. Pensava Ora sono armato, sono pronto. Swan sorrideva per la stranezza di quella sensazione confortante: il suo cuore batteva con meno fatica.
L'unica volta che Swan lasci la pistola in macchina, chiusa nel vano portaoggetti, fu quando fece salire una donna-da qualche parte-e la port in albergo da lui: una di quelle giovani donne che sedevano vistosamente sole al bancone del bar, posizionandosi in modo che le ammiccanti luci al neon, riflettendosi dalla strada l fuori, addolcissero e rendessero i loro volti pi affascinanti. Avrebbero potuto essere commesse, impiegate, aiutoinfermiere e non prostitute-o almeno non esclusivamente prostitute, disponibili senza l'intervento di un pappone. Se Swan avvertiva una presenza maschile, si ritirava. Era dominato da una ripugnanza morale per quel genere di transazioni, non poteva tollerarle. Le donne che incontrava erano amichevoli, all'apparenza, speravano di piacergli. Lui lo sapeva, e le pagava con pi soldi di quelli che avrebbero mai potuto chiedere, perch i soldi erano il mezzo per tenerle a distanza da lui.
Ecco che cosa temeva, se aveva bevuto: di poter confessare, sopraffatto dalla passione o dall'angoscia, esausto come se avesse corso per una lunga distanza verso i loro corpi anonimi e malleabili, di non sapere come fosse la sua vita, che cosa stesse facendo, da dove venisse o perch il suo cervello pulsasse di desideri che non riusciva a comprendere. Si stava sempre avvicinando di corsa ma, allo stesso tempo, stava anche scappando di corsa, come in un sogno andato a rotoli. Ho fatto del male a mio fratello. A uno dei miei fratelli.  stato un incidente. Eppure l'ho fatto di proposito. Temeva di pronunciare parole simili nell'intimit cullante del sesso; nella falsa intimit del sesso; negli stupidi postumi del sesso. Aveva paura di pronunciare parole che non avrebbe pi potuto ritirare. E di proseguire, tuffandosi, dicendo che era un assassino che non aveva ancora completato la sua opera e stava aspettando che l'ultimo atto si facesse strada dentro di lui.
Aveva paura di quelle donne, ma tornava ripetututamente da loro ogni volta che era in citt. Lontano dalla valle, Steven Revere non era il figlio di Curt Revere. E nemmeno il figlio di Clara Walpole: come sarebbe stata furiosa, Clara, se avesse scoperto la vita segreta, sessuale di Swan! Sorrise, pensando alla vendetta che stava perpetrando, nonostante fosse una vendetta che colpiva anche lui. Una sera, disse a una ragazza che aveva incontrato a Hamilton in un cocktail bar e con cui aveva passato qualche ora: Come fai ad andare avanti con la tua vita? Voglio dire, come fai a continuare a vivere?. Era una domanda seria e la ragazza ci pens su seriamente, ma alla fine scoppi a ridere e disse: Sono fatta cos.
La risposta lo stup. La semplicit e la sincerit di quella risposta. Pens al lungo pomeriggio trascorso nella biblioteca di Hamilton, a come avesse aspettato sua madre fuori al vento sui gradini di pietra. Era una stronza. Una puttana. Persino un bambino l'avrebbe capito. E Swan si ricord di Clara pi tardi quella stessa sera, mentre stava disteso immobile nel suo letto, di come sua madre gli avesse parlato in quel suo tono concitato, morbido e trasognato, dicendogli quanto fosse felice e quanto si meritasse la felicit; e lui aveva creduto che fosse giusto, che Clara meritasse la felicit, ma allo stesso tempo sapeva che avrebbe meritato una punizione, e lui soltanto poteva essere lo strumento di quella punizione.
C' qualcosa che non va? Ho detto qualcosa di sbagliato? domand la ragazza, vedendo la faccia di Swan.
Suppliche femminili. Bisognava rispondere in maniera protettiva, anche se ti sarebbe piaciuto scattare, colpire e ferire.
La piant l bruscamente, tremando di una rabbia che non riusciva a capire. In macchina, dopo aver aperto il vano portaoggetti vide, con sollievo s, che la pistola c'era ancora, quell'oggetto muto e per nulla pesante che si adattava con cos tanta naturalezza e logica alla presa della mano di un uomo.
Spiegare a quella ragazza quello che aveva fatto, e che non aveva ancora portato a termine. Quello che lui e Clara avevano fatto. Spiegarglielo, e a lei non sarebbe importato. Tu sei fatto cos. Noi lo siamo. Quant'era arrivato vicino a farle del male, lei non avrebbe mai potuto saperlo.

11.

A Hamilton, in un albergo in cui si era registrato usando il nome Walpole, scorreva svogliatamente col dito la lista dei Medici & Chirurghi del posto sull'elenco. Il nome Piggott lo colp. Chiam per prendere appuntamento.
I Revere di Hamilton avevano i loro medici e i loro chirurghi, si poteva esserne certi. Un ospedale di fiducia. Quando la malattia colpiva uno di loro, acquistavano le migliori cure mediche in assoluto.
Se Piggott, E.H., specializzato in medicina interna aveva una disponibilit pi tardi quello stesso pomeriggio, Swan immagin che Piggott, E.H. non fosse uno dei medici dei Revere. Fu grato di poter essere infilato-come l'ansimante segretaria lo inform-nell'agenda del dottore.
Un ambulatorio all'undicesimo piano di uno degli edifici pi vecchi del centro, a qualche isolato di distanza dal lago-agitato e incolore sotto a un cielo dall'aspetto velato. Swan, il giorno prima, aveva avuto una delle sue notti di blackout. Che fosse il fine settimana? Immagin di no, visto che Piggott seguiva l'orario d'ufficio. E anche altri in quell'edificio seguivano l'orario d'ufficio.
Nella sala d'attesa di Piggott c'erano diversi altri pazienti. Swan era sconcertato: chiss come, non si era immaginato di trovare altre persone. Non aveva immaginato di dover attendere.
Diede alla segretaria il nome Walpole. Era in anticipo di dieci minuti per il suo appuntamento delle cinque e un quarto. Si mise a sedere, irrequieto e nervoso. Prese un vecchio numero di Time da sfogliare, senza interesse. Le notizie finanziarie non sarebbero state fresche, e quindi erano prive di valore. Gli altri argomenti-politica, cinema, libri-non gli interessavano. Signore?-il bambino doveva avere quattro anni, probabilmente. Sua madre era una donna dell'et di Swan, forse pi vecchia, con una faccia triste e tirata; portava un abito malconcio e un paio di scarpe con il tacco, stranamente eleganti. Swan le aveva lanciato un'occhiata mentre entrava in sala d'aspetto e non aveva per nulla fatto caso a suo figlio. Signore? Ciao.
Il saluto-Ciao-venne pronunciato in tono solenne. Swan sorrise e ricambi, a sua volta, con un Ciao. Il fatto che quel bimbetto avesse una voce cos flautata e fosse cos bello lo stup: aveva la pelle pallida e liscia come la pelle di gomma di una bambola, senza difetti, perfetta; le labbra ricordarono a Swan le labbra dei bambini nei dipinti classici, bambini che non dovevano essere umani ma di origine divina. Ges Bambini, cherubini. Ne vuole una? il bambino allung a Swan un tubetto di caramelle Life Savers, scartato all'estremit. Dall'altra parte della stanza, scomodamente seduta su una sedia di plastica con lo schienale duro, la madre del bambino sorrideva a Swan.
Manda suo figlio a cercarle clienti.
No grazie disse Swan.
Il bambino arretr, deluso.
 fatto cos,  un bambino socievole disse la madre scusandosi. La sua voce era pi giovane e flautata di quanto Swan si sarebbe aspettato. Ma Swan non voleva avere niente a che fare con loro, con lei. Avrebbe visto una donna quella sera.
Altre persone lo osservavano, l in sala d'attesa. Forse lo trovavano fuori posto nell'ambulatorio di Piggott. I suoi bei vestiti, quell'atteggiamento impaziente, sdegnoso. Il modo in cui girava le pagine delle riviste e le rimetteva gi. Come se nessuno di quei giornali potesse rivelargli qualcosa che non sapeva gi.
All'Hamilton Statler, Swan alloggiava in una suite in cima, al venticinquesimo piano; era di gran lunga l'hotel pi alto della citt. Non tirava mai le tende. Era sicuro di poter sentire l'edificio che oscillava, impercettibilmente, mosso dal vento che arrivava dal lago. Sparsi sul tavolo c'erano dei fogli, quasi tutti documenti legali che aveva esaminato quel giorno con gli avvocati di Revere. Nell'altra stanza, la camera da letto, c'era un cosiddetto letto king size dove si sarebbe coricato quella notte; ci si sarebbe coricato con una donna, quella notte; e sopra al cassettone c'era uno specchio con una cornice elaborata che avrebbe registrato indifferentemente tutto quello che sarebbe successo in quella stanza, con la luce o col buio.
Swan aveva lasciato la pistola in camera, ovviamente. Non aveva voluto portarla con s nell'ambulatorio di Piggott. Un calibro piccolo, una Remington ventidue semiautomatica a sei colpi; non era un'arma da fuoco notevole, era fatta di comune acciaio inossidabile con l'impugnatura di plastica. Era di seconda o terza mano, l'aveva pagata meno di duecento dollari. Se Revere avesse saputo che si era comperato una pistola simile, e che la portava addosso, il vecchio ci sarebbe rimasto di sasso. Swan sorrise, pensando a lui che balbettava Una pistola serve a una cosa soltanto...
Swan non ne era cos certo. Doveva ancora decidere.
Alle cinque e trentacinque chiamarono il nome Walpole. Swan si alz all'istante e segu un'infermiera di mezza et in una saletta interna, che odorava di vernice e disinfettante. Il dottor Piggott lo osservava accigliato, come se cercasse di dargli una collocazione. Un paziente nuovo? Appena arrivato a Hamilton? Swan non se n'era reso conto, ma gli sarebbe toccato rispondere a parecchie domande imbecilli.
Piggott non era giovane. Portava degli occhiali bifocali con il ponte color carne. In bocca aveva evidentemente una dentiera. Ma le sue mani erano aggraziate e le unghie brillavano, linde. Il suo tono era paterno anche se piuttosto meccanico-Per quale motivo voleva vedermi, signor Walpole?.
Mai una volta nella vita Swan era stato chiamato signor Walpole! Sorrise, confuso.
Sono sicuro che sar una sciocchezza. Questo sintomo... Swan si ferm, sintomo, quella parola non gli piaceva. Gli suonava clinica, come se stesse cercando di usurpare un termine medico. Pare che durante la notte io non riesca a dormire, mentre durante il giorno mi sembra di aver voglia di dormire. Dormire e basta. Come se ci fosse un pozzo scuro che mi attira sul fondo, l'acqua  piacevole, deliziosa... Swan ascoltava quelle parole, affascinato. Non aveva mai pronunciato quelle parole ad alta voce, prima. Quello che diceva era vero, eppure: prima di pronunciare quelle parole, non aveva ancora capito, del tutto. A volte, mentre guido, sento la mia-immagino si tratti del mio cervello?-la mia coscienza?-spegnersi. Come la fiamma di una candela. Tutto quello che voglio  chiudere gli occhi. Il desiderio  cos forte...
Piggott gli chiese da quanto tempo si sentiva cos, da quanto tempo aveva riscontrato quel sintomo, e Swan disse che non lo sapeva, forse da un anno.
Da tutta la vita.
Non ne sono sicuro, dottore. Non voglio farne un dramma. Per il resto sono in salute, credo. Ne sono certo.
Piggott lo stava esaminando, il suo corpo. Ascolt il cuore e gli chiese di aprire la bocca, e di tossire; gli guard gli occhi e le orecchie con degli strumenti; gli leg un laccio di gomma al braccio, in alto. Aveva cominciato a sudare. Sent di essere un corpo, un vascello che avrebbe potuto contenere chiunque, consegnato a quest'uomo, un estraneo, come si potrebbe portare una macchina in una stazione di servizio e farla revisionare. Quello che Swan era risiedeva nel suo cervello, inaccessibile.
Piggott stava domandando di nuovo quanti anni avesse, e Swan glielo disse un'altra volta: Venticinque. No, ventisei. Si chiese se il dottore lo credesse pi vecchio. Aveva il cuore pi vecchio, aveva la pressione di un uomo pi vecchio? Piggott domand: La sua occupazione, signor Walpole? e Swan ci dovette pensare su. Al centro del suo sudore freddo c'era qualcosa di caldo, pacifico, delizioso: il sonno. Avrebbe voluto dormire pi di qualsiasi altra cosa, proprio come aveva confessato a Piggott; ma la confessione non aveva cancellato il suo desiderio, come invece aveva pensato sarebbe successo, probabilmente.
Eppure, se fosse tornato in albergo e si fosse disteso su quell'assurdo letto gigantesco, non sarebbe riuscito a dormire.
C' qualcosa che non va in me, vero? Me lo pu dire, dottore. Il mio cuore...
No. Il battito cardiaco, la pressione sanguigna, sembrano normali. Immagino che, normalmente, la sua pressione possa essere anche pi bassa della mia misurazione, e la mia misurazione  bassa disse Piggott. Bassa va bene.
Davvero! Swan sorrise. Lo sapevo gi, credo. Ma certo. Bassa  il contrario di alta. ... la pressione alta.
Parlava concitatamente. Sembrava ubriaco. Che cosa gli aveva chiesto il dottore? Una domanda a cui non aveva risposto.
Aiuto mio padre alla fattoria.  il proprietario di una fattoria a sud. Nella Eden Valley.
E la fattoria  grande, signor Walpole?
No. Non  grande.
Astutamente, non avrebbe raccontato la verit a un estraneo. Ora se ne voleva andare, rimettersi la camicia, scappare. Ma Piggott lo stava osservando attentamente. Dice di non avere precedenti in fatto di malattie. Nemmeno le malattie infantili? Varicella, morbillo... Piggott stava prendendo appunti su una cartelletta; Swan sapeva che nessuno avrebbe mai pi riguardato quelle note, era una perdita di tempo. Diede risposte sintetiche, che potevano suonare plausibili. Piggott domand: E che mi dice di sua madre? Di suo padre?.
Mia madre  sempre stata bene. Che io sappia, non ha mai messo piede in un ospedale. Anche se era stata ricoverata nel periodo dell'aborto. Mio padre  pi vecchio. Swan si morsic il labbro inferiore, non gli piaceva quel che aveva detto.  pi vecchio. Amava Revere, era ingiusto parlare di lui in quel modo. Era sempre stato pi vecchio. Clara l'aveva sposato perch aveva dei soldi, e perch era pi vecchio, e sarebbe morto.
Piggott disse, in un tono cauto e cortese: Signor Walpole, mi sembra piuttosto nervoso.  sempre cos nervoso?.
Nervoso! Non sono nervoso.
D quell'impressione. E sempre pi, ora.
Quando Swan si vedeva di sfuggita negli specchi o nelle vetrine dei negozi era sempre stupito dal suo riflesso disinvolto e slanciato-dei capelli cos biondi potevano crescere solo sulla testa di un idiota. Il suo viso era insipido come quello di un attore del cinema, un volto fatto di mere superfici. Perch questo imbecille diceva che era nervoso?
Sono tutt'altro che nervoso, dottore. Come le ho detto, desidero addormentarmi di continuo.
Le raccomander un neurologo, per procedere a un esame pi approfondito. Ma, per prima cosa, pu dirmi chi  il suo medico curante, signor Walpole?
Un neurologo! Forse aveva un tumore al cervello.
Nessuno. Non me lo ricordo.
Di fronte a quella palese menzogna, Piggott si accigli.
Ma dove va per i suoi esami medici? Da qualcuno nella Eden Valley?
Che cosa c'entra la Eden Valley?
C'era dell'agitazione nel tono di Swan. Come faceva Piggott a sapere dove viveva?
Piggott disse, rapidamente: Intendevo solo chiederle, signor Walpole: di certo qualcuno della sua famiglia va dal dottore?.
Swan scosse la testa, come se non capisse.
Il momento di imbarazzo pass. Piggott disse: Avr bisogno di prelevarle un campione di sangue, se non le dispiace.
Perch dovrebbe dispiacermi? Ho sangue in abbondanza.
Swan pens che un dolore reale gli avrebbe fatto bene. L'avrebbe distratto. E rimase deluso quando Piggott fece entrare l'infermiera di mezza et per il prelievo di sangue e usc dalla stanza.
La donna leg con destrezza un laccio di gomma attorno al braccio di Swan e gli picchiett le vene. Ne scelse una, e cominci a inserire l'ago, e il braccio di Swan sobbalz, allontanando l'ago. La sensazione era quella del pungiglione di un insetto. Mi scusi! Le ho fatto male? domand l'infermiera, e Swan borbott no, e ci riprovarono; e di nuovo l'avambraccio scatt, involontariamente. Un rivolo di sudore gli scese dalla fronte. L'altro braccio, magari. Sar pi fortunata, ne sono sicura. L'infermiera voleva essere amichevole, fiduciosa. Swan non aveva la minima intenzione di opporre resistenza come un bambino o una femmina nevrastenica; eppure, quando l'infermiera affond l'ago in una vena nell'incavo del suo braccio destro, il braccio scatt un'altra volta. Forse il dottor Piggott sar pi fortunato...
Al diavolo il dottor Piggott. Al diavolo questa storia.
Swan parl con calma, quasi con gentilezza. Afferr la sua camicia e usc dalla stanza mentre se la abbottonava. Pass davanti a un ambulatorio in cui c'era il vecchio dottore, ma troppo rapidamente perch entrambi riuscissero a scambiarsi un'occhiata. In segreteria, dove l'affannata segretaria era al telefono, Swan si ricord di tirare fuori il portafoglio e di buttare sul banco diverse banconote da venti.

Torn in albergo, dove su entrambe le porte della sua suite era appeso il cartellino non disturbare. Credeva che, in effetti, nulla fosse stato disturbato in sua assenza, anche se le luci che lampeggiavano sul telefono lasciavano intendere che qualcuno avesse chiamato. Controll l'imbottitura della sua valigia, dove aveva nascosto la pistola. La tir fuori, verific che la sicura fosse inserita e la rimise a posto. Tieni la sicura inserita, figliolo. Fino a quando non hai intenzione di usare la tua arma.
Scese i venticinque vertiginosi piani e arriv all'elegante cocktail bar, dove ordin un whiskey liscio e lo butt gi d'un fiato, come una medicina: la ricetta che Piggott non era stato capace di scrivergli. Voglio solo dormire, dottore. Barbiturici. Suonava svenevole e autocommiseratorio, eppure: la cameriera giovane e sexy gli gironzolava attorno, con un sorriso ammiccante. Basta, tesoro. Sono a posto cos. Con le donne era diretto, o quasi. Diede alla cameriera venti dollari di mancia, per rimediare.
Alle otto e mezza incontr Deborah nella hall dell'albergo. Indossava un cappotto nero di cashmere, alla moda, e aveva una borsetta di pelle nera. I capelli chiari e sottili erano tagliati corti, in una maniera snervante, come per prendersi gioco di Swan: per prendersi gioco di qualsiasi uomo la percepisse come una donna, femminile. Visto che quello era l'Hamilton Statler, Deborah era entrata timidamente nella hall; si guardava attorno, con il terrore di vedere qualcuno che conosceva.
Siamo cugini. Abbiamo il diritto di vederci. Non  incesto, no? Che cazzo.
Swan parl a bassa voce, gentilmente. Deborah si accigli.
Sei ubriaco.
No. Ti stavo aspettando.
Avresti potuto aspettare di sopra, in camera. Perch qua sotto? Mi sento cos esposta...
Non volevi cenare? Ho prenotato.
Non ho mai parlato della cena. Non voglio cenare. Non ho fame, Cristo santo.
Stavano per litigare. Deborah aveva l'aria di un gatto ferito che sta per graffiare. In ascensore, Swan la baci. La baci in bocca, famelico. Deborah gli fece scivolare le braccia intorno al collo e restitu il bacio, poi lo spinse via, col fiato corto. Lo fai di proposito. Non mi rispetti.
Deborah si stava togliendo i guanti, impaziente. Swan amava osservare i suoi anelli: un pretenzioso diamante giallo circondato da diamanti pi piccoli, e la fede di oro bianco, altrettanto pretenziosa. Era un rituale che entrambi sembravano trovare piacevole, Deborah che si levava i guanti e Swan che sorrideva, vedendo i suoi anelli. Da quanti anni era sposata, Swan continuava a dimenticarselo. Ogni notte dormiva con un uomo che non era Swan e, in qualche modo, lui trovava gratificante anche questo.
Quando la porta si apr al venticinquesimo piano, Swan la spinse fuori, prima di lui. Nella stanza, Swan accese le luci, chiuse la porta e fece scattare la serratura. Non ti amo, penso di odiarti. Odio me stessa, quando sono con te, questo  certo disse Deborah. Mise gi i guanti e la borsetta. Il suo viso, solitamente giallastro, si era imporporato; aveva gli occhi lucidi. Che strano. Sono capace di venire nella tua stanza insieme a te, ma non credo di poter mangiare con te. Una cosa normale. Un'azione normale. No.
Swan le stava sbottonando il cappotto di cashmere. Sorrise al viso scontroso e tirato della donna. Gli era cara come una sorella: anche se, ovviamente, una sorella non l'aveva mai avuta, che cosa ne sapeva? Che cosa significa tutto questo, Deborah? Questo preambolo.
Non farmi arrabbiare, Steven. Non ferirmi pi di quanto tu abbia gi fatto.
Deborah, non avevo la minima idea di averti ferito...
Le sue parole l'avevano colpito. Anche se se le fosse inventate, era colpito, e per un attimo si sent svenire per l'amore che provava per lei.
Prima Swan aveva ordinato del bourbon in camera. Si fecero entrambi un drink, in piedi. Swan baci Deborah diverse volte, era un modo per salutarla. Poi lei si volt e and nella stanza adiacente, e Swan la segu, spense tutte le luci a parte la lampada sul comodino. Ora si sentivano pi a loro agio, insieme, anche se erano ancora guardinghi. Il profumo dei capelli di Deborah faceva venire le vertigini a Swan; era cos eccitato che dovette trattenersi per non sopraffarla. In quel letto in qualche modo sconosciuto e freddo, grande come un campo da football, not Deborah, gli premette il viso contro la gola pulsante, le nascose la faccia e le mormor che lui era il suo unico amico, anche se non poteva fidarsi di lui, lui era l'unico amico che avesse al mondo. Penso a te tutto il tempo, Steven. Non ti amo soltanto, sei necessario per me. Quando eravamo piccoli, non l'avevo capito. Ti davo per scontato. Eri sempre l, bastardo. Ora ho bisogno di te. Mi vergogno a dire quanto ho bisogno di te. Ma a te posso dire tutto quello che voglio, no? Con te posso fare qualsiasi cosa. Non puoi farmi vergognare. Puoi farmi del male, ma non mi farai vergognare.
Deborah aveva le braccia e le gambe sottili. Il suo corpo somigliava a quello di un'anguilla, caldo e asciutto e snello, ma con una rigidit muscolare che a Swan sembrava asessuata. Nella penombra, Swan vide i suoi occhi grandi e dilatati, gli stessi occhi che aveva visto per la maggior parte della sua vita. La sua cuginetta era diventata una bella donna, se ne stupiva sempre.
E lui che cosa ha detto quando ha saputo che uscivi?
Con lui intendeva il marito di Deborah. Come il marito di Clara, un uomo pi vecchio e ricco. Ma era un uomo di citt, con due figli nati da un precedente matrimonio.
Non ti preoccupare di lui.
Non sospetta niente? A quest'ora di sera...
Ti ho detto di tacere.
Fecero l'amore con passione, ma confusamente, come dei bambini inesperti; Swan sapeva di essere troppo eccitato, troppo energico, ma non riusciva a trattenersi. A Deborah piaceva il dolore, ma solo fino a un certo punto. Alla fine lo baci, dicendo: Ti sta succedendo qualcosa, vero? ma il suo tono non era interrogativo; e Swan cominci a raccontarle della disperazione che aveva provato quel giorno, dell'appuntamento che aveva preso con il dottore-uno che aveva trovato sulle Pagine Gialle. Sono nervoso, tutto qui. Insonnia. Deborah rise, dandogli un pizzicotto sul ventre. Tu! Sono io quella nervosa che soffre d'insonnia. Tu sei sano come un-manzo.
Swan aveva solo una vaga idea di che ora potesse essere. Come passava in fretta il tempo. Strinse Deborah, pensando Non mi serve nient'altro. Solo questo. Ma si aspettava che succedesse qualcosa in pi, un potente scambio d'amore da lui a lei, e da lei a lui. Era quasi accaduto, l'ultima volta che erano stati insieme. Aveva sentito il suo corpo accelerare, sotto di lui, bramando di poter stare con lui, finch si era ritrovata in un bagno di sudore umidiccio. La sua pelle bruciava, aveva gli occhi sgranati, vigili. Questa volta erano pi consapevoli l'uno dell'altra, pi tesi.
Il modo in cui una donna reagisce a un rapporto sessuale: una tale violenza, una tale indifesa passione, ti fa credere che voglia dire qualcosa in pi di quel che . Swan immagin che con le donne dovesse andare cos, quando si trovavano di fronte alla passione di un uomo. Immaginare se stesse come l'origine, la causa.
Deborah disse, accarezzando la fronte di Swan: Sto pensando di andare in Italia, in settembre. Venezia, Roma.
Lui verr con te?
Lei si irrigid, come se Swan avesse detto qualcosa di doloroso.
Be'. Mi mancherai.
Rimasero in silenzio. Scivolarono nel sonno. Da qualche parte, molto pi in basso, per strada, il vagito di una sirena. Swan sent un rivolo di sudore scendergli lungo il fianco nudo, leggero come un dito solleticante. Deborah era sveglia, parlava come faceva in quelle circostanze, quando non avevano un volto l'uno per l'altra. Te lo ricordi, Steven, quando eravamo bambini? Sembrava non finire mai. Stavi in casa di solito, alla larga dai nostri cugini rumorosi. Io ti guardavo, in segreto: leggevi i tuoi libri. Ti amavo, credo. E tu-tu non avevi mai fatto un solo cruciverba, prima di me... Deborah cambi posizione e si risistem i capelli corti, umidi e appuntiti, gonfiandoli. La lampada sul comodino aveva una sfumatura di un rosa setoso che addolciva i lineamenti di Deborah. Non hai cenato, allora? gli chiese. Non avevo fame disse Swan. Tranne che di te. Si sentiva irreale, senza peso. Immagin che Deborah gli avesse chiesto di portarla via da suo marito, di andare in Italia insieme a lei, e lui aveva fatto finta di non capire.
Quando voglio dormire, non ci riesco. Pensavo di avercela fatta, proprio ora. Ma no. Mi hai svegliato, parlando.
Oh, Steven. Non  da te essere cos egocentrico.
Deborah si stava mettendo a sedere, senza badare a coprirsi i seni piccoli e pallidi. Al termine di un incontro con lui, era capace di gesti improvvisi e veementi. Swan disse, allarmato: Deborah, non andartene di gi -.
S. Dovrei.
Tesoro...
Tesoro suonava sempre come un'implorazione. Vicino alla supplica.
Mi sembra sempre che voglia dire cos poco, quando sono con te. Ma solo in quel momento. Poi, tempo dopo, non ci sono ricordi.  come una clessidra, fare l'amore con te. La sabbia precipita gi. Deborah lo disse pensosamente, non in tono accusatorio. L'ho sposato per andarmene di casa. E ora vivo in una bellissima grande casa, ho una bella vita, lo so, eppure-nulla significa molto per me. Sono costantemente occupata, ma non ho niente da fare. Ci sono dei libri che cerco di leggere, ma non sono capace di leggerli. Non faccio pi i cruciverba, quindi  un po' come se tutta la mia vita fosse un cruciverba, e non riesco a risolverlo. Non so che cosa voglio, caro. A parte te, ho tutto. Eppure -
Va' in Italia. Non aspettare fino a settembre.
Mi lasceresti andare, immagino. Vero?
Non c' niente che io possa fare per fermarti, no?
Dicevi di voler visitare l'Egitto. E l'India. Ti ricordi i tuoi atlanti? Facevamo finta di essere pionieri in Alaska.
Alaska! Se lo ricordava, ma in modo vago.
All'improvviso, Deborah disse a voce bassa e risentita: Guarda tua madre e mio zio Curt. Si amavano-si amano-cos tanto.  stata la sua amante per anni, una semplice ragazza che non poteva sapere se lui l'avrebbe sposata, o se a lui importasse davvero qualcosa di lei; ha avuto un figlio da lui, ha creduto in lui. E lui l'ha adorata... lui l'adora.  per quello che la gente li odia, per invidia.
Swan si strofin gli occhi con le mani. Deborah, stai parlando di mia madre.
Lo so, e allora? Ammiro anche Clara.
Odi mia madre. L'hai detto tu.
A lei io non piaccio. Riesce a vedere oltre, vede la mia presunzione. Lei  l'unica vera Revere, perch non  una Revere.
Swan rimase disteso a riflettere, immobile. Visto che non dormiva da cos tante ore, gli sembrava che il pensare, l'attivit del proprio cervello, fosse una specie di fluido colloso attraverso cui avrebbe dovuto avanzare, con uno sforzo simile al nuoto. Se smetti di impegnarti, affoghi.
Prima, sognavo di trovare la libert in qualche altro paese-l sarei riuscito a essere me stesso. Sapevo che quando sarei arrivato sarei stato davvero felice. Ora  diverso. Sono come una lampadina che si sta bruciando. A parte te, vado avanti e basta. Non mi rende nemmeno infelice, non pi.
Steven, per favore -
 come se tutto fosse stato deciso quando sono nato. Come in un libro, o su una mappa. Non sono mai riuscito a vederlo.
Parli di Dio?
Dio? Che c'entra Dio?
Vede te. Vede noi. Da un qualche genere di prospettiva a cui non possiamo accedere.
Swan si sent insultato dal fatto che Deborah potesse interpretare la sua crisi in modo teologico. Il suo limite era quello, una scarsit di immaginazione da ragazza di campagna, e lui lo disprezzava.
Per farla divertire, le raccont della visita da Piggott. Un dottore delle Pagine Gialle. E non  riuscito a farmi il prelievo. Le mie vene sono secche, tutte quante.
Quale dottore? Perch?
Swan si strinse nelle spalle.
Hai qualcosa di grave? Steven.
Sentirsi chiamare con quel nome lo eccitava; era come se lo scambiassero per un altro uomo. Swan prese Deborah e la tir gi accanto a s, voleva nascondersi nel suo corpo; farle capire quello che sapeva di doverle dire: che rinchiuso dentro di lui c'era un grande amore, che non poteva essere liberato. Pi quell'amore giaceva rigido dentro di lui, duro e congelato, pi il suo corpo cercava freneticamente di convincere lei e lui che la amava davvero. Lei gli stava dicendo, quasi singhiozzando: Steven, ti amo-ti amo. Per favore.
Alla fine, quando sent che gli faceva male la spina dorsale, il suo corpo si dissolse in uno spasmo che gli tolse il fiato, chiuse gli occhi contro quel flusso di luce solo per ritrovarsi davanti il viso giovane e adorante di Clara che si liquefaceva a intermittenza nel suo campo visivo.
Viaggia in treno, viaggia in aereo. Viaggia per il mondo intero.

Quando lei se ne fu andata, si vest e scese. Chiese la sua macchina. Doveva avere un aspetto strano, perch l'uomo alla reception lo fissava; quando Swan gli restitu l'occhiata, lui distolse lo sguardo. C'era della musica che arrivava da qualche parte alle loro spalle. Svenevole musica da ballo, canzoni d'amore. Swan aspett che la macchina arrivasse e in quel momento gli sembr che il tempo si fosse dilatato: c'era un orologio dorato sopra l'ascensore, la lancetta dei minuti era scattata in avanti al passaggio di ogni minuto, ma si era mossa molto lentamente, molto freddamente per tutto il tempo in cui Swan l'aveva osservata. Entrarono delle persone, ridendo. Il telefono sul banco squill. Swan guardava l'orologio. Pens che potesse essere rotto, poi la lancetta dei minuti si spost. Di questo passo ci avrebbe messo una settimana ad arrivare, pens. Nella sua immaginazione, la strada da l a Tintern si estendeva per migliaia di miglia, non era segnata su nessuna mappa, una distorsione segreta, ancor pi inesorabile e sterile dei grandi deserti del Sudovest, rappresentati in maniera cos vuota sulle mappe che aveva appeso al muro a casa, nella sua stanza.
La sua macchina, finalmente, fu portata l davanti. Swan diede un dollaro all'uomo. Quando part gli sembr di aver ricevuto una leggera spinta, come se stesse prendendo il largo e qualcuno l'avesse aiutato dandogli una spinta con il piede. Swan sbatt le palpebre per schiarirsi la vista e vide un poliziotto che si grattava il naso con aria professionale, a neanche tre iarde di distanza. Le luci della citt erano disorientanti, ma la conosceva abbastanza da non lasciarsi confondere. Per quanto le luci della citt gli splendessero e tremolassero davanti, ci sarebbe passato dritto in mezzo e senza prenderle in considerazione. Guidava piano. Riusciva a malapena a credere alla realt della sua grossa automobile, quindi non aveva motivo di credere di potersi scontrare con qualcun altro. Tutti gli altri gli galleggiavano accanto. Poi si accorse che aveva cominciato a piovere: era perch aveva pensato di partire per mare? La pioggia si trasform immediatamente in nevischio. Le strade sarebbero diventate pericolose. Era la fine di marzo, la primavera si avvicinava faticosamente.
Per diverse ore guid in mezzo al nevischio. Sulla statale non c'era nessun altro, a parte i camion che alzavano e abbassavano le luci per salutarlo. Swan, per assurdo, lo trov toccante, il fatto che degli estranei gli mandassero un cenno, come se lo conoscessero. Non poteva fare a meno di chiederselo: esisteva un'alleanza segreta di individui, di cui faceva inconsciamente parte, ed era sbagliatoda parte suagiudicarla con una tale indifferenza? Fuori, forme e luci spettrali galleggiavano nella notte, stazioni di servizio parzialmente illuminate, ristoranti lungo la strada, case che apparivano e si dileguavano in silenzio. Continu a guidare. Gli si addorment il piede per la pressione costante a cui era sottoposto, aveva paura di diminuire la velocit. Era diventato uno di quegli attori dal destino segnato in quel film che aveva visto, che sfrecciavano nell'oscurit senza pensare, con la consapevolezza che la scena finale li attendesse, sul copione c'erano parole e azioni che avrebbe dovuto portare a compimento.
Arriv alla fattoria Revere prima dell'alba.
Clara teneva accesa una luce sul portico posteriore, solo il cielo sapeva perch! Swan scese in fretta dalla macchina senza prendersi la briga di chiudere la portiera, e corse verso la veranda. Le ringhiere bianche di ferro battuto erano lucide di ghiaccio. Preso dal panico infantile di una persona che  rimasta chiusa fuori di casa, Swan picchi sulla porta. Aveva il fiatone, il respiro fumante. Poi gli venne in mente di tirare fuori le sue chiavi. Le dita gli tremavano cos tanto per il freddo che riusc a malapena a infilare la chiave nella serratura. Sent un rumore, di sopra. C'era qualcuno che parlava. Imprec, gir la chiave nella toppa e trov il modo di aprire la porta.
Clara si stava avvicinando, cauta. Non aveva idea di chi lui fosse: vedeva sua madre, pens Swan, come l'avrebbe vista un estraneo, e rimase stupito dai suoi capelli color cenere, selvaggi e dall'aspetto sconvolto, e dalla sua giovinezza. Era avvolta in una setosa vestaglia svolazzante dal taglio a kimono, di un arancione pallido, e not i seni fasciati dal corpetto di una camicia da notte abbinata. Clara lo riconobbe e immediatamente si spavent, e si arrabbi.
Sei tu! Per carit di Dio, che cosa stai facendo? Sei sbronzo?
 sveglio? Digli di venire gi. Swan era fiero di s, aveva parlato con grande tranquillit.
Star pensando che c' qualcuno che vuole entrare in casa. Prender il fucile. Clara si spost per gridare qualcosa dalle scale:  solo Steven! Tuo figlio!. Di sopra c'era silenzio. Poi Swan sent i passi lenti e pesanti di Revere. Lascia stare, Curt,  tutto a posto!
Curt. Quel nome continuava a infastidire Swan, in qualche modo.
No, fallo scendere. Voglio parlargli.
Clara lo squadr. Che cosa vuoi fare?
Voglio parlargli. A te e a lui. Swan non rusciva a smettere di tremare. Sentiva un rombo nelle orecchie, come quello di una cascata lontana. Possiamo sederci in cucina, di l. Per favore.
Steven, cosa c'? Sei ubriaco?
Vai a sederti-te lo chiedo per favore.
Tuo padre sar -
Stai zitta, Clara.
Senti un po', con chi credi di parlare?
Stai zitta, ho detto.
Ma continuava a essere calmo. Sarebbe rimasto calmo. Os spingere sua madre, davanti a lui, os toccarla, veramente, quel kimono setoso che si era comperata in un negozio di Hamilton, il calore carnoso che emanava. Lei lo guard, deglutendo; aveva paura, ma non l'avrebbe dato a vedere; i suoi occhi si assottigliarono, come quelli di un gatto, ma si sedette comunque vicino al tavolo, sulla sedia che Swan aveva spostato, al buio. Swan cerc a tastoni l'interruttore e accese la luce, si accorse che la cucina era splendente-c'erano delle nuove piastrelle di un bel verde limone e armadietti a vetrinetta. Dei pannelli di legno di ciliegio ben lucidati coprivano i vecchi muri dozzinali.
Rivide tutto in un lampo: i Revere, Clara e lui, seduti al vecchio tavolo rettangolare col piano di legno. Si ricordava quale fosse il posto di Curt Revere a quel tavolo e si ricordava di Clark, ma non era sicuro di dove si sedessero Jonathan o Robert. E dove si sedesse lui, il pi giovane.
Scende o cosa? domand Swan. Ora stava diventando impaziente, ascoltava i passi di Revere sulle scale posteriori.
 un uomo anziano. Che cosa diavolo vuoi da lui, in questa maniera? Non puoi aspettare fino a domani mattina? Sei nei guai,  successo qualcosa in citt? Non avrai fatto del male a qualcuno, vero?
Dov'?
Se lo vuoi cos tanto, vai a prenderlo tu.
Aspettarono. Il respiro di Clara era roco, guardava prima Swan e poi da un'altra parte, stropicciandosi gli occhi come se avesse scorto qualcosa, sul suo viso, che non era ancora pronta ad assorbire. Aveva paura, Clara aveva finalmente paura. Tanto tempo prima l'aveva capito, doveva essere punita, l'aveva cacciato via con cinque dollari per pagarsi il pranzo, aveva dimenticato la sua antilope in miniatura sul sedile di un taxi, non le importava niente di lui. Era quello il giudizio che intravedeva sul suo viso, ma non riusciva a crederci.
Swan lanci un'occhiata in basso e si accorse di aver riempito il pavimento di impronte, i suoi piedi bagnati avevano lasciato delle piccole pozzanghere. E stava ancora tremando.
S, guardati, domani mattina starai male lo rimprover Clara. Ma le sue parole non convinsero nessuno dei due. Poi disse, in tono pi morbido: Swan -
Non chiamarmi cos!
Che cosa vuoi fare?
Revere scese lentamente le scale, l'artrite gli aveva bloccato un ginocchio. Un vecchio cane di fattoria, quei cani facevano una pena da spezzare il cuore, con quello sguardo stupefatto che cercava il tuo. Swan socchiuse gli occhi. Che diavolo, non voleva provare piet. Quando Revere si ferm sulla porta, Swan si accorse che si era messo una salopette, alla meno peggio-vecchi pantaloni da lavoro, sbiaditi e macchiati. La sua voce era roca, stupita.
Steven? Che ci fai qui?
Swan disse, pi forte di quanto avrebbe voluto: Vieni dentro! Siediti!.
Tir fuori la pistola e la appoggi sulla credenza, in modo che potessero vederla. Le mani gli tremavano parecchio.
Che cosa stai -
Smettila! Non sopporto di sentirti parlare! grid a Revere. Entra, siediti qua con lei, fai silenzio.
Revere entr, zoppicando. Guardava la pistola di Swan. Non l'aveva mai vista prima, non approvava le pistole. Dall'incidente di Robert non approvava le armi da fuoco nella sua propriet. Clara stava seduta mollemente, stringendosi con le braccia. Anche lei guardava la pistola, e poi Swan, stupefatta, valutando la situazione. Aveva il viso di un pallore appiccicaticcio. Swan non l'aveva mai vista cos rispettosa. Nell'ingresso gli era sembrata giovane, ma l, sotto il lampadario, si capiva che non era giovane, rughe bianche e sottili sulla fronte, agli angoli degli occhi, attorno alla bocca. Aveva la pelle giallognola, era una pelle che aveva ormai bisogno del trucco. Non era una pelle da osservare da vicino.
Swan stava cercando di spiegare che cosa voleva. Fece per parlare, ma le sue parole si risolsero in un rantolo per prendere il respiro. Il dottor Piggott non gli aveva prescritto dei farmaci, si poteva dire che la colpa era di Piggott. Doveva dormire, e avrebbe dormito. Copr la pistola con il palmo della mano, come se fosse in imbarazzo. Non voglio... cio, voglio... Li squadr, i suoi genitori. L'orologio e il nuovo frigorifero ronzavano ... spiegarvi qualcosa. Eppure, mentre se ne stava l in piedi, in attesa, non gli vennero le parole. Alla fine non ebbe altra scelta se non quella di impugnare la pistola e di controllare la sicura.
Swan - esclam Clara.
Ti ho detto di non chiamarmi cos! Non lo sopporto!
Stavano cercando di capire se sarebbero riusciti a prendergli la pistola, lo sapeva.
Revere, un uomo anziano che soffriva di pressione alta-ma comunque astuto, accorto. E Clara.
Sono tornato qua per spiegarglielo, Clara. Quello che bisogna fare. Per noi. Prima che sia troppo tardi, e gli capiti qualcosa.
Steven, no...
Le dita dei piedi di Clara, nude, si arricciarono sulle piastrelle del pavimento. Era assurdo, ma credette di vedere dei rimasugli di smalto rosso sulle unghie. Disse: Voglio che senta, che ne sia testimone. Poi potr spiegarsi, dopo.
Clara domand tagliente: Dopo-quando?.
Che cosa intende? chiese Revere.
Niente!  pazzo! Clara si alz in piedi, all'improvviso. Swan fu costretto ad arretrare contro la credenza. Le teneva la pistola puntata contro, non molto ferma. Ma la stringeva comunque, era determinato. Clara disse, accalorandosi: Tu, che cosa stai facendo? Con il tuo cervello, che stupido che sei! Non sei mai andato al college, perch? E adesso guardati, ti comporti come un pazzo, ci svegli cos. Verranno a prenderti e ti rinchiuderanno e lo sai che cosa dir io?-Dir: Che se ne vada al diavolo, ha avuto tutte le possibilit e le ha gettate via. Ma il viso di Clara sembr cedere. Fece una pausa, aveva l'aria di una donna che affoga. Swan, tutto quello che ho fatto, l'ho fatto per te-lo sai. Tutto -
No. Non per me.
Per te.
Starti a sentire, non lo sopporto -
Ma che cosa ho fatto di male? Dimmelo! Tutta la mia vita  stata per te-tutta quanta. Tremava, si stava preparando a saltargli addosso. Avrebbe usato le unghie. L'avrebbe graffiato, preso a pugni. Lo stava sfidando come si sarebbero sfidati l'un l'altro dei bambini ignoranti. No, non sparerai. Pensi di poter ammazzare tua madre? Non puoi, non puoi premere il grilletto. Sei debole, non sei per niente come tuo padre, o tuo nonno, ecco che cosa so di te, il tuo segreto-Steven Revere.
Swan alz la pistola, alla cieca. Il rombo che sentiva nelle orecchie era assordante, ma sarebbe rimasto comunque calmo, era determinato.
Revere si era alzato, si stava muovendo per mettersi in mezzo. Clara lo spinse via, per tenerlo lontano. Provoc Swan: Pensi di poter premere il grilletto-be', non sei capace! Non sei capace!.
La mano di Swan devi all'ultimo istante. Il dito scatt sul grilletto, e fu il vecchio a essere colpito. Revere url, barcollando all'indietro contro la credenza. Sarebbe caduto, con una ferita da arma da fuoco che gli sbocciava rossa sul petto, ma Swan non lo vide cadere. Aveva gi sollevato la pistola per portarsela alla testa.

12.

Cominci ad avere degli strani disturbi ai nervi, quando ancora non era arrivata ai cinquanta. Capitava che la parte destra del corpo diventasse insensibile, come se si addormentasse, paralizzata. Abitava alla Casa di riposo Lakeshore, era la paziente pi giovane: aveva quarantacinque anni ma ne dimostrava parecchi di meno e le graziose infermierine la guardavano impietosite. Faceva visita a casa-andava, cio, da parenti lontani e indifferenti-ma l, o da qualunque altra parte, non stava bene e non poteva tornare alla fattoria Revere perch la propriet era stata venduta, quindi dopo un po' rimase alla Casa di riposo Lakeshore in pianta stabile e, trascorso qualche anno, non era pi la paziente pi giovane, anche se sarebbe rimasta la pi attraente ancora per qualche tempo.
Clark andava a trovarla. Ogni settimana o due. Di domenica, se c'era bel tempo, portava la sua matrigna fuori a cena al White House, un albergo appariscente con un portiere nero in frac. Clara era assente e distratta; aveva l'aria di un'invalida che si aspettava di sentire una fitta di dolore. Se, con la mano tremante, rovesciava un bicchiere, rimaneva seduta a guardare l'acqua che impregnava la tovaglia di lino bianco come se si trovasse di fronte a una catastrofe che avrebbe potuto benissimo contemplare fino alla fine.
Sulla sua macchina altrettanto appariscente-come poteva esserlo nell'America di met secolo-Clark costeggiava la sponda del lago con quella donna quasi sempre silenziosa. Di tanto in tanto, mentre guidava, si asciugava le lacrime. Non era un alcolizzato: riusciva a controllare il suo consumo di alcol. Eppure, un paio di bicchierini potevano scatenare le sue emozioni. Parlava a Clara dei suoi figli, di sua moglie, di quella maledetta segheria che detestava e che sperava bruciasse all'inferno. Le parlava di come le cose stessero cambiando, nella valle, di come Tintern si stesse espandendo; ora c'era West Tintern, con un centro commerciale e catene di fast food. Su un terreno che suo fratello Steven aveva comperato a poco.
Era grezzo, diretto come un animale da cortile disorientato. Diceva Steven-Steve-come se non sapesse che il mero suono di quel nome avrebbe fatto irrigidire Clara.
O, se lo sapeva, non gliene fregava un accidenti.
Sei l'unica che sa. Tu c'eri. Sei l'unica che si ricorda, Clara.
Con il passare degli anni, Clark and a fare visita a Clara meno frequentemente. Ogni mese, ogni due mesi. Ma le telefonava e non si dimenticava mai del Natale, della Pasqua, della festa della mamma. Alla casa di riposo, Clara era la madre di Clark: anche se lui sembrava a malapena pi giovane di lei, le infermiere chiamavano Clara signora Revere e le dicevano: Suo figlio  qui, Clara. Eccolo qua. Un uomo corpulento, che tendeva ad ansimare. La pancia gli penzolava sulla cintura tirata. Aveva la faccia paffuta, le rovine del viso di un bel bambino. C'era qualcosa di feroce e tenero nei suoi modi, mentre stava in piedi sulla porta della stanza della Signora Revere, rigirandosi il panama in mano.
Clark fingeva di non accorgersi di quanto Clara fosse infastidita quando si intrometteva nei suoi programmi televisivi. Aveva appena passato i cinquanta, ormai: finalmente aveva cominciato a prendere peso. La casa di riposo era una struttura privata, costosa. Da suo marito aveva ereditato pi soldi di quanti la casa di riposo potesse divorarne, anche se non se ne rendeva un granch conto e non dava segno di provare una particolare gratitudine. Era Judd Revere che amministrava le sue finanze, con il consenso di Clark. Clark diceva, ripetutamente: Potrebbe stare meglio, se solo lo volesse. Potrebbe vivere con noi. Ma quando sbirciava dentro, l sulla porta della stanza della sua matrigna, non ne era pi cos sicuro. Aveva delle rughe affilate su entrambi i lati della bocca. I suoi occhi, una volta bellissimi, erano iniettati di sangue, annebbiati e incorniciati dalla pelle molle e gonfia. I capelli color cenere, una volta bellissimi, si stavano diradando in cima, erano secchi e fragili. Clark, forse, aspettava il ritorno della giovane Clara, come se si trattasse solo di presentarsi al momento giusto.
Era un pretendente. Era un figlio a lungo perduto, la confondeva con la sua vera madre-che ricordava a malapena. Insisteva per farla uscire dalla sua camera per andare fuori in giardino dove i cardellini svolazzavano attorno alle mangiatoie, e alcuni tra i residenti pi attivi potavano le rose. Clark guidava Clara fino alla loro solita panchina, dove poteva rimuginare e piangere sul passato, seduto con le cosce carnose divaricate e i gomiti appoggiati sulle ginocchia. Quando domandava a Clara come si sentisse, lei gli rispondeva con riluttanza, come se lo sforzo la affaticasse, o la annoiasse.
Riesco a respirare. Riesco a camminare. Non sono ancora come gli altri. Riesco ancora a farmi il bagno, ma qualcuno deve stare appena fuori dalla porta. Di notte ho paura,  quando la... fece una pausa, cercando la parola: paralisi. ... comincia. Dalle gambe, lungo la schiena, e se non riesco ad arrivare al campanello, non viene nessuno fino al mattino dopo. Di notte muoio, a volte. E allora diventa tutto cos tranquillo. Potrei essere in pace in quel momento. A mia madre  successo cos.  svenuta in un campo-di pomodori.  morta l. Con la testa nella polvere. I suoi bei capelli. Le ho portato dell'acqua da bere ma non riusciva a bere. Le ho detto: Oh, mamma!, e lei mi ha detto: Vai via, Clara, non sono la tua mamma.
Nelle giornate migliori facevano una passeggiata, dopo aver mangiato al White House. Di tanto in tanto camminavano lungo il fiume, senza parlare. Il personale della casa di riposo incoraggiava Clark a portare fuori sua madre: Ha un cuore forte, pu ancora vivere a lungo. Lei sembra essere il suo unico visitatore. In una mite giornata di primavera, mentre passeggiavano lungo il fiume, Clara piuttosto lentamente, rigida, due ragazzine appena adolescenti si avvicinarono pedalando sulle loro biciclette, se le ritrovarono dietro all'improvviso. Entrambe le ragazzine avevano il viso selvaggio, sporco, da furetto. Una grid: Stai attenta, vecchia strega!, perch Clara non si era spostata per farla passare.
Per il resto della giornata fu pi silenziosa del solito. Stava seduta con le mani in grembo, mollemente, immobile, silenziosa e preoccupata. Quando Clark le parl, non fece nemmeno finta di ascoltare. Lui sentiva la gola che gli faceva male per un dolore tutto suo-sua moglie non riusciva a capire che cosa lo addolorasse, perch mai andasse cos lontano per fare visita a quella matrigna che lei, la moglie, detestava cos violentemente; perch non riuscisse a spiegarlo a lei. Clark avrebbe continuato a far visita a Clara finch Clara fosse vissuta, per tanti anni, anche se-dopo il primo colpo apoplettico-lei non avrebbe quasi dato segno di riconoscerlo, o avrebbe a malapena distolto lo sguardo dalla televisione, quando lui arrivava.
Clara? Sono io, Clark...
I suoi preferiti sembravano essere i film d'azione: uomini che combattevano, che penzolavano dalle funi, cavalcavano, guidavano macchine veloci e sparavano, uccidendo ripetutamente i nemici finch i gemiti agonizzanti dei cattivi si differenziavano per un mero battito di cuore dal ritmo familiare delle pubblicit, dalle prime squillanti battute dei loro jingle orecchiabili, che cambiavano con rassicurante lentezza negli anni.

FINE.

Postfazione.
Osi vedere un'anima al calor bianco?-il primo, straordinario verso di una delle poesie pi enigmatiche e forse anche pi personali (#365) di Emily Dickinson mi  sempre sembrato una metafora ideale della passione per la scrittura. Perch provare quel calor bianco non ha nulla a che vedere col comprenderlo, e ancora meno col controllarlo. Si riceve un'ispirazione-ma che cosa significa, esattamente? Ci si sente potenti, elettrizzati, affascinati, euforici e, con il passare del tempo, esausti; eppure, non si  mai certi del valore di quello che si  creato per gli altri, o anche solo per se stessi. In particolare, le prime opere di uno scrittore, nate sull'onda di un calor bianco, finiscono per sembrare allo scrittore, con il trascorrere degli anni, di origini misteriose, traboccanti dell'energia di una giovinezza non ancora scoraggiata o disturbata o, addirittura, non del tutto consapevole di come ogni ambiziosa opera d'arte verr accolta dagli altri. Tutti gli scrittori ripensano alle proprie creazioni giovanili con invidia, se non con sempre con ammirazione genuina: quanta forza ci pervadeva, ai tempi, nonostante avessimo vissuto per un periodo cos breve!
Il giardino delle delizie  stato originariamente scritto nel 1965-1966 e pubblicato nel 1967, rimanendo disponibile pi o meno continuativamente in formato tascabile negli Stati Uniti e, pi di recente, come classico per Virago, in Inghilterra. Eppure, rileggendolo-in preparazione all'edizione per la Modern Library, che pu essere considerata, secondo certi aspetti, una sorta di canonizzazione per un testo -, ne sono rimasta insoddisfatta e mi sono dedicata a una nuova edizione, nell'estate del 2002. Cos come un compositore pu ascoltare della musica che non  in grado di riprodurre su un qualunque strumento, allo stesso modo un giovane scrittore pu avere una visione che non riesce esattamente a esplicitare; sentire qualcosa, per quanto profondamente, non equivale a possedere la forza-le capacit, l'abilit, la testarda pazienza-per tradurlo in una struttura formale. Preparando loro (1969) per una simile edizione per la Modern Library, nel 2000, ho riscritto alcune parti del romanzo, rivedendone altre, sforbiciando qua e l, ma non ho sentito il bisogno di riscrivere all'incirca i tre quarti del romanzo, come ho fatto qui. Riesaminando il Giardino, mi sono resa conto che la voce narrante originale non era adeguata a trasmettere, e ancor meno ad evocare, la complessit dei personaggi principali del romanzo. Pi ci rendiamo conto della complessit degli altri, maggiore  la dignit che attribuiremo loro. I Walpole-Carleton, Clara, Swan-erano per me molto pi di personaggi fittizi, nel 1965-1966, ma non sono comunque riuscita a permettere alle loro voci, uniche, di permeare a sufficienza il testo; la voce narrante, una versione della voce dell'autore, si soffermava con troppa frequenza a ricapitolare ed esaminare, e non drammatizzava scene che per me risultavano nitide come episodi della mia stessa vita. I Walpole sono individui caparbi, non dissimili da quelli con cui sono cresciuta, o che avevo conosciuto da piccola in una comunit rurale-nella parte orientale dello Stato di New York tra gli anni quaranta e cinquanta-messa in crisi dalle difficolt economiche; sono bizzarri, imprevedibili, ribelli, presi da manie di grandezza e autodistruttivi, con voci distinte e idiosincratiche, personali- e si offenderebbero se le loro storie fossero raccontate da un altro. Nonostante uno studioso di scienze sociali potrebbe etichettare i Walpole come vittime, in un certo senso, i Walpole di certo non si considererebbero mai in maniera cos riduttiva; e, in qualit di loro cronista, nemmeno io desidero ritrarli puramente come vittime.
L'esperienza di stesura del Giardino delle delizie nel 1965-1966  stata molto simile alla stesura dei Ricchi, un anno dopo: era come se avessi cosparso di benzina tutto quello che mi circondava e avessi acceso un fiammifero, e le fiamme che ne sono follemente scaturite erano, in qualche modo, il combustibile del romanzo e il romanzo stesso. Queste esperienze al calor bianco sono come sogni lucidi, consumano l'immaginazione, sono estremamente affascinanti, spossanti. Il romanzo in divenire prende vita come una specie di visione, come qualcosa intravisto di sfuggita: un mosaico immenso, un film che scorre rapidamente. Riesci a vedere-ma non riesci a tenere il passo. Il romanzo si dispiega davanti a te come un sogno, risucchiandoti, ma  un sogno al quale anche tu partecipi, in qualche maniera, senza rimanere un mero osservatore passivo. La stesura originale del Giardino delle delizie fu cos repentina e ossessiva, per una giovane scrittrice poco pi che ventenne, che non mi resi subito conto, per quanto assurdo possa sembrare, che Carleton Walpole potesse essere stato parzialmente ispirato a mio nonno paterno, Carleton Oates; non mi ero resa conto che mio nonno - che non ho mai conosciuto e che, a quanto pare, era un alcolista manesco e spesso violento che abbandon nell'indigenza la sua giovane famiglia a Lockport, New York, all'inizio degli anni venti, e il cui nome non veniva mai pronunciato in casa nostra - potesse aver acquisito una valenza mistica nel mio inconscio, sempre che uno creda nell'inconscio come sorgente putativa della creativit. Se mi avessero chiesto perch avevo scelto di battezzare il mio personaggio Carleton, non avrei saputo rispondere-avrei potuto dire soltanto che mi sembrava calzante. (I lettori mi hanno detto, nel corso degli anni, che Carleton  un nome credibile per un uomo nato sulle colline del Kentucky, i cui antenati erano arrivati come migranti dall'Inghilterra durante il secolo precedente.) Solo leggendo del materiale biografico sulla mia famiglia, nella biografia del 1998 di Greg Johnson dedicata alla mia vita-Invisible Writer-,il collegamento mi  sembrato palese, come la somiglianza tra Clara e Carolina (il nome di mia madre). Quanto possiamo essere opachi a noi stessi, a volte, e cos trasparenti e cristallini per gli altri!
Certamente, per, un'opera letteraria  una sorta di nido: un elaborato e puntiglioso nido di parole intrecciate che incorporano spezzoni e frammenti della vita dello scrittore all'interno di una struttura immaginaria, proprio come il nido di un uccello  composto da materiali di ogni genere, ricavati dal mondo che c' fuori dalle nostre finestre, ingegnosamente intessuti per formare un disegno originale. Per molti di noi, scrivere  un modo per placarsi o, forse, anche per pungolarsi, per sentire la nostalgia di casa. Scriviamo nella maniera pi avida per commemorare quel che  passato, quello che sta accadendo e quello che sparir presto della faccia della terra. Non esistono parole pi toccanti dei versi di William Carlos Williams: With each, dies a piece of the old life, which he carries...; se dovessi suggerire un movente per la metafora, sicuramente per il mio sforzo pluridecennale di creazione di metafore, sarebbe qualcosa di simile. Il romanzo  cos capiente, elastico e sperimentale, come genere, che non esiste virtualmente nulla che non possa contenere, per quanto minuscolo e all'apparenza insignificante. Il giardino delle delizie, il mio secondo romanzo e il mio terzo libro, -come il mio primo romanzo, With Shuddering Fall (1964) - pieno di vita vera, paesaggi ed eventi, solo lievemente modificati.
I braccianti migranti si potevano incontrare spesso nella parte occidentale dello stato di New York durante la mia infanzia, soprattutto nella Niagara County, per la maggior parte costituita da frutteti e da campi coltivati. Vedendo questi uomini dall'aria impassibile, le donne, gli adolescenti e i bambini che percorrevano le nostre strade di campagna a bordo di autobus malridotti, mi chiedevo come fossero le loro vite; riuscivo a immaginarmi in mezzo a loro, una sorella per le bambine pi piccole. (I braccianti migranti che ho visto erano prevalentemente caucasici.) Sono cresciuta in una piccola fattoria familiare a Millersport, dove le coltivazioni richiedevano la raccolta a mano: pere, mele, ciliegie, pomodori, fragole. (Uova, anche, un'altra forma di raccolta manuale.) Mesi delle nostre vite erano sacrificati al raccolto-sempre che fossimo fortunati e ci fosse qualcosa da raccogliere-e posso testimoniare che c' ben poco romanticismo in quel genere di lavoro in campagna, e ancor meno nel sedersi-a disagio-sul ciglio della strada a un banchetto improvvisato di prodotti agricoli nella speranza che qualcuno si fermi a comperare una pinta, un quarto, un sacco o un bushel della tua merce. (Un condizionamento precoce per la posizione solitaria ma crudelmente esposta della scrittrice all'interno di una societ capitalistico-consumistica!) Rileggendo Il giardino delle delizie sono rimasta sorpresa nel constatare quanto poco, relativamente, compaia quest'esperienza personale di raccolta; il tipo di raccolta che svolgevo io-sulle scale appoggiate agli alberi da frutto, cosa che poteva farsi insidiosa-manca completamente. (Non solo metteva a dura prova le spalle, le braccia, il collo e le gambe, e non solo c'era il rischio di cadere, ma si diventava anche facili bersagli per i pungiglioni degli insetti, come api e mosche.)
I miei primi editor alla Vanguard Press trovarono offensive le frequenti oscenit e la crudezza del linguaggio dei personaggi del Giardino delle delizie, opponendosi in particolare al linguaggio di Clara. Perch, persino da ragazzina, Clara pu essere tremendamente sboccata. Per me, per, quel genere di linguaggio era pi o meno comune; non tanto in casa (anche se mio padre, Frederic Oates, condividendo alcune caratteristiche del fittizio Carleton, non era certo quel che si potrebbe definire un fine oratore anglosassone della middle-class), ma pi all'esterno, sentito di sfuggita nei discorsi degli adulti e degli adolescenti. Ammetterlo  strano, ma il linguaggio grezzo dei personaggi in tanti miei romanzi riesce a far vibrare una nota nostalgica dentro di me; persino un brutto carattere che si infiamma all'improvviso e la violenza, comunissima nel mondo degli economicamente svantaggiati, non mi sembra orribile o moralmente riprovevole, solo autentica. In questi mondi, gli uomini-soprattutto-si esprimono e si comportano in una maniera particolare, mascolina-da macho. (Come  diverso-molto diverso!-dal mondo all'apparenza civilizzato in cui mi sono trattenuta fino al 1978, a Princeton, New Jersey, dove persino delle blande imprecazioni come diavolo e maledizione risultavano stridenti all'orecchio; fuori posto come lo sarebbe tracannare del sidro forte direttamente dal fiasco, come farebbe Carleton Walpole.) Si pu provare nostalgia per un mondo in cui, di fatto, non si vorrebbe vivere, o per degli episodi che non vorremmo rivivere? La fitta di emozione che provo ricordando la mia scuola con un'unica aula a Millersport, cos simile alla scuola che Clara Walpole frequenta brevemente,  difficile da analizzare. Non vorrei che nessun bambino di mia conoscenza fosse costretto a subire esperienze di questo tipo, ma non riesco a immaginare la mia vita senza di esse; e credo che sarei una persona da meno, sicuramente una persona meno complessa, se fossi stata educata in una comunit middle-class, o se fossi cresciuta in una comunit sommamente civilizzata come quella di Princeton. ( stato a scuola e nel suo sconnesso campo giochi che ho afferrato per la prima volta il senso di quello che Darwin probabilmente intendeva con lotta tra specie diverse, la lotta dei singoli individui all'interno di una specie, e il fenomeno dell'evoluzione per selezione naturale.) La mia non era una famiglia scalcinata e povera come quella di Carleton Walpole, ma conoscevo ragazze in quella situazione e, tra loro, c'erano le mie pi care amiche dell'infanzia e dei primi anni dell'adolescenza. Nonostante termini come vittime di abusi siano dei clich nel nostro presente, all'epoca del Giardino delle delizie non esistevano. Al contrario, era comune in certi contesti che gli uomini picchiassero i loro familiari e rimanessero moralmente, ma anche legalmente, innocenti; e nonostante i maltrattamenti sessuali, le molestie sessuali e lo stupro potessero essere diffusi, il vocabolario per definirli non lo era e i casi venivano raramente denunciati-e ancor pi raramente questi casi venivano presi sul serio dalla polizia. Il giardino delle delizie  un ritratto totalmente realistico di quel mondo, eppure non  tanto un romanzo sulle vittime, ma pi sui modi in cui gli individui si definiscono e si modificano per diventare americani-decisamente non vittime, cio.
Il giardino delle delizie  stato immaginato come il primo volume di una trilogia informale di romanzi dedicati alle classi sociali pi diverse, focalizzata sui giovani americani alle prese con il proprio destino. Anche se nella narrativa breve degli anni sessanta ho esplorato di rado temi sociali e politici in profondit-dedicandomi invece agli aspetti emozionali, intimi e psicologici delle esperienze-nei miei romanzi speravo di riuscire a evocare paesaggi molto pi vasti e grandiosamente ambiziosi. I miei punti di riferimento erano Balzac, Stendhal, Dickens, Flaubert, Mann e Faulkner. Quando mi sono trasferita a Detroit, Michigan, all'inizio degli anni sessanta-e sarei rimasta a vivere l fino alle sommosse del luglio del 1967 e oltre, superando mesi di squisita tensione civica-mi galvanizzavo nel credere che la scrittura di un romanzo dovesse essere pi di un fatto puramente privato, domestico, o addirittura-contrariamente al regnante imperativo nabokoviano del giorno-apolitico ed estetico; volevo che i miei romanzi fossero ritratti realistici di individui unici in s e per s, ma comunque rappresentativi di molti altri all'interno delle loro generazioni e classi sociali. (Strano che non avessi letto Dreiser! Solo decadi pi tardi avrei letto Una tragedia americana e il meglio eseguito Sister Carrie, i cui protagonisti, nella loro resilienza, potevano passare per cugini pi grandi di Clara Walpole.) I miei primi romanzi erano in qualche modo ambientati in una surreale America rurale, tratteggiata con lirismo (la Eden County), ispirati ai miei trascorsi nella parte occidentale dello Stato di New York (la Erie County); dopo il trasferimento a Detroit, ho cominciato a scrivere di individui in citt, nonostante le loro radici, come le mie, potessero essere rurali. Mi pare di aver stabilito una precoce e curiosa identificazione con Swan Walpole, visto che un'incarnazione di questo personaggio amletico (amletico nella mia immaginazione di giovane scrittrice, voglio dire) appare in uno dei miei primi racconti pubblicati, In the Old World, che  stato tra i vincitori del concorso per racconti Mademoiselle mentre frequentavo la Syracuse University nel 1959. Ripercorrendo l'esistenza di Swan Walpole, durante la riscrittura di buona parte del Giardino delle delizie, l'ho percepito come una sorta di alter-ego, che finisce per respingere la vita dell'immaginazione ( un bambino studioso, in un mondo in cui i libri non sono tenuti in considerazione)-come non  invece accaduto, ovviamente, per me, che l'ho sempre vista come una specie di salvezza, sempre che salvezza non sia un termine troppo melodrammatico. Swan  esaurito, si disprezza e, in conclusione, si suicida perch la sua identit pi vera gli  stata negata, e quella vera identit sarebbe stata un'identit di scrittore, un esploratore di mondi culturali e spirituali. Nel 1965-1966 non avrei potuto sapere quanto l'esperienza di questo giovane uomo avrebbe rispecchiato i modi in cui l'America stessa avrebbe apparentemente ripudiato-negli anni settanta, ottanta e novanta, e persino nel xxi secolo, con la sua morale corrotta e il suo saccheggio economico-l'ulteriore perdita di innocenza di una nazione ai ferri corti con i propri ideali e con le proprie visioni magniloquenti: Swan, c'est moi! (ma solo nella fantasia).

In questa nuova edizione, leggermente pi lunga dell'originale, i personaggi principali, Carleton, Clara e Swan, sono presentati in maniera pi diretta. La mia intenzione non  tanto quella di narrare le loro storie, ma pi quella di permettere al lettore di esperirle intimamente, dall'interno. Anche se non ci sono brani in prima persona o colpi di mano sperimentali-come quelli che impiegher in I ricchi e loro-i Walpole parlano pi spesso; ci troviamo pi di frequente nella loro testa; lunghi brani descrittivi sono stati condensati, o eliminati. Molto poco, all'interno della trama,  stato modificato, e nessun nuovo personaggio  stato introdotto e nessun vecchio personaggio  stato eliminato. Clara e Swan procedono lungo le loro rotte a zigzag verso i loro inevitabili e inalterabili destini; Carleton si dirige speditamente verso il suo, un fato autodeterminato che si addice maggiormente alla personalit dell'uomo. Nel nuovo Giardino delle delizie, a Carleton  riconosciuto un eroismo maggiore rispetto al modo in cui lo vedevo in origine, quando ero cos giovane. Clara  pi empatica, e Swan pi acuto e volubile nel suo turbamento spirituale. (Swan e io condividiamo una propensione all'insonnia, ma non molto altro.) Nel 1965-1966 sapevo poco delle case di riposo e ora, nel 2002, ne so anche troppo, grazie alle esperienze degli ultimi anni con i miei genitori anziani e sofferenti, il che rende il finale del Giardino delle delizie particolarmente toccante per me. Vista con il senno di poi, sembra la profezia di una giovane scrittrice-da brividi! Se scriviamo abbastanza, e viviamo abbastanza a lungo, le nostre vite saranno in prevalenza un dj-vu, e noi stessi saremo i personaggi-fantasma che credevamo di aver creato.
Lo sforzo della riscrittura  stato quello di non alterare Il giardino delle delizie ma di presentare con pi chiarezza i suoi personaggi originali, non pi intrappolati dalla prosa di una giovane scrittrice ambiziosa. Ora mi sembrano figure di un film restaurato o figure viste attraverso una lente che necessitava di una lucidata o di una messa a fuoco. Quel che rimane immutato  la cronaca dei Walpole, il mio tentativo iniziale di creare un'epopea americana. La traiettoria di ambizioni sociali e tragedie sociali drammatizzata dai Walpole mi pare rilevante nel xxi secolo cos come mi era sembrata alla fine degli anni sessanta-non datata, ma amaramente enfatizzata dall'attuale disparit, in aumento, tra le classi sociali in America. C' chi ha e chi non ha niente  una formula troppo grossolana per descrivere questo vasto tema-perch, come Swan Walpole scoprir, avere, e non essere, significa perdere la propria anima..
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FINE.